RASSEGNA STAMPA

 

 

GIUGNO 2004

 

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 30 giugno 2004

elefanti e cammelli sotto le finestre abitanti di li punti contro il circo

 

LA NUOVA SARDEGNA

martedì 29 giugno 2004

la 131 dei cani abbandonati

 

L'UNIONE SARDA

martedì 29 giugno 2004

Denunciarono un furto mai avvenuto dopo la strage di pecore sulle rotaie

Provincia di Cagliari

Quando il treno aveva investito il loro gregge quasi al confine tra Decimomannu e Decimoputzu all'alba dell'8 febbraio del 2001, mamma e figlio proprietari delle pecore ne avevano denunciato il furto compiuto, secondo loro, la notte prima. Ieri mattina la vicenda è stata ricostruita davanti al giudice monocratico Giovanni Massidda del tribunale di Cagliari. Per i due allevatori è arrivata la condanna per falsa denuncia.

Maria Chiara Vincis, 64 anni e il figlio Marco Peddio, 23 anni, sono stati condannati la prima a otto mesi di reclusione con il beneficio della condizionale mentre il secondo a un anno di reclusione senza poter invece beneficiare della condizionale. 

«Aspettiamo la deposizione della sentenza - commenta l'avvocato dei due familiari Renato Figari - dopodiché presenteremo sicuramente appello». Tra le 4.30 e le 5.30 della mattina dell'8 febbraio del 2001 due treni in successione avevano fatto strage del gregge di proprietà di Maria Chiara Vincis e del figlio Marco Peddio. Alla fine erano state ben 180 le pecore rimaste stritolate tra il treno e le rotaie. Quando più tardi i carabinieri avevano identificato i proprietari, Marco Peddio si era affrettato la mattina stessa a denunciare il furto degli animali ai carabinieri di Decimomannu temendo forse di incorrere nella ritorsione delle Ferrovie dello Stato per i danni causati dal ritardo dei treni. Così di fatto non è avvenuto ma la denuncia presentata dal figlio insieme alla madre ha seguito il suo corso fino alla conclusione di ieri mattina quando il giudice monocratico del tribunale di Cagliari ha stabilito come quella denuncia fosse falsa. (g.l.p.) 

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 23 giugno 2004

assalto di cani randagi, una casalinga in fuga

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 25 giugno 2004

Sanluri

Sparo' in aria: assolto in appello

Stanco del chiasso notturno di alcuni giovani in piazza San Pietro, a Sanluri, aveva preso il fucile da caccia, regolarmente detenuto, e aveva esploso alcuni colpi in aria. Succedeva il 6 settembre 1998: due anni dopo il Tribunale di Sanluri lo aveva condannato per porto abusivo d'arma da fuoco in luogo pubblico a un anno e sei mesi di reclusione. Ieri la Corte d'Appello di Cagliari ha ribaltato quella sentenza: l'imputato e' stato assolto perché il fatto non sussiste.

Il protagonista della vicenda e' Gianfranco Caneglias, 64 anni, di Sanluri.

I giudici di secondo grado hanno accolto le tesi dell'avvocato Francesco Onnis: chi e' in possesso del porto d'armi puo' legittimamente portare l'arma anche per finalita' diverse da quelle per cui e' stato rilasciato il permesso. Caneglias aveva la licenza per la caccia e quella notte, esasperato dal chiasso incessante di un gruppo di giovani che stazionavano sotto casa sua, aveva sparato in aria.

Altri giudici in passato hanno deciso di modo analogo, ma e' pur sempre una decisione che fa discutere.

