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SPETTACOLI E TRADIZIONI CRUDELI |
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Si stima che in Italia ogni anno, tra sagre, feste paesane e palii, si svolgano un migliaio di manifestazioni con utilizzo di animali, delle quali, un terzo circa, si conclude con la loro morte. Si tratta per lo più di riti dal carattere sacro-profano , in genere in onore di santi e madonne locali, legati ad ataviche paure di carestie, epidemie ed a quant’altro affliggeva l’umanità; nessun spirito sacro o l’espressione di una sincera devozione, possono però trovare spazio oggi nel crocifiggere e terrorizzare una colomba legata ad ali spiegate su di una ruota cosparsa di petardi ad Orvieto, nell’insaponare e braccare un maialino a Capaci, nello strattonare per le vie e poi sacrificare un bue a Roccavaldina, nello sgozzare capretti a San Luca o nel sottoporre buoi ad uno sforzo spropositato per sei interminabili ore al solo scopo di trascinare un obelisco di 100 quintali a Mirabella Eclano. Contraria a queste manifestazioni, pericolose per l'incolumità pubblica e degli animali, la LAV da sempre sollecita le Autorità competenti affinché prestino maggiore attenzione ed assumano iniziative che rendano obbligatorie alcune misure preventive. I Palii ad esempio si svolgono solitamente su tracciati urbani, inadatti a gare di velocità, su piste con fondo riportato, raggi di curvatura ridotti, tra protezioni rigide. Tutto si svolge in pochi minuti sottraendo a telecamere e spettatori la vista dei cavalli infortunati e differendo nel tempo la loro soppressione. Nei centri minori, si lanciano purosangue in folli corse su pericolosissimi percorsi cittadini dal fondo asfaltato o lastricato: cavalli zoppi e fondi proibitivi portano i cavalli a schiantarsi e morire contro muri e transenne ad Avola, Menfi, Solarino, Ronciglione, Siena, Udine ed Asti, a fracassare la testa del fantino a Castel del Piano. Al Sud, il fenomeno è aggravato dai reggenti mafiosi che colgono in queste manifestazioni, al pari dei combattimenti tra cani, l’opportunità d’incrementare l’attività delle scommesse clandestine. Seguono a cascata, in forme sempre più povere e patetiche, le innumerevoli sagre, le corse di buoi (Chieuti, Montefalco), asini (Premosello, Masera, Galliate, S. Maria a Monte, Cembra, Calliano, S. Maria a Monte, Castelsilvano, Benetutti, Alba), le “ruote della fortuna” fatte girare per intere giornate con sopra un porcellino d’India (Montalcino), la palombella stordita dai petardi a Orvieto, la corsa delle oche a Montagnano, Lacchiarella, San Miniato, la caccia alle rane (San Casciano Bagni) e persino alle zanzare (Valle Lomellina) premiate con maiali, struzzi, agnelli, anatroccoli, quasi a suggellare un destino inesorabile: morire da protagonisti o morire da comparse. Pesante l’impatto diseducativo sui giovani nel vedere l’adulto deridere o sopraffare il soggetto debole. Eppure il nostro Paese si è dotato di norme che fissano principi di tutto rispetto per gli animali e pongono divieti ad ogni forma di abuso nei loro confronti. Ogni Sindaco, tra le proprie funzioni ha anche il ruolo, attribuitogli dal DPR 31 marzo 1979, di massima autorità tenuta a far rispettare le leggi a tutela degli animali che vivono nel territorio comunale ed a prevenire ogni forma di maltrattamento. L'articolo 727 del Codice Penale, che punisce il maltrattamento di animali, è riuscito solo in parte a bloccare questi spettacoli diseducativi. Gli organizzatori (in genere comuni o parrocchie) sono restii a sostituire gli animali veri con fantocci mentre veterinari, prefetture e procure, ancora oggi, non brillano per coraggio. Tuttavia, grazie a questi strumenti, ottenuti dopo anni di impegno, in alcune località si è potuto imporre la modifica degli aspetti cruenti di “tradizioni” apparentemente immutabili: a Roccavivara non si prende più a mazzate un gallo seminterrato ed a Calvello non si sgozzano più polli, conigli, capretti appesi ad una corda da persone bendate, infine a Pontenure non si fa più volare l’asino dal campanile.
