MARZO 2005

 

 

 

 

L'UNIONE SARDA

martedì 23 marzo 2005

Capoterra

Caccia di frodo in trasferta a Castiadas

I forestali fermano il terzo bracconiere

Il cerchio si è chiuso, anche il terzo bracconiere è finito nella rete tesa dai forestali di Castiadas e Capoterra nelle campagne di Minni Minni.

Quattro giorni dopo l'imboscata e la denuncia per attività venatoria in zona di tutela e con mezzi non consentiti dei primi due cacciatori di frodo (Raimondo Sanna, dipendente del Wwf con compiti di guardia a Monte Arcosu e Marcello Pireddu, entrambi di Capoterra), i ranger hanno rintracciato il loro collega, Pierangelo Cuccu di Assemini. L'uomo è stato riconosciuto dalle guardie che l'altra mattina avevano tentato di bloccarlo senza riuscirci. Nelle mani dei Forestali era rimasto solo il suo passamontagna, ma era stato visto perfettamente in volto. Ieri è stato accompagnato in aserma e sentito dagli investigatori del Corpo. Dovrà difendersi dall'accusa di esercizio di caccia con mezzi non consentiti e in zona di tutela venatoria permanente. L'area in cui erano stati individuati i presunti bracconieri e dove erano stati recuperati e disattivati quasi cento lacci preparati con cavetti d'acciaio è infatti all'interno della zona dell'Ente foreste della Regione. L'inchiesta, affidata al sostituto procuratore Rosanna Allieri, è particolarmente delicata, in particolare per la presenza, tra i tre denunciati, di una "guardia particolare giurata" che da anni presta servizio nella riserva naturale di Monte Arcosu. Il dipendente del Wwf sin da subito si è comunque dichiarato innocente (come hanno fatto gli altri due amici), per nulla responsabile della sistemazione a Minni Minni dei lacci per la cattura di cervi e cinghiali. A. Pi.

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 19 marzo 2005

Castiadas. Il dipendente denunciato dalla Forestale Caccia al terzo bracconiere Wwf: «Indagine interna» C'era anche una terza persona, nella squadra dei cacciatori di frodo intercettati, pochi giorni fa dai forestali nelle campagne di Castiadas. Un terzo bracconiere sfuggito alla rete tesa dai ranger e che l'altra mattina, a Minni Minni, è riuscito a far perdere le sue tracce dileguandosi tra lamacchia mediterranea. Individuati e ora sottoposti a indagine (sono accusti di caccia in zona di protezione faunistica e di caccia con mezzi illeciti), invece, una delle guardie della riserva naturale di Monte Arcosu e dipendente da molti anni del Wwf, Raimondo Sanna di Capoterra, e un suo amico, Marcello Pireddu, entrambi di Capoterra. Sarebbero stati loro a sistemare numerosi lacci nelle campagne di Castiadas per poter catturare cinghiali e cervi. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Rosanna Allieri e condotta dagli uomini del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. Il pubblico ministero dovrà ora valutare la posizione dei due presunti cacciatori di frodo per capire se davvero siano stati loro a sistemare le micidiali trappole. Più delicata la posizione di Sanna, inpossesso da lungo tempo (una quindicina d'anni) della licenza prefettizia di "guardia particolare giurata". Sulla sua posizione, oltre all'indagine della magistratura, l'associazione ambientalista ha già avviato un'inchiestainterna destinata a far assoluta chiarezza sul comportamento del dipendente. «Al momento - spiega il presidente regionale del Fondo per la Natura, Luca Pinna - non è stato preso alcun provvedimento nei confronti di Sanna, attendiamo che l'indagine della Procura della repubblica e della polizia giudiziaria faccia il suo corso. La guardia è già stata convocata dall'Ufficio del personale di Roma. Sia chiaro, il Wwf è assolutamente estraneo a questi episodi, sia quando avvengono all'interno della riserva di Monte Arcosu, sia quando accadano all'esterno». Per questo la direzione di Monte Arcosu e il Wwf, lo scorso anno, quando i ranger scoprirono un altro dipendente dell'associazione col vizio del bracconaggio (era stato addirittura scoperto a caricare su una delle auto della riserva, un cinghiale appena catturato con i lacci), decisero di licenziarlo in tronco per difendere il buon nome e il prestigio dell'organizzazione. Proprio in questi giorni il Wwf ha anche presentato un bando per la gestione di Monte Arcosu, indispensabile per rendere sempre più fruibile l'area protetta, per utelarla maggiormente ma anche e soprattutto per poter creare nuovi posti di lavoro. Insomma, non resta che attendere gli sviluppi dell'inchiesta per verificare se esistano o no responsabilità della guardia. Sanna si è dichiarato innocente, negando qualsiasi responsabilità per i lacci (tipici per fattura a quelli confezionati dai bracconieri di Capoterra). I Forestali hanno anche sequestrato la sua radio ricetrasmittente (di proprietà del Wwf), oltre a 95 trappole. (a. pi.)

