FEBBRAIO 2004

 

 

L'UNIONE SARDA

sabato 28 febbraio 2004

Decine di pecore uccise dai cani randagi

Pabillonis  (Cagliari)

Il branco entra in azione. E fa strage. Pecore, agnelli, galline uccise dai cani che si muovono tra le campagne e la periferia di Pabillonis. Cani in libertà che creano danni agli allevatori e che spaventano bambini e adulti. Il fenomeno si è manifestato nelle forme più violente a S’urbiu, località a poche centinaia di metri dal centro abitato e che ospita una mezza dozzina di aziende agricole. L’ultimo raid ha provocato la morte di tredici pecore e di due agnelli. «Siamo stanchi di questa situazione - dice Benedetto Marongiu, un allevatore del paese - le nostre aziende sono falcidiate da questi cani». In una sola occasione, non molto tempo fa, l’allevatore ha denunciato la morte di 63 pecore. Il suo gregge, tra razzie del branco e malattie, è passato in tre anni da circa 320 unità ad appena 98. Per questi cani gli ovili sembrano essere diventati un vero parco giochi. «Quanto più le pecore corrono - spiega l’allevatore - tanto più i cani si divertano a inseguirle e a morderle». Il gioco finisce solo quando i cani, affaticati, decidono d’interrompere la razzia. Non è possibile dire se sono randagi, cani abbandonati o di proprietà. «Il mio gregge fortunatamente - dice Luca Fois, allevatore della zona - non ha subìto delle perdite così ingenti ma diverse volte è stato visitato dai randagi». Nella logica del branco da inseguire non ci sono però solo le pecore, spesso le loro scorrerie si spingono nei pollai della zona. Frequenti segnalazioni sono state fatte al Comune, cittadini che hanno fatto presente il problema perché anche qualche anziano e bambini sono stati presi di mira da questi animali abbandonati. «Ho paura di andare a fare le commissioni o in chiesa», dichiara un’anziana signora, «perché vicino a casa, stazionano spesso quattro o cinque cani, anche di grossa taglia». Il Comune è intervenuto per arginare il problema. La maggior parte dei cani è stata dotata di un microchip grazie al quale si può risalire al proprietario. I randagi però sono privi di questo sistema di individuazione.

Dario Frau

Davide Fort

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 27 febbraio 2004

Tertenia.

Tragedia sfiorata durante una battuta

Fucilata misteriosa, ferito un cacciatore

E' stato centrato al viso da una fucilata a pallini esplosa da un cacciatore, durante una battuta a Santa Sofia, nelle campagne di Tertenia.

Francesco Deidda, operaio, 26 anni, di Ulassai, potrà guarire in venti giorni senza il rischio di perdere l'occhio destro, come si era temuto in un primo momento. I medici dell'ospedale di Lanusei hanno visitato il giovane e hanno escluso lesioni alla cornea o al globo oculare. Dopo le prime medicazioni il ferito è stato accompagnato in ambulanza al "San Francesco" di Nuoro e qui, dopo gli accertamenti nel reparto di Oculistica, nella serata di ieri gli sono stati rimossi i tre pallini che lo avevano colpito all'occhio destro. I pallini che invece lo hanno investito al torace, al collo e a una spalla verranno espulsi, secondo il parere dei medici, senza bisogno del bisturi.

L'incidente è accaduto ieri mattina nelle campagne di Tertenia dove Francesco Deidda, privo di fucile e di porto d'arma, aveva accompagnato alcuni amici cacciatori con le mansioni di "battitore". Con lui c'erano Daniele Chillotti, Efisio Chillotti e Franco Cannas di Ulassai, e Luca Mameli di Tertenia. Il giovane operaio era intento a scuotere un cespuglio per far uscire la selvaggina quando è stato investito in pieno da una rosa di pallini esplosi da una trentina di metri di distanza. Non è ancora chiaro se il colpo sia stato esploso incautamente da uno dei fucili della "squadra" o da quello di altri cacciatori che affollavano la zona, conosciuta come uno dei passi obbligati per tordi e colombacci. Un mistero che le indagini avviate dai carabinieri della Compagnia di Jerzu dovrà chiarire. Colpito al viso e al torace da una pioggia di piombo, Francesco Deidda si è accasciato tra i cespugli prima di essere soccorso da Luca Mameli e dagli altri amici che lo hanno fatto sdraiare sul sedile di un'auto e lo hanno accompagnato fino all'ambulatorio della guardia medica di Tertenia.

Il giovane, la faccia ridotta a una maschera di sangue, è svenuto per il dolore e a quel punto il medico ha ritenuto opportuno chiedere l'intervento del 118 e dell'ambulanza dei volontari di Tertenia. Pochi minuti e il mezzo del pronto intervento già era in viaggio verso l'ospedale di Lanusei. Qui il giovane è stato dichiarato fuori pericolo, con grande sollievo per i parenti e gli amici che in un primo momento avevano temuto il peggio. Al fine di ricostruire le modalità dell'incidente ed eventuali responsabilità sull' accaduto, i carabinieri della Compagnia di Jerzu hanno ascoltato i componenti del gruppo di caccia e alcuni testimoni.

