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AGOSTO 2004 |
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VIRGILIO NEWS martedì 31 agosto 2004 Delfini: e' la Sardegna l'area piu' a rischio Seguono Sicilia, Lazio e Campania (ANSA) - LA MADDALENA E' la Sardegna, seguita dalla Sicilia meridionale e dalle coste tra Lazio e Campania, la zona a maggior rischio per i delfini. Lo ha accertato il Veliero dei Delfini, protagonista della campagna per la salvaguardia dei cetacei. La pesca professionale ed il traffico nautico sono i principale pericoli. In alcune aree, tra l'altro, sono ricomparse le spadare, gia' messe al bando dall'Ue. Tuttavia, tra le zone piu' popolate dai cetacei, il largo di Villasimius, le Pelagie e le Eolie
L'UNIONE SARDA sabato 28 agosto 2004 L'invasione. Gli agricoltori: non resta che abbatterle Caccia alle cornacchie golose di meloni e angurie L'invasione è puntuale. Per gli agricoltori è diventato l'incubo nero. Anzi grigio, come il colore delle piume delle cornacchie che prendono d'assalto i campi. Meloni e angurie sono i frutti preferiti, patate, carote e carciofi vanno bene comunque. Ancora meglio i germogli. Dall'alba al tramonto non concedono tregua. Sono sempre in agguato, in attesa che il contadino volti le spalle. Subito si fiondano, beccano e scappano. Poi ripetono, distruggendo proprio tutto. E per dissetarsi non risparmiano neppure le canalette in plastica utilizzare per l'irrigazione delle piantagioni. Sui campi intorno a Palmas Arborea, anche quest'anno, il raccolto è stato compromesso. Le angurie non possono essere vendute: tutte beccate dalle cornacchie. Stessa cosa per i meloni. I pomodori stanno facendo la stessa fine. Da queste parti l'attività predominante è l'allevamento, ma per le due cooperative agricole la situazione si è fatta insostenibile. Prima la siccità, poi lo scorso inverno le alluvioni e ora le cornacchie. I tre soci, tutti giovani, della cooperativa "L'aratro" sono disperati. «Possediamo una cinquantina di ettari, ma quest'anno siamo stati costretti a coltivarne appena una decina. L'anno passato ci abbiamo soltanto rimesso - racconta il presidente Salvatore Mocci- Nessuno ci ascolta: abbiamo chiamato la forestale e ci hanno detto che la competenza spetta alla Provincia, dove hanno girato la responsabilità alla Regione». Gli agricoltori, insomma, non sanno più a quale santo votarsi. I famelici volatili non temono nulla, quando vedono qualcuno arrivare volano via, ma attendono nascosti nei paraggi. Con gli spaventapasseri hanno familiarizzato. E gli altri sistemi usati si sono dimostrati inefficaci. Persino il cosiddetto cannoncino: uno sparo in aria ma alle cornacchie non fa né caldo né freddo. Un contadino di Palmas Arborea ha addirittura deciso di presidiare la sua azienda. Ha costruito una sorta di capanna con le canne dove trascorrere l'intera giornata per combattere una guerra impari contro le cornacchie grigie. Alla fine ha dovuto desistere, sembrava quasi lo prendessero in giro. «Sono pronto a chiedere il riconoscimento dello stato di calamità alla Regione - dice il sindaco di Palmas, Paolo Garau- Questi uccelli non possono essere sparati, se non durante il periodo della caccia. Ma non è accettabile che per tutto l'anno possano compromettere il lavoro dei nostri agricoltori». A Cabras e nel Sinis la musica non cambia. I campi di meloni e angurie sono stati presi d'assalto. Non è rimasto più nulla e nelle vigne si sta verificando la medesima situazione. Da queste parti, però, le cornacchie non si accontentano di divorare i prodotti della terra, ma si accaniscono anche contro le uova delle pernici. «È un problema anche per l'avifauna - denuncia il sindaco di Cabras, Efisio Trincas - Credo sia necessario attuare un monitoraggio degli uccelli e poi procedere a un abbattimento controllato. In alternativa si potrebbe avviare un intervento per prevenire le nascite». Nicola Pinna