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 18 marzo 2005

Castiadas. Dipendente Wwf denunciato dalla Forestale

Guardia parco per lavoro bracconiere per passione

Un po' dottor Jekyll, un po' mister Hyde. Più precisamente, guardia parco a Monte Arcosu e bracconiere in trasferta. A scoprirlo sono stati gli uomini del Corpo forestale, che dopo averlo atteso al varco nelle campagne di Castiadas, all'interno dell'area demaniale dell'Ente foreste, l'hanno fermato e denunciato. I ranger hanno anche sequestrato un centinaio di lacci preparati con cavetti d'acciaio e che avrebbero dovuto stringersi, imprigionandoli, nelle zampe e nel collo di cerci e cinghiali. Adesso la guardia, Raimondo Sanna, 47 anni di Capoterra, dipendente del Wwf con mansioni di vigilante all'interno della riserva naturale di Monte Arcosu, dovrà difendersi dall'accusa di caccia in oasi demaniale di protezione faunistica (la zona di Minni Minni dove è stato intercettato il presunto bracconiere fa parte dell'Ente foreste della Regione) e attività venatoria con mezzi non consentiti. L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Rosanna Allieri, è solo all'inizio. Ma per l'oasi di Monte Arcosu e per
l'associazione ambientalista Wwf quella di queste ore è un'altra batosta inattesa. Uno smacco per il Fondo mondiale della Natura che tenta di proteggere una fetta di Sardegna anche con le sue guardia e che si ritrova, nel giro di un anno, a dover fare i conti con ben due denunce nei confronti di suoi dipendenti addetti alla vigilanza. A Riccardo Sanna i ranger di Castiadas e Capoterra sono arrivati attraverso le analisi particolareggiate sul tipo di cavetti d'acciaio usati per il confezionamento dei lacci. Attrezzature particolari, fili d'acciaio realizzati in una fabbrica di Macchiareddu e trasformati in micidiali strumenti di morte per cervi e cinghiali. Tra l'altro preparati con una caratteristica foggia tipica degli "artigiani" capoterresi. Sono stati i forestali di Castiadas a chiedere aiuto ai colleghi di Capoterra. Ed è stata una collaborazione provvidenziale, anche perché si sapeva delle ripetute trasferte verso i monti del Sarrabus da parte della guardia del Wwf. Ma anche di un suo amico, Marcello Pireddu, anch'egli di Capoterra. Così l'altra mattina è scattata la trappola. I due presunti cacciatori di frodo sono stati attesi al varco.

Alcuni ranger si sono appostati nella macchia e hanno atteso il loro arrivo. Alla fine, la rete si è chiusa. Ed è scattata la denuncia, dopo un inutile tentativo di fuga. Gli uomini del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione hanno anche sequestrato una radioricestrasmittente del Wwf, utilizzata normalmente da dalla guardia per comunicare all'interno dell'oasi di Monte Arcosu. Dessì si è comunque dichiarato assolutamente innocente. Avrebbe giustificato la sua presenza a Minni Minni per cercare corna di cervi che gli animali adulti perdono periodicamente. Un'autodifesa che la guardia ecologica dovrà convincere nei prossimi giorni il magistrato.

Andrea Piras

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 18 marzo 2005

Monte Arcosu Quando nella rete finì un operaio-ambientalista

Tre guardie e due operai. Almeno fino all'aprile dello scorso anno, quando i forestali denunciarono per caccia di frodo all'interno dell'oasi di Monte Arcosu uno degli operai del Wwf. All'associazione ambientalista, che aveva assunto l'uomo, ex cacciatore di frodo e grande conoscitore delle montagne tra Uta e Capoterra per cercare "redimerlo", non rimase altro che licenziarlo. Tre guardie e un operaio, da allora. Ma ora la storia si è ripetuta. E poco importa che il reato sia stato commesso fuori dall'oasi. Lontano parecchi chilometri, sul versante orientale e non occidentale della Sardegna. Nelle vesti di bracconiere, questa volta, non è un operaio del Fondo per la natura. È una guardia del Wwf vera e propria che secondo la denuncia presentata dai ranger di Castiadas e Capoterra all'autorità giudiziaria si dilettava a sistemare lacci e cavetti d'acciaio nell'area di Minni Minni di proprietà dell'Ente regionale delle Foreste. Chissà se la direzione del Wwf, ancora una volta, sarà costretta a tagliare l'organico.

Due guardie e due operai. Per vigilare su Monte Arcosu.

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 16 marzo 2005

Sedilo. Conclusa l'inchiesta dei Carabinieri del Nas

Polli vivi per la corsa, "su puddu" in Procura

Il fascicolo è arrivato negli uffici della Procura della Repubblica di Oristano. Ora la magistratura di Oristano dovrà esprimersi su quanto accaduto a Sedilo nel periodo di Carnevale, quando è andata in scena la corsa a su puddu con protagonisti cavalieri e polli veri, seppure ammazzati precedentemente. Una gara che ha diviso, non soltanto il paese ma anche le associazioni (sono intervenuti gli ambientalisti). In questi giorni si sono concluse le indagini dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni che - sotto segnalazione dei colleghi della Compagnia di Ghilarza - avevano iniziato ad indagare sulla tanto discussa manifestazione equestre di Sedilo.

