ZOOMAFIA

 

 

CHE COS'E' LA ZOOMAFIA?

Dal "Rapporto Zoomafia 2003"

 

<<Con questa nuova parola, coniata da noi [della LAV, N.d.R.] circa sei anni fa, intendiamo lo sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale, di dominio territoriale, da parte di persone singole o associate appartenenti a cosche mafiose o a clan camorristici.

Con questo neologismo, però, indichiamo anche la nascita e lo sviluppo di un mondo delinquenziale diverso, ma parallelo e contiguo a quello mafioso, di una nuova forma di criminalità, che pur gravitando nell’universo mafioso e sviluppandosi dallo stesso humus socio-culturale, trova come motivo di nascita, aggregazione e crescita, l’uso di animali per attività economico-criminali.

Gli animali svolgono ruoli diversi nella cultura e nel sistema mafioso. Prima di tutto esercitano una pura funzione economica, per i proventi derivanti dal loro commercio o da attività illegali collegate, come le scommesse. Vi è poi una funzione simbolica, allegorica di forza, autorità e potenza.

Si può parlare anche di una funzione di controllo sociale e di dominio territoriale, basti pensare alle corse clandestine di cavalli che coinvolgono decine e decine di persone. Ancora, gli animali svolgono una funzione "pedagogica", per ragazzi e giovani che dovranno essere arruolati nelle fila delle cosche. Infine, vi è una funzione intimidatoria: cani da presa utilizzati per le rapine, serpenti usati per nascondere droga, animali uccisi per sfregio, ecc...>>

 

Se vuoi saperne di più scarica il Rapporto Zoomafia 2003 della LAV

 

ECOMAFIE: IL RACKET DEGLI ANIMALI

 

Il Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente dipinge un quadro allarmante sullo sfruttamento degli animali in ogni parte del mondo. Dai combattimenti fra cani a quelli con galli. Dal massacro degli orsi in Cina all’importazione illegale di specie rarissime. Un fenomeno di dimensioni enormi, da cui l’Italia non è certo esente…

 

CANI DA COMBATTIMENTO

 

Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - Il fenomeno dei combattimenti tra cani continua ad alimentare le tasche della criminalità organizzata. Se inizialmente si poteva circoscrivere l'attività' a regioni ad alta densità mafiosa, come la Sicilia o la Campania, negli ultimi anni la piaga dei combattimenti tra animali si e' estesa e ha preso piede anche in altre zone della Penisola. Questo l'allarme lanciato da Legambiente nel suo Rapporto Ecomafia 2003.

I cani addestrati al combattimento sono perlopiù di razza pitbull, ma anche dogo argentini o rottweiler. Molti esemplari arrivano dall'Europa dell'Est, in particolare dalla Romania, dove costano veramente poco. I trafficanti pagano un cane da combattimento circa 10 euro e lo rivendono a 15 o 20 volte questa cifra. Il trasferimento avviene in condizioni penose: oltre 300 cani possono essere stipati in un camion. In media, la metà degli esemplari trasportati in un carico muoiono durante il viaggio.

 

I set dei combattimenti

 

I set preferiti per i combattimenti tra cani sono i luoghi abbandonati come le discariche abusive o le cave. La zona prescelta per i ring, molte volte, diventa un vero e proprio cimitero per i cani che non sopravvivono alle lotte più cruente. E' il caso di una discarica abusiva scoperta in Sicilia dai Carabinieri di Ragusa nella vallata di Contrada Canicarao. I militari dell'Arma trovarono numerose carcasse di pitbull e rottweiler abbandonate insieme a rifiuti pericolosi come amianto, solventi e oli sintetici.

Particolare ancora più raccapricciante: secondo una testimonianza, i cani sarebbero stati gettati ancora vivi nella discarica, con le zampe legate.

Anche in Campania, i combattimenti sono localizzati in luoghi isolati. Le zone sono sempre le stesse, tristemente note: i quartieri periferici di Napoli, da Scampia a Ponticelli, da Marianella a Piscinola. Ma anche posti insospettabili come alcuni terreni abbandonati all'interno del Parco Nazionale del Cilento e del Vesuvio. Le scommesse clandestine generano ogni anno un giro di affari per centinaia di migliaia di euro, gestito dalla camorra.

