BENETTON

 

INDIRIZZO PRINCIPALE EDIZIONE HOLDING BENETTON - Via CALMAGGIORE 23 – 31100 TREVISO

 

Il 12 ottobre 1998 un servizio del Corriere della Sera a firma di Riccardo Orizio, denunciava che Bermuda, una fabbrica di Istanbul che lavorava per il licenziatario turco di Benetton, impiegava manodopera infantile (bambini di età inferiore ai 14 anni). L’impresa di Treviso si è difesa sostenendo che non era a conoscenza del fatto, aggiungendo con orgoglio di aver sottoscritto nel 1994 un codice di comportamento ispirato alla “Fair trade chart”, emanato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro; ma è risaputo che i codici di comportamento non sono di per sé garanzia, se nessuno ne verifica il rispetto. In provincia di Catania, tra i paesi di Bronte e Randazzo alcune indagini condotte dai carabinieri, mettono in luce casi di lavoro illegale (15 minori e 170 adulti) fra i laboratori tessili che producono per prestigiose aziende nazionali fra cui Benetton (altri committenti, riferiscono il Corriere della Sera e La Repubblica, sono: Armani, Levi’s, Jesus, Replay, Rifle, Carrera, Moschino).

In Argentina Benetton oggi possiede 900.000 ettari di terra per la produzione della lana, terra abitata da sempre dal popolo Mapuche che è stato confinato in una striscia di terra dove le famiglie sono costrette a vivere in condizioni di sovraffollamento, diventando, talvolta, manodopera a basso costo, ma sopratutto senza il rispetto delle ore di lavoro giornaliero.

(Fonte Rivista Equonomia  n. 3 del settembre 1998 e n. 4 del dicembre 1998; Settimanale Avvenimenti Gennaio 99 e Homepage Boycott 31 marzo 1998)

 

Tratto da: "Mini-Guida al consumo critico e al boicottaggio" distribuita dal Movimento "Gocce di Giustizia"

 

 

UNITED COLORS OF BENETTON

PER FARE IL TUO MAGLIONE, BENETTON SFRUTTA IL LAVORO MINORILE, ESPROPRIA LE TERRE AI MAPUCHES, RICATTA A COTTIMO I LAVORATORI DEL SUD.  

BOICOTTA BENETTON!

 

Benetton nell'immaginario collettivo è "il capitalismo dal volto umano": merito delle campagne pubblicitarie "etiche" con denunce sociali "griffate" Oliviero Toscani.

Non tutti sanno però che secondo molti esperti di marketing caricare una merce di un valore aggiunto etico o ideale è solo un modo bizzarro ma efficiente per vendere di più, spacciando al consumatore un motivo di ipocrita gratificazione morale. Eh si, perché dietro la facciata progressista si nasconde la solita realtà: avidità e sfruttamento, come e peggio che per i padroni meno "illuminati". Pronti ad un fantastico giro nelle meraviglie della globalizzazione neoliberista?! Partiamo! Si comincia in Patagonia, da secoli terra degli indigeni Mapuches. Benetton ha deciso che la tenera erbetta della Patagonia ben si presta agli allevamenti di pecore et voilà: niente di più semplice che espropriare gli indigeni (da sempre alieni al concetto di proprietà privata) e prendersi la terra: oggi, tramite la Compania de tierras Sud Argentino SA, il nostro mecenate possiede tenute per 900.000 ettari dove vengono allevati circa 280.000 bovini, che coprono parte del fabbisogno di lana del gruppo. Insomma una sana politica di sapore coloniale che ha devastato l'economia mapuche. Per gli indigeni è assicurato un futuro di lavoro sottopagato nelle aziende Benetton (340 mila lire al mese lavorando dall'alba al tramonto) per la produzione di lana, come più volte denunciato dall'organizzazione mapuche-tehuelche "11 de octubre". Non contento di tutto questo, la multinazionale nei periodi di siccità chiude con fili spinati l'accesso alle acque del Rio Lepa per darle alle proprie pecore, mentre molti indigeni muoiono per mancanza di acqua potabile. Si continua in Turchia: è uno scoop giornalistico del Corriere della Sera a rivelare il sistematico sfruttamento di bambini, spesso kurdi, nelle aziende del fornitore Benetton in Turchia. Il buon Luciano ha reagito con una campagna di immagine in Italia e Turchia, ha comprato i sindacalisti - non senza aver licenziato quello che più si era esposto - ed ha lanciato un accordo di facciata per non utilizzare i bambini in produzione. Certo poi l'azienda lavora in rete coi subappalti e se i fornitori più convenienti guarda caso sono quelli che sfruttano il lavoro minorile di nascosto, che cosa ci si potrà mai fare!?

