MAGGIO 2004

 

 

L'UNIONE SARDA

domenica 30 maggio 2004

Oristano 

Il caso

Il cibo mortale è stato sequestrato

La magistratura ha aperto un’inchiesta

Solo l’esperienza di alcune componenti della sezione locale della Lega nazionale per la difesa del cane ha evitato che alcuni cani fossero avvelenati da un “pappone” preparato apposta per uccidere. Il riprovevole fatto è avvenuto ieri pomeriggio in via Grazia Deledda, dove le stesse socie della Lega assistono in ricoveri di emergenza alcuni randagi. «Per fortuna ci siamo accorte immediatamente che il pappone conteneva qualcosa di strano. I cani, infatti, continuavano ad annusarlo senza mangiarlo, confusi dallo strano sapore e odore», racconta senza nascondere il disappunto Anna Rita Deiana, presidente della sezione locale della Lega. «A quel punto abbiamo chiamato i carabinieri della stazione locale ed inoltrato la denuncia».

Il pappone è stato poi preso dagli stessi carabinieri e messo a disposizione della magistratura. «Quella dei cani randagi è una situazione sempre drammatica a Terralba. Solo noi della Lega ne assistiamo una ventina in posti di ricovero realizzati nelle vie del centro», spiega Anna Rita Deiana, «Naturalmente tutte le spese per la sterilizzazione, vaccini vari e cure antiparassitarie sono a carico della nostra associazione, che vive solo dalle offerte e dalle quote di iscrizione».

Terralba sul problema del randagismo ha in verità mostrato sempre una doppia anima: da una parte tanti volontari che dedicano tempo e denaro per accudire i cani abbandonati in ricoveri di emergenza. Da un’altra parte quelli senza scrupolo che hanno spesso cercato di risolvere il problema avvelenando cani o gatti. Alcuni anni fa ne furono persino bruciati vivi. È anche vero che trovare per le strade del centro i cani randagi, (per anziani e bambini spesso motivo di paura) non fa altro che aumentare il disagio e l’odio per questi innocenti e sfortunati animali. 

«Adesso si spera che il Comune dia al più presto l’autorizzazione alla realizzazione di un canile di emergenza. La nostra sezione si è impegnata a costruire e curare», comunica il presidente Anna Rita Deiana. 

E l’amministrazione comunale cosa fa per arginare il triste fenomeno del randagismo? Per adesso molto poco. Del progetto del canile, presentato da alcuni anni, non si trova il finanziamento. Mentre per il canile privato in zona Sa Ussa, curato da alcuni volontari e dalle stesse componenti della Lega, il Comune non sborsa una lira, poiché ritenuto non a norma. 

«Intanto i cittadini senza scrupolo continuano a risolvere il problema nel più antico e malvagio metodo: avvelenando i cani», conclude dispiaciuta Anna Rita Deiana.

Antonello Loi

 

LA NUOVA SARDEGNA

domenica 30 maggio 2004

niente cani nel parco «fausto noce»

 

L'UNIONE SARDA

sabato 29 maggio 2004

Molentargius

Sono tornati i fenicotteri e hanno costruito i nidi

Una colonia di fenicotteri rosa si è insediata nei giorni scorsi sull'argine del Bellarosa Maggiore, all'interno dello stagno di Molentargius. Secondo l'associazione per il Parco siamo alla vigilia di un'altra importante nidificazione. «Questo evento - scrive in una nota il presidente Vincenzo Tiana - è un fatto straordinario se si considerano le premesse negative (l'alto livello dell'acqua che sommergeva gli argini) della stagione».

«Considerato che la competenza primaria in materia di protezione faunistica spetta all'assessorato regionale dell'Ambiente, e in particolare al Corpo forestale e di Vigilanza ambientale, e vista l'efficienza delle esperienze degli anni passati - aggiunge Tiana - chiediamo che vengano attivate tutte le iniziative necessarie per la protezione degli animali e una azione di coordinamento dei vari soggetti a vario titolo impegnati nella tutela del sito. La nostra associazione - conclude Tiana - con i suoi esperti rinnova la propria disponibilità a collaborare e a mettere a disposizione le sue conoscenze per l'evento riproduttivo».

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 28 maggio 2004

Arbus

Dai campi alle traccas: domenica sfilata per la Madonna d'Itria in paese

Carri a buoi, una tradizione da tramandare

Carri a buoi per i paesi tuoi. Con questo slogan impresso nelle locandine è nata un' associazione che riunisce i proprietari dei gioghi di buoi, impiegati nelle feste paesane. Una tradizione che andava scomparendo e che il Gruppo Carradoris Sant'Antonio si propone di salvaguardare. «Ci siamo ritrovati proprio con l'idea di mantenere viva la tradizione delle sagre», spiega il presidente della neonata associazione, Mauro Atzeni. Una tradizione molto sentita quando i buoi venivano utilizzati per il lavoro nei campi. Arare era la loro occupazione principale. Ma in occasione delle feste religiose il loro compito diventava il trasporto del cocchio e delle traccas. Oggi nessuno dei proprietari dei buoi è agricoltore. Sono operai, pensionati, artigiani, ma con il dna della partecipazione alle sagre.

«Utilizziamo i buoi anche per qualche lavoro per non far perdere loro la doma», dice Antonio Pusceddu, vice presidente del gruppo, con una tradizione consolidata insieme ai Floris per allestire "sa tracca" per le feste.

«Abbiamo sempre partecipato, da 25 anni prepariamo tutto insieme», conferma Silvano Floris, segretario del gruppo. L'associazione per ora ha riunito sette gioghi di buoi, ma presto diventeranno otto, e i rispettivi proprietari che provvedono da sé a tutte le necessità degli animali, sostenendo spese non indifferenti. Il costo di un bue si aggira sui 4500 euro, poi c'è l'alimentazione, la ferratura, le cure sanitarie e gli addobbi. «Ci sono molte cose che facciamo noi, anche la costruzione del giogo in legno su misura, altrimenti le spese sarebbero ancora di più», continua Floris. «Lo facciamo per tenere viva la tradizione e per insegnare qualcosa ai giovani che si stanno avvicinando a questi aspetti della storia e della cultura» afferma Antonio Pusceddu. «Progetti ce ne sono tanti - continua il presidente - ci proponiamo per sagre, feste e anche matrimoni.

La prima uscita de is Carradoris è stata a Guspini per Sant'Isidoro. «Prima di tutto vogliamo privilegiare e valorizzare le feste di Arbus, Madonna d'Itria, Sant'Antonio e San Lussorio». Domenica il gruppo avrà il suo battesimo per la celebrazione della Madonna d'Itria. I gioghi dei buoi sono di Angelino Atzeni, Mauro Atzeni, Doriano Floris, delle famiglie Floris e Pusceddu, di Vincenzo Pusceddu, Renato Pusceddu, Raimondo Caddeo.

Salvatore Sanna

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 26 maggio 2004

anagrafe canina, riprendono i lavori

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 26 maggio 2004

Olbia 

Fugge davanti ai cani e cade negli scogli: sotto accusa il padrone degli animali

Deve rispondere di lesioni colpose, Filippo Cannizzaro, 35 anni di Palau, per il comportamento dei suoi due bastardini in una spiaggetta di Porto Rotondo. Nei giorni scorsi davanti al tribunale di Olbia si è tenuta l’udienza del processo a carico del proprietario dei cani per un episodio avvenuto nell’estate di due anni fa. Ad un giovane vennero assegnati dai medici del pronto soccorso 15 giorni di cure per una brutta caduta sugli scogli, secondo lui, causata dai cagnolini di Cannizzaro. Dagli atti del procedimento emerge che, in effetti, un giorno d’estate del 2002, Cannizzaro si trovava insieme alla moglie in spiaggia. La coppia aveva con sé due cani, due bastardini di piccola taglia. Il difensore di Cannizzaro, l’avvocato Salvatore Deiana, ha tra l’altro messo in evidenza come il proprietario dei cagnetti avesse scelto una delle spiagge più piccole e isolate di Porto Rotondo, proprio perché gli animali non dessero fastidio ai bagnanti. Invece qualcuno nella spiaggia c’era, a quanto pare in una zona appartata, dietro alcuni scogli. Sotto l’ombrellone soltanto la moglie del giovane di Palau, e poco lontano i due bastardini. I cani, ad un certo punto, avrebbero avvertito la presenza del bagnante, iniziando subito ad abbaiare e a ringhiare in direzione degli scogli. Tanto che l’uomo, spaventato, avrebbe tentato di allontanarsi velocemente. Una corsa finita rovinosamente su alcune rocce aguzze, con i risultati che si possono benissimo immaginare. Oltre ad alcuni ematomi, anche diverse ferite medicate in ospedale ad Olbia. L’avvocato di Cannizzaro ha già messo in evidenza una circostanza dell’episodio: i cani non hanno morsicato la persona che si trovava sugli scogli. Nessuna aggressione quindi, da parte degli animali, semmai l’abbaiare furioso dei bastardini che avevano avvertito un potenziale pericolo. Un bagnante curioso scambiato per un male intenzionato e quindi costretto ad una precipitosa fuga.

Il processo proseguirà il prossimo 20 luglio, con la discussione. Pubblico ministero e difensore faranno le loro richieste, l’istruttoria dibattimentale si è infatti conclusa con le ultime testimonianze.

