APRILE 2004

 

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 30 aprile 2004 

Cabras

Lo chiedono i pescatori al Ministero

Lasciateci buttare le reti a capo Frasca

Liberalizzare la pesca intorno a Capo Frasca e rendere meno opprimente la servitù militare. Ne hanno discusso ieri mattina in Comune associazioni di categoria (Federcoopesca-Uncipesca-Agci pesca), gli assessori alla pesca dei Comuni di Terralba e Santa Giusta (Garau e Demontis), l'assessore all'ambiente della provincia di Oristano, Gianni Solinas, e il comandante della Capitaneria di Porto.

All'incontro erano presenti anche tre presidenti di cooperative oltre all'assessore alla pesca Stefano Pinna che ha fatto gli onori di casa. Risultato dell'incontro è stato quello di chiedere un incontro urgente con il sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu, e con l'assessore regionale all'ambiente, Emilio Pani. Ai due esponenti politici si chiede unitariamente un deciso intervento per risolvere l'annoso problema delle limitazioni derivanti dalle esercitazioni militari nella zona denominata Capo Frasca.

Problema non nuovo al quale il Ministero aveva risposto una prima volta già nel 2001 consentendo ai pescatori di transitare nello specchio d'acqua off-limit dalle 17 alle 7 del mattino successivo. Concessione inutile, sostengono i pescatori. in quanto se è vero che si possono gettare utilmente le reti non c'è il tempo di salparle. Nella battaglia aperta da alcuni anni col Ministero, gli amministratori di Cabras avevano trovato sostegno soltanto da Arborea. A Roma, il sindaco Trincas e l'assessore Pinna avevano anche ricevuto promesse per il libero accesso dei pescatori a larghi tratti di mare vietati ma poi non c'è stato alcun seguito.

Con la riunione di ieri, l'adesione della provincia di Oristano, delle associazioni di categoria, dei Comuni di Cabras, Santa Giusta, Arborea e Terralba oltre che dei presidenti delle cooperative dei pescatori si è voluto dare consistenza alla richiesta che mira alla libera pesca all'interno della servitù militare, con preclusione temporanea soltanto in presenza di esercitazioni. Ovviamente riconoscendo ai pescatori la stessa indennità normalmente riconosciuta ai pescatori di Capo Teulada.

Gianfranco Atzori

 

La Nuova Sardegna

giovedì 29 aprile 2004 

greggi di pecore dimezzate dai randagi sale la preoccupazione tra i pastori

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 29 aprile 2004 

Castiadas

I boschi bonificati dai lacci

Guardie zoofile in azione per ripulire i boschi dalle trappole dei bracconieri. Centinaia di lacci in metallo per la cattura di cervi e cinghiali sono stati rimossi nei giorni scorsi nelle campagne di Castiadas dagli uomini dell'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali. I volontari hanno pattugliato per giorni decine di ettari di territorio ed hanno bonificato il sottobosco dalle trappole nascoste sui sentieri dove passano gli animali selvatici.. Durante il sopralluogo sono state rinvenute anche numerose cartucce di fucile in aree dove vige il divieto di caccia. «Il bosco testimonia la presenza dei bracconieri: abbiamo trovato ad esempio resti di cibo in scatola, consumato probabilmente durante gli appostamenti.

Dalle prove in nostro possesso- ha affermato il vicepresidente dell'Enpa Pasquale Bucino- siamo certi che tale attività criminale venga svolta con regolarità da una banda di professionisti e non certo da un gruppo di sprovveduti. Ci impegneremo quindi al massimo per catturare questi delinquenti ed assicurarli alla giustizia». La caccia con lacci e reti è un'attività messa fuori legge molti anni fa non solo dallo Stato ma anche dall'Unione europea e da severe normative regionali. (p. lo.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 27 aprile 2004 

Tribunale

Processo per la morte di Alberto Pilia, ucciso da una fucilata

Il cacciatore di Senorbì si difende: è stato il cane a far partire il colpo

Il medico legale Francesco Paribello ha confermato: l'imprenditore di Senorbì Alberto Pilia fu ucciso da un proiettile calibro 12 sparato a circa due metri di distanza. La tragica battuta di caccia è stata ricostruita ieri mattina nella prima udienza del processo davanti al Tribunale di Cagliari. L'imputato, Pietro Congiu, un agricoltore di Senorbì, è accusato di omicidio colposo. L'incidente risale al primo novembre 2001: Congiu e Pilia andarono a caccia nelle campagne di Ortacesus, in località Monte Uda. Si fermarono in cima, a ridosso di un cespuglio e nei pressi di uno spuntone di roccia. Pilia aveva con sé due cani, Congiu uno. I due decisero di fare una breve sosta, giusto il tempo di una sigaretta e, stando a quanto riferì nell'immediatezza dei fatti Congiu (difeso dall'avvocato Francesco Onnis) appoggiarono i fucili sulla roccetta senza preoccuparsi di scaricarli né di attivare la sicura.

A un certo punto il cane di Congiu cominciò ad abbaiare e gli altri due, elettrizzati, partirono. Congiu fece in tempo a sentire lo sfregamento dei fucili, il colpo partì subito e Pinna, colpito alla testa, morì sul colpo.

Stando a questa ricostruzione, dunque, fu uno dei cani a far partire la fucilata che uccise l'imprenditore di Senorbì (i cui familiari si cono costituiti parte civile con l'avvocato Luigi Concas). Per il pubblico ministero Gaetano Porcu le cose invece non andarono così. E comunque il proprietario del fucile sarebbe sempre responsabile. Però qui la faccenda si complica: sul luogo dell'incidente di caccia furono infatti trovati due bossoli, uno esploso dal fucile di Congiu, l'altro dall'arma di Pinna.

Secondo l'avvocato Onnis è dunque impossibile sapere da quale fucile partì il colpo mortale. Sarà importante a questo punto la perizia balistica: i consulenti dell'accusa e della difesa saranno sentiti dal giudice Giampaolo Casula il primo ottobre.

 

L'UNIONE SARDA

martedì 27 aprile 2004 

Portoscuso (CA)

La richiesta

Randagi per le strade «Bisogna sterilizzarli»

Troppi cani randagi girano indisturbati per le strade del paese: perché il commissario straordinario non chiede i contributi regionali per provvedere alla sterilizzazione? La proposta arriva dall’ex vicesindaco Angelo Cremone: «Portoscuso è stato nel territorio uno dei primi comuni a istituire l’anagrafe canina. Adesso la Regione ha messo a disposizione i fondi per la sterilizzazione dei cani e ce ne sarebbe bisogno per mettere un freno al proliferare di randagi. Sarebbe una buona cosa chiedere i fondi alla Regione e procedere alla sterilizzazione in collaborazione con la Asl». 

Si risolverebbe all’origine il problema degli amici a quattro zampe, che spesso vagano per il paese e per le campagne alla ricerca di cibo e attenzioni. «È una questione di sensibilità e amore verso gli animali - dice Cremone - qui a Portoscuso già tanti cani possono contare sulla buona volontà dei cittadini. In alcuni casi posso testimoniare direttamente che sono interi rioni ad adottare nuovi cuccioli trovatelli. Ma per tenere sotto controllo il fenomeno del randagismo e agevolare l’opera di chi si dedica a Fido è necessaria la sterilizzazione». L’annuncio dell’assessorato regionale alla Sanità è dei giorni scorsi: non resta che attendere. (a. pa.)

 

L'UNIONE SARDA

domenica 25 aprile 2004

Nella provincia di Nuoro 7.215 ettari di terreno per le "doppiette"

Cacciatori per tutto l'anno

Autorizzate undici oasi turistico-venatorie

La speranza è quella di andare a caccia tutto l'anno. Con le aziende agri-turistiche-venatorie il sogno potrebbe davvero materializzarsi per migliaia di doppiette nuoresi. A quattro anni dall'approvazione delle legge regionale cominciano a spuntare i primi progetti. Dopo i pionieri di Onanì, che hanno avviato l'azienda tre anni fa nelle campagne di Murros d'Avria, stanno per aprire all'attività venatoria altre dieci oasi distribuite tra Ogliastra, Barbagia, Sarcidano e Baronia. «Ci sono già di decreti firmati - spiega l'agronomo Annico Pau, redattore del piano faunistico provinciale - quindi si tratta di aziende abilitate a ospitare battute di caccia». I numeri sono ancora modesti: la realtà nuorese non ha niente a che vedere con regioni come Toscana o Emilia Romagna. «Ma il potenziale non manca - continua Pau - la Sardegna, e in particolare la nostra Provincia si presta per questo genere di attività. Ma attenzione - avverte l'ex sindaco di Nuoro - serve professionalità. In questo settore non si può certo improvvisare. Ci sono delle regole da rispettare».

A caccia tutto l'anno

Nelle aziende l'attività venatoria è consentita per nove mesi l'anno. Per novanta giorni (aprile, maggio e giugno) le oasi dovranno osservare il fermo biologico necessario per il ripopolamento.

Turisti con il fucile

«Molti cacciatori sardi varcano il Tirreno per praticare il loro sport preferito - continua Pau - potrebbero fare la stessa cosa restando in Sardegna e allo stesso c'è la possibilità che i cacciatori della Penisola vengano da noi. Credo che questo fenomeno possa anche contribuire a creare nuovi posti di lavoro e poi non dobbiamo dimenticare che quest'attività consente davvero di allungare la stagione turistica. Ci sono infatti tantissimi tour operator che propongono pacchetti esclusivi per i cacciatori. E non soltanto per quelli che scelgono di andare all'estero.

In questo modo molti alberghi potrebbero restare aperti . Le strutture ricettive lavorerebbero anche nei mesi di quella che attualmente viene considerata come la bassa stagione. Lo fanno in altre parti d'Italia, non vede perché non si potrebbe fare in Sardegna»

Le undici aziende

Per il momento in provincia di Nuoro l'unica azienda che svolge regolarmente l'attività faunistico-venatoria è Murros d'Avria di Onanì. I nomi di solito derivano dalla località. «Ci sono delle dimensioni da rispettare - spiega Annico Pau - l'azienda si deve estendere su un terreno di almeno duecento metri accorpati».

