SETTEMBRE 2004

 

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 29 settembre 2004 

Assemini (CA) 

Troppi randagi nelle strade, il Comune va alla ricerca di un canile 

Cresce la spesa per accogliere i cani randagi e l’amministrazione comunale è costretta a guardarsi attorno. «Dovremo pensare a un canile comunale», commenta il vicesindaco Salvatore Usai, «perché ogni anno ci troviamo ad affrontare una spesa sempre più alta e difficile da sostenere con le nostre sole forze». I conti, del resto, parlano chiaro. 

Se nel 2001 per gli 83 cani randagi raccolti e accolti in un canile privato la spesa era di quasi 52 mila euro all’anno, la stessa somma è lievitata a quasi 69 mila euro nel 2002, a 76 mila nel 2003 mentre per quest’anno gli uffici comunali hanno già ipotizzato un preventivo di spesa di oltre 86 mila euro. E tenendo conto di come nel 2001 erano 83 i cani mentre quest’anno si prevede di averne un massimo di 106, si capisce come non è solo il numero dei cani che cresce ma soprattutto le spese per il loro mantenimento. 

«Con Cagliari stiamo pensando di realizzare un canile intercomunale nella zona del Casic- continua il vicesindaco- così da riuscire a limitare le spese». E la soluzione di consorziarsi con Cagliari non è neanche l’unica ipotizzata dagli amministratori comunali. A Decimomannu in località Sa Perda Bianca l’amministrazione comunale sta per far partire l’appalto del primo lotto funzionale del canile intercomunale. 

«Chiederemo anche a Decimo- annuncia fin d’ora Usai- se esistono le possibilità di farne parte anche noi unendo le forze e condividendo i vantaggi». Il problema del randagismo nei centri abitati è infatti molto diffuso con tanti che ancora sono soliti abbandonare i cani dopo averli magari acquistati ed essendosi accorti di non farcela a fornirgli le cure. (g.l.p.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 28 settembre 2004  

Giorgino (CA)

Salvate quei cani» Un esposto su un branco di randagi 

Finisce in procura il caso dei randagi di Giorgino. «Una ventina di cani sta morendo alle porte di Cagliari», si legge in una lettera inviata qualche settimana fa all’Unione Sarda. Il biglietto ora si è trasformato in un esposto presentato dall’associazione Amici miei 2 alla procura della Repubblica tramite l’avvocato Roberto Zedda: «Si chiede agli inquirenti di far luce sulla presenza di un nutrito gruppo di cani che parrebbe essere stato abbandonato in un terreno, quasi una discarica a cielo aperto, in località Giorgino».

Alcuni volontari che si occupano di nutrire i cuccioli abbandonati sostengono che questi erano in quello spiazzo già da qualche anno: «Noi venivamo ad aiutare alcune persone di un’associazione che avevano il compito di curare questi animali. Dall’amministrazione comunale hanno anche avuto parecchio aiuto. Poi un giorno sono andati via, dimenticando qualche bestiolina». Ma quando ci sono cagne il numero degli amici a quattro zampe aumenta in maniera esagerata: da poco sono nati dieci cuccioli e tra pochi giorni ci sarà un nuovo parto. «Non vogliamo inchiodare nessuno, semplicemente salvare l’esistenza di questi cani, ma abbiamo bisogno di aiuto», continuano i volontari. 

«Siamo già intervenuti» - spiega Alessandra Zedda, assessore agli Affari generali e decentramento «Da quel terreno abbiamo preso 118 cani. Ma ci stiamo occupando anche di altre zone, come Sant’Elia e Calamosca. Visto che per Giorgino arrivano varie segnalazioni si farà presto un altro intervento: catturare le cagne, naturalmente quando il canile avrà il posto per ospitarle». La situazione è allarmante anche per gli automobilisti: «Spesso capita di trovare cani morti sull’asfalto» - spiegano gli abitanti della zona - «questo significa che anche chi li ha investiti ha rischiato la vita. La notte le auto passano veloci e la visibilità non è molto buona».

(fr. gh.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 28 settembre 2004

Nuoro 

Illeso il conducente, morto l’animale 

Si è trovato davanti un cavallo che sostava in mezzo alla carreggiata non è riuscito a evitarlo e lo ha travolto con la propria auto. Se l’è vista veramente brutta Gianni Zedda, un giovane nuorese di 26 anni che da tempo risiede ad Udine, che ieri mattina, poco dopo l’alba, è rimasto vittima dell’incredibile incidente. A bordo della sua Nissan Almera stava viaggiando lungo la superstrada Nuoro Siniscola, in direzione del capoluogo baroniese, quando, giunto all’altezza della zona industriale a sud del paese, all’ultimo istante ha notato la sagoma del grosso animale prendendolo in pieno. L’automobilista nonostante l’urto tremendo che ha semidistrutto l’auto, è rimasto miracolosamente illeso, mentre l’animale a causa delle ferite riportate, è morto sul colpo. A dare l’allarme è stato lo stesso Zedda, che pur essendo in stato di choc, è riuscito comunque a chiamare i soccorsi. Sul posto, dopo alcuni minuti, si sono portati i carabinieri della radiomobile di Siniscola, per effettuare i rilievi del caso.

Secondo una prima ricostruzione della dinamica pare che l’automobilista non potesse notare da lontano l’animale visto che faceva ancora buio e se lo sia trovato di fronte quando ormai era troppo tardi per poterlo evitare. Fortunatamente Zedda se l’è cavata solo con un grande spavento, praticamente un miracolo viste le condizioni in cui era ridotta la sua Nissan, praticamente da buttare via. Nonostante tutto si sia concluso senza conseguenze drammatiche la brutta avventura che ha visto coinvolto il giovane nuorese ha però riportato alla ribalta il vecchio problema legato alla presenza di animali sulla strada a scorrimento veloce Nuoro-Siniscola. Una situazione resa negli ultimi anni ancora più pericolosa dalla presenza delle barriere spartitraffico centrali che se da un lato hanno posto fine alla lunga catena di scontri frontali spesso dall’esito mortale dall’altro hanno praticamente cancellato ogni via di fuga nel caso di animali sulla carreggiata. Da quando sono state sistemate infatti, è diventato praticamente impossibile riuscire ad evitare incidenti in casi come quello accaduto ieri all’alba. Un rischio che lungo la strada è ben segnalato anche se viene accentuato dalla mancanza di reti protettive ai bordi della superstrada, il che favoriscono l’intrusione, soprattutto nelle ore notturne, di grossi animali come vacche o pecore che pascolano nelle campagne vicine. Dopo l’incidente l’animale è stato potato via e fatto incenerire in un centro specializzato. Intanto i militari hanno avviato le indagini per risalire al proprietario dell’animale. Un lavoro non facile visto che per sfortuna dell’investitore e della sua assicurazione, l’animale è stato colpito dall’auto proprio nella parte dove era stato inciso il marchio del proprietario, rendendolo illeggibile.

Fabrizio Ungredda 

 

 

 

L'UNIONE SARDA

martedì 28 settembre 2004 

Ghilarza (Oristano) 

Sgozzate e bruciate 20 pecore 

Grave atto intimidatorio nei confronti di un allevatore di Ghilarza, Antonio Mele di 60 anni. All’alba di ieri la sua azienda agricola, nelle campagne di Trempu, vicino a Ghilarza, è stata devastata da un violento incendio. E non è tutto. Pare infatti che qualcuno abbia sgozzato una ventina di pecore - notizia questa non confermata dalle forze dell’ordine. Di certo invece il fatto che gli animali sono morti bruciati dalle fiamme. A dare l’allarme è stato lo stesso proprietario che, giunto sul posto intorno alle 6 del mattino, ha visto che il suo ovile era in fiamme e così pure il capannone dove erano conservate le balle di fieno. Ottocento quelle distrutte dal rogo. Ingenti danni: ammonterebbero infatti a quindicimila euro. I vigili del fuoco di Macomer, allertati dall’allevatore, hanno impiegato oltre due ore a domare le fiamme che si levavano alte dall’azienda di Antonio Mele. Solo alle 8.30 sono infatti riusciti a spegnere l’incendio. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Ghilarza. Al momento sono in corso le indagini per accertare la natura dell’incendio. Gli inquirenti, a riguardo, non si sbilanciano Anche se sembra essere confermata la natura dolosa del rogo. Qualche dettaglio in più si dovrebbe avere nei prossimi giorni, ma l’ipotesi che qualcuno abbia appiccato volontariamente il fuoco non è da escludere, considerando la dinamica di quanto avvenuto. Contrastanti le informazioni sulle pecore morte dentro l’ovile. Secondo i militari sarebbero rimaste uccise dalle fiamme, c’è invece chi afferma che sono state brutalmente sgozzate. Fino ad oggi Antonio Mele, conosciuto in paese come una persona tranquilla, non aveva mai ricevuto minacce o avvertimenti.

Ai carabinieri ora il compito di far luce sulla vicenda. (a. o.)

 

'UNIONE SARDA

lunedì 27 settembre 2004

Nuoro 

Uccisi nella periferia di Badu ’e Carros un mezzo e un purosangue

Misteriosa vendetta, sgozzati due cavalli 

Pesante intimidazione a un allevatore nuorese. Due cavalli sono stati uccisi nelle campagne vicine alla zona di Badu ’e Carros. Entrambi sgozzati nella notte, da mani ignote che li hanno fatti uscire dalla stalla dove il proprietario, un allevatore di 33 anni, li aveva lasciati sabato sera.

I due animali, un purosangue e un mezzosangue, entrambi di otto anni, sono stati trovati ieri mattina da un ragazzo che lavora nell’azienda agricola di cui è titolare C. S., il proprietario dei due cavalli. 

Li ha visti riversi a terra, in una pozza di sangue, fuori dal locale che li ospitava ogni notte, in un tancato nelle campagne di Ghilisai, località che si trova alle spalle di Badu ’e Carros. Come ogni mattina, il ragazzo è giunto presto per lavorare nell’azienda. Sapeva che i cavalli erano nella stalla. Invece una volta arrivato, ha trovato la brutta sorpresa.

Dopo aver visto i due animali sgozzati, il ragazzo ha subito avvisato il proprietario che, a sua volta, ha fatto denuncia ai carabinieri. Il proprietario ha subito raggiunto le campagne di Ghilisai, dove sono arrivati anche i militari dell’Arma.

I carabinieri hanno avviato le indagini per far luce su un episodio che nella cultura barbaricina costituisce un messaggio molto inquietante. Gli investigatori ipotizzano che l’uccisione dei due cavalli sia legata in qualche modo a questioni maturate nel mondo agropastorale.

I due animali non erano cavalli da corsa, non gareggiavano nei palii che di solito accompagnano le sagre paesane. 

Per il proprietario, appassionato di cavalli come lo sono spesso i pastori barbaricini, rappresentavano soprattutto un hobby. Per questo gli investigatori tendono a escludere che l’inquietante episodio dell’altra notte possa essere in qualche modo legato al mondo delle corse. Considerano con maggiore attenzione, piuttosto, l’idea che l’uccisione dei due animali avvenuta l’altra notte possa essere messa in relazione questioni legate al mondo agropastorale. Tra le ipotesi, c’è quella di una misteriosa vendetta nei confronti del giovane proprietario.