L'UNIONE SARDA domenica 22 agosto 2004 La caccia Milleduecento ettari sono stati ripopolati con cinghiali, pernici, quaglie, lepri, conigli e germani reali destinati alla cattura a pagamento Una vacanza nel Sarcidano-Barbagia di Seulo in un complesso turistico realizzato dove una volta c'era il borgo dei carbonai, a fine Ottocento, o per scrutare le dolci montagne, tra foreste e corsi d'acqua ricchi di fascino o ancora per praticare canottaggio sul lago Mulargia. Le strutture turistiche da qualche tempo a questa parte non mancano. La prima proposta per i vacanzieri arriva da Esterzili: dopo un percorso mozzafiato, si arriva alla stazione ferroviaria di Betilli, a 700 metri d'altezza: qui si trova la foresta di leccio più grande d'Europa, 13 mila ettari. Un'oasi naturalistica di incommensurabile valore, dove ancora circolano intere colonie di cinghiali e di mufloni e, non lontano, il corso d'acqua del rio Betilli, dove si può pescare la trota macrostigma, un pesce pregiato e unico. I borghi dei carbonai. I vacanzieri-naturalisti saranno accolti nelle cosiddette "casette dei carbonai": in realtà sono gli alloggi degli operai forestali di fine Ottocento dei quali esistevano solo i ruderi, ricostruiti attraverso un minuzioso lavoro di ricerca e trasformati in un complesso turistico che sarà inaugurato ufficialmente in autunno. Un ristorante, una pizzeria, trenta posti letto, due bar e una piscina, finanziati dal Piano Integrato d'Area del Consorzio dei laghi per un milione e 300 mila euro e gestiti dalla "Società del Fiume" di Esterzili, composta dall'amministratrice delegata Maria Teresa Romero, da Gianfranco Romero, Giuliana Puddu e Giuseppe Corrias: «Il nostro obiettivo - spiega Gianfranco Romero - è quello di accogliere i turisti amanti della natura in un ambiente da sogno: verrà interamente ricostruito un antico mulino ad acqua e sorgerà un'oasi di ripopolamento di alcune specie di ungulati, tra i quali daini, cervi e mufloni, che sgambetteranno liberi nel bosco». Oltre alla pesca sportiva nel Rio Betilli sarà possibile fare suggestive traversate in barca o con speciali battelli a pale realizzati a forma di casetta nel vicino lago Flumendosa: in meno di venti minuti, infatti, dalla foce del rio Betilli si arriva al centro di rimessaggio de Is Tellas, a Nurri, in un percorso dove si può cogliere tutta la bellezza del Fluemendosa, chiamato "il Nilo della Sardegna". Ma l'idea della società esterzilese, è quella di sfruttare le potenzialità di una vicina azienda venatoria, "Taccu su Linu s.r.l", composta da 18 soci: 1200 ettari dove si allevano cinghiali, pernici, quaglie, lepri, conigli e germani reali e nella quale i soci possono praticare la caccia tutto l'anno, naturalmente a pagamento. «Il nostro progetto - spiega Maria Teresa Romero - è quello di aprire le porte anche ai turisti non soci la caccia in riserva (i gruppi devono essere composti da un massimo di trenta persone) per le specie allevate, mentre nel periodo consentito dal calendario venatorio la caccia sarà aperta a tutta la selvaggina». Campo di canottaggio La seconda attrattiva turistico-sportiva è rappresentata dalla nascita di un campo di canottaggio nella suggestiva cornice del Lago Mulargia a Orroli. È stato realizzato grazie ad un finanziamento messo a disposizione dalla tredicesima Comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo di Isili, un investimento di un milione e 550 mila euro provenienti dall'assessorato regionale all'industria. I lavori sono praticamente in dirittura d'arrivo, anche se l'ente montano ha stanziato ulteriori 102 mila euro per la definitiva sistemazione e il completamento delle opere del campo di regata, che potrebbe essere inaugurato già entro il prossimo autunno. Il campo di regata (a otto corsie) sarà lungo ben due chilometri, sarà quindi adatto alle competizioni di livello regionale e nazionale: «Nel campo di regata il progetto del Comune di Orroli - spiega il sindaco Marco Pisano - prevede non solo gare di canottaggio ma anche della specialità canoa da 500 e 1000 metri». Negli intendimenti dell'amministrazione comunale il lago Mulargia dovrà diventare un attrattiva turistico-sportiva di grande rilievo: «Vogliamo realizzare un piccolo porticciolo dove si possano affittare barche e pedalò - spiega ancora il sindaco Pisano - per effettuare escursioni alla scoperta delle meraviglie del lago, ma anche per poter offrire un servizio ai tantissimi appassionati di pesca sportiva presenti nella nostra isola. Speriamo di avere i risultati che il nostro impegno si merita».
