Cuordimaiale

 

di Rosella Vanni

 

Era un giorno di primavera, Cuordimaiale era finalmente uscito dall’ospedale, il dottore gli aveva detto che con un po’ di moderazione avrebbe potuto tornare alla dieta di sempre e detto fatto, si stava addentando un bel panino al prosciutto, quando una fitta al cuore lo raggiunse: una fitta di paura. Fu come un segnale e da quel cuore presero a partire pulsazioni che spinsero il sangue con violenza in fondo alle arterie, l’adrenalina rese i muscoli tesi, la vista si appannò e l’urto del sangue impazzito arrivò al cervello: iniziarono a scorrere immagini che non gli appartenevano. 

 

Cuordimaiale era preda del puro terrore, sudava e faticava a respirare, vedeva davanti a sé maiali schiacciati gemere a terra, incapaci di rialzarsi, maiali con arti rotti trascinati sul fianco fin giù dal camion. Si ricordò del tremendo viaggio senza soste durato giorni, non sapeva quanti, e capì da dove veniva quella sete che così forte non aveva mai provato prima; ricordò il freddo che irrigidiva gli arti, ricordò l’impossibilità di sdraiarsi perché non c’era spazio, si ricordò le morsicature di chi aveva accanto esasperato quanto lui, sfinito quanto lui; si ricordò di aver pregato la morte di arrivare prima della fine del viaggio, si ricordò di essere sempre stato perfettamente cosciente della destinazione del viaggio, tutti i suoi compagni lo erano perché - nessuno lo sa - ma fra animali esiste una sorta di tam tam mentale, così quello che sa uno, lo sanno tutti.

 

Stavano andando al macello, ma l’inferno era già cominciato: molto sangue era già stato versato perché sul camion gli animali si ferivano, e soffrivano per tutto il viaggio fra feci e urina, pestavano nervosi gli zoccoli guardando fra le sbarre le auto che sfrecciavano senza vederli. Erano prigionieri, deportati verso un orribile destino e nessuno se ne accorgeva; in fondo, al macello si sarebbe posto fine a tutto questo inferno.

 

Proprio a questo pensiero si era aggrappato, con questo pensiero si era preparato all’inevitabile, ma quando fu il suo turno di scendere dal camion , il terrore lo invase, le gambe si inchiodarono e anche lui fu trascinato e poi rintuzzato perché si rialzasse e spinto nel percorso verso il mattatoio. Aveva la testa vuota, non riusciva a pensare altro che: “Dio, ti prego no!”. Le lacrime gli appannavano la vista, nessuno aveva pietà per lui; avrebbe voluto invocare la mamma, ma lei era già passata dal mattatoio. Ricordava ancora i suoi lamenti quando l’avevano separata dai suoi piccoli. Povera mamma, costretta ad avere gravidanze continue senza poter vedere nemmeno uno dei suoi cuccioli crescerle accanto, e in ultimo il macello. Una vita a cui si è impedito di avere significato e dignità, un abuso che si ripeteva ogni giorno con ogni animale.

 

 “Ma cosa abbiamo fatto di male agli uomini per dover subire tutto questo, ma non lo vedono cosa ci stanno facendo?”

 

Il gemito disperato di un suo compagno lo riscosse dai suoi ultimi pensieri: davanti a sé un maiale si stava ribellando, aveva abbattuto una transenna ma era caduto scivolando sul cemento bagnato, così, corda al collo, veniva tirato e spintonato verso l’ingresso del mattatoio. Aveva vinto, sarebbe passato prima degli altri.

 

Distolse lo sguardo.

 

Chiese pietà a Dio per tutto il tempo, finché fu il suo turno: vide davanti a sé il suo predecessore stramazzare a terra su un nastro trasportatore e venire agganciato, ancora scosso da spasmi, ad un uncino che si sollevò lasciando così il corpo penzolare a capo in giù. Inorridito da quel che stava vedendo nemmeno si accorse dello sparo, sentì solo il freddo uncino afferrarlo e il sangue caldo uscire dal corpo scorrendo sui suoi arti freddi e immobili, i rumori della catena di lavorazione, prima stridenti e spaventosi, si affievolirono e gli occhi non videro altro che una nebbiolina biancastra.

