FEBBRAIO 2005

 

 

 

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 28 febbraio 2005

Piano faunistico. La Provincia alla Regione: i confini sono sbagliati Non si può costruire un piano faunistico di Oristano senza tener conto dei territori dei Comuni che faranno parte del nuovo assetto provinciale. Lo hanno detto a chiare lettere alla Regione i capigruppo del Consiglio provinciale nel documento sul piano faunistico inviato all'assessorato regionale all'Ambiente. La Regione aveva imposto alle province oggi come scadenza per l'approvazione dei piani faunistici. L'assessore provinciale all'Ambiente Gianni Solinas ha portato il piano in consiglio lunedì e martedì pomeriggio: uno strumento già contestato ad Ales due giorni prima dai cacciatori della Marmilla e che nell'aula del Consiglio ha riscontrato la contrarietà di esponenti di maggioranza e minoranza. Allora la maggioranza ha ritirato il piano faunistico provinciale e tutti i gruppi hanno concordato sulla necessità di redigere un documento da spedire all'assessorato. «Il piano faunistico deve comprendere l'intero territorio e non è accettabile che i nuovi confini vengano determinati al momento da consigli di altre province», dichiara il documento. Il Consiglio ha dunque deliberato di chiedere alla giunta provinciale un ampliamento del piano faunistico alla nuova superficie provinciale e di chiarire con la Regione il problema dell'ampliamento dell'articolo 52 della legge regionale della caccia del 98, che non contempla i nuovi comuni della provincia. (an.pin.)

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 28 febbraio 2005

Oschiri

Tutti contro la direttiva europea sulla zona a protezione totale per il palmipede

Polemiche in consiglio sulla gallina prataiola

Sta scatenando un vero e proprio putiferio ad Oschiri la gallina prataiola, dentro e fuori il consiglio comunale. L'Unione Europea vuole proteggere il volatile con una nuova zona di tutela speciale, che riguarda un'area di circa diecimila ettari compresa nei territori di Oschiri, Berchidda, Ozieri e Tula. Secondo alcuni consiglieri di minoranza, un'operazione che sta passando senza il coinvolgimento delle comunità interessate. Nell'ultima seduta dell'assemblea civica di Oschiri è stato anche chiesto al sindaco Antonio Perinu di convocare un consiglio comunale straordinario per discutere della questione. In pratica si tratta di una delibera della Giunta Soru, datata 20 luglio 2004, firmata dall'assessore Tonino Dessì, con la quale vengono individuate zone di protezione speciale. Oltre a quella del Monte Acuto, l'elenco comprende l'arcipelago di La Maddalena, l'Asinara, il Gennargentu, le isole di Tavolara, Molara e Molarotto, Capo Caccia, Isola di Mal di Ventre, Capo Carbonara, Monte dei Sette Fratelli, Monte Linas, Monte Limbara. Per un totale che, secondo il consigliere comunale, Alessio Pasella, è vicino ai 267mila ettari. Dopo anni di silenzio, quindi, si ritorna a parlare di una qualche forma di tutela che non riguarda soltanto la riva nord del lago artificiale del Coghinas, ma anche la stessa montagna gallurese. Oggetto di progetti di parco regionale che non hanno mai avuto sviluppi operativi. «Ci sono - spiega il consigliere Pasella - pesanti limitazioni all'uso del territorio, soprattutto per quanto riguarda le attività agricole e venatorie. Le misure speciali di conservazione sono studiate per tutte le specie di uccelli, naturalmente allo stato selvatico.

Vorrei ricordare, che le decisioni sull'assetto del territorio sono di competenza esclusiva del consiglio comunale. Deve essere ascoltata anche la popolazione, i proprietari dei terreni, gli allevatori e i cacciatori. Il provvedimento riguarda, all'80 per cento, Oschiri. Si parla di zone di protezione speciale in Sardegna, a seguito della condanna della Corte di giustizia europea che riguarda la Repubblica italiana. Non sarebbero state infatti istituite un numero sufficiente di Zps nel territorio nazionale. Per questo abbiamo chiesto al sindaco se in merito all'individuazione delle aree di tutela, sia stata chiesta la consultazione del Comune di Oschiri e se la Giunta abbia espresso la sua adesione al progetto». Il sindaco Perinu sta esaminando l'interrogazione. Ma è già nelle condizioni di dare una prima risposta. «La delibera regionale - spiega - risale al luglio scorso. Vorrei ricordare che nell'ultima parte si parla di consultazione degli enti interessati e concertazione delle Zps. Ancora questo procedimento non è stato avviato, quando lo sarà forniremo le nostre indicazioni. Posso però dire già che prima di aderire a questo progetto, vogliamo capire bene la natura e le dimensioni dei vincoli imposti al nostro territorio».

Andrea Busia

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 23 febbraio 2005

Incidente a Su Grumene: Graziano Gazzaniga armeggiava con la doppietta

Parte un colpo dal fucile, muore cacciatore

Una fucilata, partita in modo accidentale, non gli ha lasciato scampo.

Graziano Gazzaniga, nuorese di 53 anni con l'hobby della caccia, è morto così nella sua casa di campagna. Era troppo tardi quando i soccorritori lo hanno trovato riverso nella casetta di Su Grumene, in quel lembo di terra che riempiva il suo tempo libero. Anche ieri mattina è andato lì. Ma un colpo partito in maniera improvvisa dal fucile da caccia lo ha centrato in pieno. È caduto a terra, in una pozza di sangue. I familiari hanno trovato il suo corpo nella tarda mattinata, intorno alle 10,30-11. Soccorsi inutili: per lui non c'era più nulla da fare. Nella casa di Su Grumene sono arrivati gli agenti della Questura che, coordinati dal capo della Squadra mobile Massimo Colucci, hanno fatto i rilievi necessari a ricostruire meglio la vicenda. Una mano d'aiuto importante è arrivata dal medico legale Vindice Mingioni. In base agli esami eseguiti, ha potuto accertare che a causare la tragedia è stato un incidente. Ricostruzione suffragata dal fatto che il colpo che ha devastato Gazzaniga, raggiunto pare a un fianco e al volto, sarebbe stato esploso dal basso. A quel punto sono state escluse altre ipotesi che erano state prese in considerazione subito dopo il ritrovamento del corpo. I primi a raggiungere la casa di Su Grumene sono stati i familiari dello sfortunato cacciatore. Forse un po' preoccupati per via di qualche ritardo, hanno fatto un salto nel terreno, tappa frequente nelle giornate di Graziano Gazzaniga. Sono stati loro a fare la terribile scoperta. Hanno chiamato aiuto. Ma era ormai troppo tardi. Dopo i rilievi degli investigatori, il corpo dell'uomo è stato trasportato nell'obitorio dell'ospedale San Francesco. Graziano Gazzaniga era un appassionato cacciatore. Hobby ereditato dal padre, morto qualche anno fa. Ma rimasto impresso nella memoria di molti come capocaccia. Una passione condivisa, tra l'altro, anche da altri familiari. Graziano Gazzaniga viveva con la mamma nel quartiere di Preda Istrada. La notizia della tragedia di Su Grumene, che si è diffusa in città ieri pomeriggio, ha suscitato molta commozione. 