L'UNIONE SARDA venerdì 20 agosto 2004 Villacidro. La proposta avanzata al Comune Le doppiette chiedono una riserva venatoria In genere caccia non fa rima con ambiente. Per una volta però i cacciatori di Villacidro potrebbero riuscire a conciliare quello che finora è sempre stato considerato inconciliabile. La caccia è una passione a cui difficilmente si rinuncia, ma la selvaggina scarseggia. La natura non riesce più a sopperire al prelievo indiscriminato della cacciagione e ai danni dovuti all'uso di anticrittogamici in agricoltura. Partendo da questa considerazione 450 cacciatori di Villacidro hanno deciso di proporre al Comune la costituzione d'una azienda faunistico - venatoria. I cacciatori uniti di Villacidro, questo il nome provvisorio dell'associazione costituita da Efisio Meloni, Antonio Fogarizzu, Franco Leo, Gianni Erbì e Angelo Santoriello, ha chiesto di gestire l'attività venatoria in un vasto territorio che comprende i territori di Bidda Scema, Narti, Coxinas, Mardexi, Craccuris, Aletzi, Aratzu, Piscina Sanguini-Gutturu 'e Forru. In pratica hanno chiesto di curare un'area di 2690 ettari, di cui 1350 comunali. Con quali obbiettivi? «Il ripopolamento della fauna selvatica, la difesa delle tradizioni venatorie, la vigilanza del territorio contro il bracconaggio, la valorizzazione e la protezione del territorio boschivo, la promozione turistica del paese», spiega la delibera comunale che ha dato un primo sì al progetto. «Se l' iniziativa dovesse andare avanti - ha detto Santoriello - si creerebbe la possibilità di accedere ai finanziamenti della Comunità Europea. Nei nostri piani c'è il progetto di immettere nel territorio selvaggina stanziale (lepri, conigli, pernici, quaglie, cinghiali e cervi), creare posti di lavoro (gli esempi a livello nazionale non mancano), istituire punti di ristoro per i cacciatori e aree per l'addestramento dei cani e la vigilanza del territorio. Utile non solo per prevenire il bracconaggio, ma anche per vigilare sugli incendi». A presentare il piano dei cacciatori in Consiglio comunale è stato Salvatore Piga, assessore all'ambiente. «Il Comune deve dare solo la disponibilità dei terreni - ha spiegato Piga - mentre la costituzione della riserva è di competenza della Regione». Tutti d'accordo con il progetto, anche se con qualche distinguo. Per Antonio Collu, che ha comunque votato a favore, l'area «non deve essere recintata». Per Pierpaolo Palmas, Filippo Tuveri e Dalmazio Fonnesu «nel consiglio d'amministrazione della riserva devono esserci anche i rappresentanti del Comune». Dello stesso tenore anche gli interventi di Marco Mocci, Dimitri Pibiri, Mauro Pittau. Potrà diventare l'attività venatoria una delle voci attive dell'economia del paese? Troppo presto per trarre conclusioni, ma i cacciatori di Villacidro ci credono. Paolo Salvatore Orru'
