AGOSTO 2005

 

 

animalieanimali.it 

29 agosto - Cagliari 

Incendiata azienda zootecnica Soleminis, sgozzate 100 pecore. 

Soleminis (CA)

Un incendio di natura dolosa ha distrutto la notte scorsa una azienda agrozootecnica nelle campagne di Soleminis. Sono state bruciate mille balle di fieno e danneggiate le strutture. I malviventi si sono anche accaniti contro gli animali. Un centinaio le pecore sgozzate.

Il fatto è avvenuto prima di mezzanotte in localita' Riu ettau dove e' stato dato fuoco al foraggio dopo che erano stati uccisi gli animali. Sul luogo sono intervenuti i Vigili del Fuoco che hanno domato il rogo evitando che si estendesse alle campagne circostanti. Sul fatto stanno indagando le forze dell'ordine

 

LA NUOVA SARDEGNA

domenica, 28 agosto 2005 

di Gianni Bazzoni 

Avvelenati, impiccati o interrati vivi 

Sono troppi i randagi a Platamona

Ecco come va avanti lo sterminio 

Sassari (SS)

C’è qualcuno che ha dichiarato guerra alle decine di cani randagi che sostano nella zona tra la pineta e la spiaggia di Platamona. Una trentina di cuccioli, partoriti di recente, infatti, sono stati eliminati con una azione sistematica da «killer» che hanno agito con diverse modalità. Una delle volontarie che assistono gli animali ha denunciato di avere trovato cuccioli sotterrati nella pineta dentro le buste di plastica. Alcuni sarebbero stati interrati quando erano ancora vivi.

Una morte orribile per gli animali, vittime senza colpa di una situazione che - nonostante sia stata denunciata più volte - non è mai stata affrontata in maniera adeguata dalle varie istituzioni che hanno competenza per la gestione dei problemi legati al fenomeno del randagismo. Così, prendendo come pretesto il grave disagio e i rischi inevitabili dal punto di vista igienico e sanitario, qualcuno ha pensato di avviare una campagna di sterminio che ha aggiunto solo una buona dose di crudeltà a una vicenda che è ben lontana dall’essere risolta.

Dei 29 cuccioli «censiti» dai volontari ne sono rimasti solamente otto e la paura che possano fare la fine degli altri è più che giustificata.

«Siamo testimoni di violenze incredibili - hanno raccontato i volontari - che non dovrebbero esistere in un paese civile. Oltre ai cuccioli sotterrati, abbiamo scoperto anche delle carcasse in avanzato stato di decomposizione con legacci intorno al collo e fissati alla coda. Anche per questi esemplari una morte orribile».

La situazione deve essere precipitata nell’ultimo periodo, dopo che c’erano state delle avvisaglie con i primi avvelenamenti, pare con il topicida versato nelle ciotole dell’acqua.

«Per cercare di gestire il problema senza causare disagi agli operatori della zona - ha affermato una delle ragazze che assiste gli animali investendo risorse proprie - abbiamo tentato di portarli in fondo alla pineta, in una zona defilata. Qui abbiamo posizionato degli scatoloni grandi come cucce che, però, sono stati portati via. Tre cani sono stati sterilizzati a nostre spese, d’intesa anche con la Lida. Ma è un impegno notevole che da soli non possiamo reggere: decine i fax inviati al servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale che conosce molto bene il problema». Non c’è stato, però, un intervento importante, a tutela di tutti.

Le proteste, da quando è cominciata la stagione estiva si sono sprecate. Soprattutto per la presenza delle zecche «trasportate» dai cani fin sulla spiaggia, dove stazionano spesso.

«Abbiamo speso tanti soldi per acquistare la medicina contro le zecche, cambiando diversi prodotti - ha detto ancora una volontaria che opera a Platamona - ma siamo riusciti ad arginare il fenomeno solo in parte. Da soli non potevamo fare di più. E chi ha condannato a morte i cani non ha trovato la soluzione migliore: non potrà continuare a uccidere».

 

LA NUOVA SARDEGNA

domenica, 28 agosto 2005 

TORTURE 

Gatto infilzato da una freccia 

Sassari (SS)

Un gatto infilzato con la freccia sparata da una balestra è stato salvato grazie al pronto intervento di un veterinario che l’ha operato d’urgenza. Il grave fatto è accaduto nella borgata di San Giovanni. Sono stati i proprietari dell’animale a fare la brutta scoperta: «Durante la notte abbiamo sentito il gatto miagolare - hanno raccontato - e quando ci siamo avvicinati ci siamo resi conto che aveva una freccia (con la punta piegata) infilzata tra il torace e l’addome. Il dardo ha perforato il diaframma e il veterinario, dopo l’operazione, ha dovuto aspirare l’aria dal polmone per farlo riprendere». Il gatto, una femmina di tre anni di nome Barbara, ora sta meglio e ha superato la crisi sopravvenuta dopo il delicato intervento chirurgico. I suoi padroni hanno dovuto spendere quasi 300 euro per le cure mediche dell’animale. Nessuna indicazione sul feritore.