 

LA NUOVA SARDEGNA

domenica 26 Settembre 2004 

Cala Gonone

L'apertura della stagione venatoria inizia con le polemiche per la superficialità di alcune persone

Un astore sardo colpito da una fucilata

Il Cea: "I cacciatori devono prestare attenzione alle loro prede"

La caccia è iniziata! Se n'è accorto anche uno splendido

esemplare di astore sardo che giovedì è stato centrato in pieno da una fucilata a pallini. A niente è servito l'intervento di una bambina che lo ha raccolto e portato al Centro di educazione ambientale dove per le gravi ferite riportate è morto durante la notte. Il rapace era stato trovato ieri nell'abitato di Cala Gonone da Martina, una bambina di 10 anni, mentre giocava con degli amichetti. La bambina, si è subito resa conto che l'animale ferito era simile a quello che aveva visto qualche giorno prima nella mostra della fauna selvatica del Cea di Cala Gonone.

Proprio in quella occasione la piccola aveva infatti appreso che l'astore è un rapace diurno ormai a rischio di estinzione. Dopo averlo raccolto (prima che intervenisse un gatto che aveva cattive intenzioni), con un gruppo di amichetti lo ha portato al Centro di educazione ambientale dove ha l'uccello ha ricevuto le prime cure.

"Nonostante il folto piumaggio che ricopriva la ferita, subito ci siamo accorti della gravità della situazione - hanno commentato sconsolati i ragazzi del Cea - e durante la notte il piccolo rapace purtroppo, è morto".
Un deplorevole atto di stupidità, che mette ancora una volta in evidenza l'incoscienza di alcuni che non si possono definire cacciatori.

"Individui che - come li hanno definiti i ragazzi del Centro di educazione ambientale - non appena apre la stagione venatoria sparano a tutto ciò che vola senza rendersi conto del grave danno che possono arrecare al patrimonio naturalistico, una delle poche risorse che distingue ancora la Sardegna a livello mondiale".

Il Centro di educazione ambientale a nome di tutta la comunità condanna questo vile atto e vuole mettere in evidenza l'incoscienza di alcuni adulti, con la speranza che grazie alle nuove generazioni si possa preservare questa enorme ricchezza che i nostri nonni ci hanno lasciato in eredità.

Dopo la poiana, l'astore è l'accipitride più diffuso al mondo. È un abile cacciatore in aria e al suolo. Per il tipo di caccia in falconeria viene definito di basso volo come anche lo sparviero.

Un animale caratteristico a rischio di estinzione che con maggiore attenzione e sensibilità da parte degli appassionati cacciatori andrebbe tutelato.

Nino Muggianu

 

L'UNIONE SARDA 

domenica 26 Settembre 2004 

Strade bloccate a Santo Stefano, cane salvato in via Napoli

La città finisce sott’acqua

Allagato anche il Carrefour 

Strade e scantinati allagati, tombini in tilt, cittadini prigionieri in casa. È stata una serata d’inferno ieri per la città. Il violento acquazzone e la grandinata del pomeriggio hanno messo in ginocchio interi quartieri. Lo scenario, ovunque lo stesso: strade trasformate in torrenti in piena e off-limits per gli automobilisti costretti a fare i salti mortali per arrivare a destinazione. Fino a tarda sera le squadre dei vigili del fuoco e gli agenti della polizia municipale hanno regolato la circolazione e cercato di far defluire l’acqua. Ma la situazione è rimasta critica per parecchie ore. E non solo nel centro urbano. Anche al Carrefour l’acqua ha raggiunto i locali costringendo i dipendenti a fare i salti mortali per liberare i pavimenti. A Quartu a subire i maggiori disagi è stata soprattutto la zona di Santo Stefano: in via Turati, della Musica, Palestrina, Gramsci e Malipiero come accade puntualmente ogni volta che piove, i tombini sono andati in tilt e l’acqua putrida ha inondato le strade arrivando fin dentro gli scantinati e i piani bassi delle abitazioni. Enormi disagi per i residenti barricati in casa per via dell’acqua alta. «Una situazione vergognosa che si ripete da anni», spiegano alcuni, «basta un po’ d’acqua e i tombini straripano. Non sappiamo più che cosa fare. L’acqua putrida è entrata negli scantinati e ha sommerso le auto parcheggiate». Via Turati e le strade intermedie sono state chiuse al traffico e la circolazione è stata deviata verso la via Nenni. In via D’Annunzio, oltre ad essere saltati i tombini sono anche usciti dalle fogne numerosi topi che hanno cercato la salvezza sulle strade. Problemi anche in via Malipiero dove l’acqua ha raggiunto quasi il livello delle abitazioni. Sott’acqua la via Fiume. Anche qui i tombini non sono riusciti a contenere la pioggia. Sul posto sono intervenuti i volontari della Paff. Ma tutta la città è stata stravolta dal nubifragio. Via Cagliari, via Roma e via Dante in breve tempo sono state sommerse dall’acqua. Fiumi di fango in prossimità degli scavi della rete idrica. L’episodio più curioso in via Napoli dove le squadre dei vigili del fuoco e una pattuglia del commissariato di polizia sono intervenute per salvare un cane. Un pastore tedesco di sette mesi era infatti rimasto legato e incustodito nella terrazza di un appartamento. I vicini sentendolo lamentarsi, hanno avvisato le forze dell’ordine. L’animale inzuppato d’acqua è stato slegato e asciugato. La pioggia ha riproposto le solite emergenze che la città si porta dietro da anni. I tombini incapaci di far defluire l’acqua in eccesso, le tubature fatiscenti, le strade impraticabili per via di fossi e avvallamenti. Dietro via Turati passa il collettore fognario Q2 del depuratore centrale di Is Arenas che raccoglie anche i liquami di Selargius, Quartucciu, Monserrato. Un depuratore fatiscente che, in attesa della sostituzione, continuerà a creare problemi. A Selargius allagamenti nel rione di Santa Lucia e in via Trieste, dove tra l’altro sono in corso lavori. 

Giorgia Daga 

 

L'UNIONE SARDA

sabato 25 settembre 2004

Mercoledì le gare al Centro fieristico 

Premio cavallo da sella, la sfida per 250 esemplari 

Oristano

Prenderà il via mercoledì 29 presso il Centro fieristico, il 43° Premio regionale di allevamento cavallo da sella organizzato dall’Apa (Associazione provinciale allevatori) di Oristano. «È una grande soddisfazione per l’associazione di Oristano organizzare per la terza edizione consecutiva il Premio regionale - afferma Osvaldo Panetto, direttore Apa di Oristano - dal 2002 le altre tre associazioni provinciali ci hanno affidato questo incarico per l’esperienza e per la nostra centralità. Al Premio regionale partecipa solo la Sardegna per l’elevato numero di animali, mentre in altre parti d’Italia vengono effettuati raggruppamenti di più regioni; è il Premio Regionale più partecipato - afferma ancora Panetto - con 250 cavalli iscritti, esemplari di tre anni e mezzo di razza anglo-araba italiana che vengono sottoposti a tre prove: prova di modello; prova di obbedienza e al premio salto in libertà; per ogni prova ci sarà un giudice dell’Unire (Unione nazionale incremento razze equine). Martedì 28 dalle 9 alle 18 è previsto l’arrivo dei cavalli; mercoledì dalle 8 alle 18 si susseguiranno le varie prove. Venerdì alle 18,30 ci sarà un convegno in cui Gian Mario Corsalini, tecnico specializzato dell’Apa Marche, parlerà di Inseminazione strumentale: pregi e difetti per una tecnica di uso comune. Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre presentato il nuovo sito internet dell’Apa. Sabato e domenica in collaborazione con l’Ersat e ben 95 agriturismi, ci sarà una rassegna sulla produzione di cibi tradizionali della provincia di Oristano. In programma anche una dozzina di stand per la degustazione; per l’occasione non mancheranno le tre cooperative di Arborea e altri espositori locali. Domenica alle 10,30 verrà premiato il primo cavallo di ogni prova; con il “criterium” sarà poi stabilito quale cavallo si è comportato meglio nel corso delle varie prove. Alle 17 ci sarà il battesimo del cavallo grazie alla partecipazione del “Giara Club” di Oristano con lo svolgimento di alcune pariglie. «La manifestazione - conclude Panetto - si svolgerà con l’Unire, Anacsi (associazione nazionale allevatori del cavallo da sella italiano), l’Istituto di incremento ippico di Ozieri, la Regione, la Provincia e il Comune di Arborea».

Luigia Neri

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 22 settembre 2004 

San Vero Milis

La forestale denuncia 4 cacciatori

Quattro denunce e il sequestro di fucili e selvaggina. È l'esito di un'operazione della Forestale nel corso della giornata di domenica scorsa
che ha segnato l'avvio della nuova stagione di caccia. I controlli fatti partire dai ranger nelle campagne della provincia hanno consentito di sorprendere quattro cacciatori che nel proprio carniere avevano appena riposto selvaggina protetta, otto tortore dal collare e due storni neri. Le prede erano state appena abbattute nelle campagne di Simaxis e nella località Is Benas, di San Vero Milis. I quattro sono stati così denunciati alla Procura della Repubblica per caccia di specie non consentita dal calendario venatorio. Gli uomini del Corpo forestale hanno sequestrato, oltre che le prede abbattute, i quattro fucili. Per riavere indietro le armi, i trasgressori dovranno provvedere al pagamento di una multa di cinquecento euro, ma anche alle spese del procedimento penale.

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 22 settembre 2004 

Interrogazione di Artizzu

Zone di protezione speciali Un limite alla caccia

Le zone di protezione speciale create per tutelare le specie volatili,

istituite lo scorso luglio dalla giunta Soru, preoccupano Ignazio Artizzu, consigliere regionale di Alleanza Nazionale, che ha presentato un'interrogazione all'assessore regionale all'Ambiente Tonino Dessì (Ds).

Secondo Artizzu, che veste anche i panni di presidente della Federcaccia,
«immense zone della Sardegna saranno sottoposte a severi vincoli che arrecheranno un grave pregiudizio all'allevamento, alla forestazione, all'agricoltura, alla caccia e alla pesca ed anche alla raccolta di funghi», tutte attività importanti nell'economia isolana. Le domande del consigliere sono semplici: la Giunta ha quantificato le reali limitazioni che saranno imposte a questi settori? Nel tentativo di stabilire zone di protezione speciale non si rischia di compromettere radicate tradizioni sarde, soprattutto delle zone interne?

Queste però non sono le uniche preoccupazioni illustrate nella sua interrogazione. Ignazio Artizzu si chiede se l'assessore all'Ambiente Dessì abbia o meno «predisposto un progetto di adeguata informazione per la popolazione e le amministrazioni che vivono nei territori in cui saranno istituite le zone di protezione speciale».

 

SARDEGNA OGGI

martedì, 21 settembre 2004

Trapianti e i maialetti taroccati in Regione

Cagliari

I casi dei centri di trapianto del fegato e dei maialetti “taroccati” sono stati discussi dalla commissione Sanità del Consiglio regionale. Nel primo caso l'interpellanza è stata superata dalle successive decisioni della Giunta, mentre nel secondo, l'interpellante, il sardista Giuseppe Atzeri, si è detto insoddisfatto dalla risposta dell'Assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin.