L'UNIONE SARDA mercoledì 18 agosto 2004 Alghero Chiesta una proroga di due mesi alla Regione Sos per la pesca dell'aragosta Una proroga di due mesi per salvare la stagione dell'aragosta. L'hanno chiesta all'assessore regionale all'Ambiente i pescatori della piccola marineria che, tra meno di due settimane dovranno dare uno stop al prelievo del prelibato crostaceo. Esattamente il 31 agosto, infatti, riprenderà il fermo biologico, dopodiché i gozzi dovranno ritornare agli ormeggi. «È la seconda lettera che inviamo a Cagliari - spiega Giovani Delrio, presidente dell'associazione Imprese di pesca Banchina Millelire - a maggio ci eravamo rivolti alla vecchia giunta, ma senza ricevere risposta. Il mese scorso ci abbiamo riprovato con il nuovo assessore, ottenendo lo stesso risultato: il silenzio più assoluto. Una proroga di un paio di mesi servirebbe a salvare una stagione partita male e proseguita anche peggio. Colpa del maltempo, dicono gli armatori, delle sciroccate che hanno compromesso l'attività di pesca. «Abbiamo scarsa disponibilità di aragoste - conferma Delrio - e nemmeno le scorte in vasca». Nel senso che i pochi esemplari che vengono catturati, venduti a 75 euro al chilo, riescono a malapena a coprire la richiesta dei ristoratori locali. (c. fi.)
L'UNIONE SARDA venerdì 13 agosto 2004 Guasila. Interviene la Regione, domani la gara Caccia alla giovenca, arriva il permesso La caccia alla giovenca è salva. Ieri sera, il presidente della Regione Renato Soru ha firmato in extremis l'autorizzazione che consente agli scapoli di Guasila di rinnovare l'antica caccia alla vitella che si ripete ormai da quattro secoli in occasione della festa dell'Assunta. S'acchiscedda, questo il nome della sagra, dovrà però rispettare la nuova legge contro i maltrattamenti sugli animali entrata in vigore qualche settimana fa. E per evitare problemi con le associazioni animaliste che avevano minacciato azioni legali mettendo a rischio la sagra, stasera il sindaco Gianni Melas ha convocato una conferenza di servizi che dovrà stilare il nuovo regolamento della manifestazione. Una
vittoria per il comitato festeggiamenti e per gli abitanti di Guasila che in
questi giorni erano scesi in campo in difesa dell'amata tradizione con un
appello al presidente della Regione. E ieri pomeriggio Renato Soru ha firmato il
via libera. «Gli animalisti possono stare tranquilli che la legge verrà
rispettata», ha assicurato Corrado Secci, «Siamo stati convocati dal
L'UNIONE SARDA giovedì 12 agosto 2004 Pula Due caprari-bracconieri sorpresi dalla forestale Trovati nella zona di Monte Nieddu, in piena oasi faunistica, due capraridi Santadi che praticavano bracconaggio. A sorprenderli con fucile in spalla in attesa delle loro prede sono stati gli agenti della stazione forestale di Pula in collaborazione con il nucleo investigativo di Cagliari: i ranger sono riusciti a fermare ed identificare i due nonostante il loro tentativo di fuga. I due bracconieri, tra l'altro titolari di una concessione per il pascolo e l'allevamento di capre in uno degli ovili dati in gestione dall'Ente Foreste, rischiano sino ad un anno di arresto e 2.500 euro di multa con l'aggravante per aver agito in una zona protetta. Nello stesso giorno, in una zona a breve distanza gli agenti della forestale hanno trovato una ventina di piante di canapa indiana, perfettamente curate, irrigate e pronte per la raccolta. Le piantine sono state estirpate e distrutte su ordine del magistrato. Ora sono in corso indagini per risalire al responsabile della piantagione illegale. (v.s.)
