VESTIRSI CRUELTY-FREE

 

 

Un modo di vivere non violento, rispettoso della natura e, soprattutto della vita degli animali, non può limitarsi al solo astenersi dai cibi che da essi provengono, ma dovrebbe estendersi anche ad altri aspetti della nostra vita quotidiana. Uno di questi riguarda certamente il nostro modo di vestirci. Spesso non ci rendiamo conto che molte delle cose che indossiamo derivano dalla morte o dello sfruttamento degli animali. La pelle viene considerato, non sempre a ragione visto il grosso giro d'affari che ruota attorno ad essa, un sottoprodotto della macellazione, di conseguenza, finanziando questo mercato non facciamo altro che sostenere l'industria dell'allevamento, che, magari, cerchiamo di boicottare attraverso un'alimentazione vegetariana o vegan.

Inoltre, le concerie, le fabbriche dove si lavora il pellame, sono tra le maggiori responsabili dell'inquinamento ambientale, poiché causano l'acidificazione di vasti territori agricoli, rendono le acque non potabili e possono portare gravi danni alla salute di coloro che vi lavorano.

La pelle, purtroppo, viene ricavata anche dall'uccisione di animali come i coccodrilli, i serpenti, i canguri e tanti altri. Su www.oltrelaspecie.org vengono descritte le modalità di uccisione: <<Inchiodati a un albero per la testa, viene loro praticata un'incisione sulla parte posteriore del capo e, afferrata la pelle, vengono "sbucciati" in un sol colpo (questo per mantenere la flessibilità della pelle). I corpi, nudi, rimangono abbandonati in questa posizione, torturati dalle zanzare, sino a che giunge, finalmente, la morte.>> Per quanto riguarda i canguri invece (sempre dallo stesso sito): <<Al canguro tocca una sorte non molto diversa da quella del coccodrillo per prelevarne la pelle; questa viene utilizzata per la produzione di scarpe da ginnastica e da tennis (Adidas, N.d.R.). L'Italia è la principale importatrice di questo tipo di pelle.>>

 

Scarica il volantino della PeTA: "Capi in pelle: perché sono sbagliati?"

 

Oltre a pelle e pellicce di cui si parla più diffusamente in un'altra sezione del sito, esiste un altro prodotto, che la maggior parte delle persone non ricollega alla sofferenza animale, in quanto non implica, necessariamente, la morte dell'animale da cui viene ricavato. Questo prodotto è la lana. Da www.viverevegan.org: <<La maggior parte della lana, a livello mondiale, proviene dall'Australia; essendo un mercato grande e proficuo, le greggi sono composte da migliaia di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l'attenzione per le necessità ed i problemi del singolo animale diventa anti-economico. Come negli altri tipi di allevamenti intensivi, un alto livello di mortalità, soprattutto nelle prime settimane di vita, viene considerato normale, ed è compensato economicamente appunto dal gran numero di animali presenti nel gregge. Per gli animali sopravvissuti, la vita nel gregge non è facile. Poche settimane dopo la nascita, vengono tagliate le code, senza anestesia, e per gli agnelli si procede alla castrazione (anch'essa praticata quasi sempre senza anestesia). In seguito, si procede con un'altra barbara mutilazione, che consiste nello strappare ampie strisce di pelle dalle zampe posteriori, attorno alla zona dell'ano. In Australia, la razza di pecore più comunemente allevata è la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa, cioè dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta è maggiore rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana causa spesso problemi durante i periodi più caldi, poiché gli animali sono sfiniti dalla calura, e nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente urine e feci. Sono quest'ultime che attirano le mosche a deporre le loro uova, causando notevoli problemi agli animali quando nascono le larve. Ed è appunto per cercare di prevenire questo che gli allevatori strappano larghi brandelli di pelle alle pecore (Questa tecnica atroce è chiamata "mulesing", N.d.R.);Mulesing nonostante ciò, spesso le mosche arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano il tempo di guarire. Benché ci sia il sospetto che questa pratica possa causare la morte di più animali di quanti non ne salvi, la pratica di questa barbara mutilazione continua.

 La tosatura è spesso una attività violenta. Le pecore vengono tosate in primavera; i tosatori vengono usualmente pagati per volume e non per ora, e questo significa che lavorano il più veloce possibile, usualmente senza la benché minima cura per l'animale. Inoltre, risulta molto importante il momento in cui viene effettuata la tosatura, dato che se viene fatta troppo tardi si perde lana, e quindi soldi; perciò, nell'affrettarsi generale, ogni anno un gran numero di pecore muore perché esposta alle intemperie dopo una tosatura prematura.

Infine, mostrando ancora una volta la perfetta analogia con gli altri tipi di allevamento moderni, le pecore, quando iniziano a diventare "improduttive", vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con animali più giovani e redditizi. è inutile sottolineare come prima di arrivare al macello, le pecore siano quasi sempre costrette ad un lungo ed estenuante viaggio, durante il quale spesso non hanno neanche la possibilità di bere e mangiare.>>

Altri prodotti da evitare assolutamente sono il piumino d'oca e la seta. Sempre da www.viverevegan.org: <<Le piume per le imbottiture vengono strappate senza anestesia alle oche. Queste vengono prese per il collo e poi legate per le zampe o semplicemente immobilizzate tra le ginocchia dell'addetto. Una volta terminata l'operazione, la pelle delicata dell'oca, terrorizzata e dolorante, viene spolverata di disinfettante fino al prossimo spiumaggio. Lo spiumaggio inizia all'età di otto settimane e di solito viene ripetuto ogni due mesi per ancora due o tre volte. Dopodiché l'oca viene uccisa per la carne d'oca o alimentata forzatamente e poi uccisa per produrre paté de foie gras. Una parte di piume deriva invece dall'uccisione delle oche. Ma a prodotto finito è impossibile sapere se il piumaggio viene da oche vive o morte. Poco cambia per un consumatore etico che non comprerebbe comunque un prodotto che comporta la sofferenza o l'uccisione di animali. Anche la seta è un prodotto della morte. La seta deriva dal bozzolo di una farfalla; occorrono 1500 bachi per fare 100 grammi di seta. Per impedire che il baco possa uscire dal bozzolo mangiando la parete e quindi rompendo i fili di seta, le larve sono uccise con l'ebollizione, oppure nel forno a microonde.>>

Alla luce di queste informazioni, risulta ovvio che chi decide di abbracciare uno stile di vita rispettoso degli animali, debba, coerentemente e nei limiti delle proprie possibilità, cercare di non utilizzare i materiali sopra descritti e di non finanziare il loro mercato.

 

 

 

ALTERNATIVE AI MATERIALI DI ORIGINE ANIMALE

 

 

PRODUTTORI ITALIANI DI MATERIALI ALTERNATIVI

 

 

AZIENDE CHE PRODUCONO ESCLUSIVAMENTE

ABBIGLIAMENTO CRUELTY-FREE (ITALIANE E STRANIERE)

 

 

NEGOZI DI ABBIGLIAMENTO CRUELTY-FREE IN SARDEGNA

Sezione in costruzione. Se hai notizia di negozi di questo genere in Sardegna per favore comunicalo a questo indirizzo e-mail: info@sardegnanimalista.org