 

Cuordimaiale tremava, aveva la nausea, non capiva di chi fossero i ricordi che aveva avuto, era terrorizzato, spaventato, inorridito, non sapeva a chi raccontarlo. Non mangiò quel giorno e l’indomani telefonò al medico che gli aveva impiantato quel cuore, chiese un appuntamento urgente e lo ottenne: i pazienti sottoposti a xenotrapianti hanno la precedenza, la scienza li tiene in osservazione per molto tempo.

 

All’incontro Cuordimaiale disse al medico che aveva accettato tutte le condizioni per poter avere quel cuore, e non aveva mai sgarrato: niente rapporti sociali e sessuali fino a fine quarantena, ma quello che era successo il giorno precedente non era negli accordi, come si poteva spiegare?

 

Il medico ascoltò con condiscendenza - si sa che il malato è vulnerabile e suggestionabile - pensava, ma presto si stancò delle domande di Cuordimaiale e così tagliò corto dicendogli che probabilmente la sua fantasia gli aveva giocato un brutto tiro, d’altra parte è  difficile l’accettazione psicologica del trapianto, da donatore non umano poi lo è ancor di più; la nostra psiche elabora questi fatti in forma anche simbolica, inoltre l’assunzione dei farmaci antirigetto può provocare effetti imprevisti. 

 

Tutto inutile, quell’ingrato paziente, invece di rallegrarsi di essere ancora vivo, insisteva nel fargli credere che erano ricordi reali, addirittura li attribuiva a fenomeni di telepatia che avrebbe ereditato dal maiale a cui doveva il suo cuore. Il medico allora, come si fa nei casi di pazienti irragionevoli, recitò il suo sfottò più collaudato: “Ma sa che se avessimo immaginato di avere tutti questi problemi con lei, avremmo sicuramente scelto un paziente più collaborativo? Non ci faccia pentire della scelta fatta, lei è un privilegiato, lo sa? Inoltre le ricordo che l’atteggiamento del paziente nei confronti dell’intervento è di importanza capitale per la riuscita dello stesso, quindi la devo informare che se lei persiste in questo atteggiamento sospettoso e rifiutante, può comprometterne la buona riuscita, è questo che vuole? Ci rifletta bene. Le ricordo che è sempre a sua disposizione il servizio di supporto psicologico per i trapiantati. Mi chiami pure quando vuole, ora però i miei pazienti mi aspettano, devo andare”.

 

Cuordimaiale rimase solo  con quel cuore che gli faceva così paura, con quei ricordi che ormai forse erano diventati suoi, con una rabbia cieca verso il mondo scientifico che compie atti ignorandone le conseguenze, contro l’umanità colpevole verso gli animali di tanto dolore e sofferenza. Il mondo non gli era mai sembrato così ingiusto e gli sembrava vergognoso farvi parte.

 

Quella sera si coricò in compagnia del suo tormento.

 

Cosa sono io, sono ancora un uomo o sto diventando un maiale?

 

Mi dicono che sono un uomo, ma gli uomini mi hanno lasciato solo, non capiscono il mio dolore, non vogliono ascoltare le mie parole, mi sento più vicino agli animali, la mia sofferenza è la loro, sono miei fratelli! Sì, ho capito, sono miei fratelli!

 

“Vorrei tanto che fossi ancora viva mamma!”- grugnì sommessamente- e si addormentò. 

 

Quella notte sognò di non voler più essere un uomo. 

 

Quella notte il suo cuore smise di battere, ma lui morì sereno perché si era sottratto ad un’ingiustizia più grande di lui, raggiunse un mondo che non ci descriverà più ma che immaginiamo essere pieno di pace, amore, verità, giustizia e libertà per tutte le creature.

 

La prima pagina dei giornali del giorno seguente titolava: <<Muore il primo paziente sottoposto a xenotrapianti. Il primario dichiara: ‘Sono sopraggiunte complicazioni, ma lo consideriamo comunque un grande successo, ormai si è aperta una nuova via di speranza per tutti coloro che sono in attesa di trapiantò>>.

 

Cuordimaiale invita tutti ad aprire gli occhi e riconoscere gli animali come fratelli, e a combattere le ingiustizie di cui sono vittime.

 

Guarda negli occhi un animale, lascia che anche lui ti guardi dentro, e saprai che cosa è giusto e che cosa non lo è.

 

Saprai una volta per tutte da che parte devi stare.

 

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