Ni.Me.

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Tertenia

Ferito a un occhio nell'incidente di caccia

E' stato centrato al viso da una fucilata a pallini esplosa da un cacciatore, durante una battuta a Santa Sofia, nelle campagne di Tertenia.

Francesco Deidda, operaio, 26 anni, di Ulassai, potrà guarire in venti giorni senza il rischio di perdere l'occhio destro. Dopo le prime medicazioni il ferito è stato accompagnato in ambulanza al "San Francesco" di Nuoro e qui, dopo gli accertamenti nel reparto di Oculistica, nella serata di ieri gli sono stati rimossi i tre pallini che lo avevano colpito all'occhio destro. I pallini che invece lo hanno investito al torace, al collo e a una spalla verranno espulsi, secondo il parere dei medici, senza bisogno del bisturi.

L'incidente è accaduto ieri mattina nelle campagne di Tertenia dove Francesco Deidda, privo di fucile e di porto d'arma, aveva accompagnato alcuni amici cacciatori con le mansioni di "battitore". Con lui c'erano Daniele Chillotti, Efisio Chillotti e Franco Cannas di Ulassai, e Luca Mameli di Tertenia. Il giovane operaio era intento a scuotere un cespuglio per far uscire la selvaggina quando è stato investito in pieno da una rosa di pallini esplosi da una trentina di metri di distanza. Non è ancora chiaro se il colpo sia stato esploso incautamente da uno dei fucili della "squadra" o da quello di altri cacciatori che affollavano la zona. Un mistero che le indagini avviate dai carabinieri della Compagnia di Jerzu dovrà chiarire.

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 27 febbraio 2004

Decine di felini con le zampe mutilate dalle micidiali trappole in ferro

Strage di gatti in centro: veleni, vetri e ora le tagliole

Nina, una gattina persiana di un anno, vivrà senza una zampa. Per altri, meno fortunati, non c'è stato scampo: sono morti fra atroci sofferenze. È strage di gatti a Serramanna. Polpette avvelenate, bocconcini al vetro e ora le tagliole: per eliminare i piccoli felini non c'è limite alla crudeltà.

Almeno due dozzine di animali uccisi nelle ultime settimane. La maggior parte con il metodo classico dei bocconcini a base di ratticida o frammenti di vetro, gli ultimi con le micidiali trappole degne dei bracconieri di professione. «La tagliola è solo l'ultima delle strategie usate per eliminare i gatti», dice Rosanna Spano, serramannese, presidente dell'associazione Il randagino, impegnata nella difesa degli animali e nell'assistenza a gatti e cani abbandonati. È stata proprio lei ha segnalare e denunciare quella che definisce «una crudele, e inutile, barbarie».

Alcune decine di animali uccisi solo nelle ultime settimane. Gatti domestici in passeggiata estemporanea o abbandonati, che nei paesi proliferano e che sono poi quelli a cui si indirizza l'opera dell'associazione presieduta da Rosanna Spano. Fra i 12 volontari (40 iscritti) c'è indignazione. La consuetudine dei fenomeni di maltrattamento nei confronti degli animali conosce a Serramanna un periodo di particolare recrudescenza.

I fatti, quelli delle ultime settimane, sono localizzati nella zona di via Lussu, una strada della zona residenziale a est del paese. Nessuno lo dice apertamente ma molti sono certi che ad azionare le micidiali trappole metalliche che spezzano le zampe dei felini, siano alcuni abitanti del posto per difendere le galline che allevano nel cortile di casa. A farne le spese sono stati i gatti, finiti intrappolati e morti per le ferite riportate o finiti dai crudeli cacciatori improvvisati. Una violenza inutile, e un dramma per i proprietari (fra cui molti bambini) che vedono morire i loro affezionati amici a quattro zampe. Enrica M., un'abitante di via Lussu, se ne è vista morire sei solo nell'ultimo mese. Nina, la gattina persiana, è stata invece solo un poco più fortunata. È riuscita a liberarsi dalla stretta delle ganasce metalliche e tornare a casa. Ester A., la proprietaria, l'ha soccorsa e portata immediatamente dal veterinario, Fabrizio Defraia. Nell'ambulatorio di via Trieste Nina è stato curata e salvata ma ha perso una zampa posteriore. «Ho dovuto purtroppo amputargli l'arto spappolato», spiega Fabrizio Defraia, medico veterinario con una lunga esperienza nella cura e difesa degli animali abbandonati.