I casi dei due centri di trapianto del fegato, che sarebbero dovuti essere istituiti in Sardegna, e l’importazione di maialetti “taroccati” dall’Olanda sono stati discussi dalla Commissione Santità del Consiglio regionale che ha esaminato le due mozioni presentate, su questi argomenti. L'interpellanza sulla istituzione del Centro regionale trapianti presso l’Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari e sulla stipula di una convenzione tra la stessa Azienda Brotzu e l’Azienda San Giovanni Battista di Torino, che avrebbe fornito una consulenza chirurgica e di indirizzo trapiantologico, sembra superata dalle ultime decisioni della Giunta regionale, tanto che il presentatore, Roberto Capelli, si è detto “parzialmente soddisfatto” della risposta dell’assessore alla Sanità Nerina Dirindin. La vicenda dei maialini, invece, è ancora del tutto aperta, perché Giuseppe Atzeri, l’esponente sardista che la ha riproposta, si è dichiarato assolutamente insoddisfatto delle dichiarazioni dell’assessore regionale.

L’istituzione di due centri di trapianto del fegato, hanno ricordato i presentatori della interpellanza, era stata decisa perché, a Cagliari, alcuni interventi erano già stati effettuati, con successo, per la notevole preparazione tecnico-scientifica dell’équipe che opera in questo particolare, e delicato, settore. A Sassari stavano per essere realizzate le condizioni che avrebbero permesso di istituire, anche nell’ospedale Santissima Annunziata, un centro simile. L’Asl 1 di Sassari, a questo proposito, aveva a suo tempo raggiunto un accordo con il Politecnico Umberto I di Roma per una futura collaborazione. La decisione di bloccare tutto e di stipulare le convenzioni con il centro di Torino, secondo gli interpellanti, aveva creato non poche perplessità, anche per gli elevati costi che le aziende ospedaliere sarde avrebbero dovuto sopportare. Dubbi fugati dall’assessore Dirindin, che ha ricordato come sia stato istituito il solo centro trapianti dell’ospedale Brotzu, in attesa che l’azienda di Sassari raggiunga gli standard previsti per l’istituzione di una struttura simile. Quanto alle “convenzioni, non ne è stata firmata alcuna, perché tutto è ancora alla fase dei preliminari, delle “bozze”. In futuro, quindi, anche Sassari potrebbe essere dotata di una simile struttura d’avanguardia, ma non è da trascurare l’ipotesi che in Sardegna venga autorizzato un solo centro. Molto, in sostanza, dipenderà dal numero dei trapianti, dalla preparazione delle èquipes chirurgiche e dalla qualità delle strutture disponibili.

“Insoddisfacente”, invece, la posizione della giunta per quanto riguarda la vicenda dei maialini “taroccati”. “Questi animali arrivano in Sardegna in condizioni precarie e viaggiano senza osservare le norme sanitarie nazionali e comunitarie. I servizi sanitari e quelli veterinari della Sardegna, inoltre, non sono in condizioni di controllare l’arrivo di animali, che possono essere malati o infetti e che causano, come avvenuto in passato, gravissimi danni al patrimonio zootecnico isolano. L’importazione di questi suini - ha aggiunto Giuseppe Atzeri - crea un grave danno all’immagine dei prodotti della Sardegna, è la prova che la nostra isola è assolutamente indifesa, che vengono violate tutte le leggi in materia sanitaria e non vengono garantiti i diritti dei consumatori e dei produttori sardi di porceddus”. Una posizione, ha ricordato sempre Atzeri, segnalata anche in passato, ma che non ha portato ad interventi decisi ed efficaci.

“Iniziative - ha risposto l’Assessore - che non potranno essere prese neanche ora, perché molte delle norme violate sono di competenza nazionale ed internazionale e la Regione non ha la potestà per intervenire in queste materie”. A questo punto i consiglieri Azteri, Capelli ed Oppi hanno chiesto che la Regione intraprenda i necessari passi per chiedere maggiori controlli alle autorità governative ed europee, avviando una campagna di sensibilizzazione perché i prodotti sardi siano tutelati e difesi, anche dalle organizzazioni dei produttori, e facendo in modo che le strutture veterinarie regionali evitino il ripetersi di “arrivi incontrollati” di animali, di palesi “frodi” nei confronti degli ignari consumatori. La Commissione nei prossimi giorni avvierà l’esame della manovra di assestamento del bilancio, per le parti di sua competenza, incontrando, giovedì mattina, lo stesso assessore Dirindin.

 

LA NUOVA SARDEGNA

martedì 21 settembre 2004

Denunciati quattro cacciatori. S. Vero, hanno abbattuto uccelli protetti 

San Vero Milis

La stagione venatoria è appena iniziata, ma già si segnalano i primi illeciti anche nell'Oristanese. A finire nei guai sono stati quattro cacciatori sorpresi dalla Forestale dopo aver abbattuto specie non indicate nel calendario venatorio. I ranger hanno denunciato i trasgressori e sequestrato armi e selvaggina. Oltre a un'ammenda di 500 euro, i cacciatori finiranno anche in tribunale.

Sono stati gli agenti della stazione forestale di Oristano, durante un servizio di prevenzione, predisposto in occasione dell'apertura della stagione venatoria, a sorprendere i cacciatori con la selvaggina appena presa. I ranger hanno bloccato due diverse comitive, nelle campagne di Simaxis e all'interno del comprensorio di "Is Benas", nell'ultima propaggine settentrionale del Sinis nelle campagne di San Vero Milis. Dopo aver controllato decine di cacciatori gli agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale hanno controllato due cacciatori alla periferia di Simaxis. Nel carniere ben pieno però c'erano otto prede non consentite come le tortore dal collare orientale.

Poco dopo altri due cacciatori sono stati controllati nella zona di "Is Benas" da un'altra pattuglia della forestale. Nel carniere avevano due storni neri, anche questi specie protetta. Una volta in caserma sono stati identificati e denunciati. I ranger hanno sequestrato anche i fucili.

Per i quattro è scattata la denuncia a piede libero alla procura della Repubblica per aver abbattuto specie non consentite dal calendario venatorio. I controlli saranno potenziati anche nella prossima giornata di caccia, come ha tenuto a specificare il direttore del servizio di vigilanza ambientale di Oristano, il dottor Sebastiano Mavuli.

Elia Sanna

 

L'UNIONE SARDA

sabato 18 settembre 2004 

Arzana.

I soci della riserva: già troppi i danni del fuoco

C'è poca selvaggina, caccia solo al mattino

Domenica riprende la stagione venatoria e i cacciatori della riserva autogestita Idolo hanno deciso di ridurre l'orario di caccia. Si potrà sparare a lepri e pernici dall'alba fino alle 14 e non fino al tramonto come prevede il calendario venatorio regionale per le ultime due domeniche di settembre e le prime due di ottobre.

I cacciatori della riserva autogestita Idolo nei giorni scorsi si sono riuniti in assemblea con il segretario dell'associazione Marco Melis e hanno deciso di procedere all'autoregolamentazione: il 19 e il ventisei di questo mese e il tre e dieci ottobre doppiette e fucili entreranno in azione per mezza giornata. L'alto numero di incendi e i danni provocati dal fuoco nel perimetro della riserva hanno avuto come conseguenza lo spopolamento della selvaggina. Da qui la decisione di ridurre l'orario di caccia.

L'area della riserva comprende duemila ettari di terreno e si estende dalla zona a valle dell'abitato fino alla statale Lanusei-Tortolì e alla provinciale Tortolì - Villagrande.

Novità in arrivo anche per quanto riguarda la caccia grossa al cinghiale.

«Abbiamo deciso di fissare il calendario più avanti - fa sapere Marco Melis - in base alla fauna effettivamente presente sul territorio della riserva».

L'associazione punta ad evolversi. Conta un centinaio di soci e vuole allargare le proprie fila anche ai non cacciatori: «L'obiettivo è quello di creare un'associazione di volontari che - spiega Marco Melis - operi per la salvaguardia del territorio e si impegni per la tutela della fauna e della flora». Tra i proprietari dei terreni che si trovano nei pressi della riserva c'è già qualcuno che si è dimostrato più che favorevole ad aderire all'iniziativa. Le attività previste sono tante e diverse e vanno dalla prevenzione degli incendi alla bonifica di aree inquinate da discariche abusive. Un fenomeno non molto diffuso ma comunque da contrastare è il
bracconaggio e il recupero delle vecchie sorgenti sarebbe un ottimo strumento di lotta perché così aumenterebbero i punti in cui si fermano gli animali e localizzarli diventerebbe più difficile. Il tutto da fare «in collaborazione con gli enti e le organizzazioni che già si occupano di queste emergenze», sottolinea Melis annunciando che nei programmi c'è anche il miglioramento dei terreni attraverso la creazione di nuove zone seminative. «In questo modo si garantisce la sopravvivenza della fauna che avrà di che nutrirsi e si creano ostacoli agli incendi».

Marco Melis, segretario dell'associazione dei cacciatori della riserva da quattro anni traccia un bilancio positivo delle attività finora svolte.

«Siamo al terzo anno di ripopolamento della fauna che conta già 15 nuove
coppie di pernici distribuite in varie parti dell'autogestita». Soddisfatto anche il presidente della riserva Raffaele Sestu che sottolinea l'impegno dei soci per combattere gli incendi e spiega: «Abbiamo lavorato soprattutto all'avvistamento e alla prevenzione dei focolai».

Presto direttivo e soci dell'associazione si riuniranno per adottare il nuovo statuto «che tiene conto delle esigenze legate alla salvaguardia e tutela dell'ambiente».

Maria Franca Campus

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 15 settembre 2004 

Capoterra (Cagliari) 

Sterilizzazione dei cani

Pronti i moduli per i contributi 

Tra pochi giorni, presso gli uffici del Comune e delle Asl, saranno a disposizione i moduli per poter usufruire dei contributi per la sterilizzazione dei cani. La speranza è che si arrivi ad una vasta operazione di sterilizzazione canina che, secondo molti, dovrebbe arginare il fenomeno del randagismo. L’assessore agli Affari Generali del Comune di Capoterra, Massimiliano Cabras, che si è occupato del problema, organizzando anche convegni e incontri pubblici di informazione e sensibilizzazione, spiega: «Il nostro territorio, più di altri, soffre della piaga del randagismo. Da anni monitoriamo la situazione, e siamo giunti alla conclusione che il randagismo è causato principalmente dall’abbandono delle cucciolate indesiderate. Per questo motivo, insieme ad altre iniziative, come un nuovo canile ed un migliore sistema di adozioni, abbiamo insistito con la Regione perché finanziasse una vasta opera di sterilizzazione, aiutando i cittadini a sostenere questa spesa».

