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NOVEMBRE 2004 |
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L'UNIONE SARDA domenica 28 novembre 2004 Sulcis Iglesiente Carloforte (CA) Una norma della Regione consente di raccoglierne migliaia È scoppiata la guerra dei ricci «I sub cagliaritani ne fanno razzia» «Sub professionisti arrivano da Cagliari e fanno incetta di ricci di mare dalle coste dell'isola di San Pietro, dopo aver saccheggiato tutto il Sulcis». Lo denunciano pescatori e semplici appassionati che sono sul piede di guerra e lanciano l'allarme: «Così si rischia di rovinare il nostro ambiente marino, i ricci stanno diminuendo vistosamente». A Carloforte, in questi giorni, sta scoppiando la polemica. Spiega Fausto Maggiolo, appassionato di pesca, sub dilettante come tanti carlofortini: «Spesso come tanti miei concittadini raccolgo dei ricci dagli scogli, ma ora sono seriamente preoccupato; la situazione è abbastanza critica, purtroppo si va avanti così già da diversi anni. Il problema - spiega amareggiato il giovane - è che non si guarda al futuro e molti di questi sub che hanno come base operativa Portoscuso, pensano che i ricci non finiscano mai». Niente di più sbagliato: «Il fatto è che poi ci ritroveremo non solo senza più ricci, ma anche con un ambiente naturale impoverito». Il problema non riguarda tanto i pescatori "professionali" di Carloforte, che solitamente non si occupano dei ricci di mare, e che infatti per la maggior parte non sembrano molto toccati dal problema. Riguarda invece la vasta schiera dei pescatori "della domenica". Anche i cittadini sono preoccupati. Antonello Repetto, a nome di tanti, spiega: "Mi sembra un paradosso: se una persone prende più di 50 ricci viene perseguita, mentre ad altri la Regione dà il via libera per una pesca spropositata che danneggia l'ambiente marino. Bisognerebbe - continua - che intervenisse l'assessore regionale all'Ambiente abrogando una norma che mi sembra totalmente sbagliata». Già, tutto parte infatti da una norma della Regione, abbastanza criticata, che permette ai sub professionisti con le bombole (questo pare un caso più unico che raro che non ha eguali tutte le regioni italiane), a partire dal mese scorso e sino al 31 marzo, di pescare ricci con un limite massimo che tanti ritengono a dir poco esagerato: ogni sub può raccogliere sino a tremila ricci a testa, cinquemila per imbarcazione. E, si badi bene, al giorno. Bisogna dire, a discolpa della Regione, che i numeri non sono stati scritti a caso, ma in base ai pescatori professionisti regolarmente iscritti all'albo professionale. Il problema è proprio questo. Molti abusivi che, addirittura, come spiega un pescatore che vuole mantenere l'anonimato: «Sanno tutti che non rispettano le norme igieniche, preparano i vasetti con dentro le prelibate lamelle direttamene in barca per poi rivenderle ai ristoratori». Sono in tanti a non volersi esporre; un altro pescatore racconta: «Ogni anno ormai è la stessa storia. E poi chi ci dice che rispettino il limite dei cinquemila ricci?». Per ovviare al problema degli abusivi, la capitaneria di porto di Carloforte è impegnata in questi giorni nei controlli delle acque costiere. Il comandante Giulio Piroddi, commenta: «Non abbiamo trovato problemi particolari nel controllo delle coste, la situazione è molto più seria nell'Oristanese, tanto per fare un esempio». I sub che stanno facendo incetta di ricci vengono quasi tutti da Cagliari, dove tra, l'altro, proprio negli ultimi anni la presenza del prelibato echinoderma per metro quadro è calata drasticamente, scendendo sotto il livello di un riccio per metro quadro. La situazione sull'Isola di San Pietro è, per fortuna, decisamente migliore. Per ora. Mariano Froldi
L'UNIONE SARDA domenica 28 novembre 2004 Ogliastra Loceri (Nuoro) Lingua blu uccide gli agnelli Gli effetti del morbo Lingua blu, denunciati alcuni giorni fa dal presidente provinciale di Coldiretti Vincenzo Cannas («tutta colpa del vaccino»), si fanno sentire anche in Ogliastra. Le pecore risultano colpite da infezioni all'apparato genitale, abortiscono oppure danno alla luce agnellini già morti. È strage in alcuni ovili mentre sale il malcontento tra gli allevatori che lamentano pesanti danni. Le produzioni sono calate parecchio, in alcuni casi anche del cinquanta per cento e il settore è in crisi. Diversi proprietari di bestiame attendono ancora indennizzi relativi alle perdite subite nel 2002 e 2003, il premio carni ovini, le indennità compensative e sui seminativi. Senza contare che la Coldiretti (millecinquecento soci in Ogliastra) è ancora impegnata anche nella battaglia sul prezzo del latte. «Abbiamo chiesto un incontro urgente agli assessori regionali della Sanità e dell'Agricoltura - dice Vincenzo Cannas - ma la risposta purtroppo si fa attendere». (ni.me.)
L'UNIONE SARDA sabato 27 novembre 2004 Lettere & Opinioni Abbandonati e affamati I diritti violati dei gatti randagi I gatti sono tutelati dall'articolo 14 della Legge regionale 21: si riconosce il loro diritto ad esistere in libertà ed a non essere scacciati dal luogo che hanno eletto a loro habitat. Lo preciso per il signor A. S., che firma la lettera "Troppi gatti randagi/Portatori di malattie", pubblicata il 4 novembre. Se ce ne sono tanti in città (in campagna ci sono sempre stati) è solo perché troppe persone incivili, dopo averli tenuti in casa, li abbandonano lasciando che si riproducano indiscriminatamente come del resto accade per i cani. I volontari che si occupano di felini li sterilizzano a proprie spese, perché le Asl lo hanno sempre fatto a contagocce, ritenendo forse che la morte per fame sia un metodo efficace contro il randagismo. Purtroppo per chi ha questa visione degli altri esseri viventi, esistono anche persone sensibili alla sofferenza di questi nostri compagni di vita, persone che spendono denaro, tempo e energia per aiutarli a sopravvivere. Il vero problema sono l'insensibilità delle persone e l'indifferenza delle istituzioni. Quanto alle malattie, a parte che i volontari seguono le colonie anche sotto il profilo sanitario (e questo lo sanno bene molti veterinari), credo che nessuno più dell'uomo contagi i propri simili, eppure gli si riconosce ugualmente il diritto di esistere in libertà. Dai turisti abbiamo spesso ricevuto critiche per le condizioni in cui vivono gli animali, mai perché si desse loro da mangiare. Pieramaria Musiu Presidente Volontari animalisti sardi
Panorama lunedì 22 novembre 2004 Senza veli per amore Un calendario fatto in casa, anzi in cortile. Il set improvvisato fra il salotto, il giardino e il laghetto vicono al paese. Dodici scatti per le volontarie dell'associazione Amici di Gighen di Tempio Pausania (Sassari) che hanno deciso di posare accanto a cani e gatti randagi accolti nella loro struttura. "L'idea è nata a ottobre e lo scopo, almeno inizialmente, era raccogliere i soldi per costruire le recinzioni e comprare le cucce ai cani" spiega Nietta Secci, responsabile dell'associazione che ha ripreso le colleghe con la sua fotocamera digitale. Ora invece le 30 volontarie dell'associazione stanno lottando con un'altra emergenza: "Nei giorni scorsi sul nostro terreno è stato sparso veleno per topi e gli animali stanno morendo tutti. Abbiamo anticipato la vendita del calendario e i soldi che stiamo guadagnando li utilizziamo per comprare le medicine necessarie per salvare la vita ai 60 cani ospiti del centro". E la fase della vendita è quella più difficile del progetto. L'Associazione, riconosciuta ufficialmente come onlus, non può organizzare vendite a scopo di lucro e così il calendario viene distribuito in cambio di un'offerta minima di 5 euro. "La nostra presidente ha un'erboristeria e quindi qualche copia la vende nel suo negozio, ma c'è anche chi organizza banchetti nei centri commerciali e chi porta qualche copia all'amico edicolante o libraio" aggiunge Secci. "La fortuna è che abbiamo molta gente che ci sostiene e crede nel nostro lavoro". L'associazione, nata nel 1999, non ha una sede ufficiale, solo un piccolo appezzamento di terreno che un privato ha messo a disposizione a titolo di cortesia. "Ora, dopo tanti anni, abbiamo bisogno di una struttura stabile, anche perché i cani continuano a essere abbandonati e lo spazio si riduce notevolmente". A fronte dei 200 cani cui ogni anno i volontari riescono a trovare casa, e
quelli che riescono a mantenere grazie alle adozioni a distanza, ce ne sono Un sacrificio, ma l'amore per gli animali supera anche il più alto degli ostacoli. "La soluzione più semplice sarebbe chiudere i battenti e affidare tutti i nostri ospiti a un canile, però c'è il rischio che vadano a finire tra le mani di gente poco raccomandabile e che non ricevano le cure necessarie". Una realtà triste che conferma però le segnalazioni dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali): la Sardegna è ai primi posti in Italia per i maltrattamenti agli animali. Fabio Fogu
L'UNIONE SARDA martedì 23 novembre 2004 Bocconi avvelenati: morti due gattini Sardara (CA) Immobile con il piccolo corpo contratto dalla sofferenza. Uno rannicchiato dentro una scatola e l'altro fra i cespugli della strada. Giancarlo Murru, ieri mattina, in via Montale, ha trovato così i suoi due micetti: Pericle e Naffa. «Abito in questa zona da oltre 24 anni - ha raccontato - e ormai ho perso il conto dei gatti che mi hanno ucciso». La famiglia Murru ha un amore particolare per i gatti e non esita ad ospitare anche quelli randagi: «Nel nostro giardino c'è posto per tutti». Purtroppo è anche pronto il solito killer, che prepara gustosi bocconcini al veleno. Le povere bestiole sono, infatti, tutte decedute avvelenate. Ora il fenomeno comincia a preoccupare. Perché i bambini possono toccare i bocconcini e poi portarsi le mani alla bocca. In questo caso i danni sarebbero veramente irreparabili. (s. r.)
L'UNIONE SARDA domenica 21 novembre 2004 Pitbull senza museruola, paura nelle piazze Sestu (Cagliari) Paura tra i passanti per i pitbull nelle piazzette. Ormai la moda si è fatta strada e sempre più giovani decidono girare per la città con cani di grossa stazza: pitbull, dogo argentini e boxer sono le razze più amate. Ragazzi che si riuniscono nelle panchine delle piazzette o nelle strade del centro, tenendo al guinzaglio i loro cani e mostrandoli agli amici. Ma mischiati tra quelli che rispettano le regole, ci sono anche alcuni balordi che si divertono lasciare scorrazzare liberamente i cani per la piazza senza controllo. Una situazione che crea timori e paura soprattutto tra i passanti, costretti a cambiare marciapiede per paura di brutti incontri. E piombano le proteste. «Non è giusto che quei cani vengano lasciati senza guinzaglio e senza museruola» dice Lisa Murtas, casalinga, «possono anche essere bestie addestrate e innocue, ma non si può mai dire. Basta sfogliare i giornali per leggere ogni giorno notizie di aggressioni apparentemente senza una ragione». Stando alla norma, alcune razze di cane possono essere portate a passeggio solo con il collare, la museruola e un robusto guinzaglio proporzionato alla stazza del molosso. Una regola che, ormai, in città sembra non rispettare nessuno e che provoca la paura di pensionati e casalinghe. (fr.pi.)