Ora la collaborazione con l'associazione di volontari che si occupano dell'assistenza agli animali randagi. «Noi li rintracciamo e ci occupiamo di loro», spiega Rosanna Spano. Gli animali vengono sfamati e curati, e in questo è di grande aiuto il veterinario dal cuore grande, che si fa pagare solo per l'essenziale. Per cani e gatti, i volontari del Randagino organizzano anche le campagne per l'adozione. In collaborazione coi vigili urbani di Serramanna, manifestini con tanti di foto e pedigree degli animali, per cercare qualcuno che si occupi di loro ed evitare il triste esilio nei canili convenzionati.

Ignazio Pillosu

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 26 febbraio 2004

La Maddalena

Selezione

Duecento cinghiali abbattuti a Caprera

Fra le prelibatezze culinarie del martedì grasso c’era un gustoso spezzatino di carne di cinghiali di Caprera, offerto dalla compagnia cacciatori locali. Sono caduti in duecento, più o meno, durante le campagne di abbattimento selettivo di gennaio e febbraio, su direttiva del Parco nazionale e del ministero dell’Ambiente. Sette giorni di caccia grossa, con cani al guinzaglio, che hanno visto la partecipazione di un’ottantina di doppiette.

L’abbattimento non ha ovviamente eliminato l’intera popolazione di cinghiali presente sull’isola, ma ha permesso di abbattere gli individui più deboli, e meno refrattari alla presenza dell’uomo, quelli che non si nascondono nelle asperità della foltissima vegetazione che copre il territorio. Diventati quasi un souvenir, questi animali creavano però difficoltà alla fruizione delle pinete. Secondo alcuni cacciatori a Caprera ci sarebbero 500 esemplari, per altri quasi mille. Possibile eliminarli tutti? I cacciatori sostengono che eliminandone in modo selettivo un centinaio all’anno si potrebbe arrivare a una soluzione di compromesso sulle esigenze di un ambiente che sino a circa venti anni fa non aveva conosciuto presenza alcuna di cinghiali, e sta pagando pegno in termini di sconvolgimento del sottobosco e sparizione di parecchie altre specie animali, come i conigli. Il biologo Marco Curini Galletti dell’Università di Sassari, membro del consiglio direttivo del Parco, nega che l’abbattimento sia il miglior sistema di controllo della popolazione: «In termini biologici, per evitare l’eccessiva proliferazione, è meglio la cattura selettiva con gabbie e il trasferimento degli animali fuori dall’isola». Replica Luciano Gisellu membro della giunta esecutiva: «Abbiamo già discusso sul problema. Devono essere prese delle misure concrete».

Francesco Nardini

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 26 febbraio 2004

Regione.

Manifestazione davanti all'assessorato

A Santa Gilla esplode la rabbia dei pescatori

Si sentono quasi dei Calimero, perché nel consorzio che gestisce la laguna di Santa Gilla pare proprio che non li vogliano. Così, i pescatori iscritti alle cooperative che fanno parte della Federcoopesca hanno deciso di far sentire la loro voce. La prima idea che è venuta loro in mente è stata quella di manifestare tutto il loro scontento davanti alla sede dell' assessorato regionale all'Ambiente, dove hanno chiesto e ottenuto di essere ricevuti dall'assessore Emilio Pani. Il presidio è iniziato alle 16 di ieri per concludersi pochi minuti prima delle 20: è stata una manifestazione non soltanto pacifica, ma perfino soft, considerato che i pescatori non hanno bloccato il traffico.

Volevano farsi ascoltare, e ci sono riusciti. «All'assessore Pani, che gentilmente ci ha ricevuti, abbiamo spiegato come stanno le cose», premette Tino Tamponi, presidente regionale di Federcoopesca. Eccola, la situazione secondo l'associazione: «La gestione della laguna di Santa Gilla è affidata al consorzio, e la convenzione prevede che debbano farne parte tutte le cooperative. Sono trascorsi ormai cinque anni», lamenta Tamponi, «ma questo non è avvenuto: circa cento, forse centoventi pescatori sono esclusi dalla gestione del compendio, che dà da vivere a tante famiglie. Il consorzio», prosegue il presidente regionale di Federcoopesca, «pone condizioni sempre più pesanti e discriminatorie per l'ingresso delle cooperative che ancora non ne fanno parte, e questo è davvero insopportabile».

Non restava che spiattellare tutto all'assessore, e ieri l'hanno fatto. L'associazione che ha organizzato la manifestazione ha potuto contare su un ascoltatore molto attento, che ha dedicato diverse ore ai pescatori inviperiti. «Abbiamo chiesto un suo intervento urgente e pesante, perfino la revoca della convenzione con il consorzio che gestisce la laguna», riassume Tino Tamponi, «anche perché a Santa Gilla le cose non è che vadano bene. Ad esempio, sta aumentando sempre di più la presenza di pescatori abusivi e nessuno controlla seriamente chi entra nel compendio».