Prezzi e tariffe

Di solito si paga sulla base dei capi abbattuti e le tariffe variano da un'azienda all'altra. I costi inoltre possono oscillare ulteriormente se nel pacchetto è compreso il pernottamento. Nella provincia di Nuoro la caccia interessa poche specie: pernici, quaglie (di solito allevate), conigli selvatici, lepri e cinghiali. «Ognuno pratica la sua tariffa e poi ci sono anche altre opzioni come gli abbonamenti, le offerte speciali e così via», dice Bastiano Sechi, gestore dell'agriturismo Testone nelle campagne tra Nuoro e Orune. L'imprenditore tra breve inizierà l'attività agri-turistico-venatoria. «Abbiamo l'autorizzazione da qualche anno. Nella nostra azienda c'è già un piccolo allevamento di cinghiali e stiamo preparando un programma per avviare l'attività».

Le dimensioni

La legge regionale del 1999 parla chiaro: la superficie del terreno non deve essere inferiore a duecento ettari. Tra le undici aziende autorizzate nelle provincia di Nuoro la più piccola è l'oasi Zorza di Dorgali (252 ettari), mentre quella più grande si trova a Esterzili nelle campagne Santa Vittoria (1.198 ettari). Complessivamente in tutta la provincia ci sono 7.215 ettari di terreno destinato all'attività agri-turistico-venatoria.

Francesco Pintore

 

La Nuova Sardegna

domenica 25 aprile 2004 

una festa per il cane e il suo migliore amico

 

L'UNIONE SARDA

sabato 24 aprile 2004

rischiano grosso cuccioli abbandonati in chiesa

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 23 aprile 2004

Tra le fiamme in periferia le carcasse di maiali

Sanluri (Cagliari)

In un primo momento sembrava il solito incendio doloso a sterpaglie, cartone e ferro vecchio nella periferia del paese. La sorpresa è stata grande per gli uomini dei Vigili del Fuoco di Sanluri: quando stavano ormai terminando le operazioni di bonifica della zona di via Sant’Antioco si sono trovati di fronte a carcasse di animali annerite e incenerite dal fuoco.

Tra queste, inequivocabilmente, i resti di maiali in evidente stato di decomposizione.

Immediatamente i vigili del fuoco hanno segnalato il fatto alla polizia municipale di Sanluri che dovrà adesso approfondire le indagini. Lo smaltimento delle carcasse di animali è sottoposto a rigide disposizioni sanitarie e non può certo avvenire nelle campagne alla periferia del paese sotto sterpaglie e cartone. E poi spetterà ai tecnici dell’Asl numero sei di Sanluri accertare le cause della morte degli animali. Semplice vecchiaia oppure un focolaio di peste suina? Le indagini partiranno dall’accertamento della proprietà del terreno dove sono divampate (dolosamente) le fiamme.

L’incendio è stato domato in tempi abbastanza stretti e comunque ripropone il problema delle condizioni delle campagne, troppo stesso trasformate in discariche abusive di ogni tipo di detriti. (g. p. p. )

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 22 aprile 2004

ci sono 6 cuccioli da adottare: i vigili chiedono aiuto al prefetto

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 22 aprile 2004

Cagliari

Fenicotteri addio, a Molentargius niente nidi

Per la prima volta in undici anni, i fenicotteri rosa di Molentargius hanno deciso di nidificare altrove, a Santa Gilla. Fino all’anno scorso, con l’arrivo della primavera, deponevano le uova sugli argini a ridosso dell’asse mediano, dando vita così a un piccolo miracolo che si ripeteva a dispetto dell’acqua alta, dei vandali, dei cani randagi che due anni fa hanno fatto strage dei pulcini. Stavolta hanno deciso di cercare un luogo più ospitale. Per fortuna, non si sono allontanati troppo. 

Gli ambientalisti lo avevano predetto: «I fenicotteri abbandoneranno lo stagno, se non parte subito il Consorzio di gestione e non si tutela l’ecosistema di Molentargius». Ma il loro grido d’allarme era caduto nel vuoto. Se nel grande bacino tra Cagliari e Quartu non si vedranno più i loro caratteristici nidi a piramide, non si potranno incolpare i vandali, i cani o le auto che disturbano la quiete degli uccelli. La colpa è solo dell’uomo, di un Consorzio di gestione che doveva nascere anni fa e prendersi cura di un’oasi dal valore inestimabile. «Il parco è abbandonato a se stesso, non c’è nessuno che lo gestisca e controlli che le condizioni dello stagno siano ottimali per la nidificazione», denuncia Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente. E aggiunge che per questo motivo non è stato possibile rimediare ai danni delle abbondanti piogge che hanno sommerso gli argini e costretto i fenicotteri a spostarsi a Santa Gilla. «Abbiamo chiesto l’intervento della Regione, che con le idrovore ha abbassato il livello dell’acqua e liberato gli argini, ma ormai era troppo tardi. Tutto questo non sarebbe successo se le saline funzionassero, se le acque potessero defluire e scorrere liberamente». L’ambientalista accusa i Comuni: Cagliari, Quartu, Quartucciu e Selargius, «che in cinque anni non sono riusciti a mettersi d’accordo per dare vita al consorzio che gestisca questo immenso patrimonio della città, una risorsa e una bellezza sprecate». Una negligenza dovuta, secondo Tiana, a un piano di sabotaggio: «Il parco si vuole solo a parole, nei fatti si rema contro». (alice guerrini)

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 22 aprile 2004

Burgos (SS)

Grave ritorsione contro l’Istituto di incremento ippico. Nel mirino le assunzioni

Sgozzati tre asinelli: «Poi faremo sul serio»

Tre asinelli sgozzati e un’inquietante rivendicazione. Un macabro avvertimento per l’istituto di incremento ippico di Foresta Burgos, vicino ai tre animali uccisi: «La prossima volta faremo sul serio: non solo artieri ma anche braccianti agricoli. Questo è solo l’inizio». Un’azione spietata e crudele, commessa due notti fa e su cui indagano la Procura di Nuoro e i carabinieri della compagnia di Bono coordinati dal tenente Emanuele Arecco.

La scritta, in corsivo, rivendica l’uccisione dei tre rari esemplari (tutti maschi: due asinelli albini dell’Asinara e un asinello sardo), e lancia un grave segnale contro la politica di assunzioni dell’istituto che si occupa della salvaguardia e la conservazione delle specie equine. Una minaccia che fa ripiombare il Goceano nella paura. L’Istituto di incremento ippico, in cui lavorano in pianta stabile sei operai, ogni anno nel periodo della monta assume con contratti a termine due o tre artieri cioè esperti nella riproduzione dei cavalli. , Da diverso tempo invece, non assume più, non avendone necessità, braccianti agricoli. Una scelta che forse ha infastidito qualcuno e che è sfociata nella brutale eliminazione dei tre asinelli. A fare la scoperta sono stati gli operai dell’istituto. 

I carabinieri hanno sequestrato il cartello con la rivendicazione e avviato le indagini. Gli animali sono stati sgozzati con precisione chirurgica da una mano esperta armata di un grosso coltello. Lo ha accertato l’autopsia eseguita da un veterinario su incarico del direttore del servizio sanitario dell’Istituto. «Non riusciamo a capire il motivo di questo grave gesto intimidatorio - ha detto il presidente dell’Istituto Gelsio Saba - anche perché stiamo collaborando con il Comune, con il quale abbiamo firmato recentemente un protocollo d’intesa per l’assunzione di personale locale e la collaborazione per l’allevamento di cavalli anche in vista dell’avvio del piano di sicurezza del ministero dell’Interno». Nella zona, a pochi chilometri da Burgos dove due mesi fa è stato ucciso il padre del sindaco Pino Tilocca, esiste l’unica caserma di carabinieri a cavallo d’Italia e a breve, come annunciato il mese scorso dal ministro dell’Interno Beppe Pisanu, nascerà un centro specializzato della polizia per l’allevamento di cavalli per le forze dell’ordine. (l. f.)

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 22 aprile 2004

Seui

Focolaio nell'oasi demaniale di Montarbu

I cinghiali della foresta muoiono di peste suina

I cinghiali muoiono, la peste suina africana li sta uccidendo uno ad uno, senza fretta. Il flagello non rispetta i confini, neppure quelli che delimitano una foresta demaniale. A Montarbu ne ha ammazzato (cifre ufficiali) una decina. Il primo caso è datato 19 marzo. Gli altri sono seguiti a catena. Due carcasse e gli organi di un altro animale sono finiti in laboratorio. Verdetto inequivocabile: «Sono morti di peste africana», ha sentenziato Pierangela Cabras, veterinario responsabile della sezione di Tortolì dell'istituto zooprofilattico.

Il morbo è diffuso. Nell'immenso polmone verde di Seui ispettori e agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale hanno visto, provveduto.

«Abbiamo segnalato tutto all'Ente foreste e alla Asl che - spiega Franca Congiu, dirigente dell'ispettorato di Lanusei - hanno competenza rispettivamente per la gestione di Montarbu e per i provvedimenti sanitari da adottare contro la peste suina africana».

Difficile, invece, fare la contabilità sulle montagne che vanno dal Tonneri al Gennargentu. «Non possiamo sapere - aggiunge il funzionario - quanti cinghiali e quanti maiali il morbo abbia fatto fuori, lassù. Ovunque ci potrebbe essere una carcassa». Nascosta ma non troppo. Escursionisti e cacciatori ne avrebbero notato a decine, perfino sulle rive dei torrenti.

Bestie morte di africana, mica abbattute di frodo.

A Villagrande i veterinari della Asl hanno segnalato diversi casi di positività. Segno che il morbo, arrivato dalla Spagna in Sardegna alla fine
degli anni Settanta, ha ripreso a diffondersi come una maledizione. L'istituto zooprofilattico ha mobilitato i suoi vertici provinciali. «Sì, abbiamo diagnosticato diversi casi di peste africana - conferma Ennio Bandinu, responsabile della sede nuorese - ma non solo. Abbiamo accertato, ad esempio, che un cinghiale è stato ucciso dalla brucellosi».