L'UNIONE SARDA mercoledì 11 agosto 2004 Dopo 400 anni non si ripeterà la piccola corrida che vedeva impegnati gli scapoli del paese Annullata la caccia alla giovenca Quasi una rivolta a Guasila Vittoria degli animalisti, grazie a una nuova legge: è un gioco crudele A ferragosto niente più caccia alla giovenca. E' scontro tra gli animalisti e il Comitato della Beata Vergine Assunta 2004 che, come vuole le tradizione, ogni anno organizza l'antica giostra-corrida della giovenca. Si tratta di una corrida tutta guasilese, viene ripetuta ormai da quattrocento anni (nella foto a destra un'immagine di repertorio). Protagonisti gli scapoli del paese che la vigilia di ferragosto liberano una giovenca e le danno la caccia rincorrendola a cavallo. Lo scopo è catturare l'animale utilizzando solo un cappio. Tutto era pronto, erano pronti anche i partecipanti, ma l'intervento degli animalisti ha rimesso tutto in discussione. A bloccare l'organizzazione dell'evento infatti è stata l'associazione "Amici miei 2" di Cagliari che giudica troppo cruenta la singolare competizione. ««La manifestazione non può e non deve essere svolta perché una nuova legge tutela gli animali vittime di queste giostre barbare e incivili», spiega il presidente dell'associazione Cinci Rattu, «dopo catturata la giovenca viene quasi messa in croce e portata in giro per il paese. Poi viene macellata. E' una crudeltà enorme». Così la caccia alla giovenca 2004 non si farà. Annullata. Doveva svolgersi il 14 agosto alle 6.30 della mattina. Luogo prescelto un campo in località Perda e figu, nella strada che porta a Pimentel. Ma tutto è stato bloccato. Anche se ora il Comitato è in subbuglio e sta cercando una via d'uscita. Non ci sta il presidente Corrado Secci, dice di non voler deludere i numerosi appassionati. «Una tradizione così importante viene spazzata via in un batter d'occhio», commenta Secci, «ma noi non ci diamo per vinti. Sino a due minuti prima dell'orario previsto per la manifestazione cercheremo di ottenere i permessi che ci diano ragione. In paese tutti vogliono questa tradizione». E infatti il comitato non ha perso tempo, ha già scritto una lettera da inviare alla presidenza della Regione per chiedere che la giostra della venga salvata. «Noi non abbiamo niente contro gli animalisti, ma quello che deve essere chiaro è che questa manifestazione non è incivile», spiegano i giovani membri del comitato Federico Porceddu e Michele Casu, «la giovenca non viene maltrattata». E' questo evidentemente il punto di non incontro. Due teorie opposte, quelle che separa animalisti e comitato. Ma intanto Cinci Rattu rincara la dose: «Non si può parlare di cultura in questi casi: anche far sbranare gli uomini dai leoni è un'antica tradizione, perché non la ripristiniamo?». Una provocazione che vuole mettere l'accento sull'impossibilità a difendersi degli animali. A questo punto sembra davvero finita l'epoca della caccia alla giovenca. Anche se ancora non è detta l'ultima parola. In caso di svolgimento, l'associazione Amici miei (sostenuta da numerose altre associazioni per la difesa e la tutela degli animali) passerà alle azioni legali. E in tal caso sarà battaglia. C'è un precedente datato 1985. Sembra che in quell'edizione i "cacciatori" non ci andarono tanto sul sottile con la loro preda Volarono le denunce, ma al termine del processo sia il Comitato che i partecipanti al gioco vennero assolti. Severino Sirigu