Da parte sua, l'assessore regionale all'Ambiente ha promesso che studierà a fondo tutti gli atti relativi alla convenzione per la gestione della laguna di Santa Gilla, e poi prenderà una decisione. «Siamo molto soddisfatti dell'attenzione che ci ha riservato l'assessore Emilio Pani», conclude il presidente regionale di Federcoopesca, «e contiamo molto su un suo autorevole intervento. Soltanto lui può risolvere i nostri gravi problemi».

Luigi Almiento

 

L'UNIONE SARDA

martedì 24 febbraio 2004

Senza alternative di lavoro

Siamo uccellatori per necessità vittime, non sadici

La morale è roba per chi ha la pancia piena. È fin troppo facile condannare

gli uccellatori e fare la protezionistica morale verde degli amanti della natura (vista magari in pantofole dal divano di pelle) specie se si ha la casa di proprietà, lo stipendio fisso e la pagnotta ogni giorno.

Le persone che si cimentano nell'arte antica dell'uccellagione lo fanno per
mancanza di alternativa, per sostenere sé e la propria famiglia. Non sono sadici. Se ci fossero altre prospettive occupazionali, nessuno sopporterebbe le fatiche massacranti e i rischi di questa pratica venatoria.
Vorrei tra l'altro sommessamente ricordare agli ecologisti d'assalto, i quali preparano le spedizioni contro i lacci, che esistono forze dell'ordine e autorità competenti per la vigilanza ambientale e forestale, e che sostituirsi a loro è illegale almeno quanto la pretesa illegalità dei lacci!

Soggiungo che già in altri tempi furono organizzati gruppi di cittadini che si sostituivano alle autorità competenti per fare rispettare la legge e far funzionare ciò che si riteneva non funzionasse: non vorrei che qualcuno avesse in animo di riportare in auge quei metodi e quelle tendenze: l'Italia si è già faticosamente liberata di quelle "squadracce" ben sessant'anni anni
orsono. Francamente, non se ne sente proprio la mancanza.

Pietro Frongia

Fronte per il lavoro e la salvaguardia ambientale

 

LA NUOVA SARDEGNA

domenica 22 febbraio 2004

La denuncia dell’assessore Capelli

«Nessuno dà certezze sulla vaccinazione per la lingua blu»

CAGLIARI. La vaccinazione contro l’epidemia di lingua blu si sta praticando senza alcuna certezza e garanzia». L’afferma l’assessore alla Sanità Roberto Capelli (Udc) che esprime preoccupazione per gli effetti della campagna dopo aver acquisito il parere dell’Istituto superiore della Sanità «fino ad oggi secretato dalla direzione generale del ministero e dal Cesme di Teramo».

Capelli ha inviato una lettera al presidente della Conferenza Stato-Regione, Enzo Ghigo, per sollecitare un confronto con il ministero. «Le Regioni - ricorda l’assessore - hanno manifestato perplessità sulla vaccinazione e chiesto garanzie sulla copertura finanziaria per risarcire gli allevatori in caso di effetti collaterali sul bestiame. Nel documento è scritto che la campagna vaccinale deve essere «necessariamente attuata con un vaccino polivalente messo a punto, testato per efficacia, innocuità, titolo, interferenze fra i ceppi vaccinali utilizzati e supportato da studi di validazione regolarmente documentati e approvati». Si aggiunge anche che il vaccino dev’essere sottoposto ai migliori controlli, possibili («eventualmente prevedendo anche interventi di tipo ispettivo presso l’officina di produzione al fine di verificare la conformità ai minimi standard») e che i «presunti paventati rischi correlati con la vaccinazione tetravalente-pentavalente» sono da valutarsi soprattutto nell’impiego del vaccino sui bovini. L’istituto superiore di Sanità raccomanda che «si continuino ad adottare misure adeguate di polizia veterinaria unitamente alla vaccinazione, siano definiti i livelli di responsabilità in caso di incidenti legati alla somministrazione del vaccino, e che vengano condotte sperimen­tazioni con altri vaccini di nuova generazione privi del virus vivo».

Nel documento, inoltre, si suggerisce che «il Centro di referenza provveda a effettuare un’indagine del rischio, attraverso una continua vigilanza sieroepidemiologica, volta a rilevare elementi sufficienti per determinare la decisione di vaccinare nei confronti dei sierotipi di nuova introduzione nel territorio e in particolare, allo stato attuale, nei confronti del sierotipo 1». «Niente di tutto questo è stato fatto dal Ministero e dal Centro di referenza di Teramo - dice Capelli. «Non ci risulta che il ministro Sirchia abbia avuto la cortesia di rispondere a una lettera ufficiale inviata dal presidente della Conferenza Stato-Regione, Enzo Ghigo, nella quale venivano riportate tutte le richieste e perplessità delle Regioni, le stesse contenute nel parere dell’Istituto superiore della Sanità, oltre anche alla richiesta che lo Stato prevedesse una sufficiente copertura finanziaria per gli eventuali effetti indesiderati causati dalla vaccinazione».