L'UNIONE SARDA domenica 21 novembre 2004 Il centro-anziani sperimenta la pet terapy Amici a quattro zampe anti-depressione Pirri (CA) La Pet Therapy conquista gli anziani ospiti del centro di Terramaini. E' ormai una pratica terapeutica riconosciuta in tutto il mondo: con l'aiuto degli animali è, infatti, possibile dare sollievo ai depressi, alle persone diversamente abili, ma anche a chi è affetto da malattie cardiovascolari. Nessuna panacea ma soltanto, e non è poco, un aiuto che in certi casi diventa fondamentale. Potere del rapporto uomo animale, che nel caso del centro anziani di Terramiani da due mesi è rappresentato da quattro cuccioli di cane, Trilly, Laika, Ringhio e Frinz, dell'associazione di volontariato cagliaritana Mimì e Gogò. Un aiuto completo di figure professionali. Daniela Tavolacci pedagogista e Manuela Loi psicologa ogni mercoledì portano i cani nel centro per una "seduta" speciale. I cani sono diventanti veri esperti nel volontariato tanto da aiutare oltre agli anziani di Pirri anche bambini e disabili. E anche se le ore che gli ospiti di Terramaini possono passare con i piccoli amici a quattro zampe sono appena 2 alla settimana, i risultati non si sono fatti attendere. "La Pet therapy aiuta a livello fisiologico chi ha disabilità fisiche ma anche chi ha problemi cardiologici visto che è provato che accarezzare un animale riduca il battito del cuore", spiega Daniela Tavolacci. Tanto che ogni mercoledì circa 20 nonnini attendono che arrivino i quattro cani per passare delle ore in compagnia ma anche per chiacchierare con le volontarie che hanno tutte delle professionalità specifiche per dare loro conforto. «Mentre gli anziani si prendono cura dei cani, portandoli a passeggio, spazzolandoli e semplicemente tenendoli in braccio, noi istauriamo un rapporto di confidenza con gli ospiti del centro» conclude la piscologa, «così riusciamo a dare il nostro aiuto». E il progetto sembra aver fatto ritrovare il sorriso a molti anziani che ormai oltre ai laboratori di decoupage, sembrano non poter più far a meno dei volontari, a quattro zampe e non, dell'associazione. Un'iniziativa importante che non si limita soltanto all'importante contatto tra animali e persone ma che «è eseguito da personale competente che offre sostegno agli anziani», spiega Lara Corona direttrice del centro. «Inoltre l'importanza del progetto è anche un'altra: l'anziano non subisce un'assistenza passiva ma si sente protagonista del proprio star bene prendendosi cura di un essere vivente che in questo caso è un cane». Serena Sequi
L'UNIONE SARDA sabato 20 novembre 2004 Sassari Attinie clonate, un tesoro per il Golfo «Un allevamento intensivo di attinie? Sarebbe fantastico». C'è tanta curiosità e entusiasmo da parte del mondo della pesca intorno al progetto dell'équipe di ricercatori del Consorzio 21 che, da qualche settimana, sta provando ad allevare in cattività l'attinia, meglio conosciuta come anemone di mare o orziadas e, per gli algheresi, la prelibata ultigara. Ottima impanata e fritta questa specie è tra le più ricercate dai buongustai che arrivano a pagarla anche 40 euro al chilo. Oltre un centinaio di esemplari sono tenuti sotto osservazione in acquario: qui gli esperti biologi coordinati da Roberto Cappucinelli, sottopongono gli animaletti a un preciso regime alimentare e con l'aiuto di un bisturi, ne accelerano il processo di scissione che già avviene spontaneamente in natura. Il prodotto finale in qualche maniera sono dei cloni, visto che dalla divisione meccanica dell'individuo "madre" traggono origine due esemplari con il medesimo patrimonio genetico. Niente a che vedere, in ogni caso, con la genetica applicata che caratterizza gli esperimenti di clonazione vera e propria. Così, in poco tempo, le attinie-cavie si sono moltiplicate, con una percentuale di sopravvivenza che supera l'ottanta per cento. Un risultato straordinario che potrebbe aprire nuovi scenari nella produzione e commercializzazione dell'anemone, oggi prelevato con difficoltà a mano, con enorme spendita di tempo. Lo sanno bene i ristoratori algheresi che devono faticare non poco pur di riuscire a offrire ai loro clienti abituali un antipasto di ultigara fuori menù. La sperimentazione dei biologi, infatti, riguarda la predisposizione di un protocollo di allevamento per l'attinia, con la finalità di un eventuale trasferimento tecnologico alle imprese del settore, nell'ottica di una maggiore diversificazione dei prodotti provenienti dall'acquacoltura sarda. «Il prodotto ha un enorme mercato - conferma Mauro Manca, amministratore delegato della Maricoltura Alghero, una delle maggiori aziende di allevamento ittico del territorio - e riuscire a riproporre la tecnica di allevamento in natura sarebbe molto interessante». Il prezzo del prodotto si abbasserebbe, pronosticano i pescatori, per contro aumenterebbe la richiesta dei consumatori. Prima di pensare all'applicazione dell'esperimento su larga scala, però, occorre attendere gli esiti del test che durerà ancora un anno. Il programma di ricerca, finanziato dalla fondazione Banco di Sardegna, è solo agli inizi. Gli acquari, sono stati allestiti da poche settimane e nonostante i risultati incoraggianti la prudenza è d'obbligo. (c. fi.)
L'UNIONE SARDA sabato 20 novembre 2004 Quartu S.Elena (CA) Viale marconi Rapace salvato dai vigili Lo hanno trovato moribondo prigioniero della colla usata per catturare i topi. Un barbagianni ieri mattina se l'è vista davvero brutta. Alla ricerca di cibo è piombato dentro una falegnameria in viale Marconi dove i proprietari avevano sistemato una tavoletta piena di colla per intrappolare i roditori che da giorni scorrazzavano nella zona. Il rapace, inseguendone uno, è finito anche lui nella trappola. Avvisati dai titolari sono stati gli agenti del nucleo di vigilanza ambientale della polizia municipale a liberare con grande cautela il volatile. Cercando di non fargli male in alcun modo. Da qui lo hanno trasportato nei locali del Comando di viale Colombo in attesa dell'arrivo degli uomini della forestale che hanno ripulito l'animale dalla colla. Un'avventura fortunatamente a lieto fine. «L'abbiamo trovato con la testa in giù nel vischio per i topi», ha spiegato l'agente Gigi Soro, «i residenti hanno raccontato che da tempo due barbagianni girano nella zona, probabilmente perché hanno fatto il nido lì vicino». I due uccelli avevano preso gusto a svolazzare nel viale Marconi cibandosi dei numerosi roditori della zona. Uno di loro non pensava certo di finire nella trappola. (g.da.)
L'UNIONE SARDA giovedì 18 novembre 2004 Oristano Sartiglia/2 Pietro Serra, capocorsa dei Contadini: mi manca solo un cavallo giusto L'emozione di Ciccetto, re per la terza volta Non c'è due senza tre. Lo sa bene Pietro Serra, da tutti conosciuto come Ciccetto, appena nominato per la terza volta componidori della Sartiglia, la seconda per il gremio dei Contadini. Nel 1983 aveva guidato la corsa del martedì, mentre nel 1991 era stato scelto per la prima volta dal gremio di San Giovanni. Il presidente in carica, Carlo Pau, è andato sul sicuro, affidando il ruolo di capocorsa ad uno dei più preparati ed esperti cavalieri della giostra. Da sempre il suo nome in città è accostato alla Sartiglia, è un cavaliere stimato da tutti. Ogni volta che una sua discesa è annunciata dallo speaker tra la folla si respira un'emozione particolare, che spessissimo si trasforma in gioia per la conquista della stella. Ma gli applausi non mancano nemmeno quelle rare volte che l'impresa non riesce, perché Ciccetto è sempre protagonista di discese veloci che tengono tutti col fiato sospeso. Un palmares difficilissimo da eguagliare: la sua prima apparizione in via Duomo risale al 1973, al suo attivo ci sono 21 stelle d'argento e 4 d'oro. Nel 2005 sarà per la terza volta componidori, l'emozione sarà la stessa delle altre due edizioni che l'hanno vista capocorsa? «Sicuramente sì, l'emozione non mancherà e più si avvicina il giorno della Sartiglia più aumenta. Non può essere altrimenti per uno come me che ha dato tanto alla giostra e che è un grande appassionato di questa manifestazione». Un cavaliere esperto come lei sente ancora il peso della responsabilità di un ruolo così importante? «Sono consapevole di avere una bella responsabilità, ma sono allo stesso tempo molto tranquillo e sereno. Sento di poter contare sull'appoggio dei cavalieri, con molti dei quali esiste un rapporto di stima reciproca. Spero di ricambiare al meglio la fiducia che mi è stata data». Al suo fianco ci saranno i suoi compagni di sempre, Chiara Sabatini e Pier Giuseppe Secchi. Una pariglia collaudata? «Siamo molto affiatati e ho piena fiducia in loro. Con Chiara abbiamo già partecipato tre volte assieme e mi sono sempre trovato bene, è un'amazzone validissima. Lo stesso discorso vale per Piergi, facciamo parte della stessa pariglia dal 1995, è un ottimo cavaliere, non potevano che essere loro ad accompagnarmi in questa occasione». Sa già quale sarà il cavallo che l'accompagnerà la domenica? «Non ancora, stiamo valutando. Aspettiamo ancora qualche giorno e poi prenderò la decisione definitiva». C'è qualcosa che la preoccupa più delle altre, qualcosa che la tiene più in apprensione? «Non c'è nulla che mi preoccupi in modo particolare, faremo il possibile perché vada tutto per il verso giusto». Che Sartiglia sarà la sua? «Potremo dirlo solamente a giochi fatti. Ora posso solo annunciare che mi impegnerò al massimo, come ho sempre fatto, perché vada tutto bene e soprattutto perché tutti al termine della giostra possano ritenersi soddisfatti». Jimmy Spiga