L'emergenza vera, però, resta quella legata al flagello che ha sempre impedito il pieno sviluppo dell'allevamento suinicolo, la commercializzazione dei prodotti derivati su mercati extra isolani. «La peste suina africana e la peste suina classica - spiegano gli esperti dello Zooprofilattico - sono due malattie infettive altamente contagiose che colpiscono il suino ed il cinghiale. Sono causate da due virus diversi che possono resistere alcune settimane nella carne refrigerata e molti mesi nella carne congelata. Il virus attivo può essere ritrovato anche in prosciutti ed insaccati dopo brevi periodi di stagionatura». E purtroppo esiste un veicolo di contagio difficile da isolare.

«Dove esiste l'allevamento del suino allo stato brado - è scritto nel libretto curato dall'istituto zooprofilattico - si stabiliscono facili contatti tra suini e cinghiali e, qualora si verifichi l'infezione in una delle due popolazioni, immediatamente anche l'altra ne risulterà interessata. Si stabilisce così una catena difficile da interrompere».

Sta succedendo ancora. E i più preoccupati, ovviamente, sono gli allevatori di maiali. Prostrati da un flagello che uccide perfino le speranze.
Tonio Pillonca

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 22 aprile 2004

Cagliari

Fenicotteri addio, a Molentargius niente nidi

Per la prima volta in undici anni, i fenicotteri rosa di Molentargius hanno deciso di nidificare altrove, a Santa Gilla. Fino all'anno scorso, con l'arrivo della primavera, deponevano le uova sugli argini a ridosso dell'asse mediano, dando vita così a un piccolo miracolo che si ripeteva a dispetto dell'acqua alta, dei vandali, dei cani randagi che due anni fa hanno fatto strage dei pulcini. Stavolta hanno deciso di cercare un luogo più ospitale.

Per fortuna, non si sono allontanati troppo.

Gli ambientalisti lo avevano predetto: «I fenicotteri abbandoneranno lo stagno, se non parte subito il Consorzio di gestione e non si tutela l'ecosistema di Molentargius». Ma il loro grido d'allarme era caduto nel vuoto. Se nel grande bacino tra Cagliari e Quartu non si vedranno più i loro caratteristici nidi a piramide, non si potranno incolpare i vandali, i cani o le auto che disturbano la quiete degli uccelli. La colpa è solo dell'uomo, di un Consorzio di gestione che doveva nascere anni fa e prendersi cura di un'oasi dal valore inestimabile. «Il parco è abbandonato a se stesso, non c'è nessuno che lo gestisca e controlli che le condizioni dello stagno siano ottimali per la nidificazione», denuncia Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente. E aggiunge che per questo motivo non è stato possibile rimediare ai danni delle abbondanti piogge che hanno sommerso gli argini e costretto i fenicotteri a spostarsi a Santa Gilla. «Abbiamo chiesto l'intervento della Regione, che con le idrovore ha abbassato il livello dell'acqua e liberato gli argini, ma ormai era troppo tardi. Tutto questo non sarebbe successo se le saline funzionassero, se le acque potessero defluire e scorrere liberamente». L'ambientalista accusa i Comuni: Cagliari, Quartu, Quartucciu e Selargius, «che in cinque anni non sono riusciti a mettersi d'accordo per dare vita al consorzio che gestisca questo immenso patrimonio della città, una risorsa e una bellezza sprecate». Una negligenza dovuta, secondo Tiana, a un piano di sabotaggio: «Il parco si vuole solo a parole, nei fatti si rema contro». (alice guerrini)

 

Fonte: animalieanimali 

mercoledì 21 aprile 2004

Sassari 

Due asinelli sardi sgozzati ed uno gravemente ferito per ritorsione in centro ippico. 

Due asinelli sardi sono stati sgozzati e uno e' stato gravemente ferito in un grave atto di ritorsione compiuto nella notte nel compendio demaniale dell'istituto d'incremento ippico di Foresta Burgos, nel Sassarese. "La prossima vota faremo sul serio", hanno lasciato scritto gli aguzzini in un improvvisato cartello trovato dai carabinieri della compagnia di Bono su un recinto.

A scoprire i tre animali, uno dei quali agonizzante, sono stati intorno alle 7 gli operai dell'istituto incaricati di dar da mangiare agli animali. Nella zona da tempo si registrano contrasti fra istituto e pastori per il diritto di pascolo, ma all'origine del crudele gesto potrebbe esserci anche una ritorsione per mancante assunzioni stagionali. 

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 21 aprile 2004 

L'operaio di Capoterra aveva precedenti per bracconaggio.

Guardia del Wwf sorpresa con i cinghiali in macchina

Capoterra (CA)

I dirigenti del Wwf ci avevano provato: un ex bracconiere a guardia dell'oasi di Monte Arcosu, la legge dantesca del contrappasso applicata con benevolenza. Alla base forse c'era anche un ragionamento tutt'altro che sbagliato: chi meglio di un bracconiere sa riconoscere l'opera dei "colleghi"? Lui, Vittorio Manca (62 anni) di Capoterra, aveva colto con piacere l'occasione di un buon lavoro peraltro a lui congeniale. Ma è difficile, per chi un cinghiale lo concepisce solo cucinato in umido, resistere alla tentazione. Un ex fumatore soffre quando sente il profumo del tabacco, un cacciatore di frodo freme di fronte alle impronte inconfondibili della selvaggina.E poi, come si fa? Un'area di tremila ettari sgombra di doppiette, animali liberi, sentieri al riparo dagli occhi indiscreti della legge. E' finita come peggio non poteva finire: vestiti con abiti borghesi e appostati tra i cespugli, gli uomini della Forestale di Capoterra l'hanno colto sul fatto, mentre trasbordava dal fuoristrada del Wwf alla Clio dei parenti quattro cinghiali catturati con i lacci. Così, quasi davanti a tutti. Domenica scorsa, mentre i gitanti che avevano deciso di sfidare il tempaccio di questi giorni si godevano l'aria fine dell'oasi.

Poteva farlo un altro giorno, quando in campagna c'è meno traffico. Si sentiva tranquillo: qui il controllore sono io, chi può beccarmi? Non restavano che le formalità di rito: gli uomini dell'ispettore capo Fabrizio Madeddu hanno seguito l'utilitaria lungo la strada che conduce ai piedi delle colline, l'hanno fermata, hanno chiesto di aprire il bagagliaio. Nel frattempo altri forestali si sono presentati al bracconiere e l'hanno costretto ad accompagnarli sui luoghi dove aveva sistemato i lacci. Lui ha capito di essersi infilato in un brutto guaio e ha collaborato. Tutto finito: un ampio rapporto alla Procura della Repubblica, dove gli uomini della Vigilanza hanno ricordato le condanne penali subìte da Vittorio Manca in passato. Sempre la solita storia: bracconaggio, un "vizio" che sembra essergli rimasto addosso. Stessa accusa per gli altri quattro, che già pregustavano un saporito spezzatino.E il Wwf? Il responsabile regionale Luca Pinna non ha nascosto l'amarezza: «Era un nostro obbiettivo, riabilitare qualcuno che in passato si fosse dedicato al bracconaggio... purtroppo non è andata bene». Categorica la nota ufficiale con cui l'associazione annuncia provvedimenti: il dipendente è stato sospeso. Ragioni ovvie: «Si tratta di un episodio gravissimo - è scritto in una nota - che chiude tristemente un tentativo di recupero sociale del dipendente, con un passato di bracconaggio. Il Wwf, che da anni collabora con il Corpo Forestale dello Stato su tutto il territorio nazionale, si costituirà nell'eventuale procedimento penale che verrà avviato sia per danno alla fauna protetta sia per gravissimo danno all'immagine dell'associazione». L'associazione ricorda «che è la prima volta in trent'anni di storia del Wwf che si verifica un episodio simile». La nota sottolinea anche che «proprio grazie alla presenza del Wwf a Monte Arcosu e alla faticosa opera di sorveglianza del personale delle oasi la popolazione di cervo sardo è stata salvata dall' estinzione». Anche qualora si confermassero le gravi circostanze appurate dal corpo forestale il Wwf invita «a non confondere l'attività di una grande associazione con lo scellerato atto di una mela marcia».

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 21 aprile 2004 

Capoterra.

Gli ecologisti: «Un grave danno d'immagine per l'associazione»

Sospesa la guardia del Wwf

Il Fondo per la natura deciso a costituirsi parte civile

«Un episodio gravissimo che chiude tristemente un tentativo di recupero sociale del dipendente che ha anche avuto un trascorso di bracconaggio». A sostenerlo, in un comunicato diramato ieri pomeriggio, è il Wwf, l'associazione ambientalista che gestisce l'oasi di 3.600 ettari di Monte Arcosu (la più grande in Italia governata dal Fondo per la Natura) dopo aver acquistato i terreni tra Uta, Capoterra e Piscina Manna nel 1985. «Un'operazione di recupero che evidentemente non è riuscita», commenta per il Wwf Luca Pinna. «Ciò non significa che tutto il personale della riserva sia come il dipendente scoperto dalla forestale a commettere atti illeciti. Una cosa è certa, vogliamo che venga fatta chiarezza fino in fondo, perché Monte Arcosu è stata una scommessa vincente, basti pensare al successo nella tutela del cervo sardo passato nell'oasi dai cento esemplari dell'85 ai mille attuali. Sta di fatto che quest'episodio rappresenta per noi un danno d'immagine, e per questo, una volta acquisiti tutti gli atti, ci costituiremo parte civile nel procedimento contro il nostro dipendente».

Sono cinque le guardie che lavorano nel parco di Monte Arcosu. Personale che è stato assunto una ventina d'anni fa dai comuni su cui ricade la zona protetta. «Siamo un'azienda - spiega ancora Luca Pinna - e come in tutte le aziende possono esserci persone inaffidabili. Ripeto, adesso chiediamo che venga fatta chiarezza totale e solo dopo prenderemo le nostre decisioni».