L'UNIONE SARDA

venerdì 25 giugno 2004

Teti

Cacciatori sotto processo, slitta l'udienza preliminare

Slitta l'udienza davanti al Gup per i cacciatori di Teti che lo scorso novembre oltraggiarono e minacciarono una pattuglia della Forestale. Se ne parlera' l'8 luglio e si decidera' se aprire o no il processo. Ieri mattina, assente uno dei legali della difesa, non e' stato possibile procedere e il Gup Alessandra Angioni ha rinviato. I cacciatori Sisinnio Cambedda e Marco Soddu (difesi da Carlo Pau), Alfredo Curreli (assistito da Agostinangelo Marras) e Lucio Nivoi (tutelato da Gianfranco Siuni) sono accusati di rapina aggravata in concorso con altre persone. I quattro il 26 novembre scorso furono trovati dagli uomini della Forestale in localita' Badde Antoni con un cinghiale, forse abbattuto con munizioni non consentite. Al sequestro dell'animale, i cacciatori reagirono insultando gli agenti della stazione di Sorgono. Non fini' li', pero'. I quattro inseguirono l'auto della Forestale: bloccata, fu addirittura presa a sassate nel tentativo di riappropriarsi del ricco bottino. L'ispettore capo Giuseppe Meloni, gli assistenti Giovannino Sanna e Francesco Cabras non cedettero e alla fine scattarono le denunce.

Poi l'ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip Rita Cariello: obbligo di dimora a Teti con impossibilita' di allontanarsi dal paese senza l'autorizzazione del Tribunale. Inoltre l'obbligo di stare a casa nelle giornate di caccia fino al 31 gennaio scorso.

Valeria Pinna

 

L'UNIONE SARDA

martedì 22 giugno 2004

Iglesias 

Il Consiglio boccia il canile comunale e lascia a spasso centinaia di gatti e cani

Niente sterilizzazioni, niente canile comunale e volontari sfrattati. Sarà un’altra estate calda. Anzi caldissima per alcune centinaia di cani e gatti senza padrone, costretti a vagare per le strade della città alla ricerca di cibo e acqua. Pieni di parassiti, affamati e, per questo, a volte aggressivi nei confronti dell’uomo. C’erano tanti bei progetti per risolvere il problema del randagismo. E c’erano anche i soldi. Quelli, per esempio, che la Regione stanzia in favore delle Asl per sterilizzare i randagi e controllare le nascite, riducendo il fenomeno. Ma questo piano continua a rimanere inspiegabilmente sulla carta. Così come resta nel cassetto quello che doveva essere una sorta di progetto pilota, con il coinvolgimento di Asl, Comune, Regione e proprietari di cani e gatti. Quattro soggetti che avrebbero dovuto dare ciascuno il proprio apporto economico per sterilizzare gli animali che hanno già un padrone.

E chi nutriva qualche speranza per l’apertura di un canile comunale, di recente, è rimasto deluso. Perché il Consiglio, maggioranza e minoranza, un mese e mezzo fa ha deciso di mettere in stand by il progetto dell’assessorato all’Ambiente che aveva individuato un terreno, circa 10 mila metri quadrati lungo la camionabile che collega Monte Agruxau con il rione Sant’Antonio, da concedere alla Lega nazionale per la difesa del cane. Lo spazio giusto per ospitare, con gli opportuni accorgimenti, cani e gatti. Il Comune non avrebbe dovuto spendere un centesimo: il compito di costruire e gestire la struttura sarebbe stato dei volontari che possono accedere ai finanziamenti pubblici. L’assessore Carlo Pinna non nasconde la sua amarezza: «Avremmo potuto togliere tutti i cani e i gatti dalla strada senza spendere nulla e affidando il tutto a persone competenti. I volontari della Lega, tra l’altro, avrebbero agito con la collaborazione delle altre associazioni di volontariato cittadine, come Il Rifugio e l’Afes». Sembrava tutto pronto: gli atti erano già passati in commissione Ambiente e Patrimonio, ma in Consiglio sono arrivati gli ostacoli, le richieste di chiarimenti, i dubbi. «Mi sarei aspettato lo facessero prima di arrivare in Consiglio. A quest’ora avremmo iniziato l’iter e invece passeremo un’altra estate alle prese con i problemi di sempre». Se possibile, anche più gravi. L’associazione Il Rifugio, che ospita e cura un centinaio di cani randagi in un canile di Barega, è stata sfrattata dal proprietario del terreno. Questo significa che, se non si troverà una soluzione, altri cento cani resteranno a spasso per la città. Il problema è meno evidente, ma comunque serio, per quanto riguarda i gatti. Di loro, assieme ad altri volontari, si occupa Mauro Serrau, responsabile dell’associazione Afes. «Abbiamo diverse colonie in molte zone alla periferia della città - spiega - con i contributi comunali, le sottoscrizioni e i fondi dei volontari, provvediamo alla loro alimentazione e alle sterilizzazioni, ma ci sarebbe bisogno di una struttura che diventi un punto di riferimento, soprattutto per i gatti anziani e ammalati». L’Afes ha costituito una sezione che si occupa di adozioni. Una sorta di porta a porta per trovare una famiglia ai felini. 