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 23 febbraio 2005

Bosa. Nei guai tre algheresi sorpresi a Capo Marrargiu

A caccia nell'oasi: condannati

Erano stati sorpresi all'interno dell'oasi faunistica di Capo Marrargiu, a Bosa, dagli agenti della guardia forestale. Non nella veste di appassionati di trekking o di pazienti osservatori dei grifoni che vi nidificano, ma armati di fucile e accompagnati da fedeli segugi. Per questa ragione tre cacciatori di Alghero (Antonio Piras, Angelo e Carlo Delrio) sono stati condannati per l'esercizio dell'attività venatoria all'interno della riserva permanente dal giudice monocratico di Macomer Mauro Pusceddu. Questa la pena che è stata comminata loro: quindici giorni di arresto, il versamento di un'ammenda pari a quattrocento euro, oltre al pagamento delle spese processuali. E' stata così accolta la richiesta che era stata inoltrata dal pubblico ministero Daniela Meloni che, ritenendo provato il reato, aveva sollecitato una sentenza di condanna. Il rappresentante dell'accusa ha anche voluto sottolineare come, pur non essendo agevolmente comprensibile la presenza dell'oasi per la mancanza di un'adeguata cartellonistica, i tre cacciatori fossero tenuti (anche perché della zona) a conoscerne l'estensione. E proprio sulla mancanza di volontarietà ha insistito l'avvocato difensore dei tre cacciatori: i suoi assistiti si sottoposero ai controlli degli agenti della Forestale e uno di loro, attraverso un'apposita ricerca nella biblioteca comunale di Alghero, si premurò anche di verificare sul Bollettino ufficiale della Regione la sussistenza o meno dei divieti di caccia e l'esatta ubicazione della riserva. Motivazioni che non sono valse ad evitare una condanna per aver esercitato abusivamente l'attività venatoria all'interno dell'oasi faunistica, rinomata perché vi nidificano i grifoni.

Manuela Arca

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 23 febbraio 2005

Caos in aula, congelato il piano faunistico

La maggioranza di centrodestra in Consiglio provinciale ha ritirato il piano
faunistico di Oristano. Alla Regione entro il 28 febbraio verrà inviato solo
un documento condiviso da tutti i gruppi consiliari. È il clamoroso epilogo
della riunione del Consiglio provinciale di ieri pomeriggio, convocato con all'ordine del giorno proprio l'approvazione del piano faunistico provinciale. Alla fine di una seduta ricca di malumori, e di dure critiche allo strumento elaborato dalla commissione provinciale faunistico, il piano
dunque è sparito, accantonato. Sicuramente da rivedere e correggere. Un
piano faunistico che non piaceva alla minoranza, ma che ha creato spaccature anche nella maggioranza in consiglio provinciale. Dopo il duro intervento del consigliere e capogruppo della Margherita Arturo Manias, è stata la stessa maggioranza a chiedere la sospensione dei lavori per alcuni minuti. E al loro ritorno in aula la proposta è stata: uno stop al piano e un documento condiviso da tutti i gruppi politici da inviare entro lunedì all'assessorato regionale all'ambiente. La Regione ha imposto come data di scadenza il 28 febbraio alle Province per l'approvazione dei piani faunistici, pena il commissariamento delle commissioni provinciali faunistiche. La Provincia di Oristano ora tenterà di salvarsi in extremis con il documento che verrà redatto domani mattina da tutti i capogruppi consiliari e che conterrà molte delle indicazioni emerse ieri in aula. Ma cos'è che non è piaciuto di questo piano? Soprattutto, a detta di alcuni esponenti della minoranza, la sua poca precisione nei dati e nella divisione
del territorio e degli ambiti di caccia. Critiche emerse nelle parole del consigliere Manias. «Questo piano non s'ha da fare», ha esordito il rappresentante della Margherita, «si basa su dati non certi e soprattutto non tiene conto del territorio dei dieci Comuni che faranno parte della Provincia di Oristano, dopo la nascita dei quattro nuovi enti territoriali».

Manias ha poi rincarato la dose: «Non è chiara l'esatta porzione di territorio a disposizione di ogni cacciatore, come non sono precisi i confini delle zone di protezione faunistica». Che dire delle autogestite: «non si capisce quali zone verranno date in concessione alle stesse autogestite», ha buttato benzina sul fuoco il consigliere di minoranza. Alcuni esponenti della stessa maggioranza hanno bocciato il piano. «Non aveva senso approvare un piano che non comprende le zone di Bosa, Laconi e Genoni e che ci sarebbe stato stravolto dalla Regione», afferma l'assessore ai Lavori pubblici Franco Pusceddu. Un piano che non ha riscontrato neanche il favore delle doppiette. Lo si era capito molto bene ad Ales sabato pomeriggio durante il confronto fra i cacciatori della Marmilla e l'assessore provinciale all'ambiente Gianni Solinas. Le doppiette avevano criticato l'assenza dei futuri vincoli previsti dal parco del Monte Arci, così come l'assenza di criteri di regolamentazione delle aziende agrituristico-venatorie, che si sono tramutate in zone di caccia per pochi fortunati. Integrazioni che dovranno essere inserite nella revisione del piano faunistico di Oristano. (an.pin.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 22 febbraio 2005

Torna oggi in aula. Previste 14 oasi in 225 mila ettari

Sciopero alla Provincia, salta il sì al piano faunistico

Il piano faunistico di Oristano dovrà attendere ancora un giorno per essere approvato dal Consiglio provinciale. Lo strumento, destinato a regolamentare l'attività di caccia nel territorio provinciale e a tutelare le specie faunistiche, era uno dei due punti all'ordine del giorno dei lavori dell'assemblea di ieri pomeriggio, sospesa per un'agitazione degli addetti ai servizi dell'ufficio del Consiglio. Hanno incrociato le braccia e disertato i lavori, perché da due anni attendono la liquidazione di competenze riguardanti il loro servizio in consiglio. I dipendenti hanno ricevuto la solidarietà del presidente del consiglio Ignazio Carrus, che ha abbandonato la seduta e dei consiglieri Salvatore Bonesu, Salvatorangelo Zedda, Antonio Barracu ed Antonino Melis, che hanno chiesto l'aggiornamento della riunione. Oggi alle 18 si tornerà a parlare in Consiglio del piano faunistico, illustrato sabato pomeriggio ad Ales dall'assessore all'ambiente Gianni Solinas ai cacciatori della zona. Il piano prevede un territorio agro-silvo-pastorale di 225 mila ettari, diviso in due ambiti: il nord Oristanese, 144 mila ettari e 39 Comuni interessati, da Oristano a Tresnuraghes e il sud Oristanese, stesso numero di paesi, 81 mila ettari, che comprende la Marmilla e il Campidano. Il piano è una fotografia della caccia in provincia: 5400 doppiette, 41 ettari per ogni cacciatore. Dati aggiornati al 2005. Proprio questo è stato uno dei motivi di contesa fra il consigliere provinciale Arturo Manias e l'assessore Solinas. «Ho stoppato il piano in Provincia perché i dati non erano aggiornati e c'era il rischio che ogni cacciatore avesse a disposizione meno ettari di quanti previsti», ha sostenuto Manias ad Ales. Lo ha rassicurato Solinas: «I Comuni ci hanno inviato le cifre aggiornate». L'assessore provinciale ha snocciolato i dati di alcuni Comuni. Se da un lato è singolare il caso di Aidomaggiore, dove negli ultimi quattro anni le doppiette sono scese da 108 a 21, in altri paesi come Curcuris sono cresciute da 13 a 22. «I cacciatori in provincia stanno diminuendo», ha precisato Solinas. Molte doppiette hanno appeso il fucile al chiodo e tanti ragazzi, che ottengono la licenza, non partecipano alle battute di caccia. Il piano faunistico prevede 14 oasi di protezione per 7.890 ettari e 19 zone di ripopolamento e cattura per 13.456 ettari. La zona di ripopolamento di Is Coravigus, vicina a Mogoro, è stata al centro di un acceso dibattito ad Ales fra Solinas e Franco Pascalis di Mogoro, componente del comitato provinciale faunistico, che ha bocciato il piano senza possibilità di appello. «Va rivisto con l'apporto delle associazioni», ha detto Pascalis, «ricordo la grave autorizzazione concessa da Solinas nella zona di Is Coravigus per prove di addestramento di cani a cacciatori delle Penisola», ha detto Pascalis. Malumori condivisi da alcune doppiette: «Quelle colline sono aperte ai cacciatori della Penisola, ma non a noi», ha detto un gruppo di cacciatori. Una cosa è chiara. Il mondo della caccia, nonostante la legge regionale 23, necessita di maggiore controllo. Lo dimostra l'esistenza di aziende agrituristico-venatorie, previste in zone con scarsa selvaggina, realizzate invece in territori ricchi di cacciagione, «accessibili solo per gli amici dei proprietari», ha accusato Tatti Frongia di Senis, riferendosi ad un'azienda vicina al suo Comune.