 

LA NUOVA SARDEGNA

sabato, 27 agosto 2005 

Due spari contro un volpino nel quartiere Isticcadeddu 

Olbia (SS)

Ritorna l’incubo del killer dei cani. Questa volta il cucciolo è stato fortunato, ma la paura è tanta. Qualcuno ha esploso contro Birba, volpino di due anni, due colpi di carabina. Uno dei piombini è rimasto incastrato su un fianco, l’altro l’ha ferito leggermente sul dorso. Una bruttissima sorpresa per Rocco Mele, il suo padrone. Ieri mattina, mentre giocava con il cane, si è accorto di quei puntini neri. «All’inizio ho pensato si trattasse di zecche - spiega Rocco - poi quando ho controllato meglio ho capito che qualcuno aveva sparato a Birba. Perché? Il mio cane non dà fastidio a nessuno, è un cucciolo buono e docile». Rocco vive nella zona di Isticcadeddu, in una casa con terreno tutt’intorno dove il volpino scorrazza liberamente. Nel quartiere i cani randagi sono numerosissimi e soprattutto negli ultimi mesi sono aumentate le lamentele da parte di quanti non tollerano la loro presenza. «Ma fino a ieri - aggiunge Rocco - non si erano mai verificati episodi di violenza». L’uomo si è rivolto alla polizia. Si tratta di capire se ci possa essere un collegamento con altri fatti simili accaduti l’inverno scorso: due cani uccisi a fucilate (uno a Bandinu, l’altro a Sa Mariedda), mentre a un terzo i veterinari avevano dovuto amputare una zampa devastata dai pallettoni. 

 

LA NUOVA SARDEGNA

lunedì, 22 agosto 2005 

La macabra scoperta di 3 giovani: cane strozzato appeso a un albero 

Nei boschi di Domusnovas, al villaggio dismesso 

DOMUSNOVAS (Cagliari)

Raccapricciante scoperta, da parte di tre giovani di Domusnovas in gita nei boschi della zona, nel dismesso villaggio turistico. In un primo momento non avevano capito che cosa fosse quella cosa che pendeva da un albero. Poi i tre si sono avvicinati, hanno guardato meglio e hanno capito, purtroppo, che quello appeso a un albero era un cagnetto. Doveva essere morto da qualche giorno, di sicuro per mano di balordi che l?hanno ucciso stringendogli al collo un robusto fil di ferro che poi è servito per strangolarlo col suo stesso peso.

M.V. (29anni), C.D.,. (32), e M.C. (28) non hanno creduto ai loro occhi quando si sono trovati di fronte ad una simile scena. Per poter poi presentare una denuncia ai carabinieri i tre escursionisti hanno scattato alcune fotografie della povera bestia e in mattinata si presenteranno in caserma, a Domusnovas, per denunciare il fatto.

Si tratta di un cagnolino meticcio di piccola taglia, quindi, che ha avuto il torto di incappare nelle mani di alcuni individui senza scrupoli e che ora rischiano, qualora venissero individuati, pene abbastanza severe. Le indagini sono cominciate e non si esclude alcuna pista. Non è la prima volta che nelle vicinanze delle grotte di San Giovanni accadono fatti simili. (e.a.)

 

LA NUOVA SARDEGNA

venerdì 12 agosto 2005 

Luna e Briciola sono scomparsi nel nulla, perchè tanta cattiveria verso cani indifesi? 