Tratto da: www.infolav.org
Articoli apparsi su el periòdico Extremadura il 26/02/2001
la capra di Ceclavìn e i galli di Albalà
I festeggiamenti che comportano l'uso di animali provocano una grande polemica nella regione
la capra che viene fatta passeggiare per le vie, è la protagonista nel paese di Ceclavìn - in queste occasioni danno da bere alcol agli animali e li portano in discoteca.
Comincia il periodo delle feste con animali nella regione. Tradizioni ammantate di polemiche che hanno ricevuto in numerose occasioni denuncia da parte delle associazioni ecologiste. La risposta dei comuni che programmano questi festeggiamenti fa sempre appello alla conservazione delle tradizioni popolari, oltre ad assicurare che gli animali non soffrono.
El Periòdico analizza vari festeggiamenti di questo tipo
la capra ascoltava tranquilla fra i recinti dei pascoli di Ceclavìn, senza immaginarsi quello che sarebbe accaduto: una notte sfrenata con musica da discoteca.
Il paese di Clavecìn si è adeguato alla moda di recuperare le feste popolari e alla capra ha toccato la "fortuna" di essere la protagonista. Anticamente, l'antivigilia di Natale, i ragazzi andavano a prendere una capra, giravano per il paese e andavano dormire. La vigilia se la mangiavano ben cucinata e la stessa notte occupavano il paese facendo suonare strumenti "casalinghi" di percussione. La tradizione minacciava di scomparire, ma è stata recuperata negli ultimi anni, e con delle aggiunte: concorso di capre decorate, con premio di 15.000 pesetas (80 Euro circa) per la capra più agghindata e due premi minori. Fin qui tutto regolare; ma che succede alle capre dopo il concorso? Vengono maltrattate, vengono ubriacate, siamo di fronte ad un nuovo caso del toro di Coria? I promotori della festa assicurano di no, che la capra è sacrificata del mattatoio dopo la festa. Il problema è che a Ceclavìn non c'è il mattatoio. La notte dello scorso 23 dicembre, si sono presentate al concorso una mezza dozzina di capre e la maggioranza sono state ammazzate dopo un giro per le animate viuzze del paese. Gruppi di ragazzi diedero da bere cocktail agli animali, ma il peggio fu per la povera capra "discotecara". I ragazzi la misero nella discoteca del paese e l'animale finì per nascondersi dietro una macchina di "marcianitos" (letteralmente - piccoli marziani NdT). Lì rimase a lungo, tramortita e con la testa reclinata.
Il carnevale dei galli
Le feste con animali hanno molto seguito nella provincia di Caceres. Uno dei casi più famosi e quello conosciuto come "correre i galli". Questa "fiesta", che anticamente fu molto estesa in tutta la provincia, si mantiene a oggi irriducibilmente nei paesi di Albalà e Aldehuela del Jerte. In questo paese, le reclute "corrono" i galli per San Blas, mentre le loro madri preparano un appetibile pranzo e invitano tutto il paese. Ad Albalà, la festa è molto conosciuta e ricca di polemiche. A Carnevale si appendono molti galli a testa in giù nelle vicinanze del paese e i cavalieri li colpiscono al collo. Chi riesce a decapitarlo, ha il gallo in premio. Se solo viene colpito senza essere decapitato, il gallo resta agonizzante fino a quando giunge un altro cavaliere più determinato. I ragazzini di Albalà apprendono da piccoli questa abilità truculenta e a cinque o sei anni cominciano ad addestrarsi per la corrida dei galli cavalcando asinelli. I galli decapitati furono motivo di festa anche a Ceclavìn fino a tre anni fa.