 

L'UNIONE SARDA

domenica 22 febbraio 2004

Cronaca di Nuoro

Furto a Marreri

Appello ai ladri di cavalli

Qualche giorno fa i ladri hanno rubato due cavalli dall’azienda agricola del padre. Da quel momento hanno smesso di sorridere, persino di mangiare. Protagonisti due ragazzini di quattordici e dieci anni. La nonna, preoccupata di fronte alla loro disperazione, ha deciso di fare un appello ai ladri. Chiede di restituire quei due animali portati via nella notte di venerdì dalle campagne di Marreri. Il suo appello rimbalza da Oniferi dove l’anziana donna vive. Sa bene quanto i due nipoti siano affezionati ai loro cavalli: uno di razza sarda, l’altro arabo. Animali di una certa età, mansueti e abituali compagni di passeggiate dei due ragazzini. I quali non cambiano umore neppure di fronte all’impegno dei familiari di regalare loro un nuovo cavallo. Vogliono i due amici da cui i ladri dell’altra notte li hanno separati. Per i cavalli spariti da Marreri non c’è mercato. Al di là del valore economico, però c’è in ballo l’affetto sterminato dei due ragazzini. Ora la nonna, interpretando i loro sentimenti, si affida alla sensibilità dei ladri. Spera che restituiscano i due animali perché solo quelli sono capaci di far ritrovare il sorriso ai nipotini disperati

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 19 febbraio 2004

Provincia di Cagliari

Strage di gatti a Frutti d’Oro Felini ricoperti di colla e infilzati con aghi

Capoterra (CA)

Gatti torturati e uccisi, ricoperti di colla e infilzati con aghi lungo tutto il corpo. Sottoposti a maltrattamenti e torture indicibili.

C’è un killer di gatti che si aggira nella costa di Capoterra, che secondo la denuncia presentata dall’associazione animalista Una (Uomo Natura Animali) agirebbe per l'istinto di sfoltire la popolazione felina in un territorio dove il randagismo è una piaga diffusa. Parte un esposto al sindaco, che parla di «episodi di violenza e scene agghiaccianti, catture e violenze effettuate da diversi cittadini». L’associazione ha raccolto le testimonianze di diversi abitanti di Frutti d’Oro, la lottizzazione dove i maltrattamenti degli animali sarebbero la regola. Il segretario nazionale dell’Una Leila Delle Case denuncia: «Una gattina è stata vista per giorni punta con diversi aghi da fleboclisi, agonizzante in strada, mentre un gatto di sei anni si sta decomponendo in un giardino disabitato. Ma diversi altri gatti a Frutti d’Oro risultano spariti o catturati con vere e proprie trappole. Innescate da persone che non solo non hanno a cuore la salute degli animali, ma che ignorano che i gatti sono protetti da leggi specifiche, anche quelli randagi. È vero che dovrebbe esserci una sterilizzazione in grado di ridurre il fenomeno del randagismo, ma siamo di fronte a dei criminali».

L’amministrazione comunale non si trova però impreparata di fronte a questa denuncia. Il sindaco Giorgio Marongiu spiega: “Faremo subito degli accertamenti insieme ai carabinieri e ai vigili urbani. Siamo il Comune che ha registrato il maggior numero di microchip nell’isola, oltre tremila animali sono stati denunciati da quando abbiamo istituito l'anagrafe canina. Proprio lunedì scorso due cani randagi di grossa taglia sono stati tratti in salvo a Poggio dei Pini e portati al dog-hotel di Sestu. Bisogna fare di tutto perché i proprietari degli animali abbiano a cuore la loro custodia». Per quanto riguarda i gatti però si registra un vuoto preoccupante: «Purtroppo nel nostro Comune non esistono gattili- conferma l’assessore Massimiliano Cabras- e neppure strutture adeguate per il recupero dei felini. Abbiamo fatto tantissimo per contrastare la diffusione dei randagi, ora dovremo impegnarci anche per risolvere quest’altra emergenza. Da soli non possiamo fare tutto». Ed è la tipologia del territorio, ricco di giardini campagne e lottizzazioni sparse, a favorire il randagismo. La guardia cinofila dell’Enpa Davide Erbì sollecita l’apertura di canili e gattili comunali sanitari: «Solo così si potrà eliminare alla radice il fenomeno, le strutture esistenti stanno scoppiando e la legge impone ai Comuni l’apertura di strutture proprie. Ma nessuno la rispetta».