Insomma, sotto le pendici di Monte Arcosu non si respira oggi un'aria gioiosa. Perché quei lacci e quei cinghiali morti, ma soprattutto il «tradimento di una guardia parco» stride parecchio con il lavoro di questi
vent'anni. (a. pi.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 21 aprile 2004 

Capoterra (CA)

Denunciato un dipendente del parco

Ambientalista di giorno e bracconiere di notte

Ufficialmente il suo ruolo era quello di guardia parco. Di fatto, Vittorio Manca, 62 anni, di Capoterra, dipendente del Wwf con compiti di sorveglianza della riserva di Monte Arcosu, si dilettava a sistemare lacci per la cattura di cinghiali, prendendone quattro in trappola. E tra l’altro, non in zone “libere” e lontane dal parco, ma addirittura dentro l’oasi naturalistica e durante l’orario di lavoro. Così i forestali, dopo averlo sorpreso, lo hanno denunciato per caccia di frodo in zona protetta.

Lo sospettavano a tal punto, i forestali di Capoterra dopo aver individuato numerosi lacci nella zona di Perdu Melis, da aver deciso di tendergli una trappola. Così lo hanno atteso al varco. E domenica, il cerchio si è chiuso, nell’oasi invasa da turisti e visitatori. Agenti in borghese si sono confusi con i vari gruppi di escursionisti mentre altri in divisa (coordinati dall’Ispettore Fabrizio Madeddu, comandante della stazione di Capoterra) hanno controllato alcuni punti strategici. Nel pomeriggio, il dipendente dell’associazione ambientalista e un secondo uomo (M. B. di 30 anni) hanno raggiunto con il fuoristrada (un Nissan pic-up di proprietà del Wwf) l’area in cui si trovavano i lacci. Senza accorgersi che i loro movimenti venivano seguita dai ranger nascosti tra la vegetazione. Dopo aver parcheggiato, si sono addentrati nella macchia. Lì hanno recuperato due cinghiali caricandoli nel cassone dell’automezzo. E con il grosso bottino hanno guadagnato la strada sterrata che porta a valle verso Santa Lucia, fuori dalla riserva naturale. Ad attenderli, un’altra auto, una Renault Clio, con a bordo tre giovani, tra cui due ragazze, F. M. di 25 anni (figlia del guardia parco), sua nipote R. M. di 28; G.A. P. di 32 anni, tutti di Capoterra. I cinghiali, diventati quattro (gli altre due animali sarebbero stati caricati sul fuoristrada in un’altra zona non lontana dalla strada che collega Santa Lucia a Monte Arcosu), sono stati quindi trasferiti dal Nissan all’utilitaria per poter essere poi portati in paese. Ma a quale punto la rete si è chiusa, grazie anche alla presenza di un’altra pattuglia dei forestali preventivamente allertata via radio dalla squadra appostata dentro l’oasi.

Insomma, l’attività del guardia parco del Wwf è finita domenica pomeriggio con una denuncia per “esercizio di caccia abusiva all’interno di oasi permanente e con mezzi non consentiti”. Un reato di per sé grave ma che diventa imbarazzante se a commetterlo, come in questo caso, è una persona che per lavoro e professione avrebbe dovuto impedirlo agli altri bracconieri che frequentano le montagne tra Capoterra e Uta.

Manca, che a Monte Arcosu lavorava da molti anni, praticamente da quando il Wwf aveva acquistato i primi terreni con una sottoscrizione per istituire la riserva naturale, è stato immediatamente sospeso dal suo ruolo su ordine del direttivo nazionale di Roma dell’associazione ecologista.

I Forestali hanno inviato un dettagliato rapporto all’autorità giudiziaria. Sulla posizione anche di altri dipendenti del Wwf sono tuttora in corso accertamenti.

Andrea Piras

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 21 aprile 2004

Carabinieri

Catturava cardellini in viale Regina Elena: giovane denunciato per bracconaggio

Cagliari 

Sorpreso a catturare uccelli con trappole artigianali in viale Regina Elena. Un giovane di Cagliari è stato bloccato dalle guardie zoofile dell’Ente nazionale protezione animali e accompagnato alla stazione dei carabinieri di Stampace per accertamenti. Denunciato per violazione delle leggi vigenti in materia di bracconaggio: la bravata gli costerà una multa salata e forse alcuni mesi di reclusione.

Un tubetto di vischio, alcuni rametti e due piccole gabbie piene di uccellini “da richiamo”: erano gli strumenti usati per catturare le sue piccole prede. G.A., trentatreenne nato a Roma ma da anni residente a Cagliari, si recava di tanto in tanto sul terrapieno di viale Regina Elena e sistemava per terra, vicino alle fontanelle dell’acqua, rametti impregnati di vischio e due piccole voliere piene di canarini, cardellini e verdoni. Poi si allontanava e attendeva, nascosto a debita distanza, che la sua trappola micidiale scattasse. Dopo qualche istante gli altri uccelli, attirati dall’acqua e dai piccoli pennuti colorati all’interno delle gabbie, si avvicinavano alle fontane e restavano inesorabilmente impigliati nell’appiccicosa colla trasparente.

Con questa semplice tecnica il giovane, già conosciuto dalle forze dell’ordine per reati minori, riusciva a catturare durante ogni “battuta” cittadina, decine di uccellini. I suoi movimenti, però, sono stati notati a più riprese da diversi passanti che hanno pensato di denunciare i fatti agli uomini dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali). (p. lo.)

 

L'UNIONE SARDA

domenica 18 aprile 2004

Le doppiette sono in fibrillazione

È caccia alle poltrone dell'Autogestita

Inizia la battaglia per la conquista dell'Autogestita di caccia Isola di Sant'Antioco. È bastato che il Comitato di Gestione uscente inviasse la lettera per annunciare, per il 30 maggio, l'assemblea dei soci per la discussione del bilancio e per il sei giugno le elezioni con annesso pranzo sociale, che il mondo delle doppiette cittadine entrasse in fibrillazione.

Così sono iniziate le grande manovre per accaparrarsi i seggi del parlamentino venatorio. Sugli schieramenti non trapela niente a parte qualche indiscrezione. Si mormora che le liste che scenderanno in lizza per accaparrarsi il voto dei circa 400 soci saranno tre. Una rappresenterà la continuità con l'attuale gestione: sarà sicuramente capeggiata dal presidente uscente Gianfranco Agati. Una seconda lista è quella che vorrebbe cambiare tutto comprese le regole del gioco e che fa affidamento su un nuovo assesto venatorio isolano con l'istituzione dell'ambito territoriale di caccia,. Si sa che ci sarà ma non se ne conoscono ancora i candidati. Ci sarà anche una terza mista, che raccoglierebbe gli scontenti e sarà capeggiata da Gianni Crastus, presidente dell'Autogestita sino a qualche anno fa: è l'unico a non nascondere di essere contrario proprio all'istituzione dell'ambito territoriale. Tra gli obiettivi di questa lista ci sarebbe l'eliminazione del cinghiale, un massiccio inserimento di pernici e lepri e la ricerca dell'intesa con gli agricoltori e gli allevatori.

La presenza dei cinghiali nel territorio dell'isola, reintrodotti una ventina di anni fa, è infatti molto contestata da contadini e allevatori per i pericoli e i danni che questi animali selvatici stanno determinando da anni.

I pericoli di questa presenza è oggetto di aspre contestazioni e persino di denunce alle forze dell'ordine. Una situazione che preoccupa anche per i pericoli all'incolumità delle persone che dovessero imbattersi in un cinghiale ferito.

È bastato l'annuncio delle intenzioni di fare piazza pulita dei cinghiali per far entrare in fibrillazione le doppiette schierate a favore di questa o quella lista. I bene informati garantiscono alla lista anticinghiale anche l'appoggio di molti cacciatori di Calasetta. Sembra invece che le squadre di caccia grossa stiano convergendo verso il comitato di gestione uscente.

Intanto una grossa incognita per il proseguo dell'attività venatoria nell'isola di Sant'Antioco è rappresentata dall'amministrazione Comunale. Già lo scorso anno il sindaco Eusebio Baghino, per tutelare l'incolumità di quanti
vivono, lavorano o si recano in campagna, si è pronunciato contro la caccia indiscriminata. Il sindaco, proprio per motivi di sicurezza, aveva emanato anche un'ordinanza in cui aveva disarmato i cacciatori proibendo l'attività venatoria e chiedendo alla Regione di istituire l'Ambito territoriale di caccia, concepito come strumento per regolarizzare il rapporto tra cacciatori e cittadini sempre più deteriorato in questi ultimi anni. La delibera, per intervento del prefetto, era stata sospesa per motivi di ordine pubblico. Ma il sindaco ha già annunciato che riproporrà il provvedimento se la situazione rimarrà invariata.

Tito Siddi

 

L'UNIONE SARDA

domenica 18 aprile 2004

Villasor

Il sindaco vieta di distribuire il mangime

Il campanile a rischio per colpa dei piccioni

È crollata una parte del cornicione della torre campanaria della Chiesa parrocchiale di San Biagio. La causa? I piccioni torraioli che hanno scelto il campanile come loro nido e dimora. In effetti piazza Matteotti di Villasor è diventata come piazza San Marco di Venezia. I volatili stanno procurando con il loro becco diversi danni alle strutture murarie della parrocchia e imbrattano la pavimentazione del sagrato. Per non parlare dell’odore e dei problemi di natura igienico-sanitaria. Il Comune ha scelto una precisa strategia: sfrattare i poveri colombi. Nel modo più naturale possibile: vietare, con tanto di ordinanza firmata dal sindaco, che venga loro dato da mangiare. Basta con becchime o pane duro, semi o chicchi di grano. Per salvaguardare i monumenti storici di Villasor.

I piccioni, sempre più numerosi (probabilmente alcune centinaia), hanno trovato a Villasor amici che si sono presi cura di loro. Ora i generosi amici sorresi rischiano una multa che va dai trenta ai trecento euro. Carmine Meloni ha ottantaquattro anni, è un grande amante degli animali e ogni giorno, durante le chiacchierate con gli amici nella piazza Matteotti, distribuisce grano ai piccioni. «Adoro questi animali», spiega Meloni, che si sente offeso «dalla presa di posizione del sindaco contro persone che, come me, non stanno facendo niente di male. I poveri volatili non disturbano nessuno. Si sta esagerando nel far ricadere totalmente su di loro la responsabilità di questi piccoli problemi alle murature». Secondo quanto si legge nell’ordinanza, sembra però che i danni causati alla chiesa di san Biagio stiano diventando di giorno in giorno più seri: il tratto di pavimentazione della piazza Matteotti ritenuta maggiormente a rischio per la caduta di pezzi di calcare è stato transennato. «I colombi», si legge nell’ordinanza, «stanno scalfendo in profondità i blocchi calcarei della torre campanaria e del prospetto della chiesa». Ed è necessario per questo motivo «adottare immediati provvedimenti».

