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DICEMBRE 2004 |
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L'UNIONE SARDA venerdì 31 dicembre 2004 Indagati 12 allevatori e un veterinario: coinvolto l'Istituto di incremento ippico la truffa corre al galoppo Purosangue al posto degli angloarabi: «Gare taroccate» Chilivani (SS) Una truffa da decine di milioni di euro, andata avanti per diversi anni: 12 persone indagate e altre 40 nel mirino degli investigatori. È il bilancio della maxioperazione, condotta dal pubblico ministero Andrea Garau, che ha colpito il cuore del mondo ippico e delle corse in Sardegna e in Italia. Purosangue spacciati per mezzosangue con documenti e genealogie falsificate che hanno fruttato a qualche allevatore guadagni da capogiro. Il gioco era semplice e oramai collaudato: nelle gare dei maggiori ippodromi d'Italia (tra Grosseto, Napoli, Chilivani) venivano fatti partecipare cavalli con caratteristiche diverse da quelle richieste dal regolamento. Gli investigatori spiegano cosa accadeva nelle corse. «È come se in una regata di barche a vela, qualcuno di nascosto si fosse "aiutato" con potenti motori a gasolio». La vittoria era assicurata: eppure dalle carte risultava che quelli in gara fossero di razza mezzosangue. Emergono molte ombre anche sui successi nel derby sardo, il trofeo messo in palio dall'onorevole Nino Costa, di cavalli come Agrippina, Ellevada, Vituliana, Ascoth, Bangkok, Estrosu, Conan il barbaro e Delizia. La complicata indagine, iniziata nel maggio 2002, grazie alle segnalazioni di alcuni allevatori che avevano capito il trucchetto di colleghi sleali e senza scrupoli, è stata condotta dalla Sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri, guidata dal luogotenente Giuseppe Scanu, in collaborazione col nucleo operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Sassari. Dopo mesi di controlli, sopralluoghi e verifiche di laboratorio, condotte nel centro di investigazione scientifica dell'arma, i militari sono riusciti ad arrivare a persone insospettabili del mondo dei cavalli: tra loro, la maggior parte allevatori, ma anche un veterinario e qualche dipendente dell'istituto per l'incremento ippico di Ozieri. L'indagine genealogica sui cavalli si è spinta a ritroso, riuscendo a costruire la storia, fino alla seconda generazione, di tutti gli animali analizzati. Pesanti i capi d'accusa per le persone indagate: si va dal falso alla truffa e frode in attività agonistica. E il cerchio è destinato ad allargarsi visto che su altre 40, forse 50 persone, sono in corso altri accertamenti. Enorme il giro d'affari con le quotazioni dei cavalli che salivano in modo vertiginoso. E ancora non si conoscono le cifre provenienti dai montepremi e dalle vincite delle gare truccate. Cavalli come "Varli" e "Calum" hanno fatto vincere entrambi oltre 200 milioni di vecchie lire: gli allevatori sapevano bene che alcuni dei loro animali non potevano perdere le gare e ad amici e conoscenti davano espliciti consigli. "Puntate su di loro, andate sul sicuro". Ed era vero, anzi verissimo. Dalle carte risultavano figli di una cavalla di razza arabo inglese: erano invece purosangue inglesi. Di scambi e truffe come queste i Carabinieri ne hanno scoperto centinaia. «Anche cavalli come Auanagana, Chempion Ever e Dalim, famosi per i loro successi - ha precisato il luogotenente Scanu, durante la conferenza stampa - sono stati dichiarati figli della fattrice anglo-araba di nome Saratoga II. Di fatto erano nati da una purosangue inglese. Questa è solo la prima parte dell'inchiesta che ancora non è conclusa ed è destinata a coinvolgere un numero maggiore di persone». Le ripercussioni, soprattutto di carattere economico, saranno forti e di certo si ripercuoteranno nel futuro. C'è grande preoccupazione tra gli allevatori estranei alla vicenda, vittime anche loro del raggiro: hanno fatto accoppiare i loro cavalli con altri risultati di razza diversa rispetto a quella dichiarata dai padroni. Il rischio che anche i loro animali vengano declassati e svalutati è enorme. Il mondo ippico regionale è sotto choc, tenuto conto della fama e della grande considerazione che i cavalli sardi vantano (o potevano vantare?) anche nella penisola. « Cavalli dei nostri allevamenti - ha concluso Scanu - sono quelli che poi vincono il palio di Siena e altre manifestazioni di primissimo piano». Gabriele Sardu
L'UNIONE SARDA mercoledì 29 dicembre 2004 Quattromila maialetti importati per le feste. Legambiente: possono spacciarli per sardi Porchetto sardo? Occhio all'orecchio I veterinari: se ha il padiglione forato viene dall'Olanda Di certo non rovineranno il banchetto di Capodanno dei cagliaritani, ma quest'anno il tradizionale porchetto sardo rischia seriamente di venire sostituito dai maialetti olandesi. L'anno scorso un maxi sequestro dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico aveva bloccato migliaia di suini clandestini appena sbarcati nell'Isola e destinati a un macello del Cagliaritano. Quest'anno, invece, due carichi ufficiali sono arrivati regolarmente a destinazione nel giro di poche settimane: consegnati oltre quattromila maialetti da latte olandesi che ora finiranno nelle macellerie della città e dei centri della provincia. Prodotti certificati e di ottima qualità, ma rigorosamente esteri. Lontani anni luce dal porchetto sardo nato e cresciuto negli allevamenti dell'Isola. Ma esiste uno stratagemma per evitare brutte sorprese e stabilire la provenienza del maialetto: «Basta osservare le orecchie» dice un veterinario addetto ai controlli, che però preferisce restare senza un nome: «Se hanno il padiglione forato vuol dire che è olandese. Nei Paesi Bassi, infatti, sono obbligati ad applicare una targhetta di riconoscimento in plastica». A lanciare l'allarme è lo sportello Salute e Gusto di Legambiente che ha segnalato l'arrivo di un carico di circa 2000 mialini provenienti dall'Olanda e macellati in un'azienda del Cagliaritano. L'imponente spedizione sarebbe arrivata nell'Isola lo scorso 17 dicembre, regolarmente consegnata dopo aver superato i controlli sanitari. Il rischio è che poi questi capi vengano ora venduti come «porchetti macellati in Sardegna» e finiscano nelle macellerie quali prodotti tipici sardi. «Le leggi vigenti lo consentono», spiega Luigi Lai, responsabile dello sportello, lo consentono, «il 1 dicembre scorso, infatti, il ministero delle Politiche agricole ha sospeso l'efficacia della recente legge sulla completa tracciabilità dei prodotti agroalimentari attraverso l'etichetta obbligatoria. Perché la normativa entri in vigore, si attendono le norme attuative da concordare con le organizzazioni di categoria». In precedenza, lo scorso 10 dicembre, altri duemila suini da latte avevano percorso la stessa tratta: 50 ore di viaggio in camion e nave per poi finire macellati in Sardegna. «Sono animali di qualità inferiore», sostiene Legambiente, invitando la Regione sarda a difendere la qualità e la tipicità dei prodotti sardi. «Per di più, per ridurre i costi, vengono spesso trasportati in violazione dei regolamenti dell'Unione Europea che prevedono, tra l'altro, un adeguato periodo di riposo durante il viaggio e un numero massimo di animali per carico». Più volte sia i Carabinieri dei Nuclei Antisofisticazione che del Reparto Operativo Ecologico hanno monitorato questi viaggi internazionali, verificando spesso la violazione delle basilari regole sulla qualità del trasporto degli animali. In passato anche l'ente per la protezione degli animali, l'Enpa, aveva presentato un esposto denunciando le sofferenze e lo stress patiti dalle bestie durante questi lunghi spostamenti che, il più delle volte si protraggono per vari giorni in condizioni al limite della sopravvivenza. «Ribadiamo che la possibilità di vendere questi maialini come prodotti nostrani, anche se consentito dalla legge, costituisce innanzitutto un inganno verso i consumatori dei prodotti supposti tipici» ha concluso il responsabile dello sportello, «ma anche una scorrettezza verso gli allevatori locali e i rivenditori più attenti alla trasparenza verso i consumatori e alla genuinità dei loro prodotti. Il prezzo di un maialino importato e sino a un terzo inferiore a quello pagato per uno sardo». Per evitare brutte sorprese, dunque, basta fare un po' d'attenzione al momento dell'acquisto. Francesco Pinna
L'UNIONE SARDA mercoledì 29 dicembre 2004 Dromedari a spasso C'è il circo Cagliari (CA) Due dromedari, per le vie del centro. Decine di cagliaritani, si sono fermati ieri mattina tra le vie dello shopping, e in particolare all'inizio di via XX Settembre, ad ammirare due esemplari sicuramente non consueti nelle strade di Cagliari. Magie del Circo Fantasy che per le feste di Capodanno apre i suoi tendoni alle acrobazie di circensi e animali. Tanti i bambini, ma soprattutto persone pronte con videofonini per immortalare lo show gratuito concesso a due passi da casa propria. L'iniziativa è stata accompagnata dalla consegna di alcuni biglietti gratuiti, offerti da componenti in divisa del clan circense, ma in particolare da spot. Lanciati a suon di megafono da originali auto addobbate ad hoc per l'evento. Non potevano poi mancare i souvenir lasciati qua e là dai due dromedari e di fronte a cui i due cagliaritani hanno sorriso. »Si tratta di una scena simpatica che chiude bene l'anno e per giunta si dica che porti pure fortuna», sorride n Giovanni Concas, impiegato. «Sarà», le fa eco la fidanzata Carla Pusceddu, di Quartu. «Ma se a questo si aggiunge l'odorino che emnanano forse ce lo potevano risparmiare. Bastava andare al circo per vederli». (b. s.)
