|
LUGLIO 2004 |
|
L'UNIONE SARDA sabato 31 luglio 2004 Terralba. La protesta della donna che cura i randagi «Abbandonerò 53 cani vicino alla parrocchia» Li abbandonerà davanti alla cattedrale: un esercito di randagi. Nicole Torchiani Verdong lo ha promesso e lo farà. «Sono disperata, senza alcun aiuto finanziario, non mi rimane altro che dire addio ai miei cinquantatré cani», le trema la voce, mentre gli occhi si riempiono di lacrime. Da oltre tre anni in un ricovero di emergenza, cura amorevolmente i cani abbandonati di tutto il circondario. «La mia non è una scelta, ma una necessità. Purtroppo, senza alcun aiuto finanziario, non sono più in grado di assicurare neanche il pasto. Ogni mattina mi guardano con i loro occhi tristi, come se mi chiedessero il motivo per cui ho dimezzato le razioni di cibo. È una sofferenza per me, ma soprattutto per loro: per questo non mi rimane altro che lasciarli liberi, sperando che il mio disperato gesto serva a smuovere la sensibilità di qualcuno ed in particolare modo degli amministratori». L'amore sviscerato per gli animali di Nicole Verdong è conosciuto da tempo, iniziato cinque anni fa quando dal Belgio decise di abitare nella piccola, ma suggestiva borgata marina di Marceddì. Nicole, iniziò subito ad accogliere e curare nella sua modesta casetta tutti i cani randagi che trovava. Poi la decisone con un suo amico, Elio Pascalis, di realizzare un ricovero di emergenza a Sa Ussa a Terralba. Adesso, dopo tre anni, i cani sono diventati ben cinquantatré. «Nonostante ciò», dice la signora Nicole, «sono stati rarissimi gli aiuti pubblici e privati. Al momento quello più consistente mi viene dato da mia sorella Inis che abita in Continente». E il Comune cosa risponde? : «Purtroppo quello della signora Verdong è solo un ricovero personale, non facendo parte di alcuna associazione e tanto meno senza che sia riconosciuto da alcun ente», spiega l'assessore comunale all'Ambiente Roberto Garau, «per questo al nostro Comune è praticamente impossibile assegnarle degli aiuti finanziari. Anche se qualche tempo fa qualcosa si è fatto prendendo, addirittura, fondi dai servizi sociali». «Se il nostro rifugio non è riconosciuto, come mai ci portano dei cani randagi perfino le Guardie Forestali e la Polizia Municipale?», risponde all'assessore la signora Nicole. Garau prende comunque sul serio la decisione di abbandonare tutti i cani: «Sarebbe un vero disastro trovare improvvisamente per strada tutti i cinquantatré cani attualmente curati nel rifugio della signora Verdong. Per questo faremo di tutto affinché non dia inizio al suo disperato gesto». Intanto la donna ha scritto a tante riveste specializzate dando il numero del suo conto corrente postale 54552351 Nicole Torchiani, località Cuccuru Sa Rena, Terralba, telefono 3405828040. Antonello Loi
L'UNIONE SARDA venerdì 30 luglio 2004 Emergenza. Colpite cento aziende private di Nuorese, Marghine e Baronia Peste suina, un'ecatombe: diecimila i capi abbattuti I veterinari della Asl: tutta colpa degli allevamenti clandestini Detta cruda, sono cifre da ecatombe: diecimila bestie abbattute, in
poche settimane, cento allevamenti decimati. La peste suina è passata sul Nuorese, La Asl numero 3 di Nuoro, passando attraverso i responsabili del servizio veterinario, ha snocciolato cifre che fanno rabbrividire. E fotografano soltanto in parte il triste fenomeno. Perché alle statistiche dell'azienda di salute pubblica sfuggono - e non potrebbe essere altrimenti - i danni causati dalla pestilenza nei numerosissimi allevamenti abusivi di suini allo stato brado. Non si contano dunque i maiali uccisi dalla malattia nei pascoli del Gennargentu, dove numerosi cacciatori anche quest'inverno avevano notato carcasse di maiali vittime del flagello. I proprietari del bestiame non censito - stando agli esperti - avrebbero evitato di denunciare le morie ricorrenti proprio per evitare di incorrere nelle sanzioni previste per chi dribbla i controlli delle Asl e le rigide disposizioni in materia di lotta al morbo. «Ci sono gli allevamenti clandestini all'origine della epidemia riesplosa nel Nuorese». La certezza arriva da Antonio Straullu, responsabile del servizio veterinario della Asl nuorese, chiamato a centrare un obiettivo prima di tutto. «Estinguere il focolaio e evitare che il