Mi chiedo a tutt'oggi come è possibile che delle persone possano agire indisturbate e far del male a dei cani indifesi. Erano due cagnetti buoni, Luna e Briciola, vivevano da anni in via Gorizia e via Istria, erano accuditi e voluti bene da tante persone. Certo, sono dei cani e come tutti i cani abbaiano, per questo delle persone, se possono essere definite tali, hanno fatto in modo che i due cagnetti non abbaiassero più facendoli sparire nel nulla. Non si sa quale sorte è toccata a Luna e Briciola, forse sono stati presi e abbandonati lontano in maniera tale che non potessero tornare indietro, oppure sono stati catturati e uccisi. Forse hanno fatto la fine di Bianchina, loro compagna di sventure, la ricordo ancora nascosta dietro una macchina, che si dimenava dai dolori provocati dal veleno, per lei le cure veterinarie non sono bastate ed è morta dopo poco tra le mie braccia; l'autopsia aveva poi accertato che si trattata di veleno per lumache. Ma se Luna e Briciola fossero stati avvelenati mi chiedo che fine abbiano fatto i loro resti, o forse lo spietato si è anche curato di sbarazzarsi dei loro corpi senza vita o agonizzanti! Da ultimo, un altro cagnetto che vive in via Istria di nome Sandrino, è stato salvato da un avvelenamento. Tutto questo in un piccolo quartiere di Sassari, non pensiamo poi a quello che succede nel resto della città. Bisogna combattere l'ignoranza e la cattiveria di quelle persone che continuano a fare del male agli animali come se nulla fosse! Bisogna fare in modo che le leggi che tutelano gli animali siano applicate e che possano essere strumento deterrente efficace affinché casi del genere non succedano. Ora mi rivolgo agli abitanti di via Istria e via Gorizia, come è possibile che nessuno abbia visto o notato niente di strano! Probabilmente dà meno nell'occhio una persona che sparge bocconi avvelenati, invece, mi sembra quanto mai difficile non notare un individuo che cattura dei cani, soprattutto se i due cani si fidavano di poche persone e non si avvicinavano agli sconosciuti. La mia lettera vuole essere un appello non solo agli abitanti di via Gorizia e via Istria che sanno qualcosa e che tacciono ma anche a tutti i cittadini. Se qualcuno dovesse vedere due cani neri, taglia media, la femmina è tipo spinone con cerchi intorno agli occhi più chiari, il maschio ha il pelo corto, con la speranza che siano ancora vivi, chiami il seguente numero di telefono 349 5627898.

Silvia Piretta volontaria dell'associazione «Qua la zampa» 

 

LA NUOVA SARDEGNA 

venerdì, 12 agosto 2005 

Sassari (SS)

Luna e Briciola sono scomparsi nel nulla, perché tanta cattiveria verso cani indifesi? 

Mi chiedo a tutt'oggi come è possibile che delle persone possano agire indisturbate e far del male a dei cani indifesi. Erano due cagnetti buoni, Luna e Briciola, vivevano da anni in via Gorizia e via Istria, erano accuditi e voluti bene da tante persone. Certo, sono dei cani e come tutti i cani abbaiano, per questo delle persone, se possono essere definite tali, hanno fatto in modo che i due cagnetti non abbaiassero più facendoli sparire nel nulla. Non si sa quale sorte è toccata a Luna e Briciola, forse sono stati presi e abbandonati lontano in maniera tale che non potessero tornare indietro, oppure sono stati catturati e uccisi. Forse hanno fatto la fine di Bianchina, loro compagna di sventure, la ricordo ancora nascosta dietro una macchina, che si dimenava dai dolori provocati dal veleno, per lei le cure veterinarie non sono bastate ed è morta dopo poco tra le mie braccia; l'autopsia aveva poi accertato che si trattata di veleno per lumache. Ma se Luna e Briciola fossero stati avvelenati mi chiedo che fine abbiano fatto i loro resti, o forse lo spietato si è anche curato di sbarazzarsi dei loro corpi senza vita o agonizzanti! Da ultimo, un altro cagnetto che vive in via Istria di nome Sandrino, è stato salvato da un avvelenamento. Tutto questo in un piccolo quartiere di Sassari, non pensiamo poi a quello che succede nel resto della città. Bisogna combattere l'ignoranza e la cattiveria di quelle persone che continuano a fare del male agli animali come se nulla fosse! Bisogna fare in modo che le leggi che tutelano gli animali siano applicate e che possano essere strumento deterrente efficace affinché casi del genere non succedano. Ora mi rivolgo agli abitanti di via Istria e via Gorizia, come è possibile che nessuno abbia visto o notato niente di strano! Probabilmente dà meno nell'occhio una persona che sparge bocconi avvelenati, invece, mi sembra quanto mai difficile non notare un individuo che cattura dei cani, soprattutto se i due cani si fidavano di poche persone e non si avvicinavano agli sconosciuti. La mia lettera vuole essere un appello non solo agli abitanti di via Gorizia e via Istria che sanno qualcosa e che tacciono ma anche a tutti i cittadini. Se qualcuno dovesse vedere due cani neri, taglia media, la femmina è tipo spinone con cerchi intorno agli occhi più chiari, il maschio ha il pelo corto, con la speranza che siano ancora vivi, chiami il seguente numero di telefono 349 5627898.