L'UNIONE SARDA giovedì 18 novembre 2004 Ales Il piano del Consorzio I Comuni ai cacciatori: potrete sparare nel parco Monte Arci Via libera alle doppiette nel futuro parco regionale del Monte Arci. Il Consorzio del Parco, diretto da Renzo Ibba, ha perfezionato un accordo con le amministrazioni ed i cacciatori degli undici Comuni che hanno ceduto i loro territori per la realizzazione dell'oasi faunistica ed ambientale. L'importante novità è emersa nel Comune di Ales, dove è stato presentato ai sindaci il nuovo piano di gestione del parco del Monte Arci. Il problema della caccia è stato quello più spinoso per l'iter di un parco, che, a differenza del caso Gennargentu, ha subito riscontrato il favore delle popolazioni. Anche se la legge istitutiva non è mai stata discussa in consiglio regionale. Vi è arrivata una volta nel 1999, negli ultimi mesi del governo Palomba, ma venne esaminato solo l'articolo uno, che si portò dietro 120 emendamenti. Poi nei cinque anni del governo Pili nuove proposte di legge osteggiate da alcuni consiglieri regionali perché le amministrazioni chiedevano il permesso di caccia in tutta l'area parco. Nel vecchio schema la caccia libera non era consentita nei confini del parco. Ma adesso, grazie ad una direttiva nazionale, del progetto "Rete natura", si è raggiunto il compromesso storico anche sul Monte Arci su salvaguardia del bene ambientale e faunistico e la permanenza delle doppiette nei boschi di lecci e sugherete. Lo ha detto ad Ales Giuseppe Scano, coordinatore del piano di gestione del parco del Monte Arci. «Il nostro piano prevede la divisione del parco in due aree - ha precisato Scano - una corearea, che racchiuderà i territori di ciascun comune con le eccellenze faunistiche ed ambientali e la zona circostante, definita area cuscinetto, dove rimarranno le zone di autogestita già battute dai cacciatori». Il che significa: il cuore del Monte Arci, un terzo dei 15.360 ettari totali del parco, custodirà le risorse ambientali più rilevanti e le specie di animali da tutelare e qui non sarà consentita la caccia libera, salvo rare eccezioni sotto sorveglianza degli addetti del parco. Nella zona cuscinetto gli appassionati di caccia potranno continuare a sparare. Ogni Comune può proporre modifiche a questi confini. «Noi chiediamo che la nostra corearea venga ridotta perché ci sono rimasti pochi ettari a disposizione dei cacciatori», ha detto il sindaco di Villaverde Adolfo Giglio. Indicazioni che verranno recepite dai progettisti. Il piano di gestione definitivo, già confortato dall'ok dei Comuni, sarà approvato dai rispettivi consigli comunali di Ales, Marrubiu, Masullas, Morgongiori, Palmas Arborea, Pau, Santa Giusta, Siris, Usellus, Villaurbana e Villaverde e poi andrà in Regione. «La filosofia è quella del nuovo assessore regionale all'Ambiente Tonino Dessì - ha precisato Scano - andranno avanti i parchi voluti dalla gente». Lo stesso piano di gestione ha recepito vincoli e normative dei diversi piani urbanistici comunali. Una per tutte, saranno rispettati gli usi civici esistenti. «Un fatto positivo», per il sindaco di Ales Lino Trudu. «Proseguiremo su questa via di confronto con i comuni - ha concluso il presidente del Parco Renzo Ibba - chiederemo un incontro con l'assessore Dessì e speriamo che dopo l'approvazione della Regione del piano di gestione la legge del parco arrivi in consiglio». Esistono già due proposte di legge di maggioranza e minoranza in consiglio. «Contiamo di chiudere l'iter entro il 2005», auspica Ibba. Con buona pace delle doppiette. Antonio Pintori
L'UNIONE SARDA mercoledì 17 novembre 2004 Gallura Golfo Aranci Progetto Ricerche sui delfini: coinvolti i pescatori L'Accademia del Leviatano ritorna a Golfo Aranci per riprendere le ricerche sui delfini. Bottlenose Dolphin Research Institute, il nome del programma che si occupa di valutare la consistenza di una delle popolazioni residenti di tursiope più importanti del Mediterraneo. Golfo Aranci, appunto, scelta dai mammiferi marini come habitat permanente. Una presenza che però non pochi problemi sta causando ai pescatori locali, le cui reti vengono puntualmente rovinate dai cosiddetti "furoni". Educazione alla convivenza e alla preservazione dei delfini, saranno uno degli obiettivi dell'accademia del Leviatano, rappresentata da Bruno Diaz Lopez, biologo e ricercatore spagnolo che da anni segue la specie marina qui in Sardegna. «Golfo Aranci, - spiega Lopez, - rappresenta una dello otto popolazioni più importanti di delfini in tutta Europa. Per questo dal 91 abbiamo eseguito delle ricerche ininterrottamente fino al 2002». A dicembre, quindi, dopo due anni di pausa, Bruno Diaz Lopez riprenderà il suo lavoro di ricerca, coinvolgendo università italiane e straniere, come la Sapienza di Roma, le università di Madrid e Vigo per la Spagna, Montevideo per l'Uruguay, oltre che numerosi gruppi di ricerca provenienti da Europa, Stati Uniti, Sud America e Asia. Stime sul grado di residenza, l'utilizzo dell'ambiente, comportamento dei delfini, struttura sociale, ma anche fotoidentificazione e impatto sulle attività di pesca saranno i principali argomenti degli studi intrapresi nel golfo gallurese. Ma il progetto sarà rivolto anche ai pescatori locali, come forma di prevenzione della specie e della stessa attività. I corsi base variano da circa 50 ? 100 ore. Per poter partecipare, occorre essere maggiorenni, avere una buona adattabilità al lavoro di gruppo e soprattutto passione per i delfini. Per informazioni rivolgersi al 3460815414.(m.me.)
L'UNIONE SARDA mercoledì 17 novembre 2004 Iglesias Denuncia Cani in città Randagi in aumento «Non ne possiamo più, le istituzioni devono darci una mano a risolvere il problema del randagismo in città». È il disperato appello delle volontarie dell'Asfes (associazione felina sarda) che non riescono più a fronteggiare una situazione divenuta drammatica. «L'altra sera - racconta Lella Zara - siamo intervenute a Bindua per soccorrere una cagna che aveva partorito in mezzo a un cespuglio ben sei cuccioli. Adesso arriva il difficile compito di riuscire a farli adottare». Ogni settimana cinque volontarie sono presenti nei punti più affollati della città con quei trovatelli che cercano un padrone. «Il lunedì - spiegano Giacomina Giola e Renata Massacci - siamo presenti al mercato rionale di Serra Perdosa. Il mercoledì e il sabato allestiamo un punto nei pressi del mercato civico». Ma il problema è un altro. «Bisogna - continua Lella Zara - che il Comune e la Comunità montana affrettino al più presto la realizzazione del canile. Ma bisogna che parta anche una massiccia campagna di sterilizzazione che blocchi il fenomeno sempre più in ascesa. Pensate che solo tra Bindua e Bingiargia nutriamo quotidianamente oltre cinquanta gatti che continuano sempre a figliare e quindi moltiplicarsi». Infine una critica. «Va benissimo la realizzazione del canile a Musei, ma a Iglesias cosa aspettiamo a realizzarne uno?. Tanti cittadini si lamentano poi con noi di una situazione che cerchiamo di risolvere con le nostre forze di volontarie. Insomma bisogna che chi di dovere intervenga al più presto». Un'opinione e una richiesta pienamente condivise anche dall'associazione il Rifugio che in sette anni di ininterrotta attività ha tolto dalla strada oltre trecento cani randagi che poi sono stati adottati. «Attualmente ? hanno commentato i responsabili - abbiamo in custodia settantacinque cani che purtroppo per le carenze di struttura non vivono in un ambiente sano. Poi con le piogge di questi giorni la situazione e disperata. In città la necessità di un canile è ormai indispensabile, non se ne può fare più a meno. Molto importante sarebbe anche cominciare a praticare la sterilizzazione per riuscire almeno in parte ad arginare il problema». Michele Tocco
L'UNIONE SARDA mercoledì 17 novembre 2004 Provincia di Cagliari La scheda Mille vacche e 700 struzzi per il rilancio Nella grande azienda agricola di Ortacesus ci sono 1000 bovini e 700 struzzi. Le bufale, dopo il drastico taglio della mandria, sono ora 300. Un brusco ridimensionamento dettato da esigenze di mercato. Il mantenimento e la cura dei grossi bovini non è certo casa da poco. Le mozzarelle prodotte in Trexenta non sono pagate quanto valgono secondo i produttori. Tutta colpa di una concorrenza che non è solo spietata, ma a volte è persino sleale. Nei grossi centri commerciali a fianco alle mozzarelle trexentesi ci sono formaggi che provengono dalla Romania, il prezzo è molto più basso, ma minori sono anche le garanzie qualitative per il consumatore. Fatto sta contro i numeri della grossa produzione è una battaglia persa in partenza. Diverso il discorso latte vaccino: l'azienda né produce 5 milioni di litri all'anno. La superficie totale dell'azienda è di 500 ettari, di questi 450 ettari sono terreni coltivati. Poi ci sono le stalle per gli animali, il caseificio, gli uffici e i locali per attrezzi e macchinari. Trenta imprese agricole forniscono materie prime alla ditta. Se. Sir.
L'UNIONE SARDA mercoledì 17 novembre 2004 Gallura Non possono varcare il Tirreno Norme diverse sui vaccini: vitelli bloccati nelle stalle Centinaia di capi di bestiame chiusi nelle stalle di diverse aziende agricole dell'alta Gallura, vitelli già venduti ad un centro per l'ingrasso della Toscana e regolarmente vaccinati. Ma i vitelli non possono varcare il Tirreno perché dalla Asl di Pistoia è arrivato un no secco al trasferimento del bestiame. Un problema direttamente collegato con le disposizioni anti-blue tongue adottate proprio dall'Azienda sanitaria locale pistoiese sulla base della normativa della Regione Toscana, ma a quanto pare anche dell'Unione europea. E allora se per la Sardegna gli obblighi riguardanti la vaccinazione sono stati tutti adempiuti, i capi restano lo stesso nelle aziende. Perché, mentre nell'Isola è sufficiente adottare le misure anti-blue tongue soltanto per il bestiame in uscita dalle stalle, la Asl di Pistoia richiede che tutti i capi di un allevamento siano vaccinati. La questione è arrivata anche sul tavolo di diversi consiglieri regionali, del senatore Nino Murineddu e dei rappresentanti Coldiretti della provincia di Sassari. Gli imprenditori interessati dal blocco della movimentazione sono diversi e tutti hanno chiesto l'intervento dell'assessore regionale alla sanità, Nerina Dirindin. Per la verità le disposizioni emanate dalla giunta regionale sono ragionevoli e, tra l'altro, accolgono in pieno la normativa nazionale. «Eppure - spiega Tonino Pirrigheddu, uno degli allevatori colpiti dal provvedimento della Asl toscana - ci troviamo con i vitelli bloccati in stalla. Ogni giorno dobbiamo spendere centinaia di euro per mantenere il bestiame che è stato già venduto ad un grossista toscano. Ci sono norme contraddittorie che non ci consentono di caricare i vitelli sui camion e portarli a Olbia. Devo dire però che per quanto ci riguarda siamo in perfetta regola e abbiamo informato i veterinari sulla vaccinazione di tutti i capi. Ma questo non è sufficiente perché ci chiedono anche la stessa misura per le vacche nutrici ed i tori che rimangono in azienda. Ma questo è proprio quello che non possiamo fare perché ad agosto la giunta regionale ha emanato una circolare con la quale si dispone la vaccinazione degli animali che devono essere trasferiti in un'altra zona della Penisola». Ed è proprio il caso dei capi venduti al centro ingrasso della provincia di Pistoia. «Non si tratta di molti animali - spiega Aldo Mattia, direttore generale della Coldiretti sarda - ma è una questione di principio. È evidente che bisogna dare agli allevatori un quadro normativo chiaro». Ora si attendono le prese di posizione delle autorità regionali, anche se gli obblighi previsti nell'Isola per la vaccinazione non lasciano spazio a dubbi o difficoltà interpretative. «Non è possibile - commenta il consigliere regionale Fedele Sanciu - che le nostre aziende continuino ad avere questi problemi a causa di disposizioni che non chiariscono fino in fondo le misure da adottare». La blue tongue colpisce ancora la Gallura. (a.b.)