Antonio Pintori

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 21 febbraio 2005

Oggi l'approvazione della Provincia

Pronto il piano faunistico I cacciatori: meno vincoli

I cacciatori della Marmilla hanno chiesto la possibilità di spostarsi facilmente fra i due ambiti territoriali del nuovo piano faunistico provinciale. Ma anche controlli più rigidi sulle aziende agrituristico-venatorie e certezze sui futuri vincoli del parco regionale del Monte Arci. L'assessore provinciale all'ambiente Gianni Solinas ha raccolto suggerimenti, sabato pomeriggio, nella sala della comunità montana di Ales, durante il confronto con le doppiette del territorio, organizzato dal consigliere provinciale della Margherita Arturo Manias. Questo pomeriggio l'approvazione del piano è all'ordine del giorno dei lavori del consiglio provinciale. La Regione ha infatti stretto i tempi: entro il 28 febbraio le quattro province devono approvare i piani faunistici o le commissioni provinciali che hanno operato per la redazione di questo strumento verranno commissariate. «Da mesi ho bloccato il piano in provincia e prima della riunione di questo pomeriggio ho organizzato questo confronto fra l'assessore e i cacciatori della mia zona», ha esordito Manias davanti a 150 cacciatori dell'Alta Marmilla. Uno degli argomenti più dibattuti il parco del Monte Arci. Diverse doppiette hanno chiesto a Solinas la ragione dell'assenza dei vincoli del futuro parco regionale nel piano faunistico provinciale. «Molto semplice - ha risposto l'assessore all'ambiente - il parco non esiste perché non c'è ancora una legge istitutiva. Finalmente i Comuni del Consorzio del Parco si stanno muovendo in queste ultime settimane. Ma dei vincoli se ne occuperà poi la Regione». Poi Solinas ha aggiunto. «E comunque non è un problema imminente. Il parco del Monte Arci non nascerà prima di dieci anni». Quindi le perplessità sulla divisione del territorio in due ambiti per i cacciatori. Le doppiette della Marmilla temono di non poter accedere alla zona nord. «Sarà sufficiente un permesso concesso dal consorzio che gestirà l'ambito territoriale», ha assicurato Solinas. Ma l'argomento che ha acceso di più il dibattito è stato quello delle aziende agrituristico-venatorie. Molti cacciatori hanno accusato queste aziende - approvate ma poi non controllate dalla Regione - di essere diventate feudi per pochi eletti. Solinas ha garantito di tener conto di queste richieste. Antonio Pintori

 

L'UNIONE SARDA

domenica 20 febbraio 2005

Sestu

Nei mille ettari di Ollastru Mannu sono sparite le pernici: l'allarme dei cacciatori

Oasi di ripopolamento regno dei bracconieri

Era il paradiso delle pernici, ora non ci vola più nemmeno una mosca. I mille ettari dell'oasi di ripopolamento di Ollastru Mannu sono stati per anni il polmone verde che garantiva la riproduzione rapida della selvaggina nell'intero territorio. Poi l'apertura della caccia dentro la riserva e lo sterminio delle pernici e dei conigli selvatici. Ora i divieti sono tornati, ma i bracconieri ogni notte fanno strage di animali e il ripopolamento è diventato impossibile. A lanciare l'allarme sono gli stessi cacciatori che chiedono maggiori controlli contro le doppiette di frodo e la creazione di una nuova grande riserva permanente tra Sestu e Dolianova che consenta nuovamente alla fauna di moltiplicarsi, ripopolando le campagne. «Per ora la caccia resta chiusa, ma non c'è più selvaggina», dice Stefano Spissu, «da tempo stiamo chiedendo che vengano aperte delle oasi, perché altrimenti non ci sarà più nulla da caciare». La prima emergenza da affrontare e sconfiggere resta la lotta contro i bracconieri: vanno a caccia col buio e illuminano i campi e la bassa vegetazione con i fari dei fuoristrada oppure utilizzando delle lampade alogene. Attirati dalla luce, gli animali escono allo scoperto e vengono freddati dalle doppiette. E per non farsi intercettare dalle pattuglie dei carabinieri, sfruttano stratagemmi ingegnosi come i doppi fondi nel cofano delle autovetture che permettono di nascondere fucili e cacciagione. «Durante la notte, quando tutti dormono, loro vanno a sparare», dice un cacciatore che però chiede l'anonimato per timore di ritorsioni, «le zone più a rischio sono quelle di Ollastru Mannu, Su Pardu, Sa Costa e Su Zippiri e le altre aree al confine con Ussana e Dolianova». Un argine alla caccia di frodo potrebbe arrivare dalla compagnia barracellare, la nonostante i ripetuti tentativi dell'amministrazione cittadina, da anni non si riesce a costituire il gruppo dei ranger ormai assente da oltre una decina d'anni.

Francesco Pinna

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 18 febbraio 2005

La riforma venatoria alla Camera Onnis rassicura i cacciatori «Slittamento tecnico»

«Un rinvio tecnico necessitato da sopraggiunte e imprevedibili esigenze di organizzazione dei lavori dell'aula». Questa la motivazione, precisa Francesco Onnis (An), relatore della proposta che modifica la legge sulla caccia, dello slittamento dell'esame del provvedimento che era previsto per lunedì alla Camera. È prevista la riforma della legge 157 del 1992, che disciplina l'attività venatoria. Onnis puntualizza che il rinvio si è reso necessario «a causa dello slittamento alla prossima settimana del provvedimento sul mandato di arresto europeo». «È pertanto ancora una volta fuori luogo e fuori campo - prosegue l'esponente di Alleanza nazionale - oltre che contraria al vero, l'ennesima lettura farneticante fatta dai Verdi». Pecoraro Scanio aveva parlato di «esclusione» dai lavori parlamentari. «Quanto prima - assicura Onnis - avverrà la nuova calendarizzazione, anche perché non potrà certo cancellare il lavoro approfondito dalla commissione Agricoltura della Camera, arricchito dal parere dell'opposizione e protrattosi per oltre due anni e mezzo». «Sarebbe assai preoccupante in una democrazia parlamentare - conclude il relatore - se ben dodici proposte di legge, provenienti da oltre 150 deputati della maggioranza e dell'opposizione, tutte convergenti nel sollecitare la modifica equilibrata ed europea della legge 157 potessero finire nel cestino della politica e non percorressero il loro iter costituzionale». Per Lac, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf, Animalisti italiani ed Enpa la «scomparsa» del Testo Onnis «è la diretta e inevitabile conseguenza non solo delle bocciature subite in commissione, ma anche dell'azione costante delle associazioni in due anni di confronto».