Il nostro giro finisce in uno dei tanti Sud del mondo:

quello di casa nostra! Già l'Osservatorio Benetton (che non è di proprietà di Benetton) aveva denunciato il vero e proprio sfruttamento presente nei tanti laboratori del nostro centro-sud che lavorano a cottimo per questa e per le altre grandi firme della moda italiana. Si va dalle gravi carenze igieniche al vecchio fenomeno del "fuoribusta", al licenziamento delle ragazze incinte, agli incentivi prodottivi che, in pratica, costringono le lavoratrici a turni sempre più massacranti. Il tutto sotto il ricatto di quello che Luciano Benetton chiama "decentramento produttivo", ossia il trasferimento della produzione nei paesi dell'Europa orientale, dove un lavoratore costa meno, molto meno di 100 dollari al mese.

Ora ne abbiamo avuto un piccolo esempio alle porte di casa:

siamo a Pignataro Maggiore, provincia di Caserta, e Benetton prende circa 50 miliardi di finanziamenti dalla regione Campania come incentivo per realizzare un sito produttivo (è così trend dare incentivi senza vere garanzie.): l'Olimpias. Dopo due anni Benetton non ha mantenuto gli impegni sul terreno dell'occupazione. In compenso chi lavora conosce condizioni di sfruttamento durissime: 18 macchine da controllare per corridoio (sei più che a Treviso!), ferie trasformate in giorni di "fermo macchina" gestite dall'azienda e ciclo continuo (compresa la notte). Ma ecco che uno dei reparti di lavoranti alza la testa e osa rifiutare il ciclo continuo ! Che fa allora il nostro mecenate?:prendi i soldi e scappa. se non accettano le sue condizioni minaccia di trasferire tutto a Gorizia!

 

Tratto da "Rete NoGlobal": http://www.noglobal.org

 

Altre info all'indirizzo:

http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/benetton/index.htm

 

 

5-11 gen. 2004 - SETTIMANA DI LOTTA CONTRO BENETTON

BENETTON, IL PROFITTO DIETRO LE SBARRE

Sono anni che individualità ribelli, sparse nel pianeta, denunciano le malefatte della multinazionale Benetton ai danni dei popoli originari, dei lavoratori sfruttati, dell'ambiente e degli altri animali. La favola del maglificio a conduzione familiare, che solo con una forte dedizione al lavoro è riuscito a crearsi uno spazio all'interno del capitalismo mondiale, non regge proprio più.

Benetton segue semplicemente le regole del mercato e non mostra alcuna riserva etica di fronte alla possibilità di trarre profitto. Da sempre il marchio trevigiano s'è caratterizzato per lo sfruttamento - a fini pubblicitari - delle situazioni di malessere, se non di vera e propria oppressione subite dagli esclusi dal sistema, come i condannati a morte.

Ma scavando tra le nefandezze del gruppo veneto non è stato difficile scoprire che lo sfruttamento non è solo virtuale, bensì reale, tangibile.

Non più un qualcosa che resta confinato alle immagini "shock" della pubblicità aggressiva. No, lo sfruttamento Benetton non si differenzia affatto da quello delle altre multinazionali che distruggono la nostra esistenza.

Da alcuni anni il gruppo è ben inserito nel mercato del petrolio, con il possesso della Società Autostrade e di Autogrill, con tutto ciò che ne consegue in termini di aggressione ecoterrorista al nostro territorio.