L'UNIONE SARDA mercoledì 17 novembre 2004 Quartu S.Elena (CA) Pitz'e Serra. Animali feroci e mansueti nella mostra aperta vicino a via Portogallo In gita tra i piraña e i coccodrilli del Nilo Un pitone di 140 chili e un feroce coccodrillo del Nilo lungo oltre tre metri. E poi ancora 500 piraña e tre squali nutrice. Sono solo alcuni dei tanti animali da alcuni giorni in mostra tra i tendoni allestiti a Pitz'e Serra, a pochi passi da via Portogallo, da Mirkovic Rade e dalla sua famiglia. Una carrellata di pesci ferocissimi e di rettili spaventosi e velenosi che sfilano assieme ai più teneri pappagalli, furetti, scoiattoli, conigli e tartarughe. Lo slavo porta il suo spettacolo in giro per il mondo e, dopo la Grecia e la Turchia, è stata scelta Quartu come prima tappa sarda. «Purtroppo la pioggia ci ha un po' condizionati», spiega Mirkovic, «tanto che non abbiamo ancora potuto tirar fuori i piraña dal camion perché la vasca sprofonda nel terreno fangoso». Nell'area adibita ad ospitare gli animali, decine di teche custodiscono pitoni, anaconde di dieci metri, cobra e piccoli alligatori. Spettacolare il pitone reticolato lungo sette metri, che sfiora i 140 chili di peso. In una vasca a parte, tre foche e poco più avanti il grande acquario degli squali. Tre nutrice, padre, madre e figlio. «Abbiamo persone specializzate che si prendono cura di loro», aggiunge Mirkovic, «gli squali mangiano calamari e polipi, i serpenti grosse quantità di carne di vario tipo». In una teca a parte, sta da solo un enorme coccodrillo del Nilo di venticinque anni : un vero "mostro" di 250 chili, lungo tre metri. «Un animale», aggiunge lo slavo, «in grado di divorare un essere umano in pochi minuti». In una decina di gabbie si trovano poi numerosi pappagallini, scoiattoli, furetti e conigli di diverso colore, mischiati con gli altri animali ben più feroci. Vicino a loro, in un'altra vasca, un nutrito gruppo di tartarughe. Nei prossimi giorni, se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, sarà esposta anche la vasca da quarantamila litri d'acqua con dentro cinquecento ferocissimi piraña. Una vera attrazione per i visitatori che da giorni affollano i tendoni di via Portogallo. La mostra dei rettili vivi è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 23. Il biglietto costa cinque euro per gli adulti e tre per i bambini. (g. da.)
L'UNIONE SARDA martedi' 16 novembre 2004 Caccia Grossa ESCOVEDU record Inizio di caccia grossa col boom per la squadra "Esalgosi",nome che testimonia la composizione del gruppo di doppiette formato da quaranta cacciatori dei comuni di Escovedu,Albagiara,Gonnosno' e Sini. La squdra,diretta dal capocaccia Leandro Demontis di Gonnosno', ha freddato Domenica ben nove cinghiali nei boschi del monte Arci.
L'UNIONE SARDA martedì 16 novembre 2004 Oristano e Provincia Il mistero della Fondazione Sartiglia Un volto e un nome per i Componidori dei due Gremi ed è già Sartiglia piena. Poco più di due mesi alla giostra e si è già nel tipico clima: scuderie in fermento, allenamenti delle pariglie e sullo sfondo le solite polemiche che accompagnano l'organizzazione. Anche quest'anno grande assente la Fondazione Sartiglia, ma non ci sarà nemmeno il nuovo transennamento del percorso (presentato come ultimo ritrovato in fatto di sicurezza), in più l'incognita piazza Roma: come sarà a febbraio? Aggiungendo i problemi economici della Pro Loco, il quadro è davvero completo. Solite polemiche insomma e solite risposte. «I problemi? Sì, ci sono però», fanno sapere dal Comune. Intanto anche quest'anno, malgrado promesse e giuramenti solenni, tutto è fermo al palo. Fondazione SartigliaSolo qualche mese fa sembrava cosa fatta: statuto pronto e già all'esame della commissione Cultura, poi non se ne è saputo più niente. O meglio le diversità di vedute tra alcuni gruppi politici (all'interno della stessa maggioranza, tanto per cambiare) hanno rallentato i lavori. E adesso? «La commissione sta continuando l'esame dello statuto - precisa la presidente Giuliana Fancello (Fortza Paris) - e ormai siamo a buon punto. Entro l'anno contiamo di portarlo in Consiglio». Problemi archiviati (si spera definitivamente) per il progetto che mira a promuovere la Sartiglia in tutto l'arco dell'anno. I soggetti che dovrebbero far parte della Fondazione sono i Gremi e l'Amministrazione comunale, ma non è esclusa l'apertura ad altri enti pubblici o privati. Un numero comunque ristretto, per gran pace de I Riformatori che invece volevano all'interno della Fondazione l'universo mondo della Sartiglia. TransennamentoAnche quest'anno in via Mazzini e via Duomo ci saranno le solite transenne in lamiera. Quelle in legno lamellare, a prova di impatto con gli zoccoli di un cavallo in corsa, resteranno ancora sulla carta (per il secondo anno consecutivo). Il progetto esecutivo sta per essere ultimato, poi dovrebbe essere dato in appalto, ma per i primi di febbraio ma sembra veramente impossibile che possa essere tutto pronto tra due mesi. La spesa complessiva prevista è di circa quattrocento mila euro, centocinquanta mila solo per il tratto di via Mazzini che la commissione sicurezza ritiene la parte più pericolosa dell'intero percorso della giostra oristanese. Piazza RomaUn grande punto interrogativo avvolge il cantiere e l'apertura della piazza. Dopo i ritardi e il can can di polemiche e discussioni, i lavori sono ripresi più spediti, ma in certi giorni tra pioggia o chissà cosa il ritmo cala sensibilmente. Dove sfileranno su Componidori e i centoventi cavalieri? «Adesso si sta procedendo con maggiore lena - puntualizza subito l'assessore ai Lavori pubblici Mauro Solinas - Anche nei giorni scorsi sono stati effettuati alcuni sopralluoghi, abbiamo parlato con l'impresa e il direttore dei lavori per completare piccoli dettagli. Speriamo di riuscire ad aprire al traffico già per Natale». Pro LocoMentre ancora si aspettano i finanziamenti regionali per il 2004, la Pro Loco cerca una via d'uscita per uscire da una situazione finanziaria non proprio piacevole. «Non ci sono novità sulla nostra messa in vendita di transenne e tribune - dice il presidente Giorgio Colombino - Il Comune ha promesso di interessarsi alla nostra situazione, poi si vedrà». Intanto, se qualcuno vorrà piazzare le tribune (comprese quella dei vip chiaramente) dovrà, gioco forza, metter mano al portafoglio e affittare le attrezzature. Intanto domani sera, con inizio alle 19, in Consiglio comunale si discuterà del ritorno del Comune nel Comitato Sartiglia. Un ritorno voluto dai due Gremi e che, molto probabilmente, verrà ufficializzato a breve. Valeria Pinna
L'UNIONE SARDA martedì 16 novembre 2004 Alla ricerca di un cane Iglesias (CA) Trovatelli, amorevolmente adottati da una famiglia iglesiente, due cani sono scappati alcuni giorni fa dal cortile di casa, ad Iglesias. Nessuna traccia di loro fino a ieri, quando il più piccolo dei due è ricomparso davanti alla porta. Il compagno, un meticcio di mezza taglia al quale è stato applicato il microchip, manto nero con chiazze marrone e bianche (nella foto Ad.Ma.), è invece ancora introvabile. Nonostante le ricerche nella zona di Valverde e Col di Lana, sembra essersi volatilizzato. Potrebbe essersi allontanato dalla zona dove solitamente vive perché una signora è certa di averlo visto ieri verso le 17 in via Nuova. Chi lo notasse, può telefonare al 0781-40405. Assemblea sul lavoro VillamassargiaSi è parlato delle possibilità di lavoro nell'assemblea pubblica che si è svolta ieri presso il centro di aggregazione sociale in via Terraseo a Villamassargia. L'argomento, più che mai di stretta attualità, è stato affrontato da due punti di vista: la situazione attuale e le prospettive future. Nel corso del dibattito è stato presentato il disegno di legge che prevede un reddito minimo per i più bisognosi. L'iniziativa era promossa dal gruppo culturale e politico "Villamassargia Insieme". (d.p.)
L'UNIONE SARDA martedì 16 novembre 2004 Villasimius. Il sindaco: «La Forestale pensi ai controlli» Pesca illegale senza freno: il parco non è più protetto Un'area marina poco protetta. Nel parco di Capo Carbonara i vincoli sono praticamente saltati, resi inutili da chi, senza ormai più remore, getta le reti sin dentro la zona di riserva integrale e da chi, armato di fucile subacqueo, si diletta a cacciare cernie e saraghi sotto le scogliere dell'isola dei Cavoli o di Serpentara. I controlli, quelli che l'area marina avrebbe dovuto garantire da anni, sono praticamente inesistenti. A denunciarlo, con forza, è il sindaco di Villasimius Tore Sanna che ora spara a zero contro chi, invece, dovrebbe assicurare il rispetto delle regole. «Nel 1998 venne firmata una delibera regionale, fu l'allora assessore all'Ambiente Pasquale Onida a decidere che il Corpo forestale e di vigilanza ambientale avrebbe dovuto garantire la presenza di una pattuglia a Villasimius. Dico di più, a Villasimius sarebbe dovuta nascere una vera stazione. Allora ci venne richiesta la disponibilità di una sede. Ebbene, i loclai sono stati concessi la scorsa estate dal commissario prefettizio, ma con la fine dell'estate la vigilanza è praticamente cessata». Così come - per il sindaco - sono stati interrotti anche i controlli da parte della Capitaneria di porto. Una situazione, insomma critica. Che sta determinando gravi tensioni all'interno del parco geomarino. «Come area protetta possiamo garantire esclusivamente un'azione di prevenzione, ma ogni segnalazione di infrazioni resta lettera morta. E così si continua ad assistere a comportamenti illeciti, a reti calate anche nei fondali di riserva integrale e di pescatori subacquei che hanno ripreso a immergersi per catturare le cernie che in questi anni, grazie ai divieti, hanno ripopolato i nostri fondali», dice ancora Tore Sanna. Che ora chiede un intervento deciso della Regione. «Perché la vigilanza da parte degli organi preposti non può esserci solo due mesi l'anno, in estate, ma soprattutto deve essere garantita in autunno e inverno, quando in mare c'è meno gente ed è più facile farla franca. L'assessorato regionale deve intervenire decisamente, così come il comando del Corpo forestale deve predisporre un'attività reale di vigilanza». A tener sotto controllo il parco geomarino, per ora, sono solo i soci della cooperativa convenzionata con l'Ente parco. Ma le loro segnalazioni servono a poco se poi nessuno interviene per reprimere le illegalità. Un parco di nessuno, un parco terra di conquista. Mentre gli sforzi fatti in questi anni sembrano destinati a diventare memoria, ricordi. Mentre cresce, ed è realtà, la tensione. È questione di poche ore fa. L'altra notte qualcuno ha pensato bene di prendersela con i gommoni dell'Area marina protetta gestiti dalla cooperativa Eolo. I cavi idraulici dei comandi sono stati letteralmente tranciati e le batterie rubate. La scoperta, domenica mattina. Adesso spetta ai carabinieri, a cui è stata presentata la denuncia, cercare di individuare i responsabili del raid teppistico. Mentre il sindaco chiede più controlli da parte delle autorità preposte. A. Pi.
L'UNIONE SARDA lunedì 15 novembre 2004 Castiadas Cacciatore di Villasimius ferito al volto dai pallini rimbalzati su una roccia Tragedia sfiorata nelle montagne di Minni Minni in territorio di Castiadas. Un pensionato di Villasimius è rimasto ferito dai pallini di un fucile da caccia che sono rimbalzati su una roccia. La palla di piombo ha poi raggiunto l'ex dipendente delle Poste procurandogli una leggera lesione all'arcata sopracciliare sinistra. Si tratta di Angelo Marci, 56 anni: soccorso da altri cacciatori, è finito al Brotzu dove è stato giudicato guaribile in venti giorni di cure. Il colpo è partito dall'arma di un cugino, Giuseppe Marci, 50 anni, pure lui di Villasimius: secondo la ricostruzione dell'episodio fatta dai carabinieri di Castiadas e San Vito, la cartuccia era caricata con una palla di piombo che finita sulla roccia si è scheggiata raggiungendo poi il volto di Angelo Marci. Immediati i soccorsi. L'uomo è stato adagiato su un'auto e accompagnato alla guardia medica e quindi all'ospedale dove i sanitari gli hanno prestato le prime cure. Qualche ora dopo il ferito è stato dimesso. Una tragedia insomma davvero sfiorata. I carabinieri hanno anche sequestrato l'arma e la cartuccia. Sulla vicenda, il tenente Giampiero Lampis ha girato un rapporto alla Procura della Repubblica di Cagliari. L'incidente si è verificato poco prima delle 14 durante una battuta di caccia. I due cugini sono usciti di casa nella mattinata raggiungendo la foresta di Minni-minni: alcuni spari. Poi, improvvisamente, la disgrazia. Ma è andata decisamente bene. Tanto spavento e nulla più grazie anche ai soccorsi che sono stati immediati. In serata il ferito è tornato a casa.