L’Assessorato alla Sanità, quindi, ha deciso di concedere i finanziamenti necessari, e li ha affidati al Servizio Veterinario delle varie Asl, presso le quali potranno rivolgersi sia i canili (pubblici o convenzionati) sia i privati. Gli interessati dovranno compilare un questionario (anch’esso disponibile presso gli uffici delle Asl, oppure in facsimile sul sito www.ComuneCapoterra.ca.it) e dovranno attendere un’autorizzazione, prima di recarsi da un veterinario convenzionato: il costo, che è di circa 200 euro, sarà per il 90% a carico della Regione: i cittadini dovranno pagare solo 20 euro. Ma attenzione: per sottoporre i propri cani alla sterilizzazione, è necessario ch’essi siano registrati all’anagrafe canina. (g.e.m.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 14 settembre 2004 

Cagliari 

«Venti cani stanno morendo a Giorgino»

«Una ventina di cani stanno morendo a Giorgino»: la denuncia arriva da Lucia Pusceddu, di Capoterra. Ogni giorno venendo a Cagliari la signora vede il gruppo di randagi e spesso si ferma a dare loro qualcosa da mangiare, ma sa che potrebbero morire da un momento all’altro, come spesso capita investiti da una macchina. «Si tratta di animali di grossa taglia - scrive nella lettera indirizzata alla nostra redazione - tra cui due cagne con relativa cucciolata».

Le associazioni Amici miei e Fido felix intervengono sul posto e subito portano via una cagnetta ferita. Destinazione il canile municipale. In via Po viene curata dal veterinario: «La stiamo medicando, dovrà fare un po’ di terapia e poi sarà pronta per essere adottata», spiega Pietro Frongia. «Prendere tutti i cani sarebbe impossibile, manca il posto. Abbiamo preso solo questa cagna, che avrà all’incirca otto anni, perché non era in buone condizioni».

Del problema del randagismo a Giorgino, e in tutte le zone della città, si occupa assiduamente l’amministrazione comunale: «Da quella zona negli ultimi due anni abbiamo preso 118 cani», spiega Alessandra Zedda, assessore agli Affari generali e decentramento. « Tutte le zone di Cagliari vanno tutelate. Con l’assessorato all’ambiente stiamo studiando un piano per la sterilizzazione, in collaborazione con la Asl».

E’ impossibile portare ogni animale abbandonato nei cortiletti del canile: adesso sono in 250 e aspettano una famiglia che vada a prenderli. In questo periodo al canile si attende il boom delle adozioni: «In genere è proprio questo il momento buono, da settembre a dicembre vengono richiesti parecchi cani». Principalmente cuccioli o di piccola taglia. Solo se quelli già curati vengono portati via ci può essere spazio per gli altri cani che vivono nelle strade. Sono tanti i volontari che si occupano di loro, portando cibo e prestando piccole cure. 

Un veterinario di Capoterra, Alberto Russo, dopo aver letto la lettera della signora Pusceddu chiama in redazione e spiega di essere disposto a medicare gratuitamente i cani di Giorgino o portare qualcosa da mangiare. Sicuramente la sua collaborazione sarà gradita dalle associazioni di volontari che già si occupano delle bestiole, e soprattutto dagli amici a quattro zampe. Amministrazione comunale e amanti degli animali fanno tutto quello che è possibile per difendere i cuccioli in difficoltà. E in città ne girano molti, le zone più preoccupanti sono Giorgino, Sant’Elia, Calamosca e il Villaggio dei pescatori. (fr.gh.)

 

L'UNIONE SARDA

domenica 12 settembre 2004 

Cagliari 

asl e regione 

Contributi pubblici per la sterilizzazione 

Asl e Regione insieme per aiutare i padroni degli amici a quattro zampe: è l’iniziativa che partirà in città, e poi in tutta l’Isola, tra una decina di giorni. Il progetto consiste nell’aiutare economicamente i privati per la sterilizzazione delle loro cagne, spiega Giuseppe Sedda, veterinario dell’Asl. «I proprietari pagheranno un contributo di venti euro, il resto è finanziato dalla Regione». Uno sconto quasi del 90 per cento, se si considera che un intervento di questo genere costa dai 180 ai 210 euro. 

«Non tutte le richieste potranno essere accettate - continua Sedda - le risorse sono limitate. Si stabiliscono quindi dei criteri: verrà considerata principalmente la situazione ambientale in cui vive l’animale». Verrà agevolata, ad esempio, una cagna che vive in una zona dove ci sono molti randagi e potrebbe quindi andare incontro a una gravidanza indesiderata da parte dei padroni. L’obiettivo principale del progetto è quello di frenare gli abbandoni: nella maggior parte dei casi sono proprio i cuccioli che vengono rifiutati e lasciati per la strada. E quando riescono a sopravvivere formano un nuovo gruppo di randagi, che velocemente si moltiplica. (fr. gh.)

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 13 settembre 2004 

Oristano 

Santa Croce 

A Oristano inizia la festa 

Oristano non vuole rimettere nella naftalina il suo Palio, perché riportare in auge la sfida equestre è costato fatica e sudore. Cavalieri e cavalli, ai rioni cittadini e alle frazioni, piacciono e anche se le cerimonie di consegna degli stendardi e le rivalità sono un po’ assopite nessuno vuole abbassare la guardia. E così nonostante mille difficoltà anche per quest’anno il Palio, Città di Oristano, o di Santa Croce che dir si voglia, si farà. Il Comune sborsa meno soldi, ma non importa, tanto aumentano gli iscritti e con essi le quote. Morale, il monte premi non cala di un euro, e i vincitori avranno la soddisfazione di incassare gloria e denaro. Lontani i tempi in cui uno dei più fedeli cronisti del rinato evento, Romolo Concas, riportava sulle pagine dell’Unione Sarda la storia dei rioni, in guerra a suon di soldi, alla caccia di fantini professionisti. Anche i premi per i vincitori erano soprattutto simbolici. Al primo classificato andava infatti una riproduzione in argento della Torre di San Cristoforo, accompagnata nell’82 da cinquecentomila lire e a seguire quattrocento per il secondo, trecento per il terzo e duecento per il quarto. Oggi queste cifre fanno sorridere, ma lo spirito con cui l’associazione dei cavalieri ha tenuto duro e evitato che il Palio potesse subire un deleterio stop è da lodare e sostenere. Oltre alle difficoltà di carattere economico, l’organizzazione ha dovuto anche tenere conto della concorrenza spietata portata da altre manifestazioni similari, che si proponevano nella stessa data, il 12 settembre, e nelle immediate vicinanze. Nessuna paura dunque, si cambia la data. L’importante è che il Palio si corra e che i nomi buoni, tra i fantini che esercitano nell’Isola, ci sia. La nuova data dunque il 26 settembre, a conclusione di un mese di manifestazioni ospitate dalla città. Per la cronaca il montepremi, invariato rispetto alle ultime edizioni, con ben seimila euro per il vincitore e a seguire, duemilacinquecento per il secondo, millecinquecento al terzo, mille al quarto e infine seicento e quattrocento per gli ultimi due arrivati nella finalissima a sei. (n. d. c.)

 

 

L'UNIONE SARDA

domenica 12 settembre 2004 

Cagliari 

Via Po. 

Si spera in un boom di richieste sotto Natale 

Solo cento animali adottati Il canile non ha più spazio 

A volte ritornano. Sembra incredibile, ma in qualche raro caso capita persino che il cucciolo appena adottato si faccia prendere dalla nostalgia del canile. «Qualche volta è successo», conferma Pietro Frongia, veterinario del canile municipale di via Po, «ma la stragrande maggioranza delle adozioni va bene». Nel 2003 sono state 220, quest’anno per ora siamo fermi alla metà: ma il boom delle richieste si registra sempre a settembre, al ritorno delle vacanze, e poi sotto Natale. «Cercano soprattutto cuccioli - spiega Frongia - e molti cani di piccola taglia».

In questo momento, nel cortile dedicato agli amici a quattro zampe ci sono 250 musetti in attesa, e scrutano chiunque entri sperando che sia per loro qualcuno da amare. L’importante è ricordarsi che prendere in casa un cane è un impegno serio, non un semplice capriccio, come pensano tante persone che poi cercano di abbandonarli. «Riceviamo tante telefonate da privati che vogliono mettere nel canile il loro animale. Ma sono richieste assurde, in via Po si prendono i cani randagi che non stanno bene o quelli che vengono lasciati soli - continua Frongia -, ci arrivano tante segnalazioni, da poco siamo intervenuti nella zona di Sant’Elia e ora controlleremo Giorgino». 

È diversa la situazione del gattile, spazio dedicato ai mici: in questo momento più o meno 150. Vivono in colonie e non possono essere catturati, sono animali liberi. Vengono presi, curati e poi rimessi nella loro zona: «Da poco abbiamo preso una colonia per emergenza. Viveva dove sono iniziati dei lavori e quindi non rimaneva altro da fare. Ma ricordiamo che i privati non possono portare i gatti». Sono graditi, invece, tutti quelli interessati ad adottare i mici, che si adattano bene a vivere in appartamento.

Nel canile municipale i cani vivono in piccoli cortiletti separati l’uno dall’altro: in ogni spazio tre o quattro bestioline, messe insieme non a caso. Si controlla quali vanno d’accordo e poi si dividono. Dodo è nel recinto più grande con altri quattro amici: sono quelli appena operati o sotto terapia, che hanno bisogno di più tranquillità. «A quasi tutti è stato dato un nomignolo», racconta un impiegato di via Po, «per noi non sono solo numeri, ci affezioniamo. E quindi diamo loro anche i nomi». I più mansueti, per problemi di spazio, vengono messi con i gatti: «Ma vanno d’accordo», spiegano gli addetti ai lavori. Una situazione ormai non più rara: basta dare un’occhiata a Sant’Elia, zona canaletto, dove ci sono tanti randagi: i cani e i gatti vivono insieme e addirittura mangiano dalla stessa ciotola. Si adattano con facilità alle situazioni, come dimostra un grande cane nero chiuso in un cortiletto del canile: l’impiegato apre la grata e lui non esce. Non è tra i pochi amici a quattro zampe che tornerebbe da solo al canile, ma l’unico che non vorrebbe mai andare via. 

Francesca Ghezzo

 

L'UNIONE SARDA

sabato 11 settembre 2004 

Oristano 

tribunale

Bracconaggio, lascia il carcere il disoccupato di San Nicolò 

Dopo la convalida dell’arresto, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ha concesso gli arresti domiciliari, accogliendo la richiesta della difesa. E così Stefano Mele, 29 anni, disoccupato di San Nicolò d’Arcidano, ha lasciato il carcere di Piazza Manno. Era stato arrestato all’alba di mercoledì, quando gli uomini della Forestale di Marrubiu lo avevano sorpreso nelle campagne del paese con un cinghiale in spalle appena abbattuto. Alla vista dei ranger che l’avevano invitato a fermarsi, il disoccupato, dopo essersi liberato della preda, aveva tentato la fuga e per agevolare la corsa attraverso il bosco avrebbe lanciato un sasso colpendo un forestale.

Il suo tentativo si è rivelato inutile: al termine di un inseguimento, Mele è stato raggiunto dai ranger, cui ha opposto resistenza, e successivamente è stato bloccato. A quel punto sono scattate le manette per resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Ma anche per esercizio della caccia in periodo di divieto assoluto. I forestali hanno recuperato l’attrezzatura utilizzata per abbattere le prede, due cinghiali. Il disoccupato è stato quindi accompagnato nel carcere oristanese.

Ieri mattina nel corso dell’udienza di convalida del fermo, Mele si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip del Tribunale. Accogliendo la richiesta del suo difensore, l’avvocato Manuela Cau, il giudice ha poi concesso al giovane gli arresti domiciliari.