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 17 febbraio 2005

Ales

Piano faunistico provinciale, sabato la presentazione ai cacciatori

Sabato ad Ales si discuterà del piano provinciale faunistico. Appuntamento

importante per tutti i cacciatori della Marmilla alle 16.30 nella sala convegni della Comunità montana di Ales. Le doppiette del territorio potranno dire la loro all'assessore provinciale all'Ambiente Gianni Solinas, che sarà presente ad Ales per presentare il piano faunistico. L'incontro è stato fortemente voluto da Arturo Manias di Curcuris, consigliere provinciale del gruppo de La Margherita. «L'assessore ha portato diverse volte in consiglio provinciale il piano per l'approvazione - dice Manias - ma assieme ad un altro consigliere della maggioranza lo abbiamo sempre bloccato perché ritengo che sia indispensabile un confronto con i cacciatori e con le associazioni venatorie». Il piano faunistico della provincia di Oristano è stato nuovamente inserito all'ordine del giorno del consiglio provinciale di lunedì e martedì. Ma sabato si pronunceranno prima i cacciatori del territorio. Riunione importante anche in ambito regionale, visto che il piano faunistico di Oristano sarà il primo ad essere approvato fra le attuali quattro province sarde. «Bisogna sottolineare che il piano non interessa solo la caccia, ma è uno strumento che tutela le specie animali di tutto il territorio provinciale - ricorda il consigliere provinciale Manias - un piano che terrà conto anche della zona di ripopolamento e cattura che nascerà fra i Comuni di Masullas, Pompu, Gonnostramatza, Gonnoscodina e Simala ed anche delle norme sulla caccia che regolamenteranno il territorio del parco del Monte Arci». Insomma, saranno davvero tanti gli argomenti da dibattere sabato pomeriggio ad Ales. Manias attende il pronunciamento dei cacciatori della Marmilla. «Se manifesteranno la loro approvazione al piano provinciale faunistico presentato dall'assessore Solinas, voterò a favore del piano nella riunione del consiglio provinciale di lunedì - chiude Manias - se le doppiette e le associazioni proporranno delle modifiche, mi attiverò perché vengano inserite nel piano». (an. pin.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 16 febbraio 2005

Caccia a febbraio L'Udc critica l'assessore «Ha tradito gli impegni»

«Si è chiesto in più sedi e occasioni all'assessore dell'Agricoltura, Enrica Addis, di esprimere il suo parere in merito alla possibilità di concedere la caccia in deroga, ma fino ad oggi non ha presentato la sua relazione, lasciando i cacciatori sardi, ma anche gli imprenditori agricoli, nella più totale incertezza». È quanto sottolinea una nota del gruppo dell'Udc in Consiglio regionale. I consiglieri regionali ricordano che tutti i gruppi, fatta eccezione per quello dei Ds, hanno firmato ai primi di febbraio un ordine del giorno dove si sollecitava l'assessore dell'Ambiente Tonino Dessì di verificare la sussistenza o meno delle condizioni per poter programmare alcune giornate di caccia in deroga. «L'ordine del giorno è stato ovviamente notificato», di legge ancora nel comunicato, «all'assessore Addis, che ha, tra l'altro, ricevuto in presenza di alcuni amministratori, tra cui Nello Cappai, una delegazione delle associazioni venatorie, assumendo l'impegno di esprimere al collega dell'Ambiente il suo parere circa la caccia in deroga. Non solo: la quinta commissione consiliare, accogliendo le istanze degli imprenditori agricoli, preoccupati per i danni provocati dalle specie migratorie, ha chiesto all'assessore dell'Agricoltura quali provvedimenti ha adottato o intende adottare per consentire la caccia in deroga, come previsto dalla legge».

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 14 febbraio 2005

Sedilo

"Su puddu", i carabinieri dal sindaco

I carabinieri del Nas hanno fatto visita al sindaco di Sedilo. Lo scopo è far luce sulla vicenda della corsa a su puddu a Sedilo, che si svolge con polli veri, a differenza di quanto avviene in molti altri centri, dove vengono usate galline di pezza o di plastica. Fatto che ha provocato la reazione del Wwf. Arrivati in Comune, gli uomini del Nucleo antisofisticazioni di Cagliari hanno chiesto di esaminare tutta la documentazione per verificare le autorizzazioni. E oggi sentiranno, in caserma, il sindaco, il presidente della società ippica e quello della Pro loco. Disappunto da parte del sindaco Renato Nieddu. «Mercoledì scorso - afferma - pensavo che i carabinieri fossero venuti per un motivo diverso. Il giorno prima avevo infatti inviato una lettera al prefetto, al presidente della Regione e a quello della Provincia: parlavo del rischio legato alla chiusura degli impianti di Ottana che poteva provocare l'inquinamento del fiume». Nieddu ritiene che «bisogna dare il giusto peso alle cose. Occorre controllare i polli allevati nelle batterie oppure gli animali che vivono in gabbia. Le galline utilizzate per la corsa erano state ammazzate prima, quindi non hanno sofferto». (a. o.)

 

L'UNIONE SARDA

sabato 12 febbraio 2005

Condannati due bracconieri

Non sopportavano che gli agenti forestali avessero sequestrato loro il cinghiale che avevano appena catturato. Non si volevano arrendere all'idea di farsi portar via la preda e dopo aver incontrato nuovamente la pattuglia avrebbero deciso di sbarrare la strada alla camionetta. Per farsi restituire l'animale avrebbero anche minacciato i tre ranger e con l'aiuto di altri cacciatori che però non sono mai stati identificati. Insieme avrebbero tentato di aprire con la forza l'auto di servizio, costringendo i tre forestali ad allontarsi per impossessarsi nuovamente dell'animale. E ieri mattina due dei quattro cacciatori di Teti, tutti accusati di minacce a pubblico ufficiale e rapina sono stati condannati con rito abbreviato dal giudice del tribunale a Oristano, Annalisa Pacifici. Uno dei due compaesani, Lucio Nivoi di 44 anni, è stato considerato colpevole per entrambi i reati e dovrà scontare una pena ad un anno e mezzo, mentre Alfredo Correli, 54 anni, è stato giudicato responsabile soltanto delle minacce e condannato a sei mesi di carcere. La prima puntata della vicenda si era già conclusa qualche mese fa. Quando gli altri due imputati, Marco Soddu e Sisinnio Cambedda, avevano preferito patteggiare una pena ad un anno e mezzo. Ieri invece sono stati condannati gli altri due (difesi dagli avvocati Gianfranco Siuni e Agostinangelo Marras), che avevano deciso di affrontare il rito abbreviato.

I quattro, il 23 novembre del 2003, erano andati a caccia grossa, ma quella era una giornata non inserita nel calendario venatorio. Dopo alcuni appostamenti erano riusciti ad ammazzare un cinghiale, ma poco dopo erano stati scoperti da una pattuglia del corpo forestale regionale. Gli agenti avevano sequestrato la preda e subito sanzionato i quattro cacciatori. Gli stessi, però, poco più tardi avrebbero deciso di vendicarsi contro i ranger.