Adesso spetta al magistrato stabilire - dopo aver verificato attentamente la documentazione raccolta dai Nas - se esistono ipotesi di reato, oppure se la vicenda deve essere rapidamente archiviata. Ma cosa potrebbero eventualmente rischiare il sindaco di Sedilo, Renato Nieddu, e per il presidente della società ippica, Antonio Frau? Il primo ha autorizzato la corsa, il secondo l'ha organizzata. I carabinieri hanno verificato se in quei giorni si è consumato il reato di maltrattamento di animali. Perché proprio questo reato? Nel bel mezzo del carnevale, a Sedilo è stata proposta la ormai tradizionale corsa a su puddu. Ma invece che di pezza o di plastica, come da anni avviene in tutti gli altri centri della zona, i polli utilizzati per la manifestazioni erano veri. Uno spettacolo, apparso ad alcuni a tratti macabro e raccapricciante e che ha sollevato le proteste del Wwf regionale, ma che invece è stato difeso nel segno della tradizione dagli organizzatori. Dopo qualche giorno a Sedilo sono arrivati gli uomini del Nas, hanno fatto una serie di accertamenti e verifiche, per giungere poi a una conclusione. Quale? L'utilizzo di animali veri per una manifestazione del genere potrebbe costituire reato nel caso in cui i polli fossero stati ammazzati per motivi futili e con una modalità - dice la legge - particolarmente crudele. Ma questa conclusione per ora resta - va detto per correttezza - soltanto una ipotesi. I carabinieri hanno provato a capire se i polli - come dicono le norme - sono stati prima storditi. Cosa è venuto fuori? Non si sa. Altropunto: non sarebbero state osservate anche altre norme previste per l'uccision  degli animali. I polli, a quanto riferito dagli organizzatori, una volta conclusa la corsa sarebbero stati donati in beneficenza per essere consumati ma nessun veterinario li avrebbe visitati prima e dopo l'uccisione, secondo quanto invece prescritto dalla legge. Questi in sostanza i reati che potrebbero essere contestati a sindaco e presidente della società ippica. Si dovrà attendere però il parere del magistrato: soltanto lui potrà decidere se in tutta la vicenda esiste un risvolto penale. Da anni a Sedilo esistono teorie contrastanti sulla corsa a su puddu. Da una parte c'è chi vede con favore questa manifestazione, considerata una tradizione che è giusto portare avanti, dall'altra c'è chi invece vorrebbe che si svolgesse con criteri differenti, in primis dicendo per sempre basta all'utilizzo di animali veri. E forse quanto accaduto quest'anno, con la segnalazione ai Nas delle modalità in cui la corsa a su puddu si svolge nel centro dell'Alto oristanese, porterà probabilmente cambiamenti. Per mettere fine a questa vicenda occorrerà però attendere il parere della Procura. L'argomento intanto a Sedilo farà ancora discutere. Alessia Orbana

 

L'UNIONE SARDA

martedì 15 marzo 2005

Comunità montana

Ad Ales il convegno sulla caccia

Ad Ales fra poco più di un mese si ritornerà a parlare di caccia. Tema quanto mai attuale non solo in Marmilla ma in tutto il territorio provinciale dopo il recente stop imposto dall'amministrazione provinciale al Piano faunistico di Oristano, che doveva essere approvato entro il 28 febbraio. Maggioranza e minoranza hanno scritto alla Regione chiedendo la rideterminazione dei confini del territorio faunistico con l'inclusione dei nuovi Comuni della provincia, fra cui Laconi, Genoni e Bosa. Un no arrivato al Piano faunistico in consiglio provinciale, preannunciato in un'assemblea di cacciatori ad Ales, che avevano contestato lo stesso Piano presentato dall'assessore provinciale all'Ambiente Gianni Solinas. Ed il 23 aprile alle 9 nella sala convegni della Comunità montana di Ales si parlerà ancora di doppiette durante il primo convegno regionale sulla caccia, organizzato dalla sezione provinciale di Caccia, Pesca ed Ambiente Sports di Oristano. «Tantissimi i temi da dibattere tra un mese - annuncia Marco Pisanu, presidente della Cpa Sports di Oristano - fra cui le modifiche alla legge regionale ed i nuovi divieti presenti nel parco del Monte Arci». Saranno presenti alla Comunità montana di Ales Massimo Silvani, presidente nazionale di Cpa ed alcuni funzionari dell'assessorato regionale all'Ambiente che illustreranno gli ambiti territoriali. Renzo Ibba, presidente del Consorzio del parco del Monte Arci, affronterà il problema della caccia nel futuro parco, mentre di norme sulla caccia e di modifiche alla Legge 157 parleranno il deputato al parlamento europeo Sergio Berlato ed il deputato alla Camera Francesco Onnis.

(an. pin.)

 

L'UNIONE SARDA

domenica 13 marzo 2005

Ovodda. In dieci sono stati interrogati venerdì dal pm Forteleoni nella sede dell'Arma di Nuoro