 

L’estendersi del fenomeno

 

Il potenziamento dell'attività' delle forze dell'ordine e la cresciuta attenzione verso il fenomeno ha provocato la diminuzione dei combattimenti tra cani in Sicilia e Campania. Ma i ring della morte si moltiplicano in altre regioni, soprattutto Puglia e Toscana. In alcuni casi, gli investigatori hanno rilevato una vera e propria alleanza tra la criminalità organizzata di regioni diverse. In provincia di Foggia, per esempio, opera un'organizzazione collegata con ambienti malavitosi del napoletano.

Il gruppo si distingue per i metodi di addestramento cruenti: i cani vengono imbottiti di cocaina e di altri stupefacenti per renderli più aggressivi, rivela il Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente, riportando fonti del Sisde. In Puglia, il fenomeno riguarda anche la citta' di Bari e le zone di Altamura e Andria. Ma e' in Toscana che e' andata a segno una delle inchieste più importanti sui combattimenti di pitbull: l'operazione 'Happy dog'.

Gli investigatori hanno scoperto un allevamento clandestino a San Giuliano Terme (in provincia di Pisa), sequestrando 18 pitbull adulti e 4 cuccioli. I cani erano tenuti in condizioni penose e portavano sul corpo i segni di cicatrici e tagli ancora aperti e sanguinanti.

Tra questi, anche Sam, un pitbull considerato tra i dieci campioni al mondo, del valore stimato di circa 150.000 dollari. 

Non si ferma qui la mappa dei combattimenti dei cani in Italia. Non fanno eccezione, per esempio, i dintorni di Roma.

Specialmente Ostia sembra essere un luogo d'elezione per i combattimenti clandestini. La zona del porto, quella dell'idroscalo e la pineta delle Acque Rosse sono i ring di furiose lotte. A testimoniarlo ci sono i ritrovamenti di animali nei cassonetti di Ostia Nuova e nelle vicinanze del porto (alcuni ancora vivi) con evidenti segni di morsi e ferite.

Un caso limite denunciato dalla Lav (la Lega antivivisezione) riguarda Pratica di Mare, sempre in provincia di Roma. Per perfezionare il loro addestramento, cani d'attacco come il dogo argentino e il bull terrier venivano aizzati contro immigrati polacchi che vivevano nella pineta: vere e proprie spedizioni sanguinarie. Infine, tra le regioni teatro di lotte clandestine si segnala anche il Piemonte, dove e' stato individuato un allevamento clandestino in provincia di Novara e dove si sono verificati numerosi furti di pitbull. 

 

Per saperne di più, vai alla pagina sui Combattimenti tra cani

 

LA NUOVA FRONTIERA: COMBATTIMENTI TRA GALLI

 

E' in piena Roma, a due passi dalla Farnesina, sede del ministero degli Esteri, che i Carabinieri scoprono un allevamento clandestino di galli da combattimento. Sessantaquattro esemplari di razza bantam, una razza molto aggressiva di origine orientale, portata in Italia per alimentare il divertimento tradizionale della comunità filippina della capitale. La lotta tra galli e' una pratica particolarmente cruenta. Alle zampe degli animali vengono infatti applicati degli uncini affilati come rasoi e dei rostri vengono infilati nel becco. Nel materiale rinvenuto dagli investigatori, anche una bottiglietta di sostanza dopante.

L'operazione dei Carabinieri ha sollevato un velo su un fenomeno che in passato era limitato a pochi episodi. Risale al 1999 la scoperta da parte della Polizia di un'arena in cui era in corso un combattimento, alla periferia di Mantova. Un altro episodio e' datato febbraio 2002, quando nel ragusano 15 giovani avevano organizzato una specie di corrida tra galli.