Avrebbero incontrato i tre forestali in mezzo alla campagna, in località Badde Antoni, e sarebbe iniziato lo scontro. A quel punto, secondo la ricostruzione effettuata dal pubblico ministero Paolo De Falco, i quattro avrebbero sbarrato la strada agli agenti con le proprie auto e poi li avrebbero circondati. Per costringerli a farsi restituire il cinghiale sequestratato (che era custodito all'interno del bagagliaio dell'auto) avrebbero anche tentato di aprire con la forza la camionetta. Inoltre si sarebbero sfogati con una scarica di calci contro la carrozzeria della vettura. E per riuscire ad allontanare i tre forestali dall'auto di servizio li avrebbero spintonati più volte, minacciandoli con alcuni sassi. Alla fine sarebbero comunque riusciti a riportarsi a casa il cinghiale, ma subito sono partite le indagini, curate dal nucleo investigativo del Corpo forestale regionale. Ieri le ultime due condanne.

Nicola Pinna

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 9 febbraio 2005

Bonarcado

Chiusa la caccia grossa, il bilancio è positivo

Conclusa la stagione venatoria le sei compagnie di caccia grossa di Bonarcado fanno il bilancio: 156 cacciatori hanno abbattuto complessivamente 79 cinghiali. Un risultato lusinghiero per la stagione poco proficua. Nella classifica si colloca al primo posto per 25 capi abbattuti, la compagnia di Pietro Piras che guida sos incravattaos (48 soci); al secondo posto si è classificata quella di Giovanni Pala (18 soci) con 16 prede; al terzo posto sos amigos di Tonino Mallai (12 soci) con 11 capi abbattuti; seguono al
quarto posto i ribelli di Agostino Sassu (30 soci) con 10 capi; al quinto posto i talebani (18 soci) con 9 capi, e infine la Compagnia dei Fara (30 soci) con 8 capi. Nella classifica individuale, al primo posto, Tonino Mallai e Davide Mura con 4 capi ciascuno, seguiti al secondo posto da Gianni Pes con 3 capi; al terzo posto, Dario Serra e Federico Vidili con due capi nel carniere. Vidili è il più giovane fra i cacciatori soci delle compagnie e alla sua prima stagione venatoria. Infine l'onore della preda più grossa va Tonino Mallali che ha abbattuto un cinghiale di oltre cento chili.

(n.m.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 9 febbraio 2005

Pabillonis. Pensionato aggredito e rinchiuso in bagno

Sequestrato in casa per un fucile da caccia

Non voleva fare uno scherzo di carnevale, l'individuo che domenica, verso le 19, ha bussato alla porta di casa di un pensionato, in piazza Statuto Sardo: la serata gelida, la poca gente in giro e l'ubicazione appartata dell'abitazione rappresentavano un'occasione propizia. Così non è stato difficile immobilizzare l'anziano, chiuderlo in bagno e portargli via un fucile da caccia. Per la vittima, Giuseppino Cancedda, noto Pino, ex barracello e guardia venatoria, nonostante i suoi 75 anni è uno dei più valenti cacciatori del paese, sono state ore di terrore. «Mentre preparavo la cena, ho sentito bussare. Come ho aperto la porta, uno sconosciuto mi ha scaraventato per terra senza che io avessi il tempo di reagire», racconta il pensionato, inquilino in uno dei due mini appartamenti costruiti dal Comune.

Ancora scosso, non sa darsi pace: «Sono molto guardingo, prendo mille precauzioni. Stavolta mi sono fidato troppo», ripete sconsolato. La sua passione per la caccia era sicuramente ben nota anche al malintenzionato che domenica sera lo ha aggredito: lo sconosciuto sapeva che in quella casa c'era un fucile. Ai carabinieri, il pensionato ha fornito una descrizione sommaria del responsabile: «Era un giovane sbarbato alto circa un metro e settanta. Il viso era nascosto dal bavero rialzato di un impermeabile o capotto, lungo fino alle ginocchia», ricorda il pensionato. Sopraffatto l'anziano cacciatore, l'intruso l'ha obbligato a dire dove era custodita l'arma. «Tremavo come una foglia», racconta ancora impaurito Cancedda: «Stringendomi forte per un braccio mi ha fatto salire su una sedia, nella camera da letto, per prelevare il fucile che tenevo nascosto sopra un armadio». Un'operazione durata non più di cinque o dieci minuti, anche se alla povera vittima è sembrata un'eternità. Preso il fucile e rinchiuso a chiave l'anziano pensionato nel bagno, il ladro si è volatilizzato in un attimo. Nessuno si è accorto di niente. Né i clienti di un vicino bar-tabaccheria , né Ignazio Loddo, un invalido che occupa l'altro appartamento del Comune, confinante con quello di Pino Cancedda. Appurato che il ladro era sparito e ripresosi dallo spavento, il pensinato ha scavalcato la finestra del bagno che dava su un cortiletto interno. Qui si è trovato in trappola: la porta della cucina era chiusa dall'interno e il malcapitato non poteva entrare dentro casa. Terrorizzato e infreddolito, ha provato a chiedere aiuto, ma inutilmente. Solo dopo un'ora il vicino di casa ha sentito le urla e ha potuto avvisare il pronto intervento della stazione dei carabinieri di Villacidro e una ragazza che passava lì vicino. È stato proprio l'intervento di quest'ultima restituire la libertà a Cancedda. Giusto in tempo per scongiurare che prendesse fuoco l'appartamento. Prima di essere aggredito, infatti, l'uomo aveva lasciato sul fornello una pentola: questa si era poi incendiata, la casa era invasa da un acre fumo nero e parte della cappa della cucina era ormai attaccata dalle fiamme. I carabinieri della locale caserma, coordinati dal maresciallo Di Maio e il comandante della stazione di Villacidro hanno fatto scattare prontamente le indagini: interrogato il pensionato ed effettuato ieri mattina un sopralluogo, gli investigatori seguono alcune piste, ma per il momento mantengono il più stretto riserbo sulle indagini.

Dario Frau

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 9 febbraio 2005

Musei. Medicato in ospedale: 30 punti di sutura in una gamba

Allevatore ferito da un cinghiale

Un allevatore di Musei è stato aggredito e ferito da un cinghiale inferocito. Se l'è vista davvero brutta, S. L., 45 anni, che è stato azzannato dalla bestia, custodita all'interno di un recinto, mentre tentava di catturare un cinghialetto per spostarlo in un'altra gabbia. Il morso del cinghiale gli ha procurato una profonda ferita sotto il ginocchio.

L'allevatore è stato accompagnato nell'ospedale Cto dove i medici gli hanno suturato la ferita con 30 punti. Tutto è accaduto nel pomeriggio di giovedì scorso. S.L. era nella sua azienda agricola di Su Terrazzu, a pochi chilometri dal paese, e si apprestava a catturare un cinghialetto per trasferirlo da una porcilaia ad un'altra. Improvvisamente, un cinghiale più grande, del peso di circa 70 chili, lo ha aggredito. L'uomo ha cercato di allontanarsi ma è stato azzannato dall'animale che lo ha colpito sotto il ginocchio destro procurandogli una profonda ferita, per fortuna senza ledere i nervi. S.L. ha gridato aiuto, richiamando l'attenzione di un parente che lo aiuta abitualmente nel lavoro dei campi il quale, come ha potuto, ha costretto il cinghiale ad allontanarsi e l'ha richiuso in un recinto e ha potuto soccorrere il ferito. Dopo una medicazione di fortuna, l'allevatore è salito sull'auto del collaboratore che l'ha accompagnato al pronto soccorso del Cto dove i medici hanno dovuto lavorare per circa un'ora per rimarginargli la ferita con 30 punti di sutura, diagnosticandogli 15 giorni di convalescenza. Ora L.S. è ritornato nella sua casa di Musei in attesa di guarigione. Tra pochi giorni, facendo tesoro di quanto gli è accaduto, riprenderà il lavoro di sempre tra i suoi cinghiali.