L'UNIONE SARDA mercoledì 29 dicembre 2004 Iglesias (CA) Strage di cani e di gatti Troppi cani e gatti morti vicino alle case. Non è l'effetto di un misterioso virus e scoppia la protesta degli abitanti e dei rappresentanti della circoscrizione di San Benedetto che chiedono l'intervento dell'amministrazione comunale e dell'Azienda sanitaria locale. «Da qualche giorno stiamo trovando cani e gatti morti nella piazza principale o vicino alle case - denuncia il presidente della circoscrizione Silvio Melis - la nostra paura è che possano essere stati avvelenati. Per questo motivo abbiamo chiesto l'intervento del Comune affinchè effettui maggiori controlli e dell'azienda sanitaria numero 7». La protesta del rappresentante della circoscrizione non finisce qui. Si vuole smascherare il responsabile e «non è escluso che nei prossimi giorni si chieda anche l'intervento delle forze dell'ordine per controllare e soprattutto far applicare la legge che tutela anche gli animali». (d.m.)
L'UNIONE SARDA mercoledì 29 dicembre 2004 Ecco Susy, il labrador campione Elmas (CA) La solidarietà può anche avere quattro zampe, un naso umido e pelo color del miele. E, se se lo merita, può addirittura salire sul gradino più alto di un podio. Pochi giorni fa, Susy, labrador femmina di otto anni, ha sbaragliato tutti i concorrenti ed è entrata nella Snupim, la squadra nazionale unità pronto intervento macerie. Una costola dell'Ucis, l'Unità cinofila italiana soccorso, associazione che, in caso di disastri naturali, è autorizzata dalla Protezione civile a entrare in azione. Sede dei difficili esami un campo d'addestramento a Fidenza, dove questa campionessa nata in Ungheria ma cresciuta in Sardegna è riuscita a superare tutte le prove. Condotta, palestra, fiuto e ricerca, in uno scenario che riproduceva una finta New York dell'undici settembre 2001: riportando il massimo dei voti e facendo letteralmente saltare dalla gioia Francesco Bachis, il suo conduttore, e tutti i volontari dell'Arcus di Elmas, l'associazione regionale cani da utilità della Sardegna. «È stata una fatica molto grande - spiega Francesco, un giovane di Siliqua con la passione per i migliori amici dell'uomo - ma, alla fine, dopo mesi e mesi di lezioni e allenamento, ci siamo riusciti. Susy è stata bravissima». I labrador, sempre più diffusi anche nell'Isola, sono diventati famosi qualche anno fa per una nota pubblicità di una carta igienica di marca. Cani da ricerca grazie a un dono della natura, hanno un fiuto eccellente e una grande capacità di relazionarsi con gli esseri umani. «La mia cagnetta è sempre stata molto portata», aggiunge Francesco, che in due anni è riuscito a specializzarsi persino in pet therapy, l'assistenza agli anziani e ai malati con l'ausilio degli animali domestici. «Se ho fatto di tutto per superare la selezione è anche perché credo che possa essere un modo per attirare nuove leve». Ed è proprio nel territorio che i volontari dell'Arcus operano: intervenendo nella ricerca di persone disperse nei boschi o - come purtroppo già successo in Sardegna e non solo nel salvataggio degli alluvionati e nella bonifica delle case allagate. Daniele Gessa
L'UNIONE SARDA martedì 28 dicembre 2004 Appello per tre cani smarriti Quartucciu (CA) Un'anziana donna smarrisce i suoi due cani e lancia un accorato appello per ritrovarli. Rita Coiana si trovava nella sua abitazione di via dei Mulini quando improvvisamente i suoi tre cani, un pekinese, un pincher adulto e un cucciolo, che mangiavano tranquillamente nella verandina hanno saltato il cancello e sono usciti in strada. Il fatto è successo domenica mattina. Ieri è tornato a casa il pekinese, ma degli altri due animali non c'è traccia. «Chiedo a chiunque li abbia visti di riportarmeli a casa», dice angosciata Rita Coiana, «il pincher è facilmente riconoscibile perché ha solo un occhio. Il cucciolo è una femminuccia che invece l'occhio non ce l'ha proprio. Sono davvero preoccupata e spero tanto che qualcuno si faccia vivo». Da due giorni il marito della signora, Guido Banduino gira senza sosta per il paese alla ricerca degli animali ma per ora senza risultati. Adesso i due coniugi promettono una lauta mancia a chi troverà le povere bestiole. «Ci siamo rivolti anche ai carabinieri», aggiunge Coiana, «hanno promesso che avrebbero cercato anche loro ma per adesso tutto tace». Insomma, per Rita Coiana un unico desiderio: riabbracciare i due cani. (g. da.)
SARDEGNA OGGI martedì 28 dicembre 2004 2000 maialini olandesi sulle tavole dei sardi La denuncia arriva da Legambiente Sardegna che parla di un carico di animali provenienti dall'Olanda arrivati il 17 dicembre scorso per essere macellati nell'Isola. In questo modo, a norma delle leggi vigenti, questi maialini potranno riportare sull'etichetta la dicitura "porchetti macellati in Sardegna". L'associazione chiede sia applicata al più presto la norma sulla tracciabilità dei prodotti CAGLIARI - Puntualmente, in occasione delle feste di fine anno, sono giunte a Legambiente Sardegna alcune segnalazioni sull'arrivo in Sardegna di un carico di circa 2000 maialini provenienti dall'Olanda, giunti il 17 dicembre e macellati nel cagliaritano per poi essere venduti, come consentito dalle leggi vigenti, come “porchetti macellati in Sardegna” e quindi come prodotti tipici sardi. Un episodio analogo si era verificato nell'agosto del 2004. In una nota l'associazione ambientalista fa sapere che “il consumatore può riconoscere i maiali olandesi non già per l'etichetta (dato che non è obbligatorio riportare la provenienza della carne suina) ma da un foro su un orecchio del suino, dovuto al sistema di riconoscimento usato in Olanda. Come è noto - prosegue il comunicato - spesso si tratta di animali di qualità. inferiore che per di più, per ridurre i costi, vengono spesso trasportati in violazione ai regolamenti UE che prevedono un adeguato periodo di riposo durante il viaggio, un numero massimo di animali per carico e così via: nel carico di Agosto 2004 era stato documentato un viaggio di 50 ore, in condizioni di sovraffollamento, senza cibo”. Secondo Legambiente, anche se riconosce come stabilita dalla legge “la possibilità di vendere questi maialini come prodotti nostrani”, parla di “un inganno verso i consumatori dei prodotti supposti tipici” (e profumatamente pagati come tali), ma anche una scorrettezza verso gli allevatori locali ed i rivenditori più attenti alla trasparenza verso i consumatori ed alla genuinità dei loro prodotti, che devono affrontare senza tutele una concorrenza sleale impossibile da vincere (il prezzo di un maialino importato è sino ad un terzo inferiore ai nostrani)”. Problemi di questo tipo potrebbero essere affrontanti e risolti con l'applicazione di una recente legge dello stato che sarebbe dovuta entrare in vigore all'inizio del 2005, che rende obbligatorio, per tutti gli alimenti di origine vegetale ed animale, il riportare in etichetta tutti i dati che consentano una completa “tracciabilità” dall'origine al termine della filiera (D.L. N°157 del 24 giugno 2004, in luglio convertito in legge dal Parlamento). Tuttavia il Ministero delle Politiche Agricole con una circolare datata 1 dicembre 2004 ha di fatto sospeso l'efficacia di questa legge in attesa di norme attuative da realizzarsi 'col concorso delle organizzazioni di categoria.
L'UNIONE SARDA martedì 28 dicembre 2004 Jerzu L'ha ucciso il suo fucile da caccia È stato quasi sicuramente un fatale incidente di caccia a uccidere Luigi Demurtas, uscito di casa nel pomeriggio di domenica per curare un terreno di famiglia cui era particolarmente affezionato. L'uomo è rimasto a terra, fulminato da una rosa di pallini partita accidentalmente dal suo fucile a seguito di una caduta. «Vado a vedere l'uliveto e giacché ci sono sparo a qualche tordo», avrebbe detto alla moglie Carla e ai familiari di cui era ospite a Jerzu in occasione del Natale. Non vedendolo tornare all'imbrunire, la moglie lo ha chiamato al cellulare ma il telefonino ha squillato invano. Allarmato dal silenzio, un cognato è andato a cercarlo nel posto indicato ed ha trovato Luigi riverso a terra, gli occhi sbarrati verso il cielo buio. Il parente ha pensato a un infarto ma subito si è ricreduto quando ha visto la chiazza di sangue sotto la spalla destra. Il colpo esploso a bruciapelo ha leso organi vitali provocandone la morte del cacciatore. Solo l'autopsia che verrà effettuata questa mattina dal medico legale Roberto Marcialis su incarico del procuratore di Lanusei potrà dire se l'uomo è deceduto sul colpo oppure a seguito della grave emorragia interna. L'esame autoptico servirà anche a fugare gli ultimi dubbi sulla dinamica della disgrazia. I funerali dello sfortunato cacciatore sono previsti per questo pomeriggio o per la prima mattinata di domani. Luigi Demurtas lavorava da anni come capo cantiere nel Consorzio per la Frutticoltura di Villasor dove era conosciuto e apprezzato. Originario di Jerzu, da tempo l'operaio si era trasferito nel centro della Provincia di Cagliari insieme alla moglie Carla Loi e ai figli Sara di 4 anni, Giudy di 14 e Luca di 15. In occasione delle feste di Natale Luigi e Carla erano tornati nel paese d'origine, ospiti dei familiari. Il programma era quello di trascorrere alcuni giorni in serenità e allegria, circondati dall'affetto dei parenti e degli amici. Invece un fatale incidente di caccia ha tolto la vita a Luigi Demurtas e gettato nella disperazione la moglie, i piccoli figli e i familiari. Il paese del Pardu è ancora scosso dal tragico evento, a pochi giorni dal suicidio di un altro uomo, coetaneo di Luigi Demurtas. (ni.me.)