Jacopo Norfo

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 19 febbraio 2004

Le decisioni dell'assessore all'Ambiente Pani: per le doppiette altri quattro giorni di prelievo

Per i pescatori dieci milioni di euro

Regole più severe per il fermo biologico e per la caccia in febbraio

Si torna a caccia per tutto febbraio e in mare prima di Pasqua, per evitare danni all'agricoltura e garantire aragosta fresca a ristoratori e commercianti. Ma i primi turisti della stagione si delizieranno anche con i ricci, che potranno essere pescati per venti giorni in più rispetto al previsto grazie ai dati "confortanti" di una ricerca del dipartimento di Biologia animale dell'Università di Cagliari. I due decreti, firmati dall'assessore all'Ambiente Emilio Pani in attuazione delle leggi regionali approvate nei giorni scorsi in Consiglio, fanno tirare un sospiro di sollievo a 40mila cacciatori e 3.000 pescatori, che nelle scorse settimane hanno protestato e tenuto sotto costante controllo l'attività dell'aula.

PESCA

Il fermo biologico, indispensabile perché il mare si riposi e i pesci si riproducano, comincia dunque con qualche giorno d'anticipo rispetto al primo marzo degli anni passati. Reti ferme da sabato prossimo fino al 5 aprile, in tempo per la pesca da destinare alle tavole pasquali, proprio come i diretti interessati avevano più volte chiesto: la novità di quest'anno è che i pescatori dovranno non solo consegnare i documenti di bordo, ma anche comunicare agli Uffici Marittimi dove saranno ormeggiate le proprie imbarcazioni, in modo che possano essere più facilmente tenute sotto controllo (potranno spostarsi solo se autorizzate per lavori di manutenzione). Nel periodo di fermo (quello autunnale è confermato dal 15 settembre al 29 ottobre) è invece consentita la pesca subacquea professionale e sportiva e quella del corallo, in base al calendario già fissato per il 2004. Ogni pescatore, come risarcimento per ciascuna giornata riceverà 36,15 euro e altri 13,43 come indennità per il fermo tecnico: una legge approdata in Aula senza passare dalla Commissione per accorciare i tempi, sette giorni fa ha stanziato 10 milioni di euro.

CACCIA

Frutteti, oliveti e colture di mirto, con tutto quello che significa in termini economici, sono profondamente danneggiati da cinque specie non cacciabili (passera mattugia, passera sarda, storno, tordo bottaccio e tordo sassello): via libera, dunque, a quattro giornate di caccia (21 e 22, 26 e 29 febbraio) che, secondo Pani, rimetteranno le cose in ordine. Ma non chiamatela caccia, precisa il consulente con delega ad hoc Andrea Monteverde: si tratta di "prelievo venatorio", perché non si potranno usare cani, bisognerà rimanere fermi a fare la posta senza vagare per non disturbare specie già in riproduzione e non sarà consentita la predazione classica. Se poi l'obiettivo di evitare i danni all'agricoltura (a quanto pare non raggiungibile con altri metodi) dovesse essere raggiunto già alla prima o alla seconda giornata, Pani - che ha firmato dopo il via libera del Comitato Faunistico - in qualunque momento potrà sospendere il decreto, sempre che il Consiglio dei ministri non decida di impugnarlo.

Sara Panarelli

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 18 febbraio 2004

Nuoro e Provincia

L’associazione Gzo presenta un esposto ai carabinieri

Il massacro continua e ora partono le denunce

Il massacro dei cani dell’Anfiteatro continua. Ieri altri due animali trovati morti nella zona, pare a causa delle numerose trappole a laccio sistemate da sconosciuti nelle settimane passate. “Sconosciuti” ancora per poco, perché sembra che il barbaro responsabile delle trappole fatte con cavetti d’acciaio che stanno torturando i cani randagi che vivono nella collina del Nuraghe, di fronte all’Anfiteatro, sia il pastore che ha l’ovile nella zona, preoccupato per la sorte del proprio gregge. È quanto si legge nella denuncia ai Carabinieri di Nuoro e alla Asl n°3 fatta qualche giorno fa dal Gruppo Zoofilo Operativo di Roma (il GZO è un’associazione ambientalista che si occupa di indagare e accertare su presunti casi di maltrattamenti ad animali). La vicenda del branco dei trenta cani che stanno abbandonati a sé stessi fra i cespugli della collina dell’Anfiteatro si arricchisce di un nuovo capitolo. Adesso è il Gruppo Zoofilo Operativo a intervenire direttamente in difesa della sorte dei cani denunciando alle forze dell’ordine e ai responsabili del servizio sanitario le continue sevizie a cui da qualche tempo sono sottoposti gli animali. Non è la prima volta che il GZO si occupa di questi randagi. Era già accaduto all’inizio dell’estate, quando, in seguito alle segnalazioni di qualche attento cittadino, si rivolse al Comune e ai vigili urbani esortandoli a intervenire. Inutilmente, perché da allora nessuno ha fatto niente per i randagi, anzi il branco è cresciuto in modo preoccupante e la situazione dei cani è oggi peggiorata. A mettere in allarme gli ambientalisti sono le «molte segnalazioni - si legge nella denuncia - che nella zona dell’Anfiteatro e di Su Nuraghe sono state installate numerose trappole a laccio con cavetti di acciaio in modo da catturare e torturare i cani». Gli ambientalisti hanno deciso di sporgere denuncia dopo che all’inizio di febbraio i vigili del fuoco erano dovuti intervenire per liberare un cane preso al laccio. Si è allora scoperto che i cani torturati, feriti e uccisi in questo modo sono quasi una decina. Ecco perché si richiede l’intervento immediato del servizio veterinario della Asl affinché almeno i cani feriti siano prelevati e curati. L’autore del barbaro gesto - riporta ancora la denuncia sulla base delle segnalazioni - sembra sia il pastore che possiede l’ovile nella collina dirimpetto all’Anfiteatro comunale. I cani potrebbero infatti essere un pericolo per il suo gregge, soprattutto se affamati. Senza dimenticare le periodiche lamentele degli abitanti della zona (è un quartiere abitato da famiglie giovani con bambini piccoli) preoccupati e intimoriti per possibili casi di aggressività nei confronti delle persone. Indirettamente è ancora una volta chiamato in causa il Comune, che da anni non riesce a risolvere il problema della carenza di strutture di accoglienza dei randagi.

