ALTRI SPETTACOLI

 

 

IL RODEO

 

Il Rodeo è la rievocazione della doma utilizzata dai cow boy americani di oltre duecento anni fa, quando esistevano cavalli selvaggi e non si conoscevano metodi non traumatici per abituarli alla cavalcatura, divenuto poi uno spettacolo “lucroso” se si pensa che solo negli Stati Uniti per ogni stagione vengono messi in palio oltre tre milioni di dollari. Ciò rappresenta, dunque, un “mestiere” per oltre 7000 persone che partecipano alle tante manifestazioni che si tengono in tutto il Paese (da 80 a 130 ogni anno). Il Rodeo è stato poi esportato nel resto del mondo, Italia inclusa. Risale infatti al 1999 l’apertura di una scuola di Rodeo il cui scopo era quello di formare una squadra tutta italiana e di diffondere questo show al di qua dell’oceano. Il suo quartier generale si trova a Voghera (Pavia), dove negli ultimi anni si è sviluppata quest’attività che impiega cavalli e tori “selvaggi”. In realtà gli animali vengono brutalizzati in modo che sembrino selvaggi, attraverso una cinghia (il flank) stretta intorno alla groppa che, comprimendo gli organi genitali, provoca un fastidio insopportabile dal quale tentano di liberarsi saltando e agitandosi; movimenti che causano spesso traumi muscolari di notevole consistenza e dolore, danni ai tendini, frattura della spalla, del metacarpo, etc.

Nessun animale che si lasci prendere, trattare, sellare, farsi mettere addirittura una cinghia, può essere definito selvaggio e qualunque cavallo “domestico” reagisce allo stesso modo con una cinghia del genere posta in quella sensibilissima zona del corpo (molti sono persino ostili alla normale sella da lavoro, che si lasciano mettere con una certa difficoltà). E’ dunque lecito chiedersi se sia moralmente accettabile sottoporre gli animali a prove così stressanti dal punto di vista fisico e psichico. Ovviamente la risposta di chi è convinto che anche i cavalli abbiano dei diritti non può che essere No.

Ma come si difendono i cow boy nostrani? Vogliono dare un’immagine idilliaca del rapporto che hanno con i cavalli e i tori del rodeo sostenendo che li rispettano, che gli spettacoli sono volti non al divertimento ma a dimostrare la bravura e la professionalità dei medesimi (non è chiaro se ciò è riferito agli uomini che li montano o agli animali che, inutile dirlo, non hanno alcuna possibilità di scelta). Ad ogni modo, a loro parere, questi animali vivono gran parte dell’anno allo stato brado in sconfinati pascoli sempre verdi e sono spesso salvati dal macello. Infatti i cavalli destinati al macello sono sicuramente reperibili a prezzi di gran lunga più convenienti. Ma dove sono tutti questi cavalli e tori “selvaggi” che finiscono nei mattatoi italiani? Non ci convincono neppure quando affermano che questi animali, definiti “atleti”, lavorano soltanto in prove che non durano più di otto secondi: la stagione però dura otto mesi e non è accettabile vedere degli esseri viventi e senzienti, umiliati in esibizioni di dominio e di sopraffazione da parte degli uomini.

 

Testo tratto dal sito della LAV

 

 

LE CORSE DEI CANI IN AMERICA

 

Perchè vietare le corse dei Greyhound?

 

"L'uccisione non si arresterà mai fino a che la gente non si renderà conto che è il 'business' delle gare dei greyhound che promuove e perpetua la crudeltà, non importa quanto duramente cerchino di separarsi da esso. E' molto semplice. Le crudeltà non finiranno mai fino a che le corse del greyhound non falliranno."

Gary E. Dungan - Executive Director of The Human Society of Tucson, Arizona

 

- Tristemente, la corsa del greyhound non è "uno sport" di cani veloci, ma una forma di gioco d'azzardo autorizzata dallo stato e regolata dal profitto. È crudele verso una razza di cane delicata ed antica che una volta veniva apprezzato dalla nobiltà.

- Quando i greyhound non corrono abbastanza velocemente, essi diventano di poca utilità per il business delle corse. Approssimativamente più di 20.000 greyhounds vengono uccisi ogni anno soltanto negli Stati Uniti. Malgrado la propaganda dell'industria delle corse, alla maggior parte dei greyhounds indesiderati non viene trovata una sistemazione come animali domestici - semplicemente non ci sono abbastanza case per tutti loro .

- Dal 1990, ci sono stati più di 51 casi documentati dai media di maltrattamento nei confronti dei greyhound, che hanno coinvolto migliaia dei cani. Questi casi includono greyhound sparati, abbandonati, lasciti morire di fame nelle loro gabbie, venduti per la sperimentazione medica e perfino uccisi mediante elettrocuzione.