virus attacchi le aziende private». L'operazione di salvaguardia degli allevamenti regolari non è riuscita del tutto «perché - rileva Straullu - nell'ambiente esiste una carica virale elevata. Purtroppo l'azione di lotta e prevenzione incontra troppi ostacoli. Le difficoltà si moltiplicano perché, ribadisco, esiste ancora adesso una parte del patrimonio suinicolo incontrollata in quanto clandestina». C'è dell'altro. «Nelle aree in cui si è verificata la malattia - spiega il veterinario - non può essere attuato il piano di sorveglianza sierologica. La legge dispone che trascorrano quaranta giorni dall'estinzione dei focolai prima di attuare questo tipo di intervento. Che consentirà di evidenziare i suini positivi per peste suina sia classica che africana e di permetterne immediatamente l'eliminazione mediante abbattimento». L'emergenza, adesso, vive dunque la sua fase più acuta nelle zone del Nuorese. Anche l'Ogliastra non è stata immune. Alcuni mesi fa il morbo attaccò anche i cinghiali della foresta demaniale di Montarbu. Gli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale ritrovarono carcasse di cinghiali e le consegnarono all'ufficio dell'istituto zooprofilattico di Tortolì. Il verdetto delle analisi fu scontato. Si trattava di bestiame vittima del flagello. Anche un allevamento di Villagrande fu colpito dal morbo e identica sorte toccò anche ad altre aziende. Inevitabile l'istituzione di un cordone sanitario per evitare il diffondersi dell'epidemia. Che va veloce, lascia sul campo maiali senza vita e abbatte le speranze degli allevatori. (t. pl.)
L'UNIONE SARDA mercoledì 28 luglio 2004 Quartu Ottavo raid incendiario nel cuore dell'oasi Molentargius brucia, distrutti migliaia di nidi Il parco violato. Dalle fiamme, dagli incendiari, dagli assassini armati di cerino. Ottavo raid in sole tre settimane e l'oasi di Molentargiu-Saline-Poetto rischia ormai di trasformarsi in un deserto di cenere. Dall'una alle cinque del pomeriggio è stato un inferno. Le fiamme, partite dal canneto di via Fiume, e che hanno trovato linfa vitale nel forte vento di maestrale, hanno camminato a lungo raggiungendo i bordi della zona umida in prossimità del Margine Rosso. Pochi gli ettari, appena tre, ma di enorme importanza per la presenza di migliaia di volatili che proprio in questo periodo depongono le uova. Alle tredici e trenta, è stato allarme vero. Le squadre dei vigili del fuoco, della Forestale e dei volontari della Prociv Arci e della Paff hanno creato un cordone per impedire alle fiamme, alte anche dieci metri, di raggiungere una rivendita di materiale edile vicino al canneto e l'azienda nautica Sarimar di via Fiume. «L'incendio - spiega il capo squadra dei vigili del fuoco, Franco Pinna - è stato di sicuro doloso perché appiccato in più punti nello stesso momento. Abbiamo avuto difficoltà a operare solo a terra e per questo abbiamo chiesto l'intervento dei mezzi aerei». Un passante avrebbe notato alcuni ragazzi che appiccavano il fuoco. I carabinieri e i vigili del fuoco hanno sentito alcuni giovani che si trovavano nelle vicinanze dell'incendio, ma nessuno è stato fermato. Nel primo pomeriggio, nonostante la dura lotta anche con le "bombe" d'acqua scaraventate sul rogo dagli elicotteri della Protezione civile regionale, della Forestale e dell'Esercito, le fiamme hanno pericolosamente lambito le prime case del rione Quartello. Molti abitanti si sono riversati in strada e nel parco cittadino per assistere allo spettacolo temibile del fuoco e alle operazioni degli elicotteri e dell'elitanker. «Purtroppo la zona di Perda longa è molto esposta perché al confine con una Solo alle cinque e mezzo l'allarme è rientrato. E sono cominciate le operazioni di bonifica. Altri roghi sui bordi delle statale 554 dietro il ristorante Eugenio e a Sa Serrixedda. E incendi anche tra Donori e Sant'Andrea Frius, dove è stato aggredito il rimboschimento di eucalipti di Nuraghe mannu. Un obiettivo dei piromani, un autentico attentato. Per entrare in azione. I primi segnali verso le 15 col fuoco che in pochi attimi ha divorato la macchia mediterranea. Immediato l'allarme lanciato dalle vedette della Forestale. La situazione è apparsa subito preoccupante tanto che appunto è stato sollecitato l'arrivo dell'elitanker e dell'elicottero Camilla. (g. da.)