Caso Marongiu, cacciatori ancora sotto torchio

Nuovi interrogatori venerdì sera nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Nuoro nell'ambito dell'inchiesta sull'uccisione di Carlo Marongiu, noto Tranquillu, l'allevatore di Ovodda ucciso da una fucilata forse partita accidentalmente durante una battuta di caccia di frodo all'alba del 4 marzo a Patziganis, nelle campagne di Teti. Almeno una decina le persone sentite direttamente dal pm titolare dell'indagine Luca Forteleoni nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Nuoro, tutti cacciatori di Teti e Ovodda. Gli inquirenti hanno smentito che tra loro ci siano degli indagati, ma secondo indiscrezioni attendibili nel registro della procura di Oristano sarebbero già stati iscritti i nomi di tre persone a cui sarebbero già stati sequestrati dei fucili automatici calibro 12 identici a quello da cui è partita la fucilata mortale. Sequestri che avrebbero come scopo quello di fare delle comparazioni balistiche col bossolo ritrovato a Pitziganis. Impossibile comunque sapere qualcosa sul contenuto degli interrogatori, il riserbo è infatti assoluto. La sensazione però, confermata informalmente dai investigatori, è che ormai manchi solo l'ultimo tassello prima di dichiarare il giallo risolto. Tassello che potrebbe arrivare o dall'individuazione del fucile che ha ucciso Marongiu o dalla confessione della persona che era insieme a lui nelle campagne di Teti al momento della sua morte e che gli ha sparato addosso, quasi certamente per un errore. I dubbi circa il fatto che dietro la fine dell'allevatore di Ovodda ci sia un incidente di caccia sono infatti ormai quasi nulli, anche se formalmente la procura di Oristano indaga ancora per omicidio volontario. Le ragioni sono tante, ad iniziare dal risultato dell'autopsia eseguita dal medico legale Roberto Demontis. La perizia ha infatti confermato che Marongiu è stato colpito da un solo colpo di fucile calibro 12 automatico sparato da 22 metri di distanza. Sette i pallettoni della rosata che l'hanno raggiunto, solo uno mortale, quello al cuore. Dinamica che mal si concilia con la tesi di un'esecuzione. Ancora: sulla stessa direttrice di tiro i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Tonara hanno rilevato un varco in una recinzione in cui sono rimasti impigliati dei peli di cinghiale. Con sé inoltre Carlo Marongiu aveva una mazza, una torcia elettrica, un telo incerato e dei lacci. Tutti oggetti che di solito vengono usati dei bracconieri. Infine il luogo dell'uccisione, una zona a ridosso del cantiere forestale di Parziganis dove vige il divieto di attività venatoria e di conseguenza la cacciagione pullula. Dunque meta assai frequentata dai bracconieri della provincia. Facile allora capire perché la tesi della battuta di caccia finita in tragedia è ormai quasi certa, anche se gli inquirenti, almeno ufficialmente, ci vanno ancora coi piedi di piombo. Per chiarire invece quante persone si trovassero in compagnia di Marongiu quella mattina bisognerà attendere i risultati del sopralluogo che la scientifica dei carabinieri ha eseguito tutto attorno al punto in cui è stato trovato il corpo, dieci metri più in basso della stradina sterrata che cinge il cantiere forestale.

 

L'UNIONE SARDA

domenica 13 marzo 2005

Folla di pastori e cacciatori ieri a Urzulei

Sit-in contro il Parco: «Flagello come la neve»

Non meno di cinquecento persone, allevatori e cacciatori soprattutto, sindaci e altri amministratori comunali, ma anche tanti cittadini che hanno voluto far sentire la propria voce. Genna 'e Rughe, bivio per il Supramonte sulla 125. Ieri mattina il popolo dei manifestanti contro il Parco del Gennargentu è tornato qui, a distanza di due mesi. «Chiediamo la cancellazione dei vincoli, e vogliamo chiedere conto di questo silenzio», sottolinea il sindaco di Urzulei Giuseppe Mesina. Nel paese che sta proprio sotto il bivio di Genna 'e Rughe su 1400 abitanti i cacciatori sono 350, divisi in otto compagnie di caccia. Ma la manifestazione di protesta (organizzata anche dal Movimento sardo Pro Territorio) ha richiamato anche tanti allevatori, i rappresentanti di un comparto messo letteralmente in ginocchio dal maltempo. Sono arrivati da Talana, da Orgosolo, da Villagrande e da tutti gli altri paesi della zona. «Siamo disperati», sintetizza per tutti Gaetano Cossu, assessore all'agricoltura di Orgosolo (il comune che, oltretutto, non è stato inserito nel programma dei finanziamenti della ricostruzione per il dopo alluvione). Mucche, pecore e capre uccisi dal gelo
e dalla fame, ovili isolati per settimane, interi capitali di bestiame sterminati. A Urzulei, (come in diversi centri del circondario), l'amministrazione comunale ha chiesto lo stato di calamità naturale. E dentro la terribile morsa del gelo sono finiti anche gli animali selvatici del Supramonte, i mufloni che, quasi come in una favola, sono stati curati proprio dai cacciatori che si sono tassati per acquistare il foraggio. Gli allevatori del paese adesso fanno la conta dei capi morti, e chiedono interventi immediati da parte della Regione. Interventi che, giusto ieri pomeriggio in Provincia a Nuoro, sono stati chiesti direttamente dagli
amministratori al governatore Renato Soru. E al presidente della Regione gli amministratori hanno ribadito l'urgenza della cancellazione dei vincoli del Parco. «Davanti a questo silenzio - sottolinea il sindaco di Urzulei - saremo costretti a mettere in atto manifestazioni di protesta clamorose». Dimissioni di massa dei sindaci, ad esempio, come già era stato annunciato due mesi fa. «La mancata cancellazione del decreto istitutivo del Parco contro la volontà della popolazione - scrive Alessio Pasella, coordinatore del Movimento Sardo pro Territorio - sta minando la fiducia nelle istituzioni e impedendo lo sviluppo dell'area».

