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GENNAIO 2005 |
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L'UNIONE SARDA lunedì 31 gennaio 2005 Alghero Ricci vietati: lungomare nel mirino Blitz dei carabinieri al mercato nero dei bogamarì. Ieri mattina i militari hanno effettuato un servizio di vigilanza a terra per contrastare la raccolta e il commercio abusivo di ricci. I controlli si sono concentrati nella via Lido, dove si trovano gli ambulanti. Si tratta perlopiù di disoccupati che espongono le cassette di ricci appena pescati e che poi vengono acquistati alla dozzina dai residenti e dai turisti. Un commercio illegale, non solo perché i pescatori sono spesso privi di licenza, ma anche per le severe disposizioni regionali che rendono pressoché impossibile la compravendita del prelibato frutto di mare. Ogni anno è la stessa storia. Arriva la stagione dei ricci, la richiesta da parte dei consumatori è altissima, ma sono pochi i pescatori abilitati a commercializzare il frutto di mare. In compenso c'è un esercito di disoccupati pronto a tutto pur di riuscire a guadagnare due soldi con la vendita illecita del bogamarì. Iscritti alle liste di collocamento sono cassintegrati e pescatori in pensione che, muniti di bombole, vanno a prelevare i ricci in barba alle disposizioni regionali che fissano un numero limitato di pescatori autorizzati al prelievo. Da Cagliari, infatti, sono stati distribuiti un centinaio di patentini in tutta l'Isola, di questi, pochissimi nel territorio di Alghero. La Regione, inoltre, non ha ancora rilasciato il nullaosta per la vendita dei ricci nonostante il Comune abbia già provveduto da tempo alla classificazione delle acque, facendo analizzare i campioni ai tecnici del servizio veterinario della Asl. Ora si aspetta il via libera da parte dell'assessorato all'ambiente. Nel frattempo i venditori ambulanti della Riviera si arrangiano come possono, esponendo le loro merci nel mercato nero del lungomare a loro rischio e pericolo. Ogni volta che le forze dell'ordine compiono dei controlli si assiste ad un fuggi fuggi generale: il minimo per chi viene pizzicato in flagranza di reato, infatti, è una multa da migliaia di euro. Un problema che l'Amministrazione sta tentando di risolvere insieme alla Regione in modo da dare certezza di diritto a quanti sbarcano il lunario con la vendita del riccio. (c. fi.)
L'UNIONE SARDA lunedì 31 gennaio 2005 Caccia di frodo. Sequestrati fucili, lacci e 4 cinghiali I bracconieri nella trappola delle guardie forestali Forestali a caccia grossa, nel sacco cinque bracconieri e i corpi del reato sequestrati. Una campagna organizzata dalla direzione generale del Corpo forestale per fronteggiare il fenomeno dell'attività venatoria illegale nella provincia di Cagliari e che ha permesso di denunciare cinque persone e recuperare circa 300 reti per la cattura dei volatili da trasformare in tacculas e tremila lacci. Sono stati i ranger della stazione di Senorbì, nei giorni scorsi, a bloccare nella zona di Piscina Tolinu quattro cacciatori. Sono tutti di Siurgus Donigala. O. S., ex finanziare in pensione, i fratelli A. M. e V. M., entrambi meccanici e R. L., pensionato, ex carabiniere, sono stati denunciati alla Procura della repubblica per aver abbattuto abusivamente i cinghiali. I quattro amici sono stati sorpresi mentre stavano "lavorando" le carcasse di due animali (uccisi tra l'altro a pallettoni e non a palla unica come prevede la legge). Gli altri due erano stati occultati in campagna ma sono stati trovati. I forestali hanno anche perquisito un casolare e le auto le gruppo sequestrando i fucili e numerose cartucce, ma anche tre rullini fotografici che contenevano le immagini dei cacciatori con le loro prede. I cacciatori (in corso di accertamento anche la posizione di altre cinque persone) rischiano il ritiro della licenza di caccia e una multa di tremila euro a testa. Controlli a tappeto anche nelle campagne di Quartu e Sinnai, dove gli agenti della stazione sinnaese, impegnati per diversi giorni nel tentativo di bloccare un'attività illecita che in questa parte di Sardegna è ancora piuttosto diffusa, hanno rimosso e sequestrato oltre tremila lacci (tra le trappole preparate per i volatili e i nodi scorsoi riservati ai cinghiali) e 34 reti per uccellagione che i bracconieri avevano predisposto lungo i sentieri nei boschi di Giuncus, Monte Crabitu, Is Arangias e Santu Barzolu. I cacciatori di frodo, però, non sono stati intercettati. E a poco sono serviti i ripetuti appostamenti. È stato invece fermato e denunciato dai ranger della stazione forestale di Pula un bracconiere di Capoterra che nella zona di Flumini 'e Binu, sui monti di Sarroch, aveva sistemato le sue attrezzature per riuscire a intercettare gli stormi di tordi e merli. Il cacciatore di frodo quando sono arrivati i forestali stava controllando le reti per l'uccellagione. Gli attrezzi sono stati smontati e sequestrati dagli agenti del Corpo, così come sequestrata è stata la selvaggina che nelle ore precedenti era rimasta intrappolata nelle micidiali maglie di nylon nascoste nei canali tra la vegetazione, in quei punti dove i volatili si infilano alla ricerca dei prelibati frutti. L'uomo è stato denunciato all'autorità giudiziaria. A Maracalagonis il Nucleo di polizia giudiziaria dell'Ispettorato ripartimentale di Cagliari ha infine individuato e rimosso (in agro di Sa Coti dei Sette Fratelli) 250 reti per la cattura di tordi e altri uccelli. Insomma, un'operazione in grande stile che la direzione generale del Corpo ha però intenzione di non fermare. Anche perché non si ferma neppure l'azione dei bracconieri (la maggior parte dei quali cercano di sbarcare il lunario con la vendita delle ricercatissime grive) nonostante i ripetuti controlli da parte dei ranger e il rischio di una denuncia. A. Pi. L'UNIONE SARDA venerdì 28 gennaio 2005 Domusnovas Incidente di caccia, condannato Due colpi di fucile contro una sagoma in movimento. Un uomo cade a terra ferito al volto. Era l'8 dicembre del 1998 quando Salvatore Mereu di Decimoputzu, morì in ospedale dopo un incidente di caccia. Una morte per la quale il processo di primo grado si chiuse senza un colpevole. L'imputato, Giampaolo Deligia, 45 anni di Domusnovas, fu assolto per non aver commesso il fatto. Ieri i giudici della Corte d'Appello di Cagliari hanno ribaltato la sentenza e lo hanno condannato per omicidio colposo a 7 mesi (con la condizionale) e al risarcimento ai parenti della vittima». Quella mattina di dicembre la compagnia di caccia di Domusnovas era uscita nella località Squiddargiu. C'erano due ospiti di Decimoputzu, uno di questi era Salvatore Mereu. Nella boscaglia erano partiti tre colpi quando la battuta era già terminata. Due li aveva esplosi Deligia pensando di colpire un cinghiale. Invece i pallettoni centrarono Tore Mereu. Deligia chiese aiuto. Così hanno ricordato gli agenti forestali accorsi dopo gli spari: al Pronto soccorso gli sentirono dire di aver sparato contro un cinghiale e di essersi poi reso conto di aver colpito una persona. Una sorta di confessione che Deligia (difeso dall'avvocato Gianfranco Cortis) ha poi smentito e che, secondo il giudizio di primo grado, non poteva essere utilizzata per arrivare a sentenza. Non si era nemmeno potuto provare che i pallettoni uccisero Mereu fossero stati esplosi da Deligia. Era stato il pm a ricorrere in Appello, con lui i familiari di Mereu rappresentati dagli avvocati Luigi Trudu e Sandra Mura. La tesi che ha prevalso sarebbe stata (bisogna attendere le motivazioni) proprio quella della confessione. Inoltre l'accusa ha sostenuto che Deligia avesse nascosto i bossoli del suo fucile per evitare che venissero utilizzati come prove. «Siamo contenti che Salvatore abbia avuto giustizia - hanno commentato i parenti di Mereu - ma non portiamo alcun rancore nei confronti di Deligia».
L'UNIONE SARDA venerdì 28 gennaio 2005 Aritzo Tre bracconieri denunciati per caccia di frodo I ranger della stazione forestale di Aritzo hanno sorpreso e denunciato all'autorità giudiziaria tre giovani cacciatori di Seulo per caccia di frodo. Da alcuni giorni i forestali tenevano sotto stretta sorveglianza la zona di Ponte Ferru , nella valle dove scorre il Flumendosa, tra i versanti di Gadoni e Seulo. In quella zona da anni vi stanzia una colonia di "Colombi Torraioli", una specie protetta adusa a trascorrere la notte e a riposare anche di giorno nelle nicchie dei piloni del grande viadotto che scavalca il Flumendosa. Ieri intorno alle 17.30 il blitz dei ranger ha bruscamente interrotto l'attività dei bracconieri ai quali sono stati sequestrati i fucili, le munizioni , la selvaggina e lo stesso porto d'armi. I quattro (S.G. 28 anni , S.L. 29 anni, F.M. 26 anni e L.M. 28 anni ) sono stati denunciati a piede libero e dovranno comparire nei prossimi giorni davanti al giudice del tribunale di Oristano. Oltre alle multe previste per legge rischiano anche la sospensione del porto d'armi da uno a tre anni. Dai carnieri di G.S. e compagni i ranger hanno tirato fuori quattro colombi uccisi e tre ancora vivi, pare catturati con le mani dentro le nicchie del ponte. Nel corso della stessa giornata gli stessi agenti hanno elevato anche altri processi verbali amministrativi sempre legati ad infrazioni nell'attività venatoria. Attilio Loche
L'UNIONE SARDA venerdì 21 gennaio 2005 Santadi. Allarme nei boschi, denunce alla Forestale Polpette al veleno per Fido Uccisi tre cani da caccia L'ha mandata giù avidamente, in un solo boccone. Una polpetta appetitosa quanto letale e per Dik, uno splendido esemplare di cane da caccia di 10 mesi, frutto dell'incrocio tra un segugio italiano e un beagle, non c'è stato più niente da fare. È stramazzato al suolo, ucciso da un micidiale mix di carne macinata e veleno per lumache. A nulla è valso il disperato tentativo del padrone, un cacciatore impegnato giovedì in una battuta di caccia al tordo tra le campagne di Santadi. Quando è arrivato a casa Dik era già morto. L'ennesimo capitolo di quella che si presenta come una strage in piena regola è avvenuto giovedì pomeriggio. Un gruppo di cacciatori, tra cui il padrone di Dik, stava battendo le campagne intorno a Su Murru de sa Stoia, una località non molto distante da monte Sebera, a Pantaleo. Quando il cacciatore si è accorto che i due cani avevano ingerito le polpette avvelenate li ha caricati in macchina. Inutilmente. Dik era già morto e un altro cane, rimasto intossicato, rischia di fare la stessa fine dopo la sfortunata battuta di caccia. Andrebbe così ad aggravare un bilancio già pesante. Un altro segugio, due settimane fa, durante una battuta di caccia al cinghiale, è stato fulminato dalla stessa micidiale miscela di carne e veleno. Salgono così ad alcune decine i cani uccisi in un anno dalle polpette confezionate con minuscole scaglie blu di veleno per lumache. Solo lo scorso anno, sulle montagne di Masoni Castangias, a Pantaleo, una compagnia di caccia grossa di Masainas ha perso sei cani in un colpo solo: tutti morti, uccisi dai bocconi di carne al veleno. L'episodio di giovedì pomeriggio ha naturalmente mandato su tutte le furie il proprietario del cane che, messo da parte il fucile, ha impugnato carta e penna per denunciare agli agenti della Forestale l'uccisione del suo fedele amico a quattro zampe. Saranno ora le guardie in tuta grigio verde a indagare sul perché e da chi i micidiali bocconcini agli "esteri fosforici" siano stati sistemati lungo i sentieri di Su Murru de sa Stoia. Anche se, in base ad alcune ipotesi, potrebbero averli sistemati alcuni cacciatori di frodo timorosi di vedere le zone di caccia, e in questo caso le postazioni migliori per le battute al tordo, minacciate da doppiette in trasferta. Una guerra silenziosa che purtroppo sta lasciando sul campo decine di vittime: i cani da caccia, i più indifesi. Maurizio Locci