LA NUOVA SARDEGNA lunedì 26 luglio 2004
LA NUOVA SARDEGNA domenica 25 luglio 2004 avvelenatori di cani in azione anche quest’estate
L’UNIONE SARDA sabato 24 luglio 2004 Cimitero di pecore sulle sponde del lago Quartu (CA) Carcasse di pecore sulle sponde del Simbirizzi e a poca distanza dalle case lungo l’Orientale. È così da mesi, nell’area circostante la via Flavio Vivanet, dove gli animali morti sono stati abbandonati in campagna tra alberi e sterpaglie. La maggior parte sono ormai in avanzato stato di decomposizione, di altre carcassa non è rimasto che lo scheletro. Tra gli abitanti delle strade vicine al lago artificiale, c’è timore per questi terreni trasformati troppo spesso in cimiteri di animali. «Con i corpi putridi abbandonati al sole, arrivano puntuali mosche e insetti», denunciano. Per non parlare dell’odore nauseabondo. «Abbiamo paura», spiega Anna Mulas, dalla sua casa vicino al Simbirizzi, «che si tratti di pecore malate di Lingua blu e che qualcuno una volta morte le abbia buttate qui intorno. Tra la vegetazione ormai secca di carcasse ce ne sono parecchie. Chiediamo solo che qualcuno faccia qualcosa per portarle via, perché portano malattie e sono altamente rischiose per l’igiene pubblica. Il mese scorso mio figlio si è trovato una di queste pecore morte proprio davanti a casa». Di telefonate i vicini ne hanno fatte eccome, per chiedere aiuto. Ma solo ieri mattina, dopo ripetuti Sos, sul posto sono arrivate le squadre del nucleo di vigilanza ambientale del Comune. Gli agenti hanno setacciato la zona e controllato le condizioni degli animali abbandonati. «Allo stato attuale non è possibile risalire al proprietario perché le bestie che abbiamo trovato sono troppo malridotte. È molto probabile, visto il posto, che qui intorno ci sia un ovile, per questo ci attiveremo per cercare di rintracciare il pastore che ovviamente sarà diffidato dal compiere atti di questo genere. E oggi, torneremo sul posto per cercare altre carcasse. In ogni caso diamo ai residenti la massima disponibilità, e ogni qual volta si trovino davanti a una situazione del genere possono rivolgersi direttamente a noi che provvederemo a fare richiesta per l’immediato ritiro. Purtroppo il territorio quartese è vastissimo e controllarlo tutto, palmo a palmo è un’impresa pressoché impossibile», dicono gli agenti. Carcasse di pecore, dunque, ma anche carcasse d’auto e di elettrodomestici. L’area tra il Simbirizzi e la statale 125 è insomma una discarica a cielo aperto. Che le famiglie che risiedono in zona chiedono di veder finalmente bonificata. Giorgia Daga
L'UNIONE SARDA mercoledì 21 luglio 2004 Cabras Cornacchie buongustaie beccano angurie e meloni Guerra senza frontiera contro le cornacchie: invadono le campagne del Sinis e distruggono le coltivazioni. E dal Comune arriva la proposta di pianificare e monitorare le nascite direttamente dal nido. Sono migliaia le carrogas che ogni giorno si riversano negli assolati campi a ridosso della costa cibandosi in particolare di dolci meloni e angurie ormai pronte per essere raccolte e immesse nel mercato, compromettendo l'intero raccolto stagionale. Inutili si sono rivelati tutti i tentativi di allontanare le cornacchie che ormai si sono abituate agli spari a salve e agli altri marchingegni adoperati dai contadini. I volatili dopo essersi allontanati ritornano beffardamente al loro posto sapendo di trovare cibo a volontà. Danni incalcolabili, secondo gli agricoltori, e difficili da assorbire per un settore in perenne difficoltà. Il problema cornacchie fameliche è stato posto al sindaco Efisio Trincas. Gli agricoltori chiedono un deciso intervento se non per risolvere almeno per contenere un fenomeno che si presenta in misura crescente ogni estate provocando danni e mettendo in difficoltà tanti operatori. Il sindaco ha interessato il Servizio Provinciale dell'Agricoltura e i competenti assessorati della Provincia e della Regione. Trincas ha chiesto l'accertamento dei danni e il riconoscimento di adeguati risarcimenti a favore degli agricoltori colpiti dall' attacco distruttivo degli uccelli. Il sindaco ha anche sollecitato l'adozione di provvedimenti per ridimensionare il fenomeno in particolare attraverso il monitoraggio delle cornacchie più o meno come già avviene per i cormorani e eventualmente attivando un controllo e una pianificazione delle nascite. Monitoraggio direttamente nel nido della nuova piaga dei campi. (g. a.)