L'UNIONE SARDA lunedì 15 novembre 2004 Pau (Oristano) Un cinghialetto in ossidiana alla migliore compagnia di cacciatori Un cinghialetto in ossidiana per premiare i campioni della caccia grossa. Da ieri le quattro squadre di Pau esperte dei segreti su come stanare i cinghiali nei boschi del Monte Arci avranno uno stimolo in più per far funzionare le proprie doppiette. L'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Gianfranco Marras, ha indetto la prima edizione del torneo di caccia grossa di Pau, che prevede la consegna di un trofeo per il gruppo di cacciatori che porterà a casa, a fine stagione, il bottino più corposo di cinghiali abbattuti. Un cinghiale ricavato da un pezzo di ossidiana, che sarà realizzato dal laboratorio artigianale di Pau. Ovvero come promuovere anche nell'attività venatoria la risorsa archeologica sulla quale il Comune ha fondato la sua scommessa turistica. Ma anche valorizzare uno sport che fa parte della cultura e delle tradizioni della comunità di Pau. «Non abbiamo paura delle critiche degli animalisti», dice il sindaco Marras, appassionato di battute al cinghiale, che negli ultimi anni ha scelto di non impugnare più il fucile nei boschi del suo comune, per non preferire nessuna delle quattro squadre in campo. «La caccia è profondamente radicata nella nostra popolazione, ecco perché abbiamo scelto di indire il simpatico trofeo», prosegue il primo cittadino. I numeri gli danno ragione. A Pau nella caccia grossa, aperta proprio con la battuta di ieri mattina, saranno quattro le squadre a contendersi il titolo di migliori doppiette, quasi un record per un comune di appena trecento anime. Ci sarà la squadra diretta da Marcello Meloni ed Antonino Floris, quella con capocaccia Ezio Demelas, la terza condotta da Giovanni Lavra e l'ultima capeggiata da Gildo Floris. (an.pin.)
L'UNIONE SARDA domenica 14 novembre 2004 Carloforte Un cane ferito a fucilate Hanno sparato una fucilata al suo cane. I pallini hanno centrato la bestiola in pieno petto. Il povero animale, che ha rischiato di morire, si è trascinato sanguinante per un chilometro prima di giungere in casa ed essere soccorso. Un anno e mezzo prima il suo padrone si era ritrovato in bagno un proiettile, (sparato con tutta probabilità da un fucile) che aveva forato il vetro della finestra del bagno e si era conficcato nel muro ad altezza d'uomo. La fucilata contro il cane è stata un secondo avvertimento? Non si sa; fatto sta che per Walter Zappon, 51 enne ligure che nella vita ha fatto mille mestieri e da diversi anni è trapiantato nell'isola di San Pietro, i dubbi cominciano ad essere tanti. L'episodio inquietante contro Bruce, un bellissimo cane da caccia di razza Breton Esanieul, è successo nel pomeriggio di giovedì 4 novembre, con tutta probabilità nei pressi della località Sabino (dove lo hanno avvistato già ferito dei passanti), a circa un chilometro in linea d'aria dall'abitazione di Walter Zappon, che si trova a "Gioia". Luoghi entrambi distanti dal centro abitato. Era una giornata di caccia ed è anche possibile che quanto successo all'animale possa essere imputato ad un incidente; magari qualche cacciatore gli ha sparato scambiandolo per una preda. Ma ci sono tanti dubbi. Zappon commenta: «Non ho elementi per dire che si sia trattato di un atto voluto o di altro, ma quello che mi lascia perplesso, essendo io cacciatore da una vita, è che il rosone della fucilata abbia raggiunto l'animale in pieno petto e sul muso; in pratica sembrerebbe un gesto intenzionale perché, diversamente, il cane sarebbe stato ferito a un fianco». Più di trenta pallini, come mostrano le radiografie fatte dal veterinario, si sono conficcati nella testa, sul petto, sul collo e qualcuno è arrivato a pochi millimetri dalla carotide del povero Bruce ma, per fortuna, nessun organo vitale è stato leso. Francesca Campora, moglie di Walter aggiunge perplessa: «Difficile scambiare il nostro cane per un coniglio, visto l'inconfondibile manto; e anche se fosse stato un incidente, non capisco perché l'animale non sia stato soccorso ma sia stato abbandonato lì». (m. f.)
L'UNIONE SARDA domenica 14 novembre 2004 Tempio Pausania (SS) Continua la strage dei cani Stanno morendo uno dopo l'altro i cani randagi della zona industriale, accuditi dall'associazione di volontari Amici di Gighen. Ieri è stato ritrovato un altro animale strangolato da un laccio, in uno dei piazzali più grandi. I volontari hanno fotografato il povero randagio e informato i carabinieri dell'episodio. Nelle ultime settimane nelle strade vicine agli stabilimenti sono stati lanciati dei bocconi imbottiti con un micidiale veleno per topi. Gli animali già morti sono sei, altri vengono curati dai veterinari ma le loro condizioni stanno progressivamente peggiorando. Questa volta è cambiato il sistema di eliminazione dei cani, si è passati dal veleno ad un laccio che provoca, tra l'altro, terribili sofferenze alla bestia che ci finisce dentro. Nella zona industriale, in effetti, circolano, soprattutto di notte, molti randagi che potrebbero avere anche provocato danni ad altri animali nella campagna intorno. Ma non si tratta di bestie pericolose o aggressive. E comunque il problema non può essere risolto certo con sistemi che fanno soffrire i cani e lasciano le cose come stanno. Cinque cani uccisi nelle ultime settimane non impediscono l'arrivo nella zona industriale di altre bestie. (a. b.)
Fonte: animalieanimali CAPPI PER IMPICCARE GLI UCCELLI NEL SULCIS. E' ALLARME! venerdì 12 novembre 2004 Allarme in Sardegna. Si muovono Lipu e Lac per fermare la strage. 20.000 trappole rimosse. Centinaia di animali morti recuperati: tordi, pettirossi, vittime dei lacci collocati sul terreno. Numeri da vera emergenza quelli che emergono dal VII Campo antibracconaggio organizzato nella provincia di Cagliari dal 30 ottobre al 6 novembre da LAC e LIPU-BirdLife Italia, con il contributo operativo del GUFO (Gruppo Universitario Faunistico Ornitologico) e della LAV. Due le attività principali per i volontari sardi, ai quali si sono affiancati una trentina di persone provenienti da tutta Italia: la rimozione del maggior numero di trappole possibile, e la sensibilizzazione delle autorità locali e nazionali verso quella che si configura come una vera emergenza nazionale ed europea. La situazione che si è presentata agli occhi dei volontari, soprattutto nella zona di Capoterra, è drammatica: solo in una settimana sono state rimosse circa 20.000 trappole, recuperate centinaia di animali morti e rimesse in libertà decine di uccelli ancora in vita. Ma perché questa strage? Nella provincia di Cagliari è molto diffusa la tradizione della "griva", spiedo di otto tordi venduto sul mercato a circa 40 Euro. Centinaia di chilometri di sentieri vengono attrezzati con trappole per i tordi poste sul terreno e sui rami, che provocano la morte per asfissia degli animali che vi incappano. Se si pensa che le trappole restano innescate per diversi mesi, si comprende come in Sardegna venga perpetrato da anni un danno incalcolabile al patrimonio faunistico sardo ed europeo. Tordi, pettirossi che finiscono con le zampe nei lacci di metallo collocati dai bracconieri sul terreno. Le associazioni ambientaliste e animaliste, che quest'anno hanno triplicato il numero del volontari, chiedono che vengano attivate tutte le forze in campo: Corpo Forestale, con servizi specifici e risorse nuove, la Regione Sarda, cui si chiede un intervento deciso e che dispone, in quanto regione autonoma, di ampi poteri decisionali e che, con la nuova Giunta, suscita ampie aspettative in chi ha a cuore la tutela del patrimonio naturale sardo. L'UNIONE SARDA sabato 13 novembre 2004 Oristano Ept Sartiglia e pacchetti turistici Anche per la Sartiglia del 2005 potrebbero essere proposti i pacchetti turistici. L'argomento sarà esaminato lunedì nel corso di un incontro che è stato promosso dall'Ente provinciale per il turismo, dalla Provincia, dal Comune e dalla Camera di commercio. Ai lavori sono stati invitate tutte le realtà economiche e tecniche che ruotano attorno alla manifestazione: i Gremi di San Giovanni e di San Giuseppe, le agenzie di viaggio di Oristano, le associazioni di categoria degli esercizi ricettivi della provincia, i consorzi turistici e la Pro loco.
L'UNIONE SARDA giovedì 11 novembre 2004 Marghine Planargia Denuncia di un gruppo di residenti Cani randagi e abbandonati, l'emergenza continua a crescere Bolotana (NU) Da lungo tempo a Bolotana possedere un cane è quasi una moda. Così spesso si risponde agli appelli delle associazioni per la tutela degli animali adottando colui che da sempre è ritenuto il vero amico dell'uomo. «Purtroppo molto spesso (ed è il caso di Bolotana) il possesso dell'animale non coincide con il suo benessere e la tutela ormai prevista da una legge dello Stato». È la segnalazione di un gruppo di cittadini che, in una lettere aperta, denunciano «lo stato di abbandono in cui versano troppi cani in paese, con conseguenti problemi da tutti immaginabili». In più circostanze alcuni cittadini, compreso il portalettere, sono dovuti ricorrere alla cure dei sanitari, perché assaliti da quello che, a prima vista, erano randagi, senza nessuna custodia né tutela. «Ma si trattava, invece, di cani di proprietà, lasciati in giro senza che nessuno si prendesse cura di loro durante la giornata». In altre occasioni i residenti di alcuni rioni periferici si sono rivolti in Comune, lamentando l'eccessivo disturbo arrecato da qualche cane con il suo abbaiare durante la notte: «Ma anche in questo caso non sono arrivate risposte che abbiano consentito di risolvere il problema. E dunque la sensazione è sempre più diffusa: avere un cane è ormai diventata una moda, quasi uno status symbol. Ma molto spesso i doveri vengono scordati, così a rimetterci è l'intera cittadinanza». Qualcun altro chiama a raccolta le organizzazioni a difesa degli animali, preposte alle vigilare sulla tutela dei cani, specie dopo l'entrata in vigore della nuova legge. «Ma forse che il cane stia bene o male poco importa, purché lo si possa ostentare lungo la passeggiata, dimenticando poi la sua cura per gran parte della giornata». Luigi Ladu
L'UNIONE SARDA giovedì 11 novembre 2004 Cronaca di Cagliari Mulinu Becciu Cani-lupo assediano il quartiere Un gatto è stato sbranato l'altra notte nel cortile di un palazzo a Mulinu Becciu da un branco di cani randagi. Probabilmente si tratta degli stessi animali che domenica sera hanno aggredito e decimato un gregge di pecore nei pressi dell'ospedale Brotzu. Il grave episodio - avvenuto intorno alle 3 di notte in via Carpaccio - è stato segnalato al comando della polizia municipale di via Crespellani dalla proprietaria del gatto ("Batuffolo") che si è accorta dell'accaduto soltanto ieri mattina. «Non riesco neppure ad immaginare - ha detto la signora Maria Carmela Concas - cosa sarebbe potuto accadere se per caso mi fossi trovata io nel cortile: uei cani erano almeno venti, quasi tutti cane-lupo». E se si tratta del branco che domenica ha decimato il gregge di via Peretti c'è quanto basta per preoccuparsi: in pochi minuti hanno fatto una strage. E non è la prima volta poiché i vigili urbani anche nei mesi scorsi hanno raccolto denunce dello stesso tenore. Purtroppo, pare che ci sia ben poco da fare trattandosi di animali abbandonati dai proprietari. Solo la prevenzione può portare ad una soluzione del problema che minaccia di assumere proporzioni sempre più rilevanti.