L'UNIONE SARDA venerdì 21 gennaio 2005 Baunei. «Offriremo la carne a tutti quelli che hanno sostenuto la nostra battaglia» Battuta record per dire no al Parco Ventun cinghiali catturati: finiranno arrosto per la sagra Domenica scorsa hanno celebrato la chiusura della stagione venatoria con una maxi battuta collettiva che ha fruttato ben ventuno cinghiali e in questi giorni hanno deciso di organizzare una sorta di sagra della carne di cinghiale alla quale sarà invitata tutta la popolazione. In questo modo i cacciatori di Baunei e Santa Maria Navarrese vogliono continuare a tenere desta l'attenzione sulla questione del Parco del Gennargentu che tante polemiche ha sollevato in queste prime settimane del 2005, in seguito all'applicazione dei vincoli previsti dal decreto Ronchi. Anche domenica i baunesi amanti della doppietta hanno voluto dare un significato particolare all'ultima data della stagione di caccia grossa prevista dal calendario venatorio organizzando una battuta collettiva per ribadire il no al parco nazionale imposto dall'alto. Quasi duecento i cacciatori all'alba si sono dati appuntamento in località Genna 'e Arramene, alcuni chilometri a nord del paese, lungo l'Orientale sarda, dove è stata organizzata la battuta, battuta che si è svolta in un clima di grande allegria, con tanto di telecamere digitali a riprendere l'evento senza precedenti. In tarda serata i capi abbattuti sono stati mostrati, com'è tradizione, lungo le vie del paese, con i partecipanti alla super battuta incolonnati dietro il fuoristrada nel quale i cinghiali sono stati issati in modo da essere immediatamente visibili a tutti i paesani. «I cinghiali abbattuti domenica scorsa ? spiegano alcuni dei cacciatori baunesi protagonisti dell'ultima giornata di caccia ? verranno offerti alla popolazione in una serata appositamente organizzata. In questi giorni dobbiamo riunirci per mettere a punto tutti i dettagli dell'iniziativa, a cominciare dalla data. Stiamo pensando ad un sabato, probabilmente il 5 o il 12 di febbraio». Come tutti i cacciatori ogliastrini anche quelli baunesi sono stati protagonisti in queste settimane di alcune manifestazioni di protesta nei confronti dell'applicazione dei vincoli previsti dal decreto Ronchi del 1998. Tutto è cominciato domenica 2 gennaio, con i cacciatori che per la prima volta venivano informati dagli agenti del Corpo Forestale che da quel giorno non avrebbero potuto cacciare in tutte quelle zone che ricadono all'interno della perimetrazione del Parco del Gennargentu così com'è definita nel decreto istitutivo del parco stesso. E così le undici compagnie di caccia grossa di Baunei e Santa Maria Navarrese hanno organizzato per la domenica successiva un raduno collettivo in località Genna Salbene, in contemporanea con il raduno dei cacciatori ogliastrini organizzato alla pendici del Gennargentu arzanese, raduno collettivo che è stato prontamente replicato anche domenica scorsa, in occasione dell'ultima giornata di caccia. «Ci teniamo a sottolineare ancora volta - specificano i cacciatori baunesi - che il problema del Parco riguarda tutti i cittadini e non solo i cacciatori. L'idea di organizzare una serata da dedicare alla carne di cinghiale nasce proprio dalla convinzione che tutti hanno ormai compreso appieno che non si tratta solo di difendere il diritto degli appassionati di caccia di continuare a coltivare una passione, bensì di difendere il diritto dei cittadini ad avere voce in capitolo quando si tratta di prendere decisioni che riguardano il proprio territorio". Giampaolo Porcu
L'UNIONE SARDA venerdì 21 gennaio 2005 Domusnovas Sui monti di Oridda abbattuti 180 cinghiali Si è chiusa con un bilancio soddisfacente la stagione della caccia grossa a Domusnovas dove sono attivi circa 300 cacciatori. Le quindici compagnie del paese delle grotte hanno abbattuto 120 cinghiali; 40 in più rispetto all'annata precedente quando furono cacciate 80 prede. La compagnia che ha abbattuto più prede è stata quella di Antonello Pau con 23 cinghiali; seguono a ruota quelle di Piero Lusci con 21 e fratelli Loi (15). Le montagne di Oridda, Sa Duchessa e Santu Marcu pullulavano di cinghiali quest'anno, anche per via dell'opera di prevenzione degli incendi fatta dagli stessi cacciatori. Anche se quella di quest'anno non è stata una stagione ricca come il 2000: furono cacciati ben 500 cinghiali, anche perché molti di questi erano sconfinati nel territorio di Domusnovas per via degli incendi verificatisi nei monti di Villacidro e Fluminimaggiore. Anche se quest'anno sono state abbattute molte scrofe gravide, il che va a tutto discapito della loro riproduzione. Paolo Caboni
LA NUOVA SARDEGNA lunedì 17 gennaio 2005 Unione Europea – Sardegna sotto accusa Questa volta l’Italia rischia grosso e se non corre al più presto ai ripari la Corte di giustizia europea potrebbe presentarle un conto salatissimo da pagare per il mancato rispetto della legge comunitaria per la protezione degli uccelli selvatici. Tra le regioni che Bruxelles ha messo sotto accusa vi è la Sardegna che, insieme a Lombardia, Calabria e Sicilia, è tra quelle più in ritardo nell’attuazione della direttiva "Uccelli selvatici", non ha cioè ancora classificato come zone di protezione speciale (ZPS) le 15 aree in cui vivono o si appoggiano specie di volatili stanziali e migratori minacciate di estinzione. La Sardegna è recidiva perché, a causa delle sue carenze, l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia già nel 2003 e poiché la Regione non rispettato la sentenza dei giudici di Lussemburgo, la Commissione ha aperto una nuova procedura di infrazione inviando a Roma un "parere motivato" e chiedendo al governo di "adottare gli opportuni provvedimenti". "Una vicenda lunga -ha detto a “La Nuova Sardegna” la portavoce della Commissione europea Lone Mikkelsen- iniziata nel 1994, quasi 11 anni or sono, quando abbiamo aperto la prima procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto della legge comunitaria per la protezione degli uccelli selvatici minacciati di estinzione. Da allora l’Italia ha fatto molta strada -ha aggiunto- ma alcune regioni e specialmente la Sardegna non si sono quasi mosse ed è tuttora una delle regioni europee con meno aree protette". "Il tempo per adeguarsi alla legge nonostante tutto ancora c’è -ha sottolineato Mikkelsen- perchè la Corte impieghierà un certo tempo per emettere una nuova sentenza. Ma se non ci saranno cambiamenti la Commissione proporrà per l’Italia una multa consistente"
L'UNIONE SARDA lunedì 17 gennaio 2005 Olbia. L'episodio è accaduto nel pomeriggio di ieri nelle campagne di San Pantaleo Tragica battuta di caccia al cinghiale Un artigiano muore per un colpo partito incidentalmente È stato un incidente, un maledetto drammatico incidente. Il cacciatore che scivola, il fucile che sbatte su un pezzo di roccia, lo sparo e il compagno, due metri più in là, che si accascia in un lago di sangue. Rino Solinas, 50 anni di San Pantaleo, è morto così, ucciso dall'arma di Giovanni Pileri, il suo amico più caro. La tragedia si è consumata nel primo pomeriggio di ieri a San Giovanni, nelle campagne vicino Cugnana al termine di una battuta di caccia al cinghiale. Solinas e Pileri stavano andando a recuperare alcuni cani che si erano allontanati troppo. Chiacchieravano come sempre, pensando a quell'ultima incombenza prima del rientro in paese. Invece, a rovinare la giornata, ci si è messo un movimento goffo, una cosa normale quando si cammina in campagna. Quel colpo isolato, dal fondo di un pendio piuttosto ripido, è stato avvertito dal resto della compagnia "Sabauda". E poi le urla di Giovanni che chiedeva aiuto perché mai avrebbe potuto trascinare Rino in alto per portarlo in ospedale. Erano passate le tre da un quarto d'ora. Una prima telefonata al 118, girata ai vigili del fuoco che hanno subito fatto decollare l'elicottero della Protezione civile con una squadra di salvataggio a bordo. Difficile anche indicare il punto esatto ai soccorritori che solo mezz'ora più tardi dal decollo sono riusciti a recuperare Rino Solinas quando le speranze di salvarlo si erano davvero ridotte al lumicino. I pallettoni gli hanno trapassato la coscia recidendo l'arteria femorale. Stando ai medici, una ferita del genere non gli avrebbe comunque lasciato scampo. Il poveretto è morto dissanguato mentre veniva issato sull'elicottero. Il coordinamento del 118 aveva predisposto la staffetta con un'ambulanza all'aeroporto di Olbia. Ma è stato tutto inutile. Sull'episodio, sul quale stanno lavorando i carabinieri del nucleo operativo della compagnia, è stata aperta un'inchiesta. Giovanni Pileri, che non riusciva a darsi pace per l'accaduto, è stato interrogato a lungo dai militari. E lui, nello sconforto più totale e ancora sotto choc per aver causato la morte dell'amico di sempre, ha cercato di rispondere nel modo più preciso possibile. Anche gli altri compagni di battuta hanno poi spiegato quei drammatici trenta minuti di attesa. Intanto, il procuratore della Repubblica di Tempio Valerio Cicalò ha disposto l'autopsia sul corpo di Rino Solinas che sarà eseguita questa mattina nella camera mortuaria dell'ospedale. Quindi, la salma sarà restituita alla famiglia per i funerali. La notizia della tragedia ha fatto subito il giro del paese e non solo. Rino Solinas era un apprezzato fabbro, i suoi lavori in ferro battuto sono finiti nelle ville più importanti della Costa Smeralda, compresa quella del principe Karim Aga Khan. Più che un artigiano era considerato quasi un artista nel suo genere. La passione per il lavoro l'aveva appresa dal padre e lui aveva voluto continuare a occuparsi dell'azienda di famiglia che divideva con il fratello Davide. V. F.