 

La Nuova Sardegna

giovedì 9 settembre 2004

Arrestato bracconiere. Ha preso a sassate un forestale 

Oristano

Un disoccupato di San Nicolò Arcidano, Stefano Mele, 29 anni, è stato arrestato da una pattuglia della Forestale per resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Il giovane è stato sorpreso l’altra notte in una zona boscosa del Monte Arci, Riu Aragas, in agro di Marrubiu, con due cinghiali appena catturati. Alla vista della pattuglia della Forestale, ha abbandonato la selvaggina e ha tentato la fuga tra la fitta vegetazione. Durante la fuga ha anche lanciato una pietra contro gli inseguitori colpendo alla spalla uno degli agenti che è roiuscito comunque a raggiungerlo e immobilizzarlo a terra. Al momento della cattura, Mele non era armato e gli agenti della Forestale stanno ora cercando di recuperare il fucile usato per abbattere i cinghialie, probabilmente nascosto in qualche anfratto dal bracconiere che non risulta titolare di porto d’armi.

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 08 settembre 2004

Cagliari 

Sant’Elia

Un branco di cani unici frequentatori di un’area abbandonata 

Il lungomare dei randagi 

Chiusa la casa-ritrovo dei pescatori del borgo 

Solo poco più di un anno fa era un gioiellino il ritrovo dei pescatori, con tavolini all’aperto e ombrelloni. Oggi “La casa bianca” è un edificio abbandonato al centro di un grande terreno. Tra il mare azzurro e i palazzi grigi del quartiere Sant’Elia, nella zona del canaletto.

Un’area dove ormai c’è spazio solo per qualche barca, tanta sporcizia, una cinquantina di cani randagi e tanti gatti.

Si lamentano i residenti del borgo: «Abitiamo a due passi da questo terreno pieno di erbacce e spazzatura, non c’è neanche un cassonetto dei rifiuti. La situazione è insostenibile». E tra una lamentela e l’altra si occupano di dare da mangiare ai cani e gatti, che hanno fatto di questo spazio la loro casa:«Ogni giorno porto un po’ d’acqua e qualche avanzo», spiega Antonino Ciaravolo, che abita a pochi passi dal grande spiazzo. «Sicuramente sarà pieno di zecche. Gli animali sono molti, si ammalano, ma noi non abbiamo la possibilità di farli curare o sterilizzare».

I residenti sostengono di essersi più volte rivolti al Comune per denunciare il problema, ma di non avere mai ricevuto risposta. «Nel nostro ufficio non sono arrivate segnalazioni», dice Giorgio Angius, assessore alla Pianificazione dei servizi. «Ma al più presto manderò una squadra che verificherà quali sono i lavori da fare. E poi si partirà con la pulizia». 

Un’area così vasta all’interno del quartiere avrebbe la capacità di diventare luogo d’incontro per i pescatori, come qualche tempo fa, o per i bambini: «Con qualche accorgimento e un po’ di illuminazione potrebbe essere il posto ideale per portare i nostri figli a fare una passeggiata in bicicletta o a giocare», spiega Roberta Fadda, residente in via Schiavazzi. «Le nostre strade sono troppo pericolose, molte auto sfrecciano a tutta velocità». Per i cani randagi l’amministrazione comunale è già al lavoro:«Recuperiamo le femmine e le portiamo nel canile. Là vengono curate e preparate per l’adozione», spiega Alessandra Zedda, assessore agli Affari generali e decentramento. «Con l’assessorato all’ambiente stiamo studiando un piano per la sterilizzazione, in collaborazione con la Asl. Il problema dei gatti è totalmente diverso, sono definiti animali liberi e non è possibile distruggere le loro colonie. Comunque tra poco verrà inaugurato un gattile».

Alcune persone del quartiere si sono preoccupate anche di costruire delle cucce per gli amici a quattro zampe:«Almeno perché possano ripararsi quando piove o c’è freddo - continua Ciaravolo - da poco è nata un’altra cucciolata. Ormai si moltiplicano». E non di rado capita che qualcuno venga trovato morto in mezzo alla strada: «Rimangono anche per qualche giorno schiacciati nell’asfalto - racconta Sabrina, che preferisce non rivelare il cognome, - soprattutto i micini. Dalla finestra più di una volta ho visto che qualcuno gioca ad investirli, o almeno ci prova».

Soluzioni? «Basta poco - sostengono gli amanti del porticciolo - un po’ di pulizia, qualche controllo e almeno un cassonetto dei rifiuti». (fr. gh.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 08 settembre 2004

Cagliari 

L’invenzione

La paletta per cani multiuso 

E’ al tempo stesso scopino, paletta e contenitore. Si chiama “Esco dog”, ed è un’alternativa alla sporcizia lasciata dai cani nelle loro passeggiate giornaliere. Ma soprattutto è un brevetto made in Cagliari, ideato, brevettato e prodotto in città.

Nato dalla creatività di Enrico Mulas e Antonio Carrus, due informatici cagliaritani, paradossalmente non proprietari di cani. «Non c’è bisogno di avere una compagnia a quattro zampe per rendersi conto dello stato dei marciapiedi cittadini», racconta Antonio Mulas.

«Sono un grande camminatore, e spesso devo fare dei veri e propri slalom tra i maleodoranti bisognini». E’ così che l’idea è nata per caso da una scommessa tra amici. «Ci siamo chiesti perché i padroni dei cani non si degnassero di raccogliere la sporcizia dei loro animali, visto che presumibilmente loro stessi facevano sempre lo stesso percorso. Documentandoci sui prodotti in commercio, ci siamo accorti che tutte le opzioni richiedevano l’uso delle due mani. Basti pensare a paletta e bustina. Forse temevano di perdere il cane, e questo era uno dei motivi dell’incivile omissione», aggiunge Antonio Carrus. Sono cominciate così le sperimentazioni con l’amico Enrico Mulas. «Ricordo che per verificare il funzionamento di Esco dog, il primo lo abbiamo realizzato artigianalmente con il cartone di un panettone», ricorda, divertito, Antonio Carrus.

Il sistema è stato affinato con il tempo, e il risultato di tutte queste considerazioni è oggi poco più grande di piccolo blocchetto per appunti. E’ ripiegato su sé stesso e si costruisce in pochi secondi seguendo semplicemente le istruzioni interne, proprio come si monta una scatola o un contenitore per pizze. Si può tenere nella tasca di un jeans o di una camicia, o discretamente in una borsetta. Un prodotto ecologico, in cartone riciclato, che funziona come una pinza, dotata di un serbatoio e un dispositivo di chiusura che blocca il contenitore con una leggera pressione delle dita. Evitando però la sensazione tattile al proprietario, visto lo spessore del cartone utilizzato. Ma soprattutto permette di pulire i marciapiedi usando una sola mano, e senza lasciare il guinzaglio.

Giulia Marcias

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 08 settembre 2004

Mogoro (Oristano)

Senza limiti la violenza sugli animali 

Dopo il cane Baffo ora sotto tiro sono i gatti 

Evidentemente la storia di “Baffo”, il cagnolino al quale la miseria umana aveva inflitto terribili sofferenze sottoforma di un collare di fil di ferro che gli incideva le carni, non è servita a niente. Già, perchè se da un lato la cittadinanza aveva subito preso a cuore le sorti del furbo bastardino che per tanto tempo era riuscito a sfuggire ad una caccia serrata dando il via ad una vera e propria campagna di solidarietà, poi estesasi a livello nazionale, dall’altra ha lasciato del tutto indifferente qualcuno e di smettere d’usare violenza sugli animali proprio non vuol sentirne. È la storia di sevizie si ripete come se nulla fosse successo, come se “Baffo” non avesse insegnato nulla. A finire sotto mira stavolta sono stati i gatti che girovagano nel quartiere compreso tra le vie Martini e Denti-Paderi, che una segnalazione indica come da alcuni mesi siano diventati il bersaglio preferito di un “impallinatore solitario” tanto è vero che negli ultimi mesi ben quattro sono stati uccisi dal tiro di una carabina caricata a pallini mentre una decina se la sarebbero cavata con ferite più o meno gravi. L’ultimo episodio solo alcuni giorni fa quando ad essere colpiti mortalmente sono stati due poveri micetti trafitti uno alla pancia e l’altro ad un occhio. Episodi questi per i quali ogni commento è superfluo, atto di barbarie allo stato puro contro l’amico “Felix” il cui unico torto potrebbe essere quello di qualche miagolìo in più all’indirizzo della luna piena. Così il reiterarsi degli episodi di violenza ieri ha fatto traboccare il vaso di un cittadino che evidentemente esasperato da tanta crudeltà nei confronti dei mici ha segnalato alla stampa il caso. Un silenzio durato troppo a lungo e sinora sopportato giusto nella speranza che il cecchino di turno la smettesse con il suo insano tiro a segno. Poi l’episodio dei due gattini che ha fatto traboccare il vaso e la decisione di svuotare il sacco nella speranza di mettere un punto alla storiaccia. «Abbiamo intenzione di segnalare il caso sia ai vigili urbani che alle forze dell’ordine perché tali atti di crudeltà sono indegni di chi pretende di appartenere al genere umano. L’ennesimo esempio di come l’uomo sia l’animale più crudele». (t.s.) 

 

CORRIERE DELLA SERA

mercoledì 08 settembre 2004

L’allarme dopo il censimento nel parco: le specie protette non trovano più foraggio. Distrutta la varietà della flora

Cinquemila capre all’assalto dell’Asinara

In un anno sono quasi raddoppiate, stravolto l’ecosistema: asini albini e cinghiali rischiano l’estinzione

ISOLA DELL’ASINARA - Le capre sono diventate padrone dell’isola. Tanto voraci da mettere a rischio di estinzione non soltanto gli asini bianchi, la celebre specie albina che popola in esclusiva l’ex prigione sarda, ma anche tutto l’ecosistema dei 52 chilometri quadrati di superficie dell’isola: 120 cavalli, 300 asini grigi, 120 bianchi, 700 mufloni e 600 cinghiali. La situazione era critica già un anno fa, quando i veterinari lanciavano i primi allarmi: «Le capre mangiano tutta l’erba e gli altri animali restano senza cibo». Ora è diventata insostenibile. Il rischio, sostengono gli esperti, è che l’Asinara divenga un deserto ambientale. Dice Angelo Pittalis, tecnico faunistico dell’Università di Sassari che ha fatto l’ultimo censimento degli animali: «Nel 2002 avevamo contato sull’isola 3.500 capre selvatiche. Un numero che già metteva a dura prova gli asini bianchi e grigi, i cavalli, i cinghiali e i mufloni. Ma oggi il numero delle capre è quasi raddoppiato, stimato (per difetto) intorno ai 5.000 esemplari, mentre quello dei cinghiali fa registrare un deciso calo». La voracità delle capre sta distruggendo ampie zone del parco. Anche la flora autoctona ne sta soffrendo. 

A farne le spese sono soprattutto i famosi asini albini, che esistono solo qui. Colpa delle capre, ma non solo. «Non molto tempo fa - spiega un esperto, da anni in servizio sull’isola - c’erano controlli continui. Se durante le ricognizioni individuavamo asini feriti o ammalati li catturavamo e li trasportavamo in una vecchia stalla per curarli. Oggi anche questo centro è chiuso». 