Cinzia Simbula

 

LA NUOVA SARDEGNA

venerdì 18 giugno 2004

macomer, una ragazzina morsicata da un cane randagio

 

L'UNIONE SARDA

martedì 15 giugno 2004 

Monserrato (Cagliari)

Aumentano i cani abbandonati 

Estate: tempo d’abbandono dei cani. In città non cala il fenomeno e l’amministrazione versa cifre consistenti per il canile. Ad oggi sono 150 i cani che la polizia municipale ha ricoverato nel canile di Dolinova. E la cifra di mantenimento dell’ultimo anno ammonta a 85 mila euro . E la legge che prevede sanzioni per chi non posiziona il microchip difficilmente è rispettata. Nessuno dei cani catturati era in possesso del codice cifrato segno di registrazione all’anagrafe canina. Impossibile quindi risalire ai proprietari. «Il fenomeno dell’abbandono dei cani è molto diffuso » spiega Massimiliano Zurru, comandante della polizia municipale. «Durante la stagione estiva poi le chiamate per la segnalazione di randagi si moltiplicano». (s.se.)

 

L'UNIONE SARDA

domenica 13 giugno 2004

Tempio 

Tornano a casa le tartarughe trafugate 

Finalmente sono tornate a casa, dopo essere state scovate e messe a disposizione di chi alimenta il traffico di animali esotici verso il nord Europa. Ieri mattina il personale del centro europeo Carapax di Massa Marittima e gli agenti del Corpo forestale della sezione di polizia giudiziaria di Tempio, hanno liberato undici esemplari di testudo marginata. Le tartarughe sono state reinserite nel loro ambiente, in una zona non precisata della Gallura. Da dove erano state prelevate da almeno due persone, denunciate dal Corpo forestale, per essere vendute in provincia di Mantova. La conclusione di un’operazione coordinata dal sostituto Giovanni Porcheddu e affidata al Corpo forestale. I trafficanti di tartarughe erano stati individuati proprio nel momento in cui gli animali stavano per essere venduti, anche grazie a delle intercettazioni telefoniche. Gli animali sono stati consegnati al Corpo forestale dal direttore del centro Carapax, Donato Ballasina. (a. b.)

 

L'UNIONE SARDA

sabato 12 giugno 2004

Nuovo calendario venatorio

Caccia in Sardegna, doppiette in campo dal 2 settembre

Pernici e cinghiali tornano nel mirino dei cacciatori sardi. Il via libera è arrivato dal comitato regionale faunistico che ieri ha varato il calendario venatorio 2004-2005. In pratica la fotocopia dello scorso anno: anteprima dedicata alla tortora (2 e 5 settembre) poi (19 settembre) l'apertura a pernici e lepri. Le battute al cinghiale cominceranno invece il 14 novembre.

Ma ecco nel dettaglio le date e le specie cacciabili. Dopo la tortora (2 e 5 settembre, alla posta e senza cane), sono previste quattro giornate di caccia a pernici e lepri: 19 e 26 settembre, 3 e 10 ottobre anche in forma vagante e col cane. Dieci le giornate di caccia al cinghiale: 14, 21 e 28 novembre, 5, 12, 19 e 26 dicembre, 2, 9 e 16 gennaio 2005.