Silvia Piretta volontaria dell'associazione «Qua la zampa» 

 

LA NUOVA SARDEGNA 

venerdì, 12 agosto 2005 

Una coraggiosa corsa a cavallo per fare centro nella tradizione 

Oggi alle 17 la giostra equestre 

OSILO (Sassari)

C'è la tradizione, antica, che è componente non trascurabile dell'identità locale; c'è la suggestione di una corsa che sa evocare lontani passaggi di tempo, che sanno di audacia e di orgoglio; c'è l'emozione, sospesa, che attende ogni volta di esplodere nell'urlo liberatorio al conficcarsi dello spadino nel centro. E' la Corsa all'anello, la tradizionale giostra equestre di Osilo assurta, ormai, da tempo all'olimpo delle più importanti manifestazioni equestri della Sardegna. Una prova di abilità e di destrezza che solo chi ha un'antica consuetudine col cavallo, chi ne conosce umori e bizzosità, riesce a coronare con risultati che poi si andranno ad aggiungere all'albo d'oro dei veri protagonisti della gara. Sono ben 53, quest'anno, i cavalieri che si contenderanno, in sette 'salite all'anello' il ricco montepremi della corsa. Per metà sono osilesi, per l'altra metà provenienti da altri centri dell'isola. Con una significativa prevalenza di quelli di Ittiri (tredici), a rinnovare una sfida con i colleghi osilesi, che negli ultimi due anni, dopo un predominio pressoché incontrastato dei cavalieri locali, ha visto prevalere i cavalieri del centro del Coros. Un motivo in più, quello della competizione fra Osilo e Ittiri, che renderà ancora più avvincente e spettacolare la corsa. Ma una sfida in cui potrebbe inserirsi qualche 'terzo incomodo', proveniente magari da Luogosanto (4 partecipanti), Sennori (4), Borore (2), Fonni, Bonnanaro, Sedilo, Ollolai, Oristano. L'inizio della gara è fissato per le 17 di oggi, sullo storico tracciato della via Roma, opportunamente attrezzata per l'occasione. I cavalieri, con indosso i costumi tradizionali dei rispettivi centri di provenienza, lanciati al galoppo dovranno cercare di infilzare con lo spadino uno dei tre 'anelli' (in realtà tre cuori con un foro al centro sospesi lungo il percorso. Vince il cavaliere che nelle sette salite ottiene il maggior numero di centri validi. L'eventuale centro non viene giudicato valido se il cavaliere impiega per compiere il percorso di gara un tempo superiore ai nove secondi. A parità di centri, precede il cavaliere che abbia ottenuto i tempi migliori. I tempi ufficiali vengono rilevati dall'Associazione italiana cronometristi.

Mario Bonu 

 

LA NUOVA SARDEGNA 

venerdì, 12 agosto 2005 

Incidente in via Piandanna, l'anziano finisce all'ospedale 

Soccorre un cane svenuto e viene azzannato in faccia 

Sassari (SS)

A volte anche agli amici degli animali capita di ricredersi. Peppino Pisottu, 73 anni, di Sassari, stava percorrendo a bordo in auto via Piandanna. «Ci sono diversi randagi in quella zona - racconta il pensionato - io ci passo sempre e li conosco più o meno tutti. Spesso porto loro da mangiare». Ieri sera, attorno alle 21, davanti a lui una scena insolita. «Due cani che inseguivano un altro cane. Questo stava scappando disperato: a pochi metri da me è stramazzato a terra. Io sono sceso dall'auto e gli altri cani sono scappati». Pisottu si avvicina al randagio privo di sensi. Gli infila le mani sotto per raccoglierlo. «Si è girato di scatto e mi ha morsicato in piena faccia. Per poco mi stacca il labbro e lo zigomo». L'uomo è finito all'ospedale dove gli hanno ricucito la guancia e la bocca.

LA NUOVA SARDEGNA 

venerdì, 12 agosto 2005 

LA BATTAGLIA 

Ganau convoca gli scienziati per far riabilitare lo «zimino» 

Sassari (SS)

Una commissione scientifica per riabilitare lo «zimino». Bollato come pericoloso dal ministero, finito nella lista nera dei cibi proibiti e cacciato via dalle tavole sembrava destinato alla scomparsa.

Per fare uscire il piatto preferito dei sassaresi dalla clandestinità il sindaco Gianfranco Ganau sta per creare un pool che faccia tornare indietro il ministero. Camici bianchi sezioneranno il prezioso alimento. L'obiettivo è dimostrare che non esistono pericoli. Lo «zimino» potrebbe entro un anno tornare sulle tavole passando dalla porta principale, quella della cucina.

Per i cultori dei sapori proibiti era rimasto solo il mercato nero. Perché se per la legge lo «zimino» era finito al bando, qualcuno riusciva ancora a farlo arrivare a casa in modo clandestino avvolto in anonima carta oleata.
Ganau indossa le vesti di paladino del palato e promette che a breve darà vita a una task force di esperti di cui probabilmente faranno parte Asl e università. A loro il compito di passare al microscopio la grigliata di interiora e dimostrare che per la salute non esistono pericoli. «I divieti per la bistecca fiorentina sono caduti da tempo - spiega Ganau -, che senso ha mantenere quelli sullo zimino. Se si considerano fattori come l'età degli animali che vengono macellati o le tecniche di allevamento qualsiasi veto perde senso. Non esiste un rischio di infezione legato al consumo di questo alimento se si seguono le norme igieniche». Già dal prossimo anno il sindaco ha promesso che riuscirà a fare mettere sulle graticole della Arrostita un pò di «zimino». (l.r.)