Paolo Caboni

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 9 febbraio 2005

L'assessore impallina la caccia a febbrai

«Alla data odierna non sussistono i requisiti giuridici e di fatto, scientificamente suffragati, per autorizzare il prelievo venatorio in deroga nel mese di febbraio». Così ieri l'assessore regionale all'Ambiente Tonino Dessì, rispondendo a un'interrogazione in Consiglio regionale, ha impallinato le residue speranze delle doppiette sarde. L'assessore ha deciso di negare la deroga a febbraio dopo aver chiesto un parere all'Istituto nazionale della fauna selvatica. Secondo l'organismo «un eventuale provvedimento basato sulle motivazioni espresse dall'interrogazione in oggetto non risponderebbe ai requisiti indicati dall'Unione Europea che presuppone siano rispettati precisi prerequisiti di natura normativa, biologica e organizzativo-gestionale». Dessì ha inoltre precisato che la richiesta di abbattimento delle specie selvatiche dannose in deroga non dovrebbe pervenire dalle associazioni venatorie, «bensì dalla categorie eventualmente danneggiate, ossia da quelle appartenenti al mondo agricolo e che ciò al momento non è dato riscontrare in alcuna forma». Com'era prevedibile l'altolà alla deroga per la migratoria non è piaciuta ai cacciatori. Il presidente della Sardacaccia, Alessandro Lisini, la giudica «sbagliata e punitiva». Il dirigente dell'associazione venatoria contesta in particolare la decisione dell'assessore di chiedere il parere dell'Istituto nazionale della fauna selvatica. «Da quando in qua - osserva Lisini - l'Istituto nazionale della fauna selvatica detta le regole venatorie alla Regione autonoma della Sardegna? Mi piacerebbe anche sapere su quale base scientifica e tecnica sia stato espresso il parere contrario al prelievo in deroga. Per quel che ne sappiamo, questo parere potrebbe essere basato sui dati del Trentino Alto Adige. Non mi risulta infatti che l'Istituto della fauna selvatica sia in possesso di dati aggiornati sulla presenza in Sardegna di contingenti di avifauna migratoria nel mese di febbraio. Mi risulta invece che questo Istituto sia l'ispiratore della norma nazionale che ha imposto ai cacciatori sardi la chiusura della stagione il 31 gennaio, in nome di un modello venatorio continentale che ignora completamente la realtà e le tradizioni venatorie mediterranee ed insulari. Dispiace che l'assessore Dessì non abbia avuto il coraggio di prendere una decisione in autonomia. Evidentemente le parole d'ordine della Giunta Soru contro "i colonialisti di Roma" servono soltanto in campagna elettorale. I fatti, purtroppo, sono ben altri, e i cacciatori, come tante altre categorie, se ne stanno rendendo dolorosamente conto». Polemico con Dessì anche il consigliere regionale dell'Udc Tore Amadu: «Il no alla deroga sembra originato da ragioni ideologiche ed è un atto di ostilità nei confronti dei cacciatori sardi»

 

L'UNIONE SARDA

martedì 8 febbraio 2005

Marrocu(ds) «Non esistono ordini del giorno sulla caccia»

Diventa un giallo l'ordine del giorno sulla caccia che sarebbe stato firmato nei giorni scorsi dai capigruppo del Consiglio regionale. Il leader diessino Siro Marrocu, riferendosi alle notizie pubblicate dai quotidiani, smentisce sia di averlo firmato, sia di essersi rifiutato di sottoscriverlo: per il semplice motivo che «non mi è mai stato sottoposto un testo sui temi della caccia in Sardegna, e ancora oggi non mi risulta presentato da nessun gruppo consiliare». Sacrosanta la rivendicazione di poter determinare in modo autonomo i tempi di caccia in Sardegna, prosegue Marrocu, «e per tale obiettivo in questi anni mi sono impegnato, come relatore della legge sulla caccia e come primo firmatario di una proposta di legge d'iniziativa regionale di modifica alla legge 157/92 che il Consiglio Regionale approvò quasi all'unanimità». Solo cambiando quella legge nazionale sarebbe possibile far saltare il termine del 31 gennaio. Impegnato in aula per il dibattito sulla crisi delle industrie sarde («tra cui la Scaini, una delle più importanti del mio territorio»), Marrocu non ha partecipato alla manifestazione dei cacciatori ma li ha incontrati in un altro momento, confermando la disponibilità a lavorare sull'argomento, ma «senza creare illusioni con ipotesi assolutamente impercorribili».

 

L'UNIONE SARDA

martedì 8 febbraio 2005

Doppiette

Appello alla Regione: caccia anche a febbraio

Il circolo cacciatori di Iglesias sarà presente in prima fila domani, alle 17, alla Regione per richiedere l'estensione della caccia a tutto il mese di febbraio. «Saremo diverse centinaia da tutta la nostra zona - ha anticipato ieri Pinello Cossu, presidente del circolo - e soprattutto andremo a unirci a tutti i cacciatori della Sardegna. Come accade in tanti altri stati, la caccia rimane aperta anche a febbraio e questo aiuta l'agricoltura. Questo perché gli uccelli migratori come gli storni e i tordi stanno creando seri danni a oliveti e altre colture. Danni che potrebbero, lasciando aperta la caccia in questo mese, essere evitati». Già la scorsa settimana i cacciatori hanno avuto un incontro con gli amministratori regionali. Appuntamento concluso con l'accordo che le richieste sarebbero state prese in considerazione. «I tempi stringono - aggiunge Pinello Cossu - non possiamo aspettare ancora, è ora che i due assessorati interessati alla questione, quelli all'agricoltura e all'ambiente, si diano da fare e ci diano quindi la possibilità di cacciare per tutto il resto del mese». Insomma, si preannuncia una manifestazione in grande stile, molto affollata e rumorosa visto che in Regione confluiranno alcune migliaia di cacciatori. Con quelli del Sulcis Iglesiente in prima linea. Michele Tocco

 

L'UNIONE SARDA

martedì 8 febbraio 2005

Lanusei. Il primato negativo di una compagnia di caccia

«Nessun cinghiale abbattuto Il Wwf ci deve la medaglia»

Vallo a immaginare che sarebbe andata a finire così: una stagione passata a studiare poste, strategie. Al dunque, neppure un cinghiale abbattuto. Una compagnia di caccia di Lanusei ha vissuto l'anno più nero della sua storia e centrato un record poco invidiabile. Di quelli che fanno salire la rabbia dentro, ti tirano addosso derisione e scherno. «Una storia del genere, ve lo dico in tutta sincerità, non mi era mai capitata». E sì che Luigi Balloi, 62 anni, meritata pensione dopo una vita da operaio della Cartiera di Arbatax, ne avrebbe tante da raccontare. «Ma quest'anno è andato tutto storto».

Raccontare una stagione da sfigato non è il massimo ma Balloi sceglie di parlare a cuore aperto: forse è il modo migliore per gettarsi la malasorte alle spalle e pensare a domani. «Le prime avvisaglie non erano incoraggianti. Alla prima battuta ci erano scappati tre cani, belli e bravi.