L'UNIONE SARDA domenica 16 gennaio 2005 Gennargentu/1. Ieri nuova protesta dei comitati che si oppongono all'oasi protetta Una marcia contro il decreto Ronchi Gli antiparco bocciano i rinvii di Matteoli e i piani di Soru Intransigenti a oltranza. Almeno fino a quando non verrà spazzata via la
legge nazionale sulle aree protette. E non ci sono rinvii che tengano. Ai comitati antiparco non piacciono i propositi del ministro dell'Ambiente
Altero Matteoli. Non hanno gradito nemmeno la proposta di parco regionale ipotizzata dal presidente della Giunta Renato Soru e ieri mattina l'hanno
ribadito durante la manifestazione organizzata dal Movimento sardo pro territorio. Cento persone si sono date appuntamento in piazza Italia,
davanti al palazzo della Provincia. Alle undici il corteo si messo in marcia
e dopo qualche minuto ha raggiunto la prefettura in via Deffenu. Una manifestazione pacifica per ribadire ancora una volta un secco no al decreto
Ronchi, la legge che nel 1998 ha istituito il parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei. Al termine del sit-in davanti al palazzo Francesco Pintore
L'UNIONE SARDA sabato 15 gennaio 2005 Il Governo ha sollevato la questione di legittimità: abuso di potere della Regione La legge per le coste sarde ora al vaglio della Consulta Soru difende la sua creatura: «Ci proibiscono di far bene» La Corte costituzionale avrà tre mesi per decidere sul ricorso Cinque minuti prima delle 13 il Consiglio dei ministri si è messo di traverso alla legge sulle coste voluta, primo fra tutti, da Renato Soru. Come anticipato ieri dall'Unione Sarda, il Governo Berlusconi, a dieci giorni dalla decorrenza dei termini per opporsi alla legge regionale 8/2004 ("Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica"), ha sollevato la questione di legittimità. Uno scontro vero e proprio tra poteri dello Stato. L'articolo 127 della Costituzione affida alla Corte costituzionale il compito di dirimere la controversia. L'altro giorno erano stati tredici sindaci della Sardegna (in testa i primi cittadini di Olbia e Cagliari, Settimo Nizzi ed Emilio Floris) a sollecitare una presa di posizione del Governo. Per il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia, che ha proposto il provvedimento, approvando la legge sulle coste la Regione è andata oltre le sue competenze. Il ministro a chi ci vede uno scontro politico bello e buono il ministro di Forza Italia replica sostenendo che «il Governo non poteva fare diversamente che impugnare la legge, così come si è fatto per qualunque altra materia e per qualsiasi altra Regione di qualunque colore. Semplicemente», afferma La Loggia, «abbiamo fatto un'analisi molto scrupolosa di decisioni prese dalla Regione che presentavano evidenti aspetti di illegittimità costituzionale perché sforavano di molto le competenze dello statuto regionale della Sardegna e abbiamo agito di conseguenza». La notizia, già prima dei lavori del Consiglio dei ministri, era data per scontata, ma nessuno ha voluto fare commenti prima dell'ufficialità. Alle 15.06 un flash dell'Ansa scatena le reazioni del centrosinistra e degli ambientalisti, per lo più a livello nazionale. Parla solo Soru La maggioranza alla Regione si astiene dal fare commenti. Poco prima delle nove di sera la replica è in un comunicato del presidente della Giunta. «Dalla lettura delle motivazioni non si capisce che cosa vuole dire il Governo. La Regione», scrive Renato Soru, «tutela troppo o troppo poco il suo territorio? Può disporre di una delle sue risorse fondamentali, l'ambiente, oppure non deve farlo perché il Governo pensa di poterne fare una tutela migliore? E in attesa che lo faccia, dobbiamo assistere impotenti alla distruzione definitiva di questo bene?». Il presidente della Giunta aggiunge: «Credevo che il compito del Governo fosse quello di sopperire a una mancanza di tutela, e non di proibire a una Regione di farlo bene e per proprio conto. Mettono in discussione i poteri e la nostra autonomia speciale in maniera anacronistica, quando una Regione a statuto ordinario, la Toscana, solo pochi giorni fa ha avuto riconosciute le competenze in materia di tutela del patrimonio artistico e culturale, e ha ottenuto questo risultato nonostante l'opposizione del Governo. Questo ci incoraggia nella rivendicazione del nostro diritto di programmare responsabilmente l'uso delle nostre risorse in funzione dello sviluppo». Ancora Soru: «Credo che siamo dalla parte giusta e a leggere le motivazioni non mi viene nessun dubbio su quello che abbiamo fatto. Il ricorso è così singolare in quella prima parte, che spinge a pensare che l'intento del Governo sia quello di bloccare la norma che impedisce che la Sardegna diventi la piattaforma eolica del Mediterraneo. Dopo le servitù militari non può esserci imposta anche la servitù eolica nazionale. E dopo, cos'altro?». La legge Dopo un primo vincolo imposto dalla Giunta con una delibera del 10 agosto, i provvedimenti sulle coste sono diventati legge con un voto del Consiglio il 25 novembre scorso, arrivato dopo un aspro confronto in aula. Il centrodestra, prima ancora del dibattito, aveva contestato la legittimità del provvedimento. Per la Giunta il provvedimento è nato dall'esigenza di riempire il vuoto normativo determinato dall'annullamento da parte del Tar e del Consiglio di Stato di 13 dei 14 Piani paesaggistici territoriali. Stando alla legge 8, la Giunta dovrà approvare entro un anno il Piano paesaggistico regionale. Il terzo di dieci articoli dispone il blocco degli interventi nella fascia costiera dei 2 chilometri, ad eccezione dei Comuni con il Puc approvato e del Ptp del Sinis. La legge fissa limiti anche per l'installazione di nuovi impianti eolici. I tempi Il Governo ha dieci giorni per depositare il ricorso nella cancelleria della Corte costituzionale. La Consulta fissa l'udienza in discussione entro novanta giorni dal deposito del ricorso stesso. Solo nel caso in cui la Corte ritenga che «l'esecuzione dell'atto impugnato possa comportare il rischio di un irreparabile pregiudizio all'interesse pubblico», accorcia i tempi. Nel caso la discussione viene fissata in 30 giorni e il dispositivo della sentenza depositato entro 15. Per la legge sarda si seguirà certamente la prassi ordinaria. Emanuele Dessì
L'UNIONE SARDA venerdì 14 gennaio 2005 Sedilo. L'attentato davanti al capannone della cooperativa San Giovanni Battista Nella guerra del latte volano pallettoni Colpita a fucilate l'auto del chimico arrivato da Thiesi Ancora un attentato a Sedilo. Martedì alle 19 nel cortile del capannone dove conferiscono il latte gli allevatori della cooperativa San Giovanni Battista, in località Crastu Ladu, qualcuno ha esploso tre colpi di fucile. Nel mirino l'auto, una Lancia Dedra, del chimico Leonardo Porqueddu, che in quel momento stava effettuando controlli per conto del caseificio Cossu di Thiesi, per il quale lavora. «Era la seconda volta che andavo a Sedilo - racconta Leonardo Porqueddu - Non è un ambiente che conosco. Quando ho sentito esplodere i colpi ero nel capannone insieme all'addetto per il ricevimento del latte e nel momento in cui ci siamo accorti dell'accaduto abbiamo subito chiamato i carabinieri. L'altra sera c'era un via vai di allevatori ma al momento delle fucilate c'era un po' di calma per cui i colpi si sono sentiti distintamente». Pochi i danni alla macchina, giusto qualche graffio alla carrozzeria e al parabrezza. Resta però la gravità dell'episodio, simile a quello accaduto lo scorso anno quando a un'auto di un altro chimico vennero squarciate le gomme. Ieri mattina intanto gli allevatori della coop San Giovanni non hanno potuto conferire il latte: le porte del capannone erano chiuse. Nel corso della mattinata è stata convocata anche una riunione, rigorosamente a porte chiuse, durante la quale il presidente della coop, Basilio Carta, ha rassegnato le dimissioni. Impossibile saperne di più; è sicuro però che l'assemblea, dai toni piuttosto accesi, è stata congelata e rinviata in tarda serata. «C'è molto malumore. A qualcuno fra i giovani non sta bene il prezzo del latte», affermano gli allevatori. Ma è vero che il latte viene annacquato per ottenere più soldi? Leonardo Porqueddu sostiene che a lui «non è mai capitato di trovarne». Inoltre precisa che «martedì mi trovavo nel capannone già da tre ore e avevo appena sostituito un mio collega. Stavamo facendo controlli di routine, previsti dalla normativa, per accertare la qualità del latte. Si stavano prendendo campioni da vasconi in cui conferivano gruppi di 10-15 allevatori. Comunque per verificare se il latte è stato alterato occorre una richiesta ufficiale e la tripla campionatura, con una provetta da lasciare anche all'allevatore. Invece quello di ieri era un semplice controllo per accertarne la qualità». Qual è la sua spiegazione delle fucilate? «Penso si tratti di un atto intimidatorio - prosegue Porqueddu - magari non rivolto a me come persona ma piuttosto al chimico del caseificio. Forse l'episodio è collegato a quello avvenuto la scorsa settimana, quando sono stati bruciati due camion utilizzati per trasportare il latte al caseificio. È un momento in cui non è facile capire cosa sta accadendo». Sull'attentato interviene anche il sindaco, Renato Nieddu: «Presumo sia un problema nato all'interno della stessa cooperativa. Nessun altro avrebbe interesse a contrastare questi controlli. Episodi come quello dell'altra sera andrebbero stroncati direttamente dall'interno: le mele marce nella cassetta non fanno vendere nemmeno quelle buone. Il rispetto delle regole deve essere condiviso da tutti. Ci deve essere un maggiore controllo all'interno prima di andare a cercare cause esterne, come il prezzo del latte o i problemi del comparto agricolo». Nieddu va avanti: «Questi episodi danneggiano l'intera comunità: non si tratta solo di un danno d'immagine ma anche economico. In questo momento ognuno deve avere il coraggio di affrontare la situazione, che dimostra purtroppo la grave mancanza di rispetto per il lavoro degli altri». Sull'accaduto intanto indagano i carabinieri della Compagnia di Ghilarza, coordinati dal tenente Fabio Di Martino. La pista più battuta, manco a dirlo, vede il collegamento di questi colpi di fucile con l'incendio che ha distrutto i due camion usati per trasportare il latte al caseificio. Alessia Orbana
L'UNIONE SARDA giovedì 13 gennaio 2005 Iglesias (CA) Comunità montana Lavori Scontro a Musei sul nuovo canile La costruzione del canile consortile presso la pineta comunale di "Guardia Su Lillu" fa esplodere la polemica tra maggioranza e opposizione in Consiglio comunale a Musei. «Quel canile lo stanno costruendo troppo vicino alla pineta, dove molte famiglie si recano nei fine settimana: la struttura poteva essere realizzata in un'area più lontana dall'unico polmone verde che abbiamo in paese», attacca il capogruppo dell'opposizione, Celeste Franzina. «Il canile non arrecherà alcun problema a chi si reca in pineta. Siamo stati obbligati a realizzarlo in quell'area in quanto gli altri terreni comunali sono aggravati da usi civici», risponde l'assessore ai lavori pubblici, Priamo Pireddu. I lavori di realizzazione del centro sono iniziati circa un mese fa e si protrarranno per circa sei mesi, dando modo a tutti i comuni del Sulcis Iglesiente di usufruire del servizio di ricovero di cani e gatti. Una struttura costruita dalla Comunità montana numero 19 a cui l'amministrazione comunale di Musei ha concesso il terreno di circa tre ettari. Nel canile dovrebbero essere assunte tre persone, compreso un custode, anche se non è certi che possano essere di Musei. La struttura dovrebbe accogliere non meno di 350 animali, tra cani e gatti, e sta scatenando la polemica già prima di essere realizzata. Paolo Caboni
L'UNIONE SARDA mercoledì 12 gennaio 2005 Nuoro Intanto continuano le violenze sugli animali ormai inselvatichiti dalla paura Randagismo: situazione disperata Ma sul canile ancora non si decide La sorte dei cani randagi nuoresi riposa sotto un cumulo di pratiche dell'Ufficio tecnico del Comune. Questo almeno nella misura in cui è legata all'avvio del canile di Testimonzos. «Se fosse per me potrebbe aprire anche domani - chiarisce l'assessore all'Ambiente Serafino Arru - ma non possiamo aggirare la legge, per cui ciò non sarà possibile finché non ci saranno le condizioni». La scheda redatta dal settore lavori pubblici dell'assessorato all'Urbanistica parla chiaro: la struttura è provvista di autorizzazione sanitaria, ma non ancora di condono edilizio, né di agibilità «eppure la domanda di sanatoria io l'ho già fatta prima del 30 marzo del 2004 - ha precisato il proprietario Pierpaolo Seddone - non riesco a capire perché non abbia ancora avuto risposte. Il canile, al quale è stata revocata la concessione edilizia perché chi lo gestiva precedentemente lo aveva ampliato senza autorizzazione, ha il nulla osta sia del servizio veterinario, sia di quello di igiene pubblica della Asl. L'associazione che dovrebbe gestirlo è composta da volontari specializzati, 5 dei quali in possesso di qualifica di guardia zoofila. Manca quindi solo il placet di Urbanistica. Il problema dei randagi aumenta ogni giorno che passa e tra l'altro pone diversi problemi di igiene e pubblica sicurezza. Perché trascurarlo ancora?». E mentre Arru ammette la «necessità di risolvere il problema al più presto - ma poi precisa che - il Comune anche quando ci sarà un canile sarà comunque tenuto a fare una gara d'appalto», Seddone dal canto suo ribatte che «in una simile situazione bisognerebbe adottare delle misure d'emergenza - e suggerisce - l'amministrazione quando sarà il momento potrebbe ad esempio stipulare una convenzione con questa associazione». Nel frattempo a Nuoro il numero dei cani randagi aumenta, suscitando le preoccupazioni di diversi abitanti della periferia. Branchi di dieci e anche venti cani, vengono infatti segnalati sia a Preda Istrada, sia nella zona di Città Giardino «non bisogna prendere il problema sottogamba - avverte ancora Seddone - anche perché questi animali iniziano a inselvatichirsi e prima o poi si avvicineranno alla città. Con la legislazione attuale, che fa riferimento alle normative europee, se ci scappa il ferito, soprattutto se si tratta di un bambino, lo stesso sindaco rischia di pagare in prima persona». A supporto della possibilità prospettata, l'uomo porta una sentenza di condanna nei confronti di un primo cittadino abruzzese dopo che un bimbo è stato attaccato da un randagio. D'accordo con la necessità di un canile tutto nuorese anche Anna Delogu, l'accalappiacani convenzionata con la Asl 3 «quello di Macomer è in esubero - informa - sono 130 i cani nuoresi e ormai vengono accettati solo i casi gravi». La convenzione tra Macomer e il Comune di Nuoro, è in vigore dal 2001 «ma ora il canile straripa - conferma Michele Pira responsabile del Servizio veterinario della Asl 3 - i posti sono 350, tutti occupati, ci stiamo battendo per la nascita di un canile consortile che dipenda dalla Comunità montana. Sulla stessa linea Arru «Siamo passati da 90 a 80 mila euro - ricorda l'assessore -con la creazione di un consorzio potremmo disporre di maggior forza nella richiesta di finanziamenti regionali». Intanto è partita la campagna di sterilizzazione delle femmine ma nel frattempo i cani continuano a subire maltrattamenti di ogni genere nonostante la legge sancisca "la reclusione fino a un anno" per chiunque si renda colpevole di violenza su animali. Francesca Gungui