- Quei greyhound abbastanza fortunati da arrivare all'ippodromo in genere stanno nelle loro gabbie per 18-20 ore al giorno e si allenano soltanto ogni quattro giorni o quando gareggiano. Ad alcuni viene lasciata la museruola quasi costantemente. I cani sono alimentati spesso con carne cruda di bestiame malato rifiutata dall'USDA.

- È virtualmente impossibile regolare le gare dei greyhound allo scopo di assicurare condizioni umane per i cani. I regolamenti dei singoli Stati sono utili poco perché un cane può essere allevato/allenato in un posto e poi fatto correre in altri Stati. Gli interessi economici tendono sempre a prevalere su tutti i regolamenti o eventuali preoccupazioni per il benessere dei cani. In alcune piste, i proprietari/allenatori di canili non redditizi hanno a mala pena i soldi per alimentare i cani, e ancora meno forniscono loro un trattamento medico o una morte umana. In altri casi, gli addestratori non parlano delle situazioni di abuso e povertà per il timore di perdere il loro lavoro. Tutte le parti in causa nell'industria delle corse dei cani - compresi i proprietari della pista, i governi degli Stati e perfino alcuni gruppi di adozione dei greyhound - hanno degli interessi economici a nascondere o ignorare gli abusi ed a tenere il segreto sull'enorme numero di cani che vengono uccisi annualmente.

 

 

L'orribile verità dietro la corsa dei greyhound. Questi erano cani portati essere ucciso ad un riparo alla conclusione della stagione perché non erano utili più per la corsa del cane.

 

 

Gli scarti di un commercio americano

 

Tratto dal sito della "Greyhound Protection League":

http://www.greyhounds.org/

 

clicca sulle immagini per ingrandirle

 

Link importanti:

http://digilander.libero.it/vaimaia/terza.html

http://www.greyhounds.org/

http://www.greyhoundrescue.co.uk/

http://www.greyhoundaction.co.uk/

http://www.greyhoundsinneed.co.uk/

 

 

Il cavallo e l’ippica

 

L'Ippica rappresenta un'attività lucrativa per allevatori di cavalli, proprietari, allenatori, fantini e driver, perciò il denaro prevale sul benessere degli animali. Questi “valgono” solo nella misura in cui fanno vincere e guadagnare e quando non rendono più vengono gettati via, proprio come macchine fuori uso. Poiché il tempo è denaro, i puledri vengono acquistati a soli diciotto mesi per essere avviati immediatamente alla doma e all’addestramento e poter debuttare in pista a due anni. A questa età non sono ancora maturi in quanto il loro sistema muscolo-scheletrico non è completamente sviluppato, il che comporta una numerosa serie di lesioni. Vari studi hanno dimostrato che i cavalli di due anni, sottoposti all’allenamento e alle corse subiscono danni che potrebbero essere evitati se avessero un’età maggiore. L’American Association of Equine Practitioners giudica le corse di cavalli di due anni e soprattutto il periodo di allenamento che le precede come una delle maggiori cause delle lesioni dei cavalli. Per tali ragioni non tutti i puledri arrivano al debutto in pista. Le cifre indicano una realtà agghiacciante: circa il 40% dei cavalli rimane irrimediabilmente danneggiato durante la fase di allenamento nell'età compresa tra i diciotto mesi e i due anni, mentre un altro 25-30% si perde durante la stagione di corse tra i due e i tre anni di età. I cavalli scartati che sono riutilizzabili finiscono nei maneggi di piccoli centri o nelle piazze di molti Comuni dove si svolgono feste paesane su strade asfaltate e senza controlli ufficiali. I cavalli, però, possono anche finire in mano ad organizzazioni criminali che li usano nelle corse clandestine, ben più pericolose che quelle legali. Gli altri finiscono al macello.

I cavalli da corsa vengono quindi "bruciati" nel giro di qualche anno. Avviene, infatti, che nelle andature veloci le articolazioni del cavallo devono sopportare una enorme pressione che provoca alle stesse un continuo logorio e diverse rotture causa spesso di osteoartriti.  Ciò nonostante i cavalli vengono fatti correre lo stesso mediante la somministrazione di farmaci antinfiammatori e antidolorifici anziché metterli a riposo per un salutare periodo di convalescenza.  Sostanze alle quali si aggiungono quelle dopanti, di cui si sospetta un largo uso. Tra queste c'è anche il milkshake, una miscela di vari elementi che viene somministrata direttamente nello stomaco attraverso una sonda rinoesofagea; essa può provocare emorragie, mal di gola cronici, allergie e danni all'apparato respiratorio e digerente. Drogati, bastonati a sangue e maltrattati oltre ogni limite! Lo sforzo eccessivo dovuto alle corse in tempi troppo ravvicinati può infine causare emorragie polmonari anche mortali. Loreto Luciani, allevatore e consigliere dell' Associazione Nazionale Allevatori Cavalli Purosangue (ANAC), durante un'intervista rilasciata ad un quotidiano ha dichiarato "L'uso dissennato può danneggiarli. Per esempio, possono stressarsi se corrono troppo spesso, tutti i giorni o anche tre volte la settimana. Il tempo giusto è lasciar passare 15 giorni tra una gara e l'altra...." e alla domanda su quanto dura la vita sportiva dei purosangue lo stesso ha risposto: "Poco, hanno i tendini delicati. Negli ippodromi 5-6 anni....".

