Ridi, pagliaccio...

 

Tratto dal libro "Cani scalzi"

 

"Vènghino, vènghino Siore e Siori. Lo spettacolo comincia! Gli elefanti ballerini, le tigri ammaestrate, la foca pallavolista e la zebra che sa la matematica… venite fanciulli che il circo comincia…!"

 

Due scimmie in livrea staccano I biglietti. Poi, il pagliaccio triste…e tutti ridono.

 

Eccola!

 

L’occasione per un bambino di vedere le bestie feroci!

 

Arriva la tigre.

 

Il cerchio è già stato incendiato e tutti aspettano solo il grande salto (salterà? Non salterà?). Tutti sanno che le tigri hanno il terrore del fuoco ma la tigre salta!

 

Perchè tra fuoco e frustate e digiuno l’animale sceglie il male minore e il male minore non è l’uomo.

 

Applausi

Eccola! L’occasione per un bambino di vedere gli animali esotici compiere questi gesti straordinari: saltare nel fuoco, camminare su due zampe (quelle anteriori), applaudire, ballare…

 

C’è da chiedersi: ma cosa c’è di così straordinario nel vedere gli occhi di un animale triste? E parliamo della tristezza vera, della tristezza che non si spegne. Mai, neanche quando l’animale mangia, neanche quando dorme. Tristezza. E basta.

 

Arriva la foca.

 

Si impunta e di rilanciare la palla proprio non ne vuole sapere (sono anche testoni questi animali!!); sale la tensione (giocherà? Non giocherà?); poi spunta un pesce e la foca comincia a giocare. Sa che deve cogliere al volo l’occasione di questo pesce caduto dal cielo, perché da che parte è il mare proprio ancora non l’ha capito.

 

Applausi.

E così il nostro bambino, che animali così strani li aveva visti solo a Quark, si diverte.

 

E mentre si diverte impara!

 

Impara che l’uomo è più forte e più feroce di qualsiasi bestia feroce e che può arrogarsi il diritto di decidere della sua esistenza, di usarla e di umiliarla, anche solo per divertimento.

 

Nel duemila, nell’era della globalizzazione, di Internet e delle enciclopedie multimediali, dei viaggi dappertutto ancora si deve discutere se sia giusto o meno, morale o meno, utilizzare animali nei circhi, nelle fiere, nelle manifestazioni, soggiogati, venduti o semplicemente esposti, senza capire che la questione non si limita ad essere se l’animale viene trattato bene o male, se è felice o triste (triste!…), ma se sia opportuno o meno che un bambino impari il rispetto per gli altri, il rispetto per la vita, in ogni sua forma.

 

Il bambino incontra l’animale, l’animale stravolto; il bambino incontra la natura, la natura snaturata… e impara!

 

Impara che un maiale può essere il premio di una lotteria, come un televisore, un viaggio o un quadro; che un ermellino non è niente ma che 250 ermellini possono essere indossati; che se sei bravo puoi avere come soprammobile una bella boccia con un pesce dentro o una papera, che per tre giorni vivrà nel tuo ripostiglio e poi sparirà, come in una magia, come nei sogni incoscienti di centinaia di bestie prigioniere nell’ignoranza del genere umano…

 

Ma dov’è finita la dignità? Non quella degli animali che la dignità non la perdono mai, neanche incatenati, legati, venduti o esposti; è la dignità dell’uomo che è andata persa, tra i mille atti di violenza inflitta.

 

Alla Terra.

 

Agli animali.

 

Alla Vegetazione.

 

A se stesso.

 

Entrano gli elefanti gonnellini e paillettes, pesanti e goffi. Goffamente si alzano su due zampe. La musica è per loro. L’attenzione è per loro (balleranno? Non balleranno?).

 

Gli elefanti ballano, coreografia eccezionale, 4 tonnellate che si muovono a ritmo; strabiliante…

 

Applausi.

 

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