LA NUOVA SARDEGNA domenica 18 luglio 2004
L'UNIONE SARDA martedì 13 luglio 2004 Molentargius Il fuoco minaccia il paradiso dei fenicotteri Nuovo allarme Molentargius brucia. Nell'ultimo week-end gli incendiari hanno colpito il cuore del Parco. Per sei volte consecutive i piromani hanno agito senza pietà per radere al suolo il regno dei fenicotteri rosa e vanificare tutti gli sforzi compiuti in questi anni. Ma oltre all'ambiente questa volta si è rischiato grosso. Le fiamme hanno sfiorato le case di Medau su Cramu creando panico tra gli abitanti (costretti in qualche caso ad abbandonare in fretta e furia le loro case circondate dalla vegetazione) e messo in pericolo l'area di nidificazione dei fenicotteri. Ieri mattina durante un sopralluogo le conseguenze dei roghi erano ben visibili: alberi inceneriti e vaste distese annerite dal fuoco da una parte all'altra della zona umida. E sugli argini un fenicottero ferito a un'ala. Il grave episodio di ieri ripropone il problema della vigilanza e della prevenzione nel parco per evitare che fatti del genere si ripetano. Proprio per questo, il presidente di Legambiente e dell'associazione per il parco, Vincenzo Tiana, ha inviato una lettera urgente all'assessore regionale alla Difesa dell'Ambiente e al commissario straordinario per il parco del Molentargius, sollecitando "un impegno straordinario per il potenziamento della sorveglianza e per un efficace coordinamento delle forze in campo". Domenica per arginare il fuoco si sono mobilitati i pompieri, forestali e i volontari. Ma solo il tempestivo intervento dei vigili del fuoco ha evitato che le fiamme raggiungessero i mezzi meccanici carichi di carburante di un cantiere. "Questa è un'area vastissima, impossibile da controllare se non si chiudono gli ingressi", aggiunge Giampiero Vargiu, direttore generale del Consorzio Ramsar, responsabile dei lavori nel Molentargius: "È l'unica soluzione che si prospetta da tempo ma che si sa che non è gradita ai Comuni". Nei mesi scorsi la Provincia ha sistemato lungo l'area umida l'impianto antincendio che però per ora è inutilizzabile in attesa di collaudo. Gli stessi vigili del fuoco in occasione dell'incendio divampato in via della Musica avevano cercato di utilizzarlo senza successo. "Gli incendiari - ha spiegato Vincenzo Tiana - hanno ferito il Parco. Questo è l'ennesima prova che è necessaria un'iniziativa più incisiva di prevenzione per salvaguardare questo patrimonio". Giorgia Daga L'UNIONE SARDA martedì 13 luglio 2004 Greenpeace, è allarme spadare "A Calasetta e Sant'Antioco usano le reti-killer" Guerra alle reti-killer. Greenpeace, da anni in prima fila nella lotta alle famigerate spadare messe fuori legge alcuni anni fa in Italia e vietate in Sardegna sin dal 1988, torna alla carica e denuncia la massiccia presenza nei porti sulcitani di pescherecci armati con questi attrezzi ritenuti responsabili della morte non solo dei pesci spada ma anche di specie protette come delfini e tartarughe. "La situazione riscontrata nei porti di Sant'Antioco e Calasetta è più che allarmante. In un solo giorno sono state contate ventisei imbarcazioni "tipo spadara". Molte sono state filmate. Nel porto di Teulada è stata reperita un'altra barca con caratteristiche simili", scrive Greenpeace nel rapporto inviato alla Commissione europea, al ministro delle politiche agricole Giovanni Alemanno, alla direzione generale della pesca, al presidente della Regione Renato Soru e all'assessore regionale all'Ambiente Tonino Dessì, alle Capitanerie di porto, alla Guardia di finanzia e al Corpo forestale. "La pesca delle spadare - si legge ancora nel documento - è in fase di notevole attività al largo delle coste meridionali e occidentali della Sardegna. La lunghezza delle reti utilizzate è palesemente illegale, ma in alcuni casi supera in modo eclatante le lunghezze riscontrate alla fine degli anni Novanta. È stimabile che alcune reti superino i quindici chilometri". Insomma, le acque della Sardegna diventano ancora una volta meta privilegiata delle flotte d'oltre Tirreno, delle marinerie siciliane e calabresi che si dedicano alla cattura dei pesci spada. "Il