Il parroco don Salvatore Collu si mostra dispiaciuto per la sorte degli animali: «È vero che stanno creando danni alla struttura della chiesa, ma si può trovare una soluzione alternativa», propone il sacerdote, «come ad esempio stabilire di dar loro da mangiare in altre zone del paese, dove non creerebbero nessun tipo di problema a nessuno». I poveri piccioni, gioia dei bambini che giocano in piazza e tenero passatempo di sensibili vecchietti, saranno costretti a traslocare e cercare altrove quel cibo che tanto facilmente trovavano finora sparso per terra davanti alla chiesa.

 

La Nuova Sardegna

domenica 18 aprile 2004 

italia nostra accusa: violato l'habitat degli uccelli

 

L'UNIONE SARDA

sabato 17 aprile 2004 

San Gavino

Funziona la gestione affidata agli allevatori della zona

Per il mattatoio un'annata da record

Oltre 85mila gli agnelli, i suini e i bovini macellati

Un nuovo inceneritore per eliminare le carcasse

È stata una campagna agnelli da record per il mattatoio di San Gavino: sono stati oltre 35mila gli agnelli macellati nei primi mesi del 2004 con un vero e proprio boom nel periodo pasquale. Basti pensare che nei pochi giorni che hanno preceduto la Pasqua i capi macellati sono stati 4213. Il dato si fa ancora più interessante se si va a vedere la campagna degli agnelli che parte da novembre: in totale 70mila.

Ma al mattatoio comunale che è stato dato in gestione fin dalla sua nascita nel 1997 al Consorzio Allevamenti Razionali (Cons.A.R.) non vengono macellati solo agnelli: «Ci sono- spiega Saverio Marras, presidente - tre linee di macellazione: una per i suini, una per gli ovini e una terza per i bovini». «Quello di San Gavino - sottolinea Saverio Marras - è uno dei pochi mattatoi pubblici dato in gestione a privati che riesce a funzionare. Il vantaggio va a tutta la collettività: non va dimenticato che il mattatoio è il punto di riferimento per una settantina di società di commercializzazione delle carni e delle macellerie sparse in tutta la Sardegna e non solo». E proprio la gestione del mattatoio è diventato uno degli argomenti degli ultimi consigli comunali, anche perché è stata affidata alla Cons.a.r per 35 anni e prevede che il Comune incassi ogni anno il 15 per cento degli utili aziendali. Così lo scorso anno l'utile è stato di 42.516 euro e di questi 6.377 saranno versati nelle casse del Comune. «Ma il guadagno - sottolinea l'assessore alle Attività produttive Raimondo Ibba - non deve essere misurato solo da questo punto di vista. Il mattatoio ha 13 dipendenti assunti a tempo pieno a tempo indeterminato a cui si aggiunge una persona con contratto part-time». Inoltre dalla sua apertura che risale nel 1999, il mattatoio ha dovuto fare forti investimenti e affrontare diverse emergenze sanitarie: «Abbiamo dovuto fare i conti - spiega Saverio Marras - con la lingua blu e la mucca pazza. Ora il grosso problema resta quello dello smaltimento dei resti animali che ha dei costi altissimi: circa 12.500 euro al mese, 150mila euro in un anno. Per questo motivo abbiamo stipulato un contratto con una ditta che nel giro di un mese di permetterà di avere un nuovo forno-inceneritore, il cui costo sarà di 170mila euro». C'è poi il problema dei cattivi odori soprattutto d'estate o comunque nei giorni di maggiore macellazione: «Quando siamo arrivati - dice Marras - non sapevamo della presenza di abitazioni nella zona. Il nostro obiettivo è quello di dare il meno fastidio possibile ai vicini di casa. In questo ci potrà aiutare il nuovo inceneritore». L'amministrazione comunale ha inoltrato alla Regione una richiesta di finanziamento per la realizzazione di nuove strutture e di nuovi servizi: «Abbiamo chiesto - spiega Ibba - 1700 euro per la realizzazione di una tettoia per il ricovero dei suini e degli automezzi, la sostituzione dell'inceneritore esistente, la fornitura di un guidovia area completa di carrucole e nastro trasportatore carni. Tutto questo per consentire una maggiore sicurezza nel lavoro e per il rispetto delle emissioni in atmosfera e sugli scarichi industriali e per l'incremento della capacità produttiva».

Intanto i camion carichi di suini e di agnelli continuano arrivare.

Gigi Pittau

 

L'UNIONE SARDA

sabato 17 aprile 2004 

Canile sotto sequestro

Destino incerto per 300 cani abbandonati

Ercole, Lana, Lilly, Diana. Dietro le reti metalliche aspettano di conoscere la loro sorte. Il canile gestito dall'associazione Amico cane, nata per aiutare i cani abbandonati, ora si trova in gravi difficoltà economiche ed è finito sotto sequestro.

Situato alle porte della città in regione Li Gadduffi, in origine era solo un rifugio per alcuni cani ma, col passare del tempo ne sono stati abbandonati altri fino a raggiungere un numero spropositato (circa 270) rispetto alla capacità di accoglienza. I volontari che pensano agli amici a 4 zampe sono tre e spesso pagano di tasca propria le spese per sterilizzazioni e cibo. All'interno del canile gli animali hanno un pasto giornaliero assicurato tutti i giorni, vengono accuditi per quanto è possibile fra mille difficoltà. Il rimborso delle spese sostenute dall'associazione da parte dell'amministrazione era a carico del Comune, ora però sembra che non ci siano più soldi. «Eppure, per combattere il randagismo - afferma la responsabile Angela Onida - basterebbe sterilizzare i cani e munirli di microchip».

Alice Piras

Carla Vielà

 

La Nuova Sardegna

giovedì 15 aprile 2004 

yorkshire salvato dai poliziotti

non esiste ancora il pronto soccorso per gli animali

 

La Nuova Sardegna

mercoledì 14 aprile 2004 

oggi al via l'anagrafe canina

 

L'UNIONE SARDA

martedì 13 aprile 2004 

Un rifugio sicuro per quattrocento amici a 4 zampe

Le difficoltà della Lida, da tredici anni in prima linea a sostegno dei randagi.

Tredici anni di volontariato al servizio dei piccoli amici a quattro zampe. È la Lida di Olbia, l'associazione Onlus che si batte per la difesa dei diritti degli animali, contro l'abbandono, il randagismo e ogni tipo di violenza. Un impegno tra mille difficoltà, in primis l'indifferenza e la mancanza di fondi. Sono circa duecento i soci sostenitori, oltre quattrocento i cani ospitati nel rifugio di zona Colcò. Un numero elevato per le disponibilità finanziarie dell'associazione, costituite per lo più da quote associative, offerte e contributi derivanti dalle convenzioni con i Comuni di Olbia, Palau, Aggius, e Calangianus. Fondi che non bastano mai per sostenere le spese necessarie per l'assistenza degli animali raccolti per le strade, feriti e bisognosi di cure, per la gestione del Rifugio e per le campagne informative. «Siamo veramente giunti allo stremo delle nostre forze e possibilità», spiega Cosetta Prontu, responsabile soci: «La Asl è latitante, mentre dovrebbe sopperire al soccorso degli animali, come stabilito dalla legge regionale 281. Quindi tutti quei servizi come il recupero dei cani feriti, le visite veterinarie, il ricovero nei rifugi ricadono sulle nostre spalle e sui nostri portafogli. Qui non bastano quindicimila euro al mese, per soli quindici giorni di pappe ne servono almeno tremila». Ma l?indifferenza è ancora tanta, l?oltraggio peggiore nei confronti dell?operato dei volontari. «C?è troppo menefreghismo», spiega Maria Grazia Pinna, presidentessa: «La gente si ricorda di noi solo quando deve scaricarci un altro cane. Manca la collaborazione, che non significa solo denaro, ma anche più interesse verso il randagismo e la sua prevenzione». Per quest?ultimo aspetto i volontari non hanno dubbi: la soluzione migliore è la sterilizzazione. Ma sono soprattutto i costi elevati per l?operazione che scoraggiano i proprietari dei cani. Cifre che si aggirano intorno ai 250 euro e che molte famiglie non possono permettersi. 

I quattro zampe di zona Colcò non hanno tante pretese: «Basta anche una busta di crocchette o di pane duro».

Ma è soprattutto di una visita, magari da parte di bambini accompagnati dai loro genitori, una carezza della quale gli ospiti del rifugio hanno bisogno.

(m.me.) 

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 16 aprile 2004

Cagliari

viale marconi

E' morto lo yorkshire sbranato

È morto lo yorkshire aggredito da due grossi cani randagi davanti alla caserma dei Vigili del fuoco, in viale Marconi, alcune notti fa. Malgrado sia stato immediatamente soccorso dagli agenti di una pattuglia della Squadra volante, che l’hanno trasportato alla clinica veterinaria San Giuseppe, il cagnolino è morto un’ora dopo l’aggressione. I due grossi cani che lo stavano sbranando erano stati messi in fuga dagli stessi poliziotti, che poi si erano accollati le spese per pagare i soccorsi del veterinario. Tutte le cure si sono però rivelate inutili.

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 15 aprile 2004

Cagliari 

Viale Marconi.

I poliziotti hanno pagato tutte le spese del veterinario

Gli agenti salvano uno yorkshire azzannato dai randagi inferociti

Toki, un piccolo yorkshire, stava passeggiando tranquillamente vicino alla caserma dei vigili del fuoco in viale Marconi quando improvvisamente si è trovato di fronte due cani grossi e cattivi. Si è spaventato e ha cercato di scappare ma quelli, con la bava alla bocca, l’hanno braccato per parecchi metri, riuscendo ad addentarlo selvaggiamente. Il piccolo Toki è stato azzannato più volte ed è riuscito a salvarsi soltanto grazie all’intervento degli agenti di una pattuglia della polizia, che sono riusciti ad allontanare i cani randagi. Hanno soccorso il piccolo yorkshire e l’hanno accompagnato nella clinica veterinaria San Giuseppe dov’è stato curato e medicato a spese della polizia. 