L'UNIONE SARDA martedì 28 dicembre 2004 A 86 anni va ancora a caccia nel Monte Arci Ha 86 anni e grinta da vendere. E sui sentieri del Monte Arci non lo batte proprio nessuno. Francesco Marongiu di Ales, classe 1918, ha abbattuto domenica un cinghiale di 50 chili. Marongiu è il decano dei cacciatori del Monte Arci. Non lo spaventano il freddo, né l'età avanzata, ma si muove agile fra i boschi di lecci e sugherete. Tutt'oggi dà lezioni ai giovani cacciatori della squadra di Pau, diretta dal capocaccia Antonio Floris. (an.pin.)
L'UNIONE SARDA lunedì 27 dicembre 2004 Ultim'ora. A Jerzu Ucciso da una fucilata. Un incidente di caccia l'ipotesi più probabile. Un tecnico agricolo, Luigi Demurtas, 44 anni di Jerzu, è stato ritrovato morto nella tarda serata di ieri in seguito ad alcune ferite da arma da fuoco, in quello che secondo le prime indagini degli inquirenti avrebbe tutta l'aria di essere stato un tragico incidente di caccia. Fucile in spalla, Demurtas si apprestava a fare rientro a casa dopo un pomeriggio trascorso a caccia di selvaggina in una località denominata Corroncu, una zona abbastanza impervia tra le campagne di Ulassai e Jerzu, quando, a un'ora ancora imprecisata, è accaduto qualcosa. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Jerzu intervenuti guidati dal tenente Stefano Mazzanti il cacciatore sarebbe scivolato mentre percorreva a piedi un sentiero in discesa, a poca distanza dalla stradina di penetrazione agraria in cui aveva lasciato l'auto. E proprio durante la caduta, dal suo stesso fucile, sarebbe partito un colpo che lo ha raggiunto sotto l'ascella destra da distanza molto ravvicinata. La rosa dei pallini esplosi a bruciapelo gli ha devastato il torace uccidendolo sul colpo. Una dinamica che gli inquirenti ritengono compatibile con quanto rilevato sul luogo della tragedia anche se un responso definitivo sulle modalità della morte del tecnico agricolo lo darà solo l'autopsia, immediatamente disposta dal magistrato di turno alla procura di Lanusei. Luigi Demurtas si era recato da solo per una battuta di caccia in una zona disabitata, il che lascia aperto ancora qualche interrogativo. Non vedendolo arrivare a casa per l'ora di cena i familiari si sono preoccupati e hanno dato l'allarme ai carabinieri della Compagnia di Jerzu. Era già notte quando, attorno alle 22, una pattuglia di militari ha trovato Luigi Demurtas riverso sul terreno in una pozza di sangue, ormai privo di vita. Come già detto l'ipotesi dell'incidente di caccia è quella più probabile, anche perché secondo le prime ricerche Demurtas non aveva nemici né problemi di alcun tipo, ma solo l'autopsia potrà sciogliere definitivamente i dubbi. Luigi Demurtas lascia la moglie e tre figli di 4, 15 e 14 anni. Nino Melis
L'UNIONE SARDA giovedì 23 dicembre 2004 Cabras (OR) Sì della Regione dopo le proteste dei pescatori Fuoco sui cormorani, parte la guerra negli stagni La battaglia è cominciata, le doppiette sono già entrate in azione. Negli stagni dell'Oristanese da ieri si combatte la guerra contro i cormorani. I pescatori hanno imbracciato i fucili e ora vanno alla caccia degli uccelli che puntualmente invadono le lagune. Ogni giorno divorano alcuni chili di pesce, orate e spigole possibilmente. Ma nel caso si accontentano di muggini, meglio se di grandi dimensioni. L'incubo nero, quotidiano, per tutti i pescatori. Nel periodo invernale approdano a migliaia e la sera oscurano i cieli con i voli acrobatici. Per tutta la giornata, invece, seminano il panico tra i pescatori. Per ogni tuffo la preda è assicurata. Il Comitato provinciale faunistico ha dato il suo via libera all'abbattimento. La presenza dei cormorani, insomma, è massiccia, come accade da qualche anno a questa parte. E i danni provocati sono ingenti, valutati anche dai biologi. Già nel mese di ottobre negli stagni della provincia di Oristano si contavano oltre tremila esemplari, duemila in più a novembre. A dicembre, a quanto pare, la popolazione sarebbe addirittura aumentata. Ma da ieri gli uccelli neri avranno vita dura. L'assessore regionale alla Difesa dell'Ambiente, Tonino Dessì, ha firmato nei giorni scorsi il decreto che autorizza i pescatori oristanesi a imbracciare i fucili e a sparare contro i cormorani. Da ieri mattina è partita la compagna di abbattimento che andrà avanti almeno fino a febbraio. Allora si farà il punto della situazione: un nuovo censimento ed eventualmente si ricomincerà a sparare. Ma soltanto nel caso in cui il numero degli uccelli abbattuti non abbia raggiunto il cinque per cento di quelli contati a novembre. Nelle zone umide di tutta l'Isola gli specialisti del Corpo forestale hanno avvistato circa diecimila esemplari. Con picchi di dodicimila e tredicimila in alcuni giorni. Soltanto nelle lagune della provincia di Oristano di cormorani se ne contano circa cinquemila in una sola giornata. Un'invasione. La campagna sarà avviata contemporaneamente in tutti gli stagni della zona: Cabras, Mistras, Santa Giusta, Marceddì, Corru S'ittiri e S'Ena arrubia. Una strategia studiata appositamente per evitare che gli uccelli si spostino da una laguna all'altra. L'obiettivo principale, è spiegato nel decreto dell'assessore regionale, è quello di spaventare i cormorani e fare in modo che si allontanino dall'isola. Tutti gli abbattimenti, comunque, saranno controllati a vista dagli agenti del corpo forestale, che affiancheranno i pescatori in tutte le operazioni. L'assedio partirà dalle rive dello stagno, ma anche via mare, sulle imbarcazioni dei pescatori. Ogni giorno gli agenti della Forestale dovranno stimare il numero dei cormorani abbattuti e compilare un apposito rapporto. Tutto per valutare, alla fine di febbraio, la presenza dei volatili e gli effetti della campagna. La battaglia sarà interrotta prima del previsto, solo se il numero degli uccelli sparati dovesse superare la percentuale prevista dall'assessorato regionale all'Ambiente. Nicola Pinna
L'UNIONE SARDA giovedì 23 dicembre 2004 Oristano e provincia Rubati nella notte tre puledri I ladri di cavalli sono tornati. E ancora una volta hanno fatto visita alla scuderia di Antonio Casu, lo storico patron del Giara Club. La scorsa notte qualcuno si è introdotto all'interno della sua scuderia nelle campagne alla periferia della città. Ha aperto i box e ha portato vie tre puledri: due cavallini della Giara e una cavalla. Il furto è stato scoperto ieri mattina, quando Antonio Casu si è recato nella scuderia per accudire i suoi animali, come fa tutti i giorni. Quando è entrato si è reso subito conto che c'era qualcosa non andava e infatti mancavano dall'interno ben tre cavalli. Alcuni di quelli che ogni anno, il lunedì di Carnevale, sono protagonisti della Sartiglia dei bambini. E a Ferragosto in occasione della giostra equestre nel lungomare di Torregrande. Per entrare nella scuderia i malviventi non hanno avuto grandi difficoltà. Hanno oltrepassato la recinzione e subito hanno raggiunto i box. Poi, con tutta probabilità, hanno legato gli animali e li hanno caricati all'interno di un camioncino. Nessun'altra traccia, ma forse qualche sospetto. O più di uno. Antonio Casu ha immediatamente denunciato l'accaduto alla polizia. Gli agenti della Squadra volante della Questura si sono recati sul posto e subito sono partite le indagini. Già in passato, e più volte, i ladri si erano presentati nella scuderia del Giara Club. Prima avevano rubato alcuni cavalli, poi avevano dato alle fiamme tutti i box. Ma quel giorno si trattava soltanto di ragazzini, individuati dopo poco tempo. Il furto di ieri notte, invece, si aggiunge ai tanti che sono stati messi a segno negli ultimi mesi nelle campagne di Oristano. Numerosi i puledri e gli stalloni portati via dalle scuderie dei sartiglianti, destinati con tutta probabilità alla macellazione clandestina. (n.p.)