 

L'UNIONE SARDA

sabato 12 marzo 2005

Ales

Bracconaggio, denunciato un giovane

Esercitava la caccia a diverse razze di uccelli con l'ausilio di trappole metalliche a molla. Lo faceva chissà da quanto tempo, nelle campagne di Senis, pensando di agire indisturbato per la località poco frequentata. Una pratica che è costata cara l'altra mattina a F. P., 52 anni, disoccupato di Senis, sorpreso dagli uomini della forestale di Ales. La pattuglia dei forestali, nell'ambito di un'intensa attività di antibracconaggio portata avanti dalla Stazione Forestale e di Vigilanza Ambientale di Ales, ha beccato intorno alle sedici il disoccupato del piccolo paese in località "Nuraghe Mannu". L'uomo era intento ad esercitare l'uccellagione con l'ausilio di trappole metalliche a molla. Ma gli agenti della forestale di les non si sono accontentati di quanto appurato con i propri occhi. Hanno subito provveduto al controllo della zona di campagna ed hanno rinvenuto numero trappole posizionate dal disoccupato. In alcune trappole si trovavano anche uccelli appena catturati, tordi, pettirossi e capinere. Uno spettacolo sicuramente non edificante, un piccolo percorso minato per gli uccelli che si trovavano a volare in quella fetta di campagna della Marmilla. I forestali della stazione di Ales hanno posto sotto sequestro penale tutto il materiale rinvenuto nelle campagne di Senis. Tutto il materiale rinvenuto. Ma non solo. Gli agenti hanno anche denunciato all'Autorità giudiziaria l'uomo di Senis per esercizio di uccellagione vietato dalle norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna.

(an. pin.)

 

L'UNIONE SARDA

sabato 12 marzo 2005

Provincia. Consiglio spaccato sull'istituzione dei quattro ambiti proposti dalla giunta

Piano faunistico, nuovo scontro

Sos sulla formazione: la Regione non smantelli tutto

Ancora una fumata nera sul piano faunistico provinciale. Il numero degli ambiti fa litigare il centrosinistra nuorese: ieri il consiglio provinciale si è diviso al momento del voto bloccando per l'ennesima volta la proposta illustrata dall'assessore all'Ambiente Rocco Celentano. È successo davanti a un folto pubblico riunito per parlare dei problemi della formazione professionale alla presenza dell'assessore regionale al Lavoro Maddalena Salerno. Punto di scontro sono i quattro ambiti indicati nel piano faunistico sulla base degli indirizzi decisi dalla stessa assemblea provinciale in una seduta del 2002. Ma l'opposizione di centrodestra e alcuni esponenti della maggioranza, a iniziare dal capogruppo ds, l'ogliastrino Mondino Schiavone, e dal presidente della commissione Ambiente, il socialista Mario Piras, reclamano l'istituzione di cinque ambiti riconoscendone uno autonomo all'Ogliastra. Perciò hanno bocciato la delibera illustrata da Celentano. Dieci sì e altrettanti no al primo voto con scheda elettronica, 11 no e 9 sì qualche minuto dopo con l'appello nominale. Contro i quattro ambiti hanno votato i consiglieri del centrodestra, il capogruppo ds e gli esponenti di Psd'az, Sdi e Comunisti italiani. Proprio l'esponente del Pdci ha fatto la differenza al secondo scrutinio. Gli stessi consiglieri che hanno bocciato il piano con i quattro ambiti hanno presentato una richiesta al presidente della Provincia. Chiedono che nella seduta del 16 marzo l'argomento torni all'esame del Consiglio purché preveda i cinque ambiti. Il voto in aula è arrivato dopo un'accesa polemica che ha suggerito alla Margherita di chiedere la sospensione del punto. Tentativo vano. Celentano ha spiegato che il piano poggia su «indicazioni prescritte», ovvero la delibera del Consiglio di tre anni fa. E anche su quelle emerse dal tavolo tecnico della Regione che riconosce alle quattro Province storiche la potestà di legiferare in materia. «Per poter modificare gli ambiti occorrono i pronunciamenti, mi rimetto al Consiglio che è sovrano», dice l'assessore. Schiavone attacca: «L'assessore dice che non condivide ciò che pensa. Ci costringe a prendere una decisione negativa». Manuel Delogu, della Margherita, tenta la mediazione proponendo il rinvio dell'argomento in commissione. «Siamo passati da un'aula consiliare a una corrida», tuona Camillo Cogoni dell'Udc. Si va al voto con una forte contrapposizione che implica l'ennesimo stop al urrascoso percorso del piano. Vota contro anche Piras, socialista come Celentano. Precisa di aver contestato i quattro ambiti già tre anni fa uando a maggioranza il Consiglio li ha adottati e Celentano non era responsabile dell'Ambiente. L'assemblea ritrova l'unità sulla formazione professionale, argomento che richiama in aula i rappresentanti degli enti. «La Provincia, pur ritenendo necessaria una riforma della formazione, in modo da renderla funzionale alle esigenze attuali del mondo del lavoro e delle imprese ? dice Luciano Pittorra leggendo un ordine del giorno ? si dissocia dai provvedimenti che portano a un blocco dell'attuale sistema, esprime seria preoccupazione per i ritardi nel trasferimento delle competenze in materia di formazione professionale che devono avvenire in tempi rapidi con risorse umane, finanziarie e patrimoniali. Auspica l'individuazione delle risorse da parte della Regione in sede di approvazione della Finanziaria per la salvaguardia delle professionalità operanti nella formazione in provincia di Nuoro». (m. o.)