Andrea Busia

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 26 maggio 2004 

Strage di gatti nei palazzi di via Trexenta 

Sanluri (Cagliari) 

Sette gattini sono morti nel condominio dello Iacp in via Trexenta 12 a Sanluri. Uccisi domenica dal potente veleno mischiato con il cibo lasciato nelle ciotole in giardino. «Non è la prima volta che capita», denuncia Milena Manca, un’inquilina del condominio. Uno dei gatti avvelenati era suo. «Li abbiamo trovati agonizzanti nel giardino e nel garage ma ormai non c’era nulla da fare. Una vera strage - prosegue la donna - è pericoloso perché nel giardino del condominio ci sono tanti bambini che vanno a giocare. Ho altri 2 gattini e ho paura per loro, denuncerò il fatto alla protezione animali».

 

L'UNIONE SARDA

martedì 25 maggio 2004

Nuxis

Il legale ha dimostrato l'innocenza di un pensionato accusato di aver innescato 460 trappole per uccelli

Avvocato in aula bracconiere per un giorno

Costruisce in Tribunale un laccio per la caccia di frodo: assolto il suo assistito

Prima nozione della giurisprudenza: le prove si costruiscono in dibattimento. Ma per documentare l'innocenza del proprio cliente ieri un avvocato ha preso alla lettera l'insegnamento e presso il Tribunale di Carbonia ha materialmente realizzato in aula dei lacci per la caccia di frodo agli uccelli. Si è inginocchiato di fronte al giudice e ha costruito letteralmente la prova. Si chiama esperimento giudiziario e, dal punto di vista dell'imputato, può dirsi perfettamente riuscito. Ha contribuito a dimostrare, infatti, che Domenico Lai, 78 anni di Nuxis e una sfilza di cartelle cliniche che attestano non pochi acciacchi, non poteva inginocchiarsi e innescare da solo 460 lacci al corbezzolo per la cattura dei tordi.

L'anziano pensionato, difeso da Alderico Paolo Lampis, è stato assolto per non aver commesso il fatto ma il fatto in se sussisteva, eccome. Perché l'ispettore della guardia forestale, il 12 gennaio del 2002, non si era certo sognato quel mezzo migliaio di cavetti d'acciaio sparpagliati fra i cespugli di lentisco e mirto della proprietà di Domenico Lai. Anzi, li ha fotografati e mostrati al giudice Mariano Arca, assicurando di aver visto passare il pensionato vicino ai lacci con un cesto di corbezzoli e del fil di ferro in mano. Non ci ha pensato quindi due volte a denunciare l'anziano agricoltore per caccia di frodo, in questo caso chiamata uccellagione. Ma è andata realmente così? A sentire l'imputato e l'avvocato no. Intanto, ha riferito Domenico Lai (che in aula camminava a stento grazie a un bastone) i corbezzoli «servivano per fare la marmellata, quanto al laccio in ferro mi occorreva per chiudere il cancelletto del mio terreno perché tutti i giorni entravano i cercatori di funghi». Ma questo non sarebbe potuto bastare se in soccorso del pensionato non fossero state esibite le cartelle cliniche che attestano una bronchite cronica asmatica, la silicosi al 92 per cento, un'enfisema polmonare e una leggera arteriosclerosi. Però serviva la prova provata che lui non avrebbe potuto materialmente realizzare 460 lacci, disporli a circa dieci metri l'uno dall'altro percorrendo cioè quasi 5 chilometri, per giunta nelle sue condizioni. Ci ha pensato l'avvocato Lampis il quale, per convincere il Tribunale che Domenico Lai era in grado a mala pena di camminare, si è dovuto inginocchiare di fronte al giudice, ha armeggiato con fil di ferro, crine di cavallo, pezzi di legno e attrezzature varie (del polistirolo per dimostrare la morbidezza del terreno di campagna) sino a quando ha costruito una trappola illegale per tordi e fringuelli. Magari ha rischiato un'incriminazione seduta stante per apologia di reato, ma di sicuro ha dimostrato che una simile operazione non poteva eseguirla il suo cliente per 460 volte di seguito.

Andrea Scano

 

L'UNIONE SARDA

sabato 22 maggio 2004

Oristano 

denuncia

Inseguite da due cani e salve grazie al cellulare

Finisce con una denuncia contro ignoti la passeggiata di due donne, tenute in scacco da due cani di grossa taglia, nella strada che porta al complesso ippico della Soe. Per 15 minuti Sonia Iriu e Pierluisa Cabiddu hanno vissuto nel terrore che un boxer e un lupo potessero attaccarle. Sangue freddo e un cellulare hanno comunque consentito alle due ragazze di chiedere l’intervento di alcuni amici. «Amo i cani - racconta Sonia Iriu - per cui quando ho sentito che ringhiavano mi sono resa conto che un movimento sbagliato li avrebbe scatenati. La mia amica fortunatamente aveva il cellulare e così abbiamo chiamato Andrea Lombardi perché venisse ad aiutarci. Riprese dallo spavento ci siamo spostate verso il vialone di Sa Rodia per continuare la passeggiata. Da lontano ho riconosciuto i due cani che arrivavano veloci. Siamo scappate e per fortuna abbiamo trovato una macchina con due signori che ci hanno fatto salire». (n. d. c.)

 

LA NUOVA SARDEGNA

venerdì 20 maggio 2004 

anagrafe canina, multa per i trasgressori

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 20 maggio 2004

Cagliari 

Parla l’ornitologo Helmar Schenk

Attaccati dalle poiane: sos dagli abitanti del Quartiere del sole

Guardano il bersaglio dall’alto, immobili. Improvvisamente aprono le ali, si gettano in picchiata e con gli artigli colpiscono la preda. Poi tornano sul loro trespolo con aria trionfante, da signori e padroni dei giardini del quartiere del Sole. Due poiane (fatto abbastanza insolito) da mesi imperversano nei cieli del rione spaventando gli abitanti, impotenti prede dei due uccelli. «Non posso più innaffiare le piante, appena esco dalla porta mi puntano e cercano di colpirmi sulla testa», si lamenta Adelina Melis, che abita in via Euro, proprio di fianco alla palazzina dove i due rapaci hanno fatto il nido. «La prima volta ho pensato che mi fosse caduto qualcosa in testa dall’alto». Invece era il piccolo rapace.

All’inizio i nuovi inquilini della zona sono stati accolti con simpatia e affetto. «I vicini gli danno da mangiare e così abbiamo iniziato a fare noi da un mese a questa parte, quando ci siamo trasferiti in questa casa», racconta Hoder Puddu. «È persino capitato che “bussassero” con il becco alla finestra».

I nuovi vicini con gli artigli, però, da qualche tempo hanno iniziato a dare qualche problema.

Spesso in una palazzina c’è il vicino “problematico”, quello con cui si discute durante le riunioni condominiali. Ma con un uccello che argomenti si possono trovare? «L’Enpa ci ha consigliato di dargli pezzetti di carne da mangiare e ci ha detto che sarebbero venuti a prenderli entro un paio di giorni, ma ancora non si è visto nessuno». Il problema però va risolto, i due rapaci probabilmente non vogliono far male a nessuno, solo spaventare coloro che ritengono intrusi o pericolosi. 

L’ornitologo Helmar Schenk prova a dare una spiegazione. «L’atteggiamento è insolito per animali che tendono a fuggire più che ad attaccare, ma forse gli uccelli cercano di difendere i loro piccoli e per questo diventano più aggressivi del solito». Il fatto che attacchino gli esseri umani si può spiegare anche con il rapporto che con loro si è creato: «Dal momento che gli danno da mangiare, la diffidenza dei rapaci nei confronti dell’uomo si è abbassata».

E così gli attacchi continuano. «Noi non vogliamo dar loro fastidio, avvelenarli o colpirli, ma non possiamo vivere rintanati in casa, qualcuno deve portarli via». Ed è un appello agli abitanti del quartiere.

Alice Guerrini

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 19 maggio 2004

Cabras

Un nuovo osservatorio naturalistico sulla flora e fauna degli stagni

Dopo un stop di quasi un anno sono ormai in via di ultimazione i lavori per la realizzazione dell'osservatorio naturalistico sulle sponde dello stagno nel primo tratto della strada provinciale che porta alle spiagge del Sinis.

Si tratta dell'ultimo tassello di un percorso naturalistico sul bacino dello stagno intorno al quale sono stati già realizzati alcuni ponticelli in legno e un altro osservatorio in prossimità del Museo Civico. I lavori erano stati interrotti nella primavera dello scorso anno e non erano più ripresi forse a causa di un intervento della sezione di Italia Nostra che aveva contestato l'uso del cemento. In realtà, era stata la precisazione del sindaco, ci si era accorti in corso d'opera che nell'area di sosta davanti all'osservatorio e immediatamente a ridosso della arteria stradale, assai trafficata d'estate, poteva esserci qualche problema di distanze di sicurezza al punto che i tecnici della Provincia avevano voluto fare delle verifiche. Si è deciso così di spostare la struttura di un centinaio di metri. I Lavori sono ripresi nei giorni scorsi, il prefabbricato in legno è stato smontato e ora verrà sistemato sul nuovo basamento. L'impresa dovrebbe concludere in breve tempo. La costruzione di quell'osservatorio e più in generale tutto il progetto del percorso naturalistico era stato contestato anche dal Gruppo di Intervento Giuridico. Italia Nostra da parte sua aveva definito il manufatto, in parte costruito in cemento armato, ora in fase di completamento «l'ultimo atto di uno scempio iniziato con la realizzazione del percorso naturalistico». Ora quanto meno spariranno i segni di un cantiere infinito e la struttura sarà a disposizione dei turisti e degli amanti della natura.