 

COSA DICE LA LEGGE

 

Lo scorso 15 gennaio la Camera dei Deputati ha approvato, con il voto favorevole di tutti i partiti, la nuova legge che punisce il maltrattamento, l'abbandono e i combattimenti di animali, oltre che l'utilizzo di cani e gatti per pelli e pellicce.

Il testo di legge, particolarmente severo, deve ora passare all'esame del Senato. Questi i punti principali della nuova normativa. Il maltrattamento viene punito con la reclusione da tre mesi a un anno o la multa da 2.500 a 10.000 euro; viene introdotto il delitto di impiego di animali in combattimenti clandestini, punito con la reclusione da 2 a 4 anni e la multa da 25.000 a 100.000 euro; la fattispecie e' aggravata e la pena aumentata fino a un terzo se al combattimento assistono persone armate o se viene documentato con foto o filmati.

Vengono anche punite le scommesse clandestine con la reclusione da 3 mesi a 2 anni e multe da 5.000 a 25.000 euro; l'abbandono di animali viene punito con l'arresto fino a un anno o con un'ammenda da 1.000 a 10.000 euro; l'utilizzo di pelli o pellicce di cani e gatti e' punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno e la multa da 25.000 a 100.000 euro. 

 

LE CORSE CLANDESTINE DI CAVALLI

 

La Sicilia e' il teatro più importante per quanto riguarda le corse clandestine di cavalli. In tutto il 2002 le forze dell'ordine sono dovute intervenire molte volte per bloccare le gare illegali che danno vita a un giro di scommesse milionario.

Palermo, Catania, Siracusa sono solo alcuni degli scenari più battuti dagli organizzatori delle corse. Ma la criminalità organizzata si e' attrezzata anche per le gestione illegale delle corse di trotto. Un'operazione condotta dalla Dia di Firenze ha portato all'arresto di dieci persone con l'accusa di aver alterato le competizioni ippiche predeterminando l'ordine d'arrivo. Nel 2001 erano state 9 le corse tris truccate.

Corse truccate anche in Campania dove il potente clan dei Casalesi aveva messo le mani sull'ippodromo di Aversa. L'operazione di polizia, denominata 'Ribot', ha portato lo scorso gennaio all'arresto di 32 esponenti della cosca camorristica. Secondo le indagini della Dia, i Casalesi hanno gestito in modo sistematico i risultati delle gare di trotto del 1999 e del 2000.

 

IL MERCATO ILLEGALE DELLE SPECIE PROTETTE

 

Non accenna a diminuire il traffico di specie protette nel nostro Paese. Il Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente riporta molti casi di importazione illegale di animali esotici. Si va dalle pelli pregiate (come le due pelli di leopardo, complete di teste imbalsamate, scoperte in una borsa abbandonata a Bologna) agli animali vivi. Uccelli e rettili sono i 'trofei' più ricercati dai collezionisti. Si va dal conuro dalle orecchie gialle, un pappagallo rarissimo che in natura vive solo sulle Ande colombiane ed ecuadoriane, al serpente a sonagli, all'anaconda gialla, al pitone di Burma. Per i motivi più vari, spesso questi animali vengono liberati o abbandonati, andando a 'sconvolgere' l'ecosistema in cui vengono rilasciati.

Ma per molti animali oggetto di commercio illegale e' già un miracolo raggiungere il mercato di destinazione. Il tasso di mortalità durante il trasporto, infatti, supera il 90%. Eppure il commercio illegale continua a prosperare. I motivi sono molti: i trafficanti hanno la possibilità di alti ricarichi sulle vendite; le pene a livello internazionale sono blande o assenti; i mercanti spesso sfruttano gli stessi canali utilizzati per altri traffici come quello della droga o delle pietre preziose.

 

LE ROTTE DEL TRAFFICO

 

Sono molte, in tutto il mondo, le rotte del traffico illegale di animali. In Asia, per esempio, la principale minaccia per le specie a rischio e' la caccia illegale e il commercio di animali per afrodisiaci, medicine o prelibatezze alimentari. Solo in Indonesia i trafficanti hanno contrabbandato 2.000 oranghi in un solo anno. In Cina sono molto apprezzati gli orsi. Con la bile di questi animali si preparano molte specialità della medicina tradizionale orientale. A Taiwan una cistifellea di orso può valere anche 3.000 dollari e un piatto di zuppa di zampe d'orso può costare 1.500 dollari.