L'UNIONE SARDA sabato 07 agosto 2004 Ricorso alla Consulta contro un decreto del governo Pesca, la Regione dice no alle mega-reti La Regione vuole tutelare il mare e il patrimonio ittico della Sardegna, anche fuori dai confini delle «acque territoriali» dell'Isola. Stop insomma ai predoni del mare, che sistemano enormi reti, più grandi di quelle utilizzate dai pescatori isolani, appena oltre il limite delle acque sulle quali ha competenza autonoma la Regione. L'esecutivo guidato da Renato Soru ha deciso di presentare un ricorso alla Corte costituzione contro il decreto del ministero delle Politiche agricole che permette l'uso di reti da posta fisse (tra le quali anche le cosiddette spadare) di dimensioni diverse da quelle previste dai regolamenti comunitari. E non è escluso, dicono all'assessorato regionale dell'Ambiente, che proprio la Comunità europea possa avviare una procedura di infrazione contro lo Stato italiano per la violazione degli indirizzi fissati dai regolamenti dell'Ue. Il contenzioso Il nodo della questione sta sulle restrizioni previste dal regolamento comunitario del 1994, per l'utilizzo delle reti da pesca, e adottate dalla Regione. Nelle acque territoriali della Sardegna, infatti, l'amministrazione regionale ha potestà autonoma per cui può decidere come legiferare, a prescindere dalle normative nazionali. Proprio sulla base di questo potere, la Regione ha da tempo deciso di vietare l'uso di reti che abbiano un'altezza massima superiore ai quattro metri e una lunghezza di oltre cinque chilometri. «La normativa nazionale dovrebbe attenersi ai regolamenti comunitari, come ha fatto la Regione», spiega Marinuccia Sanna, capo di gabinetto dell'assessorato della Difesa dell'ambiente, «invece così non è». Nelle acque territoriali sarde, dunque, si possono usare solo reti di dimensioni ridotte, mentre oltre questo limite possono avere una grandezza (indefinita) non superiore ai 20.000 metri quadri. Insomma, non vengono specificate altezza e lunghezza massima. Posto che è difficile effettuare i controlli (vista l'esiguità delle forze disponibili tra Forestale e Capitanerie di porto) intorno alle coste della Sardegna, l'uso di reti di grandi dimensioni appena fuori dai limiti territoriali ha comunque un'incidenza negativa sul patrimonio ittico. Da qui l'intenzione della Regione di aprire un contenzioso con lo Stato per far sì che anche i pescherecci siciliani o liguri che operano vicino alle coste sarde non possano utilizzare reti superiori a quelle previste dai regolamenti comunitari. Incontro con i pescatori Del contenzioso aperto dalla Regione sulle dimensioni delle reti da posta si è parlato anche durante l'incontro che i rappresentanti dei pescatori isolani hanno avuto due giorni fa con l'assessore regionale dell'Ambiente Tonino Dessì e con il suo staff. Oggi, i rappresentanti dei pescatori dovrebbero invece essere ricevuti dal presidente della Regione Renato Soru. «Abbiamo illustrato all'assessore i problemi del nostro settore chiedendo di aprire quanto prima un tavolo di concertazione», spiega Mariano Mocci, responsabile regionale di Lega Pesca, «tra le questioni più urgenti da affrontare c'è senza dubbio quella che riguarda la legge 19, che prevede incentivi per il comparto». Il capitolo di spesa relativo alla legge 19, infatti, è da tempo privo di risorse e anche per quest'anno sarà difficile trovare fondi per il sostegno delle attività ittiche. «Abbiamo chiesto anche che vengano attivati quanto prima i distretti di pesca», aggiunge Mariano Mocci, «un fatto importante anche per stabilire un diverso calendario del fermo biologico nelle varie zone dell'Isola». Sulla questione delle servitù militari, aggiunge Roberto Cadelano, neo presidente regionale di Federcoopesca, «bisogna risolvere i problemi legati agli indennizzi e alla presenza di residui bellici nelle zone di pesca. Inoltre, abbiamo fatto presente all'assessore che in Sardegna operano mille forestali per tutelare i boschi, ma non esistono altrettante forze per controllare i tanti chilometri di costa della Sardegna, dove continuano ad operare barche che arrivano da Genova, dalla Sicilia e da Livorno». Giuseppe Deiana
