SETTEMBRE 2005

 

 

 

LA NUOVA SARDEGNA

lunedì, 26 settembre 2005

Rotta la tregua nelle aree vincolate del Gennargentu, si tratterebbe di una provocazione 

Bracconieri a caccia nel parco. Individuata la squadra, nessuna traccia del cinghiale abbattuto 

Nino Bandinu 

 

NUORO. Ancora fucilate provocatorie nelle aree vincolate del parco nazionale del Gennargentu. Ieri mattina altri due sconfinamenti hanno rotto improvvisamente la tregua nelle riserve autogestite in questa seconda domenica di caccia "nobile stanziale" a lepri, pernici, conigli selvatici e migratori. Uno dei quali, tra l’altro, abbastanza clamoroso: perchè fortemente premonitore su quanto potrebbe accadere tra un mese e mezzo quando aprirà la caccia grossa.

Una squadra di abusivi è stata individuata dalle forze dell’ordine mentre dava la caccia a un cinghiale in un’area vincolata tra Fonni e Villagrande. Ieri mattina insomma alcuni ribelli hanno aperto la caccia al cinghiale in forte anticipio rispetto la calendario venatorio che la fissa per il 13 di novembre prossimo. Ma quello che rende ancor più pesante la situazione è che questi si sono messi a sparare in un’area proibita del parco nazionale del Gennargentu, molto vicina alla stessa zona di Fonni, in cui domenica scorsa avvenne un altro sconfinamento illegale. Le autorità naturalmente tendono, secondo la linea di prudenza stabilita poco prima dell’apertura della stagione venatoria in un vertice tenuto nella prefettura di Nuoro, a sminuire l’episodio. Nessun arresto, ma sequestro di fucile e relativa denuncia. Alla scena oltre alle forze dell’ordine avrebbero assistito alcuni pastori e altre squadre "normali" che bazzicavano in colline vicine, poco distanti dalla zona proibita.

La squadra abusiva era composta da un decina di cacciatori, organizzati secondo gli schemi tradizionali, in gruppi di battitori e fucilieri. I cani inoltre era di quelli addestrati alla caccia grossa. Al grido del capocaccia, improvvisamente, nella prima mattinata, si è levato il classico frastuono, compreso quello della fucileria a balla sola. Compiuto il misfatto il gruppo si è poi allontanato ed è scomparso sempre nella solita direzione in agro di Fonni all’intero delle aree vincolate del parco nazionale. Qui però è stato bloccato dagli agenti. Del cinghiale ucciso, però, nessuna traccia, forse è stato squartato e nascosto da qualche parte.

L’altro episodio, anche se di gravità minore, si è verificato in un’altra zona del Gennargentu, in agro di Aritzo, dove alcuni cacciatori hanno sparato in aria dentro le aree proibite dal decreto Ronchi. Anche questi sono stati fermati e controllati.

Come domenica scorsa, insomma, una chiara provocazione, un blitz illegale in piena regola, per dimostrare che loro possono entrare nel parco quando e come vogliono. Come è chiaro, dei due episodi registrati, il primo appare più preoccupante del secondo. Iniziare la caccia grossa con più di un mese di anticipio rispetto al caledandrio venatorio suona infatti come una sfida. Il messaggio lanciato dai bracconieri anticipa quello che potrebbe succedere su questi monti la prima domenica di caccia grossa nelle autogestite del Gennargentu. In tarda serata un comunicato dell’Ente foreste parla di giornata di caccia complessivamente tranquilla, disturbata soltanto dai due episodi isolati. Il comandante Carlo Boni tende a mettere in risalto la linea di prudenza adottata e la collaborazione con tutte le forze dell’ordine nelle operazioni di controllo del territorio vincolato del Gennargentu.

Moderatamente soddisfatto anche l’assessore regionale all’Ambiente, Tonino Dessì, che nei giorni scorsi ha stralciato la parte non vincolata delle terre in cui ricadevano numerose riserve di caccia autogestite. Un’operazione questa, che ha sicuramente contribuito a far calare la tensione, in vista anche della "sospensione" dei vincoli e del superamento del decreto Ronchi.

Numerosi cacciatori, prima esclusi dal decreto anche agiva anche sulle aree non ricadenti nel parco, ieri mattina sono potuti tornare a esercitare l’attività venatoria nelle terre "liberate" dallo stralcio regionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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