L'UNIONE SARDA giovedì 11 novembre 2004 Dopo le denunce indaga la Forestale In Planargia è guerra contro lacci e bracconieri A pochi giorni dall'avvio ufficiale della stagione di caccia grossa, gli appassionati bosani si preparano e fanno i conti con una realtà intensa ma problematica. Oltre 200 cacciatori, divisi in sette compagnie: Pili ricciados, Giovani, Sole, Luna, Invalidi, compagnia di Franco Uras e compagnia di Mario Pala. Fra loro, sono 160 i soci della riserva autogestita di Crastu Entulzu. Un settore che lubrifica doppiette e si prepara al gran movimento: i territori di caccia fra Bosa e Montresta sono ricchissimi di selvaggina e il cinghiale ne è l'assoluto signore. Nonostante la grande minaccia costituita dalla caccia di frodo. Secondo i dati in possesso dei cacciatori bosani, non meno di 300 capi ogni anno sono preda dei lacci sistemati nei punti di passaggio. «È un fenomeno rilevante e preoccupante - dice l'ex sindaco Silvano Cadoni, cacciatore fra i più esperti fra quelli bosani - è un mercato florido anche per la richiesta che arriva dai ristoranti del centro-nord Sardegna e che non si attenua certo nei periodi in cui la caccia è vietata. Si alimenta per l'azione di persone che nella caccia di frodo tentano di sbarcare in qualche modo il lunario. Il risultato è una mattanza che sfugge a ogni controllo. Per fortuna i cinghiali sono numerosissimi e il loro numero si mantiene alto nonostante questo attacco proditorio». Il sistema dei lacci è usato in tutto il territorio, perfino all'interno dell'autogestita e dell'oasi di rispetto dell'azienda agrifaunistica e venatoria. «Abbiamo segnalato la questione alla Forestale che fa quel che può. Ma il territorio è vasto». Nello sporco sistema dei lacci finiscono non solo cinghiali, ma anche cani, pecore e altri animali: anche per questo essi costituiscono una minaccia da non sottovalutare. Fra pochi giorni, con l'avvio della caccia grossa e la presenza di decine di cacciatori nel territorio, sarà forse possibile eliminarne molti. Ma quello della caccia di frodo non è l'unico problema che pesa sul sistema caccia in Planargia. Rimangono, ad esempio, gli irrisolti nodi della presenza di decine di cacciatori provenienti da ambiti diversi. La Regione non ha ancora attuato le disposizioni della legge nazionale che impone la definizione degli ambiti territoriali che di fatto consentirebbero ai cacciatori della Planargia di essere gli unici presenti in questo territorio. Così accade spesso che le campagne siano meta di una sorta di migrazioni venatorie, con cacciatori provenienti da altre zone e anche dalla Penisola, poco attenti e rispettosi delle peculiarità e della fauna locale. «Le associazioni di categoria hanno sollecitato interventi adeguati da parte della Regione, che finora non ci sono stati ? commenta Silvano Cadoni ? il risultato è che abbiamo ospiti che vengono a cacciare le pernici anche nel periodo dell'accoppiamento, con le conseguenze facilmente immaginabili». I primi spari faranno passare in secondo piano queste difficoltà: che però esistono e meritano attenzione da parte degli organismi di controllo e di gestione del territorio. (a. n.) ----- Caccia/1. Domenica al via le battute: ecco prezzi, numeri e ricette scaramantiche Un esercito sulle tracce dei cinghiali In campo 5 compagnie e 200 tiratori scelti e battitori Un esercito di cacciatori, con automatici e doppiette, si prepara al grande safari della caccia grossa al cinghiale. La grande avventura, che a Macomer vede coinvolte cinque compagnie (per un giro complessivo di 200 persone, tra chi imbraccia il fucile e chi svolge il ruolo di battitore), inizia domenica prossima e si protrarrà fino al 16 gennaio. Tutti rigorosamente con la tradizionale casacca grigioverde, ma anche con corredi spesso costosi, si preparano a trascorrere le domeniche ei giorni di festa sui monti ai confini con Scano Montiferri, alle pendici di Palai e in terre ancora più lontane, spesso lontani dalle famiglie. «Lontani senz'altro, ma è la stagione che attendiamo tutto l'anno - commenta Gesuino Casu, 65 anni, capo dell'omonima compagnia, da venti lustri in prima linea nella caccia al cinghiale - è una passione. Così come ad altri piace andare al mare, noi dedichiamo due mesi alla caccia». Una passione costosa, visto che solo in tasse e porto d'arma vanno via centinaia di euro, senza considerare il resto. La lista della spesaDice Antonello Campus leader della compagnia La Vigna: «Se facciamo i conti non bastano due mila euro per una stagione. Costano la cartucce (un euro l'una), costa il vestiario, costa la benzina per gli spostamenti e soprattutto costa mantenere i cani, che hanno bisogno di cure non solo nel periodo della caccia, ma nell'intero arco dell'anno». Solo per comprare un fucile automatico non bastano 1500 euro e 350 euro se ne vanno per il porto d'arma. Ne vale la pena? «Vado a caccia sin da bambino - dice ancora Antonello Campus - seguendo una tradizione familiare, che non deve assolutamente morire». I protagonistiSono 25 i fucili e cinque i battitori nella compagnia di Antonello Campus, la più antica della città. «Operiamo nel monte di Sant'Antonio, ma anche nelle montagne di Scano e Bolotana. Cercheremo anche quest'anno di portare a casa lo stesso numero di cinghiali dello scorso anno, vale a dire 30 begli esemplari. Quest'anno, tuttavia, ci sono poche ghiande e tutto si prospetta più difficile». Quelli di Sa Mesa, venti fucili e dieci battitori, invece, sembrano proprio decisi a dimenticare la stagione scorsa: «Non siamo andati bene - ammette Antonio Casula - ma ci sono stati una serie di fattori che, di fatto, ci hanno impedito di caricare di prede i cofani delle nostre auto. Sarà in ogni caso una stagione imprevedibile, visto che si apre con le prime piogge e nelle zone da noi battute non c'è molto cibo per i cinghiali: la ghiande, infatti, non abbondano. Siamo però giovani e vedremo di divertirci ancora come sempre, augurando un rientro nei ranghi del nostro capocaccia Antonio Attene, che ha problemi di salute». Ventidue fucili e otto battitori per la compagnia Serigone, che punta al salto di qualità per superare il numero di prede abbattutte lo scorso anno. «Ne abbiamo colpito ben 25 - dice Pantaleo Desortes - quest'anno ci trasferiremo nei luoghi dove c'è più cibo, anche nei monti di Padria e Benetutti. Saranno dieci giornate intense». Che costano però. «Senz'altro, ma la passione è più forte della paura di spendere». Fernando Arca, della 24 Ore (venti fucili e dieci battitori), denuncia una situazione gravissima, dovuta al bracconaggio. «Di questo passo, non avremmo grande successo negli anni a venire, poiché ci sono delle situazioni estreme. Occorre riorganizzare la caccia, magari provando a chiudere un paio d'anni quella per la pernice e controllando meglio quella del cinghiale». Lo scorso anno 25 capi abbattuti. Quest'anno invece? «Non la vediamo bene, anche perché nelle zone da noi battute, non ci sono le ghiande e i cinghiali si spostano in luoghi lontani per cercare cibo». Francesco Oggianu ----- Caccia/2. La parola ai titolari delle armerie cittadine «Uno sport diventato di lusso» Andare a caccia è diventato quasi un lusso, anche se la tendenza è quella del risparmio. Si compra, infatti, il minimo indispensabile, anche se, dove il reddito è alto, la tendenza è quella di acquistare armi sempre più sofisticate, ovviamente dal punto di vista della maneggevolezza. «I fucili che si vendono sono pochi, ma c'è chi spende tanto per avere un'arma leggera, magari con le canne più corte- dice Sebastiano Ruggiu, titolare dell'armeria Top Gun di via Sardegna- un buon fucile si paga caro, anche oltre i 1500 euro, ma non è solo l'arma che chiedono i cacciatori, che puntano molto anche sull'abbigliamento e soprattutto acquistano scarponi che vengono a costare anche 150 euro». Pantaloni, giacca, gilet e berretto, fanno parte dell'equipaggiamento del safarista, anche se quest'anno si punta al risparmio. Dice Piero Sechi del negozio per la caccia del corso Umberto: «Ho notato che gia da un paio d'anni si tende a risparmiare e questi giorni non c'è assolutamente ressa nei negozi specializzati, nonostante la caccia grossa inizi proprio domenica prossima, giacchè la crisi interessa anche chi spende gia tanto per praticare questo sport, diventato una passione troppo lucrosa. La vendita è quindi scarsa, ma si compra solo l'indispensabile, vale a dire le cartucce, che sono necessarie e qualche capo dell'abbigliamento. Niente di più». La passione, però è più forte della crisi e in tanti preferiscono non rinunciare, magari affrontando spese enormi. «Certo- dice ancora Sebastiano Ruggiu- il fucile non si compra tutti i giorni e chi vuole un'arma sofisticata non è certamente l'operaio, ma spesso la richiesta arriva dal professionista, il cui guadagno è ben diverso dagli altri». (f.o.)