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 11 marzo 2005

Oggi Piano caccia in Consiglio provinciale

Una settimana fa era mancato il numero legale anche per la contestazione di due consiglieri di maggioranza che chiedevano la modifica del piano faunistico venatorio provinciale ma oggi, appianate le divergenze, tutto dovrebbe filare liscio ed il piano dovrebbe essere approvato per essere subito dopo inviato in Regione dove, in tempi bravi, deve essere approvato il piano faunistico venatorio regionale. L'assessore all'ambiente Rocco Celentano è ottimista sul risultato del voto sul dettagliato progetto predisposto dall'agronomo nuorese Annico Pau. Ma oggi i consiglieri provinciali dovranno affrontare un altro delicato argomento: l'approvazione del protocollo d'intesa fra la Regione e le province "storiche" (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano) per l'unificazione e il coordinamento dei piani urbanistici provinciali tramite l'ufficio del piano integrato. Infine oggi saranno presenti in aula i rappresentanti del mondo della formazione professionale a favore dei quali il Consiglio discuterà ed approverà un ordine del giorno di solidarietà.

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 11 marzo 2005

«L'assessore Dessì si deve dimettere» Contestato il decreto di pesca all'aragosta

«L'assessore regionale all'ambiente, Tonino Dessì dovrebbe dimettersi perché non soltanto non ha saputo gestire la situazione riguardante la pesca all'aragosta ma ha creato i presupposti per gravi conflitti all'interno del mondo della pesca. Prima ha fatto intendere di essere disposto a tenere presenti le giuste ragioni che gli avevamo illustrato e poi ha firmato un decreto, che annulla tutto ciò che era stato faticosamente costruito per contemperare le esigenze delle varie marinerie interessate». Tonino Impagliazzo, presidente della Cooperativa pescatori Longosardo e consigliere comunale diessino, con delega per i problemi della pesca e della portualità, non usa le mezze misure e denuncia la grave situazione che si sta creando dopo la firma, da parte dell'assessore regionale Dessì, di un decreto richiesto dalle marinerie di Stintino, Porto Torres, Castelsardo e Isola ossa, tagliato su misura per loro, senza un preventivo confronto con le marinerie confinanti: «Hanno chiesto ed ottenuto, senza interpellare nessuno, il mantenimento della chiusura della pesca all'aragosta per tutto il mese di marzo ed hanno indicato un'area di delimitazione che va da punta Argentiera fino a Monte Rosso - afferma Impagliazzo - impedendo agli altri di pescare e creando, di fatto, le aree sulle quali potrebbero avere giurisdizione i futuri "distretti di pesca". Il tutto a nostro danno poiché, insieme ai colleghi di La Maddalena, siamo già fortemente penalizzati dalle aree del parco dell'arcipelago e da quello della riserva corsa di Lavezzi. In sostanza, per favorire gli interessi di altre marinerie, che hanno a disposizione altre zone su cui esercitare l'attività, non possiamo neanche pescare a casa nostra. È un'imposizione di un'arroganza unica, alla quale non vogliamo sottostare, e la colpa maggiore è da attribuire all'assessore perché non sembra che abbia valutato le cose con ponderatezza prima di emettere il decreto». Il presidente della Cooperativa teresina è soprattutto indignato dal comportamento dei delegati delle marinerie che il 7 febbraio scorso avevano partecipato ad un incontro che, nelle intenzioni generali, avrebbe dovuto servire per stabilire una nuova linea di condotta da parte del mondo della pesca tenendo conto della nuova normativa varata dall'Unione Europea e fatta propria dalla Regione. Alla presenza dei dirigenti delle associazioni di categoria, erano stati concordati alcuni punti ritenuti essenziali. Innanzitutto l'unità del comparto per dialogare in modo franco ed aperto con la Regione, allo scopo di definire tempi, modi e possibilità di interpretare la nuova normativa senza creare problemi ad un'attività che già deve fronteggiarne parecchi: «In quella occasione - conclude Impagliazzo - nessuna delle marinerie manifestò l'intendimento di effettuare fughe in avanti e di prepararsi situazioni di privilegio. Mi viene da pensare che tutto fosse già preordinato».

Piero Bardanzellu

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 9 marzo 2005

Caccia in deroga Artizzu (An): «Pronti a denunciare la Regione»

Sulla caccia in deroga bocciata dalla Giunta Soru, il consigliere regionale di An Ignazio Artizzu annuncia battaglia e, se ci saranno gli estremi, il ricorso alla Procura della Repubblica. «Renato Soru ha mantenuto la parola data in campagna elettorale: ha dimostrato da presidente di essere nemico della caccia e dei cacciatori sardi. Il definitivo no della Giunta all'apertura della caccia in deroga a febbraio», scrive l'esponente di An, «è il frutto di un odio ideologico contro un'attività sportiva che da questo presidente è stata umiliata. La Regione si è rifiutata di applicare un provvedimento legislativo comunitario e nazionale, dimostrando ancora una volta di non avere a cuore le richieste di 48 mila sardi onesti, e di dimenticare la propria autonomia legislativa e statutaria alla quale, tanto spesso, lo stesso Soru di appella». E inoltre: «Negare la caccia a febbraio significa non tenere in conto le numerose richieste di danni giunte all'assessorato all'Agricoltura». Artizzu conclude: «È all'esame dei legali il comportamento di Soru e dalla Giunta nella vicenda della caccia in deroga; se vi sono state omissioni di atti, non esiterò a segnalare le eventuali violazioni all'autorità giudiziaria.