fatto che questa attività di pesca sia effettuata con la copertura della
licenza delle reti da posta pare aver spinto altri pescatori, con questa
licenza, verso l'attività delle spadare", spiegano ancora a Greenpeace. Il
marchingegno per aggirare la legge è semplice. "Gli attrezzi da posta come
i Tra l'altro la sua altezza raggiunge e supera i quindici metri", spiega Alessandro Giannì, consulente scientifico dell'associazione. "Per usare queste reti - si legge nel rapporto - le imbarcazioni hanno necessità di una serie di attrezzature. Un verricello salpareti ben più potente di quelli usati per i tramagli; un impianto luminoso: la rete costituisce un pericoloso ostacolo anche per la navigazione e viene sorvegliata a vista. Ovviamente i sistemi luminosi devono essere galleggianti e ancorati alla rete. E ancora, i riflettori radar formati da tre quadrati metallici incrociati che servono a segnalare l'attrezzo da pesca al radar di bordo". Insomma, dopo le proteste anche da parte delle associazioni sarde della pesca e dei proprietari delle tonnare fisse, adesso approdano sui tavoli di Regione e ministero. Greenpeace chiede la revoca del decreto ministeriale con cui sono state concesse le licenze per reti da posta e ferretare, la verifica fiscale sulla produzione delle barche coinvolte e la revoca del contributo concesso a quelle stesse imbarcazioni per la riconversione con altri sistemi di pesca quando le spadare furono definitivamente messe fuori legge, il sequestro delle reti sottraendole alla custodia giudiziaria dei proprietari, l'introduzione di una sanzione contro la detenzione a bordo delle spadare". Andrea Piras
L'UNIONE SARDA domenica 11 luglio 2004 Caccia Petizione della Pro Segugio: modificare la legge venatoria La Pro Segugio Sardegna, In collaborazione con tutti i soci e i cacciatori, indice una raccolta di firme per richiedere all'assessorato regionale competente alcune modifiche sulla legge regionale sulla caccia. Questi i punti: apertura della caccia al cinghiale a partire dall'8 dicembre; uso della munizione spezzata nella caccia al cinghiale; istituzione ed uso della «Zac PB» (Zona addestramento cani con abbattimento su selvaggina allevata) all'interno e al difuori della Aziende agro turistiche venatorie e soppressione in queste aree del riposo biologico; ripristino della caccia alla migratoria nel mese di febbraio, alla posta e senza l'uso del cane; reintroduzione del silenzio venatorio di 15 giorni dopo le quattro giornate di caccia alla nobile stanziale, per poter permettere alla selvaggina migratoria che entra nel territorio sardo di potersi ambientare. Le firme da raccogliere sono 15 mila, un obiettivo che la Pro segugio spera di ottenere grazie a tutti i soci, cacciatori e non. Per ulteriore informazioni contattare i seguenti numeri telefonici: 340/5668004;, 328/36631151 e 329/4115168. Nei prossimi giorni la Pro Segugio contatterà i titolari della varie Aziende agro turistiche venatorie per fissare un incontro in cui discutere il punto riguardante l'istituzione delle «Zac PB». Inoltre l'associazione, al termine delle vacanze estive, chiederà un incontro con il nuovo assessore all'ambiente per poter discutere le richieste di modifica normativa. (g. ds.)