 

L'UNIONE SARDA

martedì 18 maggio 2004

Alghero

Riescono a fuggire dall’area protetta: un flagello per le borgate

«Abbattete quei cinghiali»

Devastano le piantagioni: agricoltori esasperati

Sono centinaia, forse migliaia e stanno devastando i raccolti delle aziende agricole del parco. La sovrappopolazione di cinghiali è ormai un flagello incontrollabile: lo sanno bene i coltivatori che non riescono a tenere a bada gli indesiderati inquilini. Il problema invece le borgate di Santa Maria La Palma fino a Guardia Grande, senza dimenticare Maristella e ora perfino Fertilia. «Non hanno paura di niente - si lamentano gli agricoltori - distruggono le piantagioni di mais e ogni altra coltura. Siamo davvero esasperati». Una situazione di emergenza che i vertici del parco regionale conoscono bene. «Faremo un censimento dei cinghiali - annuncia il presidente dell’area protetta Antonio Camerada - entro il mese di giugno nomineremo il comitato scientifico e a questo organismo gireremo il problema. Non escludo che si possa arrivare a prendere provvedimenti drastici, come l’abbattimento selettivo».

Una soluzione sollecitata da più parti ormai, anche da alcuni componenti del consiglio di amministrazione della riserva terrestre che, rispondendo al grido di allarme dei contadini, da mesi propongono la caccia controllata dei cinghiali che si aggirano all’interno dell’area verde. Dopo tutto è un’attività prevista dalla legge regionale sull’istituzione del parco naturale regionale e potrebbe vedere impegnate oltre alla Regione e all’Ente parco, anche l’Ufficio provinciale faunistico. «È un’eventualità da valutare bene - commenta il presidente Camerada - e comunque non prima di avere i dati alla mano». L’idea è di promuovere un censimento a campione dei cinghiali presenti nel parco per poi stabilire se e come abbatterne un certo numero.

Nel frattempo a farne le spese sono gli agricoltori costretti a fare i conti con delle specie di Attila a quattro zampe. Ma non solo loro. Perfino nelle borgate altamente popolate, come Maristella e Fertilia, i cinghiali si sono fatti vivi spinti soprattutto dalla fame. «Succede di notte - racconta un residente della zona di Porto Conte - e sinceramente questo fatto suscita non poca preoccupazione. Pochi giorni fa il cane di un mio vicino è stato ferito in maniera grave da un esemplare di maschio. Si era allontanato dal giardino di casa per fare un giro e dopo qualche ora il proprietario l’ha trovato sul ciglio della strada, in una pozza di sangue». Famigliole di suini selvatici hanno fatto la loro comparsa anche nei giardini privati delle villette bifamiliari di Fertilia. I residenti se ne sono accorti quando hanno trovato delle grosse buche nelle aiuole, segni inequivocabili del passaggio dei cinghiali. «Scavano per mangiare le radici delle piante - raccontano - mentre i più temerari tentano di rubare gli avanzi del cibo dei cani». Episodi inquietanti per i quali ormai da più parti si chiede un intervento deciso dell’Azienda speciale del parco di Porto Conte, come le doppiette libere, insomma, ma con il coordinamento dell’organismo gestore e solo dopo il nullaosta del comitato scientifico dell’Università che presto si insedierà ufficialmente. Agli esperti toccherà risolvere l’emergenza che riguarda tutte le borgate comprese nel parco e non soltanto i terreni appoderati, ma anche le seconde case che vengono affittate ai turisti durante l’estate. Una bella gatta da pelare, quindi, per l’Ente parco che fino a oggi non è riuscito ad arginare il problema.

Caterina Fiori

 

L'UNIONE SARDA

martedì 18 maggio 2004 

Oristano

I cani randagi ringhiano, in fuga la postina 

Sarà pur vero che il postino suona sempre due volte, ma quando i cani randagi abbaiano anche il più temerario scappa via a gambe levate. Ci vuole davvero coraggio a passare in mezzo al branco che ha invaso via Carlo Contini, a Oristano. Ringhiano da far paura e così da qualche settimana le cassette della posta delle famiglie restano vuote. La portalettere ha deciso che in quel vicolo cieco, con il suo scooter, non passerà più. Almeno fino a quando i cani rabbiosi continueranno a farla da padrone lungo tutta la via. In più di un’occasione è stata aggredita, qualche volta è persino caduta dal motorino e allora ha preferito non rischiare ulteriormente. «Ogni giorno sembra che mi attendano; non mi lasciano in pace fino a quando non vado via - racconta Grazia Murgia - A questo punto è molto rischioso scendere dallo scooter per consegnare le lettere».

Nonostante i disagi, dalla parte della postina si schierano tutti i residenti. Anche loro alle prese con il branco di cani randagi. «Ha ragione, è molto pericoloso passare con lo scooter in questa via - puntualizza Giuseppina Erdas - Anche noi abbiamo molta paura, non possiamo quasi uscire di casa che veniamo subito assaliti». Provare per credere: ogni macchina che arriva non passa certo inosservata. Tutt’altro. Appena ci si immette nella via l’aggressione è scontata. Scendere dalla macchina poi è quasi un’impresa, i randagi circondano e non mollano, fino a quando non si va via. 

«Ho riferito ai miei dirigenti quanto stava succedendo e mi hanno imposto di non consegnare la corrispondenza a domicilio in quella via - spiega la portalettere - Mi dispiace per le famiglie che ci abitano e che sono costrette a venire in ufficio a ritirare la loro posta. Ma non è impossibile rischiare ogni giorno di essere azzannata da uno di quei cani». La scena si ripete: la mattina, la sera e persino la notte.

Nicola Pinna

 

L'UNIONE SARDA

martedì 18 maggio 2004

Sassari 

Spettacolo

L’incertezza dei contributi mette in difficoltà gli organizzatori

Cavalcata sarda nella crisi: manifestazione dimezzata

Tagli alle iniziative che fanno da cornice alla rassegna

Senza grandi eventi né ospiti d’onore, ma la Cavalcata si farà. Alla faccia dei finanziamenti mancati o arrivati in ritardo. Oggi la cinquantacinquesima edizione della Cavalcata Sarda verrà presentata in grande stile nella sala consiliare di Palazzo Ducale. Un vero miracolo, se si considera che solo una settimana fa l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Sassari aveva denunciato l’impossibilità di allestire una kermesse così imponente senza poter contare sulla disponibilità dei danari sufficienti. I tagli di spesa disposti dalla Finanziaria regionale avevano messo in forte rischio il più grande evento folk di promozione turistica, ma alla fine nessuno, con le elezioni regionali alle porte, si è voluto assumere la responsabilità di infliggere il colpo mortale a una manifestazione che tutta l’isola considera una grande festa, un appuntamento con la tradizione, con la storia e con la propria identità.

Oggi si sapranno tutti i dettagli di un programma che non dovrebbe fare a meno dei suoi appuntamenti più importanti: la sfilata in costume per le vie del centro, il pomeriggio dedicato ai cavalli e la kermesse dedicata alla musica e ai balli tradizionali, con piazza d’Italia pronta ad ospitare le migliori espressioni del panorama folk isolano. Per ora, una sola cosa è certa: i soldi sono di meno rispetto al passato, qualche rinuncia è stata fatta. Su tutte, l’abolizione dell’evento musicale del giovedì, che ormai era diventato un appuntamento fisso. Lo scorso anno la Cavalcata era stata inaugurata dall’esibizione di Gianni Morandi, quest’anno uno dei nomi che circolava più frequentemente era quello di suo genero Biagio Antonacci, cantautore emiliano che vanta nel suo curriculum numerosi singoli di successo, che da qualche settimana ha ripreso a girare l’Italia per promuovere il nuovo album. Ma le trattative con Antonacci sono saltate prima di iniziare: impossibile, per un artista del genere, bloccare una data senza avere le dovute garanzie. E impossibile sarebbe stato anche per l’Aast, che organizza la Cavalcata, osare tanto senza aver ricevuto le dovute rassicurazioni sui soldi a disposizione.