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 2 marzo 2005

Tortolì

Elezioni, i cacciatori candidati

Domenica mattina quattrocento cacciatori ogliastrini si sono dati appuntamento nell' aula magna dell'Istituto tecnico industriale di Tortolì per suonare la riscossa della categoria non solo sui temi di caccia e ambiente ma anche in vista delle elezioni per la provincia Ogliastra. Le doppiette ogliastrine sono oltre duemila ma hanno già raccolto nei paesi cinquemila firme a sostegno della loro battaglia contro i vincoli del Parco del Gennargentu e per l'adeguamento della stagione venatoria alle reali caratteristiche del territorio. «Siamo contrari ai vincoli calati dall'alto senza che siano condivisi dalle popolazioni», spiega Giampiero Busalla, cacciatore di Jerzu eletto dall'assemblea delle doppiette come portavoce e rappresentante della categoria, insieme a Luca Urrai di Villagrande e Maurizio Ghiani di Tortolì. Dall' assemblea è venuta la conferma ad una iniziativa annunciata: la presentazione di propri candidati alle prime elezioni per la Provincia Ogliastra e, dove la situazione lo richiedesse, anche per il rinnovo delle amministrazioni comunali. Dopo le molte delusioni subite nel passato, i cacciatori ogliastrini sembrano determinati a non farsi rappresentare dai partiti politici ma ad eleggere direttamente le persone in grado di rappresentare e risolvere le loro problematiche . Allamanifestazione di Tortolì hanno presenziato in qualità di osservatori anche diversi cacciatori provenienti dalla Barbagia e dal Sarrabus - Gerrei. Durante le ultime due giornate di caccia grossa caratterizzate dall' entrata in vigore, dopo anni di oblio, dei vincoli sulle aree del Parco, i cacciatori di Baunei, Arzana e Urzulei avevano inscenato affollate manifestazioni di protesta lungo l' Orientale Sarda e nella strada d'accesso al Gennargentu. Ora vogliono agire in modo organizzato anche in occasione delle prossime elezioni.

(ni.me.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 2 marzo 2005

Sassari

Approvato dopo 4 anni il piano faunistico venatorio per Sassari e la Gallura

La Provincia distribuisce i territori di caccia

Ci sono voluti quattro anni esatti per giungere all'approvazione del Piano faunistico venatorio provinciale: nella riunione di ieri l'assemblea dello Sciuti, con il voto favorevole dei 18 consiglieri presenti, ha infatti approvato il documento predisposto dalla società Demos. Il piano approvato distingue due ambiti territoriali di caccia, corrispondenti grosso modo alle due aree relative a quella che resterà della provincia di Sassari ed alla futura provincia di Gallura. Una suddivisione che non ha soddisfatto la competente parte tecnica dell'amministrazione, in quanto «la limitazione a due ambiti territoriali della caccia coincidenti con le nuove province, richiesta dal consiglio provinciale, comporta un'applicazione non corretta della norma». In origine, infatti, il piano faunistico provinciale prevedeva la suddivisione del territorio in sette ambiti di caccia, successivamente ridotti sempre più fino ad arrivare ai due approvati dall'assemblea dello Sciuti. Relativamente a ciascun ambito territoriale, poi, la scelta dei comuni da aggregare terrà conto della necessità di rispondere ad esigenze omogenee. I due ambiti corrispondono, a 428 mila ettari per la parte
sassarese e 323 mila per la Gallura, con un numero di cacciatori rispettivamente di circa 7 mila e 500 e 5 mila e 600, mentre la superficie di caccia, per ciascun cacciatore, per Sassari risulta di 45 ettari e per la Gallura di 38 ettari. Il dibattito sul Piano faunistico, ha visto, fra gli altri, l'intervento del capogruppo dei Ds, Vittorio Cau, che ha messo in evidenza i ritardi maturati dall'amministrazione, giunta alla presentazione del documento in consiglio solo grazie alla ingiunzione della Regione. Il consigliere sardista Pino Ortu, invece, ha riconosciuto il grande valore del documento, anche in considerazione dell'opera di tutela che sull'ambiente operano i cacciatori. Dal suo canto, Antonello Unida, dopo aver lamentato i ritardi nella proposizione del Piano, ha allargato il discorso relativo alla zona di ripopolazione faunistica, in cui dovrebbe figurare anche l'Asinara, dove, purtroppo, alcune specie venatorie stanno impoverendosi per l'eccesso della presenza dei cinghiali.

Giuseppe Florenzano

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 4 marzo 2005

Perfugas

Maltrattamenti

«Mattatoio lager»: alla sbarra direttore e veterinario Asl

L'accusa è quella di avere maltrattato il bestiame prima della macellazione, tirandolo dentro la stanza dell'abbattimento con una corda avvolta al collo.

Ma tra i capi d'imputazione del procedimento trattato ieri dal giudice del tribunale di Tempio, c'è anche la contestazione che riguarda l'igiene all'interno del mattatoio comunale di Perfugas. Ieri mattina sono stati diversi i testimoni sentiti per i fatti che sarebbero avvenuti nel febbraio del 2002. Il pubblico ministero Daniela Fiori contesta al veterinario Quirico Piana, al dipendente comunale, responsabile dell'ufficio tecnico, Giampaolo Fois, e al gestore del mattatoio, Mario Fois, di avere violato alcune norme, con lo smaltimento non controllato dei rifiuti dello stabilimento, in particolare lo sterco dei capi avviati alla macellazione.