L'UNIONE SARDA mercoledì 12 gennaio 2005 Oristano Sartiglia Assicurazioni dei cavalieri, ancora una fumata nera La riunione è durata sino a tarda sera. Tutti intorno a un tavolo: Associazione Cavalieri, Amministrazione comunale, associazioni dei Tamburini e Trombettieri, Pro Loco. Il Comitato Sartiglia è alle prese con l'organizzazione di uno degli eventi più importanti che coinvolgono la città. Tra i nodi da sciogliere naturalmente anche quello che ha tenuto banco in questi giorni. Si tratta del problema delle assicurazioni dei cavalieri. Potrebbe essere una questione di ore, ma fino al momento in cui la riunione è iniziata, ancora non era stato stipulato alcun contratto. Al vaglio, le proposte di alcune compagnie assicurative che avrebbero aperto la trattativa col comitato. Alla base dell'accordo, che secondo i cavalieri pare sempre più vicino, la garanzia degli eventuali danni provocati ai terzi, tanto meno quello riguardante gli infortuni. Polizza ancora in bianco dunque, ma proprio nella riunione di ieri notte si sarebbero dovuti mettere a punto gli ultimi dettagli. In particolare l'Associazione Cavalieri ha detto la sua circa le modalità di copertura assicurativa nei confronti dei propri associati. Con tutta probabilità la data di inizio della polizza dovrebbe coincidere con domenica, giorno in cui si terranno le selezioni per assegnare i numeri di testiera. Per due delle 26 pariglie che correranno, l'appuntamento sarà purtroppo per il prossimo anno. Ma la giostra è ancora tutta aperta. E infatti oltre al non proprio dettaglio dell'assicurazione manca ancora molto dell'organizzazione. Fino ad oggi l'unica cosa certa del Carnevale oristanese è una: lo spettacolo di Davide Urgu "Tam taradam". Per il resto, dalle assicurazioni alle tribune, come al solito bisognerà aspettare che qualcuno si svegli e si accorga che la Sartiglia è alle porte. Jimmy Spiga
L'UNIONE SARDA mercoledì 12 gennaio 2005 Scoperto dei farmacologi di Cagliari un nuovo prodotto contro l'alcolismo I topi alla salvia hanno detto addio alla bottiglia E il topo alcolista diventò astemio con la salvia. Sì, la cara vecchia erbetta del dentifricio e degli gnocchi ha la straordinario potere di scoraggiare i bevitori. Lo ha scoperto un'équipe di Neuroscienze del Cnr di Cagliari coordinata dal farmacologo Giancarlo Colombo. La notizia farà sicuramente piacere al ministro Sirchia che, dopo i fumatori, ha promesso, proprio ieri, di sistemare gli amici della bottiglia. E tirerà su il morale ai ristoratori in gramaglie antifumo, che potranno offrire contemporaneamente vermentino con raviolini burro e salvia. Come dire, il veleno e l'antidoto. Scherzi a parte, sono note da tempo le proprietà terapeutiche della salvia miltiorrhiza, pianta di origine cinese appartenente alla famiglia delle labiate. Il particolare non poteva sfuggire ai farmacologi cagliaritani della scuola del professor Gianluigi Gessa, che ha conseguito straordinari risultati nella ricerca di prodotti in grado di contrastare l'alcolismo. Grazie anche alla collaborazione di topi bevitori (si contano ormai più di trenta generazioni) sacrificati sull'altare della ricerca. Si tratta di roditori con un pedigree ormai consolidato negli anni, allevati a Cagliari, nell'istituto di via Porcell. Sono gli ormai celebri Sardinian alcohol preferring, ceppo geneticamente selezionato proprio per la smodata propensione a bere. Grazie alla loro collaborazione, i ricercatori di Neuroscienze hanno scoperto che la salvia miltiorrhiza ha la proprietà di ridurre il consumo di alcol. In pratica, i ratti sono stati trattati per un certo periodo di tempo con un estratto di salvia, quindi è stato consentito loro di bere dopo un periodo di astinenza di sette giorni. A questo punto sono emerse le caratteristiche antialcol dell'erbetta cinese. Non tutti i topi, per la verità, hanno reagito allo stesso modo: «È stato dimostrato - spiega il professor Colombo - che gli estratti di salvia miltiorrhiza ritardavano l'acquisizione del comportamento consumatorio in ratti che non erano stati precedentemente esposti all'alcol. Inoltre, riducevano il consumo volontario di alcol in ratti che ne avevano raggiunto un consumo stabile, (modello della fase attiva dell'alcolismo umano) e, infine, sopprimevano l'aumento del consumo di alcol dopo un periodo di deprivazione». In soldoni, grazie alla salvia, i topi che non avevano mai bevuto hanno accusato un certo ritardo nell'abituarsi all'alcol; i bevitori incalliti hanno invece ridotto drasticamente la razione abituale sino a diventare astemi. La salvia ha quindi dimostrato una straordinaria proprietà di ridurre ma anche di stabilizzare il consumo di alcol. Così un bevitore abituato a scolarsi una bottiglia al giorno potrebbe accontentarsi di un bicchiere. Traguardo sognato da molti alcolisti, ma ancora è presto per parlare degli affetti del trattamento sull'uomo. Sinora l'équipe guidata dal professor Colombo ha dimostrato che il preparato è assolutamente sicuro, «siamo quindi pronti per iniziare la sperimentazione sull'uomo», annuncia Colombo. E magari si scoprirà che qualche fogliolina di salvia è in grado di ridurre la piaga dell'alcolismo più di leggi tremendissime che sembrano fatte apposta per incoraggiare i vizi. I cinesi, dall'alto della loro antichissima civiltà non hanno mai avuto dubbi sulle straordinarie proprietà curative della salvia. Mentre per gli occidentali doveva stare in cucina, loro l'hanno sempre usata per curare alcune malattie del sangue: cardiopatie, epatiti, emorragie, disturbi mestruali, artrite e insonnia. Un impiego così esteso deriva dal fatto che la salvia miltiorrhiza, chiamata anche danshen, provoca vasodilatazione delle arterie coronariche. Studi in vitro hanno dimostrato che il danshen può ridurre la viscosità del sangue, mentre ad alcuni suoi componenti (come l'acido salvianolico e l'acido rosmarinico) si attribuiscono effetti antiossidanti. Medicina cinese a parte, l'innocente erbetta così amata dagli italiani potrebbe rivelarsi un'arma letale nella lotta contro una delle peggiori piaghe dell'occidente: l'alcolismo. Grazie a un connubio non proprio allettante, ma indubbiamente efficace: topi alla salvia. Lucio Salis
Ogliastra Arbatax. La battaglia quotidiana degli uomini di mare contro i cetacei Pescatori assediati dai delfini «Distruggono le nostre reti e divorano il pesce» Una cassetta di boghe e gattucci è tutto cioè che rimane dopo una mattinata di lavoro a mare e non basta neanche a pagare il gasolio. L'altro, il pesce pregiato, se lo sono mangiato i "furoni", i famelici delfini che da qualche anno popolano le acque ogliastrine. Sergio Calisi e suo Figlio Maurizio sono due pescatori di Arbatax. Ieri mattina, alle prime luci dell'alba, hanno raggiunto il luogo prescelto e hanno calato le reti pregando che i cetacei non si aggirassero in quelle acque. Ed invece, puntuali, sono arrivati in branco a saccheggiare il pescato. «Hanno iniziato ad arrivare dalle nostre parti quattro, cinque anni fa - racconta Sergio, quarant'anni di mare alle spalle e l'aria di chi ne ha viste tante - prima non si erano mai spinti sino a qui. Distruggono le reti, mangiano il pesce e ci seguono quasi sino in porto». Il pescatore guarda amareggiato la cassetta mezza vuota che, una volta venduta, non servirà neanche a coprire le spese ed indica le reti smagliate. «Le ho comprate a Cagliari la scorsa settimana pagandole più di trecento euro ed ho fatto appena tre calate. Ora - conclude amareggiato - sono da buttare via». Nella darsena peschereccia del porto ogliastrino piano piano arrivano anche gli altri pescatori. Ieri mattina tutti, nessuno escluso, sono incappati loro malgrado nei voraci animali. Silverio Calisi è partito alle 3 del mattino e rientra in porto con poca roba. A nulla è servito acquistare un dispositivo elettronico che, quando è uscito sul mercato, prometteva miracoli. «Questi aggeggi si appendono alle reti e dovrebbero allontanare i delfini - spiega il pescatore - ma funzionano soltanto i primi giorni. Poi, evidentemente, i furoni si abituano e ritornano più affamati di prima». Raccontano sconfortati i pescatori che il problema diventa insostenibile durante il periodo invernale perché d'estate ci pensano i centinaia di diportisti ad allontanarli col frastuono delle loro imbarcazioni. Ed è proprio in questi giorni che la battaglia con i delfini si fa più serrata. Stefano Aversano è uno di quelli che con questi cetacei combatte quotidianamente. «L'altro giorno - fa sapere il giovane - ne ho contati addirittura venticinque tutti assieme, si moltiplicano a vista d'occhio ed ogni tentativo di allontanarli dalle barche è assolutamente inutile». Non serve neanche il tam tam tra imbarcazioni. «Qualche giorno fa - racconta ancora Andrea Gerbino - ho chiamato via radio un mio amico per avvertirlo che nelle vicinanze c'era un branco di delfini. L'allarme non è servito: anche lui in quel momento era alle prese con i furoni». Ed il bello, spiegano in coro, è che proprio non si può far nulla. Di ammazzarli neanche a pensarci: sono proprio loro i primi a scartare una simile ipotesi. «Ci dispiace e d'altra parte - osservano - siamo noi che andiamo da loro, del loro mondo». Ed allora che fare? Una mano per questo comparto, che in Ogliastra oltre che con la crisi deve fare i conti con i furoni, potrebbe arrivare da Cagliari. A dir la verità qualche contributo regionale per le reti distrutte arriva, in ritardo ma arriva. I quattrini erogati dalla Regione però non bastano a risarcire i pescatori dei danni provocati da questi intelligenti quanto voraci mammiferi. «Serve un intervento immediato da parte dell'amministrazione regionale - è l'appello finale dei pescatori di Arbatax - l'alternativa è quella di vendere tutto e rimanere a casa». Giusy Ferreli
L'UNIONE SARDA mercoledì 12 gennaio 2005 Cisl Università Cavie sitter «Concorso irregolare» Se soltanto 17 concorrenti su 330 superano le preselezione di un concorso aperto a chiunque abbia la terza media c'è qualcosa che non va. Tanto per cominciare annulliamo tutto, propone la Cisl, e poi rifacciamo il concorso. Che sarebbe quello che si è tenuto alcuni giorni fa nella cittadella universitaria di Monserrato ed era stato popolarmente ribattezzato «il concorso da cavia-sitter». La definizione corretta dei quattro tecnici che l'ateneo vuole assumere in realtà è «stabularisti», vale a dire addetti alle esigenze di cavie, ratti e conigli da laboratorio e alla manutenzione delle quattro strutture - gli stabulari - in cui gli animali vivono. Il concorso aveva visto un grande afflusso di partecipanti, ma come ricorda il sindacato i primi selezionati - che ora affronteranno scritti e orali - sono stati troppo pochi. «I quiz erano più difficili dei questiti al concorso per dirigenti» sostiene il segretario generale d'ateneo del sindacato di Pezzotta, Tomaso Demontis, che in una nota inviata al rettore Pasquale Mistretta fa le pulci al concorso per stabularisti. Intanto la Cisl «ha ricevuto l'informazione un mese dopo l'emissione della disposizione dirigenziale d'indizione della selezione», e già questo costituirebbe una violazione del contratto. Ma quel che sembra ancora meno accettabile al sindacalista è la complessità dei quiz: «Sono stati somministrati 40 test a risposta multipla tipo: quanti decibel di rumore sopporta un ratto, quante ore dura l'estro del ratto, quanti millilitri di acqua beve un ratto in un giorno, etc. Domande che con difficoltà si riesce a ricondurre a partecipanti in possesso del titolo di licenza media(requisito di accesso al concorso). Su 330 partecipanti solo 17 hanno superato la prova preselettiva e tenuto conto che gran parte dei partecipanti erano laureati a Cagliari (molti dei quali in Biologia), si deve ritenere che l'Università abbia sfornato nell'ultimo decennio solo laureati "ignoranti". Evidentemente per superare il test non basta la laurea, occorrono altri e ulteriori titoli e conoscenze. Non è dato sapere allora per quale motivo è stato richiesto il diploma di istruzione secondaria di primo grado! Magnifico Rettore - conclude Demontis - oltre ai rilievi di tipo sindacale ci sono altrettante ragioni di opportunità e di legittimità».