Gli unici finanziamenti su cui si è potuto fare affidamento per tempo sono arrivati dal Comune e dalla Fondazione del Banco di Sardegna, mentre Provincia e Regione hanno sciolto le riserve solo da poco. Doveva essere la Cavalcata della svolta, quella che verrà illustrata nei minimi dettagli questa mattina, perché lo scorso anno la Regione aveva assunto un impegno ben preciso. Ma la legge speciale per il finanziamento dei sei principali eventi folkloristici e culturali non ha mai visto la luce: licenziata all’unanimità dalla commissione Cultura, non è mai stata discussa dal consiglio regionale. La svolta è stata sfiorata davvero, perché la Cavalcata ha rischiato seriamente di saltare, ma alla fine la grande festa della Sardegna andrà in scena. Sarà il solito trionfo di colori e di suoni, di volti e di sapori, ma non sarà come la sognavano gli organizzatori e gli operatori economici del territorio, che sulla Cavalcata hanno deciso di scommettere il futuro di un’area che ormai non nasconde la sua principale velleità: diventare centro di sperimentazione di una nuova filosofia economica fondata sul turismo culturale, etnologico e gastronomico. Per diventare un potente veicolo promozionale, un evento del genere avrebbe bisogno di essere presentato per tempo anche fuori dai confini dell’isola: l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo, d’accordo con la Camera di Commercio, aveva deciso di organizzare la presentazione della Cavalcata Sarda a Barcellona, ma il fatto che sino a tre giorni fa la kermesse folkoristica fosse ancora in forte dubbio ha impedito la concretizzazione di certi buoni propositi.

Gian Mario Sias

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 17 maggio 2004 

Oristano

Ladri in azione

Scuderie blindate contro i furti di cavalli

Cavalli nel mirino, rubati dalle scuderie oristanesi. Per i cavalieri è certo che gli animali siano stati trasformati in carne da macelleria. «Ho cercato di rintracciare il camioncino che qualcuno ha visto andare via dalla mia scuderia, ma non sono mai riuscito a recuperare un solo indizio -racconta uno dei cavalieri derubati- Ho cercato dovunque, da una parte all’altra della Sardegna, perché al mio cavallo ero molto legato».

I box sono stati visitati quasi tutti, da una periferia all’altra. Purosangue inglesi o anglo-arabi, stalloni, fattrici e persino puledri. Caricati in tutta fretta e trasferiti direttamente in mattatoio. «I giorni prima della Sartiglia è stato un vero incubo, abbiamo passato le notti temendo che qualcuno potesse farci uno scherzo sgradito -dice Filippo Vidili, presidente dell’associazione dei cavalieri- Credo davvero sia necessario organizzare qualche servizio di vigilanza. Non è possibile andare avanti così, con le scuderie continuamente bersaglio dei ladri».

Sugli ultimi episodi, registrati nei giorni scorsi nella zona di Fenosu, hanno già avviato le indagini i carabinieri della Compagnia di Oristano. Dovranno cercare di capire, innanzitutto, chi siano gli autori dei blitz messi a segno in città e dintorni. Ma, in particolare, dovranno verificare che fine abbiano fatto i cavalli rubati. Che esista davvero un giro di macellazioni clandestine? Probabile, secondo gli addetti ai lavori. Quasi certo, secondo cavalieri e allevatori: «è troppo rischioso impiegare i cavalli, verrebbero riconosciuti subito».

Intanto per scoraggiare i ladri qualcuno fa da sé. C’è chi trascorre le notti in scuderia e chi adotta altri sistemi di sicurezza . «La mia scuderia adesso sembra un carcere ho sistemato catene e lucchetti un po’ dappertutto -scherza un sartigliante- Prima di riuscire a aprire tutto ci vuole del tempo: speriamo che sia un deterrente».

Nicola Pinna

 

L'UNIONE SARDA

domenica 16 maggio 2004 

Oristano

Appello del presidente dei cavalieri: occorre vigilare

Scuderie, spariscono i cavalli della Sartiglia

Rubati 20 animali: mercato nero della carne

Portati via dalle scuderie e trasferiti al macello. Purosangue pronti per essere trasformati in bistecche. Eroi della Sartiglia che fanno gola ma anche molta invidia. Queste almeno sembrano essere le due ipotesi di un giallo che sta creando sconcerto e indignazione. C’è paura tra le scuderie oristanesi per i furti di cavalli. Animali che finiscono in porzioni da Gran premio, talvolta solo per boicottare il proprietario.

Poco meno di venti, in città e dintorni, rubati negli ultimi mesi. Che siano fattrici o stalloni fa poca differenza. L’importante è che siano esemplari selezionati. Da Sa Rodia a Santa Giusta, passando per Fenosu, con tappa a Silì. Nelle ultime notti le scuderie sono state visitate un po’ tutte. E il colpo quasi sempre riesce. L’ultima volta, appena due giorni fa. Secondo le denunce registrate da polizia e carabinieri da gennaio a oggi i furti sono stati già cinque, e otto i cavalli rubati, cinque dei quali nelle scuderie della città. Uno a Sedilo, uno a Ghilarza e uno nelle campagne di Zeddiani. Anche l’anno passato i ladri si sono portati via otto cavalli, di cui tre puledri. Carne tenera, dunque. Prese di mira le scuderie oristanesi, ma anche due a Santa Giusta, una a Mogoro, a Santulussurgiu e Scano Montiferro. 

Tanti gli episodi ma molti altri a quanto pare non si conoscono. Gli allevatori preferiscono non presentare denuncia. «In quattro anni era diventato il mio migliore amico, gli volevo bene come fosse un figlio - racconta Luigi Paratore ex componidori - Con il mio cavallo condividevo gran parte della mia giornata. Ora mi manca, ho pensato di comprarne un altro, ma ho paura che me lo rubino nuovamente». Con tanto di camioncino al seguito, il piano scatta spesso durante la notte. Ma non sempre. «Mi hanno portato via il cavallo durante la mattinata - riferisce un sartigliante, che chiede di mantenere l’anonimato. «Verso le otto del mattino, prima di andare a lavoro, sono passato a dargli da mangiare. Dopo pranzo ho deciso di tornare per sistemare dell’acqua all’interno del box, ma ho trovato la sorpresa. Il mio cavallo non c’era più».

Nella maggior parte dei casi i ladri si sono accontentati di un solo cavallo. Ma in altri hanno tentato il colpo grosso. Nella scuderia di Chicco Iriu, a Sa Rodia, qualche tempo fa, hanno persino cercato di portare via un rimorchio, con cinque cavalli. Ma il piano è saltato: il gasolio è finito e il mezzo si è fermato dopo poco.

«Sono sicuro che i responsabili dei furti non siano oristanesi», è convinto Filippo Vidili, presidente dell’associazione dei cavalieri. «Per noi il cavallo è sacro e nessuno sarebbe capace di fargli del male. Neppure per fare un dispetto al proprietario. Di sicuro gli animali vengono ammazzati, altrimenti li avremmo rivisti da qualche parte. Peccato che non riusciamo a metterci d’accordo, altrimenti potremmo organizzare una vigilanza nelle scuderie». E ancora: «Io per sicurezza dormo quasi ogni notte nella scuderia». Ma resta un dubbio da sciogliere: «Tra i responsabili dei furti ci dev’essere almeno un oristanese che sa bene dove colpire - asserisce un altro cavaliere - Sono molto esperti e conoscono bene l’ambiente».

Nicola Pinna

 

Che fine fanno gli animali? Macellati, oppure trasferiti nella penisola

Oristano, rubati i cavalli della Sartiglia

Purosangue pronti per essere trasformati in bistecche. Eroi della Sartiglia che, a quanto pare, fanno gola ma anche invidia. Queste almeno sembrano essere le due ipotesi di un giallo che sta creando sconcerto e indignazione. C’è paura tra le scuderia oristanesi per l’escalation di furti di cavalli. Animali che finiscono in porzioni da gran premio, e talvolta solo per boicottare il proprietario. Poco meno di venti, in città e dintorni, sono stati quelli rubati negli ultimi mesi. «Gli autori dei furti non sono oristanesi», dichiara Filippo Vidili, presidente dell’associazione dei cavalieri della Sartiglia. «Ora dovremo organizzare una vigilanza». Non si può escludere che i cavalli vengano utilizzati fuori dall’Isola per le corse.

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 14 maggio 2004

Oristano 

«Una casa per i randagi»

Lunedì vertice in Prefettura

Una polpetta di carne al veleno. Il randagismo in città si combatte anche così. Negli ultimi mesi, solo nella strada della Zona industriale, «esattamente in prossimità dell’Istituto Othoca», precisa Liliana Barbiero, una delle volontarie dell’Enpa, (ente nazionale protezione animali), otto cani hanno ingerito bocconi avvelenati. «Abbiamo cercato di evitare che ciò avvenisse - racconta Barbiero - e a giorni alterni provvedevamo a portare cibo e acqua nei luoghi dove sapevamo che i randagi circolavano. Purtroppo non è servito a niente: vicino ad alcuni cadaveri abbiamo trovato anche i resti delle polpette avvelenate». 

La soluzione migliore resta sempre quella di avere la possibilità di ospitare gli animali in un pezzo di terra recintato, ma nonostante le promesse fatte dall’amministrazione comunale ancora non è stato messo a disposizione dell’associazione. «Da circa due anni sono in contatto con l’assessore Mariano Biddau», dice la volontaria dell’Enpa: «Ripetutamente mi ha garantito che un’area sarebbe stata individuata e messa a nostra disposizione, ma fino a oggi niente da fare». Liliana Barbiero, attualmente ospita nel suo cortile tredici randagi. Dovrebbe trasferirsi a Varese, per raggiungere i suoi figli, ma non ha il coraggio di andarsene e lasciare i suoi ospiti senza un’abitazione. «Del problema del ricovero per i randagi si è occupato anche il prefetto - dice Liliana Barbiero - e lunedì prossimo ha convocato un incontro con l’assessore Biddau. Spero che sia la volta buona e che finalmente assegnino un’area alla sezione cittadina dell’Enpa». 