La premura all'asinello del Pero Palo
Le reclute di Navaconcejo e di Cabezuela del Valle percorrono le vie con una capra e un tamburo; il cavallo protagonista dei festeggiamenti ad Arroyo de la Luz, Ceclavìn e nella Encamisà di Torrejoncillo
una delle feste più conosciute in Spagna è quella di San Juan; protettori degli animali non mancano alla festa del Pero Palo.
Le feste con le capre sono molto sentite in alcune località della provincia di Cacerès. Le capre sono protagoniste delle baldoria nel distretto di Las Hurdes e i paesi di Cabezuela del Valle e Navaconcejo, dove le reclute percorrono le cittadine tirando una capra e sonando tamburo. Fermano i conducenti delle auto, li invitano a un sorso di vino e chiedono loro un po' di denaro. Poi si arrampicano sulle case per prendere persiane e trecce di peperoni appese a seccare. La festa si concluda, come immaginabile, mangiando la capra. Il problema è che a volte si oltrepassano i limiti con gli animali, come quando misero un razzo nel posteriore dell'animale e, dopo che l'esplosione lo uccise, lo gettarono in un contenitore. Il fatto fu denunciato, giudicato e condannato.
Non mancano nella provincia le feste con l'asino. A coria, anni addietro, esisteva l'usanza di far passeggiare un asinello per il paese dandogli da bere del punch, poi lo si levava dalla madre e si terminava uccidendolo e mangiandolo. Galli, capre e altri protagonisti di queste feste, finiscono sempre in pentola. Se ne salva solo uno: l'asino del Pero Palo a Villanueva de la Vera. È un asino privilegiato che durante l'anno e trattato come oro benedetto. Ma giunge della festa degli passeggiare tra la folla che si accalca nelle viuzze di Villanueva e alcune associazioni di difesa degli animali hanno denunciato che con tanta calca l'asinello viene maltrattato. Alla festa vengono ogni anno differente associazioni europee di difesa degli animali, anche se il suo numero ultimamente è disceso, al fine di vegliare sulla felicità e integrità dell'asinello.
Feste con cavalli e tori.
A Ceclavìn, Torrejoncillo e Arroyo de la Luz, i cavalli sono protagonisti di differente festeggiamenti. Tuttavia sono utilizzati più che altro come animali da passeggio o sono protagonisti di corse per le vie. Casomai si possono segnalare gli spaventi che spari e razzi potrebbero provocare cavalli della Encamisà, ma a Torrejoncillo assicurano che i cavalli sono abituati e non si inseriscono per i rumori. La festa che crea più polemiche e quella del toro di Coria per la festa di San Giovanni. Diverse associazioni europee di difesa degli animali hanno denunciato la sofferenza e hanno contrassegnato la provincia di Caceres con un punto rosso nella mappa delle zone "zoofobe". L'avvenimento che creò più polemiche si realizzò cinque anni fa, quando il toro ferì gravemente la famosa animalista inglese Vicki Moore. A Coria, il Morlacco, toro già grande e diffidente, percorrere le vie e le piazze della cittadina. Il pubblico, con cerbottane, lo colpisce con freccette con strisce bianche. Alla fine della festa il toro sembra una sposa vestita di bianco (sic!) La tradizione nera recita che in passato il toro era castrato vivo. Ora questo non succede nella castrazione avviene dopo morto. Capre, tori, cavalli, asini, galli: ha una sua logica che una provincia tanto agricola come Càceres si trasformino gli animali in protagonisti delle feste. Inoltre esistono spiegazioni antropologico sociali: il popolo dà sfogo alla sua frustrazione con le bestie e lascia così tranquilli gli "animali razionali", che governano. Ossia: maltratta la capra e non fare la rivoluzione.
Tratto da: http://www.notiziarioanimalista.it/
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Mappa delle feste con animali I comuni della Sardegna sono segnalati in rosso
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Tratto da: http://www.unaecoanimali.it/feste_palii/mappa_comuni.htm
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