Per altre 28 specie (migratori e coniglio) l'attività venatoria sarà consentita nei giorni di caccia alla pernice e subito dopo - dal 14 ottobre 2004 al 31 gennaio 2005 - tutte le domeniche, i giovedì e nei giorni festivi infrasettimanali.

Buone speranze, grazie all'intervento della Sardacaccia, anche per la riapertura della caccia in deroga a febbraio, un obiettivo già centrato dai cacciatori la scorsa stagione. Il presidente Alessandro Lisini ha infatti sollecitato una certificazione tecnica dell'assessorato sulla massiccia presenza invernale nell'Isola di specie migratorie come storno e tordo. «È
un passo necessario - ha spiegato Lisini - per ottenere il via libera alla caccia in deroga. Una cosa è certa - ha aggiunto - in questi mesi ci batteremo con tutte le nostre forze per centrare l'obiettivo della caccia a febbraio».

 

LA NUOVA SARDEGNA

venerdì 11 giugno 2004

il canile lo costruiscono i volontari

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 09 giugno 2004

randagi in branco padroni delle strade

 

L'UNIONE SARDA

martedì 08 giugno 2004

Autogestita di caccia

Le elezioni

Cambio della guardia nell'Autogestita di caccia isola di Sant'Antioco.

Gianni Crastus che capeggiava una lista di contrapposizione al comitato uscente, ha vinto le elezioni per il rinnovo del comitato di gestione con 128 voti contro 112. Una manciata di voti che dopo 10 anni, riporta i alla guida dell'Autogestita uno dei soci fondatori. Crastus era stato già presidente dal 1978 al 1993. Con lui è stato designato a fare parte del comitato di gestione il calasettano Gianni Armeni eletto vice presidente.

I consiglieri

I consiglieri sono invece Marco Locci, Gianni Pau, Antioco Palmas, Ettore Pani, Giovanni Milia, Efisio Vacca di Sant'Antioco e Giuseppe Mercenaro, Sandro Dessì e Giuseppe Cincotti di Calasetta. «Vogliamo voltare pagina e ricostruire l'autogestita - ha dichiarato il nuovo presidente - iniziando, con grande sacrificio dei soci, a limitare per il primo anno le battute».

I problemi

Il nuovo comitato di gestione si insedia in un momento difficile per la situazione della caccia nell'isola. Da tempo infatti l'aumentata presenza di turisti e la costruzione di numerose case di campagna ha modificato il rapporto cacciatori territorio ponendo non pochi problemi. (t. s.)

 

LA NUOVA SARDEGNA

sabato 05 giugno 2004

i cani randagi sfrattati dovranno cercare un’altra casa

 

SARDEGNA OGGI 

venerdì, 04 giugno 2004

Sterilizzazione contro il randagismo

Sono ancora troppe le cucciolate indesiderate che affollano canili, case, cassonetti e strade. Secondo il Movimento UNA è impossibile sconfiggere il randagismo senza fermare gli accoppiamenti dei cani e dei gatti. L'unica soluzione possibile pare allora essere la sterilizzazione degli animali, per la quale la Giunta regionale ha stanziato proprio ieri i fondi necessari.

CAGLIARI - E' stato approvato ieri dalla Giunta regionale il programma di lotta al randagismo e gestione dei canili con il quale si assegnano finanziamenti ai Comuni pari a 800 mila euro e sono stati inoltre destinati 30 mila euro alle aziende Usl per l’ istituzione dell’anagrafe canina. Erano due richieste avanzate da tempo dal Movimento UNA. L'associazione animalista da sempre impegnata nella lotta al randagismo aveva già espresso un vivo apprezzamento, lo scorso 31 maggio, per il provvedimento che prevedeva il finanziamento di fondi regionali e assegnazioni statali per sterilizzare i cani di proprietà. La sterilizzazione, secondo il Movimento UNA, risulta essere, infatti, l’arma fondamentale e più efficace per contrastare concretamente il randagismo.