Intanto continua la ricerca di volontari da affiliare all’associazione, perché l’impegno è costante, e l’area che i volontari dell’associazione coprono quotidianamente, va dal porto industriale al porticciolo di Torre Grande. Gli animalisti comunque si stanno organizzando e su Internet è possibile accedere al sito di una nuova organizzazione che intende operare anche a Oristano (l’indirizzo web è: www.sardegnaanimalista.org). [ERRATA CORRIGE: L'indirizzo web è stato nuovamente sbagliato e in più è stato scritto che Sardegna Animalista è un'organizzazione. SA non è un'organizzazione, nè un'associazione. E' soltanto un SITO informativo che cerca di diffondere la cultura animalista nella nostra regione che, da questo punto di vista, è davvero arretrata e di fornire un quadro della situazione. Nient'altro!] (n. d.)

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 14 maggio 2004 

Sardegna insieme

«Non siamo contro la caccia»

«Sardegna Insieme non intende chiudere o bloccare l'attività venatoria. Al contrario sottolinea come sia necessaria una maggiore conoscenza dei flussi migratori e dello stato di salute e diffusione delle specie stanziali autoctone, per un'accurata previsione del calendario venatorio e per provvedere ad attività di monitoraggio, ripopolamento e cattura davvero efficaci». Lo scrive, in una nota, Progetto Sardegna a proposito di alcuni volantini diffusi da alcuni siti internet vicini al candidato presidente Renato Soru. «Tali volantini non rappresentano assolutamente la posizione ufficiale di Progetto Sardegna e del programma della coalizione Sardegna Insieme ma hanno il solo proposito di ingannare gli elettori, falsificando quanto è stato detto finora ed è presente nel programma. La caccia, infatti, fa parte della cultura e della tradizione di una vasta parte della Sardegna

 

LA NUOVA SARDEGNA

giovedì 13 maggio 2004 

muore in campagna, lo vegliano i cani - gianni bazzoni

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 13 maggio 2004 

Villasimius (CA)

Piano d’azione per combattere i cani randagi

Il commissario prefettizio Oscar Gibillini ha firmato un’ordinanza per la lotta al randagismo. Entro il primo giugno i proprietari dei cani dovranno denunciarne la detenzione e mettersi in regola con l’anagrafe canina che il Comune istituirà in collaborazione con il Servizio veterinario della Asl 8. A collaborare per le prenotazioni sarà l’associazione Us Carbonara. Sarà il personale specializzato, inoltre, a sistemare sotto la cute dei cani un apposito microcip. «Il randagismo - dice Gibillini - è anche e soprattutto un problema di cultura. Per questo abbiamo pensato di incontrare la popolazione per discutere di questo fenomeno». L’incontro è previsto per le 17 nell’aula consiliare. Interverrà il dirigente della Asl 8 di Cagliari, Giuseppe Sedda.

(a. pi.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 12 maggio 2004 

Cabras (OR)

Sgomento in paese per tanta violenza. Il sindaco: non è ammissibile

Un serial-killer di cani e gatti

Continua la strage: avvelenati altri quattro animali

L’avevano avvelenato due volte ma si era salvato grazie alle cure immediate. Alla terza non ce l’ha fatta. Parliamo di Ciccio, cane di otto anni Cirneco dell’Etna, una razza non comune, bello, affettuoso. La scorsa settimana ha fatto la solita escursione serale e gli hanno dato qualcosa che gli è stata fatale. L’ultima di una serie di morti infinite. 

Continua a Cabras la mattanza di cani e gatti, in periferia o in centro non fa differenza. Difficile dire se è opera di uno sconosciuto e spietato serial-killer oppure del classico conoscente della porta accanto, sicuramente di un intollerante di cani che abbaiano e di gatti che lasciano il segnale del loro passaggio in ogni angolo. A fine marzo la terribile storia di un pincher bastonato a sangue sino a spezzargli tutte e quattro le gambe: oggi costretto a vivere immobile. Poi le torture sui cani in via Toscana e ora vicino alla Parrocchia. E contro queste violenze è nato anche www.sardegnanimalista.it, curato da Federica Garau, di Oristano. (ERRATA CORRIGE: L'indirizzo web è sbagliato!!! [N.d.F.])

«L’uccisione di questi animali- ammonisce il sindaco Trincas - sono un vergognoso segnale di intolleranza. Certo ognuno dovrebbe custodirli adeguatamente ma i fatti di questi ultimi mesi si commentano da soli, triste indice di inciviltà». 

L’ultimo episodio è avvenuto nella centralissima via Roma, a un passo dalla pieve di Santa Maria. Ce ne parla Luca, giovane proprietario di tre bei cani. Uno era proprio Ciccio. «Una fine la sua che mi fa tremare ancora - racconta - ci siamo accorti verso le 22 che qualcosa non andava, poi le tremende convulsioni e i sedativi per addormentarlo. Quando si è svegliato - racconta Luca - sono però riprese le atroci sofferenze e l’abbiamo trasportato in una clinica a Oristano ma è stato inutile». E non è finita. Luca ha anche una giovane coppia di cani boxer, simpatici e allegroni. Lui per i cani ha una passione sfrenata, li adora. Proprio il contrario del killer che ha voluto colpire ancora, scientificamente. «È stato l’altra sera - racconta Luca - tenga presente che questi cani non uscivano mai da soli, erano chiusi nel nostro cortile». Solitamente non abbaiavano, non disturbavano. La femmina, Nikita, è figlia di campioni che fanno passerella nelle esposizioni più note. Molti bambini si fermavano a guardali dal cancello tanto erano belli e allegroni. «Fino a giovedì scorso - conferma Luca - purtroppo hanno avvelenato anche lei, Nikita, una morta atroce che non voglio ricordare. Gli abbiamo fatto fare l’autopsia, i reperti sono ora a Sassari per essere esaminati». Il giorno dopo l’avvelenatore misterioso, insoddisfatto, ha colpito ancora e ha fatto fare la stessa fine a due gatti che vivevano nella stessa via Roma. Ieri mattina un bimbo alla mano del nonno è scoppiato a piangere quando non ha trovato più Nikita e gli hanno spiegato che l’avevano uccisa. Una tragedia che ha ferito profondamente l’animo del suo proprietario. «Quando ci siamo accorti che stava male - racconta Luca - abbiamo cercato disperatamente un veterinario ma non ce n’era uno reperibile né a Cabras né a Oristano. Alle due di notte, col cane in auto che agonizzava, in via Cagliari abbiamo incrociato una gazzella dei carabinieri che tramite la centrale ci hanno fornito un numero telefonico. Era del veterinario dell’Asl 5, solo che lui poteva intervenire esclusivamente in caso di incidenti stradali. E poi - ci ha detto - anche volendo dove potrei visitarlo?». Mancano gli ambulatori. Nel frattempo Nikita è morta, nel sedile dell’auto. Luca non ha sporto denuncia per l’avvelenamento dei cani «anche perché in passato nessuna autorità ha mai mosso un dito in casi analoghi», si lamenta.

Resta il problema di un pronto soccorso per animali. «Perché non c’è? - si chiede Luca - ripensando alla pubblicità degli studi veterinari. «Servizio 24 ore su 24, c’è scritto, con tanto di numeri di telefono. Solo che di notte non risponde mai nessuno».

Gianfranco Atzori

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 12 maggio 2004 

Sassari

Branco in via Pertini, protestano i condomini

Il portalettere teme i cani: 111 famiglie restano senza posta

Il postino non suona più ai portoni delle abitazioni del complesso edilizio di via Pertini: all’interno dei cortili si sono stabiliti dei cani aggressivi, la cui presenza sconsiglia ogni tentativo di avvicinarsi ai campanelli.

È così che 111 famiglie del complesso abitativo di Sassari 2, da circa una settimana, non ricevono posta. La giustificazione del portalettere, attraverso il responsabile dell’ufficio, è che nel cortile delle abitazioni di via Pertini vi sono dei cani che dimostrano una certa aggressività e che, quindi, rappresentano una minaccia per l’incolumità dell’operatore postale.

In realtà, la nota con cui la responsabile del servizio postale giustifica il mancato recapito della posta nel condominio di via Pertini, afferma che la «difficoltà nel recapito della corrispondenza è dovuta alla presenza all’interno del cortile di un cane sciolto, piuttosto aggressivo che ormai di fatto impedisce l’accesso ai portoni dove sono installate le cassette per la posta». 

A parlare di diversi cani, invece, è l’amministratore del condominio, che riferisce la presenza di randagi che infestano «le aree interne ed esterne del condominio». La presenza del branco è stata alla base di una fitta corrispondenza fra amministratore del condominio e direttrice del servizio postale. 

Il primo, Maurizio Martinasco, ha interessato della situazione sia l’Azienda sanitaria n. 1, competente per il fenomeno del randagismo, sia il comando di Polizia municipale, sia la stessa amministrazione comunale. «Purtroppo - conclude l’amministratore condominiale - tutte le segnalazioni fatte non hanno avuto seguito, e i cani randagi continuano ad aggredire e rincorrere tutti coloro che transitano nelle vicinanze del condominio».