L’insolito salvataggio è accaduto martedì notte, intorno alle 2.30, quando una pattuglia della Squadra volante, impegnata in un normale controllo di routine, ha notato due grossi cani che stavano azzannando il cagnetto a due passi dalla caserma dei vigili del fuoco di viale Marconi. Gli agenti hanno immediatamente bloccato l’auto di servizio e hanno raggiunto il piccolo Toki. C’è voluto del tempo prima che i poliziotti riuscissero a cacciare via i due randagi che nel frattempo avevano ferito in ogni parte del corpo il povero yorkshire. Gli agenti hanno soccorso Toki, l’hanno disteso sul sedile dell’auto di servizio e l’hanno portato nella clinica veterinaria San Giuseppe. In meno di un’ora il piccolo cane è stato curato e medicato: aveva numerose ferite in ogni parte del corpo ed era molto spaventato. I veterinari hanno assicurato che non era in pericolo di vita e hanno consigliato di farlo riposare per almeno dieci giorni, poi hanno presentato il conto. I poliziotti si sono guardati negli occhi, hanno messo mano al portafogli e hanno pagato le spese per le cure. (ale. t.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 13 aprile 2004 

Barisardo.

L'Accademia della cucina prosegue l'opera di riscoperta degli antichi sapori

Selvaggina per gli Indiana Jones del gusto

La delegazione ogliastrina dell'Accademia della Cucina muove i primi passi sotto la guida esperta del delegato Giangi Sulas. Mentre accademici e futuri simposiarchi si sono già attivati, Indiana Jones del gusto, alla ricerca del piatto (quasi) perduto. Così la seconda riunione conviviale dell'Accademia ogliastrina è stata dedicata alla cacciagione, complici i simposiarchi Bruno Murgia e Silvano Melis e la preziosa collaborazione dei gestori di un ristorante di prossima inaugurazione nella costa di Barisardo. Un tema, quello della cacciagione, molto importante nella cultura gastronomica di un territorio come l'Ogliastra. Il fascino che la caccia continua ad esercitare sull'uomo moderno proviene dal contatto stretto con la natura, i suoi colori, i suoi profumi. Profumi e suggestioni che la selvaggina conserva ancora oggi, quando viene cucinata nel rispetto delle ricette più antiche, pensate proprio per esaltare la caratteristica dei vari piatti, per esempio ammorbidirne i sapori troppo forti e irrobustire invece quelli più tenui. Le carni sapide del cinghiale, quelle delicate delle pernici, quelle inconfondibili di colombacci, lepri e tordi sono state riproposte a tavola cucinate con aromi naturali, seguendo le ricette che gli stessi cacciatori hanno elaborato per primi e affinato via via con l'andare del tempo. Il tutto impreziosito dal contorno di erbe selvatiche, che conferiscono ai piatti profumi e sapori assolutamente inconfondibili, e accompagnato dai grandi vini cannonau di Jerzu. L'alto gradimento per i piatti proposti è stato rimarcato al termine della cena con una votazione di fascia alta per i cuochi, gli organizzatori e l'impeccabile servizio.

«La delegazione Ogliastra - ha rimarcato il delegato Gianni Sulas - sta manifestando una grande vitalità e ricchezza di proposte. Sulla scia di Barisardo abbiamo in programma tre conviviali "tematiche", dedicate alla pesca, all'allevamento e ai frutti della terra, e un convegno dedicato agli "apporti" derivati dal contatto con le altre civiltà approdate in Ogliastra». L'Accademia prosegue nella ricerca di ricette antiche e preziose della storia e della cultura gastronomica di questo territorio.

Ni. Me.

 

L'UNIONE SARDA

martedì 13 aprile 2004 

Recuperato un purosangue pagato e mai consegnato

Il cavallo rubato vinceva negli ippodromi toscani 

Acquistato puledro tre anni e mezzo fa per essere regalato a un ragazzino, pagato 500 mila lire e mandato, all’insaputa del nuovo proprietario, a galoppare e vincere negli ippodromi di mezza Italia: i carabinieri della stazione di Ploaghe l’hanno ritrovato dalle parti di Ancona, in possesso di una persona che, documenti alla mano, credeva di aver fatto un acquisto regolare. È un vero e proprio giallo a lieto fine, quello che ha per protagonista Dreen, un purosangue anglo-arabo la cui valutazione ammonta oggi ad alcune migliaia di euro e che risulta ora sotto sequestro per decreto della procura della Repubblica di Sassari. Le indagini dei militari hanno portato anche alla denuncia di un uomo, F.B., 45 anni, originario di Porto Torres e residente a Ploaghe, con alle spalle alcuni precedenti per reati connessi al furto di bestiame: dovrà rispondere di furto aggravato.

La vicenda comincia nel settembre del 2000 a Ploaghe, dove M. D., 45 anni, professionista, decide di regalare un cavallo a suo figlio. Si affida a un esperto: F.B., appunto, che lo mette in contatto con un allevatore di Sennori. È qui che da genitori quotati (Salitaria ed Eleved Du Lirac) è nato Dreen. Il prezzo ammonta a 500 mila lire. Si fissa un incontro per definire il passaggio di proprietà: appuntamento all’ippodromo di Chilivani, dove però l’intermediario si presenta senza l’acquirente. Il cavallo passa di mano, ma non il libretto: quello lo rilascerà in seguito l’Unire, l’Unione nazionale incremento razze equine. Quando arriva, l’allevatore di Sennori lo affida all’intermediario, che però si guarda bene dal consegnarlo al legittimo proprietario: anzi, con la scusa di una monta per una cavalla gli chiede in prestito Dreen. Che da quel momento sparisce da Ploaghe. Prende la via di Siena, dove (grazie all’intervento di un altro intermediario la cui posizione è ora al vaglio del sostituto procuratore Marinella Pittaluga, titolare dell’inchiesta) viene venduto a un ignaro commerciante e inserito nel giro delle corse. Negli ippodromi di Toscana Dreen comincia a vincere. Per un meccanismo ancora da chiarire, i premi vengono accreditati al vecchio proprietario, l’allevatore di Sennori. 

Un pezzo importante del puzzle che i carabinieri tentano di ricomporre arriva da Castelplanio, in provincia di Ancona: è qui, nelle Marche, in un allevamento tra Jesi e Fabriano, che Dreen viene rivenduto. Il nuovo proprietario, L.B., un professionista, in perfetta buona fede lo iscrive all’Unire: nei registri dell’ente che si occupa di tutto ciò che riguarda i cavalli in Italia, risulta che Dreen era rimasto di proprietà dell’allevatore di Sennori. Nel libretto, come accertano i carabinieri della stazione di Castelplanio, coinvolti nelle indagini dal comando provinciale di Sassari, mancava ogni traccia di passaggi intermedi di proprietà.

I militari, a questo punto, ne sanno abbastanza. Consegnano alla procura di Sassari un completo dossier sulla vicenda, il pm Marinella Pittaluga firma un decreto di sequestro per il cavallo e i militari denunciano F.B. per furto aggravato.

 

L'UNIONE SARDA

domenica 11 aprile 2004

Terralba

Sequestrato il mega impianto abusivo di macellazione

Mattatoio clandestino con timbri contraffatti

Blitz del Nas in una porcilaia: coniugi nei guai

La carne (molta, già macellata e bollata con tanto di timbro per il commercio) era lì, pronta per essere venduta. Ma a spezzare il traffico illegale ci hanno pensato i carabinieri del Nas di Cagliari che venerdì mattina si sono presentati nell'azienda tra Terralba e San Nicolò Arcidano.

Subito sono scattati i sigilli. E una lunga e dettagliata lista di illeciti.

Sono finiti nei guai due coniugi, il titolare di una macelleria a Terralba e la moglie, a cui è intestata la porcilaia-mattatoio nella località chiamata Mattiscedda poco distante dal ponte del Rio Mogoro all'uscita verso San Nicolò. I militari del Nucleo anti sofisticazione coordinati dal tenente Giovanni De Iorgi, dopo una fitta rete di indagini incrociate svolte nelle settimane scorse, si sono presentati puntuali l'altra mattina nello stabilimento clandestino. Davanti ai loro occhi una vera e propria macchina ben organizzata e attrezzata per sfornare, illegalmente e senza le necessarie autorizzazioni sanitarie: agnelli, maialetti, capretti. Oltre alla macellazione intensiva di carni senza il regolare controllo medico-veterinario, i carabinieri hanno ritrovato due timbri per la bollatura sanitaria contraffatti, con la sigla e il numero di riconoscimento di un noto mattatoio riconosciuto della zona.

All'interno dell'allevamento era stata realizzata una vera e propria struttura interamente dedicata all'attività di macellazione, altamente congegnata e fornita con tanto di ambienti specifici destinati all'abbattimento e al sezionamento degli animali. E da una parte, naturalmente, anche le necessarie celle frigo per la conservazione delle carni prodotte e pronte per la vendita. Ma non è finita. Nel mattatoio i militari hanno ritrovato 35 carcasse di maiali, di pecore e capretti, freschi freschi, appena abbattuti nella stessa mattinata di venerdì. Il bestiame era già stato bollato con i timbri falsi. I due coniugi, ritenuti responsabili degli illeciti sono stati deferiti alla Procura della Repubblica del Tribunale di Oristano. Dal verbale redatto dai carabinieri gli addebiti non sembrano affatto lievi: contraffazione di sigilli destinati alla pubblica certificazione; frode nell'esercizio del commercio e macellazione clandestina. I carabinieri hanno anche rilevato che vicino alle 35 carcasse vi erano numerosi contenitori con all'interno frattaglie e viscere di animali abbattuti nei giorni precedenti, e tutto in precarie condizioni di igiene. Alcune carcasse di ovini adulti non erano state private della testa e del midollo spinale, infrangendo così le norme di prevenzione dal contagio della Bse. Illeciti gravi che hanno spinto il Nas a far scattare la denuncia anche per commercio di sostanze alimentari nocive e cattivo stato di conservazione di alimenti. Tutta l'azienda con i macchinari, le attrezzature e gli impianti (valore di circa 160 mila euro) è stata posta sotto sequestro. Per disposizione del magistrato (il sostituto procuratore Luca Forteleoni), carni, viscere e frattaglie sono state distrutte dai veterinari dell'Asl di Oristano. Al momento sono ancora in corso indagini per individuare la provenienza degli animali macellati illegalmente e la loro destinazione.