L'UNIONE SARDA mercoledì 12 gennaio 2005 Oristano E tra quattro giorni ci sono le selezioni a Sa Rodia Sartiglia, è giallo per le assicurazioni Ennesima fumata nera. Ancora nessun contratto assicurativo è stato stipulato dal Comitato Sartiglia. Dunque i cavalieri rimangono, per ora, sprovvisti di una polizza, quando mancano appena quattro giorni alle selezioni. La tanto attesa firma sul contratto era prevista per ieri ma pare che ci sia ancora qualche punto da chiarire. Sembrava che tutto dovesse risolversi in tarda mattinata, poi l'attesa si è protratta fino al tardo pomeriggio, ma a quanto pare alle parti occorre ancora un po' di tempo. Dall'associazione cavalieri comunque si usano toni distensivi e non manca una buona dose di fiducia. «Siamo alla stretta finale - dice il segretario Giuseppe Catapano, in questi giorni alle prese con l'organizzazione delle selezioni - la firma era attesa per oggi, ma dobbiamo ancora mettere a punto gli ultimi dettagli burocratici, potrebbe essere una questione di ore». Secondo i protagonisti della giostra e i principali interessati alla stipula del contratto dunque le selezioni e non sarebbero assolutamente in pericolo. Anzi. «Credo che stasera la questione possa trovare una sua definitiva soluzione - spiega ancora Catapano - oggi è prevista una riunione del Comitato Sartiglia in cui verranno discussi gli ultimi aspetti del problema. Sono sicuro comunque che tutto si svolgerà regolarmente, come è sempre accaduto». Dunque ci sarebbero già alcuni accordi di massima, sia all'interno dell'ente preposto all'organizzazione della giostra ma anche con la compagnia assicuratrice. Alle 19.30 di oggi è previsto l'incontro tra i componenti del comitato, ovvero Comune, Associazione Cavalieri, i due gruppi di tamburini e trombettieri, la Pro Loco e i due Gremi. Dubbi anche sul nome della compagnia stessa, sarebbero due o forse tre quelle interessate. Si fanno tuttavia sempre più insistenti le voci che dicono che dovrebbe trattarsi della Reale Mutua assicurazioni. L'agente che si starebbe occupando della trattativa non conferma e non smentisce: «Posso solo dire che siamo ancora in una fase di trattativa - spiega Giobellino Labiu - da qualche giorno stiamo discutendo assieme i termini dell'eventuale accordo». Intanto anche i Gremi sono a lavoro per fare in modo che tutto vada liscio nella organizzazione dell'evento. «Noi ci auspichiamo che in queste ore si possa raggiungere una soluzione adeguata - afferma il presidente del Gremio dei Contadini Carlo Pau - e che entro la mezzanotte di sabato venga trovato un accordo». Tutto potrebbe risolversi proprio oggi dunque, intanto rimane qualche punto interrogativo. Innanzitutto sul premio che le assicurazioni richiederebbero agli organizzatori. Nelle scorse edizioni si aggirava intorno ai cinquantamila euro. Diverse società hanno ritenuto questa cifra poco conveniente e si sono chiamate fuori dalla partita. Altre invece hanno aperto la trattativa. In secondo luogo sui giorni di copertura assicurativa dei cavalieri, sia per quanto riguarda gli infortuni, che per quanto concerne la responsabilità per i danni ai terzi. La soluzione più probabile sembra quella di una polizza che parta dal giorno delle selezioni e si concluda martedì 8 febbraio, giorno di chiusura della manifestazione. Non rimane che attendere la soluzione, che, a sentire i protagonisti, potrebbe essere davvero molto vicina. Il giorno delle selezioni intanto si avvicina. Domenica alle 8.30 è prevista la prima discesa a Sa Rodia, dove per tutta la mattina si potrà assistere alle spettacolari evoluzioni dei cavalieri che cercheranno, sotto l'occhio attento della giuria, di ottenere l'accesso alla Sartiglia. Jimmy Spiga
L'UNIONE SARDA mercoledì 12 gennaio 2005 «Un gesto intimidatorio e violento» Tutti solidali con la Forestale dopo l'attentato La Cisl: la loro colpa è di voler lavorare Mentre sul Gennargentu resta in piedi la pacifica rivolta, popolare e istituzionale, contro il Parco del Gennargentu, continua a far discutere l'aggressione subita sulle montagne di Arzana da un assistente del Corpo forestale che era in servizio con altri colleghi impegnati a far rispettare il divieto di caccia nelle zone protette. Ignazio Poggiu, ufficiale dell'ispettorato di Lanusei, esponente del Saf e componente delle rappresentanze sindacali unitarie, manifesta la sua solidarietà a Nello Marroccu, l'agente colpito. «Che - dice - aveva il solo torto di fare il suo lavoro. Non è vero che abbia compiuto manovre azzardate o volesse investire qualcuno. Casomai le responsabilità sono del cacciatore che ha cercato di impedire a Marroccu una manovra assolutamente normale alla guida del fuoristrada di servizio». Anche la Fps-Cisl, attraverso il suo segretario regionale Davide Paderi, definisce l'aggressione a Marroccu «gesto intimidatorio e violento, assurdo e immotivato», contro il quale esprime «piena e totale condanna». Paderi esprime risentimento pe il fatto che «il grave episodio - si legge in una nota - non sia stato adeguatamente considerato e valutato, sia dagli organi di informazione che dai responsabili della Regione, che devono mettere in campo tutte le iniziative utili alla tutela e alla difesa di pubblici ufficiali impegnati anche nella delicata vicenda del Parco del Gennargentu». Contro il quale la levata di scudi è massiccia, ma non mancano diversi distinguo. La sezione dei Comunisti italiani di Lanusei, in una nota diffusa ieri, si dichiara favorevole senza mezzi termini all'istituzione dell'oasi naturalistica protetta e ritiene che le riserve espresse da alcuni comuni «siano soltanto da attribuire a minoranze di cittadini che si richiamano alla salvaguardia di interessi personali. Il territorio demaniale è di tutti, non solo di cacciatori e pastori». Secondo il Pdci di Lanusei la questione Parco andrebbe dunque affrontata in un'ottica diversa. «Riteniamo di conseguenza necessaria - conclude la nota - l'istituzione di regole che garantiscano tutti i cittadini, non soltanto chi fino ad ora ha usufruito di questi territori ma anche chi sia favorevole una diversa destinazione del territorio attraverso l'istituzione del Parco».
