MOTIVAZIONI ETICHE

 

 

"Secondo me la vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un essere umano. Io sarei riluttante a sottrarre la vita di un agnello per il beneficio del corpo umano. Io sostengo questo: più una creatura è indifesa, più ha diritto alla protezione dell'uomo dalla crudeltà dell'uomo".

Mahatma Gandhi

 

Il vegetarismo e' la più pratica e coerente applicazione di un'etica del rispetto della vita e di giustizia intese nel senso più ampio dei termini.

Riconoscendo un valore intrinseco in un essere senziente o volendo estendere la sfera della considerazione morale a chiunque sia in grado di provare piacere o dolore, il vegetariano si adopera per non danneggiare e produrre sofferenza agli altri viventi, naturalmente nei limiti di una concreta compatibilità con le proprie esigenze vitali, consapevole di avere possibilità di scelta precluse dalla fisiologia agli animali carnivori.

Scriveva Aldo Capitini, detto il Gandhi italiano (Elementi di un'esperienza religiosa, p. 74, Bari 1947): "Col vegetarianesimo [....], si realizza principalmente il riconoscimento del valore dell'esistenza di quegli esseri animali contro i quali si decide di non usare l'uccisione, e, di riflesso, si realizza una maggiore persuasione che non si debba utilizzare violenza contro gli esseri umani. Dopo la decisione vegetariana noi guardiamo subito con occhi nuovi gli animali; non ne esageriamo il valore, ma sentiamo in noi qualche cosa di franco e di calmo, di affettuoso fino all'intimo. Se e' vero che noi abbiamo una maggiore vita spirituale, dobbiamo compensar ciò con maggior affetto intorno a noi e con una più precisa coscienza dei doveri di ampliamento della vita spirituale dell'universo".

Per rispondere alla crescente richiesta e mantenere basso il prezzo dei prodotti della macellazione e dell'allevamento, nelle strutture zootecniche moderne, veri e propri lager di concentramento, vivono milioni di animali diventati macchine che riproducono sé stesse, in un ciclo infinito di prigionia, di nutrizione innaturale e di morte prematura. Questi animali sono incatenati o ingabbiati in spazi minimi, sottoposti ad un’ininterrotta illuminazione che impedisce loro di dormire, impediti nello sfogo degli istinti affettivi e sessuali, nutriti spesso con farine di carne dei loro simili, mutilati e sotto continua terapia antibiotica ed ormonale per prevenire lesplosione di epidemie e rendere più rapido laccrescimento. Privati della minima libertà di movimento in un ambiente sovraffollato, costretti a respirare un'aria ricca di anidride carbonica, idrogeno solforato, vapori ammoniacali, polveri varie e povera d'ossigeno, sfiniti dai versi assordanti dei compagni e dai continui spaventi, sovente questi animali manifestano serie patologie organiche (dalle infezioni alle teratogenesi) e psicologiche (galline che si beccano fra loro sino a morire, cannibalismo della madre verso i piccoli fra i conigli, suini che si divorano la coda).

Ma ancor prima delle sofferenze fisiche e dell'inibizione forzata degli istinti naturali, questi animali subiscono un maltrattamento genetico che produce esseri menomati alla nascita: vitelli anemici, mucche dalle mammelle enormi, scrofe pesantissime incapaci di reggersi sulle zampe, animali che ingrossano al punto da strapparsi i tendini dalle ossa. Le mucche, fecondate artificialmente e tenute sempre in gravidanza per produrre latte, vengono munte con apparecchiature automatiche che causano loro mastiti ed infezioni. Quando la loro produzione cala vengono macellate. I vitellini sono allontanati dalle madri appena nati, rinchiusi in minuscoli box in cui nemmeno possono distendere le zampe e nutriti con una dieta povera di ferro per rendere la loro carne anemica e quindi più bianca e più tenera e macellati a poche settimane dalla nascita. Alle oche vengono strappate le piume più volte all’anno senza anestesia per produrre morbide imbottiture e vengono ingozzate per la produzione del foie-gras. La morte dei pesci e crostacei avviene invece per soffocamento in una lunga, silenziosa agonia. 

Così, nelle loro scelte quotidiane di consumatori i vegetariani e ancor più i vegani (che alla radice evitano qualunque sfruttamento diretto degli animali) s’impegnano per far cessare tali orrori, consci anche del fatto di non contribuire allo spreco di risorse alimentari che affama il Terzo e il Quarto Mondo. Non mangiando cioè indirettamente le piante di cui si sono cibati i pacifici animali vegetariani che vengono macellati, non si sperperano alimenti direttamente utilizzabili da quelle 800.000.000 di persone denutrite ogni anno nel Mondo.

 

Tratto da: http://www.societavegetariana.org

 

 

PER APPROFONDIRE

 

 

La storia di una bistecca - dal sito della L.I.D.A.

 

Olocausto 2000 - dieci miliardi di morti all'anno (pdf) - da www.progettogaia.it

 

La macellazione rituale (pdf) - da www.progettogaia.it

 

Verso il veganismo: lettera aperta a tutti i vegetariani - di Marina Berati

 

Il vegetarismo come scelta spirituale - di Marcella Boccia

 

I miei primi quarant'anni - di Guido Ceronetti

 

 

 

Per approfondire meglio le tematiche riguardanti il vegetarismo come scelta etico-filosofica e i concetti di diritti animali e antispecismo, visita la sezione relativa alla Filosofia e gli animali

 

Visita anche la sezione delle Citazioni dei vegetariani della storia

 

 

 

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