L'UNIONE SARDA martedì 9 novembre 2004 Medio Campidano Animali morti fra atroci sofferenze Ossa e bocconi avvelenati Uccisi decine di cani Villasor (CA) Lasciano il cibo avvelenato accanto ai cassonetti della spazzatura e in altri angoli nascosti del paese e aspettano che cani e gatti addentino i bocconcini letali. Una pratica sempre più diffusa a Villasor che nelle ultime settimane ha colpito numerosi animali. I casi di avvelenamento si sono verificati in particolare in alcune zone del paese: via Milano, via Ennio Porrino e, soprattutto, via Galileo Galilei. Pinella Farris, che abita in via Milano, ha perso tre cani in questo modo: «Eravamo legatissimi ai nostri animali - dice - che sono morti davanti ai nostri occhi poco dopo avere ingerito il cibo avvelenato». Ilenia Racis, figlia della signora Farris, commenta indignata: «Non ci sono parole per giudicare questo gesto e le persone che lo hanno compiuto. È vergognoso. I cani non avevano mai dato noia a nessuno». Ilenia non ha dubbi sul fatto che siano morti per intossicazione da veleno: «Come accade ogni notte - racconta - i cani sono usciti da casa per una breve passeggiata. Al loro ritorno però ho notato che erano strani, apatici e stranamente non rispondevano ai miei richiami». Poi le convulsioni, i vomiti e la morte quasi istantanea. «Ho avuto il tempo di rintracciare al telefono un veterinario - prosegue Ilenia - che ha confermato i sintomi da avvelenamento. Purtroppo non c'è stato niente da fare e, a causa dell'ora tarda, non abbiamo trovato nessun ambulatorio veterinario aperto nella zona dove il cane potesse essere soccorso tempestivamente. Il più vicino si trovava a Oristano». Vittoria Abis, che risiede in via Galilei, è stata più fortunata: «Diversi giorni fa - spiega - ho notato il mio cane con uno strano osso tra i denti, che non gli avevo dato io». Era un osso avvelenato. «Dopo circa mezz'ora - continua la signora Abis - il cane si è sentito male. A quel punto siamo corsi all'ospedale veterinario di Assemini, dove sono riusciti a salvarlo. Anche un istante in più sarebbe potuto essere fatale». Vittoria Abis si mostra irritata e sdegnata: «Ci vuole del coraggio per uccidere bestiole in questo modo - dice - chiunque abbia compiuto questo deprecabile gesto deve essere una persona senza scrupoli e sensibilità e, soprattutto, un imbecille». Mariangela Lampis
L'UNIONE SARDA domenica 7 novembre 2004 Cagliari Via Peretti Un branco di cani randagi aggredisce un gregge Sono state sbranate, azzannate al collo e sgozzate. Un piccolo gregge è stato aggredito durante la notte da un branco di feroci cani randagi nei pressi di via Peretti, poco dopo l'imbocco della circonvallazione per Pirri. A fare la raccapricciante scoperta sono stati alcuni automobilisti che ieri pomeriggio hanno visto le carcasse di quattro bestie riverse ai margini della strada e hanno avvisato la centrale
operativa della polizia municipale. Sul posto sono intervenute due pattuglie della sezione centro storico, accompagnate da un ispettore dell'Azienda sanitaria. Pesantissimo il bilancio della mattanza: dopo le prime quattro carcasse rinvenute ai margini della strada, i vigili urbani hanno scoperto altre trenta pecore senza vita a qualche centinaio di metri di distanza. «Per come erano sistemate» hanno spiegato dalla centrale operativa, «sembrava che i cani randagi le avessero spinte verso un vicolo cieco, per poi attaccarle senza pietà. È stata una carneficina: solo quattro sono scampate alla morte». Nel tardo pomeriggio i funzionari della Asl hanno completato i rilievi e firmato l'autorizzazione alla rimozione delle carcasse. Portate all'inceneritore, in serata sono così state distrutte. Nel giro di un'ora è stato rintracciato anche il padrone del gregge: nel vedere il terrificante spettacolo e tutte le sue pecore sgozzate, il pastore è quasi scoppiato in lacrime. Agli agenti ha raccontato che gli animali erano fuggiti dall'ovile in località Is Trincas la sera prima e, nonostante la lunga ricerca, non era riuscito a trovarle. Sono state invece intercettate da un branco di cani randagi, uno dei tanti che scorrazzano nella zona. In passato, anche altri greggi erano stati attaccati ma i bilancio non era mai stato così pesante.
L'UNIONE SARDA lunedì 8 novembre 2004 Provincia di Cagliari L'Ue ordina, solo tre polli in ogni gabbia L'intero sistema avicolo sardo a rischio. A lanciare l'allarme sono gli imprenditori che operano nel settore. «Le recenti modifiche delle regole di produzione - denuncia Gianni Collu, titolare con i fratelli Paolo e Raffaele di un avviato impianto nelle campagne di Decimoputzu - ci costringono a nuovi investimenti cui non possiamo far fronte». Tutta colpa delle nuove regole comunitarie che riducono il numero delle galline per gabbia da quattro a tre così da garantirne migliore vita e, conseguentemente, migliore qualità di prodotto. Proprio questa modifica provocherà conseguentemente la riduzione della produzione isolana del 22 per cento. «Soltanto noi con uno stabilimento medio di 8 mila galline, per adeguarci alle nuove regole e garantire così la prosecuzione dell'azienda dovremmo investire almeno 300 mila euro», sottolineano i tre fratelli Collu. Troppi per pensare di far fronte con le sole proprie forze a un simile esborso. «Non abbiamo mai ricevuto un centesimo di agevolazioni finanziarie dalla Regione - giura Gianni Collu - ma ora chiediamo di venire aiutati con dei finanziamenti agevolati». Da dieci anni a questa parte il mercato ha vissuto momenti molto difficili. «Nel giro degli ultimi dieci anni - sottolinea Nanni Cosseddu, veterinario impegnato nella produzione avicola - si è visto dimezzarsi il livello produttivo e occupazionale del settore». Segnali di stanchezza arrivano da un po' tutta la Sardegna. «Del milione e 200 mila posti gallina esistenti prima - prova a far di numero Cosseddu - si è passati ai 650 mila attuali». E a risentirne è l'intero mercato. Un esempio? «Dei 360 mila quintali di mangime consumati nell'arco di un anno solo per mantenere le galline ovaiole - continua a snocciolare numeri il veterinario Cosseddu - si arriva oggi ad appena 120 mila quintali». Le aziende avicole sarde risultano inadeguate e quindi incapaci di resistere sul mercato. In questa situazione si rischia nel giro di pochi anni (se non di mesi) di veder sparire l'intero tessuto produttivo. «Con la conseguenza - ipotizza ancora Cosseddu - che in Sardegna non si potrà più mangiare un uovo covato da pochi giorni ma dovremmo aspettare quello che arriva d'oltremare o dall'estero». Sembra davvero finita quell'esplosione di produttori registrata circa dieci anni fa quando la legge regionale numero 28, favorendo le giovani imprese, consentiva finanziamenti agevolati con l'80 per cento di mutuo a fondo perduto. Praticamente si potevano impiantare aziende quasi gratuitamente. Esaurita quella spinta, ora il mercato produttivo boccheggia come dimostra la diminuzione delle aziende dalle 84 di qualche anno fa alle attuali 50. Ma cosa chiedono gli operatori del settore alla Regione? «Dovendo far fronte a ingenti spese per adeguare le strutture alle nuove norme - chiede Gianni Collu - alla Regione chiediamo agevolazioni nei finanziamenti così da permetterci di rimodernare gli impianti e dare nuovo vigore alla produzione». Non c'è tempo da perdere. «Nelle aziende sono già arrivati i tecnici della Asl a constatare il mancato adeguamento alle nuove norme Ce - sottolinea l'imprenditore Collu - e gennaio aspettiamo gli ispettori comunitari». O si cambiano gli impianti o si chiude la baracca. E pazienza se le uova fresche le dovremo aspettare d'oltre mare. Gian Luigi Pala
L'UNIONE SARDA lunedì 8 novembre 2004 Sant'Antioco (CA) Ornitologia Oltre mille visitatori alla mostra di volatili Oltre mille persone hanno visitato la quarta mostra ornitologica "Città di Sant'Antioco" organizzata dall'associazione ornitologica cittadina sotto l'egida della Foi e il patrocinio del Comune. In mostra 354 esemplari tra canarini, diamantini e ibridi, tra cui un raro esemplare di "Pepola", che hanno meravigliato grandi e piccini con il loro cinguettio e le piume variopinte. Fuori concorso un merlo allevato in gabbia che non ha sfigurato affatto tra i colleghi più colorati. I vincitori dei campioni di razza, premiati con medaglia d'oro, sono stati Gian Franco Manunza con un canarino inglese Lizzard dorato seguito da Giuseppe Putzu con un incrocio tra un cardellino e un verdone himalayano e da Stefano Bianchi, al terzo posto, con un canarino agata rosso mosaico. «Una rassegna andata oltre le aspettative ? commenta il direttore Sandro Massa ? con un alto livello genealogico». Coinvolti anche gli scolari delle elementari che hanno presentato una centinaio di disegni contro la caccia e lo smog. Il più curioso quello di Cinzia Salis che frequenta la seconda A di via Bologna. Col suo disegno ha raccontato una sua personale storia dei merli: li ha descritti come volatili una volta bianchi diventati poi neri a causa dello smog. Tito Siddi
L'UNIONE SARDA domenica 7 novembre 2004 Guasila (CA) Palio dei vicinati Se lo aggiudica il rione Paiou È il rione Paiou il vincitore del Palio dei vicinati. Nei giorni scorsi nell'ippodromo comunale si è corsa la tradizionale gara ippica che vede contrapposti i vicinati di Guasila. Tutti a caccia del montepremi di quattromila euro. Come ogni anno la manifestazione organizzata dall'associazione Ippica guasilese ha coinvolto numerosi appassionati della Provincia. Hanno corso otto cavalli che si sono contesi la vittoria sino all'ultimo metro del percorso. Il palio ha avuto inizio con due batterie di qualificazione: in ognuna erano schierati quattro cavalli. Si sono qualificati per la finale sette cavalli abbinati ai sette vicinati storici. Il rione Paiou rappresentato da Francesco Etzi ha colto la sua terza vittoria. Il puledro che ha tagliato per primo il traguardo è Diana Day (scuderia "Goddi Ruggiu" di Oniferi) cavalcato dall'espero fantino Gavino Sanna. «E' stata una corsa esaltante», ha dichiarato il presidente dell'associazione ippica Ignazio Etzi, «la finale si è corsa sotto la pioggia, questo ha aumentato il tasso di difficoltà per i partecipanti». All'organizzazione dell'evento hanno collaborato il Comune e la Provincia. (s. sir.)