“E’ essenziale che le istituzioni si impegnino in questa lotta che non riguarda solo gli animali -afferma la presidente regionale del Movimento UNA, Leila delle Case – Alcuni comuni, come quello di Capoterra, hanno ben compreso come con la sterilizzazione e la promozione di un corretto rapporto uomo-animale si possa contrastare il fenomeno alla radice”. L'Associazione in una nota ritiene ancora “insufficienti" i sistemi utilizzati da numerose amministrazioni locali per affrontare il problema. “Dai nostri dati a livello nazionale – prosegue la presidente - emerge un elemento allarmante: gli abbandoni del cane di proprietà diminuiscono eppure riscontriamo un vertiginoso aumento del numero di animali nelle strutture, sempre più numerose e sempre più affollate. Bisogna ringraziare soprattutto i privati che con l’idea dell’affare nella rivendita di cuccioli di razza o per distrazione o per altre ragioni ancora, incrementano il numero di animali d’affezione. Il numero di cani e gatti è molto maggiore rispetto alle famiglie disposte ad ospitarli.”

La realtà, soprattutto nel periodo estivo, risulterebbe ancora più drammatica. Con l'aumento spropositato della popolazione canina e felina, potenzialmente, si affievoliscono le possibilità di adozione per il gran numero di animali abbandonati nei vari rifugi e che aspettano di essere adottati. Quegli animali, invece, che vivono lo stato di randagismo, perchè abbandonati dai loro padroni, lungi da riuscire a procurasi il cibo da soli sarebbero destinati quasi sempre alla morte per fame, malattia, freddo, incidente stradale, oppure, in casi estremi, potrebbero diventare carne da macello per criminali che li usano per allenare i cani da combattimento.

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 04 giugno 2004

Sant'Anna Arresi

Esercitazione mentre una flottiglia di pescherecci protesta

Cannonate verso i pescatori

Dieci minuti di paura nelle acque di Capo Teulada

I pescatori accusano: «Sembrava una guerra». Undici cannonate sparate dal poligono militare di Capo Teulada verso una flottiglia di pescherecci in
corteo di protesta. Ma il Comando militare nega decisamente: neppure un
colpo contro i pescatori. Così il poligono del Sulcis è finito ancora una volta al centro della polemica dopo i proiettili caduti a Porto Pino davanti
agli ombrelloni.

Ieri mattina in mare c'erano i pescatori. Ecco il racconto di Sandro Uccheddu: «Davanti alla prua dei nostri pescherecci c'è stata una tempesta di colpi di cannone, colonne d'acqua sollevate dai proiettili caduti in mare e, tutt'intorno soltanto pesci morti, centinaia». Ma i militari negano.

Secca la smentita del generale Angelo Dello Monaco, comandante militare della Regione: «L'affermazione, di una gravità assoluta, è completamente falsa».

Ma le reazioni non si fanno attendere. Dura la condanna da parte del segretario territoriale della Cgil del Sulcis Iglesiente Marco Grecu secondo cui i pescherecci sarebbero stati «oggetto di un attacco militare con cannoneggiamento». «Chiederò conto al Governo per quello che è accaduto a Teulada - aggiunge il deputato diessino Pietro Maurandi - Anche perché il Comando militare era stato preavvertito della manifestazione del 3 giugno. L'impressione - aggiunge il parlamentare - è che i pescatori abbiano subìto un grave gesto intimidatorio, sia pure calcolato nella sua durata e nelle sue conseguenze». Scende in campo anche Mauro Bulgarelli, deputato verde: «Episodi di inaudita gravità, andremo fino in fondo per fare luce e denunciare chi ha dato l'ordine». «Evidentemente - ha proseguito - l'arrivo in Italia di Bush sta gettando il Paese in un clima di repressione ingiustificata e criminale. Ho presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio e al ministro della Difesa perché pretendiamo di capire chi ha dato l'ordine di intimidire i pescatori, costretti a rivendicare il diritto di pescare nelle loro acque».