L'UNIONE SARDA giovedì 05 agosto 2004 Morgongiori Denunciato un pensionato di 62 anni Uccide il suo cagnolino con un cappio al collo Forse si era stufato di convivere con un amico a quattro zampe. Forse la povera bestiola era diventata un ingombro all'interno della piccola casa. Di fatto un pensionato di 62 anni di Morgongiori aveva deciso di sbarazzarsi di quel cane con il quale da qualche tempo trascorreva le sue giornate. E lo ha fatto nel peggiore dei modi. Piuttosto che trovare un'altra famiglia disposta ad adottarlo, l'anziano ha così deciso di ammazzarlo con tanta brutalità. Ha ben legato una lunga corda e ha impiccato il cagnolino. Scena da brivido. Fino all'ultimo la bestiola ha guaito quanto più forte ha potuto. Probabilmente ha capito cosa stava succedendo, ha ben interpretato la violenza stampata sul volto del suo padrone. Anzi, del suo sicario. Il latrato di disperazione ha attirato l'attenzione di qualcuno, ma l'uomo ha avuto il tempo di compiere il suo piano terribile. Un'esecuzione in pieno stile, insomma, sotto gli occhi di tutti. A quell'ora, lungo la strada, passavano tante persone che inevitabilmente hanno visto quello che stava, succedendo nel giardino della casa. I vicini, in particolare, hanno notato ogni movimento. Dalle finestre hanno visto quel povero cane appeso ad una corda, oramai privo di vita. Spettacolo macabro, dunque. Anche alcuni bambini, a quanto pare, hanno assistito alla terribile violenza. Qualcuno è scappato di corsa a casa, a raccontare tutto ai genitori, altri invece incuriositi sono rimasti a mettere il naso, anche se con una buona dose di spavento. Tutto sotto il caldo sole di un pomeriggio di mezza estate, in una strada del centro storico del paese del Monte Arci. Qualcuno ha subito chiamato i carabinieri della compagnia di Mogoro che, immediatamente, sono andati a verificare di persona quello che il pensionato aveva combinato. E al loro arrivo hanno trovato la povera bestiola ancora appesa al cappio. Ma già senza vita. L'unica cosa che hanno potuto fare, dunque, è denunciare E. M. di 62 anni con l'accusa di maltrattamento di animali. Ora l'anziano dovrà presentarsi in tribunale e fare i conti con il recente inasprimento delle pene che sono state previste per chi usa violenza nei confronti degli animali. La legge non ammette sconti, chi approfitta della fedeltà degli amici a quattro zampe non merita attenuanti. In paese, dove tutti conoscono tutti, in questi giorni non si parla d'altro. Nei bar, nelle panchine della piazza e al supermercato si racconta l'episodio. Chi ha visto ha subito raccontato agli amici e ai parenti. Tutti hanno già identificato l'uomo, molto conosciuto, che si è reso protagonista di un gesto tanto vergognoso. E sulla sua persona pesa già la condanna dell'intera comunità, prima di quella del giudice. (n.p.)
L'UNIONE SARDA martedì 03 agosto 2004 Carabinieri Maialetti importati, controlli nei mattatoi Controlli a tappeto nei mattatoi della provincia per controllare l'importazione dei maialetti. L'iniziativa è dei carabinieri del Nas da tempo mobilitati per tenere sotto controllo il trasporto di carne dall'estero. Un fenomeno che negli ultimi tempi ha conosciuto un boom in Sardegna per la forte richiesta di porcetti. I
militari stanno passando al setaccio anche la documentazione degli importatori
di bestiame. Vogliono verificare il numero dei capi e del tempi I Nas vogliono verificare anche la regolarità della documentazione sanitaria degli animali. Qualche mese fa un'azienda del cagliaritano è finita nei guai con l'accusa di importazione clandestina di bestiame. (fr.pi.)