Pertanto, par di capire, se i cani randagi non decidono di propria volontà di abbandonare la zona, per ritirare la corrispondenza ai condomini di via Pertini non resta che recarsi negli uffici di Predda Niedda.

Giuseppe Florenzano

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 12 maggio 2004

Il Nuorese perderà sei oasi faunistiche, venti autogestite e 4500 cacciatori

Caccia, territorio dimezzato

Cambia tutto con l'istituzione delle nuove province

L'istituzione della nuove province avrà pesanti effetti anche sull'ambito territoriale dei cacciatori nuoresi. Il piano faunistico venatorio predisposto dall'agronomo Annico Pau che stava per entrare in vigore, prevede per la vecchia provincia un unico ambito, dove i cacciatori residenti avrebbero potuto muoversi liberamente. Ora invece lo spazio disponibile si riduce della metà, o quasi e quindi anche il piano dovrà essere adeguato alla nuova realtà amministrativa.

Negli ultimi giorni l'assessore provinciale all'ambiente Rocco Celentano ha avuto numerosi incontri con i cacciatori e conserva un certo ottimismo: «Nonostante il pesante salasso di territorio e di cacciatori - ha detto - l'entrata in vigore e la messa a regime del piano metteranno in moto una serie di interessanti prospettivo occupazionali».

L'assessore ha inoltre diffuso i dati del pesante ridimensionamento del Nuorese. La superficie territoriale della Provincia di Nuoro, per effetto della nuova perimetrazione, si ridurrà dagli attuali 704.398 ettari a ad appena 398.972 ettari, con una diminuzione di 305.426 ettari, mentre l'attuale popolazione residente (secondo quanto si prevede dopo l'elaborazione dei dati del censimento 2001) passerà da 256.916 abitanti a 165.010 abitanti, con una diminuzione di 91.906 unità.

Di conseguenza i cacciatori che attualmente sono 12.103 passeranno a 7.613 con una diminuzione di 4.490 unità, mentre le oasi di protezione faunistica passeranno dall' attuale numero di 10 ad appena 4. Infine le zone autogestite di caccia dalle attuali 63 passeranno a 43, con una diminuzione di ben 20 unità.

«Le nuove attribuzioni delle amministrazioni provinciali nel settore ambientale e più in particolare in quello faunistico-venatorio - dice ancora l'assessore Celentano - saranno numerose. Ci auguriamo che a queste corrisponda un'adeguata dotazione finanziaria. Le complesse ed impegnative incombenze certamente non potranno essere ragionevolmente affrontate dall'attuale struttura del settore ambiente, allorchè diverrà operativo il piano faunistico-venatorio». La Provincia dovrà fra l'altro vigilare sull'attività e sul funzionamento degli organi preposti alla gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.) e sull'osservanza dei divieti fissati dalla legge e di quelli conseguenti al calendario venatorio. Ma l'attività principale sarà probabilmente quella di coordinamento fra i vari enti statali, regionali e locali di volontariato che a vario titolo si occupano di programmazione e di controllo dell'attività venatoria e, più in generale, di tutela dell'ambiente, al fine di evitare pericolose e anche dannose sovrapposizioni.

«Quello faunistico-venatorio - conclude l'assessore Celentano - diverrà per le amministrazioni provinciali un settore importantissimo e centrale, con il coinvolgimento di figure professionali legate alle tematiche ambientali e più in particolare a quelle della flora e della fauna selvatiche, senza contare l'attività legata al controllo ed alla tutela nel territorio di competenza. Figure professionali che si rifanno a quelle rese possibili dalle facoltà dell'Università di Nuoro, con cui l'assessorato da tempo ha stabilito un costante rapporto di collaborazione».

Angelo Altea

 

L'UNIONE SARDA

martedì 11 maggio 2004

Cammelli a passeggio in mezzo al traffico

Insolita passeggiata, ieri mattina, per tre cammelli del circo Alex Hamar (nella foto di Mario Solinas), che in questi giorni ha piazzato i tendoni a Oristano. Accompagnati da una piacevole colonna sonora, i tre animali non si sono mostrati per nulla spaventati dai forti rumori dei clacson impazziti. Anzi, con il solito atteggiamento mansueto hanno quasi sfilato tra le auto.

(n.p.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 11 maggio 2004

Lettere & Opinioni 

A proposito di parchi naturali

I cacciatori, nemici della natura

Sono un amante dell’ambiente che, come tanti, vorrebbe vivere in un territorio sano e vivibile, non violentato, non squarciato dalle fucilate sparate comunque, ma in un contesto di caccia selettiva ed equilibrata, secondo quanto la natura può dare.

Esprimo pertanto la mia più vibrata protesta e riprovazione per la campagna di criminalizzazione dei parchi naturali che L’Unione Sarda ha portato avanti da sempre, tornando all’attacco in questi giorni per far fallire - o comunque condizionare fortemente - la nascita del Parco nazionale di Monte Arcosu, mettendo in evidenza e criminalizzando i cosiddetti vincoli che in effetti sono regole di cui il territorio ha urgentemente bisogno.

L’Unione Sarda, al solo scopo di dare voce ai cacciatori che, in questi come in altri casi, si rivelano veri nemici dell’ambiente e della natura, nega alla nostra terra di avere un paradiso da visitare da parte di migliaia di turisti che porterebbero soldi e benessere, nega la possibilità di avere cospicui finanziamenti ai territori interni, nega occupazione secondo uno sviluppo sostenibile.

Un Parco naturale vuol dire anche valorizzare la storia, la cultura le tradizioni, i prodotti locali e quant’altro: parli di queste cose L’Unione, perché i sardi ne hanno urgente bisogno, al fine di costruire un mondo migliore, atteso che sviluppo non vuol dire cementificazione, non vuol dire industrie inquinanti e tantomeno caccia.

Ora, con il giornalista Giorgio Pisano, si sta muovendo guerra alla possibile istituzione del parco nazionale di Monte Arcosu, “parlando” agli amministratori di Uta perché si faccia il Parco solo se aperto alla caccia, solo se si può sparare a quella ormai rara selvaggina che, con tanta fatica, il Wwf è riuscito a salvare dopo il massacro.

Da cittadino amante dell’ambiente come tanti, invito il giornale ad adoperarsi perché il territorio e la natura siano maggiormente valorizzati, amati, rispettati. E non violentati, presi a fucilate, a suon di voti di scambio, a suon di ricatti e quant’altro di malefico ci può essere. L’attività venatoria non ama il bosco, in quanto essa impedisce la libera circolazione durante la caccia ed è altresì d’impedimento ai cani nella loro attività. La distribuzione della selvaggina in ampi spazi boscati, inoltre, è ancora motivo di fenomeni molto gravi e, purtroppo, molto noti non solo in Sardegna, che mandano in fumo buona parte dei bilanci pubblici con danni inestimabili.

Spero che L’Unione, di cui sono lettore, svolga un’opera di educazione ambientale, oltre che etica, perché nell’ambiente in tutte le sue forme l’uomo l’uomo deve vivere e tramandare la sua vivibilità alle sue generazioni. E dell’ambiente fa parte integrante la fauna che i cacciatori vedono solo da uccidere e mangiare.

Si adoperi L’Unione in questo senso, in nome di tutti, in nome della legalità, in nome di territorio vivibile. Prima che sia troppo tardi.

Ringrazio a nome degli amanti dell’ambiente e della natura che, credetemi, sono tanti. Molti, più dei cacciatori.

Un lettore

La mia inchiesta riguardava esclusivamente i tre parchi nazionali della Sardegna (La Maddalena, Asinara e Gennergentu). Neanche un'idea remota di affrontare la questione relativa a Monte Arcosu. Ma lei, gentile lettore (che preferisce non firmare la sua protesta), aveva invece intravisto i primi segni di una campagna-contro. Con l’aggiunta, che appartiene solo alla sua fantasia, di una linea a favore della caccia. È proprio sicuro di aver letto i miei articoli? (G. Pi.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 11 maggio 2004

L’emergenza aggravata per la mancanza di un servizio notturno dell’Asl 5

Cabras, mattanza di cani e gatti in città

Cabras (Oristano)

Una mattanza di cani e gatti. A Cabras i casi di animali uccisi per avvelenamento non si contano più. E adesso ci si chiede chi c’è dietro, ma anche cosa fare per soccorrere un fedele amico a quattro zampe, soprattutto se inizia a star male in piena notte. Interrogativo inquietante, visto che allo stato attuale non esiste un servizio che garantisca, in caso di emergenza notturna, la salvezza dell’amico fidato. Le vie pubbliche, ovvero quelle dell’Asl, non offrono soluzioni al problema. Il servizio sanitario lavora soprattutto sulla prevenzione. In caso di necessità, ovvero se si crea un’emergenza per un animale, bisogna valutare il fatto. Esistono infatti casi in cui i veterinari della Asl possono intervenire, ad esempio per un incidente stradale in cui rimanga coinvolto un animale. Ma come prestare soccorso alla povera bestiolina? Un antidolorifico, questo sì, altrimenti sperare che chi è di turno abbia un ambulatorio dove l’animale può ricevere le cure adeguate. La Asl insomma non dispone di strutture in cui ricoverare e visitare animali feriti. E tanto meno può intervenire in caso di avvelenamenti. In realtà diversi veterinari del servizio pubblico vorrebbero dare anche questo servizio ma la strada è tutta in salita. Esistono ostacoli, primo fra tutti il conflitto tra l’Ente pubblico e i privati. Allora che fare? Rivolgersi ad un veterinario di fiducia, che garantisca, insieme ad altri colleghi, una disponibilità 24 ore su 24. E a questo dovrebbero appunto servire le cliniche private che vantano tanto di copertura. Qualche notte fa, ciò non è avvenuto. I proprietari dei due cani non hanno trovato nessuno che potesse salvarli da quel destino crudele. E allora la proposta di Luca, il padrone di Nikita, il boxer avvelenato a Cabras: «Facciamo una raccolta di firme per istituire un pronto soccorso per animali, in modo che altri non debbano morire».