In un rapido giro di ricognizione si osservano asini feriti agli arti posteriori, uno ha un orecchio parzialmente staccato dai morsi e ricoperto da piaghe. Nel deserto che sta diventando l’isola, gli animali cercano rifugio in costruzioni abbandonate per ripararsi dal sole. Ma in questo modo rischiano di rimanere travolti da tetti e muri fatiscenti e pericolanti. Anni fa il veterinario Marco Muzzeddu aveva chiesto di costruire un recinto per curare e monitorare gli asini bianchi. Questa specie dagli occhi blu doveva essere sottoposta a severi controlli per non disperderne il patrimonio genetico. Le richieste del medico sono rimaste inascoltate. 

I problemi dell’isola, comunque, non riguardano solo la sopravvivenza degli animali. Qui vive una ventina di persone, operai, carabinieri, uomini della Forestale e della guardia di Finanza. Tra le decine di capannoni delle vecchie carceri abbandonate e pericolanti si erge di fronte al mare una modernissima costruzione destinata a sede del Parco e Centro Congressi. Con tanto di antenna parabolica. 

Anche loro sono rimasti senza assistenza. «Per due volte - spiega un operatore del Parco - abbiamo chiesto alla direzione di istituire una sorta di presidio medico, attivo anche di notte. Invece il medico arriva tutte le mattine d’estate, ma la sera rientra con l’ultima corsa marittima, alle 17, assieme ai turisti. E noi, uomini e animali, restiamo senza assistenza». 

E. Ne. 

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 08 settembre 2004 

Sassari

Finisce nei guai un ambulante, a spasso con due cani senza museruola 

I pitbull contro una cagnetta 

Minacce e insulti anche per i carabinieri: in cella 

Prima i suoi due pitbull si sono avventati con ferocia contro un povero cagnetto e l’hanno conciato per le feste. Poi, quando l’atterrita proprietaria della bestiola ha chiamato i carabinieri, lui si è scagliato contro i militari.

Li ha riempiti di insulti e li ha minacciati, non prima di aver tentato di aizzargli contro i suoi fedeli e rabbiosissimi amici. Solo dopo alcuni minuti Giovanni Spanedda, 48 anni, venditore ambulante di frutta e verdura, originario di Ossi ma residente a Sassari, è stato ammanettato e accompagnato al comando provinciale. Nei suoi confronti pendono numerose accuse. Si va dalla omessa custodia di animali pericolosi, alla resistenza a pubblico ufficiale, dall’ingiuria alla sottrazione di cose sottoposte a sequestro. In passato i due animali, protagonisti dell’assurdo episodio che ieri mattina ha accompagnato bruscamente il risveglio degli abitanti del centro storico, erano stati coinvolti in una vicenda analoga. Per questo erano stati affidati alla madre di Giovanni Spanedda, che tra l’altro proprio in quell’occasione era stato diffidato dall’occuparsi ancora di quei cani o dal portarli in giro. Ma ieri mattina l’uomo è uscito comunque di casa in compagnia dei due pitbull. Li teneva al guinzaglio, ma non aveva provveduto a sistemargli la museruola, che un’ordinanza comunale ha imposto già da un anno per tutte le razze considerate pericolose.

Teatro della vicenda è stato il centro storico. Sono da poco passate le sei quando Giovanni Spanedda esce dalla sua abitazione di via Lamarmora in compagnia dei due pitbull. Pochi metri più tardi l’incontro con un cane di piccola taglia che una signora tiene al guinzaglio. In pochi secondi il cagnetto viene assalito e ridotto in fin di vita. La signora grida, è terrorizzata, ha appena assistito a una scena incredibile e non sa cosa fare. Solo dopo qualche istante si riprende e immediatamente lancia l’Sos. Dal suo telefonino chiama il 112, chiede l’intervento dei carabinieri. Nei paraggi c’è una pattuglia del nucleo operativo, che arriva sul posto in una manciata di secondi. Ma ce n’è anche per loro. Giovanni Spanedda non ha alcuna intenzione di dare spiegazioni, è infastidito dalle continue domande e tenta di proseguire dritto per la sua strada. E quando le richieste si fanno più insistenti si scaglia contro i militari che cercano di ricostruire l’accaduto. Prima di ricondurlo alla ragione passa qualche minuto, ma dopo essere riusciti a placare la sua ira gli uomini della pattuglia lo ammanettano e lo portano in centrale. Prima che la gazzella parta a sirene spiegate, sul posto interviene anche un veterinario, che tenta di rendere più mansueti i due animali ancora inferociti e eccitati dall’odore del sangue. Alla fine i pitbull vengono requisiti e affidati all’allevamento Alta Nurra di Giovanni Dedola.

In tarda mattinata Giovanni Spanedda viene accompagnato in tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto. In aula l’uomo, difeso dall’avvocato Marco Palmieri, confessa tutto il suo dispiacere per l’accaduto, spiegando di non essere riuscito a tenere a bada i due cani. Ma la sua redenzione convince solo in parte il giudice monocratico Guido Vecchione, che su richiesta del pubblico ministero Antonio Piras, convalida l’arresto ma concede a Spanedda, che ha precedenti specifici, gli arresti domiciliari. Immediatamente l’ambulante viene preso in consegna dai carabinieri che lo riaccompagnano nella sua abitazione: lì dovrà attendere fino al 7 ottobre, quando verrà celebrata la prima udienza del processo.

Quello di ieri mattina è solo l’ultimo di una lunga lista di episodi di violenza che hanno per protagonisti alcuni esemplari di razze considerate pericolose. L’ultimo episodio risale a cinque mesi fa, quando un altro pitbull aveva aggredito una bambina di otto anni, provocandole una profonda ferita al sopracciglio e numerosi graffi sul volto. L’allarme era scattato quando, con una telefonata concitata, una signora aveva chiesto l’intervento di un’ambulanza in via Cedrino, nel quartiere Latte Dolce. L’ambulanza, arrivata in pochi minuti in compagnia dei carabinieri, aveva accompagnato la piccola al pronto soccorso, mentre per tutto il quartiere si era scatenata la caccia ai due animali.

Gian Mario Sias

 

LA NUOVA SARDEGNA 

martedì 07 settembre 2004

Nel fuoristrada un cinghiale di 60 chili appena abbattuto 

Irgoli (Nuoro)

Chissà da quanto tempo ne seguiva le tracce e studiava le sue mosse: un cinghiale maschio così grosso, a Irgoli, era da anni che non si vedeva. Una preda eccezionale e una scorta di carne prelibata non indifferente. Una tentazione enorme per l’allevatore G.F., 37 anni, di Irgoli, appassionato di caccia. Forse troppo, tanto da rischiare una denuncia per bracconaggio pur di abbatterlo. E alla fine la “caccia grossa” l’hanno fatta i carabinieri impegnati l’altra notte in un servizio di pattugliamento delle strade rurali. Verso mezzanotte e trenta, infatti, davanti al loro posto di blocco a Piperedda è transitato il fuoristrada di G.F. al quale i miliari hanno intimato l’alt. Il conducente ha tranquillamente accostata a bordo strada ma è bastato un rapido controllo dei militari per far svanire i sogni di gloria del bracconiere: davanti al corpo del reato ancora caldo G.F. ha avuto infatti poco da dire. Il cinghiale da record (circa sessanta chili il suo peso!) è stato sequestrato. Sequestrati anche il fucile da caccia e le munizioni che il giovane deteneva nella vettura. E’ scatta per il giovane la segnalazione alla Procura di Nuoro.

La caccia al cinghiale è attualmente chiusa e le sanzioni per il bracconaggio sono pesanti.

Triste e inglorioso (purtroppo) il destino della vittima della vicenda: il grosso cinghiale, come prescrive la legge, è stato infatti distrutto per sotterramento. Per lui doppia sfortuna: la prima di essere stato abbattuto in maniera assolutamente non sportiva e la seconda di non aver almeno potuto onorare una tavolata degna della sua prestanza! (a.f.)

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 06 settembre 2004

Allarme dopo l’avvistamento in Ogliastra

Confidenzialmente Bianco. Il grande pescecane, lo squalo per antonomasia. Cinque, sette metri di terrore. È lui il protagonista di quel successo cinematografico che qualche anno fa fece ricadere il Carcharodon carcharias (il nome scientifico scelto nel 1838 in sostituzione di Squalus carcharias deciso da Linneo nel 1758) nell’elenco dei mostri marini che tanti documentaristi avevano cercato di riabilitare pur non negando la sua aggressività e la sua potenziale pericolosità per l’uomo. 

Tutta colpa di Spielberg, insomma, se poi la caccia allo squalo (o meglio, la strage) riprese con grande vigore in tutti i mari del globo. Il suo “bambino” era lungo otto metri e venticinque centimetri di gomma e perfetti meccanismi. Qualcosa in più rispetto alle misure reali del vero pescecane, solitamente lungo dai tre ai sei metri. Anche se l’esemplare più grosso catturato e quindi misurato (sette metri e 14 centimetri per sette tonnellate di peso) venne pescato a Malta. Dunque in Mediterraneo, nel mare da cui (almeno in Italia), come per rimuovere una paura ancestrale di poter finire tra le sue temibili fauci, si tenta di eliminarlo, negandone la sua presenza. Come fosse, la “morte bianca”, un abitatore di altre acque, di altri mari, lontani comunque da casa nostra.

«Presente in tutto il Mediterraneo, è notevolmente ridotto di numero rispetto ad alcuni decenni orsono», scrive il biologo marino Giuseppe Notarbartolo di Sciara nella sua “Guida degli squali e delle razze del Mediterraneo”. «Nei mari italiani viene segnalata la sua presenza solo nelle zone più ricche di grandi prede, in prossimità delle tonnare».

Insomma, il presunto avvistamento (solo perché non avvalorato da una conferma scientifica) di qualche giorno fa nelle acque ogliastrine (due pescatori sportivi cagliaritani avrebbero incocciato con la lenza per ricciole proprio uno squalo bianco di circa tre metri, poi liberato col taglio del nylon) non deve stupire più di tanto.

«Sia chiaro, senza riscontri reali e in mancanza di una classificazione certa sulla specie, inutile parlare di squalo bianco. Ma è certo comunque che il Carcharodon carcharias in Mediterraneo c’è eccome e c’è sempre stato. Se allarmismo bisogna fare, però, paradossalmente dovremmo farlo in favore del pescecane, che come molte altre specie di selaci rischia di scomparire dalle acque del pianeta», dice Angelo Cau, direttore del Dipartimento di biologia animale dell’Università di Cagliari. «Sullo squalo bianco si sono fatte molte ricerche e si ipotizza che si riproduca proprio nella parte orientale del bacino». La nursery del grande squalo, insomma, si troverebbe nelle profondità del canale di Sicilia e anche oltre, verso est. Ma da adulto non disdegnerebbe neppure le acque della Sardegna, visto che le testimonianze di incontri ravvicinati non si fermano certo al caso-Ogliastra.

Ancora Angelo Cau: «Risale a quarant’anni fa e ancora possiedo una fotografia e un dente di quell’episodio. Uno squalo bianco venne catturato dai pescatori di Golfo Aranci con le tonnare volanti». Ma anche nell’Oristanese il pescecane si fece vivo. E i suoi denti lasciarono il segno sulla fiancata di una barca.