Eppure ieri nulla lasciava presagire la piega che avrebbero poi preso gli eventi in tarda mattinata. Come accade da oltre sei mesi i pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi hanno preso il mare alla volta di Portu Zafferanu per una manifestazione di protesta. Rivendicano gli indennizzi dovuti per il fermo militare e «il diritto - spiegano - a lavorare nelle acque con le stellette».

Il Comando militare della Sardegna, però, ridimensiona l'episodio. «Ieri mattina era in atto una scuola di tiro di artiglieria, regolarmente programmata e per il cui svolgimento era stata emanata sin dal 6 aprile scorso un'ordinanza di sgombero dell'area marina. L'avvicinarsi di 12 imbarcazioni alla zona interdetta - si legge in una nota ufficiale - veniva segnalata dalle vedette alle 10,30. Alle 10.40, visto che l'avvicinamento proseguiva, ancorché le acque interdette fossero ancora sgombre, la centrale ha disposto la sospensione dell'esercitazione alle 10.41, proprio per evitare qualsiasi possibilità, anche remota, di coinvolgere le barche presenti in rada».

Intanto il segretario regionale dei Ds, Renato Cugini, ha scritto ai presidenti del gruppo diessino al Senato e alla Camera, Gavino Angius e Luciano Violante, sollecitando iniziative a sostegno della battaglia delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi. Sconcerto anche da parte di Silvio Cherchi, presidente della Legacoop regionale. Una dura condanna, infine, è arrivata dal comitato sardo di Gettiamo le basi.

Maurizio Locci

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 04 giugno 2004

Teti

L'episodio risale al 26 novembre scorso

Minacciarono i ranger: cacciatori a giudizio

C'è la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro cacciatori di Teti che lo scorso novembre avevano minacciato e oltraggiato una pattuglia di ranger.

Il prossimo giugno il gup del tribunale di Oristano deciderà se mandarli a processo per un episodio che era costato loro il divieto di uscire di casa nelle giornate di caccia fino alla fine della stagione venatoria; la misura cautelare singolare era stata disposta dal gip del Tribunale di Oristano.

Il fatto contestato era accaduto nel pomeriggio del 26 novembre. Una compagnia di cacciatori era stata fermata dagli uomini della Forestale nelle campagne di Teti, in località Badde Antoni; nel bottino di caccia un cinghiale, abbattuto probabilmente con l'utilizzo di munizioni non consentite. La reazione dei cacciatori al controllo dei ranger era stata tutt'altro che pacifica: i forestali della stazione di Sorgono erano stati minacciati e oltraggiati, erano volati anche insulti che avevano fatto salire la tensione. La vicenda era arrivata all'attenzione del nucleo investigativo regionale della Forestale che avevano fatto partire le indagini. Gli accertamenti erano andati avanti per alcune settimane e successivamente per i quattro cacciatori più agguerriti della compagnia, Marco Soddu, Sisinnio Pasquale Cambedda, Lucio Nivoi e Alfredo Curreli, erano scattate le denunce. Non solo. Il giudice per le indagini preliminari Rita Cariello aveva firmato un'ordinanza di misura cautelare singolare: per i cacciatori raggiunti dal provvedimento era previsto l'obbligo di dimora a Teti, con impossibilità di allontanarsi dal paese senza autorizzazione del giudice. Per loro inoltre l'obbligo di stare a casa nelle giornate festive domenicali e infrasettimanali, in cui era consentito andare a caccia.

Divieto assoluto quindi di andare in giro con doppiette e cani sulle tracce di cinghiali fino al 31 gennaio scorso. Il provvedimento costituiva una novità: era la prima volta che i cacciatori venivano puniti con una misura simile a quella scattata per gli ultras inglesi, tenuti lontani dai campi di calcio.

Ora il pubblico ministero Paolo De Falco ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio per Marco Soddu, Sisinnio Pasquale Cambedda, Lucio Nivoi e Alfredo Curreli; le ipotesi di reato vanno dalla violenza, alle minacce, alla violazione delle norme in materia di caccia. Una richiesta sulla quale il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Oristano si pronuncerà il prossimo 24 giugno.