Alessia Orbana

 

L'UNIONE SARDA

domenica 09 maggio 2004

Giorgino

Protesta la circoscrizione numero 1

Spiaggia sempre più sporca e frequentata dai cani randagi

La spiaggia di Giorgino sta invecchiando sola e ignorata, come un vecchio parente di cui nessuno si vuole occupare. Lo dimostrano la sporcizia, i cani randagi e gli insetti che popolano la lingua di sabbia tra il ponte della Scafa e il Porto canale. Una situazione di totale incuria che fa preoccupare, considerando che siamo alle soglie della stagione estiva.

Alessandro Serra, presidente della circoscrizione numero 1, commenta amaramente: «La spiaggia è nel più completo abbandono e ogni anno si ripresenta il problema del randagismo e della sporcizia. Bisogna adottare una politica di lungo termine e non limitarsi ad intervenire quando la situazione diventa insostenibile. Nei mesi scorsi - continua Serra - abbiamo ottenuto un intervento del canile municipale contro i randagi, ma c’è bisogno di un impegno costante per garantire la pulizia e la frequentabilità della spiaggia. Penso che non ci sia bisogno di un grande sforzo economico per riportare il litorale ai vecchi fasti. È necessario invogliare i cittadini e soprattutto i giovani a riscoprire Giorgino con il suo mare e la splendida vista di Cagliari che offre».

Intanto la spiaggia è senza servizi igienici, una carenza storica colmata l’estate scorsa con l’affitto di alcune postazioni ecologiche. Bagni a tempo, il cui noleggio scadeva alla fine della stagione. Una strada che quasi sicuramente sarà ripercorsa, anche perché approvata dagli abitanti del villaggio. A sottolinearlo è Carlo Floris, presidente del comitato di quartiere: «Per noi è la soluzione migliore, perché un impianto permanente diventa solo un riparo per drogati durante l’inverno».

Accanto alla spiaggia abbandonata, la realtà della cooperativa “Non solo mare”, esempio di come può essere tenuta in vita (dai privati) la tradizione di Giorgino. Sabbia pulita, ombrelloni e anche un ristorantino per mangiare pesce fresco. Come dire, volendo si può fare molto.

Michele Ruffi

 

L'UNIONE SARDA

domenica 09 maggio 2004 

Serramanna (Cagliari)

Appello del Randagino per il canile Il sindaco

Ci vorrebbe un canile per accogliere le decine di cani abbandonati raccolti dai volontari del Randagino, a Serramanna. Una struttura per dare ospitalità ai molti amici a quattro zampe che gli animalisti tengono, per ora, nelle proprie case a costo di spese e sacrifici enormi. Questa struttura c’è, si trova nella campagna di Serramanna, in località Su Pranu, ed è stata realizzata dall’amministrazione comunale. Una struttura moderna, capace di accogliere (per ora) 40 cani. Mancano però alcuni lavori di rifinitura, il collaudo e l’omologazione del Servizio veterinario dell’Asl. «Bisogna fare presto», è l’appello di Rosanna Spano, anima, cuore e braccia dell’associazione che raggruppa 70 soci animalisti. «La situazione non è più sostenibile, non siamo più in grado di tenere i cani nelle nostre case».

L’associazione, con una campagna congiunta col corpo dei vigili urbani del paese, si impegna per favorire (attraverso manifesti con tanto di foto e pedigree degli animali) l’adozione dei cani abbandonati. Non tutti gli animali recuperati nelle strade e nelle campagne hanno la fortuna di trovare un nuova famiglia che si occupi di loro e i soci del Randagino hanno trasformato la loro casa e il loro cortile in un rifugio per animali abbandonati. Solo in casa di Rosanna Spano ce ne sono otto. Nerone, un incrocio di spinone, Grisou, un bastardino simpaticissimo, Poldo e gli altri convivono nella casa-canile di Rosanna, innamorata degli animali. Spese, per gli alimenti le cure e i vaccini, che diventano pesanti per i bilanci familiari dei volontari: «Non possiamo da soli far fronte alla situazione, abbiamo bisogno del canile». «È tutto il paese che ne ha bisogno», risponde il sindaco di Serramanna Alessandro Marongiu. La stessa amministrazione ha decine di cani alloggiati in un canile convenzionato, a Ortacesus, sostenendo spese ingenti. I lavori al canile, cominciati qualche anno fa hanno subìto ritardi a causa delle nuove norme sopraggiunte che hanno costretto l’amministrazione a redigere un progetto sostituivo. «Ormai è questione di poco - assicura il sindaco - Non appena terminati i lavori ci attiveremo per il collaudo e l’omologazione da parte della Asl». L’apertura del canile dovrebbe avvenire «entro l’autunno».

La gestione sarà affidata ad una società no-profit e iscritta all’albo regionale. «Noi ci innamoriamo dei cani e coi randagi abbiamo un rapporto straordinario», dicono i volontari. Se non è una proposta poco ci manca: quelli del Randagino non lo dicono apertamente ma già si candidano a gestire la struttura che darà accoglienza ai cani abbandonati che loro si curano di accogliere, sfamare e curare, prima di trovare un nuovo padrone. 

Ignazio Pillosu

 

LA NUOVA SARDEGNA

sabato 8 maggio 2004 

no al canile, protestano gli animalisti

 

L'UNIONE SARDA

sabato 8 maggio 2004 

A Cagliari in via San Paolo fino al 23 con due spettacoli al giorno 

Una vita sotto il tendone 

Circo Krones, arte antica e passione pura 

Nome tedesco, spirito italiano: il circo Krones debutta a Cagliari. Uno come tanti che ogni anno si fermano sugli spiazzi dell’Isola carichi di pagliacci, tigri e zucchero filato in perenne lotta contro una crisi che non conosce segni di ripresa. «Il circo è finito», assicura l’immaginario collettivo. «Il circo è la nostra vita e terremo duro», ribatte Adam Caroli, 33 anni, lombardo, nipote di uno dei fondatori che di professione fa l’addestratore di cavalli. Ieri sera sotto il tendone allestito in due giorni nei settemila metri quadrati dello sterrato di via San Paolo, Adam conduceva raggiante i suoi Lipizzani e San fratellani alla conquista di un applauso sempre più difficile da strappare. Clown, trapezisti e domatori, tutti dentro l’immenso catino di plastica e segatura impegnati a esercitare un’arte antica, guadagnarsi la pagnotta e sperare in un presente migliore. Per capire cosa c’è oltre i riflettori, basta sapere che il circo Krones è nato a Milano 22 anni fa, è di media grandezza, sfama una cinquantina di persone sistemate nei tir-alloggio e gira l’Italia fermandosi una media di quattro serate in ogni città per un totale di oltre novanta spettacoli l’anno: non un giorno di ferie, Natale, Pasqua e Ferragosto inclusi. Si tratta di un circo votato prevalentemente all’esibizione di cavalli, cammelli, animali esotici, tigri ed elefanti custoditi in quattro scuderie. Nessun numero particolare, se non le classiche evoluzioni dei trapezisti e le battute dei clown. Anche Krones, come tutti gli altri circhi nazionali, soffre di una malattia chiamata indifferenza. «La nostra professione ha una tradizione antichissima ma lo Stato non ce l’ha mai riconosciuta», spiega Adam, «all’estero sono più giusti: in Italia le norme per piazzare i tendaggi cambiano da regione a regione e non si capisce più niente. Troppa burocrazia». Un circo come quello dei Caroli riceve una sovvenzione statale di 15 euro l’anno. «Bazzecole visto che per sfamare gli animali ne spendiamo 150 al giorno». Poi c’è da pagare luce, acqua, Siae e altri balzelli comunali dalle sigle più disparate. Marcello Marchetti, responsabile del settore amministrativo e presentatore delle serate, ha appena salutato con successo la Commissione di vigilanza sugli spettacoli: sedici componenti che (visita a sorpresa) verificano il rispetto delle norme. Tra le tante, quelle della Convenzione di Washington sulla detenzione di animali pericolosi: spazi, alimentazione, dieta e tipo di addestramento ricevuto. La Commissione va via, e insieme a lei 65 biglietti omaggio. «Niente da eccepire, è giusto che i rappresentanti istituzionali entrino gratis», precisa Adam. Così come possono entrare - magari pagando - gli animalisti. «Ci creano problemi solo quelli ignoranti», sbotta Marchetti, «gli altri possono venire e verificare di persona che trattiamo bene i nostri animali, il nostro patrimonio». Intanto, mentre proseguono i preparativi per il prossimo spettacolo, Luigi Caroli, 86 anni, nell’ambiente da quando ne aveva uno, passeggia tra gabbie e tendoni. Racconta di un passato da acrobata insieme alla moglie, di esperienze all’estero (50 anni fa in Spagna guadagnava 250 pesetas al mese) e di una magia che oggi non esiste più. «Ormai è tutto diverso ma nonostante la vecchiaia non mi perdo neanche un’esibizione». Così come non si perderà quella delle 17 e delle 21 che tutti i giorni fino al 23 allieterà gli appassionati del «più grande spettacolo del mondo».