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 18 febbraio 2004

Cronaca Regionale

Il Comitato faunistico approva il decreto che permette di sparare in febbraio

Caccia, l’assessore può firmare: da sabato fuoco su tordi e storni

Dopo lo stop di fine gennaio, i cacciatori sardi potranno tornare a caccia per altre quattro giornate a partire da sabato e domenica prossimi. Ieri è arrivato il via libera del comitato regionale faunistico e stamani l’assessore all’Ambiente Emilio Pani dovrebbe firmare il decreto per la caccia in deroga a febbraio autorizzata dalla nuova legge votata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale.

La caccia in deroga sarà consentita in tutta l’Isola senza l’uso del cane ed esclusivamente alle specie classificate dannose per le produzioni agricole: tordi (bottaccio e sassello), storni, passera mattugia e passera sarda. Si potrà sparare sabato 21, domenica 22, giovedì 26 e domenica 29 febbraio. Nelle quattro giornate ciascun cacciatore non potrà abbattere più di sessanta capi per specie. Il limite complessivo giornaliero è invece di trenta capi.

Ovviamente soddisfatti i cacciatori, che da tempo chiedevano la riapertura dell’attività venatoria a febbraio. «È una vittoria importante», dice il presidente della Federcaccia cagliaritana, Ignazio Artizzu. «I cacciatori sardi vedono finalmente riconosciuto un loro diritto storico. Un risultato ottenuto grazie all’impegno e alla volontà politica di tutto il Consiglio regionale e alla sensibilità dell’assessore Pani».

Battaglia vinta anche per Alessandro Lisini, presidente Sardacaccia: «Con queste quattro giornate abbiamo sfatato il tabù di febbraio. Ora però, dopo la vittoria del prelievo in deroga, dobbiamo vincere la guerra per la modifica della legge regionale. L’obiettivo non cambia: cancellare definitivamente il limite del 31 gennaio per poter andare a caccia a febbraio anche nei prossimi anni. Possibilmente senza deroghe e con i nostri cani»

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 04 febbraio 2004

Il canile comunale affidato ai ragazzi della scuola cinofila di salvataggio

Sa Serrixedda Quartu S.Elena (CA)

Il canile comunale di Sa Serrixedda ha cambiato gestione: il servizio di accoglienza e cura dei randagi è stato affidato dal Comune ai giovani volontari della Scuola cani da salvataggio - Sardegna.

L’ istruttore cinofilo Maurizio Basciu è stato nominato nuovo responsabile del canile al posto di Vincenzo Lubrano.

«La scelta del cambio di gestione», ha spiegato l’assessore all’Ambiente Lucia Arrus, «non deve essere considerata come una bocciatura per i vecchi gestori della associazione Vsaa (Volontari per il soccorso degli animali abbandonati). Siamo infatti soddisfatti del loro operato ma abbiamo pensato che dopo cinque anni fosse giusto cambiare per dare spazio ad altri gruppi di volontari: abbiamo così deciso di puntare sull’entusiasmo dei giovani membri della Scss, un gruppo di operatori cinofili noti per aver svolto nell’estate di due anni fa il servizio di soccorso al Poetto». 

Il Comune ha stipulato con i nuovi gestori un contratto di affidamento temporaneo del canile della durata di quattro mesi. «Dopo tale periodo», ha detto l’assessore Arrus, «valuteremo la possibilità di perfezionare con la Scss una convenzione più duratura, probabilmente di tre o quattro anni». 

Qualche giorno fa i nuovi volontari hanno effettuato un primo sopralluogo mirato a verificare lo stato di salute degli animali e le condizioni generali dei box e degli uffici del canile. 