 

LA NUOVA SARDEGNA

martedì 01 giugno 2004

un cane è stato ucciso sotto i nostri occhi

 

L'UNIONE SARDA

martedì 01 giugno 2004

Ozieri

Col fucile nell'auto: condannato

Nell'auto aveva un fucile da caccia con il colpo in canna: quando ha visto i carabinieri ha dato gas al fuoristrada ed è fuggito. Luciano Argeni, allevatore di 38 anni, dopo un inseguimento nella periferia di Ozieri è stato bloccato e ammanettato dai carabinieri del reparto radiombile, guidati dal capitano Andrea De Felice. Dovrà rispondere dell'accusa di porto abusivo di arma da fuco. Ieri mattina, accompagnato in tribunale a Sassari, ha scelto di patteggiare quattro mesi e dieci giorni di reclusione e subito dopo è tornato in libertà. Domenica notte i militari stavano effettuando un servizio di prevenzione e controllo del territorio di Ozieri quando hanno intercettato il fuoristrada di Luciano Argeni a tutta velocità. (l. f.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 01 giugno 2004

Sant'Antioco

Guerra tra doppiette per la riserva autogestita

La mancata approvazione del bilancio, la nomina del seggio elettorale e due pranzi separati hanno animato domenica scorsa l'assemblea delle doppiette dell' autogestita di Caccia Isola di Sant'Antioco. Si va dunque ad armi spianate verso le elezioni, previste domenica prossima 6 giugno, per il rinnovo del comitato di gestione. A contendersi il parlamentino venatorio locale due liste. Una capeggiata dal presidente uscente Gianfranco Agati che propone la continuità di intenti e gestione. L'altra guidata invece da Gianni Crastus, storico presidente dell'Autogestita sino a qualche anno fa, che raccoglierebbe la simpatia degli scontenti. La battaglia dunque che si consumerà il sei giugno prossimo si preannuncia dura e insidiosa. Le avvisaglie domenica scorsa. Dopo lunghe discussioni l'assemblea ha votato l'inversione dell'ordine del giorno nominando così il seggio elettorale che sarà composto da due rappresentanti di ciascuna lista. Poi vista l'ora tarda tutti a pranzo con i simpatizzanti delle due liste su tavole separate. «Ciò che è successo domenica non cambia niente. Un bilancio che chiude in attivo non può che essere approvato - dice il presidente uscente Gianfranco Agati - ne non lo si è votato è stato solo per l'ostruzionismo di alcuni soci che vogliono la rottura e lo sfacelo dell' associazione venatoria». Dall'altra parte della barricata gli oppositori che sostengono le proprie ragioni senza nascondere di volere un cambio di guardia. «Bisogna sempre rimettersi al volere dell'elettorato - afferma Gianni Crastus - se non si vuole solo perdere tempo come successo all'assemblea». Una settimana di tregua poi domenica prossima sarà battaglia vera e propria per la conquista dell'autogestita. (t.s.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 01 giugno 2004

Comitato faunistico

«Caccia alla pernice da ridurre a sei mezze giornate»

Il Comitato provinciale faunistico ha approvato la sua ipotesi di calendario
venatorio da presentare al Comitato regionale faunistico. In particolare sono state accolte all'unanimità le proposte dell'assessore provinciale Rocco Celentano: sei mezze giornate di caccia alla pernice (evitare la giornata intera servirebbe a tutelare la specie considerando «non sia una pratica sportiva» sparare ai volatili quando si stanno abbeverando); caccia al cinghiale dalla terza domenica di novembre fino al 16 gennaio (tenendo conto delle condizioni climatiche e dell'inizio del periodo dei parti), due giornate a settembre di caccia alla tortora; possibilità di sparare a febbraio dalla posta e senza uso del cane esclusivamente al tordo beccaccio e al tordo sassello.