 

LA NUOVA SARDEGNA 

venerdì, 12 agosto 2005 

Gli asinelli sardi, amici dei bambini «difficili» 

Nuoro (NU)

Non è un pastore, ma un architetto di origini sarde che vive da trent'anni in Toscana, e che alleva asini per passione. Sandro Useli, nativo di Serramanna, ritorna nell'isola con i suoi asinelli per promuoverne la valorizzazione, in particolare di quelli di razza sarda, più belli per struttura e indole.

Gli asinelli in visita in Sardegna avrebbero dovuto essere ieri mattina, insieme ai propri accompagnatori, nell'agriturismo Testone, vicino a Nuoro, ospiti del gestore Bastiano Sechi. Ma il fascino dei simpatici equini ha colpito talmente tanto turisti e bambini nelle tappe tra Olbia, dove sono sbarcati, e Nuoro, che gli animali, stremati dalle numerose dimostrazioni d'affetto, si sono dovuti fermare a riposare altrove.

Poco male: all'appuntamento di Testone, insieme ad allevatori e operatori agrituristici, sono arrivati puntuali Useli, Edi Righi, presidente del coordinamento nazionale delle associazioni di tutela dell'asino, ed Eugenio Milonis, psicoterapeuta esperto di onoterapia, la forma di pet-therapy in cui vengono utilizzati, appunto, gli asini. E qualche asinello in realtà si è visto, portato da allevatori dei terreni vicini, con grande gioia dei turisti presenti.

Il ragionamento si è sviluppato su due fronti, uno prettamente turistico, in cui si è discusso delle potenzialità di applicazione sul territorio, e l?altro terapeutico, a fronte dell'enorme successo che questa innovativa forma di terapia (che nazioni come Francia e Gran Bretagna conoscono già da un decennio) riscuote in Italia da appena un paio d'anni. A fronte della già celebre ippoterapia, funzionale soprattutto per il trattamento di soggetti con difficoltà psicomotorie, la cura con gli asinelli si dimostra particolarmente efficace nel trattamento dei problemi comportamentali.

Bambini ipercinetici, aggressivi, con disordini emozionali o addirittura autistici, trovano un grande beneficio nel rapporto con l'asino, animale intelligente e particolarmente indipendente, che non obbedisce facilmente agli ordini ma tende a capire la guida di una mano esperta. I risultati più importanti, secondo Milonis, sono stati ottenuti con asinelli di razza sarda, per le loro misure a portata di bambino e per la docilità.

In Sardegna non esiste ancora nessun centro specializzato in questo genere di terapia, ma sono stati attivati, a cura dell'associazione, appositi corsi di formazione (tutte le informazioni in merito possono essere reperite sul sito www.asinomania.it). La cenerentola del mondo equino, quindi, potrebbe presto riscattarsi da secoli di ingiurie proprio grazie all'impegno dei tanti appassionati che si moltiplicano in tutta Italia, e che sostengono che non abbia nulla da invidiare al suo più affascinante parente, il cavallo, proprio come fra gli uomini chi non obbedisce ciecamente agli ordini non è detto che sia stupido, anzi. (d.c.)

 

LA NUOVA SARDEGNA

giovedì 11 agosto 2005 

Sassari (SS)

Vane ricerche del torturatore del cane. Mobilitazione di tutte le associazioni ambientaliste 

Non è facile dare un volto al torturatore del cane della Funtana di la figga. I vigili urbani, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica, Stefano Fiori, e guidati dal vicecomandante Gianni Serra, stanno raccogliendo testimonianze per cercare di dare un volto all’autore del massacro. Ma non sarà facile. Nessuno avrebbe visto, nè sentito qualche guaito.

Il cane dovrebbe essere stato giustiziato in un luogo isolato e poi gettato lì vicino a quella che era ormai diventata la sua casa, quasi come uno sfregio. Una ferocia inaudita e inspiegabile, perché quel grosso cucciolone era ormai diventato la mascotte degli abitanti delle villette panoramica della Funtana di la figga, la collinetta tra la strada per l’Argentiera e quella per La Landrigga, di fronte a Monte Oro. Dopo avergli legato le zampe posteriori con un cavo elettrico, il cane era stato probabilmente impiccato a testa in giù sopra un fuoco, molto probabilmente da vivo anche se soltanto l’autopsia eseguita dai veterinari dell’Asl potrà dare il responso definitivo. Infine, il cucciolone era stato trascinato per strada fino a un cespuglio. Il cucciolone della Funtana di la figga è morto così. Dopo la macabra scoperta, i vigili urbani hanno subito avviato le indagini e tutti gli abitanti delle villette, particolarmente affezionati a quel cucciolone, hanno collaborato. Intanto il magistrato ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di maltrattamento di animali, contenuto nella legge 189 del 20 luglio 2004 che sanziona penalmente i maltrattamenti con la reclusione fino a un anno, con pena aumentata della metà in caso di morte dell’animale. Intanto, le associazioni ambientaliste si stanno mobilitando per cercare di coinvolgere maggiormente le istituzioni in una concreta opera di prevenzione e di maggiore attenzione per gli animali.