L'UNIONE SARDA giovedì 23 dicembre 2004 Cronache di Cagliari Mode. Curiosando tra gli accessori nei negozi per cani Natale caro anche per Fido Importante è che sia griffato Il più griffato è la magliettina con la scritta "sex", da indossare preferibilmente d'estate. Per l'inverno invece è consigliabile il vestitino con il pellicciotto. I più venduti sono l'impermeabile e il vestitino. Nuovi arrivi: il trench in eco-pelle in fantasia Burberrys compreso di cappellino e sciarpa, le cravatte e i papillon. Si parla di moda e accessori non per signore ricche, ma per i nostri amici a quattro zampe. Tempo di natale, tempo di regali e anche i cani fanno parte della famiglia. "«Sono accessori che si vendono tutto l'anno - afferma Rita Ghisu- proprietaria di "Mister dog" di via Dante ? ma nel periodo natalizio, le vendite aumentano». Ma gli accessori per cani non costituiscono solo una moda, a volte diventano anche una necessità. «Gli scarponcini si usano quando il nostro amico a quattro zampe va sulla neve o quando c'è brutto tempo oppure quando ha subito una brutta distorsione» precisa Stefania Perla proprietaria di "Animal House" in Piazza Garibaldi. Obbligatoria ad esempio, quando si porta il cane in macchina, è la cintura di sicurezza come sottolinea Rita Ghisu: «La cintura di sicurezza, si usa al posto del trasportino o della rete. È compresa di un moschettone che da una parte si allaccia al guinzaglio del cane, dall'altra invece al sistema di bloccaggio della cintura per passeggeri». Certo, anche in questo settore le esagerazioni non mancano come i collari con gli Swarosky (40 euro), le pettorine con gli strass (17 euro), il guinzaglio in radica (30 euro), la vestaglia da camera, costumino da mare e gli abiti da sposo e sposa (dai 70 ai 100 euro). Curiosando tra i prezzi, i cappottini senza pelliccia costano10 euro, quelli con pelliccia 25, una tutina mimetica 25, l'accappatoio 25, il completino trench più capello e sciarpa 75, le scarpe dai 5 ai sette euro l'una. In vendita persino bandana e cappellino a 10 euro, impermeabili con cappuccio 22, maglioncini dagli 8 ai dieci euro. Di sicuro non sono gli animali che si sposano, ma c'è chi per il giorno più bello della loro vita desiderano che anche i loro animali siano agghindati a festa magari perché li seguano, accompagnandoli in veste di paggetti o damigelle, fino all'altare. Solitamente questo genere di articolo non è in vendita - dice Rita Ghisu- infatti si usa per allestire le vetrine, però c'è anche chi li commissiona per matrimoni, e noi per l' occasione li facciamo fare dal sarto. L'ultima volta che c'è stato richiesto l'articolo, non era per un cane ma per un gatto». Le stravaganze non si limitano all'abbigliamento, ma investono anche il settore alimentare e gli accessori per le diverse esigenze della giornata. C'è infatti la torta per il compleanno vendibile anche a fette aromatizzata al prosciutto (7 euro), biglietti d'auguri commestibili ( 9 euro), tartine di Natale con agrifoglio (5 euro), scatola di dolcetti a base di farina di carrube (euro 14,50 ) e bottiglie di Spumante con crocchette (15 euro). Cuccetta con cuscino estraibile e copertina (55 euro), raccoglitore a forma di osso da appendere al collare (6 euro) e infine borsetta porta-cibo da mettere sul dorso del cane (10 euro). Sonia Meloni
L'UNIONE SARDA domenica 19 dicembre 2004 Matzaccara Fenicottero ucciso a fucilate Un fenicottero ucciso a fucilate e almeno altri tre uccelli feriti. È la macabra scoperta fatta ieri a Matzaccara, la popolosa frazione di San Giovanni Suergiu. Un volontario della Protezione civile e appassionato ambientalista, Antonio Floris, nei pressi del laghetto salmastro di Corongiuali, ha rinvenuto la carcassa di un fenicottero ucciso sicuramente a colpi di fucile. Intorno al fenicottero ormai senza vita però il volontario ha trovato anche altri tre esemplari di trampoliere feriti e nascosti tra la vegetazione lacustre. (m. lo.)
L'UNIONE SARDA sabato 18 dicembre 2004 Condanna per il furto di due cavalli Teti (NU) Due anni e un mese di reclusione per la ricettazione di due cavalli. Salvatore Fenu, 44 anni di Posada, è stato condannato ieri mattina dal giudice monocratico del Tribunale di Oristano, Paolo Corso. Il 10 ottobre scorso, nei pressi di Teti, l'imputato era stato sorpreso dai carabinieri mentre trasportava sul suo autocarro due cavalli. Con lui viaggiava anche Francesco Cidu, 37 anni di Siniscola (già condannato e attualmente agli arresti domiciliari) che ieri è stato sentito come testimone in aula. Ai militari che, durante la perquisizione del suo autocarro trovarono i cavalli, Salvatore Fenu spiegò che quegli animali erano i suoi e fornì alcuni certificati che avrebbero dovuto attestare la proprietà. I documenti però si riferivano ad altri animali che Fenu custodiva a Posada e, dopo i controlli, risultò addirittura che i due cavalli erano stati rubati ad Ovodda nell'azienda di Robertino Littarru. Fu chiesto anche l'intervento di un veterinario per accertare se gli animali avessero il microchip che consente di risalire all'allevamento a cui appartengono. Ieri il pubblico ministero Serena Contini ha chiesto la condanna a sette mesi, il difensore Soro l'assoluzione, ma è arrivata una sentenza più pesante. (v.p.)
L'UNIONE SARDA sabato 18 dicembre 2004 Arborea (OR) Arrestato dopo un inseguimento di più di mezz'ora Nel camion 24 agnelli rubati Una brusca frenata e una sterzata improvvisa che subito hanno insospettito i carabinieri. La pattuglia era ferma sul ciglio della strada Provinciale 49, pronta a fermare le auto di passaggio ma il furgoncino bianco ha deciso di fare inversione all'ultimo momento. Da lontano, evidentemente, il conducente ha notato il posto di blocco e subito ha pensato di cambiare strada. Ma oramai era troppo tardi: i militari non si sono fatti sfuggire lo strano comportamento e hanno pensato che forse quell'uomo aveva qualcosa da nascondere. E non si sbagliavano. Lo hanno seguito, ma lui non si è fermato. A quel punto è partito l'inseguimento. Alla fine, però, Fortunato Pes, di 47 anni originario di Oniferi e residente ad Arborea, è stato bloccato. Dal cassone del suo furgone sono saltati fuori ben ventiquattro agnelli: tutti con le gambe legate. Gli animali erano ancora vivi, appena rubati da un'azienda agricola nelle campagne di Uras. Quando se li è trovati di fronte il legittimo proprietario non ha avuto dubbi: li ha riconosciuti tutti, uno per uno. L'uomo, assistito dall'avvocato Francesco Campanelli, è stato quindi arrestato con l'accusa di furto aggravato dagli uomini della stazione di Arborea che, nella serata di giovedì, erano impegnati in un ampio servizio preventivo. Le attenzioni maggiori, guarda caso, erano rivolte proprio ai furti negli ovili, visto che sotto Natale gli abigeatari pare si scatenino. Tutto è successo poco dopo le dieci e mezzo di notte. Lungo la Provinciale numero 49 che attraversa il centro abitato di Arborea era stato allestito uno dei tanti posti di blocco: vasta operazione di controllo predisposta dal comando provinciale. Quando hanno intravisto quel furgoncino bianco cambiare inversione di marcia i militari hanno pensato che c'era qualcosa che non andava. Hanno tentato di fermarlo, ma l'uomo che era alla guida ha premuto ancora di più sull'acceleratore. Ha ben presto abbandonato la strada asfaltata e si è infilato in mezzo ai campi. Per oltre mezz'ora la gazzella gli è stata dietro e alla fine non ha potuto proseguire la fuga. Stamattina la convalida del fermo. (n. p.)
L'UNIONE SARDA giovedì 16 dicembre 2004 Cabras (OR) Chiesto l'aiuto della Regione Pescatori disperati per i delfini voraci L'uomo che sussurra ai delfini. Succede a Cabras dove un pescatore, disperato, ha tentato un approccio, a tu per tu, con i delfini che gli avevano prosciugato il pescato e strappato le reti. Niente da fare. E ora i pescatori della marineria di Cabras cedono le armi e si rivolgono alle istituzioni per vedere come uscire da una lotta impari. Hanno rinunciato a prendere il mare e nella fredda mattinata di ieri si sono riuniti nelle banchine del porticciolo di Torre Grande. Per urlare la loro rabbia e la loro impotenza di fronte a quella che considerano una grave iattura. «Non se ne può più ? dice Gianfranco Poddi - siamo disperati. Se non ci aiutano a risolvere questo dramma siamo pronti a consegnare i documenti e a tirare a secco le nostre barche. Qui - giura - non si pesca più nulla, non recuperiamo neanche le spese». «Sono ormai due mesi che non vediamo più nulla - dice Efisio Casula - anche ieri siamo tornati in porto a mani vuote, neanche il tanto per pagarci il gasolio. Vogliamo che le istituzioni ci ascoltino, vengano sulle nostre barche in modo che possano constatare di persona quale dramma viviamo». Che fare? «Ho già chiesto un incontro urgente al ministero delle Attività produttive - dice Stefano Pinna, assessore alla Pesca - ma se ne parlerà dopo le feste. Ora scriverò una lettera all'assessore regionale all'Ambiente Tonino Dessì». "Qualcuno ha provato anche con i dissuasori: «Ma non servono, li hanno provati anche da noi - assicura Casula - il giorno dopo i delfini erano di nuovo lì come se niente fosse. Bisogna vederli, altrimenti non ci si crede. Guardi - dice - mi vergogno a dirlo, ma ho provato anche a parlargli, di spiegare che c'è posto per tutti. Ma per loro è più comodo trovare il pranzo pronto, senza fare fatica. Se non ci aiutano - dice Casula - siamo costretti a fare da soli». «Cerchiamo di spaventarli in ogni modo? spiega ancora Gianfranco Poddi - ma non serve». «Quanti sono? Non li abbiamo mai contati - dice Paolo Pisano - ma sono tanti, in media tre-quattro per imbarcazione». «Noi - interviene Giuseppe Camedda - vogliamo soltanto che venga affrontato il problema, che ci mettano in condizioni di lavorare». «Se me l'avessero detto venti anni fa - dice Salvatore Pinna, una vita in mare - non ci avrei creduto. Davvero, ci aspettano qui fuori, appena usciamo dal porticciolo e ci vengono appresso». «Qualche sistema per tenerli lontani ci deve pur essere - dice Arcangelo Brundu -, mi sta bene che siano protetti ma ora questi delfini sono davvero tanti». «E se sono in esubero - dice Aldo Caddeo - bisogna intervenire, se no qui di chiude baracca». Il problema dei delfini interessa cinquanta imbarcazioni e oltre duecento addetti. Ma se non ci saranno chiari segnali dalle istituzioni è certo il coinvolgimento di tutte le marinerie della Sardegna per una protesta comune. Gianfranco Atzori
L'UNIONE SARDA giovedì 16 dicembre 2004 Una perizia contabile per il canile Olbia - Ultime battute del processo a carico del veterinario Quinto Puddu, direttore del Canile Europa. Ieri mattina si è praticamente conclusa l'istruttoria dibattimentale e il presidente del collegio Marco Contu ha fissato la data dell'udienza nel corso della quale pubblico ministero e difensori del professionista faranno le loro richieste. La sentenza dovrebbe arrivare il prossimo 16 marzo. Le contestazioni per Quinto Puddu sono quelle di truffa e maltrattamento di animali. Il processo si basa interamente sui risultati di un'indagine condotta dagli uomini del Commissariato di polizia di Olbia. La tesi del pubblico ministero Valerio Cicalò è quella di una struttura dove centinaia di cani vivevano in condizioni assolutamente inadeguate, privi anche delle cure veterinarie minime. Inoltre, sempre secondo il rappresentante dell'accusa, il Canile Europa non utilizzava per i fini previsti i contributi assegnati dagli enti convenzionati per ogni cane ospitato. L'istruttoria è conclusa, ma i giudici potrebbero, in camera di consiglio, decidere per una ulteriore verifica tecnico-contabile. Alcuni testimoni citati dall'avvocato di Puddu, Carlo Selis, hanno escluso che gli animali venissero maltrattati. (a. b.)