Spiega il biologo Marco Affronte della Fondazione Cetacea: «Lo squalo bianco vive soprattutto nella zona costiera o vicino alle grandi isole oceaniche, soprattutto se ricche di colonie di foche e otarie. Nuotatore generalmente solitario, difficilmente è avvistato in gruppi di più individui, tranne forse in prossimità di aree ricche di cibo». 

Una cosa è certa. Lo squalo bianco è, tra gli abitanti del mare, il predatore più temuto. «Tanto da meritarsi l’appellativo di “morte bianca”», ricorda Marco Affronte che per conto della rivista Cetacea Informa, ha curato, insieme alla biologa marina e esperta di selaci, un eccezionale dossier sulla vita, le abitudini, la distribuzione di squali. Ma anche sui loro formidabili sensi, sulle abitudini alimentari (che non contemplano certo la carne umana), sull’utilizzo (questo sì, da parte dell’uomo) della sua carne, della sua pelle, della sua cartilagine. Un uso e una tradizione che in molti paesi ha determinato veri e propri massacri, come nel caso del Giappone, dove la zuppa di pinna di pescecane è ancora oggi un costoso status symbol.

«Mentre qui da noi - ricorda Angelo Cau - come spiegato dai pescatori locali, non si catturano più neppure quelle specie che frequentemente, anche se accidentalmente, finivano nelle reti da posta o nello strascico. Spinaroli e stellari praticamente scomparsi, e anche il palombo, con cui un tempo si preparava la burrida, è sempre più raro. E questo perché l’attività di pesca, a cominciare dallo strascico, anche se non certo mirata alla loro cattura, ha determinato la drastica riduzione della loro popolazione. Molte specie depongono le uova attaccandole al substrato o alla vegetazione, le reti a strascico, passandosi sopra inevitabilmente le distruggono».

Per gli squali, insomma, che da almeno milioni di anni abitano le acque del pianeta, sono tempi difficili.

Davanti a questa strage silenziosa, acquistano ancora più valore e appaiono terribilmente moderne le parole di Plinio il Vecchio sulla sua monumentale opera “Naturalis Historia”: «...prendono di mira gli inguini e i calcagni, e ogni parte bianca del corpo. L’unica forma di salvezza sta nell’attaccarli direttamente e nello spaventarli a loro volta. Infatti questo animale ha paura dell’uomo nella stessa misura in cui gli ispira terrore. E così nei gorghi, la partita è pari». 

Il mostro, così feroce, così temuto, ha trovato sulla sua strada un nemico altrettanto e forse più spietato: l’uomo. 

E allora eccoli gli squali. Pesci antichi, vecchi di 400 milioni di anni, comparsi all’inizio del Devoniano. «L’era nota come “periodo dei pesci” per l’eccezionale fioritura di specie ittiche che avvenne in quel tempo», dice Giuseppe Notarbartolo di Sciara. Quattrocento milioni di anni che però non ne fanno animali primitivi. Tutt’altro, visto che proprio le loro caratteristiche biologiche, già eccezionali per quei tempi ne hanno fatto perfette macchine per il nuoto, modelli anatomici capaci di resistere ai cambiamenti e all’evoluzione invece, che per molte altre specie animali, hanno causato la scomparsa.

Poco importa allora se quello finito all’amo della lenza per ricciole calata nel mare dell’Ogliastra da due pescatori cagliaritani fosse uno Bianco. O fosse una verdesca, o ancora un mako o uno smeriglio. Ma anche uno squalo grigio, un notidano, più conosciuto come manzo. Oppure un cagnaccio. Una delle trecentocinquanta specie di selaci che popolano gli abissi, almeno la metà sono rappresentate anche in Mediterraneo. Poco importa chi fosse, cosa fosse. Importa che quel pesce lungo tre metri sia stato liberato, sia tornato nel suo mondo. E non sia finito magari appeso, inutile trofeo, in qualche banchina di porto per una fotografia da mostrare agli amici. 

Andrea Piras

 

L'UNIONE SARDA

domenica 05 settembre 2004

Cagliari 

pirri 

I cani sporcano per terra: un appello ai vigili urbani 

Proteste a Pirri per i marciapiedi sporchi a causa degli escrementi dei cani di proprietà di padroni maleducati. Nonostante un’ordinanza comunale imponga ai proprietari degli animali a ripulire le strade e i passaggi pedonali insozzati con i bisognini, quasi nessuno realmente lo fa e l’ordinanza firmata anni fa dal sindaco rimane lettera morta.

Le proteste piovono sulla circoscrizione, che fa appello al senso civico dei cittadini, ma troppo spesso senza successo. Salvatore Palla, che abita nel quartiere di Is Bingias, se la prende con la Polizia municipale: «Dovrebbero intervenire per multare i padroncini maleducati, invece non lo fanno. Siamo stanchi di fare lo slalom tra i bisognini dei cani, i vigili urbani devono tenere più sotto controllo il territorio e costringere gli amanti degli animali a diventare anche amanti del decoro della nostra Pirri».

L’ordinanza firmata a suo tempo dal sindaco impone ai proprietari dei cani di uscire da casa, per il “quarto d’ora d’aria” dei loro amici a quattro zampe, muniti di paletta e sacchetto per raccogliere gli escrementi. Qualche pirrese dotato di senso civico lo fa regolarmente, ma molti non se ne preoccupano e i marciapiedi restano sporchi.

 

L'UNIONE SARDA

domenica 05 settembre 2004

Cagliari 

carrozza service

«I cavalli non sono affaticati» 

Bava alla bocca, sudore e calesse. Emiliano Carta, titolare insieme a Manuela Cocco della società “Carrozza Service”, che offre passeggiate turistiche in città a bordo delle carrozze trainate dai cavalli, dopo le polemiche su presunti affaticamenti dei giorni scorsi, chiarisce punto per punto quale sia l’utilizzo degli animali. «Non devo giustificare nulla - dice Carta - ma voglio far capire a chi non conosce questo animale, che la bava alla bocca, in un cavallo a cui è stato semplicemente messo il morso, anche se non sta lavorando è un fatto normalissimo. Anzi è ancora più positivo, perché significa che l’animale accetta l’imboccatura e ci gioca pure».

Tutto più che normale dunque. «Per quanto riguarda la sudorazione - riprende - chiunque faccia anche una corsetta insignificante alla fermata, magari perché sta perdendo l’autobus, una volta che si ferma comincia a sudare, anche in inverno. Volevo inoltre precisare che noi non usiamo il calesse. È un antico e nobile mezzo a due ruote, ma non si può e non si deve usare per il tipo di lavoro che facciamo. Sarebbe come utilizzare una moto. Le carrozze sono tutt’altro». (g. zo.)

 

L'UNIONE SARDA

sabato 04 settembre 2004

Squadre speciali contro l'emergenza topi.

Sant'Elia (CA)

Gli specialisti della lotta contro i ratti sono entrati in azione nel vecchio borgo Sant’Elia, da settimane invaso da centinaia di topi usciti dalle tane e intrufolati nelle abitazioni. Un allarme scattato nei gironi di ferragosto, dopo il ricovero nel reparto infettivi del Santissima Trinità di una giovane casalinga graffiata al petto da un grosso ratto che le era caduto addosso nel cortile della sua abitazione. 

E dopo le proteste dei giorni scorsi sono arrivati gli specialisti dei veleni: esperti in disinfestazioni e bonifiche che hanno eseguito i sopralluoghi e iniziato la derattizzazione nei punti più a rischio. Difficile, però, individuare le tane nella periferia del vecchio borgo Sant’Elia, disseminata di discariche abusive: montagne di rifiuti, ma anche scarti alimentari che si trasformano in banchetti sicuri per i topi di fogna. Ma la lotta si sta rivelando più difficile del previsto. 

«Stiamo intervenendo da settimane con sopralluoghi e interventi», ha detto Josto Tuveri, responsabile del centro provinciale antisnetti. «Però non possiamo nemmeno riempire il quartiere di veleni, anche perché ci sono anche altri animali. Stiamo lavorando senza sosta con ripetuti controlli, anche tre volte la settimana». L’unica risposta efficace resta la pulizia delle aree incolte: eliminare i rifiuti e sanzionare pesantemente chi abbandona nei cortili pesce e scarti alimentari che possono attirare i ratti affamati. 

In attesa che arrivino le ruspe a bonificare i terreni della periferia, la ricetta resta quella a base di bocconcini avvelenati e insetticidi per topi scaricati nelle fogne o gettati nell’imboccature delle tane. Ma l’invasione non sembra frenarsi e le segnalazioni degli abitanti continuano. Una emergenza scattata qualche giorno fa dopo il ricovero di una signora. (fr.pi.)

 

L'UNIONE SARDA

sabato 04 settembre 2004

Organizzatori determinati: «Servono fondi per un progetto serio di ricerca»

Mastini di razza senza carta d'identià

Domani cento esemplari alla rassegna del cane pastore 

Fonni (NU)

Il sogno di vedere riconosciuta ufficialmente la razza è ancora chiuso nel cassetto ma l’Associazione per la valorizzazione e il riconoscimento del cane di Fonni prosegue la sua attività. Domani con inizio alle 9 si terrà infatti nel campo sportivo di Coleo la quinta rassegna cinofila dedicata a questo mastino che già nel 1912 veniva descritta così su L’Unione Sarda da Paolo Pili in una corrispondenza da Genova: «I cani di Fonni sono forti per natura, lottano col cinghiale ed atterrano il toro, l’uomo che non è abbastanza coraggioso e non ha buona arma difficilmente se lo toglie d’intorno. Il governo da parte sua dovrebbe incoraggiare la produzione di cani da guerra ed allo scopo dovrebbe promuovere delle esposizioni canine con buoni premi e premiare i cani effettivamente buoni, tenendo conto della forza, della robustezza e dell’agilità degli animali».

Parole profetiche e, purtroppo ancora attuali a distanza di 82 anni, che solo la testardaggine dei 16 fondatori dell’associazione ha permesso di non tradurre in un certificato di estinzione. Perché la razza non è stata ancora riconosciuta e anche quest’anno nel manifesto che annuncia la rassegna si sostiene che «sarà presente una delegazione Enci per il proseguo delle attività di riconoscimento ufficiale della razza».

Dovrebbero essere un centinaio i cani che saranno esaminati dalla giuria (le iscrizioni si ricevono fino alle 9 nello spazio della mostra e possono essere annunciate telefonando allo 349/6253073, email canedifonni@tiscali.it), premiando lo sforzo dei volontari. «Con i nostri sforzi siamo riusciti a salvare la razza - spiega un fondatore dell’Associazione, Tore Nolis - ma ora bisogna andare oltre la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per entrare nel campo scientifico e finanziare magari in collaborazione con le università un progetto di ricerca serio che stabilisca una volta di tutte le caratteristiche della razza». Secondo una stima sarebbero circa 300 i cani che in qualche modo possono essere classificati come “Pastore fonnese” allevati in Sardegna e oltre Tirreno, soprattutto in Toscana dai pastori sardi. Il riconoscimento ufficiale della razza si tradurrebbe, oltre alla tutela, in un ritorno economico, dando regole certe agli allevatori. «Questo resta il nostro obiettivo - sottolinea Raffaele Maloccu, assessore comunale e presidente dell’Associazione per la valorizzazione del cane di Fonni - ma serve un progetto di ricerca serio: come amministratori stiamo facendo la nostra parte anche se ci rendiamo conto che non basta». Il Comune di Fonni (insieme a Provincia e Comunità montana) finanzia la rassegna di domani. «Inoltre grazie ai fondi della 37 abbiamo finanziato un progetto per un canile orientato all’allevamento del mastino autoctono», aggiunge Maloccu: «Speriamo con la rassegna di domani di fare un passo decisivo che porti a un progetto di ricerca seria e al censimento dei cani». Intanto gli appassionati domani a Fonni, oltre ad ammirare i soggetti presenti alla rassegna, potranno assistere anche a un esibizione a cavallo organizzata dall’Associazione monta sarda da lavoro.