Con il compare Tronchetti Provera, i "nostri" - divenuti azionisti di minoranza della Telecom Italia - si ritagliano uno spazio non indifferente nella responsabilità dei danni provocati dall'inquinamento elettromagnetico.

E' di questi giorni l'avvio del progetto pilota di reinserimento lavorativo di alcuni detenuti nel carcere di San Vittore, presso il call center Telecom presente nel penitenziario. Immaginiamo l'ebbrezza provata dai prigionieri nell'assaporare l'alienazione di un lavoro da nuova economia dentro le mura di un carcere, magari con la tuta da lavoro gentilmente offerta da Colors.

Benetton che offre lavoro ai detenuti è la stessa multinazionale che in Patagonia costruisce un commissariato da donare alla polizia argentina, per poter meglio opprimere il popolo Mapuche. Multinazionale che dedica perfino un museo a questo popolo oppresso, ma si sa che i musei narrano le gesta dei morti, non dei vivi.

Fuori le multinazionali dal terriorio mapuche

Marici Weu!  Marici Weu! Dieci volte vinceremo! Dieci volte distruggeremo Benetton!

 

Campagna Contro Benetton

 

Tratto da: http://www.guerrasociale.org/benetton.htm

 

 

NON ESSERE COMPLICE, NON COMPRARE BENETTON.

BOICOTTA E AGISCI CONTRO LA DISTRUZIONE DELLA TERRA

E L’INGIUSTIZIA SOCIALE.

 

United Cruelty Of Benetton

 

BOICOTTA BENETTON!

http://www.unitedcrueltyofbenetton.com/index.asp

 

Benetton utilizza lana proveniente dall'Australia, Paese in cui le pecore sono sottoposte a una raccapricciante pratica chiamata "mulesing": questa procedura consiste nel bloccare le pecore con delle barre di metallo e tagliare grossi lembi di carne viva dall'area perianale senza usare alcun anestetico. Gli allevatori affermano che questa pratica viene effettuata sulle pecore per prevenire che le larve di mosche infestino la pelle rugosa, una caratteristica fisica per la quale le stesse pecore sono appositamente selezionate e allevate. Invece di ricorrere a soluzioni più umane, come ad esempio la selezione di razze meno soggette a tali malattie e delle pratiche di allevamento qualitativamente migliori, gli allevatori preferiscono esercitare la pratica barbarica e dolorosissima del "mulesing".

La vita non è facile per questi animali docili e indifesi: quando la loro lana non è più redditizia, le pecore vengono inviate nel Medio Oriente su navi a stiva aperta, sotto un sole cocente per un viaggio che spesso dura settimane o perfino mesi. Ogni anno, fino a 6 milioni di pecore australiane soffrono le macabre conseguenze di questo commercio di animali vivi. Accalcate in decine di migliaia in queste navi infestate da malattie, le pecore che si ammalano o rimangono ferite (molte volte calpestate da altre pecore impaurite che cercano di raggiungere le minime quantità di cibo e acqua disponibili) sono spesso gettate fuori bordo ancora vive oppure macellate completamente coscienti in un "maceratore" installato a bordo della nave! mulesing Quando la nave raggiunge il porto di destinazione finale, le pecore sopravvissute sono spaventate, deboli e molto spesso perfino incapaci di muoversi. Gli animali vengono quindi trascinati giù dalla nave e caricati nei camion che li portano nei mercati del Medio Oriente e del Nord Africa dove viene loro tagliata la gola senza stordirle. I dirigenti della Benetton sono al corrente di tutti questi fatti: li abbiamo informati e abbiamo loro mostrato delle riprese video di queste pratiche violente. Abbiamo richiesto di interrompere l'uso della lana australiana fino a quando non vengano vietate la pratica del "mulesing" e l'esportazione di capi in vita. Cosa hanno fatto a riguardo?

 

ANCHE TU PUOI AIUTARE

Informa il Sig. Benetton che non farai più acquisti nei suoi negozi fino a quando la società non smette di acquistare la lana crudelmente ottenuta in Australia:

 

Sig. Luciano Benetton, Presidente

Villa Minelli

31050 Ponzano Veneto

Treviso

0422-519111

info@benetton.it

 

 

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