lunedì 02 agosto 2004 90 esperti per inanellare i fenicotteri L'estate 2004 è un boom di nascite per "Sa zenti arrubia" dello stagno di Santa Gilla: la colonia dell'area protetta si è infatti arricchita di tremila nuovi esemplari. Evento rarissimo, per non dire unico, ha suscitato l'interesse di numerosi ornitologi che, per inanellare i fenicotteri della laguna cagliaritana, sono giunti da svariate zone dell'Isola, dalla Penisola e dalla Francia. Saranno infatti 90 esperti ad occuparsi di questa delicatissima fase della riproduzione dei fenicotteri. CAGLIARI
- Per lo stagno di Santa Gilla è un evento eccezionale: quest'anno I pulli sono stati inanellati sabato 31 luglio scorso con la collaborazione di circa 90 operatori specializzati arrivati da tutta la Sardegna, dalla penisola ed anche dalla Francia. L'operazione si è svolta nelle aree della Saline Contivecchi, con l'ausilio di personale della stessa società. La campagna di inanellamento è stata inclusa dall'Assessorato regionale alla Difesa dell'Ambiente nel "programma operativo 2004" della convenzione stipulata con l'Istituto nazionale della fauna selvatica; l'Istituto, a sua volta, ha deciso di avvalersi della collaborazione dei Comuni di Assemini, Cagliari, Capoterra ed Elmas, associati per la gestione della "Zona di protezione speciale stagno di Santa Gilla", i quali hanno stanziato anche un contributo per l'effettuazione di tali operazioni. Le stesse attività erano già state svolte nel 1999 nell'ambito del progetto comunitario Life-Gilia (allora furono inanellati 200 pulcini) e l'anno scorso (400 inanellati) sempre con il contributo dell'Ufficio intercomunale.
L'UNIONE SARDA lunedì 02 agosto 2004 I 53 cani restano a cuccia Solo
una catena umana di solidarietà ha impedito a Nicole Verdong di attuare All'ultimo momento sono arrivate alla donna, che da circa 5 anni cura gli animali in un canile d'emergenza a Terralba, promesse di aiuto economico e dai politici la promessa dell'imminente realizzazione di un canile intercomunale. Il primo a rispondere all'appello di Nicole Verdong è stato il deputato di Forza Italia, Giovanni Marras, impegnato in questi giorni alla Camera per la Finanziaria 2004: «Nicole deve resistere, proprio in questi giorni stiamo per approvare in Commissione Bilancio un finanziamento, con atto 5181, di 400 mila euro destinati alla realizzazione di un canile intercomunale nel Terralbese - ha spiegato il parlamentare - Questo canile risolverà non solo il problema degli animali della Verdong ma di tutti i cani randagi del circondario, purtroppo sempre più numerosi». Per fortuna sono arrivate anche promesse di aiuto economico, indispensabili poiché la decisione di Nicole Verdong di chiudere il suo canile d'emergenza e lasciare liberi al loro destino i 53 cani era scaturito proprio per l'impossibilità di assicurare loro un pasto decente giornaliero. Da Cagliari un amante degli amici dell'uomo ha promesso un regalo di 20 sacconi di crocchette, un aiuto è arrivato anche da alcuni ragazzi di Marrubiu. Ed ancora da parenti che abitano in Continente e, a titolo personale, da una componente della Lega nazionale degli animali. A proposito della Lega, Nicole Verdong ha precisato che molte persone del circondario sono venute a trovarla, promettendole un aiuto ma anche chiedendole come mai questo ente non l'aiutasse economicamente: «Ci siamo iscritte alla Lega proprio perché convinte che vi avrebbe aiutato», avrebbero detto queste persone. Una soluzione immediata per avere finalmente i finanziamenti pubblici è arrivata dall'assessore comunale all'Ambiente Roberto Garau, che sabato è andato a vedere il canile d'emergenza curato dalla Verdong: «Va chiarito che il nostro Comune non può assegnare finanziamenti poiché la struttura della Verdong non fa parte di alcuna associazione - ha spiegato Garau - Già dai prossimi giorni ho chiesto alla Verdong di avvicinarsi in Comune affinché al più presto si associ a qualche ente». «La mia speranza e quella dei miei 53 cani è che non vengano creati problemi alla costituzione della nostra associazione e, soprattutto, che il Comune si adoperi subito per farci assegnare dei finanziamenti». Coloro che volessero aiutare il canile della Verdong possono contattare il 340-5828040. Antonello Loi
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