L'UNIONE SARDA domenica 7 novembre 2004 Cagliari Rettili e roditori sempre più venduti nei negozi di animali, l'iguana è già fuori moda Barboncino addio, meglio gechi e scoiattoli Camminare con una scimmia sulla spalla: antiquato. Portare a spasso l'iguana: ormai superato. Non parliamo poi di tartarughe acquatiche e uccelli esotici: per essere veramente alla moda, al guinzaglio bisogna avere cani della prateria e scoiattoli. In casa, invece di un acquario è molto meglio una vetrina con gechi, serpenti e ragni velenosi. Vivi, ovviamente. I cagliaritani, a quanto pare, amano animali da compagnia bizzarri. A sentire i rivenditori, ormai impazzano furetti, scoiattoli e i cani della prateria, provenienti dal Messico e simili alle marmotte. «Onestamente non si può dire che siano carini, ma a conoscerli un po' non si può che innamorarsene», assicura Rosina Melis, titolare del negozio "Il ciuffolotto". «Danno tanto affetto e sono meno impegnativi dei cani», spiega Maria Curreli della "Giungla". «Vanno bene anche gli scoiattoli, i criceti, i furetti», continua Rosina Melis. Il prezzo per i cani della prateria si aggira sui 200 euro, dai 30 fino ai 300 per gli scoiattoli. Se il boom dei roditori si può giustificare con le nuove abitudini delle famiglie, è più difficile da spiegare la passione per serpenti e ragni: «Ci sono persone particolari, che ne sono affascinate», dice Rosaria Cara di "Euro zoo". Piccoli gechi, rettili di alcuni metri, ce n'è per tutti i gusti e per tutti i prezzi, dai cento ai mille euro. I ragni, invece, non si commercializzano più: «Dall'inizio dell'anno la vendita è proibita, chi li ha può tenerli, ma non acquistarne di nuovi». Per le iguane, invece, è un brutto momento. Qualche anno fa era scoppiata la moda e in giro, di frequente, sulle spalle di giovani ragazzi, soprattutto, si vedevano appollaiati questi rettili verdi con la cresta. «Ancora fino a qualche mese fa ne avevamo qualche esemplare, ora non li trattiamo più, non converrebbe», conferma l'inversione di tendenza Roberto Distinto titolare di Blue marine acquarium. Anche per gli animali esotici, così come per i cani, si seguono le mode. E quando passano, a farne le spese sono proprio questi esseri indifesi, che spesso vengono abbandonati nei parchi o nelle strade. Come è successo a tanti dalmata passata l'euforia del film La carica dei 101. «Così ci è capitato di trovare un pitone reale in via San Giovanni», racconta Stefania Perla, dell'Ente protezione animali e titolare di Animal house. «Il problema è che la gente non si rende conto di cosa significhi tenere un animale, così ci hanno chiamato perché l'iguana si era spezzata la coda in una porta o era finita in pasto al gatto». C'è poi il pericolo che scappino o siano abbandonati in zone dove si possono rirpodursi rompendo l'equilibrio naturale. Questo è successo per molte tartarughe acquatiche, lasciate a Monte Urpinu e diventate ormai un problema per l'ecosistema. Guai facilmente evitabili se prima di prendere qualsiasi animale, cane o rettile che sia, ci si informasse informarsi su quali siano le sue caratteristiche ed esigenze e si fosse davvero sicuri di potersene prendere cura. Alice Guerrini
L'UNIONE SARDA venerdì 5 novembre 2004 Ussassai Licia Podda da dodici anni va a caccia grossa: «Una passione che nasce dal rispetto per la natura» Il medico ambientalista che guarda in faccia i cinghiali A Ussassai la passione per la caccia ha il volto di Licia Podda, 51 anni, medico e madre di tre figli. Da dodici anni divide con i colleghi maschi le domeniche di caccia al cinghiale, senza privilegi né oneri particolari. «In una compagnia come la nostra si è tutti uguali, e non ho mai beneficiato di un trattamento particolare, neanche durante i primi tempi. Questo vuol dire che non mi vengono risparmiate le poste più scomode», ammette con una punta d'orgoglio. Ussassese d'adozione, la dottoressa Licia Podda pensa che nei piccoli centri la caccia abbia un ruolo insostituibile, e sottolinea: «Tutti i cacciatori sono ambientalisti». «La caccia, oltre ad aggregare tantissime persone, stimola chi vive fuori a continuare a frequentare il paese, e soprattutto - spiega - a rispettare e controllare il territorio. Questo è molto importante per paesi come Ussassai. Chiaramente, quando è vissuta in modo esasperato crea delle situazioni negative, ad esempio il bracconaggio, tuttavia per il cacciatore la natura è tutto, visto che, egoisticamente, deve coltivare questa passione. Il cacciatore dà quasi personalità alle sue prede. Ogni cinghiale è unico, non è uno dei tanti». Con otto bersagli centrati la dottoressa puo vantare un tabellino che molti maschietti le invidiano, in attesa di cercare di aggiungere nuove prede al suo carnet nella nuova stagione di caccia alle porte. L'apertura è prevista infatti per il 14 novembre. Sul perché pochissime donne vadano a caccia Licia Podda ha le idee chiare. «Penso che moltissime donne vorrebbero ma non osano. Io, per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che ho trovato tantissimo rispetto, perché innanzitutto a caccia si va con amici, compagni di tanta fatica che si divide per tutta la settimana, fino alla domenica». Pur non essendo originari di Ussassai Licia Podda e il marito, tantissimi anni fa, decisero che avrebbero vissuto nel piccolo centro, una scelta da allora mai messa in discussione. «Probabilmente in un altro contesto avremmo avuto più possibilità, specie dal punto di vista professionale, ma quello per Ussassai è stato un colpo di fulmine, non solo per la bellezza del territorio ma anche per le persone che abbiamo conosciuto. L'augurio che io posso fare a Ussassai, per il suo futuro, è che la gente impari a voler bene al paese, apprezzando tutto ciò che ci circonda, in modo che episodi come l'incendio della scorsa estate non accadano più». Simone Loi
L'UNIONE SARDA giovedì 4 novembre 2004 Cagliari Tribunale. Storia di un cane malato e di due coniugi che non volevano fargli cambiare cuccia Trascinati davanti al giudice per amore di Kira Kira era vecchia e pure gravemente malata. Aveva superato i 14 anni e per un cane lupo, specie se femmina, sono davvero tanti. In più l'artrite le impediva da tempo di stare in piedi, e come non bastasse un tumore la stava lentamente uccidendo. Il veterinario era stato chiaro con i proprietari: per evitarle le ultime sofferenze dovete abbatterla. Ma a quella cagna erano troppo affezionati e anticiparne la fine, pur con l'intento di metter fine a inutili sofferenze, proprio non se l'erano sentita. Un rapido consulto all'interno della numerosa famiglia e, alla fine, il responso era stato unanime: non solo avrebbero fatto il possibile per rendere a Kira l'ultimo scorcio di vita meno doloroso, ma avrebbero perfino tenuto la casa dalla quale stavano per traslocare. Lo scopo era soltanto quello di conservare il cortile di via Corsica dove Kira aveva vissuto tutta la sua lunga vita. La cagna stava dunque nella vecchia casa tutto il giorno, anche sola: i padroni andavano a trovarla costantemente, per darle da mangiare, per assicurarle le cure, per stare in sua compagnia; il nuovo appartamento era infatti decisamente più piccolo e non c'era spazio, e comunque, avevano deciso che Kira avrebbe vissuto quel poco che le restava nel luogo che conosceva bene, il cortile in cui aveva sempre vissuto. Non potevano certo sapere quello che sarebbe successo nel giro di breve tempo, come non era mai passato per la loro testa l'idea che sarebbero finiti addirittura davanti a un giudice con l'accusa di aver abbandonato e maltrattato la loro Kira. Una mattina, infatti, una ragazza evidentemente amante degli animali, aveva visto nel cortile quel cane malandato che non si reggeva in piedi. Pensando all'ennesimo caso di abbandono e maltrattamenti aveva telefonato ai vigili urbani. I quali, per poter entrare nel cortile di via Corsica, erano stati costretti a chiamare i vigili del fuoco che avevano divelto il cancello: preso il cane lupo lo avevano consegnato alla ragazza che aveva effettuato la segnalazione. Questa aveva portato Kira a casa sua e l'aveva poi fatta visitare da un veterinario che aveva confermato la diagnosi. Ossia: le metastasi e l'artrite l'avrebbero uccisa di lì a un mese. Nel frattempo i vicini di via Corsica avevano chiamato i proprietari di Kira che, manco a dirlo, si erano precipitati a riprendere la cagna. L'animalista lo aveva restituito annunciando però la presentazione di una denuncia. Detto, fatto. E i proprietari di Kira si erano ritrovati sotto accusa per maltrattamenti e abbandono di animali. L'indagine era stata veloce e il pubblico ministero aveva ottenuto dal gip un decreto penale di condanna. Ma la famiglia che aveva vissuto con Kira per 14 anni non poteva sopportare che la storia finisse in quel modo. Così, attraverso l'avvocato Alberto Filippini, aveva presentato opposizione al decreto penale. E ieri mattina al gip non è rimasto altro da fare se non fissare una data per la celebrazione di un processo pubblico davanti al tribunale monocratico: i proprietari di Kira il 10 febbraio 2005 dovranno dimostrare davanti al giudice Giussepe Pintori di non aver abbandonato la cagna, anzi. La loro scelta era stata quella di non sopprimerla e continuare ad accudirla. Tanto da non vendere la vecchia casa e conservare il cortile dove Kira avrebbe trascorso le ultime settimane di vita.
L'UNIONE SARDA giovedì 4 novembre 2004 Lettere & Opinioni TROPPI I GATTI RANDAGI... Troppi i gatti randagi portatori di malattie. In questi ultimi anni sono state varate norme severe sulla gestione dei cani: anagrafe, vaccini, controlli sanitari obbligatori e, per i randagi, la cattura e il ricovero in canile, se non peggio. Non altrettanto, inspiegabilmente, è avvenuto per i gatti, possibili portatori di gravi malattie. In periferia se ne contano a migliaia, per le strade, nei marciapiedi, negli ingressi e nelle campagne incolte. C'è poi chi provvede a nutrirli, allestendo per strada autentici banchetti con piatti e scodelle ripiene di avanzi. Spettacolo non bello a vedersi e poco confacente alla Cagliari turistica. Oltretutto, è un invito a nozze per altri animali ben più pericolosi, come topi e blatte. Che intendono fare le autorità sanitarie? A. S. Cagliari
L'UNIONE SARDA mercoledì 3 novembre 2004 Cagliari Asl 8. Parte una campagna: venti euro anziché duecento per eseguire l'intervento Sterilizziamo i cani, avremo meno randagi Meno cuccioli, meno abbandoni: è partito il programma di sterilizzazione canina dell'Asl 8. Dal mese scorso con soli 20 euro, anziché 200, è possibile sterilizzare le cagne regolarmente registrate all'anagrafe. Un progetto, finanziato con fondi regionali, che dovrebbe fare da blocco al randagismo. «I dati dimostrano che un'alta incidenza degli abbandoni è dovuta alle cucciolate indesiderate», spiega Giuseppe Sedda, dirigente veterinario e responsabile dell'anagrafe canina e della lotta al randagismo dell'Asl 8, «il cane randagio classico, quello che vive di stenti in zone di campagna, difficilmente si riproduce». Anche se il dato non rincuora, sono i cuccioli di cani che hanno un padrone, quelli che il più delle volte si trovano nei cassonetti o lungo le strade. I dati raccolti dall'Asl sono stati determinanti per far partire il progetto di sterilizzazione, che prevede soltanto una condizione: che i cani siano muniti di microchip. «"Un cucciolo abbandonato che è portato al canile costa una cifra pari a circa 2, 3 euro al giorno, che moltiplicata per un anno diventa mille euro - sottolinea Sedda, - se a questo si aggiunge che un cane ricoverato in un canile vive in media 5 ann,i si arriverà a spendere 5 mila euro per il mantenimento dell'animale». Di norma le cucciolate abbandonate sono formate da circa 5 cani che la comunità dovrà mantenere spendendo circa 25 mila euro. Partendo da questo calcolo «abbiamo deciso, finanziati dalla Regione per una cifra pari a circa 85 mila euro, di provare ad arginare il fenomeno dell'abbandono grazie appunto alla sterilizzazione, che non sarà completamente gratuita ma avrà un costo pari a 20 euro, una cifra che possiamo definire simbolica». Un finanziamento che permetterà di intervenire su circa 900 cani iscritti all'anagrafe e quindi muniti di microchip: sono una minima parte degli animali presenti sul territorio. Ad oggi sono, infatti, 30 mila i cani registrati regolarmente all'Asl, su una popolazione stimata di 50 mila esemplari. «Proprio perché riteniamo di non poter soddisfare tutte le richieste che ci perverranno, abbiamo ritenuto di privilegiare le femmine che vivono in situazioni ambientali particolari, cagne che vivono a contatto con altri maschi o in situazioni dove il fenomeno dell'abbandono è molto significativo», racconta Sedda. Sono le zone dell'hinterland cagliaritano, Quartu, Monserrato, Selargius o dei quartieri periferici della città come Calamosca, Sant'Elia e la zona di Macchiareddu, i luoghi dove si registra il più alto numero di cani randagi o abbandonati. Conferma Sedda: «Le catture per oltre l'80 per cento sono eseguite nell'area metropolitana, dove ci sono terreni e spazi disponibili per il moltiplicarsi del fenomeno». Per capire quale efficacia avrà il progetto, si dovrà aspettare. Per richiedere informazioni i cittadini interessati possono rivolgersi ai veterinari privati o all'Asl. Serena Sequi
L'UNIONE SARDA mercoledì 3 novembre 2004 Nuoro Cane smarrito Cane smarrito in zona Ugolìo. Un cane di grossa taglia, razza pastore del Caucaso dal manto bianco è stato smarrito il 30 ottobre a Ugolìo, nella zona fra l'ospedale "San Francesco" e il centro commerciale Centro Città. L'animale si chiama Zar e ha alto valore affettivo per i suoi proprietari. È prevista una ricompensa per chi fornisce informazioni. I numeri da chiamare per fornire notizie sono: 347/9061527 o 339/4274418.
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