L'UNIONE SARDA giovedì 16 dicembre 2004 Una famiglia adotta il cane Paco: era l'ultima volontà della sua padrona Serramanna (CA) Olinda può riposare in pace: il suo Paco ha trovato una nuova famiglia. Qualcuno si occupa di lui, ora che lei non c'è più. In mezzo a tante storie di ordinario abbandono e maltrattamento degli animali, eccone una bella. A Serramanna non suona nemmeno straordinaria: in paese, per fortuna, ne capitano tante. Quella di Olinda e Paco dipana la sua trama fatta di generosità tra Serramanna, dove ha sede l'associazione Il Randagino, e Monserrato, dove una donna di 70 anni, consapevole di essere giunta all'estremo della sua esistenza per una malattia gravissima, trova il tempo di preoccuparsi della sorte del suo amato bastardino. «L'amore di Olinda per Paco era più forte di ogni altra cosa», racconta Rosanna Spano, presidente dell'associazione che si occupa della difesa degli animali: «Sapeva di dover morire e si preoccupava per lui». Marco, il figlio di Olinda, non si può occupare di Paco a causa di impegni di lavoro e studio che lo trattengono a Genova in una casa che divide con altri studenti. La madre, in punto di morte, gli ha raccomandato di trovare una sistemazione. È allora che il giovane si ricorda del Randagino, l'associazione di cui la madre era venuta a conoscenza sulla stampa e a cui, conferma Rosanna Spano, «aveva inviato una somma di denaro quale sostegno materiale». Da Monserrato a Elmas via Serramanna: dal contatto alla nuova casa per Paco la strada è breve quanto il tempo di preparare i manifesti con la foto del bastardino da appendere nei posti più frequentati di Serramanna e dintorni. Secondo la strategia usuale messa in atto dai soci del Randagino per favorire l'adozione. «In una settimana Paco ha trovato una nuova casa», dice oggi Rosana Spano. Carla, una studentessa di Elmas 23enne, capita nella stazione ferroviaria di Serramanna dove, per caso, nota uno dei tanti manifesti con la foto di Paco. Tra lui e Carla, che non aveva mai posseduto un cane, è amore a prima vista. Il bastardino è, di nuovo, felice nelle braccia della sua nuova padrona e anche Olinda, lassù, sarà soddisfatta. «Questa storia finisce bene ma non sempre è così», sottolinea però il presidente del Randagino. I tempi per le adozioni non sono sempre così brevi, e in quei casi è necessario trovare una sistemazione temporanea. Tra un po', finalmente, sarà disponibile una struttura ad hoc. Il canile, assicura il sindaco di Serramanna Alessandro Marongiu, aprirà entro la primavera: i lavori sono finiti, manca solo il nulla osta del Servizio veterinario della Asl 6. Ignazio Pillosu
L'UNIONE SARDA mercoledì 15 dicembre 2004 Commercio. Contestati i costi dello smaltimento «Non siamo spazzini» Macellai verso la serrata Cagliari (CA) Smaltire le ossa degli animali e i resti della macellazione è troppo caro. Vietatissimo sbarazzarsene di nascosto, magari gettandoli nei comuni cassonetti come qualsiasi altro rifiuto deteriorabile. Spinti contro all'angolo dalla pesante crisi delle vendite che, da tempo, ha colpito il commercio delle carini, i macellai cittadini ora chiedono la modifica delle disposizioni sanitarie che impongono ai commercianti di smaltire i residui a proprie spese. E intanto minacciano clamorose azioni di protesta. Dopo la sindrome della mucca pazza, l'epidemia della lingua blu, il caro euro e i recenti casi di peste suina che hanno fatto calare le vendite di carne, da qualche mese le macellerie devono fare i conti con la modifica della normativa sullo smaltimento dei rifiuti speciali. «Le nuove disposizioni sanitarie» scrive Efisio Atzeni, presidente dell'associazione dei macellai della provincia, «disciplinano la raccolta, il trasporto, il deposito, la trasformazione e la distruzione dei materiali di origine animale non destinati al consumo umano. Quelli che prima venivano definiti rifiuti di origine animale, ora vengono chiamati sottoprodotti e non sono più assimilabili ai rifiuti solidi urbani. I sottoprodotti di origine animale provengono da mercati, supermercati, macellerie e pescherie. L'azienda sanitaria locale sta sollecitando le categorie a sensibilizzare i propri iscritti, al fine di provvedere l'assolvimento di tali disposizioni». E le sanzioni per chi viola le disposizioni, magari gettando ossa e interiora di animali macellati nei cassonetti o nelle discariche, possono rivelarsi pesantissime: sia economicamente, che penalmente. Una strada per risolvere l'emergenza potrebbe spingere i commercianti a costituire dei consorzi o delle cooperative che si occupino della raccolta e dello smaltimento degli scarti di macellazione. Ma i costi rischiano di essere insostenibili. «È nostro convincimento» conclude il presidente dei macellai, «che al contribuente, con una adeguata tassazione, devono essere garantiti tutti i servizi e tra questi anche lo smaltimento di questi rifiuti, senza investirci di un gravame non sostenibile». In altre parole: spalmare i costi a tutti i cittadini attraverso la futura imposta sui rifiuti. Ma intanto i macellai chiedono l'aiuto dei Comuni per cercare una soluzione. E intanto incassano la solidarietà dell'Associazione Sarda Enti Locali (Asel) presieduta dal deputato Michele Cossa: «Interverremo sui comuni nostri associati» spiega Cossa, «per cercare una soluzione che consenta di risolvere il problema senza aumentare le tasse per i cittadini». Francesco Pinna
L'UNIONE SARDA domenica 12 dicembre 2004 Arbus (CA) Oggi il quinto appuntamento della stagione, lamentele per la scarsità di prede La carica delle quattrocento doppiette Domenica di caccia al cinghiale: «Ma i cervi ci disturbano» Un rito antico che non conosce declino e continua a trovare accaniti sostenitori e altrettanto accaniti detrattori. È la caccia, e quando si parla di caccia, dalle parti di
Arbus, è sa cassa manna, la caccia al cinghiale. Un rito che accomuna, che stringe rapporti e qualche volta crea rivalità. Una passione coinvolgente che attira tante persone e per molti diventa una parte importante della propria vita e del proprio essere con gli altri. Una passione che attraversa la condizione sociale, dal pensionato all'operaio, dall'allevatore al medico o all'avvocato. «Andare a caccia è un divertimento», sostiene Gino Atzeni, barbiere: «In paese non è che ci siano molte alternative: la caccia è l'unico svago». «È un modo per stare insieme e passare una giornata diversa in compagnia e all'aria aperta», dice anche Antonello Ruggeri, agente di custodia. Divertimento, svago, voglia di aria aperta. Sia come sia, Arbus è un paese di cacciatori. Circa 400, divisi in una decina di squadre che ogni domenica battono nel vasto territorio. Da Capo Pecora a Sant'Antonio di Santadi, ma soprattutto nelle vallate tra Montevecchio, Ingurtosu e il mare, dove insiste anche l'area della riserva autogestita. Nella squadra riveste un ruolo primario il capocaccia. L'esito della battuta dipende soprattutto dalla sua capacità organizzativa, dalla conoscenza del territorio e dalla capacità di ascoltare i componenti della sua squadra anche se poi a decidere sarà solo lui. L'obiettivo, per oggi, sarà di eguagliare i risultati di domenica scorsa. È stato quasi un record: nove cinghiali abbattuti e altri quattro mancati per la squadra di Paolo Dessì. Era la prima battuta all'interno della riserva autogestita, ma la domenica successiva, fuori riserva, il carniere è rimasto quasi vuoto. A detta di molti, quest'anno i cinghiali non sono tanti e sono concentrati all'interno dell'Oasi di protezione
faunistica. «Fin quando hanno da mangiare in abbondanza non escono fuori», sostengono i cacciatori. Ma anche la presenza numerosa dei cervi che attraversano le battute viene considerata d'intralcio perché i cani corrono dietro a loro e si stancano. «Quest'anno i cinghiali sono pochi e il problema dei cervi esiste, non possiamo farci nulla dobbiamo imparare a conviverci», sostiene Sandro Peddis, a capo di una squadra di 25 fucili. 180 soci che si quotano (20 euro) tengono in piedi la riserva autogestita, circa 2800 ettari, dove a domeniche alterne battono cinque squadre. La riserva è divisa in cinque battute che vengono assegnate a rotazione alle diverse compagnie. La caccia non è il solo scopo dell'associazione. Il ruolo dei soci diventa importante anche al di fuori della stagione venatoria per il controllo del territorio. A turno, durante tutto l'anno, due di loro girano per le campagne: la prevenzione degli incendi è al primo posto, ma anche la cura di fasce antincendio e la sistemazione di cartelli rientra tra i compiti che si sono assunti. «Se l'ambiente non ce lo tuteliamo noi, a caccia non ci andremo di certo. In dieci anni non ci sono stati incendi rilevanti», sostiene l'ingegner Angelo Raccis, presidente dell'autogestita. Un'azione importante di presenza e di controllo del territorio, che si aggiunge a quella di altre associazioni e alle figure istituzionali come gli agenti forestali. «C'è un rapporto di collaborazione e rispetto reciproco», afferma Gino Atzeni. Durante la stagione di caccia, poi, la presenza in campagna è quasi continua: c'è l'allenamento per i cani, l'osservazione delle tracce e del passaggio dei cinghiali (arrastai), lo studio delle postazioni. Insomma per tanti la caccia non è solo sport ma amore per l'ambiente naturale. E oggi, per la quinta giornata di questa stagione, si ripete un rito antico quanto l'uomo.