Roberto Ripa

 

La Nuova Sardegna

sabato 10 aprile 2004 

basta con le stragi dei nostri animali

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 9 aprile 2004

L'agnello trionfa al mercato ma attenzione all'etichetta

Solo il marchio Dop garantisce la nazione di provenienza

Pesce azzurro e pasta fresca sono i prodotti più gettonati

Gli agnelli provenienti dall'estero, soprattutto dai pesi dell'est europeo, stanno invadendo i grossi centri commerciali ed anche le piccole macellerie, costano decisamente meno di quelli nostrani anche se la qualità non è certo la stessa. I Nas sono allertati e stanno dando la caccia a chi li spaccia per sardi, anche perché l'agnello, al contrario del maialetto, ha avuto il riconoscimento del marchio Dop (denominazione di origine protetta) che impedirebbe di fatto di compiere frodi impunemente.

Il prezzo

Il marchio impone un disciplinare sia agli allevatori che devono garantire la qualità della produzione, sia ai macelli che devono certificare la provenienza tipica. L'agnello sardo infatti costa già all'origine più di quello estero, perché si dice che sia allevato secondo tradizione: oggi lo si paga a 3 euro e 50 e per via dei diversi passaggi arriva sui banchi a 8,30 o anche a 9,30 euro. Gli esemplari esteri costano decisamente meno fin dall'origine, così il guadagno per chi li ha importati, se riesce a venderli spacciandoli per sardi, è molto elevato. Nella maggior parte dei casi però non c'è nulla di illegale, nelle etichette dei prezzi venduti appare solo la dicitura agnello, e i consumatori dovrebbero ben capire che non si tratta di prodotto allevato nell'isola, perché altrimenti avrebbe un'etichetta più completa, proprio perché trattasi di prodotto Dop. Il fatto è che nella fretta dell'ultimo acquisto del risparmio ci si porta a casa un po' di tutto con la convinzione quasi ingenua di acquistare prodotti locali. L'agnello quindi è il piatto della nostra Pasqua, fatto soprattutto in umido, con i carciofi, o in bianco con l'uovo e c'è anche chi lo ha provato con i finocchi e dice che sia buonissimo.

Ortaggi

Stanno andando a ruba le fave, da fare bollire con l'aglio fresco sardo, costano poco: quelle grandi a 1,50 e quelle piccole da mangiare curde o da preparare con le uova a 2,00. Un altro prodotto che va molto sono gli asparagi selvatici, quest'anno se ne trovano davvero tanti, pare che siano speciali quelli della Giara di Gesturi: costano 6 euro al chilogrammo e davvero si prestano per ricette prelibate.

I pesci

È il momento del pesce, quello azzurro in particolare: finito il fermo biologico, i prezzi si sono leggermente abbassati. Le sogliole dei nostri mari sono passate dai 22 euro di una settimana fa ai 13 euro, e ci sono pesci come gli sgombri che costano oggi solo 2 euro. Al mercato, raccontano gli operatori, i clienti stanno facendo scorta di gamberi (30 euro), scampi (40/50 euro), calamari (20 euro), e seppie (15 euro) e si vende pure qualche aragosta a 75 euro al chilogrammo.Costano ancora un po' i polpi, ma già dalla prossima settimana si attende un forte ribasso.

Chi sta lavorando alacremente in questi giorni, sono i pastifici, che devono
far fronte a tutte le prenotazioni, perché sembra che nelle nostre case domenica non possa mancare un piatto di pasta fresca, soprattutto ravioli di ricotta o di formaggio. Quelli industriali naturalmente costano meno, circa 4 euro al chilogrammo, quelli artigianali invece 6 euro.

Menù

Domenica a tavola ci saranno dunque i ravioli, l'agnello, forse i gamberoni, le fragole di Arborea ed infine le uova di cioccolato, che quest'anno si stanno vendendo veramente bene, specie quelle di qualità e garantite da un artigiano.

Alessandra Addari

 

La Nuova Sardegna

venerdì 9 aprile 2004 

macomer, fucilate contro due cavalli

 

L'UNIONE SARDA

venerdì 9 aprile 2004

Immessi sul mercato 1300 capi

Barumini (Cagliari)

Pasqua di passione per gli allevatori di Barumini. In genere la festività contribuisce a risollevare i bilanci delle aziende agropastorali: gli agnelli si vendono bene, vengono esportati. Ma quest’anno, come era già capitato sotto Natale, dagli ovili arriva un coro di lamentele. A Barumini, tempio della pecora sarda, dove da oltre settant’anni si pratica la selezione, sono presenti circa 30 allevamenti ovini con oltre cinquemila capi. Quest’anno presumibilmente oltre 1300 agnelli vengono immessi sul mercato, ma come accade in queste circostanze, il prezzo lo impone il cartello dei commercianti, che è intorno ai 3,50 euro il chilo. Troppo basso, lamentano gli allevatori. Ma c’è poco da fare: prendere o lasciare. I pastori si vedono costretti a vendere il prodotto a un prezzo mediocre pur di incassare, consapevoli che lo stesso agnello il giorno successivo nelle varie macellerie, anche della Penisola, costa dieci euro al chilo. Poi c’è la concorrenza, che arriva addirittura dalla Cina e Nuova Zelanda. Animali venduti a prezzi stracciati. Per la loro commercializzazione, gli agnelli tipici sardi, devono pesare intorno agli 8,5 chili, prevedendo pertanto un introito totale di 38 mila euro. «Un giro d’affari assai mediocre per il capitale in nostro possesso», dice l’allevatore Nicola Marras. A questo si aggiunge la grave crisi che l’intero comparto sta attraversando. «Le nostre aziende sono al collasso, perché è bloccata la movimentazione e quindi la vendita del bestiame; e il latte c’è pagato solo a 65 centesimi al litro», aggiunge Marzuolo. È opinione diffusa negli ovili tra gli allevatori, che l’obbligo del vaccino per la Blue Tongue, abbia ulteriormente aggravato la situazione. Ormai non si contano gli effetti collaterali. Spesso disastrosi: pecore che abortiscono, s’indeboliscono, calano vistosamente come produzione del latte sino a raggiungere anche il 50 per cento. Il coro di proteste si è levato alto nei giorni scorsi. Dalla Marmilla, con la protesta partita da Villanovafranca, Pauli Arbarei e Villamar, e anche da Villacidro. Al danno, si è aggiunta la beffa: «Speravamo che a maggio, in occasione della fiera nazionale di Macomer avremmo recuperato con la vendita dei nostri arieti, ma la manifestazione è stata annullata per il virus presente in Sardegna», conclude Antonio Marzuolo. I sindacati sono mobilitati. «Abbiamo avuto garanzie dall’assessorato regionale della Sanità sull’integrazione della legge 15 per il rimborso agli allevatori per le cause collaterali del vaccino, su capi morti, aborti e riduzione produzione latte, sinora bloccati dalla Commissione Europea», conferma il presidente provinciale della Cia, la Confederazione italiana allevatori, Franco Lecis. la concorrenza, la lingua blu e ora i danni del vaccino potrebbero far svanire il frutto di decenni di sacrifici. Ma allo stesso tempo sperano che i consumi di agnelli per Pasqua portino un’inversione di tendenza. Da ristoranti e agriturismo di Campidano e Marmilla assicurano che nei piatti di Pasqua ai clienti sarà offerta carne di agnello: un piccolo contributo alla crisi. 

Carlo Fadda

 

La Nuova Sardegna

giovedì 8 aprile 2004 

i cani abbandonati, un allarme senza fine

 

L'UNIONE SARDA

giovedì 8 aprile 2004 

Bracconaggio, i veleni del commissariato dietro il processo ai due ex poliziotti

I veleni del commissariato di Lanusei dietro un cinghiale fantasma. Che compare e scompare nel processo a Giorgio Sonis e Antonello Murino, i due poliziotti accusati di bracconaggio, e ai forestali finiti a giudizio con l'accusa di averli coperti restituendo loro la selvaggina appena abbattuta.

Sentito ieri come testimone davanti ai giudici del Tribunale (presidente Lo Curto, a latere Di Giovannantonio e Trani), l'ex capo della Mobile nuorese Piero Arangino ha ricostruito tutti i retroscena della clamorosa inchiesta: le relazioni di servizio dei poliziotti di Lanusei che accusavano senza mezzi termini l'ispettore Giorgio Sonis e l'assistente Antonello Murino, gli accertamenti condotti. Sullo sfondo di una contrapposizione che lacerava gli agenti in servizio a Lanusei. «I colleghi di Sonis e Murino - ha detto Arangino in aula - avevano paura a denunciare l'accaduto, sono stato io a doverli sollecitare».

Sarebbe andata del tutto diversamente, invece, secondo i due imputati che contano di dimostrarsi, carte alla mano, vittime di una vera e propria macchinazione. Sonis, che comandava in assenza del dirigente del commissariato, alleggerì di qualche mansione subordinati che non avrebbero eseguito ordini. «E non è un caso - ha rilevato l'avvocato Paolo Pilia, difensore insieme all'avvocato Angelo Merlini dei due poliziotti sotto processo- che le denunce contro lo stesso Sonis e contro Murino siano partite da colleghi destinatari di questi provvedimenti».

Ci sarebbero dunque queste vicende, secondo la difesa, all'origine dell' inchiesta- terremoto. E la successione delle relazioni di servizio, le incertezze sui tempi, perfino i dubbi sull'autenticità di alcune firme dimostrerebbero la fragilità del teorema accusatorio.