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 10 agosto 2005 

Sassari (SS)

Legato per le zampe e appeso sul fuoco 

Cucciolone barbaramente ucciso e abbandonato nell'agro di Sassari

Gli hanno legato le zampe posteriori con un cavo elettrico, poi l'hanno probabilmente impiccato a testa in giù sopra un falò. Infine, l'hanno trascinato per strada fino a un cespuglio dove è stato gettato come uno straccio vecchio. Il cucciolone della Funtana di la figga è morto così.

Una barbarie senza fine. Povero cucciolone, che fino a qualche giorno fa correva abbaiando felice dietro le auto degli abitanti delle villette immerse nel verde della panoramica collina tra la strada per Bancali e quella per Monte Oro. Il grosso cane nero era scomparso da qualche giorno, ma nessuno ci aveva fatto caso, anche perché era solito sparire quando s?innamorava di qualche cagnetta ospite di uno dei giardini della zona.

Ieri mattina, la drammatica scoperta. Alcuni ragazzini che giocavano con le biciclette, nella notte tra lunedì e martedì avevano sentito un odore nauseabondo provenire da un grande cespuglio lungo la stradina della Funtana di la figga e avevano avvertito i genitori. Ma a fare la macabra scoperta è stato un automobilista che di prima mattina ha percorso la stradina e ha trovato i resti del cane in mezzo alla carreggiata. È stato dato immediatamente l?allarme e sul posto sono intervenuti i vigili urbani di quartiere. Quando hanno visto il muso del cucciolone completamente scarnificato dal fuoco e quel lungo filo elettrico legato alle zampe posteriori hanno intuito quel che era successo e avvertito il comando.

Alla Funtana di la figga sono arrivati, dopo pochi istanti, il vicecomandante Gianni Serra insieme al vicensindaco Valerio Meloni, che è rimasto impressionato dalla scena anche perché lui quel cane lo conosceva visto che spesso trascorreva le giornate nel cortile della poco distante sede dell'Isogea. I vigili urbani hanno subito avviato le indagini per cercare di risalire al torturatore. Tutti gli abitanti delle villette, che erano particolarmente affezionati a quel cucciolone giocherellone, hanno collaborato alle indagini fornendo quanti più particolari possibili per cercare di dare un volto e un nome allo spietato torturatore.

L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, Stefano Fiori, che ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di maltrattamento di animali, contenuto nella legge 189 del 20 luglio 2004 che sanziona penalmente i maltrattamenti con la reclusione fino a un anno, con pena aumentata della metà in caso di morte dell'animale. Su disposizione del magistrato, che ha ordinato minuziosi accertamenti sulle cause della morte del cane, il veterinario dell'Asl 1, Giorgio Frongia, ha svolto una prima sommaria ricognizione sui resti dell'animale accertando che, prima di essere torturato e gettato nel cespuglio, al cucciolone erano anche state mozzate le orecchie: una pratica adottata nelle campagne quando si vuole far scomparire senza complicazioni una pecora o una vacca, che hanno solitamente il microchip identificativo nelle orecchie.

Secondo una sommaria ricostruzione, sembrerebbe che il cane sia stato impiccato a testa in giù sopra un fuoco acceso, con le zampe posteriori legate con un lungo e robusto cavo elettrico nero. Forse quand'era ancora vivo. Poi, il cavo è stato avvolto attorno al collo del cane, che è stato presumibilmente trascinato per alcune centinaia di metri legato a qualche auto fino al cespuglio lungo la stradina della Funtana di la figga dove è stato gettato.

Un gesto di inaudita ferocia, inspiegabile. E adesso, tra gli abitanti delle villette della collina serpeggia la paura. Temono che il torturatore possa colpire ancora, magari accanendosi contro i loro cani che fanno la guardia nei giardini.