L'UNIONE SARDA martedì 11 gennaio 2005 Alcuni primi cittadini annunciano il presidio romano, altri si dissociano dall'iniziativa E i sindaci ora preparano le dimissioni Domani saranno a Roma in fascia tricolore da protagonisti, a fianco del presidente della Regione Renato Soru in occasione del difficile incontro con il ministro dell'Ambiente Matteoli sul Parco del Gennargentu. Nella tarda serata di ieri erano una decina i sindaci dell'Ogliastra e della Barbagia che avevano raccolto la proposta lanciata dal sindaco di Gairo Roberto Marceddu. Altri, come il sindaco di Baunei, Angela Corrias, hanno espresso qualche perplessità sulle modalità dell'iniziativa, non concordata nei recenti incontri di Orgosolo e Nuoro, oltre che per la mancata conferma ufficiale della data dell'incontro con il Ministro. «Credo in ogni caso - spiega Angela Corrias - che la presenza del presidente della Regione e, mi auguro , anche del presidente della Provincia, rappresentino tutte le amministrazioni comunali. Vediamo prima i risultati dell'incontro, poi decideremo sul da farsi . In ogni caso c' è ancora la giornata di oggi per decidere». Riguardo al documento votato dai sindaci a Orgosolo, il sindaco di Urzulei Giuseppe Mesina rammenta alcuni punti rimasti senza applicazione. «Gli amministratori dei paesi del Parco - sottolinea Mesina - hanno chiesto che la vicenda Parco venisse discussa con urgenza dal Consiglio Regionale. Non mi risulta che l'argomento sia all'ordine del giorno della seduta di domani». Lambiti dalle contestazioni degli anti-parco e preoccupati per la crescita dei problemi dell'ordine pubblico nei loro paesi, i sindaci sono determinati a mettere in atto gesti clamorosi. «A seconda degli sviluppi dell'incontro e delle decisioni del Ministro dell' Ambiente - propone il sindaco di Gairo - non escluderei il gesto di presentare, congiuntamente e seduta stante, le dimissioni presso la Presidenza della Repubblica. L'eventuale sospensione dei vincoli o il mantenimento del decreto Ronchi istitutivo del Parco, manterrebbero di fatto conflittualità e disagio nei nostri paesi e impedirebbero alle comunità locali di perseguire nel breve periodo l' obbiettivo di un modello alternativo di sviluppo dell'area». La mobilitazione e le contestazioni da parte di allevatori e cacciatori sono in crescita e non mancano segnali preoccupanti, come il tentativo di incendiare un fuoristrada della Forestale ad Arzana. «Un gesto isolato - viene definito dal sindaco Franco Piras - deprecabile e condannato dagli stessi cacciatori. La protesta è stata turbata da questo episodio spiacevole , che dobbiamo fare in modo che resti isolato». Condanna per l'episodio e preoccupazioni per il futuro sono espresse anche dal vicesindaco Angelo Stocchino, che si è dimesso da coordinatore di Forza Italia per protesta contro la mancata revoca del decreto Ronchi. « In questo difficile frangente - ammonisce Stocchino - tutti debbono mantenere i nervi saldi : allevatori, cacciatori, amministratori ma anche le forze dell' ordine e gli agenti della Forestale». La domenica di caccia grossa si è chiusa in Ogliastra all'insegna della contestazione ma su un binario di sostanziale correttezza. I prossimi appuntamenti potrebbero diventare più difficili, se gli esiti dell' incontro di Roma non dovessero essere soddisfacenti. Nino Melis
L'UNIONE SARDA martedì 11 gennaio 2005 Sardacaccia: «Soluzioni d'emergenza. Meglio azzerare tutto e ripartire con l'adesione dei paesi» Nasce il parco di Soru: è già polemica Contestato l'uso dei terreni destinati ai cantieri forestali Non è una questione di linea rossa da tracciare intorno al massiccio del Gennargentu. Per lo meno non solo. Il nuovo parco formato dalle proprietà demaniali della Regione e da migliaia di ettari che i Comuni hanno dato in concessione all'Ente foreste, dovrà innanzitutto azzerare i vincoli del vecchio perimetro e ripartire da capo. Nella visione del presidente Soru questo sarà il nuovo Parco del Gennargentu, una cellula di oasi verdi, ministro Matteoli permettendo. Circa 12 mila ettari di territorio in mano al demanio regionale: i cantieri di Montarbu (nel comune di Seui), di Montes (Orgosolo), di Uatzo (Tonara e Sorgono), di Alase-Funtana Cungiada (nel comune di Aritzo). A questi ne vanno aggiunti altri 16 mila ettari del demanio civico che i comuni del parco hanno affidato per trent'anni all'Ente foreste per realizzare cantieri e occupazione. Vincoli ambientali e sviluppo del territorio, secondo i dettami del governatore Soru: «Tre priorità per garantire il lavoro: realizzazioni e valorizzazione delle strutture ricettive e di ospitalità. Educazione naturalistica e infine sostegno delle produzioni locali legate alla natura». Ancora presto per definire nel dettaglio gestione, vincoli e divieti. Unica dato sicuro riguarda invece «il diritto di voler riprendere in mano la gestione di tutela e di valorizzazione del territorio». Una scelta che non convince però il presidente di Sardacaccia, Alessandro Lisini che la giudica una «soluzione tampone, nata dall'emergenza». Il presidente dell'associazione dei cacciatori propone «un blocco di due anni massimo, una moratoria per dare il tempo», spiega, «di mettere mano e una nuova proposta e nel frattempo per eliminare le tensioni». Secondo Lisini è necessario prima di tutto chiedersi «perché un parco nazionale in Sardegna, e nel caso, quali dimensioni deve avere. Infine è condizione indispensabile la condivisione da parte delle popolazioni». Il presidente di Sardacaccia chiede anche che venga fatta una verifica sui parchi esistenti in Sardegna: «Capire cosa ha prodotto il parco dell'Asinara». Da qui creare un progetto di parco pilota per verificarne l'efficacia. Sostituire l'attuale perimetrazione ad altri confini significa aggiungere pasticci su pasticci». Sul possibile utilizzo dei terreni vincolati dagli usi civici comunali, il consigliere regionale Nello Cappai (Udc) solleva più di un dubbio. «Soru parla di 28 mila ettari ma la maggior parte riguarda terreni dati in concessione all'Ente foreste, e non per fare un parco». Cappai accusa il centrosinistra e la Giunta regionale di «avere sottovalutato il problema. Dovevano muoversi prima», dice, «bastava votare quell'ordine del giorno che il centrodestra aveva presentato a dicembre scorso, in cui si chiedeva alla Giunta di sollecitare il Governo nazionale per la sospensione dei vincoli del Parco. Eppure in quella circostanza la maggioranza votò contro. Anche il sindaco di Baunei, consigliere regionale diessina, Angela Corrias, che oggi si schiera apertamente contro il Parco», dice Cappai. E proprio da Baunei, l'ex vicesindaco, Pasquale Zucca, ribadisce che «l'operazione di Soru è già fallita», prima ancora di nascere. «Il parco regionale è già stato respinto. Si basa infatti sulla legge 31 che non tiene conto della volontà delle popolazioni». Secondo Zucca «una volta azzerato il decreto Ronchi», spiega, «a tutela dell'ambiente restano i Siti di interesse comunitario dove i singoli Comuni, in base alle direttive europee, preparano i loro piani di gestione. Di certo non si può accettare che queste zone vengano gestite da organizzazioni di ambientalisti, magari sbarcate da Roma». Per l'ex-vicesindaco di Baunei il problema del parco «non è diverso dalle servitù militari, in questo caso ci troviamo con servitù verdi». Ciriaco Davoli, consigliere regionale di Rifondazione ribadisce: «Un parco senza il coinvolgimento delle popolazioni non è possibile. Significa andare incontro a reazioni pericolose. Soru fa bene a bloccare tutto e a chiedere al Governo che sulla gestione del Parco sia la Regione con i comuni a decidere». La modifica della 394 è fondamentale anche per il consigliere diessino, Siro Marroccu, che sulla caccia aggiunge: «L'attività venatoria può essere esercitata anche all'interno del parco con un prelievo programmato della selvaggina». Il capogruppo di Fortza Paris, Silvestro Ladu, ha chiesto al presidente Giacomo Spissu «la convocazione del Consiglio regionale per discutere sul parco, sarebbe utile a stemperare le tensioni e riportare il confronto su un binario democratico e pacifico». Sulla visita romana di Soru, il deputato di Forza Italia Giovanni Marras ha scritto al ministro Matteoli affinché all'incontro «siano presenti i sindaci interessati e non solo il governatore Soru». E a chiedere l'intervento del Consiglio regionale è anche il leader provinciale dei Verdi Pino Zarbo: «Un segnale per contrastare questi atti di terrorismo anche pscicologico». Roberto Ripa
L'UNIONE SARDA martedì 11 gennaio 2005 Cronaca di Nuoro Strage di cani randagi all'Anfiteatro Calci, costole rotte, fil di ferro nei genitali e ogni altro tipo di inimmaginabile tortura. Questo è il trattamento al quale sono sottoposti tutti i giorni un gruppo di cani randagi che si rifugia sotto Tanca Manna. «Sono i pastori che portano fin qui le loro pecore a fare loro del male - denuncia Angela Arru, la signora che da sei anni se ne prende cura come può - e come se non bastasse, 12 di loro ultimamente sono stati uccisi a fucilate». Una vera e propria ecatombe quella che segnala la signora Carzedda: «va avanti da Capodanno - precisa la donna - ogni giorno, dopo avergli portato da mangiare, mi chiedo quali di loro rivedrò domani». A supporto della sua testimonianza interviene anche quella di un altro abitante della zona, Paolo Castagna, il quale riferisce che lo scorso 2 gennaio, mentre portava in giro il suo lungo la parallela alla provinciale per Oliena, ha notato un cane che si trascinava sulle zampe posteriori con il bacino completamente insanguinato e una chiara ferita da arma da fuoco. L'uomo racconta inoltre di avere segnalato il fatto ai carabinieri e di come a quel punto sia iniziato un rimpallo di competenze: i militari lo hanno indirizzato alla Forestale, la quale a sua volta lo ha dirottato alla Asl (con la motivazione che i cani non sono una specie protetta). L'azienda sanitaria infine gli ha fatto sapere che la segnalazione di un semplice cittadino non è sufficiente. Il risultato è stato che il cane è andato a morire chissà dove e ora il branco continua a essere decimato ogni giorno che passa. Della recente mattanza ancora ieri pomeriggio rimaneva traccia: due carcasse giacevano riverse su un cespuglio di rovi. «Povere bestie - commenta Angela Arru tra le lacrime - sono accerchiati, non hanno scampo e sono terrorizzati: da qualche tempo non si avvicinano nemmeno a me che da anni li accudisco». Ogni mattina alle 7, la signora porta loro cibo e acqua «e per questo i pastori me ne dicono di tutti i colori - denuncia - mi minacciano intimandomi di non dare più da mangiare ai cani. Buttano all'aria i secchi che lascio per farli bere». La donna racconta poi che l'accalappiacani, Anna Delogu, è andata tante volte senza riuscire ad avvicinarli e che l'unica cosa che ha potuto fare è stato portare via dei cuccioli e darli in adozione. «Grazie all'intervento di due ragazzi del canile di Fonni - aggiunge la signora Arru - siamo riusciti anche a salvare la vita a un cane al quale qualcuno aveva legato attorno a vita e genitali del fil di ferro che l'animale si trascinava da giorni, aggravando la ferita che la trappola gli aveva procurato». Ora quel cane è stato adottato da una signora di Varese e vive in una villa con giardino «Dio lo ha ripagato in questo modo di tutte le sofferenze - commenta la donna - Ma gli altri che fine faranno?». É addolorata Angela Arru, «non è che non capisco che i pastori possano avere le loro ragioni - chiarisce - quello che non riesco proprio a sopportare è tutta questa violenza, ma è anche vero che alla base c'è l'indifferenza istituzionale». La donna punta il dito contro il Comune «che non ha mai voluto aprire il canile che c'è a Testimonzos». «Non è così semplice i ragazzi che hanno vinto l'appalto stanno aspettando il condono edilizio - ribatte Serafino Arru assessore all'Ambiente - e poi la Regione ci ha dimezzato i fondi da 90 a 40 mila euro. Ora contiamo sulla campagna di sterilizzazione della Asl» Francesca Gungui