«Nei prossimi giorni ci sarà tanto da fare», ha annunciato dopo l’ispezione il neo direttore Maurizio Basciu, «ed è probabile che saremo costretti a chiudere il canile per un breve periodo al fine di effettuare alcuni interventi necessari come la derattizzazione del giardino ed il riordino della documentazione relativa agli animali. Dopodichè affronteremo il problema più importante: il sovraffollamento».

La struttura di Sa Serrixedda sta scoppiando: attualmente ospita 210 cani stipati in 65 gabbiotti ed una quarantina di gatti liberi nell’atrio, ma altri 172 randagi sono stati affidati dal Comune ad una struttura privata (Il Canile Shardana): per ognuno di loro l’amministrazione deve spendere 1,98 euro al giorno. «Per risolvere il problema - ha spiegato Maurizio Basciu - cercheremo di incentivare le adozioni dei cani attraverso una forte campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà anche le scuole». Il Comune dal canto suo vorrebbe prendere in affitto un’area di 1600 metri quadri adiacente al canile. «Se l’affare dovesse andare in porto», ha annunciato l’assessore Arrus, «aumenterebbe lo spazio a disposizione dell’impianto e tutti gli animali troverebbero collocazione in un’ unica struttura». 

Paolo Loche

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 02 febbraio 2004

Milis

Il convegno al Palazzo Boyl

Microchip e anagrafe canina per debellare il randagismo

Randagismo: un nodo ancora irrisolto, e che vede protagonisti, ogni giorno, nuovi attori ai quali viene assegnato un copione fatto di abbandoni, maltrattamenti e solitudine. Ma c’è chi ha molto a cuore questo problema, come l’Associazione protezione animali Narboliese, che da venti anni si occupa di randagismo, e per far conoscere la situazione attuale, ha organizzato a Palazzo Boyl un convegno dal titolo Gli animali e l’uomo- oltre i confini dell’indifferenza e della diffidenza nel rispetto della vita umana e animale.

Rispetto che spesso viene meno nei confronti del miglior amico dell’uomo, nonostante esista, dal 1978, una Carta dei diritti degli animali. Ed ecco allora l’importanza di una Rieducazione a livello scolastico - come ha spiegato Stefania Carletti - che insegni il rispetto per la vita, l’ambiente, la natura e gli animali. Un’educazione alle emozioni, al rispetto e alla sensibilità per l’altro. Per prevenire il bullismo, ovvero il maltrattamento degli animali. Ma il problema randagismo è ormai troppo esteso, e se una rieducazione può influire in positivo in futuro, al presente si sta già lavorando per tentare di porre un freno e arginare il fenomeno. E qui entrano in gioco le istituzioni, la Regione, la Asl e i Comuni. Ciascuno con compiti e competenze diverse e con tempi fatti di lunghe attese e di rimandi. In provincia si sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione per microchippare tutti i cani: «Finora sono stati messi 30.000 microchip», ha spiegato Gianni Panichi, veterinario della Asl 5. «Stiamo lavorando all’anagrafe locale. Ma è la sterilizzazione la chiave di tutto il discorso. Infatti non si può pensare di combattere il randagismo, senza una campagna di sterilizzazione. Magari, questa è una mia personalissima opinione, coinvolgendo gli ordini veterinari a basso costo. E per i 78 comuni, per i quali occorrerebbero almeno 60 ambulatori, si potrebbe pensare invece ad una clinica mobile, attrezzata per compiere le sterilizzazioni in loco. Ma anche qui occorrono dei finanziamenti». 

Valentina Manca

 

L'UNIONE SARDA

domenica 01 febbraio 2004

Crolla la vendita dei polli: paura per il virus orientale

Cagliari

Effetto “mucca pazza” anche per i polli. Le notizie in arrivo dall’Asia sulle malattie degli animali da giardino trasmesse agli esseri umani, scatenano il panico tra i consumatori. E i macellai lanciano l’allarme: «In calo le vendite di pollame: in una settimana abbiamo perso il trenta per cento».

Ad un passo dalla crisi. Nei mercati cittadini i polli e i tacchini restano invenduti nei banconi. Da circa una settimana è scattata una diffidenza nelle massaie verso tutta la carne bianca, specie quella dei volatili da giardino. Raffica di domande sulla provenienza dei prodotti macellati e, alla fine, molti consumatori decidono di non acquistare. «Nell’incertezza, meglio non rischiare» commenta Loredana Esposito, una casalinga che ieri mattina girava per i box del mercato di San Benedetto ha preferito ripiegare sulle braciole di maiale: «Molte volte non riusciamo ad avere spiegazioni esaurienti sulla provenienza dei polli. Per non parlare dei prodotti convenzionati a base di pollo, nella scatola non c’è traccia sull’origine della carne». (fr. pi)

 

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