 

Tratto dal sito della LAV

 

Gli effetti del doping

 

ANTIDOLORIFICI: la finalità non è ovviamente curativa ma serve ad eliminare il dolore per permettere l’utilizzazione del cavallo in corsa.

Si sta ritornando all’uso dei cortisonici (intra-articolari) poiché si è visto che non hanno sul cavallo gli stessi effetti tossici che hanno sull’uomo. Il problema è che l’effetto antidolorifico può mascherare un serio quadro patologico. Gli esami delle ossa di alcuni cavalli infortunati segnalano fratture da stress. Si tratta di micro fratture prodotte in allenamento e che durante lo sforzo della corsa esplodono, non avendo il cavallo la percezione del dolore.

Fenilbutanzone: ha normalmente funzione di antidolorifico, anche come terapia del dolore nei casi di colica. Se usato come doping per ridurre il dolore può produrre fenomeni di autointossicazione dovuta a stress. Nel puledro può dare danni renali e ulcere gastriche. Dal punto di vista curativo è meglio quindi usare le pomate locali.

Lidocaina: Si può arrivare anche a mandare in corsa un cavallo con un arto anestetizzato (succede più di frequente di quanto non si pensi anche nei concorsi di salto ostacoli). Può provocare artrite settica e mancanza di propriocettività. Il cavallo non ha la percezione dell’arto, quindi si alza a dismisura il rischio di incidenti, cadute etc.

 

ALTRI TIPI DI DOPING VARI E ASSORTITI

 

DIURETICI-LAXIX (per uso curativo viene dato per le coliche renali): abbassa la pressione e riduce il rischio di emorragie da sforzo.

STEROIDI E ANABOLIZZANTI: sono vietati anche come farmaci semplici, hanno effetti devastanti se il cavallo ha qualche malattia latente. Producono calo di fertilità e sterilità. Sono usati soprattutto sulle femmine del galoppo.

COCAINA: l’iperdosaggio può avere nel cavallo un “effetto paradosso” cioè può dare depressione ed è di difficile gestione.

MORFINA: aumenta la capacità motoria ma riduce la percezione del dolore e della stanchezza… di qui la sua pericolosità.

CALMANTI (usati come terapia nei casi di infortunio, colica o quando si debbano fare piccole operazioni che non richiedono l’anestesia generale): si usano come doping quando il cavallo, memore di passate esperienze non certo gradevoli durante la corsa, comincia ad agitarsi al solo pensiero di dover ricominciare… Poiché possono incidere negativamente sul rendimento vengono usati poco: infatti determinano una riduzione dell’adrenalina e quindi non consentono fisicamente un grande sforzo fisico. Possono dare, e questo è sempre bene saperlo anche per uso terapeutico, prolasso del pene, con conseguenze gravi.

BICARBONATO DI SODIO: Usato per ritardare lo svilupparsi dell’acidosi. Può produrre alcolosi, problemi respiratori, tromboflebiti. L’utilizzazione sconsiderata della sonda gastrica (ad esempio da parte di personale non veterinario) può mandare il liquido in trachea determinando polmoniti.

EPO: Si tratta di un ormone normalmente prodotto in sede renale. Dato in dosi esterne serve a far aumentare i globuli rossi e sta sostituendo quell’altra “piacevolezza” che era l’emoautotrasfusione. Facendo aumentare i globuli rossi aumenta la resistenza alla fatica: è quindi particolarmente “utile” per le gare di endurance sulle lunghe distanze. Aumentando la vischiosità del sangue può produrre trombosi. Essendo l’ormone somministrato di origine umana, può indurre reazioni immunitarie che portano alla morte. Da’ sempre luogo a fenomeni autoimmuni, cioè il cavallo smette di produrre a livello renale le quantità di ormone che gli servono, andando incontro a una sorta di anemia incurabile.

 

Link importanti:

http://www.proequo.it/

 

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Vedi anche la pagina su combattimenti e zoomafia

 

 

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