L'UNIONE SARDA domenica 12 dicembre 2004 Quartu S.Elena (CA) I cani randagi entrano nell'ovile Strage di pecore e agnelli a Sant'Isidoro Un intero gregge sbranato dai cani. È accaduto a Sant'Isidoro nella tenuta agricola di Antonio Sarais. All'ora di pranzo, mentre il proprietario si trovava dentro casa, un branco di randagi ha divelto il recinto dell'ovile e attaccato pecore e agnelli. Settantacinque capi sono morti sul colpo, altri diciotto sono rimasti feriti gravemente, con la gola sanguinante per i morsi ricevuti. Una vera e propria strage, che segue di pochi giorni un altro attacco nel quale il pastore aveva perso altre venticinque pecore. «È da mesi che questi cani incustoditi girano dappertutto», racconta Sarais: «non sappiamo più cosa fare». Erano quattro o forse dieci i cani assassini e, aggiunge Sarais, «compiuto il misfatto sono subito fuggiti. E dire che avevano spostato il gregge in un posto più sicuro proprio per paura dei randagi». Gli animali inferociti sono entrati nell'ovile creando il finimondo: «Sono morte quasi tutte le mie pecore e nove piccoli agnellini. I danni sono incalcolabili. Non bastava il morbo della lingua blu a decimare i capi». Oltre a quelle morte altre pecore sono rimaste gravemente ferite. L'Asl ha già svolto un sopralluogo nella tenuta di Sant'Isidoro e insieme al Comune, ha provveduto a sotterrare i capi in una fossa profonda in campagna, per evitare danni alla salute pubblica. Ma resta il problema dei cani randagi: «Il sindaco ha detto che incaricherà la Regione per la storia dei cani, ma vogliamo fatti non parole». La preoccupazione è forte: «Non so più dove mettere i capi», conclude Sarais: «ovunque li nasconda i cani li scovano e per noi non c'è più pace. Per non parlare del pericolo per le stesse persone che abitano qui, soprattutto per i bambini». Giorgia Daga
L'UNIONE SARDA sabato 11 dicembre 2004 Convegno della Provincia Noi, cacciatori protettori degli agricoltori Cacciatori protettori degli agricoltori e difensori dell'ambiente e dell'ecosistema. «Contribuiamo a fare in modo che alcune specie non arrivino a un numero troppo elevato, diamo una mano all'economia muovendo ogni giorno di caccia cinque milioni di euro. Proponiamo di prolungare la caccia del tordo a febbraio, dato che questo animale, come lo storno, che vorremmo poter cacciare, devasta gli oliveti». Così Ignazio Artizzu, presidente provinciale della Federazione italiana della caccia, spiega il ruolo dei cacciatori nella società, durante il convegno "L'importanza della caccia per la salvaguardia del territorio", organizzato ieri al Caesar's hotel dall'Unione province sarde (Ups). Inevitabile dunque che le posizioni degli ambientalisti, tra cui l'ornitologo Helmar Schenk, di Legambiente, siano distanti da quelle dei cacciatori: «Inutile, anzi decisamente sbagliato, aprire a febbraio la caccia di animali migratori, che passano dall'Isola dopo aver affrontato già un lungo viaggio, con una naturale selezione della specie». Senza contare che, secondo Schenk, non è con l'abbattimento che si risolve il problema del sovrannumero di alcuni animali. L'esempio è dato dai cormorani che nella zona di Cabras hanno fatto razzia di pesci: «Eliminarli, è stato dimostrato, non è servito», continua l'ornitologo. «D'altro canto», interviene Gianluca Grosso, assessore provinciale all'Ambiente, «non si può pensare di intervenire solo con i risarcimenti, che ogni anno fanno uscire dalle nostre casse duecentocinquantamila euro, per fare fronte ai danni provocati agli agricoltori della provincia». Con un accordo tra le istituzioni, le associazioni venatorie e quelle degli ambientalisti, sarebbe necessaria una seria programmazione e valutazione della reale popolazione faunistica dell'Isola. Ma mancano o non sono mai stati adottati anche i piani provinciali. «Così si agisce solo a sensazioni o per sentito dire: quest'anno la lepre è abbondante, la pernice è in aumento», si scandalizza Antonello Secci, rappresentante del Wwf nel comitato regionale faunistico. Il fatto poi che «i libretti con i numeri della selvaggina abbattuta nella stagione di caccia, non siano trasmessi all'assessorato regionale dell'Ambiente, come prescritto dalla legge, lascia supporre che si voglia nascondere il numero di capi abbattuti per paura di un drastico ridimensionamento dell'attività venatoria». Non si riesce nemmeno a fare attuare gli Ambiti territoriali di caccia: «Permetterebbero ai cacciatori di rimanere nella propria zona di appartenenza, garantendo un maggior rispetto per l'ambiente e gli animali», continua Paolo Fiori. «In Barbagia, dove c'è una forte tradizione i cacciatori non sconfinano e i buoni risultati sono sotto gli occhi di tutti». trovano d'accordo. Alice Guerrini
L'UNIONE SARDA giovedì 9 dicembre 2004 Lettere & Opinioni "Scaricati" in un giardino a Flumini Due cani da adottare (ma non sono giochi) È proprio vero lo slogan che diceva: «Il vero bastardo sei tu se li abbandoni». Ecco che cosa sei, o che cosa siete voi che domenica scorsa avete abbandonato una coppia di yorkshire dentro una casa in via del Timo, a Flumini, buttandoli come se fossero stracci vecchi o scarpe troppo logore per poterle ancora usare. Che cosa vi costava andare in un canile, oppure dai vigili urbani del vostro Comune e denunciare il ritrovamento di questi due cuccioli, se proprio non volevate tenerli? So che non è giusto quanto scrivo, ma vorrei che passaste un Natale miserabile: se solo aveste visto le facce impaurite di questi due cagnolini, che tremavano dalla paura e che non si facevano avvicinare dall'uomo! E come fargliene una colpa? Chissà se leggerete queste righe, chissà come vi sentirete, ma tanto credo che non abbiate un cuore o un senso di colpa, dato che avete scavalcato un muro di cinta e abbandonato due cagnolini in una casa. Faccio un appello: chi volesse adottare questa coppia di cagnolini (sono un maschio e una femmina), può contattarmi al seguente indirizzo: theslow@tiscali.it Lettera firmata RISPOSTA: Non dubito che i due trovatelli trovino alloggio, gentile lettore. In genere non restano inascoltati gli appelli di chi cerca casa per gatti e cani attraverso questa rubrica. Ma poiché si avvicina Natale, credo sia meglio invitare alla cautela le persone che si commuoveranno nel leggere la sua lettera e penseranno di scriverle per avere i due yorkshire: non fatelo, se non siete certi di poterli allevare. E, soprattutto, non metteteli sotto l'albero di Natale di un bambino se non è pronto ad accudire una creatura vivente e se i genitori non possono o non vogliono insegnarglielo. Lasciate che a farsi avanti siano i veri appassionati: certamente non mancheranno. Sono circa 150 mila i cani abbandonati dai proprietari ogni anno in Italia: ben pochi hanno la fortuna di incappare in persone scrupolose come l'autore di questa lettera. Non solo: ben 4 mila incidenti stradali sono causati dai randagi. Questi dati sono diffusi dall'associazione Amici di Paco, che proprio in questi giorni ripropone una campagna d'informazione contro «gli acquisti irresponsabili» di cani o gatti: «Non siamo giocattoli, non regalarci a Natale». Scrive la vicepresidente Diana Lanciotti: «Il rischio è che si riproponga l'ondata di richieste di cuccioli, magari perché il pupo li ha visti in tv e vuole proprio quelli». Ma se manca la consapevolezza che l'arrivo di un animale comporta serie responsabilità e precisi doveri, i doni graditi «diventano una presenza scomoda e ingombrante. Candidati ideali per l'abbandono». Daniela Pinna
L'UNIONE SARDA mercoledì 8 dicembre 2004 Oristano Piazza Roma Telethon, sabato la zippolata Telethon non si ferma. Altro appuntamento da non perdere sabato pomeriggio in piazza Roma. A partire infatti dalle 17 la Banca nazionale del Lavoro di Oristano ha organizzato per Telethon "La zippolata". La gara di solidarietà per la lotta contro le malattie genetiche dopo la giornata sportiva di sabato scorso si sposta sul settore gastromico e abbraccia anche quello musicale. La ditta Mastino di Milis accenderà i fornelli sotto i portici di piazza Roma per offrire le zippole agli oristanesi. Ad allietare poi l'assaggio delle zippole è prevista anche la partecipazione del gruppo Folk di Milis e del coro polifonico di Milis. Le zippole potranno essere acquistate versando una piccola somma per sostenere la causa di Telethon. Gli organizzatori sperano in un buon successo della manifestazione almeno pari a quello di sabato scorso quando sulla pista del campo "Laura Nurra e Roberto Salaris", millecinquecento studenti hanno partecipato ad "Una staffetta per la vita" organizzata oltre che dalla Banca nazionale del Lavoro anche dal Csa-settore educazione fisica e dalla Fidal.