Alì (un segugio francese), Nascia e Zorro, due spinoni, una brutta domenica hanno tagliato la corda. Non c'è stato verso di ritrovarli. Li sentivamo abbaiare. Poi più nulla». Con i cani sono sembrate sparire d'incanto anche le prede. «Non c'è stato verso d'immolarne una, dico una». Quindici appassionati, un capocaccia in carica da due anni, ora quelli della compagnia rivendicano almeno un premio, «non dico un rimborso spese. Siamo i più ambientalisti di tutti», fa notare Luigi Balloi, «il Wwf ci deve perlomeno una medaglia al valor civile. È il minimo che possa chiedere uno come me, trentacinque anni di caccia grossa vissuti intensamente». A dire il vero, quest'anno di cinghiali ce n'erano pochini in giro. «Anche gli altri (a Lanusei esistono cinque compagnie) non hanno fatto faville, ma quattro o cinque se li sono assicurati. Noi niente, invece». Nelle domeniche di magra è tornato con la mente a venticinque anni fa. «Ci spostavamo a Ussassai.

Quando andava buca (poche volte a dire il vero) tiravamo fuori dal cofano un cinghiale imbalsamato, gli infilavamo un'arancia in bocca e improvvisavamo il corteo lo stesso». Quest'anno è andata male sempre. Finita la giornata, per Balloi e amici non si poteva scialare nel menu dello spuntino post-battuta. «Ci siamo arrangiati alla bell'e meglio. Unu mascu sanau, vino rosso e tanti saluti». Andrà meglio alla prossima, speravano. E invece no. Solita sveglia all'alba, raduno in piazza di chiesa alle sei, giornale e caffè. Poi via verso il monte, «sempre ai confini fra i territori di Arzana e Gairo. Abbiamo cambiato poste e zone. Niente da fare, non ne abbiamo preso manco uno. Una maledizione». Luigi Balloi la prende con filosofia, si sfoga in una risata e qualche barzelletta. «Sono uno sportivo, io». Visto com'è andata, Balloi non esclude di lasciare la doppietta e riprendere la lenza.

«Sono stato campione provinciale di pesca alla trota, magari ci rifaccio un pensierino».

Tonio Pillonca

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 7 febbraio 2005

Ardauli

Con il fucile in macchina, denunciato un barracello

Un barracello di sessanta anni, residente ad Ardauli, è stato denunciato dai militari della stazione del paese per porto abusivo d'arma da fuoco. L'uomo è stato fermato sabato sera, intorno alle 21,30, in località Funtana Lidone. I carabinieri erano impegnati in un normale controllo nelle campagne di Ardauli quando hanno incrociato un'automobile. L'hanno quindi fermata, notando poi che appoggiato sul sedile posteriore della vettura c'era un fucile, in seguito risultato oltretutto carico. L'uomo avrebbe giustificato la presenza dell'arma dicendo di essere un barracello. A quel punto i carabinieri hanno verificato se il sessantenne in quel momento fosse in servizio ma dai controlli è stato però accertato che il barracello non era al momento al lavoro. Inevitabile quindi per lui, che non possedeva nemmeno il porto d'armi per la caccia, la denuncia. I barracelli possono infatti portare armi solamente quando svolgono la funzione di agenti di pubblica sicurezza e in nessuna altra circostanza. I carabinieri della stazione di Ardauli, oltre a denunciare il barracello sessantenne, gli hanno sequestrato il fucile, un semi-automatico caricato con tre cartucce a palla, e delle munizioni che aveva all'interno della sua macchina.

Alessia Orbana

 

LA NUOVA SARDEGNA

domenica 6 febbraio 2005

Gli ecologisti: "No alla caccia in deroga". Un documento congiunto per chiedere l’intervento di Soru, Spissu e Dessì. 

Cagliari

Tutte le iniziative legislative e amministrative per l’abrogazione della cosiddetta "caccia in deroga" dovranno essere assunte dai presidenti della Regione Soru e del Consiglio Spissu, oltre che dall’assessore all’ambiente Dessì. Una richiesta in tal senso è stata presentata dalle associazioni Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, Wwf, Movimento Una, Legambiente, Enpa, Gruppo d’Intervento Giuridico e dai rappresentanti ecologisti nei Comitati faunistici di Cagliari ed Oristano.

Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, ha approvato - ricorda una nota degli ecologisti - la legge regionale 13 febbraio 2004, n. 2 che consente l’effettuazione della caccia in deroga ex art. 9 della direttiva n. 79/409/Cee, istituto attuato in Italia con la legge n. 221/2002.

Con successivo decreto dell’assessore regionale dell’Ambiente è stata aperta la caccia in deroga alla passera sarda, alla passera mattugia, allo storno, al tordo bottaccio e al Tordo sassello per le giornate del 21, 22, 26 e 29 febbraio 2004 con la possibilità di abbattimento potenziale di ben 6.000.000 di esemplari da parte dei circa 50.000 cacciatori sardi. La caccia in deroga è stata attivata per i pretesi e non dimostrati danni alle coltivazioni, le inesistenti "invasioni" di tordi, passeri e storni su richiesta dell’assessore regionale dell’Agricoltura.

La legge regionale n. 2/2004 - secondo gli ecologisti - risulta violare tre direttive CEE prevedendo la caccia in deroga in danno di tutte le "specie di fauna omeoterma" senza alcuna distinzione, senza alcun parere tecnico-scientifico dell’Istituto nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), prescritto da una direttiva Cee e da una legge del 1992. Il decreto assessoriale del 18 febbraio 2004 - sempre secondo le associazioni ecologiste - ha violato ancor più pesantemente la normativa comunitaria in materia, prevedendo la caccia in deroga senza aver esperito alcun rimedio alternativo, senza dimostrare i pretesi danni alle coltivazioni agricole, coinvolgendo specie avifaunistiche già oggetto dell’ordinaria stagione venatoria appena conclusa, autorizzando prelievi venatori potenziali tutt’altro che modesti e marginali in pieno periodo migratorio prenuziale e riproduttivo, in palese spregio della giurisprudenza della Corte di Giustizia in tema. Le associazioni ecologiste hanno inoltrato una denuncia in merito alle autorità nazionali e comunitarie, comportando l’apertura da parte della Commissione europea della procedura di accertamenti, mentre il Governo nazionale ha esperito il ricorso per conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

In realtà - secondo le associazioni che chiedono l’abrogazione della legge definendola un "mostro giuridico" - mediante il meccanismo procedurale della caccia in deroga la Regione sembra essersi preoccupata solo di aggirare per l’ennesima volta il divieto di prolungamento della stagione venatoria oltre il termine del 31 gennaio.

 

L'UNIONE SARDA

domenica 6 febbraio 2005

Olbia

I cacciatori scendono in campo

«Uniti per allungare la stagione venatoria». Si è aperta col discorso di Gian Mario Marongiu l'incontro che ha visto ieri in un capannone dell'ex bowling circa duecento cacciatori. Incontro organizzato dalla sezione gallurese del Comitato spontaneo dei cacciatori sardi. Dopo un minuto di silenzio in onore di Rino Solinas, il cacciatore morto tragicamente nelle campagne di Cugnana, ha preso il via il dibattito. «Dobbiamo togliere il pane a chi sino a oggi ha fatto politica - ha detto Marongiu - unica soluzione è scendere in campo: sono diecimila i porti d'arma della Gallura, se figli e mogli ci aiuteranno potremmo essere tra i movimenti più votati della nuova provincia». Si chiamerà "Movimento di tutela ambientale e venatoria" e punta all'elezione «del cacciatore più umile a rappresentante dell'intero settore». Sono arrivati da tutta la Sardegna ieri i cacciatori per far sentire la propria voce. «Siamo qui per rivendicare un diritto acquisito che c'è stato strappato da diversi anni», ha detto Davide Bacciu, in veste di delegato di Forza Paris. Ma l'obiettivo del gruppo di cacciatori del comitato spontaneo è preciso: «Per poterci presentare alle provinciali come gruppo politico dobbiamo avere il sostegno dei cacciatori - ha aggiunto Marongiu - appoggio che può essere rappresentato solo con le firme». Entro sabato i rappresentanti dei cacciatori dovranno raccogliere almeno 1500 firme. «Firme informali, che ci faranno capire che non siamo soli». All'interno della platea però si è sollevato anche qualche dissenso. «Sono sorpreso e deluso, non c'è stata data la possibilità di esprimerci perché già schierati politicamente», ha detto Gesuino Satta (Udc) consigliere della maggioranza olbiese. «Ho partecipato solo in veste di cacciatore, ma questo è stato solo un incontro per cercare delle firme per poi costituirsi come gruppo politico». Dello stesso avviso anche l'assessore al turismo Gianpiero Palitta, anche lui cacciatore. «Si è parlato solo di raccolta di firme per la candidatura alle provinciali». Ora la parola a chi ha il porto d'armi: l'appuntamento è fissato per sabato alle 17 sempre all'ex Bowling.(a. m.)