Emiliano Farina 

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 7 maggio 2004 

Giudice di pace

Il setter non sa cacciare: «L'allevatore deve risarcire»

Le ha provate tutte, Antonio Depperu, per utilizzare il cane che aveva acquistato durante una battuta di caccia. Ma alla fine si è arreso: il suo setter proprio non ne voleva sapere di andare a cercare pernici e quaglie. E così il cacciatore di Luras si è rivolto al giudice di pace per chiedere indietro i suoi soldi pagati al titolare di un allevamento di Sassari. E il tribunale gli ha dato ragione: avrà indietro 1.000 euro, il costo del cane addestrato per la caccia. Il giudice di pace ha risolto così un contenzioso iniziato quando Depperu si è accorto che il setter non aveva alcuna intenzione di dargli retta. Il cacciatore lurese lo aveva portato in campagna, mostrando all'animale una preda. Il cane, per tutta risposta aveva iniziato a scodinzolare e fare le feste al padrone. Ma del volatile non gli importava niente. Stesso discorso durante le successive battute di caccia. Anziché prendere le prede e portarle indietro, il setter sembrava fare di tutto per lanciare un messaggio al suo padrone: non sono fatto per questo lavoro. Nonostante pedigree e addestramento. Il giudice di pace ha accolto le richieste dell'avvocato di Depperu, Maurizio Mani.

Andrea Busia

 

LA NUOVA SARDEGNA

giovedì 5 maggio 2004 

randagismo, il comune prende tempo

azzannata da un cane lupo nel parco

 

LA NUOVA SARDEGNA

sabato 1 maggio 2004 

un mattatoio clandestino scoperto dai nas

 

L'UNIONE SARDA

sabato 1 maggio 2004 

L'indagine

I militari del Nas hanno sequestrato attrezzature per 40 mila euro Nessuna denuncia

Un mattatoio clandestino con tanto di celle frigorifero per la conservazione

delle carni è stato scoperto l'altra sera dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione (Nas) di Cagliari nelle campagne di Serdiana. Dentro un edificio completamente abusivo venivano macellati dei maiali senza alcuna autorizzazione sanitaria e privi dei necessari controlli veterinari. Locali e mezzi sono stati posti sotto sequestro, ma l'indagine è ancora in corso: i carabinieri vogliono accertare la provenienza dei capi e capire se la carne macellata finiva poi direttamente nei banconi delle macellerie. Nessuna denuncia, almeno per il momento, ma per i padroni del macello (di cui non sono stati resi noti i nomi) sono in arrivo pesanti sanzioni.

Da tempo, i militari del nucleo antisofisticazione di Cagliari stanno passando al setaccio ovili, stalle e porcilaie della provincia a caccia di irregolarità che possono mettere a rischio la salute pubblica. Al termine di un'accurata indagine effettuata assieme ai carabinieri di Mogoro e Dolianova, i militari del Nas hanno scoperto un mattatoio clandestino attrezzato di tutto punto per l'abbattimento dei maiali. L'altra sera, ispezionando una porcilaia nelle campagne attorno alla città, è stato trovato un edificio completamente abusivo trasformato in mattatoio: locali attrezzati di tutto punto per abbattere e sezionare i capi che poi finivano direttamente in grandi celle frigorifero. Nel corso dell'ispezione, è stato rinvenuto anche un camion-frigo carico di carne fresca appena macellata. In prevalenza merce di dubbia provenienza: nessun maiale abbattuto, infatti, presentava i tatuaggi o i timbri sanitari; scomparsi anche gli orecchini di riconoscimento previsti dalla legge per capire la provenienza dell'animale.

L'edificio è stato sigillato e posto sotto sequestro: valore complessivo circa 40 mila euro. Ulteriori controlli saranno effettuati dall'azienda sanitaria locale per accertare la qualità della merce e l'eventuale presenza di focolai infettivi tra i maiali della porcilaia. Una volta completati gli accertamenti, il sindaco di Serdiana potrà procedere alla confisca e alla distruzione delle carni sequestrate.

Ma l'indagine non è ancora finita. In queste ore i carabinieri stanno cercando di capire l'origine degli animali abbattuti negli ultimi tempi. I controlli sulle carcasse dovranno stabilire con esattezza la provenienza delle bestie: la paura è che si possa trattare di maiali rubati o, peggio ancora, importati illegalmente dai Paesi dell'Est senza alcun controllo sanitario. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo, ma sembra che al momento nessuno dei titolali del macello clandestino sia stato denunciato. Segnalate però pesanti violazioni amministrative.

Francesco Pinna

 

L'UNIONE SARDA

sabato 1 maggio 2004 

Uta

Una domenica tra i boschi gestiti da quasi vent'anni dal Wwf

Escursioni, mostre e animazione alla festa dell'oasi di Monte Arcosu

Escursioni, visite guidate, giochi all'aria aperta. Ma anche la possibilità di acquistare miele e verdure al mercatino del biologico e della bioetica allestito nel centro di accoglienza di Sa Canna in collaborazione con l'Ersat che per l'occasione consegnerà il nuovo catalogo su Cd delle aziende biologiche. Monte Arcosu, in contemporanea con le altre zone protette d'Italia, festeggia domani la giornata delle oasi, la tradizionale manifestazione promossa dal Fondo per la Natura. Quest'anno il tema ha un titolo significativo: "Padroni di casa e ospiti nelle oasi del Wwf", dove i primi sono gli animali e le piante che contraddistinguono questi ambienti e che costituiscono la cosiddetta biodiversità. Quella moltitudine di specie che vivono nei boschi racchiusi tra Uta, Assemini e Siliqua (ma anche nelle altre oasi d'Italia) come il cervo sardo, la pernice bianca, il falco lanario, la lontra, il gatto selvatico, l'orso bruno, il fenicottero rosa, l'assiolo, l'airone, la testuggine di Hermann. O i vegetali come l'elicriso, il fiordaliso del sagittario, l'abete bianco.

Tremila e 600 ettari acquistati nel 1985 e gestiti dall'associazione ambientalista ormai più di 18 anni, Monte Arcosu è l'oasi del Wwf più grande d'Italia. Una zona protetta che vuole ora diventare ancora più importante diventando riserva naturale di Stato. Come spiegato dal direttore Carlo Murgia e dall'assessore provinciale all'Ambiente Gianluca Grosso. I consigli comunali di Assemini e Siliqua hanno già dato il loro parere favorevole all'iniziativa, mentre l'assemblea civica di Uta (nel cui territorio ricade gran parte dell'oasi) sembra oggi propensa a votare contro, motivando la scelta con la pressante richiesta da parte dei cacciatori di poter praticare l'attività venatoria a Monte Arcosu. «Una prospettiva non solo il possibile da praticare visto che questa zona è già oggi oasi permanente di protezione faunistica e zona di protezione speciale secondo l'Unione europea», precisa Murgia. Insomma, con o senza l'istituzione della riserva di Stato. 

Domani dunque Monte Arcosu aprirà le sue "porte" ai visitatori che vorranno trascorrere qui il fine settimana. Sempre a Sa Canna sarà allestita la mostra fotografica dal titolo Gennargentu dei Angelino Congiu e più piccoli potranno partecipare alle attività ludiche con gli animatori di Ambientazione. (a. pi.)

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 30 aprile 2004 

Portoscuso

Botta e risposta

Cani randagi, polemica tra Cremone e Attori

Continua a distanza la polemica sul canile tra Angelo Cremone e Roberto Medda, entrambi in corsa per le prossime amministrative di giugno a Portoscuso nelle coalizioni che propongono come candidati sindaco Adriano Puddu e Ignazio Atzori. «Non è vero che non ho presentato il progetto sul canile - dice Cremone - l’ho presentato per una struttura consortile con il comune di Gonnesa, che aveva il nostro stesso problema di randagismo. Questo progetto, come altri che avevamo presentato, sono stati bruscamente interrotti dal signor Medda e dagli altri consiglieri dimissionari, che dopo un anno di mandato hanno fatto sprofondare Portoscuso nel vuoto amministrativo». Il riferimento è alle dimissioni di 9 consiglieri (su sedici) che portarono automaticamente allo scioglimento del Consiglio. Pronta la risposta di Roberto Medda: «È vero, sono andati a casa dopo un anno: ma hanno trovato il tempo per occuparsi di Su Pranu, Sa Piramide, Boe Cerbus, chiedere consulenze. Diciamo che il canile non era in cima alle priorità». A un mese e mezzo dalle elezioni che decideranno il nuovo sindaco di Portoscuso il clima politico si surriscalda e la campagna elettorale, finora abbastanza serena, comincia a regalare le prime scintille. (a.pa.)