«Intendete insinuare che qualcuno ha voluto calunniare Sonis e Murino?». Il pm Francesca Salvatore ha reagito con durezza ai rilievi del collegio difensivo e ha cercato puntelli alle sue tesi. Per l'accusa Sonis e Murino, nella notte tra il 6 e il 7 marzo del '99 avrebbero coperto con ragioni di servizio una battuta di caccia di frodo. La Forestale li avrebbe sorpresi sequestrando il cinghiale appena ucciso e il fucile utilizzato. Poi i rangers avrebbero fatto retromarcia, restituendo selvaggina e arma ai due poliziotti.

Dopo l'interrogatorio di altri due poliziotti, il processo è stato rinviato all'11 giugno. (t. pl.)

 

L'UNIONE SARDA

mercoledì 7 aprile 2004 

Sestu (Cagliari)

Emergenza randagi in centro e periferia 

Il Comune contro chi abbandona i cuccioli

Emergenza randagi. Non si contano più i cani senza padrone che scorrazzano per la città. Frugano tutto il giorno tra i rifiuti in cerca un po’ di cibo e, durante la notte, diventano l’incubo di interi quartieri, togliendo il sonno agli abitanti con continui latrati. Se ne contano a decine in giro per le strade del centro, così tanti da costringere l’amministrazione cittadina a correre ai ripari. Ieri mattina, una scatola in cartone con due cuccioli abbandonati è stata ritrovata davanti al comando della polizia municipale con un bigliettino: "Prendetevi cura di noi".

Il più delle volte, però, i cani vengono lasciati dai padroni in aperta campagna o nei pressi del parco di San Gemiliano, dove sempre più spesso si registrano vere e proprie mattanze. A segnalarlo sono alcune volontarie che ogni giorno portano da mangiare ai randagi: molti cuccioli vengono uccisi a sassate, altri a fucilate, altri infine con bocconcini avvelenati. «Ho incaricato i vigili urbani di intervenire per ogni segnalazione», ha detto ieri mattina Eliseo Zanda, assessore all’Igiene pubblica. «Abbiamo già fatto molto, ma è necessario uno sforzo in più per risolvere il problema».

E in effetti nell’ultimo anno sono state spese decine di migliaia di euro per la cattura e il mantenimento degli animali, inoltre è stata avviata l’anagrafe canina con il microcip obbligatorio. Ma i soldi non bastano e la gente continua ad abbandonare i cuccioli. Poco fuori dalla città, in aperta campagna, un gruppo di volontarie ha recintato un terreno, creando un ritrovo per i randagi. E intanto aumentano le segnalazioni e la cassa è ormai agli sgoccioli. (fr.pi.)

 

L'UNIONE SARDA

martedì 6 aprile 2004

Molentargius

Idrovore per salvare i fenicotteri

L’emergenza fenicotteri sta avendo una risposta, dopo l’allarme lanciato dalle associazione ambientaliste perché gli argini in cui nidificano i fenicotteri sono quasi sommersi dall’acqua alta. «Come richiesto», si legge in una nota dell’Associazione per il parco del Molentargius, «sono state messe in movimento le pompe per l’eliminazione dell’acqua nel bacino di Bellarosa Maggiore, per agevolare l’emersione degli argini di terra, siti di probabile nidificazione dei fenicotteri». Secondo il presidente, Vincenzo Tiana, «il loro lavoro nei giorni scorsi è stato in parte vanificato dalle abbondanti piogge, circa 80 millimetri, e questo rende necessario il loro lavoro per altri giorni». Ecco per quale motivo l’associazione ambientalista si stupisce per il fatto che ieri le pompe fossero ferme.

«I fenicotteri in piena fase di accoppiamento», si legge nella nota, «rischiano di abbandonare lo stagno se in brevissimo tempo non si accelera l’emersione degli argini. Quelli sul lato di Cagliari appaiono in buona parte emersi, mentre dalla parte di Quartu si registra un certo ritardo». Vincenzo Tiana chiede che, in quest’ultima zona, cessino i lavori di miglioramento degli isolotti per non disturbare gli uccelli.

 

L'UNIONE SARDA

martedì 6 aprile 2004

Nuoro 

Cresce l’allarme dopo che un giovane è stato aggredito dai maremmani

Alla ricerca di un canile

Sos dei cittadini, il Comune punta sull’adozione

Fra i nuoresi cresce la preoccupazione per la presenza in città di numerosi cani randagi, dopo che domenica un cittadino che passeggiava col proprio cagnolino nel rione del Nuraghe è stato aggredito da una ventina di maremmani inferociti. Luigi Piras (questo il nome del malcapitato) se l’è cavata con qualche escoriazione e tanto spavento, ma poteva andare molto peggio. È l’ennesimo fatto di cronaca che vede coinvolto il folto branco di cani che vivono nella collina del Nuraghe, vicino all’anfiteatro. Animali sbandati, incattiviti dalle sevizie a cui ripetutamente sono stati sottoposti da parte di alcuni abitanti della zona. Scene di ordinaria follia che vedono coinvolti i cani. Nelle settimane scorse, dopo che i vigili del fuoco erano dovuti intervenire per liberare un cane preso al laccio da una trappola, c’era stato addirittura l’intervento del Gruppo zoofilo operativo (che si era già occupato di questi cani un anno fa), una associazione romana che indaga sui casi di maltrattamenti agli animali. Purtroppo, la denuncia fatta ai carabinieri dal Servizio di protezione animali di Roma non ha avuto nessun seguito, come a niente sono servite fino ad adesso le segnalazioni fatte dal Gruppo zoofilo operativo e da alcuni cittadini al Comune e alla Asl circa l’opportunità di catturare e mettere in strutture adeguate i cani, non solo per porre fine alle sevizie ma anche per evitare che i randagi possano diventare un pericolo per i cittadini (in questo caso le responsabilità ricadono sul primo cittadino della città come previsto dalla normativa vigente in materia di randagismo). Quello dei cani abbandonati è un problema che l’amministrazione non è riuscita ancora a risolvere, malgrado gli sforzi e i progressi fatti negli ultimi anni. Serafino Arru, da due mesi assessore comunale all’Ambiente, cerca di fare il punto della situazione. «Stiamo facendo tutto il possibile per risolvere la questione randagismo Ñ spiega Ñ ma dobbiamo confrontarci con una serie di ostacoli. Nuoro non possiede un canile comunale e le due strutture di ricovero presenti in città (La Croce blu, nella zona di Corte, e il canile Podda, verso Prato sardo, entrambe private) non sono utilizzabili: la prima perché non ha ancora tutte le carte in regola (problemi di natura urbanistica ne impediscono l’apertura, sebbene la legge preveda deroghe alla normativa in casi di pubblica necessità attraverso autorizzazioni provvisorie n.d.r.) pur avendo tutte le autorizzazioni sanitarie necessarie, la seconda perché funziona come pensionato per cani con proprietario. Perciò l’amministrazione è costretta a rivolgersi a un canile di Macomer, che però ha da tempo finito i posti a disposizione per i cani di Nuoro (che sono circa 130, con un costo giornaliero di quattro euro ad animale che il Comune paga utilizzando esclusivamente fondi stanziati dalla Regione)». E la sorte del branco di randagi della collina dell’anfiteatro? «Finché i posti e i soldi a disposizione rimarranno questi, il Comune non può permettersi di mettere a ricovero altri cani. Anche perché, se la Regione non ci comunica a breve l’ammontare della somma del nuovo stanziamento, da fine aprile in poi non ci sono neppure i soldi per pagare il mantenimento dei randagi di Macomer». E i cittadini che fanno richiesta di aree comunali per realizzare canili in città? «È difficile individuare anche questo tipo di terreni. La proposta però è buona e la prenderemo in considerazione». Nessuna struttura, pochi soldi, la Asl che tarda ancora ad attivare l’ambulatorio per la sterilizzazione delle cagne, l’idea del canile consortile che ancora rimane sulla carta, non resta che affidarsi alla sensibilità dei cittadini. Ecco perché l’assessore si affida alla campagna delle adozioni. «Abbiamo organizzato per il 14 maggio la prima giornata dell’adozione del cane, che prevede il coinvolgimento delle scuole cittadine. Ci sarà uno stand in piazza Italia con cani grandi e piccoli, già iscritti all’anagrafe canina e pronti a essere adottati dalle famiglie».

Gianni Belloi

 

L'UNIONE SARDA

lunedì 5 aprile 2004

Nuoro

Salvo un giovane informatico 

Cucciolo di beagle e padrone aggrediti da un branco di randagi 

Prima hanno aggredito il cagnolino, un cucciolo di beagle di nome Kiko, poi si sono scagliati sul proprietario facendolo cadere a terra e tentando ripetutamente di azzannarlo. «Erano almeno venti, una intera muta di cani randagi che avevo visto già altre volte gironzolare da quelle parti». Luigi Piras, 39 anni, informatico nuorese, ha evitato guai peggiori solo grazie alla sua prontezza di riflessi. Quando ha capito che la situazione stava diventando drammatica ha infatti reagito vigorosamente, si è alzato di scatto e dopo essersi fatto largo menando calci a manca e destra è riuscito a riacciuffare il suo amico a quattro zampe e scappare via. L’incredibile episodio è accaduto sabato scorso, nel quartiere del Nuraghe, nei pressi del palazzo dell’Inail, quando erano da poco passate le 19. Piras, che abita poco distante, era uscito come quasi tutte le sere per fare una passeggiata col suo cane Kiko, un beagle di appena dieci mesi. Non lo teneva al guinzaglio. A un certo punto, dalla vicina campagna, sono sbucati fuori i randagi. Prima due, poi gli altri. In tutto venti cani, alcuni di taglia davvero grossa. «In un attimo si sono scagliati contro il mio cane - racconta - ho cercato di fare qualcosa, di cacciarli via, ma non c’è stato nulla da fare, erano inferociti. Uno dei più grandi, simile a una maremmano, mi è venuto addosso. Sono caduto nel fango e ha tentato di mordermi, mentre gli altri mi ringhiavano minacciosamente contro». Sono istanti di autentico terrore. «Ho avuto davvero paura, sono un amante dei cani, li conosco bene, ma mai avrei immaginato di trovarmi un giorno in una situazione come quella. Non sai cosa fare e capisci che potreb