 

L'UNIONE SARDA

sabato 04 settembre 2004

lettere & opinioni

Identità, tradizione e riti di crudeltà

Sono una guasilese e, come tale, mi sento chiamata in causa dalla signora Maria Laetitia Ferraro che, nella rubrica “Lettere e opinioni” è intervenuta il 22 agosto riguardo alla tanto discussa Caccia alla giovenca. Sono un’animalista e quindi felice delle modifiche apportate quest’anno per evitare inutili sofferenze all’animale.

Nonostante questo, ritengo impensabile che si voglia sopprimere un’usanza che qualcuno fa risalire all’epoca degli spagnoli in Sardegna ma che senza dubbio è molto più remota, visto che anche Platone, descrivendo le culture mediterranee già antiche al suo tempo, nel suo “Crizia” racconta di un rito sorprendentemente simile al nostro.

Guasila ha perso molte delle sue tradizioni. Siamo abituati da sempre a sentirci inferiori al resto del mondo e a voler seguire a tutti i costi “il moderno”, tanto che delle belle case tradizionali trexentesi, per esempio, è rimasto ben poco: demolite e sostituite da abitazioni standardizzate, tristemente identiche ad altre in tutta Italia. Abbiamo perso molto della nostra antichissima cultura: venduta all’estero da ignobili sciacalli, lasciata sepolta, o peggio ancora, distrutta frettolosamente con l’aratro per evitare che la Soprintendenza ci portasse via il terreno buono per le fave.

Insomma, poco è rimasto della nostra identità di sardi, popolo antico e fiero che dovrebbe essere orgoglioso di conservare la propria storia. Quel poco che faticosamente si è trascinato nei secoli fino a noi, magari perdendo il suo originario significato di rito propiziatorio, ma pur sempre preziosa testimonianza storica, quelle poche briciole di identità rimasta, lasciate che si conservino. A dispetto di chi ci vuole tutti uguali come soldatini di plastica con il codice a barre stampato sulla nuca. 

Per quanto riguarda le ipotesi sul significato della Caccia alla giovenca, mia cara (non sarda?) signora Ferraro, le voglio dare una certezza: noi guasilesi non siamo certo tipi da farci prendere al lazo. Scegliamo bene i nostri uomini e siamo molto esigenti, com’è giusto che sia. Non portiamo corde al collo, né tanto meno guinzagli. Infine, non so come siano le donne della sua città ma le assicuro che le caratteristiche fisiche e morali delle ragazze guasilesi fanno sì che i nostri compaesani possano distinguere senza problemi una donna da una vacca.

Le porgo comunque un invito per la prossima edizione della Caccia alla giovenca che, Dio volendo, puntualmente arriverà l’anno prossimo. Però nel frattempo si documenti, per cortesia.

Tania Sailis

Guasila

 

Risposta del giornale: Dubito che la lettrice, sarda e cagliaritana, a cui si rivolge con tanta risentita passione accetterà il suo invito. È vero, gentile Tania Sailis, che «poco è rimasto della nostra identità di sardi». Ma non sono certa che fra i tesori da salvare debbano annoverarsi i rituali violenti ai danni degli animali, diffusi in tutta la Sardegna. Credo sarebbe meglio archiviarli (che è cosa diversa dal dimenticarli) come testimonianze del passato: eravamo (anche) così crudeli. Solidarizzo con la povera giovenca, come con i tori costretti alla corrida. All’anno prossimo, purtroppo.

Daniela Pinna

 

L'UNIONE SARDA

sabato 04 settembre 2004

Sestu.

Strage di conigli selvatici, scomparse le pernici

Bracconieri scatenati nell'oasi di Ollastru

Era il paradiso delle pernici, ora non c'è più nemmeno un passerotto. L'oasi di ripopolamento di "Ollastru Mannu", più di mille ettari individuati una decina d'anni fa per consentire la rapida riproduzione della selvaggina, da tempo è diventata un triste deserto. Colpa dei bracconieri che ogni notte fanno strage di lepri e conigli selvatici, dopo aver decimato in breve tempo sino all'ultimo volatile.

A lanciare l'allarme sono gli stessi cacciatori che chiedono maggiori controlli contro le doppiette di frodo e la creazione di una grande riserva permanente tra Sestu e Ussana che permetta nuovamente alla fauna di moltiplicarsi, ripopolando le campagne. «Il nostro comune era il più conosciuto paradiso per le pernici», spiega Salvatore Foddis, agricoltore e cacciatore: «La domenica venivano cacciatori da tutta la Sardegna perché se ne trovavano a migliaia. Poi, qualche anno fa, è arrivata l'infelice decisione di aprire le oasi di ripopolamento ed c'è stata una vera e propria strage: in un solo giorno ne vennero uccise più di ventimila e oggi non se ne vede più volare nemmeno una».

Ma la prima emergenza da affrontare resta la lotta contro i bracconieri: vanno a caccia durante le ore notturne illuminando i campi e la bassa

vegetazione con i fari dei fuoristrada oppure utilizzando delle lampade alogene. In molti casi, sfruttano persino stratagemmi ingegnosi per riuscire a non farsi intercettare: doppi fondi ricavati nei carrelli o nel cofano delle autovetture per nascondere le doppiette e l'eventuale cacciagione.

«Durante la notte, quando tutti dormono, loro vanno a sparare», dice un cacciatore che però chiede l'anonimato per timore di ritorsioni. «Basta affacciarsi alla finestra per sentire gli spari che arrivano tutti dalla stessa direzione: Ollastru Mannu, Su Pardu, Sa Costa e Su Zippiri e le altre zone al confine con Ussana e Dolianova. Cacciano lepri e conigli selvatici, perché per il resto non c'è più nulla». Nonostante i ripetuti tentativi dell'amministrazione cittadina, da anni manca la compagnia barracellare: i ranger che avrebbero il compito di vigilare sulle campagne, contrastando i bracconieri e i furti negli orti. «Stiamo preparando lo statuto e i bandi per creare la nuova compagnia», hanno detto il sindaco Luciano Taccori e Francesco Pisanu, assessore all'Agricoltura: «Abbiamo anche i fondi per riuscire a partire e contiamo di essere operativi entro la fine dell'anno».

Prosegue la battaglia dei cacciatori onesti per la creazione di una nuova oasi di ripopolamento: l'area individuata resta a Ollastru Mannu (tra Sestu e Ussana), habitat ideale per pernici, lepri e i conigli selvatici.

Francesco Pinna

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 03 settembre 2004

Il canile è pieno. L’opera dei volontari 

Troppi cani randagi e pericolosi, emergenza anche in periferia 

Quartu S.Elena (CA)

In città è ancora emergenza randagismo. Il canile municipale, strapieno ormai da mesi, non riesce a contenere le decine di cuccioli ed esemplari adulti che, ogni mese, gli agenti del nucleo di vigilanza ambientale trovano abbandonati in strada e per i campi. Un fenomeno che è aumentato negli ultimi tempi, creando allarme tra i cittadini che molto spesso si trovano davanti un pit-bull o altri cani pericolosi che girano indisturbati tra i quartieri del centro e della periferia.

«Il canile è sempre pieno», spiegano dal comando dei vigili di viale Colombo, «e troviamo grande difficoltà a cercare un alloggio a questi animali. E poi c’è il grande problema delle specie pericolose che non possono certo stare in giro. Fortunatamente tutti i casi che finora abbiamo avuto si sono risolti bene: abbiamo catturato alcuni pit-bull e pastori maremmani. Ma la gente deve venirci incontro, non deve abbandonare gli animali: basti pensare che spesso ritroviamo intere cucciolate». Al canile di Sa Serrixedda sono ospitati più di duecento cani, tutto esaurito registrato da tempo. I lavori di ampliamento portati avanti lo scorso anno non sono bastati a far fronte all’emergenza. La situazione più critica è sul litorale: decine di cani girano tra le lottizzazioni. Un esempio su tutti: la zona di Costa degli Angeli dove più volte gli abitanti hanno denunciato il grande disagio.

«La situazione diventa insostenibile soprattutto in estate», dice una residente della zona Marta Muscas, «questi animali abbandonati trasportano le zecche che ci arrivano fin dentro casa. Nessuno si è mai preoccupato di fare qualcosa, dicono che il canile è stracolmo ma quando ci sono simili emergenze , bisogna fare qualcosa. L’amministrazione deve cercare un altro posto per accogliere i randagi».

Dal litorale lo scenario non cambia se ci si sposta nella zona del parco di Molentargius. Qui, per cercare di far fronte all’emergenza, prima dell’inizio dell’estate, il nucleo di vigilanza ambientale ha effettuato un censimento di tutti gli animali randagi custoditi nelle case all’interno dell’area umida. In seguito, gli animali censiti, con la collaborazione della Asl 8, sono stati tutti dotati gratuitamente di microchip. «Un provvedimento», spiegano dal nucleo ambiente, «che ha avuto i suoi frutti, dal momento che quest’estate non abbiamo avuto quelle brutte aggressioni ai fenicotteri che si sono registrate in periodi precedenti». Nella zona di Pitz’e Serra, invece, è più volte intervenuto un gruppo di volontari che a proprie spese cura i randagi, li sterilizza e li dota di microchip. Un volontariato di strada che però non può arginare il fenomeno degli abbandoni.

Giorgia Daga

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 03 settembre 2004

Alghero.

Un anno da dimenticare e prezzi alle stelle: anche 100 euro al chilo

Aragosta addio: pescatori furibondi

No della Regione alla proroga del fermo per due mesi

Niente più menù a base di aragosta. Per vedere ritornare il prelibato crostaceo sui banconi del mercato del pesce bisognerà attendere la prossima primavera.

Da pochi giorni è scattato il fermo biologico ed è polemica tra i pescatori algheresi che fino a marzo del 2005 non potranno prelevare la regina della tavola. La Capitaneria di porto per chi non rispetta il divieto prevede salatissime sanzioni; fino a tremila euro di multa più la confisca degli attrezzi e la sospensione della licenza di pesca. Il provvedimento riguarda perlopiù la piccola marineria algherese, un centinaio di pescatori che hanno tempo fino all'undici settembre per terminare le scorte, dopodiché non potranno più commercializzare l'aragosta. «Ancora per poco possiamo vendere quelle in vasca - racconta Giovanni Delrio, presidente dell'associazione Imprese di pesca Banchina Millelire - ma si tratta di poche decine di chili».

La categoria è fortemente critica riguardo allo stop alla pesca voluto dalla Regione. Per gli armatori si tratta di un provvedimento inutile e perfino dannoso e, per questo, hanno tentato più volte di chiedere una modifica della legge, ma senza risultato. Nemme