Nella riunione il comitato provinciale faunistico ha anche esaminato la situazione delle autogestite orientandosi, per evitare doppie pratiche e snellire l'iter burocratico, che per le zone in concessione possano essere presentate proposte di modifica a cadenza quinquennale. «A tal fine - si legge in una nota - gli interessati possono presentare ex-novo le attestazioni di consenso per l'inclusione dei terreni facenti parte della precedente concessione. Per definire questo argomento è stata convocata un'altra riunione per giovedì prossimo: l'assessore regionale all'Ambiente e i funzionari dell'assessorato sono stati invitati a partecipare per verificare con il Comitato provinciale faunistico lo stato di attuazione della legge sulla caccia e definire l'accreditamento dei fondi ex comitati caccia.

 

L'UNIONE SARDA

martedì 01 giugno 2004

Ardauli (Oristano) 

Uccide i conigli del vicino: arrestato a 75 anni 

Questa volta i conigli gli sono stati fatali. Più volte era stato graziato, ieri però per O. S., pensionato di settantacinque anni residente ad Ardauli, le cose sono andate diversamente e per lui sono scattate le manette. Più volte però, in passato, il magistrato di sorveglianza si era espresso per la sospensione della pena. L’anziano ha infatti diversi precedenti alle spalle, per lo più maltrattamenti in famiglia e maltrattamenti ad animali. L’ultima denuncia, scattata pochi mesi fa, è scattata per aver ucciso alcuni conigli di proprietà del vicino di casa.

Il pensionato settantacinquenne, sposato e con figli, potrà comunque godere della detenzione domiciliare. Infatti non potrà spostarsi dalla sua abitazione per quattordici giorni: questa la pena inflitta. 

 

L'UNIONE SARDA

martedì 01 giugno 2004 

Capoterra (Cagliari) 

Il Comune sponsorizza una campagna per sterilizzare i cani randagi 

Basteranno appena venti euro e una domanda indirizzata all’Asl, per sterilizzare il proprio cane o un randagio in difficoltà. Riparte da una capillare campagna di sterilizzazione la lotta al randagismo in un paese che si conferma la capitale sarda dei quattrozampe.

Sono infatti ben 3346 i cani già dotati di apposito microchip e quindi identificabili in caso di smarrimento. La presenza di tantissimi giardini nelle lottizzazioni favorisce la presenza di animali, e per l’amministrazione comunale i cani sono diventati una fetta di popolazione alla quale dare assistenza e servizi.

Tanto che dal convegno di sabato scorso a Casa Melis sono sfociate nuove iniziative: «L’opera di prevenzione è destinata a continuare- annuncia l’assessore Massimiliano Cabras- e in questo senso la campagna di sterilizzazione è il prossimo passo in avanti. Non bastano i canili, non bastano i controlli a tappeto sul territorio. Ora saremo in grado di ridurre al minimo le spese per chi intende sterilizzare il proprio amico a quattro zampe: con soli venti euro contro i 150 di prima, grazie al contributo della Regione, si potrà evitare la diffusione di randagi».

Un prezzo politico dunque, in grado di incentivare i proprietari per fermare la crescita smisurata e incontrollata della popolazione canina.

Intanto anche la campagna di adozione sta dando ottimi risultati: al sito Internet www.comune.capoterra.ca.it è ancora possibile prenotare via Internet i cuccioli da adottare, visibili in fotografia.

E l’iniziativa funziona: «In un mese sono stati già adottati quattro cani - conferma Cabras - e le loro foto sono state sostituite nel sito da altri animali custoditi in un canile privato, che aspettano un padrone affettuoso in vista dell’estate. Togliere i quattro zampe dalla strada per noi significa anche ridurre i rischi per i bambini, per i ciclisti e per gli stessi automobilisti che spesso se li vedono spuntare all’improvviso nelle strade di campagna».

Non resta che visitare in Rete l’elenco dei cagnetti in cerca di un collare, e scegliere il preferito. Oppure, nel frattempo, dotare di microchip i mille cani che ancora non sono iscritti all’anagrafe.

Jacopo Norfo

 

 

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