L'UNIONE SARDA mercoledì 8 dicembre 2004 Stelle di Natale Fiori in offerta per la ricerca sulla leucemia Con dieci euro è possibile portare a casa una stella di Natale e aiutare la ricerca sulla leucemia. Da oggi e fino a domenica nelle principali piazze cittadine, i volontari dell'Avis e dell'Ail (associazione italiana contro le leucemie) offriranno le tradizionali piante natalizie destinate a finanziare la ricerca scientifica sulle leucemie e i linfomi. Giunta alla edizione numero sedici, la manifestazione si svolge in contemporanea in tutte le piazze di Italia col patrocinio della Presidenza della Repubblica. Si calcola che siano almeno trecento le piazze coinvolte in questa gara di solidarietà, resa possibile anche grazie all'impegno di numerosi volontari. Ecco le piazze dove da oggi e fino a domenica sarà possibile trovare le stelle di Natale: piazza Jenne (fronte monumento di Carlo Felice), piazza Giovanni XXIII (lato chiesa San Paolo), Piazza Repubblica, via Manno (fronte Upim) e ingresso dell'ospedale oncologico in via Jenner. I fondi raccolti in città (e negli altri centri della provincia) serviranno per finanziare il progetto di assistenza domiciliare ematologica realizzata dall'Ail in collaborazione con l'unità operativa di Ematologia dell'ospedale oncologico Businco.
L'UNIONE SARDA martedì 7 dicembre 2004 Suelli (CA) Travolge un gregge, ferito un motociclista Incidente sulla Statale 128: la corsa di un motociclista si infrange su un gregge di pecore. È accaduto domenica pomeriggio alle 15.30 nel tratto di strada che collega Senorbì a Suelli. La sventura è capitata a Riccardo Melas, 24 anni di Senorbì. Il giovane motociclista mentre percorreva la statale, al km 22 si è trovato la corsia sbarrata da un gregge di pecore. Melas non è riuscito a frenare in tempo, così è andato a schiantarsi sul gregge ed è caduto dalla motocicletta in corsa. Alcuni automobilisti si sono resi conti dell'accaduto e hanno telefonato al 118. Sul posto è intervenuta immediatamente l'ambulanza medicalizzata del 118 di Senorbì: i soccorritori hanno trasportato Melas all'ospedale. L'urto è stato molto violento, il giovane si è fratturato il bacino e ha riportato ammaccature più lievi in tutto il corpo. Per fortuna indossava il casco: questo ha evitato che nella caduta Melas battesse la testa in terra. Per lui sarà necessario un discreto periodo di cure per rimettersi in forma. E' stato comunque agghiacciante lo spettacolo che si è presentato davanti ai soccorritori: la carreggiata era invasa da arti di pecore sparsi nell'asfalto. L'urto è stato sicuramente più drammatico per il gregge, che abbastanza inspiegabilmente si trovava nel bel mezzo della carreggiata. Né è venuta fuori quasi una scena da film horror. Le pecore stavano pascolando nei campi di fianco alla strada quando presumibilmente si sono avventurate un po' troppo oltre la cunetta. Non si era mai verificato un fatto simile nel tratto Senorbì-Suelli, e certo il giovane motociclista non era preparato ad un ostacolo di quel tipo. Sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Senorbì e della radiomobile di Dolianova che hanno fatto i rilievi del caso. La carreggiata è stata prontamente liberata degli animali morti. Severino Sirigu
IL GIORNALE DI SARDEGNA lunedì 6 dicembre 2004 Incidente di caccia Un cacciatore di Sanluri (CA), Paolo Cirronis (46 anni), si è accidentalmente sparato ad un piede lo scorso 5 dicembre mentre cercava di scavalcare una recinzione nelle campagne di Irgoli (NU). Soccorso dai compagni di battuta, è stato trasportato all'ospedale di Nuoro. 15 giorni di prognosi.
L'UNIONE SARDA lunedì 6 dicembre 2004 Molentargius Competizione tra i volatili? I cormorani occupano l'argine dove nidificano i fenicotteri rosa Sarà solo un problema cromatico? Quell'istmo di terra che attraversa lo stagno di Molentargius e che fino a poche settimane regalava una lunga, immensa scia dal colore rosso-bianco dei fenicotteri, adesso è diventata una striscia nera. Nera come le piume, le penne dei cormorani. Sa Genti Arrubia scacciata dal "popolo del mare", dagli stormi della costa, dai volatili arrivati dal Nord Europa per svernare in Sardegna. La domanda ricorre insistente in questi giorni. Ed è un'ipotesi che molti avvertono con timore. Perché i fenicotteri rosa che Molentargius è riuscito a conquistare lentamente, anno dopo anno, convincendo i maestosi uccelli a nidificare sulle sue sponde e sulle sue rive riprodursi, potrebbero sentirsi minacciati dalla presenza ingombrante e massiccia dei cormorani che a Terramaini, soprattutto dopo gli ultimi interventi idraulici messi in atto dal Consorzio Ramsar e dal Comune di Cagliari, hanno trovato casa e "tavoli imbanditi" di prelibati muggini, visto che le acque del canale, dopo l'eliminazione dello sbarramento, sono tornate a respirare, ossigenarsi. E i pesci a proliferare. Secondo quesito. Altri dubbi. Che accadrà a primavera, quando i fenicotteri torneranno in massa per deporre le loro uova? Troveranno ancora le isole libere, potranno ancora, in quell'istmo di terra emersa nidificare? Potrà, sa genti arrubia, convivere serenamente con i cormorani? Secondo il naturalista Helmar Schenk, la convivenza non solo sarà possibile ma la presenza di entrambe le specie sarà importante per la ricchezza naturalistica dello stagno. «Fenicotteri e cormorani - spiega l'ornitologo - occupano due nicchie distinte e dunque non avranno necessità di competere tra loro. Tra l'altro i fenicotteri si cibano di un piccolo crostaceo, l'artemia salina, mentre i cormorani catturano cefali e altri pesci». Insomma, neppure sul versante alimentare potrebbe scatenarsi la sfida tra le due specie. Non solo. «I primi arriveranno quando gli altri se ne andranno», spiega ancora Schenk. Nessun problema, dunque, per i grandi trampolieri di Molentargius. Lo studioso non sembra per nulla preoccupato. Anzi. «Non sarebbe positiva, per l'ecosistema della zona umida, una monocultura ornitologica». Come dire, per Molentargius, per l'equilibrio naturale dello stagno, serve proprio la convivenza di molte specie che crea di cosiddetta biodiversità. Paure infondate, insomma, quelle che stanno nascendo in questi giorni sulle sponde del parco e del canale di Terramaini, quando il cielo di ricopre di stormi incredibili di uccelli neri come la notte e le acque del canale ingoiano i formidabili pescatori alati. Andrea Piras
L'UNIONE SARDA domenica 5 dicembre 2004 Mogoro (OR) Parla la padrona: «Dopo le torture subite il cane Baffo sta bene» Dove è finito Baffo, il cane di Mogoro con il fil di ferro attorno al collo che ha commosso l'Italia? A marzo era nel canile di Ghilarza, affidato alle cure del veterinario Salvatore Oppo di Paulilatino dopo che il fil di ferro era stato rimosso dal collo dell'animale dal collega Davide Brugnone di Mogoro. Oggi il cane, meticcio di due anni, gioca nel giardino di Cinci Rattu, a Torre degli Ulivi, la socia di "Amici miei", associazione animalista che era arrivata subito a Mogoro dopo l'appello del giovane che per primo notò quel vergognoso fil di ferro. Cinci Rattu ricevette prima in affidamento Baffo per le cure a Ghilarza, poi il foglio dell'adozione da parte del sindaco Pia. E il cane di Mogoro non è rimasto solo: ha due cagnette con cui giocare nel giardino della Rattu. E tanti altri amici, 12 cani e qualche gatto, tutti ospiti dell'animalista di Cagliari. «Il cane sta benissimo, è felice, quei giorni col collare di ferro sono solo un lontano ricordo - dice la Rattu, ancora soddisfatta per il risultato raggiunto - Mogoro non è da colpevolizzare, poteva accadere dovunque. Anzi è stato un paese splendido. Ho trovato tutti molto disponibili, dal sindaco, ai barracelli». A Mogoro si ricordano ancora delle corse fra le strette vie del paese e nelle campagne vicine al centro abitato di vigili, compagnia barraccellare ed altri volontari. In un primo tempo non funzionarono neanche i bocconcini. Ma è acqua passata. Ed i bambini di Cremona che lo chiedevano in affidamento, anche tramite il sito dell'associazione Bairo? «Credono di cambiare il mondo stando dietro ad un computer, gli animali si difendono sul campo», commenta la Rattu. Presto Baffo potrebbe anche far visita a Mogoro. «Ho intenzione di portarlo in paese per qualche festa», conclude la Rattu. Quindi Baffo sta bene e tutti si sentono più sollevati. E chissà che anche lui non diventi protagonista della prossima commedia di carnevale fra una battuta del parroco ed una del sindaco? (an. pin.)