Pier Luigi Piredda 

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì 10 agosto 2005 

Il sangue lavato con l'acqua

Scrivo per denunciare un fatto molto cruento, come tanti altri purtroppo, che riguarda la violenza sugli animali. Qualche giorno fa, ero andata a letto da circa mezzora ed ero già addormentata, quando un acuto miagolio di dolore mi ha bruscamente svegliata: è stata una frazione di secondo in cui ho sentito delle bastonate e poi più nulla. Mi sono subito affacciata, ma era troppo tardi, c'era solo un'ombra e il silenzio di quella notte maledetta. Il mio riposo è finito lì, come probabilmente la vita di quel gatto, il cui dolore e il cui sangue, sono stati cancellati con pochi secchi d'acqua, per tornare l'indomani a giocare e ridere in quello stesso giardino come se nulla fosse accaduto. Io ho 15 anni e nessuna prova, solo la mia rabbia, il mio disprezzo e il rimorso per non essermi svegliata prima, per non essere riuscita a fermare quella violenza, quella crudeltà su un essere indifeso. Nel paesino dove abito, Putifigari, la violenza sugli animali non è considerata reato, perché pochi secchi d'acqua, la pioggia o il sole cancellano tutto, ma io non voglio e non posso cancellare, perché ho una coscienza e un cuore. Infatti, mentre chi si dovrebbe vergognare di aver compiuto un simile gesto, probabilmente ha già dimenticato tutto, in quanto non distingue un animale che soffre da un oggetto; la mia mente continua a immaginare quel sangue, quel dolore che i miei occhi non hanno visto, ma le mie orecchie hanno sentito. Qui per alcuni uccidere animali è un divertimento e per fermarli non basta una legge, perché nessuno li denuncia, nessuno si assume l'onere di farlo, né sente il dovere morale e etico, forse per timore, per vergogna o semplicemente per una spregevole indifferenza. Per questo scrivo, perché le mie lacrime si asciugano e spariscono senza cambiare niente, l'inchiostro no, anche se forse non basterà per fare giustizia, né per sperare che ci possa essere un pò di civiltà in chi compie tali gesti, violando le norme civili e morali che dovrebbero essere alla base della società in cui viviamo, una società che troppe volte vede, sente e tace.

Lettera firmata 

 

LA NUOVA SARDEGNA

mercoledì, 10 agosto 2005 

Nella notte urlano le sirene: si dovevano cacciare i piccioni 

Inattesa iniziativa a Chiaramonti, il paese si è spaventato ma i volatili sono sempre lì 

CHIARAMONTI (SS)

E all'improvviso, un incessante fragore di sirene da ogni dove, squarciò la notte. Nessuno era stato informato, ma chissà chi aveva deciso di fare una 'sirenata ai piccioni'. Qualche sera fa a Chiaramonti si è verificato un curioso episodio che ha destato molta curiosità (ma anche qualche iniziale preoccupazione). Di questa 'impresa' parla un narratore, il prof. Angelino Tedde, che vi ha assistito di persona. 'La mattinata era stata tormentosa nel parco delle Rimembranze di Chiaramonti: i piccioni, abitatori permanenti delle centenarie querce e dei pini avevano importunato coi loro bisognini camice, magliette, calzoni degli assidui frequentatori, sereni fruitori di pensione e anche mamme e bambini felici di dilettarsi nel parco giochi all'ombra degli alberi frondosi e in mezzo al prato inglese. Le proteste per la scarsa urbanità dei piccioni non erano mancate e non erano mancati i conciliaboli sui rimedi: per i più illuminati cultori di ornitologia sarebbe bastato scaricare da internet il miagolio di un gatto selvatico o lo squittio di qualche rapace, inserire il cd rom in un lettore e utilizzare con fredda calma presso il parco due grossi amplificatori e sparare sullo stormo dei colombi, in sul fare dell'alba, i miagolii oppure i terribili squittii dei rapaci. Si dava garanzia che questi dallo spavento avrebbero disertato il parco. La cosa non piacque e parve più il solito scherzo di un mattacchione che il saggio consiglio di un ornitologo. Che cosa fare? Non si poteva rimanere impotenti di fronte all'irriverenza dei piccioni. Passarono i giorni e i conciliaboli si moltiplicarono: i benpensanti sentirono i vigili del fuoco, i forestali, la polizia e i carabinieri, ma non ci fu verso di trovare una soluzione legittima e adeguata. Infine, eccola trovata: i piccioni sarebbero stati colti nel primo sonno, in quello cosiddetto ram e sarebbero volati via nelle nebbie della notte senza mai ritornare. Si attesero dunque le tenebre e, all'insaputa di 1995 chiaramontesi su 2000, mentre il campanile dava il tocco delle 22 e la gente si accingeva secondo l'uso spagnolo a passeggiare nelle ramblas del borgo o a consumare l'ultimo boccone, l'aria fu scossa dall'urlo lancinante delle sirene della benemerita autoambulanza della croce Azzurra diretta verso il parco delle Rimembranze. Si aggiunse anche l'urlo delle locali sirene dei barracelli, si unì ad essi anche la gazzella dei carabinieri, sembrava di assistere ad un film poliziesco. Un attimo di panico ha attraversato il paese: le donne si sono affacciate ai balconi, i ragazzetti, non molti, hanno raggiunto il parco, gli anziani, smesso di slacciarsi le scarpe, si sono rivestiti per scendere in piazza, qualcuno ha avuto l'impulso di suonare le campane e di gridare al fuoco. Il paese è staso fortemente scosso e l'indomani in piazza, dal medico, dal farmacista, alle poste, nei market è stato un bel discutere di fronte a questa trovata originale, ma traumatica. Insomma si è fatto il processo agli organizzatori della trovata, il processo ai piccioni e al cronista non è rimasto che registrare questa tragicommedia che ha scosso il paese solitamente in sonno. I piccioni sono ricomparsi di nuovo l'indomani e pare abbiano intenzione di passare l'estate e di svernare a Chiaramonti. (m.t.)