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 4 febbraio 2005

Sardacaccia

«Subito la deroga di febbraio»

Prosegue la mobilitazione per la caccia a febbraio. Dopo l'ordine del giorno unitario votato dai capigruppo del Consiglio regionale (escluso il diessino Siro Marrocu), sul tavolo dell'assessore regionale all'Ambiente Tonino Dessì arriva oggi la lettera del presidente della Sardacaccia Alessandro Lisini. Nella missiva il dirigente dell'associazione venatoria chiede a Dessì la firma del decreto per la caccia in deroga a febbraio. «La nostra isola - scrive Lisini- è una delle principali aree di svernamento di migratori come tordo, storno e colombaccio. Ed è noto che questi selvatici, quando si concentrano in massa, causano notevoli e talvolta ingenti danni alle colture. Peraltro dalle statistiche nazionali ed europee non risulta alcuna diminuzione delle specie oggetto di prelievo in deroga. Semmai, come nel caso dello storno, negli ultimi anni è stata registrata una notevole espansione numerica dei contingenti di alcune specie di avifauna migratoria. Nonostante ciò - conclude Lisini - i cacciatori sardi continuano ad avere il calendario più restrittivo d'Europa (dove la caccia alla migratoria è consentita in certi casi anche fino a marzo) e ad essere penalizzati (per numero di giornate) in Italia».

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 2 febbraio 2005

Erano state accusate di peculato

Non restituirono i fucili: assolte dopo 13 anni sedici guardie venatorie

In quattro nel frattempo sono morti di vecchiaia, senza poter vedere la fine del processo. Ai loro compagni ancora in vita però, gli stessi con i quali per anni avevano pattugliato il Supramonte e le campagne della Barbagia, piace pensare che anche loro abbiano sorriso da lassù quando, ieri mattina, il Tribunale di Nuoro ha posto fine a un incubo durato 15 anni con cinque semplici parole: «il fatto non costituisce reato». Un fatto in sé piuttosto banale, più una questione di principio che altro. Protagoniste sedici ex-guardie venatorie tra cui l'allora comandante Ignazio Poggiu e l'ex presidente del Comitato caccia Giovanni Natale Sanna, finite alla sbarra con la pesante accusa di peculato perché si erano rifiutate di restituire alla Regione le carabine che avevano ricevuto anni prima. Anzi, sarebbe meglio dire in regalo. Perché il nodo del processo era tutto qui, nella verifica o meno del fatto che quei fucili erano da considerarsi in realtà come il compenso per un lavoro che le guardie avevano compiuto nel '79, anno in cui entrò in vigore la nuova legge sulla caccia. È a quell'epoca infatti che i ranger furono incaricati di svolgere la tabellazione delle oasi naturalistiche della provincia, piazzare cioè recinzioni e cartelli di divieto di attività venatoria lungo ettari e ettari di campagna, boschi, costoni in cui si avventurano solo le capre. Un compito ingrato e non di loro competenza, che accettarono di svolgere perché il Comitato caccia gli offrì come compenso delle carabine Ruger 44 Magnum nuove fiammanti. All'atto dell'acquisto le armi vennero intestate personalmente a ciascuna guardia, ma la delibera che avrebbe dovuto sancirne il passaggio di proprietà definitivo non fu in realtà mai adottata. Così, quando i comitati caccia vennero assorbiti negli ispettorati forestali, mamma Regione cambiò le carte in tavola rimangiandosi la parola data. Nel '90 infatti l'assessorato spedì alcune missive all'allora capo dell'ispettorato forestale Antonello Mele con le quali chiedeva il ritiro delle carabine distribuite 11 anni prima. Le guardie (difese dagli avvocati Lorenzo Soro, Gavino Piredda e Gonario Floris) si rifiutarono sdegnate e nel '92 scattò così la denuncia nei loro confronti. Ieri mattina la conclusione. Il Tribunale ha accolto la tesi della difesa («era da considerarsi una donazione remunerativa» ha spiegato l'avvocato Soro) respingendo le richieste di condanna formulate dal pm Chiara Capezzuto (un anno per Sanna, 11 mesi per tutti gli altri imputati). «Adesso ci sentiamo più leggeri - sono state le parole di Poggiu a processo concluso - era una vita che si trascinava questa vicenda, per fortuna è andata bene. Mi spiace solo che qualcuno dei vecchi amici non sia più qui a godersi questo momento». (m.le.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 2 febbraio 2005

Manifestazione a Cagliari

Caccia anche a febbraio: sostegno bipartisan alle doppiette

Tutti davanti alla sede del Consiglio regionale, per chiedere l'estensione a tutto febbraio del calendario venatorio. Le associazioni dei cacciatori hanno manifestato ieri a Cagliari, in via Roma, in concomitanza con la seduta dell'assemblea. Alla manifestazione hanno partecipato anche alcuni consiglieri regionali. «Ormai da troppi anni si discute di questa estensione del calendario», commenta Matteo Sanna di An, «ma considerate sia la legge regionale che quella nazionale ad oggi non è in alcun modo possibile ampliarlo». Esiste comunque per l'immediato - afferma Sanna - una legge regionale, del febbraio 2004, che disciplina il prelievo in deroga di alcune specie venatorie, «e per questo chiediamo che la Regione risponda alle legittime richieste dei cacciatori». Su questa posizione, proprio nei giorni scorsi, anche l'Associazione sarda caccia, presieduta da Alessandro Lisini, ha espresso questa richiesta all'assessore all'Ambiente: «Considerato che proprio i cacciatori sono i primi ambientalisti - conclude Sanna - non si capisce perché non si debba trovare una soluzione per il problema». L'applicazione della deroga viene chiesta anche dal consigliere dell'Udc, Nello Cappai, in una lettera aperta all'assessore all'Ambiente Tonino Dessì, al quale tra l'altro Cappai comunica «la più completa contrarietà alla istituzione della tassa per l'esercizio dell'attività venatoria, contenuta nella Finanziaria». Per motivare la deroga Cappai fa riferimento alla «notevole presenza di specie migratorie (in specie merli e tordi) che producono danni, anche ingenti, alle coltivazioni». Stessa considerazione che serve da spunto al segretario regionale dell'Udeur, Sergio Marracini, per un'interpellanza urgente al presidente Soru e all'assessore Dessì per chiedere l'estensione della caccia anche a febbraio. Sulla stessa linea anche Gavino Cassano e Attilio Dedoni, consiglieri regionali dei Riformatori, a loro volta firmatari di un'interrogazione urgente sullo stesso argomento rivolta all'assessore all'Ambiente.

 

 

 

 

 

Archivio dei mesi scorsi