L'UNIONE SARDA sabato 4 dicembre 2004 Lanusei (Nuoro) Depone la collega degli ex poliziotti finiti a processo per bracconaggio Due poliziotti accusati di bracconaggio, gli agenti forestali a giudizio per favoreggiamento perché avrebbero restituito un cinghiale abbattuto di frodo nella foresta demaniale di Montarbu. Il processo è già nel vivo ma ieri ha registrato un passaggio importante. Davanti ai giudici del Tribunale di Lanusei è comparsa come testimone Antonella Orazietti, che prestava servizio al commissariato di Lanusei in un periodo turbolento. Tailleur rosso, parlantina sciolta, ha ricostruito quel periodo. E ha raccontato di relazioni di servizio e altri episodi capitati quando due suoi colleghi, l'ispettore Giorgio Sonis, 48 anni, e l'assistente Antonello Murino (39) finirono sotto inchiesta proprio con l'accusa di bracconaggio. Orazietti ha ricordato che un'amica, Antonia Lini, perito con frequenti incarichi in Tribunale, avrebbe assistito su invito di Sonis a una battuta di caccia galeotta. Dai verbali dell'interrogatorio della donna - secondo gli avvocati Angelo Merlini e Pilia, difensori degli imputati - emerge tutta un'altra storia. «La caccia era aperta, la battuta pienamente legittima». Quanto alla presunta battuta di frodo di cui si discute in aula, resta il mistero di sempre. Che fine ha fatto il cinghiale che Sonis e Murino avrebbero ucciso e i forestali compiacenti prima sequestrato e poi restituito. In quel periodo ne venne cucinato uno per uno spuntino che salutava il cambio di guardia al vertice del commissariato. Ma non c'è nessuna prova che si trattasse della selvaggina abbattuta. Sono parecchi i risvolti della vicenda ancora da chiarire. Tanto è vero che davanti ai giudici (presidente Lo Curto, a latere Di Giovannantonio e Trani) debbono ancora comparire molti testimoni. Ieri erano attesi, ma non hanno potuto presentarsi in aula, il commissario Eduardo Cuozzo, che era dirigente a Lanusei, e l'ispettore Luigino Marongiu, investigatore di punta della squadriglia catturandi nuorese, ora in pensione. Saranno sentiti alla ripresa del processo, fissata per il prossimo 28 gennaio.
L'UNIONE SARDA venerdì 3 dicembre 2004 Cabras (OR) Devono rispondere di truffa alla Regione. Agivano durante il fermo biologico Non pescavano, incassavano indennizzi Denunciati in sette, per anni avrebbero ottenuto rimborsi Per ben otto anni avrebbero percepito i rimborsi del riposo biologico senza però mai andare per mare. Gli indennizzi arrivavano puntualmente, ma le loro barche pare restassero sempre a secco. Milioni e milioni di vecchie lire che, a partire dal 1996 e fino al 2003, sarebbero stati incassati indebitamente. E così sette cabraresi devono ora rispondere dell'accusa di truffa ai danni della Regione. Ieri mattina, G.C. 44 anni, C.P. 35 anni, A.C. 62 anni, G.P. 47 anni, N.P. 22 anni, G.P. 66 anni, O.M. 65 anni, sarebbero dovuti comparire davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano, ma l'udienza è stata rinviata al prossimo 27 gennaio. L'inchiesta era partita la scorsa primavera dopo una serie di accertamenti effettuati in seguito ad alcune segnalazioni ricevute dai carabinieri della motovedetta di Bosa e dai colleghi della stazione di Cabras. L'indagine è scattata dopo una serie di controlli via mare compiuti su alcune imbarcazioni da una motovedetta nelle acque del golfo di Oristano. Proprio partendo da queste irregolarità sono venuti fuori tanti altri elementi che hanno permesso di scoprire il giro. Soltanto successivamente, dunque, sotto la lente d'ingrandimento sono finite le domande di rimborso presentate negli uffici regionali. E la truffa è saltata agli occhi. Poi sono partite le denunce. Ogni anno, dunque, nel periodo previsto dall'apposita legge regionale, i sette (difesi dagli avvocati Pinuccio Motzo e Annamaria Careddu) presentavano regolarmente la domanda per ottenere il contributo regionale. Ovviamente con tanto di autocertificazione per attestare la propria attività di pescatori professionali. E invece, secondo il pubblico ministero Paolo De Falco, ogni notte erano impegnati in tutt'altre faccende. Tanto che tra gli indagati risulta anche il nome di un pensionato. Accolta la richiesta da parte degli uffici dell'assessorato alla Difesa dell'Ambiente i sette percepivano integralmente la somma prevista, sottoforma di indennizzo per non aver avuto la possibilità di gettare le reti nel periodo di interdizione totale. Anche loro, in sostanza, come tutti gli altri pescatori, presentavano domanda per essere risarciti per non poter lavorare durante i quarantacinque giorni di fermo, previsti da una legge regionale del 1991. Il meccanismo della truffa dunque era molto semplice. Tutti risultavano imbarcati e per questo richiedevano l'indennizzo che viene erogato a tutti gli iscritti nei registri di pesca. In tre, tra i quali anche il pensionato, sono chiamati davanti ai giudici a rispondere dell'accusa di truffa e falso ideologico. Secondo quanto accertato durante l'inchiesta, oltre ad aver presentato una falsa autocertificazione con la quale attestavano di esercitare l'attività di pesca, avrebbero anche fornito dichiarazioni non vere e falsificato alcuni contrassegni identificativi di un natante di loro proprietà. La stessa barca a remi nella prima fase dell'indagine è stata posta sotto sequestro per alcune irregolarità, ma dopo qualche tempo è stata restituita al proprietario. Gli altri quattro invece devono presentarsi davanti al giudice con la sola accusa di truffa. Loro pescatori lo sono davvero, ma secondo le indagini dei carabinieri avrebbero inserito nelle domande presentate all'assessorato regionale una serie di informazioni false. Avrebbero, in buona sostanza, fatto lievitare il numero dei quintali del pescato annuale, in modo da avere diritto ad un indennizzo maggiore. Nicola Pinna
L'UNIONE SARDA giovedì 02 dicembre 2004 Nessun ferito ma l'animale è morto Muravera (CA) Un incidente spettacolare per fortuna senza danni alle persone ma con una mucca rimasta uccisa sulla strada dopo essere stata investita da tre auto, due delle quali viaggiavano in direzione opposta. È successo tra Torre Salinas e San Priamo, sulla Orientale sarda, al 56esimo chilometro. Era già buio quando la mucca ha raggiunto la strada, colpita subito al muso da un'auto che viaggiava in direzione di Cagliari. Poi è stata un'altra vettura che percorreva la strada verso Muravera a sbattere con violenza sul povero animale. I conducenti dei due mezzi si sono fermati. Hanno cercato di verificare le condizioni della mucca, ferita agli arti. Poco dopo è arrivata una terza macchina. La conducente non si è accorta dell'ostacolo: l'impatto con l'animale è stato devastante. La mucca senza vita, l'auto distrutta. Sono stati attimi di paura. Per alcuni minuti si è temuto anche per la conducente dell'ultimo mezzo piombato sulla mucca (il medico Valeria Corona 32 anni, di Domusnovas, dipendente dell'ospedale di Muravera). Sul posto sono arrivati immediatamente l'ambulanza del 118 e i carabinieri del nucleo operativo radiomobile di San Vito. I tre conducenti e un passeggero delle macchine coinvolte nell'incredibile incidente sono stati accompagnati nel vicino ospedale San Marcellino per accertamenti. Visitati al Pronto soccorso, sono stati tutti dimessi. Il medico con una prognosi di 15 giorni, gli occupanti della Golf con tre giorni di cure. Illeso il conducente dell'altro mezzo. Il traffico sulla Orientale, non lontano da Muravera, è andato in tilt per alcune ore sino a quando la carcassa dell'animale non è stato spostata da un trattore con l'intervento dei vigili del fuoco di San Vito. I rilievi di legge sono stati effettuati dai carabinieri della Compagnia del Sarrabus, coordinati dal tenente Giampiero Lampis. Subito dopo sono iniziati gli accertamenti di legge. La mucca di proprietà di un allevatore della zona si sarebbe allontanata da una recinzione, raggiungendo quindi l'asfalto. Erano da poco trascorse le 21: la zona era completamente avvolta dal buio. Nessuno dei conducenti le tre auto, una Peugeot, una Golf ed una Fiat, si è accorto della presenza dell'animale. Raffaele Serreli
L'UNIONE SARDA mercoledì 01 dicembre 2004 Le domande entro il 15 dicembre Sterilizzazione: l'Asl paga ma esclude i cani randagi Iglesias (CA) Basteranno 20 euro per sterilizzare il proprio cane e allontanare il rischio randagismo per i cuccioli. L'iniziativa dell'Asl (che ha ricevuto i fondi della Regione) è finalmente partita, ma non riguarda i randagi. Destinatari dell'iniziativa sono soltanto i cani (o meglio le cagne) che una famiglia ce l'hanno. Potranno essere sterilizzate dal veterinario di fiducia, facendo spendere al proprio padrone appena 20 euro. Il numero di animali che potrà essere sterilizzato è, per il momento, minimo. In tutta l'Asl del Sulcis Iglesiente saranno 300, a Iglesias una sessantina. Per individuare i cani da sterilizzare per primi sarà fatta una graduatoria: influiranno la razza (più o meno pericolosa), l'età, la taglia, il fatto che l'animale viva dentro casa o all'aperto. Per usufruire del servizio è necessario presentare una domanda all'Asl (che ha prorogato il termine del 30 novembre) entro il 15 dicembre: i moduli si possono ritirare negli uffici Asl oppure negli ambulatori veterinari. Chi rientrerà in graduatoria riceverà un buono da consegnare al proprio veterinario di fiducia. Dovrebbe essere un piccolo passo per contribuire ad arginare il fenomeno del randagismo, ma per i volontari che ogni giorno si scontrano con il problema è davvero poca cosa. «L'iniziativa può essere lodevole - commentano Antonella Zara e Renata Massacci che tolgono dalla strada e cercano di fare adottare cani e gatti - però a noi non serve perché non si parla dei randagi. Certo, è un aiuto per chi possiede un cane, ma gli altri che stanno nella strada? Che fine devono fare? Poi non si parla neppure di gatti e, anche nella nostra città, esistono tante colonie di felini. Noi, anche con l'ausilio dell'associazione Affes, cerchiamo di accudirli, ma da soli non ce la facciamo più». Dalle volontarie parte una proposta: «Il Comune dovrebbe fare una stima di tutti i randagi, noi siamo disposti a collaborare. Però l'amministrazione si dia da fare per ottenere i fondi e realizzare una struttura dove accogliere gli animali abbandonati, quelli a cui non pensa nessuno».(c.s.)
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