L'UNIONE SARDA martedì 11 gennaio 2005 Provincia di Cagliari Un canile per combattere il randagismo Un nuovo canile comunale per raccogliere e mantenere tutti i cani randagi che scorrazzano per la città. Il progetto verrà realizzato con i finanziamenti della terza annualità del piano per il lavoro (legge 37) e permetterà di abbattere le spese di cattura e mantenimento che gravano sul bilancio comunale. Il canile sarà gestito da una cooperativa giovanile, garantendo così un discreto numero di posti di lavoro. In Comune non hanno dubbi: la nuova struttura sarà la soluzione migliore per risolvere definitivamente il dramma dei cani randagi che infestano le strade del paese. Rovistano tra i rifiuti e, talvolta, aggrediscono anche i malcapitati passanti, colpevoli solamente di essersi avvicinati troppo alle bestie. "Sono stata morsa qualche settimana fa mentre mi allenavo nella via Is Crus" dice Manuela Pistis, casalinga, "il cane è sbucato all'improvviso e mi ha ferito alla gamba. Sono stata medicata dalla guardia medica, ma ho deciso di non andare più a correre in quella strada". Ma il più delle volte il problema dei randagi si limita al rinvenimento, sempre più frequente, di scatole contenenti cuccioli appena nati che vengono poi abbandonati in Municipio o davanti al comando dei vigili urbani. «Cosa dobbiamo fare? », dice una giovane donna che di recente ha trovato dei cuccioli e ha cercato di consegnarla alle autorità, «mi hanno risposto che avrei dovuto lasciarli dove gli ho trovati o che altrimenti dovevo tenermeli. Io non potevo e ho dovuto abbandonarli a malincuore. È un'ingiustizia, ma purtroppo talvolta si viene spinti all'indifferenza». In Comune arrivano ogni giorno decine di segnalazioni, ma i soldi sono contati e non è possibile procedere ogni volta alla cattura delle bestiole. Solo nei casi più a rischio, l'accalappiacani interviene nel giro di poche ore: catturato il cane pericoloso, viene rinchiuso in un canile privato convenzionato a cui l'amministrazione cittadina paga la retta giornaliera. Animali che, in futuro, verranno presi in consegna dal nuovo canile comunale che il Comune sta pensando di costruire con una parte dei fondi della legge per l'occupazione. Un'idea che circolava da anni, questa volta potrebbe diventare realtà con i soldi che non possono più essere spesi nei contributi de minimis. «Purtroppo non ci sono canili comunali nei centri vicini», spiega il sindaco Luciano Taccori, «la nostra idea è quella di realizzare un centro moderno che poi garantirà un lavoro per un gruppo di giovani. Ogni anno spendiamo migliaia di euro per mantenere gli animali catturati». Il nuovo canile che verrà realizzato entro il prossimo anno servirà anche i comuni del basso Campidano. Il dramma dei cani randagi si trasforma ogni giorno in una crudele mattanza che si consuma nelle campagne o attorno alla pineta di San Gemiliano: decine di cuccioli trucidati a sassate o annegati subito dopo la nascita. Francesco Pinna
L'UNIONE SARDA martedì 11 gennaio 2005 Cronaca Regionale Sardegna forestale Caccia aperta agli incendiari Non finirà a tarallucci e vino. La Forestale vuole nomi e cognomi degli incendiari che domenica mattina, sul Gennargentu, hanno dato fuoco a un fuoristrada dei ranger. Gli uomini dell'ispettorato di Lanusei, coordinati dalla dirigente Franca Congiu, hanno in mano elementi che possono portare all'identificazione degli autori del grave gesto. Le indagini sono avvolte nel più fitto riserbo. Impossibile frugare nel groviglio delle ipotesi investigative, tuttora apertissime. Negli ambienti del Corpo forestale non hanno preso benissimo neppure la manata rifilata in faccia ad un agente, dopo un alterco di cui non sono ben nitidi i contorni. Stando ai cacciatori, il ranger avrebbe investito un ragazzo, che ha avuto bisogno di cure mediche, mentre effettuava una manovra un po' azzardata. Comunque sia andata i vertici della Forestale stigmatizzano l'aggressione. Domenica, sui monti di Arzana, è successo quello che molti temevano e parecchi si auguravano non capitasse. Corollari di una tensione annunciata. Dall'ispettorato forestale smentiscono di avere dato fuoco alle polveri. «Dev'essere chiaro - dice la dottoressa Congiu, ribadendo i concetti espressi dal comandante regionale del Corpo, Carlo Boni - che noi non siamo andati sul Gennargentu a provocare. Il nostro compito era solo quello di far rispettare le regole». Che, detto per inciso, i forestali non hanno scritto e gli appassionati della doppietta hanno tutto il diritto di contestare, nell'ovvio rispetto dei codici. È quello che ha fatto, sempre detto per inciso, la stragrande maggioranza dei cinquecento cacciatori arrivati domenica mattina sul Gennargentu e impegnati anche in una delicata opera di mediazione fra i più irriducibili e gli agenti forestali. A Lèttene (zona protetta) non si poteva cacciare. Benissimo: i cacciatori sono andati a Lèttene a manifestare. Contro un divieto scritto a Roma, contro un Parco che da queste parti sembra non piacere a nessuno. (t. pl.)
L'UNIONE SARDA martedì 11 gennaio 2005 Lettere & Opinioni IL PARCO DEL GENNARGENTU/1 Tancas serradas a muru A quasi 190 anni dall'Editto delle chiudende, uno Stato nemico della Sardegna ha imposto ai Sardi dell'area del Gennargentu di andare fuori, oggi a cacciare e domani magari a portare il proprio bestiame, lasciando nella peggior situazione immaginabile i Sindaci che nel territorio vivono, hanno le loro attività e i loro figli. A difendere il tutto, un esercito di incolpevoli forestali, mandati in prima linea a prendersi gli insulti. In tutto questo ha gioco facile chi niente ha fatto affinché quel decreto non causasse i danni che si accinge a fare. Si sono riempiti la bocca di grosse parole in difesa dei cacciatori, dei pastori, fregandosene del fatto che in futuro ormai prossimo quelle popolazioni sarebbero state messe di fronte al fatto compiuto. Loro, nel frattempo, avrebbero esercitato la caccia in riserve a pagamento. Sappiano che tutte le strade legali saranno intraprese per porre fine a questa nuova imposizione. Noi non vogliamo fare la fine dei paesetti abruzzesi ormai spopolati, né quella dell'orso marsicano, ridotto all'osso perché l'uomo da cui - per via indiretta - traeva sostentamento è ormai andato via. Si può tutelare senza usare tali sistemi coercitivi e l'opera che esercita l'Azienda foreste demaniali ne è un esempio, con centinaia di buste paga e migliaia di alberi piantati. Grazie alla vigilanza del Corpo forestale dello Stato e al grande senso di responsabilità dei cacciatori, specie che negli anni Cinquanta erano in via di estinzione, oggi sono segnalate numerose ed in buono stato, cosa che certo non si può dire degli stambecchi del Gran Paradiso. "Tancas serradas a muru / fattasa a s'afferra afferra /si su chelu fiada in terra / l'aiana serradu puru. Fortunato Ladu Pastore - Pabillonis
IL PARCO DEL GENNARGENTU/2 Rivoluzione dall'alto? Sì, ma buona Come definire l'atteggiamento di molti sindaci e rappresentanti delle istituzioni locali in ordine al Parco del Gennargentu? Esponenti di partiti che negli ultimi quindici anni hanno sostenuto tante battaglie per le aree protette in Sardegna, oggi capeggiano la vandea dei cacciatori (ma questi, quanti sono?) e "istigano" quasi al non rispetto delle norme di legge, con volgari forme di ricatto: o ritirate il Decreto o voi (Stato, Regione) vi assumete la responsabilità del "montare" di comportamenti illeciti. Ci si lamenta del Dpr istitutivo del Parco, quando dobbiamo essere grati al governo nazionale (di allora) per avere concretizzato l'unica esperienza di area naturale protetta in Sardegna, mentre i nostri mitici legislatori regionali, dopo la legge 31 del 1989, hanno lasciato cadere miseramente ogni politica di protezione. Propongo che i cittadini di quelle zone organizzino manifestazioni in difesa del Parco, unico strumento di possibile sviluppo fondato sulla valorizzazione della risorsa ambientale; che insistano per una informazione corretta e fondata sulle norme, così che sia chiaro per tutti che i vincoli sono un'opportunità e non un impedimento: sono curioso di vedere quali "dimostrazioni" saranno più frequentate. Quanto alla consueta litania del Parco "calato dall'alto", a parte il fatto che fu costituito sulla base dei pareri (positivi) delle amministrazioni e che l'organo di amministrazione ne vede la obbligatoria partecipazione, sembra il solito lamento vittimistico di chi non riesce mai a far nulla: se le rivoluzioni arrivano dall'alto, non per questo cessano di essere rivoluzioni. Lettera firmata"
L'UNIONE SARDA martedì 11 gennaio 2005 Gallura Il caso dei cani uccisi: se ne occupa un legale «Era talmente buono, che quando lo sgridavamo si faceva la pipì addosso». Kiro, un meticcio di un anno, però ha subito lo stesso la punizione di un folle, giovedì scorso intorno alle nove e trenta. Un colpo di fucile, cartuccia a pallettoni, sparato dalla distanza di qualche metro direttamente al cuore. Poi un uomo incappucciato che scappa, riuscendo a divincolarsi nonostante il terreno sia poco praticabile. Ora padroni del cucciolo vogliono che si faccia giustizia, per lui, ma anche per tutti i cani barbaramente trucidati negli ultimi mesi, sempre nel quartiere di Santa Mariedda, lungo la strada per Tempio. «Dallo scorso ottobre - spiega Elisa, padrona di Kiro - i cani della zona sono passati da quindici a quattro, tutti uccisi nello stesso modo del mio». Ma il motivo di tanto odio nei confronti del miglior amico dell'uomo è difficilmente immaginabile per i proprietari di Kiro. «Non credo che si tratti di animali che uccidono il bestiame - prosegue Elisa. - Il mio stava sempre davanti al cortile di casa. Poi se effettivamente qualche cane azzannava una pecora, era il pastore ad andare a casa dei padroni per farsi risarcire». Resta il fatto che i padroni del cane trucidato giovedì, ora hanno paura. «Temiamo che si tratti di uno squilibrato che si aggiri in zona e che potrebbe colpire anche le persone - sottolinea Elisa. - Quel terreno dal quale hanno sparato a Kiro è sempre aperto, può entrare chiunque e non è la prima volta che proprio lì, i vicini di casa, abbiano visto qualcuno aggirarsi incappucciato in maniera sospetta». Indignazione da parte dei volontari della Lida di Olbia, che hanno incaricato un avvocato per seguire la vicenda di Kiro e Duchessa, la cagna uccisa mercoledì scorso in zona Bandinu. «Dov'è finita l'umanità? - lamentano i responsabili dell'associazione - è un atto vile, perché è vile chi spara i cani, soprattutto se indifesi come Kiro e Duchessa».(m.me.)