LA NUOVA SARDEGNA venerdì 09 luglio 2004 Condannati cacciatori irritabili Oristano Le strade processuali dei quattro cacciatori di Teti, accusati di aver rapinato alcune guardie forestali, si dividono. Marco Soddu (23 anni) e Pasquale Sisinnio Cambedda (46 anni) patteggiano, mentre Alfredo Curreli (53 anni) e Lucio Nivoi (43 anni), se venisse accolta la richiesta degli avvocati difensori Agostinangelo Marras e Gianfranco Siuni, saranno giudicati col rito abbreviato nel mese di novembre. Le richieste di rinvio a giudizio con le accuse di rapina, minaccia e violenza a pubblico ufficiale, formulate dal sostituto procuratore Paolo De Falco, erano arrivate qualche mese dopo la battuta di caccia grossa del 23 novembre dell'anno scorso. I forestali avevano sequestrato un cinghiale ammazzato utilizzando cartucce non ammesse. Ma l'ira dei cacciatori aveva costretto le guardie, barricate dentro il fuoristrada, a restituire l'animale. Ieri il gup, Alessandra Angioni, ha accolto le richieste di patteggiamento formulate dall'avvocato Carlo Pau, legale di Cambedda e di Soddu. La pena è stata di un anno e sei mesi. (e.c.)
LA NUOVA SARDEGNA giovedì 08 luglio 2004 azzannato da un cane mentre gioca nel cortile
L'UNIONE SARDA martedì 06 luglio 2004 Sant'Antioco Un delfino salvato dalla Guardia costiera Il salvataggio di un delfino in difficoltà e l'eliminazione di alcuni pesci morti in riva al mare. È stato un fine settimana di lavoro per gli uomini della Capitaneria di porto di Sant'Antioco. A Coa Quaddus la Guardia costiera è corsa in aiuto di un delfino in difficoltà che, venerdì, si era arenato nella spiaggia. Ad avvistare il cetaceo, ormai allo stremo delle forze, sono stati gli operai del cantiere impegnati nella pulizia dell'arenile dalle alghe. Senza perdere tempo e, dopo i primi tentativi di soccorso, hanno avvisato gli uomini del Circomare. Il delfino, provato dai tentativi di lasciare la baia, era ormai privo di forze. Ma la Guardia costiera è riuscita a rimetterlo in acqua e lo ha aiutato a riprendere il largo. Un'attenzione che si è rivelata quanto mai appropriata. Il delfino infatti, dopo essersi ripreso, si è allontanato verso il mare aperto. Diversi pesci morti, invece, sono stati trovati nella spiaggia di Maladroxia. Probabilmente sono stati gettati in mare da qualche pescatore. (t.s.)
LA NUOVA SARDEGNA lunedì 05 luglio 2004 azzannato in spiaggia da un cane
L'UNIONE SARDA domenica 04 luglio 2004 Narcao I bracconieri sfidano la Forestale La pelle di un cervo davanti alla caserma Hanno ucciso un cervo, lo hanno scuoiato e appeso la pelle sui cancelli dell'Ente foreste. È il macabro trofeo lasciato ieri mattina davanti alla base degli uomini della Forestale di Rosas, a pochi chilometri da Narcao. Un gesto che ha il sapore di una sfida e, almeno in apparenza, potrebbe essere riconducibile ad alcuni contrasti nel mondo della caccia. «Siamo indignati», è stata la prima reazione di alcuni cacciatori di Narcao, «il gesto criminale di pochi rischia di rovinare il lavoro e l'impegno di tanti». La scoperta è avvenuta ieri mattina all'ingresso degli operai nella base di Rosas dove l'Ente foreste ha aperto diversi cantieri per il rimboschimento e il ripopolamento della fauna. La pelle del cervo, non ancora adulto, era stata appesa sul cancello, come in segno di sfida. Nessuna traccia, invece della carcassa dell'animale. Sul posto sono arrivati gli ispettori della Forestale di Carbonia che, dopo aver preso in consegna la pelle, hanno avviato le indagini per risalire agli autori del macabro gesto. La notizia ha subito fatto il giro del paese e le reazioni non si sono fatte attendere. Immediata la condanna da parte del sindaco Gianni Melis che ha definito l'atto «un gesto di arroganza gratuita». Ma ancora più dura è stata la reazione di numerosi cacciatori (a Narcao sono in centinaia riuniti in decine di compagnie). Alcuni di loro hanno subito invitato il sindaco a «organizzare un'assemblea per reagire e condannare un atto che rischia di screditarli». In questo caso, il riferimento è all'opera di controllo effettuata per limitare l'attacco dei bracconieri alla cacciagione. «Un appello che non cadrà nel vuoto», conferma il sindaco Melis. Maurizio Locci
|