 

LA NUOVA SARDEGNA

martedì, 09 agosto 2005 

Bosa, brucia il rifugio degli ultimi grifoni 

BOSA (Nuoro)

Sembra un attacco premeditato a una delle zone più selvagge dell'isola quello dei piromani sulle pendici delle ripide colline di Marrargiu, in territorio di Bosa.

A monte della litoranea per Alghero e per diversi chilometri, dal pomeriggio di ieri, alcuni incendi hanno risalito gli impervi costoni cosparsi di stoppie, macchia mediterranea e lecci. Un'area particolarmente sensibile dal punto di vista ambientale, per la presenza dell'areale del Grifone, l'avvoltoio praticamente scomparso dal resto dell'isola e che proprio tra Bosa e Alghero ha trovato la possibilità di riprodursi. Sul posto sono intervenute le squadre a terra dell'antincendio regionale, della Forestale e dei vigili del fuoco del distaccamento di Cuglieri. Luoghi impervi e difficili da raggiungere, quelli sopra la costa, tanto che al mattino sono stati mobilitati tre elicotteri, uno della base di Santa Maria a Montresta, l?altro dei vigili del Fuoco di Alghero, ed un Elitanker partito da Fenosu. Nel pomeriggio diversi lanci sono stati inoltre effettuati da un Canadair, arrivato in ausilio alle squadre a terra. Ancora intorno alle 19 un denso e acre fumo investiva la zona, rendendo la visibilità del monte Sa Pittada, che supera i 700 metri, praticamente nulla.

A terra, intanto, le squadre adibite alla bonifica lavoravano freneticamente. Sull'origine dolosa dell'incendio non ci sono dubbi. Probabilmente solo oggi sarà possibile una vera stima dei danni ambientali che, ancora una volta, il territorio è costretto a sopportare.

Intanto sempre ieri mattina sono state appiccate le fiamme a Su Torrai, due canaloni ai piedi del monte Tuttavista di Galtellì, poco lontano dal paese. Per contrastare il fronte, esteso per tre chilometri, sono intervenuti due Canadair che hanno aiutato vigili del fuoco e Forestale.

Alessandro Farina

Battista Nocco 

 

LA NUOVA SARDEGNA

Mercoledì, 3 agosto 2005 

QUELL’UOMO SENZA CUORE CHE NON HA AIUTATO TIMÓN

Domenica mattina, 24 luglio, a Sorso, in via Satta, a pochi passi dalla nostra casa, un uomo senza scrupoli ha ucciso il nostro Timón. Prima l’ha investito poi, quando era agonizzante, l’ha gettato in un cassonetto. Ma i latrati strazianti di Timón hanno “attirato l’attenzione” del vicinato. Allora, la vera “bestia” ha raccolto il cucciolo e lo ha caricato in macchina, forse per dimostrare a passanti e abitanti della zona, che hanno assistito indifferenti alla scena, un minimo di sensibilità…… Invece, quest’uomo, peraltro padre di famiglia, ha abbandonato Timón –ormai in fin di vita- alla periferia della città, condannandolo così ad una morte atroce. Abbiamo cercato disperatamente Timón tutto il giorno e tutta la notte. Lo abbiamo ritrovato dopo 22 ore, sul ciglio di una strada alla periferia di Sorso. Era ancora vivo. E’ morto subito dopo averlo soccorso. Qualcuno ci ha “segretamente” raccontato la raccapricciante impresa del nostro vicino di casa, un vigliacco che ha inventato tante menzogne, che si è nascosto e non ha avuto neppure il coraggio di guardarci negli occhi. Ma soprattutto un vigliacco che ha potuto agire impunemente nel suo disumano proposito, davanti alla totale indifferenza di molte persone. Anche loro nostri vicini di casa. 

E TIMÓN POTEVA ESSERE SALVATO.

Irene Fazzi

Sorso (SS)

 

 

 

 

 

 

Archivio dei mesi scorsi