L'UNIONE SARDA lunedì 10 gennaio 2005 Oristano Ma rimane da sciogliere il nodo assicurazioni. Fiduciosi i cavalieri: «L'accordo nelle prossime ore» Profumo di Sartiglia, domenica le selezioni Ieri grande folla per gli ultimi preparativi in vista delle prove ufficiali a Sa Rodia Prova e riprova, avanti e indietro. Ponti, verticali e tante variazioni sul tema: ultimi dettagli di una pariglia quasi perfezionata. Anche se non per tutti. I tempi, d'altronde, sono già maturi: domenica non si può più sbagliare. Chi non resiste in sella rischia di restare a casa: niente Sartiglia. Tra sette giorni sullo sterrato di Sa Rodia, l'appuntamento è fissato con le prove ufficiali. Vere e proprie selezioni. Due pariglie, cioè sei cavalieri, non faranno parte del corteo che a Carnevale sfilerà lungo via Duomo. Il gruppo, al massimo, potrà essere composto da centoventi cavalli. Ma anche quest'anno gli iscritti sono sei in più. Dunque, chi si farà tradire dall'equilibrio è praticamente fregato. Fuori, senza appello. Ieri mattina i cavalieri hanno rifinito tutti gli assetti e nel galoppatoio c'era il pubblico delle grande occasioni. Appassionati e curiosi: fischi e applausi. Tutti, esperti e non solo, pronti a giudicare le evoluzioni dei cavalieri. Per tutta la mattinata è stato un viavai di gente. Tutti assiepati dietro le transenne, senza alcun incidente. Tanti brividi, questo sì. Domenica prossima, però, ci vorrà l'assicurazione. Il pubblico sarà numeroso e i rischi molto maggiori. Eppure ancora nessuna compagnia ha accettato di assicurare i cavalieri. Ogni anno i danni da risarcire sono tanti, esagerati gli oneri da sopportare. «Dovremmo firmare l'accordo nelle prossime ore ? ha assicurato il presidente dell'associazione dei cavalieri, Filippo Vidili - Con la Reale Mutua siamo quasi riusciti a raggiungere l'intesa. Risolveremo questo problema, ne sono sicuro». Nel frattempo, è scoppiata la polemica, qualcuno già minaccia persino di non scendere in pista. «Non credo si potrà fermare una manifestazione come la Sartiglia, soltanto perché le assicurazioni fanno i capricci ? ha commentato Luigi Paratore - tuttavia, non si può negare che ci sono molti furbi che inventano gli incidenti pur di intascare qualche soldo. Certo, la Sartiglia è una manifestazione rischiosa e bisogna metterlo in conto». I danni da risarcire sono tanti, anzi troppi. E ora le compagnie sembrano essere disposte e rinunciare ai quasi 50 mila euro che ogni anno versa l'associazione dei cavalieri. «Mi chiedo perché ogni volta debbano nascere queste polemiche - sbotta Michele Crobu - Per pagare le assicurazioni si dovrebbero utilizzare i soldi che si guadagnano con la vendita dei biglietti. Dove vanno a finire? Perché devono essere sempre i cavalieri a pagare? Perchè non far pagare al pubblico che assiste alle selezioni? Sarebbe un contributo utile. Si fa dovunque ci siano esibizioni di cavalieri, tranne che a Oristano». Ieri mattina a Sa Rodia tra i protagonisti della giostra non mancava proprio nessuno. Ma non tutti si sono presentati in groppa al proprio cavallo. Marco Vidili, Componidori per San Giuseppe, ha provato una discesa, ma senza mettere alla prova l'equilibrio. Ciccetto Serra, capocorsa di San Giovanni, ha preferito salutare tutti mantenendo i piedi per terra. Non è mancato neppure Paolo Contini, il francescano con la passione per i cavalli. Quest'anno lui non potrà scendere alla stella e la Sartiglia dovrà accontentarsi di vederla dalla tribuna. Nicola Pinna
L'UNIONE SARDA lunedì 10 gennaio 2005 Commento La guerra dei vincoli Mufloni e bufale sul Gennargentu di Roberto Casu Ai tempi di Edo Ronchi sul parco del Gennargentu si combatteva una battaglia ideologica senza esclusioni di colpi e senza prigionieri. O di qua (i buoni ambientalisti di città, difensori di boschi e cinguettanti uccellini) o di là (i rozzi pastori distruttori di querce peggio del mago Saruman del Signore degli Anelli, i crudeli cacciatori sterminatori di tordi e piccioni, per non parlare dei feroci cercatori di funghi). Per fortuna queste bufale non pascolano più nella terra dei mufloni. Oggi ai confini della grande riserva indiana sfilano i pentiti del vincolismo punitivo e selvaggio. Meglio di nulla: la notte del buonsenso ha alla fine portato più miti consigli nelle testoline dei miliziani del corano ecologista. Il cadaverino del parco che nessuno vuole più ha però lasciato l'eredità scomoda e pericolosa dei vincoli. Un saggio di alta amministrazione: il parco non c'è - quasi certamente non ci sarà - ma i divieti sopravvivono a prescindere. Peggio: si trasformano in armi messe in pugno agli inutili idioti che credono di risolvere il problema dando fuoco ai gipponi della Forestale. Le teste calde e i delinquenti vanno puniti, in maniera severa ed esemplare. Ma non confusi con le persone perbene che hanno mille sacrosante ragioni per protestare contro la vergogna dei vincoli. Per fare un parco a misura di sardi ci vorrebbe una classe politica (di governo e di opposizione) capace di credere e praticare i valori dell'autonomia politica. Invece finora solo parole: «Non vogliamo il parco», «dei vincoli neanche a
L'UNIONE SARDA lunedì 10 gennaio 2005 LA PROPOSTA «Questo parco alimenta l'illegalità» La Giunta propone una riduzione da 64 a 28 mila ettari Il parco di Yellowstone nel Gennargentu non fa al caso sardo. L'oasi all'americana, centralizzata, è un fallimento e «alimenta illegalità». Meglio il parco integrato della più vicina Corsica. Il governatore Renato Soru lo dirà mercoledì mattina al ministro dell'Ambiente Altero Matteoli. E soprattutto spiegherà che dai primi di febbraio in Sardegna «può già decollare un primo nucleo di Parco del Gennargentu. Sono i 28 mila ettari di proprietà della Regione in mano all'Azienda foreste demaniali e all'Ente foreste». Nel bel mezzo di una disputa esasperata e segnata anche dagli episodi di ieri con la clamorosa protesta dei cacciatori nel Nuorese, il presidente della Regione anticipa quanto in settimana chiederà al ministro. Martedì sarà ufficializzato il vertice e slavo imprevisti la visita romana verrà confermata per l'indomani. Il perimetro dei 28 mila ettari corrisponde a poco meno della metà della riserva nazionale istituita dalla legge 394 estesa appunto 64 mila ettari. Il Parco decollerà a una condizione: che la palla passi alla Regione. «Dobbiamo far valere il nostro diritto di gestire l'ambiente e di prevedere noi i vincoli necessari», dichiara Soru. «Sino a quando non viene riconosciuto questo diritto, il parco non può nascere». Per il governatore al momento «esiste una delimitazione con vincoli che costringono parte della popolazione all'illegalità, alimentata dall'ambiguità di questi cinque anni dal governo nazionale e dalla precedente amministrazione regionale: hanno promesso più volte che i vincoli sarebbero stati cancellati alimentando l'ambiguità e mettendo la popolazione in stato di illegalità quando in quella zona più che in altre c'è bisogno di più legalità». Aggiunge anche che la Regione è pronta a rimodulare i bandi dei Por, «finanziamenti ingenti», dice, «rivolti a questo sistema regionale di parchi, per sostenere lo sviluppo locale e in particolare iniziative imprenditoriali collegate all'ambiente e a produzioni che valorizzano la natura». Finora la grossa fetta dei finanziamenti Por era stata destinata ai lavori pubblici (il 30 per cento poi è servito solo a pagare i consulenti). L'ipotesi che Soru proporrà al ministro Matteoli prevede «come prima cosa l'eliminazione dei vincoli, e poi altri 220 mila ettari di parco in tutta l'Isola, aree al momento in mano alla Regione». Ai comuni del Nuorese, per quanto riguarda il Gennargentu, la scelta se aderire o meno. L'annessione, in generale, «sarà volontaria e senza imposizioni», precisa il presidente, «e solo dopo che quest'oasi verde nella Sardegna centrale sarà decollata e avrà portato risultati concreti». Secondo il capogruppo di An, Mario Diana, «il presidente della Regione poteva bloccare i vincoli intervenendo nel decreto di calamità sulla emergenza di Villagrande e delle zone colpite dall'alluvione». Una richiesta che sarebbe stata accettata vista l'urgenza della ricostruzione di quei territori. Nell'interpellanza di An si ipotizza che ci sia stato invece un intervento proprio di segno opposto: chiedere il ripristino dei vincoli. E il consigliere Antonello Liori (An), aggiunge: «Quando eravamo al governo avevamo garanzie che il parco sarebbe stato azzerato. È improponibile una riserva calata sulle popolazioni che non la vogliono. Sia il governo nazionale sia noi non abbiamo mai fatto applicare i vincoli». E poi il sospetto: «Il ministro Matteoli è sempre stato d'accordo per abolire il decreto, e ora avrebbe cambiato parere addirittura senza dire nulla. La mia conclusione è che qualcuno è intervenuto per bloccare l'abrogazione. Sospetto, non ho prove». Il parco potrebbe partire nei terreni dell'Ente foreste e Azienda demaniale. «In quei terreni», contesta Liori, «esistono i terreni comunali dati in concessione. Dovranno tornare in possesso dei comuni e inoltre sono terreni inalienabili vincolati da usi civici, un diritto acquisito dalle popolazioni». Liori minaccia battaglia in Consiglio: «Ricorderemo che questo parco è un'invenzione degli amici di Soru. Ora la sinistra ha cambiato idea, finalmente ha preso atto che il parco la gente non lo vuole». Secondo il consigliere di An i vincoli si potevano abrogare anche a prescindere dalla calamità dell'Ogliastra. E conclude: «C'è la necessità di realizzare infrastrutture. Per esempio, da sempre si richiede una strada che colleghi la Barbagia all'Ogliastra, col parco non si potrà fare. E allora si dica che le popolazioni devono andare via. Che il parco è contro la gente». Roberto Ripa
L'UNIONE SARDA lunedì 10 gennaio 2005 Una domenica con le compagnie venatorie ogliastrine tra rabbia e battute al cinghiale «Se vogliono un parco lo facciano a Roma» Si sentono in lotta da quando, in occasione della prima giornata del calendario venatorio del 2005, lo scorso 2 gennaio, hanno scoperto che se volevano continuare ad andare a caccia avrebbero dovuto fare i conti con la perimetrazione del Parco del Gennargentu. Da quel giorno i cacciatori dei Comuni che secondo il decreto Ronchi del 1998 ricadono all'interno dell'oasi hanno fatto capire che non ci stavano e che avrebbero fatto di tutto per impedire l'applicazione dei vincoli. E così sono cominciate le riunioni infrasettimanali per mettere a punto la strategia da seguire e mettere d'accordo i diversi punti di vista, riportando nel contempo alla calma qualche testa calda. Ma non ci stanno ad essere indicati come gli unici veri antiparco. E il disappunto per essere additati come persone che non vogliono nessun tipo di controllo è emerso chiaramente negli incontri organizzati ieri ad Arzana e Baunei. «Siamo qui - hanno voluto specificare i cacciatori baunesi che per manifestare in massa contro il decreto Ronchi hanno rinunciato alla battuta mattutina - prima di tutto come semplici cittadini che rivendicano il diritto ad avere voce in capitolo nella a gestione del nostro territorio. Se dall'alto vogliono il Parco che se lo facciano a Roma». Anche i cacciatori intervenuti ad Arzana hanno rifiutano la patente di unici anti-parco e condannando unanimemente il gesto "isolato" che ha portato al danneggiamento del fuoristrada della Forestale sottolineano come «il problema riguarda tutti i cittadini, non solo quelli a cui piace andare a caccia». Sveglia all'alba quale che siano le condizioni meteo, l'appuntamento in un luogo prestabilito, la battuta mattutina, la sosta per il pranzo e la battuta pomeridiana. A questo rito domenicale i cacciatori ogliastrini non vogliono proprio rinunciarci e - promettono - faranno di tutto per ripeterlo anche in futuro. In questi giorni di forte tensione in ogni paese che ricade all'interno del perimetro del Parco si sono così moltiplicate le riunioni tra cacciatori e se fino a qualche tempo fa l'oggetto delle discussioni riguardava il luogo nel quale ogni compagnia avrebbe organizzato la battuta, ora si parla di zona A1, zona A2, zona A3, le diverse fasce protette previste dal decreto Ronchi. E proprio tenendo conto della perimetrazione prevista dal decreto i cacciatori intervenuti ad Arzana ieri mattina hanno voluto protestare simbolicamente sparando alcuni colpi in area nelle zone in cui l'esercizio della caccia dovrebbe essere vietato. Le undici compagnie di caccia di Baunei e Santa Maria Navarrese hanno invece preferito organizzare nel pomeriggio battute vere e proprie in zone fuori dal parco, abbattendo in tutto dieci cinghiali, che poi; come vuole la tradizione; sono stati caricati sulle auto e mostrati per le vie del paese con una dose di orgoglio che, questa volta, aveva un sapore tutto particolare. (gm.p)
L'UNIONE SARDA lunedì 10 gennaio 2005 Appello di Carlo Boni alle doppiette Il comandante dei ranger: «È solo il nostro lavoro, non siamo le controparti» «Non siamo noi la controparte dei cacciatori». È amareggiato il comandante regionale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale Carlo Boni. Un'amarezza che non riesce a scrollarsi di dosso da quando, ieri mattina di buon'ora, gli è arrivata la notizia di quel Pajero della Forestale dato alle fiamme durante la manifestazione dei cacciatori che si erano radunati alle prime luci del mattino all'incrocio tra Seui e Arzana per protestare contro i vincoli del Parco del Gennargentu. «Sia chiaro a tutti che noi stiamo svolgendo il nostro dovere, che è quello di applicare la legge - sottolinea il com |