Soltanto per Quirico Piana, in veste di veterinario della Asl, e per il custode Mario Fois, il pm parla anche di maltrattamento e inutili strazi ai quali sarebbero state sottoposte le bestie. Il giudice Marco Contu, ieri ha sentito alcuni testimoni. In pratica, tutte persone che avevano a che fare, per ragioni di lavoro, con la struttura comunale. I testi hanno risposto alle domande degli avvocati Mario Perticarà, Gian Lucio Pirastru e Maria Claudia Pinna, escludendo di aver assistito a maltrattamenti. In particolare i macellai e alcuni operai che seguivano le operazioni di macellazione tutte le settimane, hanno spiegato al giudice che il bestiame veniva portato all'interno della stanza di abbattimento, con una fune legata alle corna e non con il nodo scorsoio al collo. Per quanto riguarda lo sterco, tutti i testi hanno confermato che i rifiuti venivano sistemati in un apposito spazio. Il giudice ha sentito anche l'ex sindaco di Perfugas, Tonino Burrai. L'amministratore ha spiegato che la struttura era stata realizzata con tutti gli accorgimenti per evitare inutili sofferenze agli animali e soprattutto per garantire agli operatori, un ambiente di lavoro pulito. Il procedimento avviato dalla Procura tempiese si basa su una relazione effettuata da personale della Asl nel febbraio di tre anni fa. Il processo è stato rinviato al prossimo 7 aprile, in quella data verranno sentiti gli ultimi testimoni della difesa. La sentenza potrebbe essere pronunciata già entro la fine della primavera.

Andrea Busia

 

L'UNIONE SARDA

martedì 1 marzo 2005

Provincia. Il Consiglio ha invece approvato un ordine del giorno sull'Università

Piano venatorio, rinviato il voto

È mancato il numero legale: decisione nella seduta dell'11

Quando i giochi sembravano ormai fatti, l'improvvisa assenza di alcuni consiglieri ha fatto saltare il voto sul piano faunistico venatorio provinciale per mancanza del numero legale. Ma si tratta di un semplice rinvio, la decisione verrà presa nella seduta dell'11 marzo. L'accordo sulla proposta presentata dal progettista incaricato dalla Provincia, l'agronomo nuorese Annico Pau, sembrava ormai scontata ma ci sono state polemiche e differenziazioni anche in maggioranza: una soprattutto, portata avanti dai consiglieri Pietro Bassu, sardista di Oliena e Mario Piras, socialista di Oniferi che hanno chiesto di portare da quattro a cinque gli ambiti territoriali di caccia. Una ipotesi già presa in esame nel corso della predisposizione del piano, ma scartata per non ridurre eccessivamente lo spazio a disposizione di ciascun cacciatore. Il piano è stato illustrato con una dettagliata relazione dall'assessore all'ambiente Rocco Celentano che, fra l'altro, ha riservato una grossa delusione alle nuove province che dovrebbero nascere con le elezioni del prossimo maggio: «La Regione, pur in presenza delle nuove province - ha detto Celentano - ritiene che quelle attuali devono continuare ad amministrare l'intero territorio "storico" in quanto la legge impone loro l'obbligo di adottare gli atti che rispettino i criteri di omogeneità e congruenza della pianificazione regionale, come è il caso del piano faunistico-venatorio. La Regione, in sostanza, intende dare piena attuazione alla legge regionale sulla caccia, la 23 del 1998, che non è stata mai modificata ed affida le competenze alle quattro "vecchie" province». Fra i dati interessanti resi noti dall'assessore Celentano, quelli sul calo di popolazione della provincia che in dieci anni (dal censimento del 1991 a quello del 2001) ha perso 12103 abitanti, il 5 per cento del totale, calando a 256916 residenti. Una forte diminuzione si registra anche nel numero dei cacciatori che sono poco meno di diecimila. Il calo più forte si è registrato a Nuoro, che passa da 1036 a 668 cacciatori.

Ieri il Consiglio avrebbe dovuto approvare anche la modifica dello statuto dell'Università nuorese, ma un rilievo formale posto dal capogruppo della Margherita Piero Marteddu ha suggerito il rinvio dell'argomento alla commissione competente per le determinazioni del caso. È stato invece approvato all'unanimità un ordine del giorno sulle problematiche dell'Università nuorese. Il documento esprime «la preoccupazione di un possibile passo indietro nello sviluppo del polo universitario sardo» e poi denuncia «il taglio brutale delle risorse finanziarie a favore degli enti di promozione culturale e di crescita civile del Nuorese (come Consorzio per la pubblica lettura Satta, Isre e Ailun) e l'assenza di continuità e di certezza nell'erogazione dei fondi destinati in modo specifico all'Università nuorese» e infine chiede «l'impegno concreto e formale da parte della Regione, attraverso uno specifico provvedimento legislativo, per il riconoscimento del polo universitario nuorese e per avviare un percorso di sviluppo e di graduale ma certo superamento della condizione di sudditanza nei confronti degli Atenei di Cagliari e di Sassari e la certezza nell'erogazione dei fondi necessari al funzionamento dell'istituzione con la destinazione di una somma non inferiore a 3.250.000 euro». (a. a.)

 

 

 

 

 

 

Archivio dei mesi scorsi