In Kenya e Tanzania e' in forte ripresa il bracconaggio di elefanti e rinoceronti per le loro preziose zanne e corni. L'avorio e' la causa principale di questo commercio. Anche le specie marine corrono rischi sempre maggiori. Secondo la Fao, in alcune delle zone di pesca più importanti del mondo il 30% dell'attività' e' illegale.

 

TURISMO VENATORIO E BRACCONAGGIO

 

Non sono solo gli animali ad arrivare nel nostro Paese illegalmente. Sempre più spesso sono i cacciatori di casa nostra a spostarsi in luoghi dove c'e' una maggiore tolleranza verso il bracconaggio. Il turismo venatorio rappresenta un affare a parte all'interno del vasto giro di denaro proveniente dallo sfruttamento degli animali. Sono circa 40 le agenzie italiane specializzate in questo tipo di 'vacanze'. Le partite di caccia illegale vengono organizzate dappertutto, dalla Russia al Nordamerica all'Asia all'Africa. Ma, per la vicinanza, sono i Paesi dell'Europa orientale a godere delle preferenze dei cacciatori in trasferta. Dal 1990 al 1996, quasi un milione di italiani ha scelto un viaggio a scopo venatorio.

L'Ungheria e' la meta preferita dagli italiani, seguita da Albania, Serbia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Bulgaria, Polonia e Romania. Non sempre la caccia al trofeo proibito passa inosservata.

Il governo ungherese e' arrivato a chiedere al Parlamento europeo di vietare ai ristoranti italiani di vendere piatti a base di uccelli protetti per tentare di stroncare il bracconaggio degli italiani in Ungheria.

 

IL BRACCONAGGIO UN FENOMENO ANCHE NOSTRANO

 

Quando non si può andare all'estero si caccia illegalmente anche in Italia. Il fenomeno del bracconaggio e' sempre molto diffuso e il Rapporto Ecomafia di Legambiente riporta alcuni casi limite. Per 8.000 euro l'anno, per esempio, si può affittare un bunker abusivo sul litorale domizio in Campania e sparare a qualsiasi specie di uccello migratorio. Sullo Stretto di Messina si pratica la caccia (proibita, ovviamente) contro rapaci e cicogne di passaggio.

Per sparare ai falchi, denuncia Legambiente, si prova persino il brivido di tirare dalle terrazze delle case cittadine.

Significativi i risultati delle attività di controllo effettuate dal Corpo forestale dello Stato nel corso del 2002.

Complessivamente, per quanto riguarda la tutela della fauna, sono state riscontrate 1.274 infrazioni, con 937 persone denunciate e 1.106 sequestri effettuati. Quattro le persone arrestate. La regione in cui si riscontra il maggior numero di illeciti e' la Puglia (195), seguita dalla Lombardia (149) e dal Lazio (132).

 

I CONTROLLI SUL TRAFFICO ILLEGALE IN ITALIA

 

I controlli sull'importazione di flora e fauna sono svolti in Italia dal servizio Cites del Corpo forestale dello Stato. Questi i numeri relativi ai controlli e ai sequestri effettuati dai nuclei del Cites presso i posti di dogana relativi a casi di traffico illegale di animali e piante esotici.

 

INVERTEBRATI: 458.670 controlli e 317 sequestri (0,07%)

PESCI: 2.635.203 controlli e nessun sequestro

ANFIBI: 362 controlli e nessun sequestro

RETTILI: 1.721.185 controlli e 4.020 sequestri (0,23%)

UCCELLI: 605.265 controlli e 10.137 sequestri (1,67%)

MAMMIFERI: 2.607.031 controlli e 192 sequestri (0,007%)

PIANTE: 20.364.093 controlli e 406 sequestri (0,002%)

 

 

Scarica alcune pagine del Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente